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    <title>Ultimi eventi</title>
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      <title>La fecondazione della scofa</title>
      <description><![CDATA[<p>Lo scorso 25 gennaio 2016 presso la sede della Suivet Training di Campagnola Emilia si &egrave; tenuta la serata di aggiornamento sul tema della fecondazione della scrofa.</p>
<p>L&rsquo;evento, gentilmente patrocinato dalla Hermitage, ha visto come ospite e relatore della serata <strong>John Carr</strong>, docente e veterinario di fama internazionale.</p>
<p>Il collega, partendo dalle basi fisiologiche del ciclo estrale della scrofa, ha fornito notevoli spunti circa il corretto management dell&rsquo;estro della scrofa e linee guida sull&rsquo;interpretazione corretta dei diversi tipi di ritorni.</p>
<p><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/interni/eventohermitage2016.jpg" alt="Evento Hermitage del 25 gennaio 2016" width="550" height="412" /></p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='http://suivet.it/la-fecondazione-della-scofa.aspx'>Admin</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fla-fecondazione-della-scofa.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/la-fecondazione-della-scofa.aspx</link>
      <author>info@computer-bee.net (Admin)</author>
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      <pubDate>Sun, 31 Jan 2016 13:14:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Ricerca di biomarcatori salivari allo scopo di individuare lo stadio di maturità sessuale nelle scrofette pre-puberi</title>
      <description><![CDATA[<p>VISTO ED ELABORATO PER VOI DALLE JRP 2015&hellip; (by Mario Gherpelli)<br /> <b>Dalle Journ&eacute;es de la Recherche Porcine (Giornate della Ricerca Suina &ndash; JRP 47a edizione. Autori:&nbsp; </b>GOUDET G., DOUET C., NADAL-DESBARATS L., KUTUK-SUER N., STAUB C., VENTURI E., SAVOIE J., FERCHAUD S., BOULOT S., PRUNIER A.</p>
<h4>INTRODUZIONE</h4>
<p>L&rsquo;allevamento suinicolo moderno si basa sulla gestione in bande delle scrofe presenti. L&rsquo;introduzione delle scrofette all&rsquo;interno di ciascuna banda non &egrave; un&rsquo;operazione scontata e spesso gli allevatori utilizzano trattamenti ormonali a base di progestinici orali per sincronizzare il ciclo sessuale di questi animali e poterli fecondare al momento opportuno. Gli interrogativi che nascono dai possibili effetti di eventuali residui ormonali sulla salute umana e sull&rsquo;ambiente stanno aprendo nuove prospettive di ricerca volte a mettere a punto metodi alternativi di sincronizzazione dell&rsquo;estro in varie specie animali che potranno portare a nuove pratiche di allevamento.</p>
<p>Prima della pubert&agrave;, le scrofette raggiungono uno stadio fisiologico di &ldquo;pre-pubert&agrave;&rdquo; durante il quale uno stimolo esterno pu&ograve; innescare la prima ovulazione. Il pi&ugrave; conosciuto tra questi stimoli &egrave; l&rsquo;&rdquo;effetto maschio&rdquo; che viene garantito dal contatto con verri sessualmente maturi. Si tratta di una pratica laboriosa che non sempre viene attuata negli allevamenti, anche perch&eacute; non sono chiari i tempi e le modalit&agrave; ottimali di esposizione.</p>
<p>Il nostro obiettivo &egrave; quello di conoscere meglio la fase pre-puberale, in particolare attraverso lo studio di biomarcatori che rendano pi&ugrave; agevole e pi&ugrave; mirata l&rsquo;introduzione di scrofette puberi nelle bande di scrofe da inseminare. Si sa da tempo che le concentrazioni di estrone nell&rsquo;urina aumentano durante la fase pre-puberale, ma le condizioni di allevamento delle scrofette in gruppo rendono i prelievi regolari di urina poco praticabili. Lo stesso ormone pu&ograve; essere dosato anche a livello plasmatico, ma i numerosi prelievi di sangue necessari su tutti gli animali ne fanno una pratica difficoltosa e troppo invasiva. All&rsquo;opposto, la ricerca di indicatori salivari suscita un interesse crescente nella comunit&agrave; scientifica, grazie al suo carattere non invasivo e praticabile in allevamento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>MATERIALI E METODI</h4>
<p>Per lo studio sono state utilizzate 9 scrofette LW, monitorate per un periodo di 5 settimane, dai 140 giorni di vita fino alla pubert&agrave;. Gli animali erano alloggiati insieme e, durante il periodo di studio, non sono stati fatti cambiamenti n&eacute; di box n&eacute; di mangime e non si &egrave; mai proceduto al contatto con verri sessualmente maturi.</p>
<p>L&rsquo;utero e le ovaie sono stati monitorati mediante ecografia, eseguita 3 volte/settimana fino al raggiungimento della pubert&agrave;.</p>
<p>Durante lo stesso periodo di 5 settimane, sono stati eseguiti 3 volte/settimana prelievi di urina su tutti i soggetti per monitorare la concentrazione di estrone e identificare la fase pre-puberale, cos&igrave; come prelievi di saliva alla ricerca di biomarcatori di questa stessa fase fisiologica. I prelievi sono stati centrifugati e conservati a -80&deg;C fino al momento delle analisi.</p>
<p>Sette giorni dopo la data stimata della pubert&agrave;, le scrofette sono state macellate, prelevando uteri e ovaie per verificare l&rsquo;avvenuta pubert&agrave;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>RISULTATI E DISCUSSIONE</h4>
<p>La raccolta di campioni di saliva sulle 9 scrofette per 3 volte/settimana non ha presentato problemi.</p>
<p>In 6 scrofette la pubert&agrave; &egrave; stata determinata per via ecografica rispettivamente a 182, 189, 190, 190, 191 e 192 giorni di vita, venendo poi confermata al macello.</p>
<p>La pubert&agrave; accertata in altre 2 scrofette per via ecografica non &egrave; stata confermata al macello.</p>
<p>Una scrofetta considerata pubere all&rsquo;ecografia era in realt&agrave; al secondo ciclo estrale, come dimostrato dai corpi lutei rinvenuti sulle ovaie.</p>
<p>I campioni di saliva sono stati analizzati solo per le 6 scrofette che durante lo studio hanno raggiunto la pubert&agrave;. L&rsquo;analisi statistica ha permesso di evidenziare una differenza nella concentrazione di alcuni metaboliti tra la settimana -5 (prima settimana di osservazione) e la settimana -1 (ultima settimana di osservazione, a pubert&agrave; avvenuta). E&rsquo; il caso del propionato e del butirrato, la cui concentrazione tende a salire in modo significativo (P &lt; 0,05), o del piruvato e del fumarato che, al contrario, tendono a scendere nello stesso periodo.</p>
<p>Restano da studiare altri metaboliti presenti nella saliva che non sono stati presi in considerazione in questo studio, cos&igrave; come &egrave; necessario confermare questi primi risultati nel tentativo di identificare dei valori soglia che possano essere utilizzati in allevamento per stabilire l&rsquo;avvenuta pubert&agrave;.</p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='http://suivet.it/ricerca-di-biomarcatori-salivari-allo-scopo-di-individuare-lo-stadio-di-maturita-sessuale-nelle-scrofette-pre-puberi.aspx'>Dott. Mario Gherpelli</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fricerca-di-biomarcatori-salivari-allo-scopo-di-individuare-lo-stadio-di-maturita-sessuale-nelle-scrofette-pre-puberi.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <author>gherpelli@suivet.it (Dott. Mario Gherpelli)</author>
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      <pubDate>Thu, 29 Oct 2015 07:15:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La sindrome della seconda figliata negli allevamenti francesi</title>
      <description><![CDATA[<p><span data-scaytid="1" data-scayt_word="VISTO">VISTO</span> ED <span data-scaytid="2" data-scayt_word="ELABORATO">ELABORATO</span> PER <span data-scaytid="3" data-scayt_word="VOI">VOI</span> <span data-scaytid="4" data-scayt_word="DALLE">DALLE</span> <span data-scaytid="5" data-scayt_word="JRP">JRP</span> 2013… (by Mario <span data-scaytid="7" data-scayt_word="Gherpelli">Gherpelli</span> <br />
<b><span data-scaytid="8" data-scayt_word="Dalle">Dalle</span> <span data-scaytid="9" data-scayt_word="Journées">Journées</span> de la <span data-scaytid="10" data-scayt_word="Recherche">Recherche</span> Porcine (<span data-scaytid="11" data-scayt_word="Giornate">Giornate</span> <span data-scaytid="12" data-scayt_word="della">della</span> <span data-scaytid="13" data-scayt_word="Ricerca">Ricerca</span> <span data-scaytid="14" data-scayt_word="Suina">Suina</span> – <span data-scaytid="6" data-scayt_word="JRP">JRP</span> <span data-scaytid="15" data-scayt_word="45a">45a</span> <span data-scaytid="16" data-scayt_word="edizione">edizione</span>. <span data-scaytid="17" data-scayt_word="Autori">Autori</span>:&#160;</b> <i>S. Boulot, Y. Despres, B. Badouard, E.Sallé</i></p>
<h4><span data-scaytid="24" data-scayt_word="Introduzione">Introduzione</span></h4>
<p>Al momento del primo svezzamento i problemi riproduttivi delle primipare sono frequenti: difficile venuta in calore, infertilità, riduzione del numero dei nati al parto successivo. Questo quadro, noto con il termine di “sindrome della seconda figliata”, può penalizzare le <i>performances</i> dell'intera carriera di una scrofa e diminuirne la longevità (Hoving, 2012).</p>
<p>Le ricerche su questo argomento sono piuttosto datate ma spesso focalizzate solo sulla prolificità, mentre l'obiettivo di questo studio è di valutare la frequenza delle varie componenti della sindrome e di studiare i fattori associati alla sua comparsa, sia a livello di scrofe che di allevamenti. </p>
<h4>Materiali e metodi</h4>
<p>Lo studio è stato realizzato a partire dal <i>database</i> nazionale della GTTT (Gestione Tecnica dei Branchi Scrofe). I dati inclusi riguardano il 2008 e includono 812 allevamenti da riproduzione.<br />
I dati individuali delle primipare (n &gt;42.000) sono stati estratti al fine di calcolare le seguenti <i>performances</i> in prima e seconda figliata: numerosità delle covate (nati totali, nati vivi, allattati, svezzati, natimortalità), intervallo svezzamento-1a  copertura, fertilità.</p>
<p>Una copertura è considerata infertile in caso di ritorno, aborto, di riforma associata allo stato di “vuota al parto” o a un problema riproduttivo. La numerosità delle covate è stata calcolata tenendo distinte quelle generate da una prima copertura o da un ritorno. Si è determinata l'origine del seme (acquistato o autoprodotto), la strategia di IA (1, 2, 3 o più interventi), la frequenza di adozioni e di scrofe/balia, la durata di lattazione, l'età alla prima IA e al primo parto e la durata dell'ISE (Intervallo Svezzamento Estro) in rapporto alla stagione.</p>
<p>Gli allevamenti sono stati classificati in base al numero dei riproduttori allevati (&lt;150, 150-250, &gt;250 scrofe), al tipo di gestione in bande (7, 20-21 o altre), all'età di svezzamento (3 o 4 settimane), alla regione (Bretagna o altre), al tipo di alloggiamento delle scrofe gestanti (in gruppo o in gabbia) e alle loro <i>performances</i> medie annuali nel corso del 2008.</p>
<h4>Risultati e discussione</h4>
<h5>A livello di animali</h5>
<p>L'analisi dei dati mostra che il 16% delle primipare sono infertili dopo il primo svezzamento e che la comparsa del calore è tardiva (&gt;7 giorni) nel 13% dei casi.<br />
La numerosità della seconda covata è inferiore alla prima nel 42% dei casi. In valore assoluto, risulta scarsa (&lt;11 nati totali) nel 19% dei soggetti.<br />
In accordo con Hoving, la correlazione tra numerosità della prima e seconda figliata è debole (r=0,18).<br />
I fattori associati alla comparsa della sindrome variano a seconda delle sue componenti. La durata e/o la conduzione della quarantena delle scrofette si rivelano importanti. In particolare, un breve intervallo fra introduzione e prima copertura o un'età al primo parto &lt;340 giorni aumentano i rischi di infertilità, di estro tardivo e di calo della prolificità al secondo parto.<br />
Le <i>performances</i> nel corso della prima lattazione possono impattare sul secondo ciclo, ponendo come ipotesi l'origine nutrizionale della seguente infertilità. D'altra parte, esistono altri fattori (genetici, sanitari, di conduzione, ecc..) da tenere in conto per dare un peso ai rischi connessi alla scarsa prolificità al primo parto.</p>
<h5>A livello di allevamenti</h5>
<p>La sindrome si manifesta, in diversi modi e livelli di gravità, in circa l'80% degli allevamenti studiati. <br />
I profili clinici parziali sono più frequenti del quadro completo della sindrome, presente contemporaneamente in tutte le sue componenti in meno del 10% degli allevamenti. <br />
L'analisi dei fattori di rischio a livello degli allevamenti conferma l'importanza del livello gestionale globale, della conduzione della prima lattazione e in particolare della strategia dei pareggiamenti/adozioni.</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>Questo studio conferma che la “sindrome della seconda figliata” è molto frequente negli allevamenti francesi ma con una varietà di manifestazioni cliniche (infertilità, anestro, ipoprolificità) molto accentuata. I fattori di rischio, anch'essi, variano al variare della presenza dei singoli aspetti della sindrome.<br />
E' interessante notare che sono stati identificati allevamenti “resistenti” (21% del campione). L'analisi approfondita delle loro strategie gestionali potrà permettere di identificare le pratiche “protettrici” e di confermare i punti chiave da tenere sotto controllo.</p><br /><a href='http://suivet.it/la-sindrome-della-seconda-figliata-negli-allevamenti-francesi.aspx'>Admin</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fla-sindrome-della-seconda-figliata-negli-allevamenti-francesi.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Mon, 28 Oct 2013 09:31:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Inseminazione artificiale ed efficienza riproduttiva</title>
      <description><![CDATA[<p>VISTO ED ELABORATO PER VOI DALLE JRP 2013… (by Mario Gherpelli <br />
<b>Dalle Journées de la Recherche Porcine (Giornate della Ricerca Suina – JRP 45a edizione. Autori:&#160;</b> <i>S. Ferchaud, S. Boulot, V. Furstoss, P. Manceau, J. Boutin, S. Michel, P. Guillouet</i></p>
<h4>Introduzione</h4>
<p>Nei centri di inseminazione animale francesi (CIA) il seme raccolto dai verri viene esaminato e scelto sulla base di valutazioni microscopiche soggettive considerate importanti per la capacità fecondante (mobilità e motilità). D'altra parte, è ormai accertato che sono numerosi i fattori manageriali all'interno dei singoli allevamenti che interferiscono con la qualità delle dosi acquistate.<br />
L'obiettivo di questo studio retrospettivo è di valutare l'impatto sulle performances riproduttive del verro, del seme, della scrofa e delle pratiche di inseminazione artificiale (IA) messe in atto nei vari allevamenti francesi.</p>
<h4>Materiali e metodi</h4>
<p>Lo studio è stato condotto su 5011 eiaculati raccolti al CIA di Rouillé tra il 2003 e il 2011, su un totale di 304 verri di due tipi genetici: Piétrain (P) e Large White x Piétrain (LWxP).</p>
<p>Gli eiaculati sono stati valutati secondo 5 criteri: volume, concentrazione, N° spermatozoi totali, % di spermatozoi mobili (mobilità) e grado di motilità (scala di Bishop). Solo gli eiaculati con una mobilità &gt;70% e uno <i>score</i> di Bishop &gt;1 sono stati utilizzati.</p>
<p>Dopo la diluizione (diluitore BTS e dosi calcolate a 3x109 spermatozoi totali), le dosi sono state distribuite ad un gruppo di 25 allevatori soci del centro con il medesimo tipo genetico femminile (scrofe LW x La francese). In totale, si sono realizzate 26.641 <acronym title="Inseminazione Artificiale">IA</acronym> monospermiche su scrofe in estro spontaneo con protocollo di lavoro comparabile: intervallo di 12h tra rilevazione dell'estro e 1a <acronym title="Inseminazione Artificiale">IA</acronym> e n° totale di interventi pari a 2 o 3 (distanziati di 12h) secondo la durata dell'estro.</p>
<p>I dati relativi alle <i>performances</i> riproduttive sono stati inseriti solo per un numero minimo di 100 scrofe inseminate/allevamento.</p>
<h4>Risultati</h4>
<h5>Fertilità</h5>
<p>Il tasso medio di fertilità registrato è stato dell'88,7% (su 26.040 <acronym title="Inseminazione Artificiale">IA</acronym>), ma il dato più interessante è la variazione di questo valore tra gli allevamenti (76,6% - 94,6%).<br />
In seguito all'analisi statistica applicata, i fattori che hanno influito in modo significativo sul tasso di fertilità sono stati:<br />
– razza: il seme dei verri di razza P è risultato meno fertile di quello dei verri LWxP<br />
– età: il seme dei verri di età &lt;12 mesi è risultato meno fertile rispetto a quello dei verri di almeno un anno di età.</p>
<p>In compenso, la qualità iniziale degli eiaculati (volume, concentrazione, % mobilità, grado di motilità) non ha influenzato il tasso di fertilità.<br />
Le prime&#160;inseminazioni del lunedì [<em>con svezzamento al giovedì, pari cioè al 4° giorno di <acronym title="Intervallo Svezzamento-Estro">ISE</acronym>, , NdT</em>] sono più fertili di quelle del martedì e dei giorni seguenti. L'effetto è più marcato nelle primipare: 88,1%, 85,9% e 79,2%, rispettivamente il lunedì, martedì e giorni seguenti (P&lt;0,0001).</p>
<p>Le dosi di seme utilizzate dal 3° al 7° giorno dal prelievo (rispetto a quelle utilizzate nei primi 2 giorni) degradano il tasso di fertilità, così come l'utilizzo della terza inseminazione artificiale (27% dei dati analizzati) ha un effetto migliorativo, indipendentemente dal giorno di <acronym title="Intervallo Svezzamento-Estro">ISE</acronym>, .</p>
<p>Il tasso di fertilità varia in modo significativo anche secondo l'anno (86,9% nel 2004 rispetto al 90,3% nel 2011), con variazioni stagionali significative che vedono i valori inferiori in estate e quelli superiori in primavera.</p>
<h5>Prolificità</h5>
<p>La taglia media della covata (n=19.862 covate) è stata di 13,9 ± 3,6 nati totali (NT), valore che varia in modo significativo tra allevamenti e a seconda del tipo genetico e dell'età dei verri (i valori inferiori sono stati registrati con i verri Piétrain di età &lt;12 mesi).</p>
<p>Il grado di motilità (valori tra 1 e 4,5 secondo la scala di Bishop) e la concentrazione degli eiaculati hanno effetti moderati sulla taglia della covata (P&lt;0,05). Quest'ultima non è influenzata dai ritorni, ma aumenta con l'ordine di parto e con il numero delle <acronym title="Inseminazione Artificiale">IA</acronym>), (3 rispetto a 2).</p>
<p>L'età del seme pari o superiore ai 3 giorni influenza negativamente il numero di NT.</p>
<p>Le <acronym title="Inseminazione Artificiale">IA</acronym>), effettuate nel trimestre luglio-settembre danno origine a covate di taglia inferiore.</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>Questo studio conferma la debole interazione tra il verro e la qualità iniziale del seme rispetto alle <i>performances</i> riproduttive degli allevamenti, suggerendo la necessità di trovare nuovi criteri predittivi, in particolare per quanto riguarda le alte diluizioni degli eiaculati.</p>
<p>Per capire le differenze di risultati registrate nei diversi allevamenti è fondamentale tenere conto delle pratiche manageriali e dei dati relativi alle scrofe inseminate (ordine di parto, giorno di <acronym title="Intervallo Svezzamento-Estro">ISE</acronym>, ecc..).</p>
<p>L'interesse di una terza inseminazione artificiale sistematica deve essere valutata caso per caso, in ragione dei tempi che intercorrono tra rilevazione dell'estro e inseminazione, per gli effetti negativi che possono nascere da un'errata rilevazione degli estri e da un programma di inseminazione fisso che non tenga conto dell'intervallo svezzamento-estro (ISE).<br />
&#160;</p><br /><a href='http://suivet.it/inseminazione-artificiale-ed-efficienza-riproduttiva.aspx'>Admin</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2finseminazione-artificiale-ed-efficienza-riproduttiva.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Fri, 27 Sep 2013 12:36:00 GMT</pubDate>
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