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    <title>Ultimi eventi</title>
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      <title>Gestione e futuro delle scrofe iperprolifiche</title>
      <description><![CDATA[<p>Le scrofe iperprolifiche sono il risultato della selezione genetica volta ad aumentare il numero di suinetti nati per covata. Tuttavia, questo progresso ha portato con s&eacute; nuove sfide, tra cui il rischio di una maggiore mortalit&agrave; neonatale e la necessit&agrave; di strategie pi&ugrave; avanzate per garantire uno standard minimo di benessere animale. Il parametro principale per definire una scrofa iperprolifica &egrave; la sua capacit&agrave; di partorire pi&ugrave; suinetti di quanti ne possa effettivamente allattare. Questo aspetto pu&ograve; risultare problematico se non viene gestito adeguatamente, poich&eacute; un eccessivo numero di suinetti pu&ograve; ridurre la disponibilit&agrave; di colostro e latte per ogni individuo, compromettendo la loro crescita e sopravvivenza. Recenti studi [1] hanno infatti dimostrato che, sebbene la produzione totale di colostro nelle scrofe danesi sia aumentata dal 2007 al 2020, l'assunzione individuale di colostro da parte dei suinetti &egrave; diminuita a causa dell'aumento delle dimensioni della covata.</p>
<p>Negli ultimi decenni, l'attenzione si &egrave; spesso concentrata esclusivamente sull'aumento del numero di <strong>suinetti totali nati</strong>, trascurando altri aspetti fondamentali come il <strong>peso alla nascita</strong> e la <strong>sopravvivenza neonatale</strong> [2,3]. Una covata numerosa, infatti, pu&ograve; portare a una maggiore variabilit&agrave; nei pesi alla nascita, con alcuni suinetti che risultano pi&ugrave; leggeri delle attese (sottopeso) e quindi pi&ugrave; vulnerabili a condizioni avverse come l&rsquo;ipotermia. Inoltre, il tasso di <strong>nati morti</strong> tende ad aumentare con l&rsquo;incremento della prolificit&agrave; della scrofa, rendendo indispensabili strategie di gestione pi&ugrave; efficaci per ridurre la mortalit&agrave; quali ad esempio un&rsquo;attenta assistenza al parto.</p>
<p>Uno degli aspetti fondamentali per migliorare la gestione delle scrofe iperprolifiche &egrave; la <strong>preparazione delle scrofette al primo parto</strong>. Studi condotti su scrofette danesi hanno evidenziato che il peso corporeo alla prima inseminazione influisce sia sulla dimensione della covata sia sulla longevit&agrave; produttiva dell&rsquo;animale. Per garantire una maggiore efficienza riproduttiva e una buona sopravvivenza, il <strong>peso ottimale al primo intervento inseminativo non dovrebbe superare i 164 kg,</strong> con uno <strong>spessore del grasso dorsale di almeno 13 mm </strong>[4]. Un peso corporeo eccessivo pu&ograve; comportare problemi locomotori e ridurre la probabilit&agrave; di raggiungere il secondo parto, mentre una condizione corporea insufficiente pu&ograve; limitare la capacit&agrave; della scrofa di sostenere una gravidanza e una lattazione ottimali. Lo sviluppo ponderale delle scrofe dovrebbe essere oggetto di attenzione (Figura 1), poich&eacute; un peso corporeo elevato aumenta il rischio di problemi locomotori, una causa frequente di abbattimento precoce e involontario delle scrofe. Sulla base della Figura 1, &egrave; evidente che il peso al primo parto, e quindi il peso alla prima inseminazione, abbia un effetto sul peso corporeo della scrofa per tutta la sua vita produttiva.</p>
<p><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/esphm2024/esphm-2024-peso-scrofe.png" alt="Figura 1: sviluppo medio del peso delle scrofe" width="516" height="279"></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 1. Sviluppo medio del peso delle scrofe in sei diverse prove (2017-2021) condotte in tre allevamenti di suini danesi (n=2608). I simboli indicano le prove realizzate nell'allevamento 1 (&diams;), nell'allevamento 2 (●) e nell'allevamento 3 (▲). La linea continua rappresenta la media semplice per ogni parto (▬), con i valori medi per parto espressi in kg. Le scrofe sono state pesate da 12 a 24 ore dopo il parto. Ogni punto rappresenta la media di 26-138 scrofe per prova (dati non pubblicati, presenti nel lavoro originario).</em></p>
<p>Durante la <strong>gestazione</strong>, l&rsquo;alimentazione svolge un ruolo chiave per mantenere la scrofa in una condizione adeguata. Un basso livello di lisina favorisce l'accumulo di grasso dorsale piuttosto che l'aumento muscolare e quindi, nelle moderne genetiche selezionate per la carne magra, rappresenta un'opportunit&agrave; per ripristinare il grasso dorsale dal precedente periodo di lattazione senza aumentare sostanzialmente il peso corporeo della scrofa. L&rsquo;impiego di diete a ridotto contenuto proteico, con <strong>livelli di lisina non superiori a 3,3 g SID/kg di mangime</strong>, favorisce dunque un <strong>migliore equilibrio tra grasso dorsale e sviluppo muscolare</strong>, evitando un&rsquo;eccessiva crescita corporea che potrebbe compromettere la mobilit&agrave; della scrofa e aumentare il rischio di riforma precoce (Bruun et al., non pubblicato). Un altro aspetto fondamentale &egrave; la suddivisione delle scrofe in gruppi, ad esempio, in base al punteggio di condizione corporea o allo spessore del grasso dorsale allo svezzamento. Tuttavia, questo approccio non tiene conto del peso corporeo o del numero di parti delle scrofe, il che pu&ograve; portare a un'alimentazione inferiore ai requisiti di mantenimento negli animali pesanti e ben superiore ai requisiti in quelli leggeri. L'utilizzo di <strong>stazioni elettroniche di alimentazione</strong> offre l'opportunit&agrave; di alimentare tutte le scrofe individualmente, aprendo cos&igrave; la possibilit&agrave; di una vera e propria alimentazione di precisione.</p>
<p>Il <strong>periodo preparto</strong> &egrave; particolarmente critico e richiede una gestione alimentare mirata. Un apporto energetico pi&ugrave; elevato negli ultimi giorni di gestazione, con una <strong>razione di circa 4,0 - 4,1 kg/giorno</strong> a partire <strong>dal 108&deg; giorno di gestazione</strong>, &egrave; stato dimostrato efficace nel ridurre la durata del parto e il numero di nati morti [5]. Inoltre, l&rsquo;introduzione di fibra cruda e un adeguato apporto di acqua nella dieta preparto (ma anche durante la gestazione) aiuta a migliorare la funzionalit&agrave; intestinale e a ridurre il rischio di stipsi, facilitando cos&igrave; il travaglio e favorendo un parto pi&ugrave; rapido e meno traumatico per la scrofa e i suinetti.</p>
<p>L&rsquo;<strong>assistenza al parto</strong> &egrave; un elemento cruciale nella gestione delle scrofe iperprolifiche. Il prolungamento della durata del parto &egrave; una delle principali cause di nati morti, motivo per cui &egrave; fondamentale implementare una <strong>sorveglianza continua</strong> nelle fasi finali della gestazione. Uno studio ha sottolineato che una scrofa trarrebbe beneficio dall'essere osservata ogni mezz'ora, dall'inizio alla fine del parto [6]. <strong>Controlli effettuati ogni 30 minuti </strong>e interventi tempestivi in caso di difficolt&agrave; nel parto, hanno dimostrato di ridurre significativamente la mortalit&agrave; neonatale. Sebbene questa strategia richieda un maggiore impiego di manodopera, il suo impatto positivo sulle performance complessive dell&rsquo;allevamento giustifica ampiamente il costo operativo. Inoltre, future innovazioni tecnologiche, come sensori biometrici per monitorare il travaglio e il comportamento della scrofa, potrebbero rappresentare nuove prospettive per ottimizzare la gestione del parto in modo pi&ugrave; efficiente e meno invasivo.</p>
<p>L&rsquo;aumento della prolificit&agrave; ha portato anche alla necessit&agrave; di implementare strategie alternative per gestire un numero elevato di suinetti per scrofa. L&rsquo;impiego di <strong>scrofe balie </strong>si &egrave; rivelato una soluzione efficace per assicurare che tutti i suinetti ricevano un adeguato apporto di latte materno. La selezione delle scrofe balie deve avvenire in base alla loro condizione corporea e alla capacit&agrave; di mantenere un buon appetito durante la lattazione, evitando soggetti che possano andare incontro a cali di peso eccessivi [7,8]. Un aspetto spesso discusso &egrave; l&rsquo;impatto psicologico sulle scrofe balie, poich&eacute; il cambio di cucciolata potrebbe generare stress. Tuttavia, studi hanno dimostrato che, se la selezione delle balie viene effettuata correttamente, non si riscontrano differenze significative nei livelli di cortisolo tra scrofe balie e non balie [9].</p>
<p>Durante la<strong> lattazione</strong>, il <strong>fabbisogno energetico</strong> della scrofa aumenta significativamente per supportare la produzione di latte. In condizioni standard, le scrofe iperprolifiche danesi sono alimentate con una razione giornaliera che pu&ograve; arrivare fino a 9 kg di mangime, con una media di<strong> 6,3 - 6,8 kg/giorno per un periodo di lattazione di 27 giorni</strong>. L'alimentazione in questo periodo &egrave; cruciale anche per preparare la scrofa al ciclo riproduttivo successivo, poich&eacute; la produzione di latte &egrave; una priorit&agrave;, e la scrofa mobilita sia grasso che proteine per soddisfare questo fabbisogno. Durante la lattazione, le <strong>scrofe iperprolifiche danesi mobilitano tipicamente 5 - 20 kg di peso corporeo e circa 2 - 3 mm di grasso dorsale</strong>, producendo al contempo latte per un guadagno medio giornaliero della covata di circa 2,8 - 3,2 kg/d. &Egrave; quindi <strong>essenziale monitorare il calo ponderale della scrofa</strong>, poich&eacute; una perdita di peso eccessiva potrebbe compromettere la sua capacit&agrave; di riprendersi adeguatamente per il ciclo riproduttivo successivo.</p>
<p>L&rsquo;alimentazione delle scrofe durante la gestazione e la lattazione &egrave; cruciale non solo per la loro produttivit&agrave; ma anche per la loro longevit&agrave; e il benessere complessivo. Gestire covate numerose senza compromettere la sopravvivenza dei suinetti prima dello svezzamento richiede routine di gestione ottimizzate, che abbiano in considerazione anche la mortalit&agrave; delle scrofe. Negli ultimi anni, l&rsquo;aumento dei tassi di mortalit&agrave; delle scrofe &egrave; diventato una preoccupazione crescente. Le correlazioni tra selezione genetica per la carne magra e la sopravvivenza delle scrofe evidenziano un potenziale problema, in quanto l&rsquo;intensa selezione genetica ha portato a scrofe pi&ugrave; fragili e soggette a problemi locomotori, che sono una delle principali cause di riforma prematura ed eutanasia [10].</p>
<p>In futuro, la gestione delle scrofe iperprolifiche dovr&agrave; continuare a evolversi per migliorare sia la loro efficienza produttiva sia il loro benessere. L&rsquo;incremento della prolificit&agrave; non pu&ograve; essere perseguito a discapito della longevit&agrave; e della salute dell&rsquo;animale. Per questo motivo, l&rsquo;allevamento dovr&agrave; spostare il focus non solo sulla quantit&agrave; di suinetti nati, ma anche sulla qualit&agrave; della loro sopravvivenza e sulla robustezza della scrofa. Tecnologie innovative, come sistemi di monitoraggio avanzati e l&rsquo;analisi dei dati per la gestione individualizzata degli animali, rappresenteranno strumenti sempre pi&ugrave; importanti per garantire un futuro sostenibile e redditizio per la suinicoltura moderna [10].</p>
<h5>BIBLIOGRAFIA</h5>
<p>1. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Theil PK, Krogh U, Bruun TS, Feyera T (2023) "Feeding the modern sow to sustain high productivity". Mol Reprod Dev. 90(7). doi:10.1002/mrd.23571</p>
<p>2. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Nielsen B, Su G, Lund MS, Madsen P (2013) "Selection for increased number of piglets at d 5 after farrowing has increased litter size and reduced piglet mortality". J Anim Sci. 91(6). doi:10.2527/jas.2012-5990</p>
<p>3. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Riddersholm K V., Bahnsen I, Bruun TS, de Knegt L V., Amdi C (2021) "Identifying risk factors for low piglet birth weight, high within-litter variation and occurrence of intrauterine growth-restricted piglets in hyperprolific sows". Animals. 11(9). doi:10.3390/ani11092731</p>
<p>4. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Bruun T, Bache J, Strathe A (2023) "Effect of gilt body weight and backfat thickness at first service on litter size in first parity and proportion of sows serviced to second parity in Danish sows (abstract).". In: 11th International Conference on Pig Reproduction, Ghent, Belgium. ; 2023.</p>
<p>5. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Feyera T, Skovmose SJW, Nielsen SE, Vodolazska D, Bruun TS, Theil PK (2021) "Optimal feed level during the transition period to achieve faster farrowing and high colostrum yield in sows". J Anim Sci. 99(2). doi:10.1093/jas/skab040</p>
<p>6. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Feyera T, Pedersen TF, Krogh U, Foldager L, Theil PK (2018) "Impact of sow energy status during farrowing on farrowing kinetics, frequency of stillborn piglets, and farrowing assistance". J Anim Sci. 96(6). doi:10.1093/jas/sky141</p>
<p>7. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Bruun TS, Pedersen TF, Thorup F, Strathe AV (2023) "Selecting the optimal strategies when using nurse sows for supernumerous piglets". Mol Reprod Dev. 90(7). doi:10.1002/mrd.23688</p>
<p>8. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Farmer C, Edwards SA (2022) "Review: Improving the performance of neonatal piglets". Animal. 16. doi:10.1016/j.animal.2021.100350</p>
<p>9. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Amdi C, Moustsen VA, Oxholm LC, et al. (2017) "Comparable cortisol, heart rate and milk let-down in nurse sows and non-nurse sows". Livest Sci. 198. doi:10.1016/j.livsci.2017.02.024</p>
<p>10. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Poulsen BG, Nielsen B, Ostersen T, Christensen OF (2020) "Genetic associations between stayability and longevity in commercial crossbred sows, and stayability in multiplier sows". J Anim Sci. 98(6). doi:10.1093/JAS/SKAA183</p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='http://suivet.it/gestione-e-futuro-delle-scrofe-iperprolifiche'>wm</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fgestione-e-futuro-delle-scrofe-iperprolifiche&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Fri, 21 Mar 2025 03:40:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Malattie emergenti</title>
      <description><![CDATA[<p>Le zoonosi rappresentano una grave minaccia per la salute pubblica, causando oltre 2 miliardi di malattie e pi&ugrave; di 2 milioni di decessi ogni anno (Bank, 2021). Circa il 75% delle <strong>malattie infettive emergenti (EID) </strong>e il 60% delle malattie contagiose dell'ultimo secolo sono zoonotiche (Brown, 2004; Jones et al., 2008; Taylor et al., 2001). Dal 1963, si &egrave; registrato un aumento annuale del 5% degli spillover (passaggio da animali a esseri umani), e si prevede un quadruplicarsi dei focolai zoonotici entro il 2050, con 15.000 decessi all'anno.</p>
<p>Le<strong> malattie virali nei suini (SVD)</strong> sono tra le EID pi&ugrave; rilevanti, contribuendo al 20% delle perdite economiche nel settore, nonostante i progressi tecnologici implementati. L&rsquo;approccio "<em>One Health</em>", che integra salute umana, animale e ambientale, &egrave; essenziale per prevenire ulteriori spillover e affrontare sfide globali come la resistenza antimicrobica e il cambiamento climatico (Adisasmito et al., 2022). La crescente popolazione mondiale, destinata a raggiungere i 10 miliardi entro il 2050, aumenta la domanda di risorse alimentari, accrescendo il rischio pandemico. La diversit&agrave; culturale, genetica e socioeconomica pu&ograve; rendere alcune popolazioni pi&ugrave; vulnerabili di altre alle zoonosi (Simpson et al., 2021; Mettenleiter et al., 2023).</p>
<p>Il cambiamento climatico influisce sulla distribuzione e sopravvivenza di agenti patogeni e vettori, come zanzare e zecche, facilitando la diffusione globale delle malattie infettive. Deforestazione e alterazione degli habitat aumentano la vicinanza uomo-animale, favorendo la diffusione dei vettori. I cinghiali selvatici, presenti in Europa, Asia, Africa e Americhe, hanno contribuito alla diffusione della peste suina africana (ASF), della peste suina classica (CSF), della malattia di Aujeszky (AD) e dell'epatite E (HE).</p>
<p>Tra i virus zoonotici emergenti nei suini ci sono il <strong>virus dell'influenza A (IAV)</strong>, il <strong>circovirus suino tipo 2 (PCV2)</strong>, il <strong>Seneca Valley Virus</strong>, il <strong>virus della diarrea epidemica suina (PEDV)</strong> e il <strong>virus della peste suina africana (ASFV)</strong>. Altri agenti virali, come il novel porcine parvovirus (nPPV), porcine enterovirus, porcine sapelovirus (PSV), porcine Kobuvirus (PKBV), porcine torque teno sus virus (TTSuV), porcine bocavirus (PBoV) e porcine torovirus (PToV) sono stati rilevati in vari casi clinici, ma la loro importanza clinica non &egrave; ancora chiara. Nuovi virus emergenti, come il pestivirus suino atipico (APPV), il PCV3, il PCV4, e altri con distribuzione regionale, rappresentano sfide per la medicina veterinaria (Perfumo et al., 2020).</p>
<p>Le nuove tecnologie, come la metagenomica e il sequenziamento di nuova generazione, hanno facilitato la scoperta di virus subclinici o sconosciuti, tra cui il PCV3, il SADS-CoV (coronavirus della sindrome di diarrea acuta dei suini), il LINDA (un nuovo pestivirus responsabile di tremore congenito) e il PoAstV4, un agente virale associato a malattie respiratorie nei suini (Rahe et al., 2023). I parvovirus suini (PPV) sono stati studiati per il loro legame con la malattia respiratoria dei suini (PRDC), ma sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere questi agenti patogeni e le loro coinfezioni. &Egrave; stato identificato anche il virus Po-Circo-like (PCL), associato alla diarrea suina,&nbsp; che richiede ulteriori indagini (Ji et al., 2023). L'epatite E (HEV) &egrave; endemica nei suini e il suo genotipo 3 pu&ograve; infettare l&rsquo;uomo tramite contatto con effluenti o carne suina contaminata (Heldt et al., 2016; Pereira et al., 2018).</p>
<p>Studi sperimentali hanno dimostrato che i suini possono essere suscettibili a virus di altre specie, come il clade 2.3.4.4b dell'influenza aviaria (Kwon et al., 2023), il Reston virus (Lewis et al., 2024) e il virus Zika (Sabir et al., 2023), con potenziale trasmissione all'uomo. Tuttavia, la trasmissione interspecifica non porta sempre a pandemie, poich&eacute; i virus devono superare diverse barriere biologiche non sempre di facile realizzazione (Plowright et al., 2017).</p>
<p>La densit&agrave; della produzione suinicola moderna contribuisce all'emergere di nuove malattie virali. L'interazione con animali selvatici e le pratiche di gestione, soprattutto quelle a flussi continui, favoriscono la diffusione di patogeni (Bekedam, 2006; Zanella, 2016). L'evoluzione genetica in suinicoltura ha causato squilibri nelle capacit&agrave; cardiorespiratorie dei suini e ha modificato la loro ecologia intestinale. Inoltre, sebbene i vaccini siano cruciali, un loro uso improprio pu&ograve; favorire l'evoluzione virale a seguito dei fenomeni di pressione immunitaria in grado di costringere gli stessi patogeni a trovare nuove strade per la loro stessa sopravvivenza (Drew, 2011; VanderWaal e Deen, 2018). I virus suini rappresentano una minaccia per la salute umana, e viceversa, a causa dello stretto contatto tra le due specie e delle loro somiglianze anatomiche, tra cui, ad esempio, l'espressione di recettori preferiti dal virus dell'influenza A (Nelson e Vincent, 2015).</p>
<p>L&rsquo;aumento della globalizzazione ha facilitato la trasmissione delle malattie, ma ha anche stimolato la cooperazione internazionale nella ricerca e sorveglianza. &Egrave; necessario attuare una sorveglianza sanitaria efficace oltre che interventi in vari ambiti, come il cambiamento climatico, l&rsquo;uso del suolo e il commercio della fauna selvatica. &Egrave; cruciale sviluppare misure di biosicurezza e vaccinazione per proteggere animali e umani, limitando la diffusione delle malattie, specialmente in contesti di crisi. &Egrave; altres&igrave; fondamentale sviluppare misure di riduzione del rischio, tra cui biosicurezza e vaccinazione, per proteggere sia gli animali che gli esseri umani.</p>
<p>Approcci multidisciplinari nella prevenzione e nel controllo delle zoonosi devono coinvolgere veterinari, medici e professionisti della salute pubblica. Le misure per prevenire future zoonosi includono il monitoraggio dei mercati di animali vivi, delle abitudini alimentari e degli allevamenti di animali esotici. Infine, &egrave; fondamentale ridurre l'impatto economico delle malattie suinicole, aumentare l'immunit&agrave; delle mandrie e migliorare la biosicurezza negli allevamenti.</p><br /><a href='http://suivet.it/malattie-emergenti'>wm</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fmalattie-emergenti&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Mon, 11 Nov 2024 03:18:00 GMT</pubDate>
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    <item>
      <title>IlIntelligenza emozionale e allevamento suinicolo</title>
      <description><![CDATA[<p>L'Intelligenza Artificiale (IA), grazie alla sua precisione e velocit&agrave;, assiste gli esseri umani nell'analisi e nella generazione di dati, permettendo di raggiungere risultati superiori. Tuttavia, &egrave; l'Intelligenza Emotiva (IE) a guidare il percorso verso decisioni ottimali. Attualmente, grazie alla tecnologia avanzata, &egrave; possibile monitorare e analizzare rapidamente variabili complesse nella produzione suinicola.</p>
<p>L'IA ha apportato significativi benefici al benessere e alla salute degli animali. Con la sua capacit&agrave; di elaborazione in tempo reale, &egrave; possibile monitorare il comportamento animale e, attraverso algoritmi di riconoscimento delle immagini, rilevare cambiamenti comportamentali indicativi di malattia o stress. Queste informazioni permettono ai produttori di intervenire tempestivamente, prevenendo l'aggravarsi delle condizioni patologiche.</p>
<p>L'uso di tali tecnologie ha migliorato la qualit&agrave; del prodotto finale, ottimizzando i processi produttivi, riducendo gli sprechi e garantendo una qualit&agrave; costante, con conseguente incremento della soddisfazione del cliente. Tuttavia, dietro questa tecnologia avanzata, vi &egrave; sempre un essere umano, le cui emozioni, pensieri e comportamenti influenzano direttamente i risultati nella suinicoltura.</p>
<p>Quando si parla di esseri umani, si fa riferimento all'empatia, una qualit&agrave; che le macchine ancora non possiedono: la capacit&agrave; di identificare e rispondere intuitivamente ai sentimenti degli altri. Pertanto, nell'era dell'IA, &egrave; fondamentale approfondire la comprensione dell'Intelligenza Emotiva.</p>
<p>Negli anni '90, il Dr. Daniel Goleman, psicologo di Harvard, ha diffuso il concetto di Intelligenza Emotiva attraverso il suo libro "Emotional Intelligence". Goleman descrive l'IE come la capacit&agrave; di riconoscere, comprendere e gestire le proprie emozioni e quelle degli altri, coinvolgendo competenze come la consapevolezza di s&eacute;, l'automotivazione, l'empatia e le abilit&agrave; sociali. Tuttavia alla base dell&rsquo;intelligenza emotiva c&rsquo;&egrave; la gratitudine, un sentimento sempre pi&ugrave; dimenticato ma che, oltre a rendere le persone che la praticano in modo convinto pi&ugrave; forti, &egrave; in grado di scatenare reazioni chimiche straordinarie utili per potenziare persino il sistema immunitario.</p>
<p>Nel contesto agricolo, e in particolare nella suinicoltura, le sfide legate al comportamento umano e alla gestione delle emozioni sono numerose. Queste sfide sono associate a vari fattori, quali la pressione per una maggiore produttivit&agrave;, il benessere animale, le malattie o lesioni degli animali e le incertezze politiche ed economiche, tutti elementi che influenzano le emozioni dei produttori e dei loro team.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/management/intelligenzaemotiva/intelligenzaemotiva1.png" alt="Foto 1: Estev&atilde;o Martins Lopes, relatore a ESPHM 2024" width="502" height="262" /><br /><em>Foto 1: Estev&atilde;o Martins Lopes, relatore a ESPHM 2024</em></p>
<p>Ricerche scientifiche hanno dimostrato una relazione empatica tra esseri umani e animali. Ad esempio, i produttori di suini che mostrano maggiore empatia verso gli animali tendono ad avere una produzione pi&ugrave; elevata. Uno studio ha evidenziato come il contatto umano positivo influenzi il comportamento, la fisiologia e le prestazioni riproduttive delle scrofe durante la gravidanza, riducendo significativamente la paura e facilitando la gestione, con migliori risultati produttivi. Durante questo studio, gli addetti accarezzavano regolarmente le scrofe per due minuti al giorno, riducendo la resistenza degli animali durante le manipolazioni e le vaccinazioni, dimostrando che l'interazione positiva regolare con gli operatori diminuisce la paura delle scrofe verso di loro (Hayes et al., 2021).</p>
<p>L'interazione positiva tra addetti e animali fin da suinetti, migliora la gestione degli animali (Driessen et al., 2020; Tallet et al., 2018). Questa interazione &egrave; caratterizzata dall'avvicinamento volontario degli animali alle persone, dalla ricerca di vicinanza e da segni di piacere o giocosit&agrave; (Jean-Loup Rault et al., 2020).</p>
<p>Questi studi evidenziano l'importanza dell'Intelligenza Emotiva nel migliorare i risultati produttivi nella suinicoltura. Secondo Goleman, l'IE porta numerosi vantaggi nell'ambiente di lavoro. I leader con alta IE mostrano una leadership pi&ugrave; efficace, comprendendo e gestendo meglio le proprie emozioni e quelle dei loro collaboratori, ispirando e motivando i loro team in modo pi&ugrave; efficiente. Questa competenza permette anche di gestire meglio i conflitti e di prendere decisioni pi&ugrave; assertive.</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/management/intelligenzaemotiva/intelligenzaemotiva2.png" alt="Foto 2: meccanismi dell'intelligenza emotiva" width="482" height="265" /><em>Foto 2: meccanismi dell'intelligenza emotiva</em></p>
<p>L'Intelligenza Emotiva facilita la risoluzione dei conflitti e la presa di decisioni. Chi &egrave; capace di gestire le proprie emozioni pu&ograve; rimanere calmo sotto pressione e recuperare rapidamente da frustrazioni e avversit&agrave; quotidiane, adattandosi ai cambiamenti e affrontando le sfide in modo pi&ugrave; efficace. Le aziende che investono nel benessere dei dipendenti e nel loro sviluppo comportamentale ottengono ambienti pi&ugrave; produttivi e di qualit&agrave;, con maggiore redditivit&agrave; e soddisfazione dei clienti, poich&eacute; i dipendenti dimostrano migliori competenze emotive come empatia e compassione .</p>
<p>Nella suinicoltura, un ambiente di lavoro sano permette interazioni positive tra operatori e animali, migliorando il benessere degli animali e incrementando la produttivit&agrave;. Professionisti con elevata IE sono pi&ugrave; capaci di rispondere ai bisogni emotivi degli animali, creando un ambiente meno stressante e ricco. Ci&ograve; include pratiche di gestione che promuovono il benessere fisico e psicologico degli animali attraverso interazioni sociali positive che favoriscono l'empatia tra operatore e animale.</p>
<p>Gli esseri umani continuano a essere fondamentali nel generare risultati produttivi, anche in un'era altamente tecnologica. Con il crescente utilizzo delle nuove tecnologie, l'applicazione dell'Intelligenza Emotiva pu&ograve; potenziare i guadagni di produttivit&agrave;, mentre se non applicata pu&ograve; portare a risultati opposti.</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/management/intelligenzaemotiva/emotionalintelligence3.png" alt="Foto 3: Benefici dell'intelligenza emotiva" width="484" height="252" /><em>Foto 3: Benefici dell'intelligenza emotiva</em></p><br /><a href='http://suivet.it/ilintelligenza-emozionale-e-allevamento-suinicolo.aspx'>wm</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2filintelligenza-emozionale-e-allevamento-suinicolo.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Mon, 05 Aug 2024 01:38:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Gestione della riproduzione</title>
      <description><![CDATA[<p>(dott.ssa Irene Cucco)</p>
<p>Tra le varie presentazioni esposte durante il <strong>14&deg; Simposio Europeo sulla gestione della salute del suino &ndash; ESPHM 2023</strong>, una in particolare ha attirato la mia attenzione. L&rsquo;obiettivo di questo studio, condotto da <strong>Elise Bernaerdt, Emma De Boe e Dominiek Maes</strong>, &egrave; stato valutare le pratiche manageriali correlate alla stimolazione e alla ricerca calori nelle scrofaie. Tutti noi sappiamo quanto sia importante eseguire correttamente la ricerca calori al fine di inseminare le scrofe nei tempi ottimali, per massimizzare la fertilit&agrave;, la portata al parto e la dimensione delle nidiate. Tuttavia, teoria a parte, <strong>qual &egrave; la situazione reale in allevamento</strong>?</p>
<p>Per scoprirlo, gli autori hanno sviluppato e testato un <strong>questionario</strong>, contenente 59 domande riguardanti le caratteristiche delle aziende (n=5), la gestione delle scrofette (n=8), la gestione delle scrofe (n=3), i verri ruffiani (n=14), le procedure di inseminazione (n=10), il tipo di stabulazione, il cibo e l&rsquo;acqua (n=19). Il questionario &egrave; stato compilato in azienda dai ricercatori stessi e da veterinari liberi professionisti che hanno intervistato gli allevatori durante le loro visite nel periodo compreso <strong>tra agosto 2021 e marzo 2022</strong>.</p>
<p>Nello studio sono state coinvolte <strong>51 aziende</strong>, molto diverse tra loro, situate nella regione delle <strong>Fiandre</strong>. Agli estremi troviamo un&rsquo;azienda con solo 65 e una con al massimo 2500 scrofe, con una <strong>mediana di 300 scrofe</strong>. La<strong> banda trisettimanale</strong> &egrave; la pi&ugrave; registrata, seguita dalla banda quadrisettimanale, pentasettimanale, assenza di un sistema in bande e infine, la banda settimanale e bisettimanale. [IC1]&nbsp;</p>
<p>Per quanto riguarda la gestione delle scrofette, il 59% delle aziende le acquista, mentre il 41% fa rimonta interna. Un aspetto interessante &egrave; che <strong>solo l&rsquo;86%</strong> delle aziende con autorimonta<strong> mantengono una separazione tra le scrofette e i maiali grassi</strong>, sia per quando riguarda la stabulazione sia per quanto riguarda la gestione dell&rsquo;alimentazione. &Egrave; vero, l&rsquo;86% non &egrave; poco, ma sappiamo quanto sia importante la razione della scrofetta in accrescimento che, rispetto a quella dei grassi, dovrebbe essere pi&ugrave; ricca in sali minerali e vitamine, con livelli energetici, di lisina e di calcio e fosforo ben bilanciati. Per non parlare del fatto che mantenere le scrofette insieme ai grassi e poi reintrodurle in azienda potrebbe comportare un grosso rischio sanitario.<strong> Le scrofette sono il futuro dell&rsquo;azienda e bisogna dedicare loro tutte le attenzioni che meritano!</strong> Dallo studio &egrave; emerso anche che <strong>solo nel 18%</strong> delle aziende si esegue la <strong>ricerca calori nelle scrofette prima della sincronizzazione</strong>. Tuttavia, &egrave; fondamentale l&rsquo;<strong>esposizione al verro dai 180 gg di et&agrave;</strong>, registrando i calori, perch&eacute; l&rsquo;inseminazione dovrebbe avvenire al <strong>secondo o terzo calore utile</strong>. Inoltre, qualora si volessero sincronizzare le scrofette per la messa in banda ricorrendo all&rsquo;altrenogest, &egrave; bene ricordare che questo principio attivo funziona solo per le scrofette che abbiano gi&agrave; ovulato almeno una volta. La prima inseminazione viene eseguita a<strong> 250 gg</strong> nella maggior parte delle aziende (min. 210 e max. 309 giorni). Tuttavia, poche aziende verificano il peso o lo spessore del grasso dorsale delle scrofette alla prima copertura. Sebbene sia sempre consigliato fare riferimento ai valori della propria casa genetica, nell&rsquo;ottica di ottimizzare le loro performances riproduttive e la loro longevit&agrave;, le scrofette andrebbero <strong>coperte al peso di 135 &ndash; 140 kg,</strong> valutando non solo lo spessore del grasso dorsale, ma anche la massa muscolare. Anche per le scrofe &egrave; risultato che nella maggior parte delle aziende (55%) la condizione corporale viene valutata a livello visivo, soprattutto al momento dello svezzamento. Solo il 37% degli allevatori misura lo spessore del grasso dorsale, anche qui soprattutto dopo lo svezzamento, ma anche al parto.</p>
<p>Alcuni risultati molto interessanti sono emersi dalle risposte riguardanti la gestione dei verri ruffiani. Per quanto riguarda il numero, infatti, <strong>il 22% delle scrofaie coinvolte possiede solo un ruffiano e addirittura due aziende non ne hanno neanche uno</strong>.</p>
<p><em><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/esphm2023/esphm-gestione-scrofe.png" alt="Distribuzione dei verri ruffiani nelle varie aziende intervistate" width="500" /></em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Distribuzione dei verri ruffiani nelle varie aziende intervistate</em></p>
<p>Questo &egrave; un dato interessante perch&eacute;, sebbene il numero dei verri dipenda anche dalla dimensione del parco scrofe, sarebbe buona norma avere almeno due maschi da alternare durante la ricerca calori. Pu&ograve; capitare, infatti, che dopo un po&rsquo; di tempo dall&rsquo;inizio della stimolazione, il verro si stanchi, perda interesse o si distragga alla ricerca di residui di mangime. Due verri possono essere utili, soprattutto per averne sempre uno riposato e con una libido pi&ugrave; alta per quei gruppi pi&ugrave; problematici, ovvero le scrofette e le vuote/ritorni. Inoltre, pi&ugrave; banalmente, se un verro dovesse farsi male o morire, l&rsquo;altro compenserebbe la perdita. E poi non dimentichiamoci che scrofe e scrofette non sono macchine, anche loro hanno le proprie preferenze e possono rispondere in modo diverso a seconda del verro che viene loro presentato!</p>
<p><strong>Solo nel 35% delle aziende i verri vengono stabulati in un settore dedicato</strong>, separato dalle scrofe. Questo &egrave; un punto critico, in quanto le scrofe dovrebbero entrare in contatto con il verro solo per circa 15 minuti, due volte al giorno. L&rsquo;esposizione per brevi periodi permette infatti di indurre nella scrofa una sorta di stress positivo acuto che facilita la manifestazione estrale e che verrebbe a mancare nel caso in cui la presenza del verro fosse costante nel tempo. Questo perch&eacute; le scrofe sarebbero ormai abituate a percepire i feromoni maschili, uno dei principali fattori che innescano il comportamento estrale. &Egrave; inoltre importante utilizzare dei ruffiani non troppo giovani, perch&eacute; devono essere sufficientemente maturi da stimolare adeguatamente le scrofe sia da un punto di vista tattile che olfattivo. Tuttavia, in questo studio, hanno rilevato che nel 22% delle aziende selezionate veniva utilizzato un verro di et&agrave; inferiore agli 11 mesi.</p>
<p>Nell&rsquo;80% delle aziende la ricerca calori viene effettuata facendo passare il verro liberamente davanti alle gabbie fecondazione, nel 14% il maschio viene fatto entrare in una gabbia, che man mano viene spostata davanti alle scrofe e, solo nel 6% dei casi, il contatto tra scrofe e verro avviene liberamente nei box. &Egrave; interessante notare che tra gli strumenti utilizzati per la fecondazione troviamo gli &ldquo;archetti&rdquo; per fare pressione sui fianchi della scrofa (63%), lo spray all&rsquo;odore di verro (37%) e, addirittura la registrazione delle vocalizzazioni del verro (8%).</p>
<p><strong>Nel 43% delle aziende vengono utilizzati trattamenti ormonali a base di analoghi del GnRH (14%) e gonadotropine (35%)</strong>, soprattutto su scrofette e su scrofe di primo parto, per sincronizzare e stimolare la manifestazione estrale. Tuttavia, alcune buone pratiche come il <strong>flushing</strong> e il <strong>controllo artificiale delle ore di luce non sempre vengono attuate</strong>. Solo il 69% delle aziende fornisce alle scrofe svezzate un mangime pi&ugrave; ricco di zuccheri e, sebbene l&rsquo;84% delle aziende ricorra all&rsquo;illuminazione artificiale per garantire 16 &ndash; 18 h di luce al giorno, il 74% di questi non conosce l&rsquo;intensit&agrave; della fonte luminosa utilizzata, che dovrebbe essere minimo 300 lux. Il dato per&ograve; pi&ugrave; preoccupante &egrave; che<strong> solo il 75% delle aziende fornisce acqua ad libitum</strong>, mentre nelle altre l&rsquo;accesso all&rsquo;acqua &egrave; disponibile per un tempo limitato, ad esempio solo due volte al giorno per 3h.</p>
<p>Per concludere, questo studio ci rende pi&ugrave; consapevoli delle varie realt&agrave; aziendali e deve farci riflettere sul fatto che <strong>molti aspetti chiave</strong> che riguardano la gestione della scrofetta, della scrofa e dei verri ruffiani <strong>vengono dati, a volte, quasi per scontati</strong>. In realt&agrave;, l&rsquo;attenzione su questi fattori va mantenuta sempre alta, perch&eacute; sono alla <strong>base del buon rendimento dell&rsquo;azienda</strong>. E voi? Come avreste risposto a questo questionario?&nbsp;</p>
<p><br />&nbsp;[IC1]Non sono sicurissima di aver capito bene in realt&agrave;...ti allego il grafico, magari mi sai dire meglio come interpretare sto grafico</p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='http://suivet.it/gestione-della-riproduzione.aspx'>wm</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fgestione-della-riproduzione.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Fri, 30 Jun 2023 03:05:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Probiotico contro diarrea da Coli</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(dott.ssa Francesca Grapelli)</strong></p>
<p>NO all&rsquo;ossido di zinco, NO agli antibiotici e allora per fronteggiare il problema della diarrea da Coli in svezzamento cosa si pu&ograve; fare?</p>
<p>L&rsquo;azienda Keminha sviluppato un ampio catalogo di prodotti che, sfruttando acidificanti e/o probiotici e/o oli essenziali, fornisce strategie alternative per garantire la salute del lattone. All&rsquo;ESPHM a Salonicco, &egrave; stato esposto da Hans Lee <em>et al.</em> il trial relativo a un nuovo probiotico messo in commercio, composto da pi&ugrave; specie di <em>Bacillus spp</em>, che &egrave; stato dimostrato dia il necessario supporto alla crescita e alla salute del lattone per tutta la fase post svezzamento, riducendo la proliferazione e la colonizzazione intestinale di <em>C. perfringens</em> e delle <em>Enterobacteriaceae</em> (<em>Escherichia Coli</em> e <em>Salmonella</em>). &nbsp;</p>
<p>Una delle principali cause di diarrea allo svezzamento &egrave; la diarrea da <em>Eschierichia Coli</em> enterotossiemici (ETEC), possessori delle adesine fimbriali F4 (K88) o F18. Si ritiene tuttavia, che questa patologia enterica sia in realt&agrave; una tecnopatia, frutto delle &ldquo;forzature&rdquo; a cui l&rsquo;allevamento intensivo costringe. Lo svezzamento &egrave; un momento critico e assai delicato per il suinetto, che vive una serie di numerosi cambiamenti in un ristretto lasso di tempo, relativi all&rsquo;alimentazione, all&rsquo;ambiente e alla socialit&agrave;.</p>
<p>Il regime alimentare subisce un brusco cambio poich&eacute; si passa dalla forma liquida del latte al mangime integrato, ed infine, quando vengono allontanati dalla madre, ad un mangime esclusivamente secco. Sarebbe ottimale mantenere per almeno una decina di giorni un mangime di transizione, il pi&ugrave; simile possibile a quello della sala parto e mescolarlo con un buon quantitativo di acqua. Un altro fattore predisponente la tecnopatia &egrave; l&rsquo;elevata percentuale di proteine nel mangime post svezzamento, spesso di origine vegetale, poich&eacute; pi&ugrave; economiche, che lo rendono per&ograve; meno digeribile e, quindi, capace di creare un ambiente alcalino e putrescente ideale allo sviluppo delle <em>Enterobacteriaceae</em>. Da considerare che l&rsquo;apparato digerente del suinetto non &egrave; ancora del tutto sviluppato al momento dello svezzamento che solitamente avviene, nell&rsquo;allevamento intensivo, a 21/24/28 gg. La secrezione degli enzimi pancreatici diventa ottimale solo dopo le 6 settimane di vita e l&rsquo;aumento del 4% della superficie intestinale, che si realizza dalla nascita allo svezzamento, comporta delle sollecitazioni all&rsquo;epitelio assorbente tali da causare la lassit&agrave; delle <em>tight junction</em> intercellulari con conseguente aumento delle permeabilit&agrave; di membrana.</p>
<p>Il brusco cambio di ambiente (e di clima!) rende i suinetti disorientati ed impauriti. Inizialmente mangiano e bevono poco e questo &egrave; un fattore decisamente favorevole allo sviluppo di una diarrea alimentare: la mancanza di materia prima da assimilare determina squilibri elettrolitici ed osmotici e il blocco dello stimolo alla proliferazione epiteliale.</p>
<p>Lo stress sociale, infine, non &egrave; un elemento da sottovalutare, ma anzi, l&rsquo;iperstimolazione dell&rsquo;asse ipotalamo-surrenale causa un&rsquo;elevata produzione di cortisolo che, nel lungo tempo, comporta deperimento immunitario e stress ossidativo con affaticamento dell&rsquo;intero organismo.&nbsp;</p>
<p>La Kemin ha sviluppato quindi un trial con un probiotico per dimostrare che un buon supporto al microbiota intestinale pu&ograve; eludere, o almeno &ldquo;tamponare&rdquo;, le mancanze di un apparato digerente immaturo e oltre natura sollecitato.</p>
<p>Il trial si compone di due parti, una in cui il probiotico viene somministrato alle scrofe e una seconda in cui viene somministrato alle covate delle suddette. La sala parto &egrave; stata lavata, disinfettata e lasciata vuota per un mese, correttamente regolata in temperatura e ventilazione ed il mangime delle scrofe &egrave; privo di additivi e antibiotici</p>
<p>Parte I: 20 scrofe Landrace x Yorkshire, di ordine di parto compreso tra 1 e 4, incrociate con Duroc, vengono suddivise in due gruppi e cos&igrave; trattate:</p>
<p style="padding-left: 30px;">- Gruppo &ldquo;Probiotico&rdquo;: somministrazione di 3x10<sup>9</sup> CFU/kg di probiotico, a partire dalle 2 settimane prima del parto fino allo svezzamento, fissato in questo caso a 21 gg;</p>
<p style="padding-left: 30px;">- Gruppo &ldquo;Controllo&rdquo; a cui non &egrave; stato somministrato nessun probiotico.</p>
<p>La digeribilit&agrave; della sostanza secca, dell&rsquo;azoto e dell&rsquo;energia &egrave; risultata maggiore nel gruppo Probiotico, oltre ad aver riscontrato un pi&ugrave; alto numero di nati vivi, una maggior percentuale di suinetti svezzati ad un peso superiore di quello del gruppo Controllo.</p>
<p style="text-align: center;"><em><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/esphm2023/trialprobiotico1.png" alt="Schema della suddivisione dei gruppi del trial" width="500" /></em><br /><em>Schema della suddivisione dei gruppi del trial</em></p>
<p>Parte II: le covate dei 2 gruppi di scrofe vengono suddivise in 4 gruppi, di cui solo 2 ricevono l&rsquo;integrazione di probiotico, in concentrazione di 3x10<sup>9</sup> CFU/kg; fino a 42 gg dallo svezzamento i lattoni vengono alimentati con acqua e mangime pulito e ad libitum. I 4 gruppi risultano cos&igrave; suddivisi:</p>
<p style="padding-left: 30px;">- Gruppo &ldquo;CControllo&rdquo;: suinetti nati da scrofe che non hanno ricevuto l&rsquo;integrazione, che non ricevono alcun probiotico;</p>
<p style="padding-left: 30px;">- Gruppo &ldquo;CProbiotico&rdquo;: suinetti nati da scrofe che non hanno ricevuto l&rsquo;integrazione, ma che ricevono il probiotico;</p>
<p style="padding-left: 30px;">- Gruppo &ldquo;PControllo&rdquo;: suinetti nati da scrofe che hanno ricevuto l&rsquo;integrazione, ma che non ricevono il probiotico;</p>
<p style="padding-left: 30px;">- Gruppo &ldquo;PProbiotico&rdquo;: suinetti nati da scrofe che hanno ricevuto l&rsquo;integrazione e che ricevono il probiotico.</p>
<p>La challenge prevedeva che 2 settimane dopo lo svezzamento i suinetti venissero infettati sperimentalmente con una sospensione di E.coli K88 a concentrazione di 1.5 ml di 1x10<sup>3</sup> CFU/ml. Le performances di questi suinetti sono state raccolte fino alle 9 settimane di et&agrave; e prevedevano il rilievo delle citochine pro-infiammatorie, prima e dopo l&rsquo;infezione sperimentale (TNF-&alpha;, IL-6) e la caratterizzazione del microbiota fecale.</p>
<p>I suinetti del gruppo CControllo hanno mostrato alti livelli di citochine pro-infiammatorie e quelli a pi&ugrave; basso titolo sono stati proprio quelli dei suinetti del gruppo PProbiotico.</p>
<p>In questo trial non sono stati descritti sintomi clinici di forma diarroica, con benefici sulla crescita dell&rsquo;animale. Dalla caratterizzazione del microbiota fecale &egrave; emerso che i soggetti che hanno ricevuto il probiotico avevano una maggior uniformit&agrave; di specie batteriche, che sta a significare una maggior stabilit&agrave; ed equilibrio del microbiota stesso; dalla tassonomia &egrave; emerso che il probiotico abbassa la prevalenza di <em>Clostridium</em> e di <em>Brachyspira</em> e, in particolare, nelle covate delle scrofe trattate, una maggior prevalenza di <em>Lactobacillus</em>.</p>
<p style="text-align: center;"><em>&nbsp;<img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/esphm2023/trialprobiotico2.png" alt="Riassunto degli esiti del trial" width="500" /></em><br /><em>Riassunto degli esiti del trial</em></p>
<h5>TAKE HOME MESSAGE</h5>
<ul>
<li>Il supplemento di probiotici aumenta significativamente nelle scrofe la digeribilit&agrave; dei nutrienti e il peso dei suinetti allo svezzamento;</li>
<li>I suinetti nati da scrofe che hanno ricevuto il supplemento di probiotico hanno mantenuto performances buone anche dopo l&rsquo;infezione sperimentale con E. coli K88;</li>
<li>I suinetti nati da scrofe che hanno ricevuto il supplemento di probiotico hanno prodotto meno citochine pro-infiammatorie;</li>
<li>Il peso allo svezzamento dei suinetti &egrave; stato maggiore se la scrofa aveva ricevuto l&rsquo;integrazione di probiotico durante la gestazione e la lattazione, mentre l&rsquo;aumento dell&rsquo;incremento medio giornaliero dei lattoni dopo lo svezzamento richiedeva una supplementazione del probiotico agli stessi, anche per le settimane successive;</li>
</ul>
<p>Questo trial ha dimostrato che il probiotico a base di <em>Bacillus spp</em>, senza l&rsquo;uso di antibiotici, &egrave; capace di migliorare la funzionalit&agrave; intestinale ed immunitaria.</p><br /><a href='http://suivet.it/probiotico-contro-diarrea-da-coli.aspx'>wm</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fprobiotico-contro-diarrea-da-coli.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Mon, 26 Jun 2023 01:39:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>L’emozione di un reincontro</title>
      <description><![CDATA[<p>(dott. Claudio Mazzoni)</p>
<div style="float: left; padding-right: 10px;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/esphm2022/budapest1.jpg" alt="" width="300" /> <img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/esphm2022/budapest2.jpg" alt="" width="300" /></div>
<p>European Symposium of Porcine Health Management - ESPHM</p>
<p>11-13 maggio 2022</p>
<p>Budapest</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Finalmente! &Egrave; la prima cosa che ho pensato quando mi sono seduto sulle comode poltrone della P&aacute;tria Hall nella sede congressuale di Budapest, alle ore 13:00 dell&rsquo;11 maggio scorso. In effetti la cerimonia di apertura del 13&deg; Simposio Europeo ESPHM &egrave; stata semplice e tuttavia toccante, dal momento che ha ripreso tutte quelle vicende negative che hanno contraddistinto questo periodo della nostra vita, in cui il Covid-19 l&rsquo;ha fatta da padrone.</p>
<p>Gi&agrave;! Il Covid&hellip; questo virus che gi&agrave; in molte parti del pianeta sembra avere perso di interesse quasi come se fossero passati decenni da quando eravamo tutti chiusi in casa con la speranza che, prima o poi, qualcuno ci dicesse che era possibile uscire nuovamente. Ma &egrave; cos&igrave; che succede, o meglio &egrave; cos&igrave; che nostra specie gestisce queste situazioni&hellip; grande panico all&rsquo;inizio e spavalderia alla fine quasi a mancare di rispetto alla natura che, almeno per questa volta, ci ha voluto risparmiare laddove in altre epoche non &egrave; accaduto.</p>
<p>Giornate baciate da un sole davvero avvolgente con temperature pienamente estive per una citt&agrave;, come Budapest, che almeno una volta nella vita ritengo sia necessario visitare. Colpisce sempre la luce del sole che, a queste latitudini, conferisce a tutto quello che irradia una lucentezza davvero straordinaria. Insomma tutto, a partire dal clima, per finire con le meraviglie cittadine, sembravano voler fare festa al ritorno verso quella nostra normalit&agrave; perduta da oltre due anni.</p>
<p>Il convegno &egrave; stato interessante, corrispondendo come al solito a quelle che sono le mie aspettative. Credo infatti che, al di l&agrave; del valore scientifico delle relazioni e delle scoperte in esse contenute, peraltro sempre pi&ugrave; rare, la cosa che conta veramente sia la possibilit&agrave; di confrontarsi con colleghi di tutta Europa fra i quali gli specialisti delle discipline pi&ugrave; disparate. &Egrave; in questo contesto che &egrave; possibile aprirsi la mente imparando a ragionare in modo &ldquo;diverso&rdquo; verso pensieri che spesso neppure immaginavamo potessero esistere e che rappresentano il vero valore aggiunto di questi convegni.</p>
<p>In effetti ho avuto bisogno di un po&rsquo; di tempo prima di rendermene conto! Ho dovuto girare fra gli stand e fra le file delle poltroncine delle aule del congresso per capirlo bene, ma &egrave; questa la vera cosa di cui ho tanto patito la mancanza durante tutto quel lasso di tempo scandito dalla &ldquo;chiusura&rdquo;. Mi riferisco proprio al confronto con i colleghi stranieri, ma anche tanti italiani, con cui si condivide la passione per questo lavoro, quel senso di appartenenza&nbsp; che si viene formando nel corso degli anni e del susseguirsi degli incontri che rendono unico il clima degli eventi internazionali.</p>
<p>Non &egrave; facile spiegarlo, ma sembra quasi che tutte le distanze professionali, tutte le difficolt&agrave; della vita lavorativa quotidiana, vangano superate da un bene comune, un qualcosa che ci spinge a condividere anche esperienze professionali dolorose, con la speranza che altri possano non commetterle. Insomma la massima espressione del concetto a me tanto caro, del bene che genera altro bene, il tutto arricchito da buon cibo e da risate che con la loro musicalit&agrave; riempiono le volte di tutti gli ambienti facendo tanto bene allo spirito&hellip;d&rsquo;altra parte la musica &egrave; il &ldquo;cibo&rdquo; dell&rsquo;anima, no?!</p>
<p>Non &egrave; cos&igrave; impossibile capire che &egrave; proprio in contesti come questo che &egrave; pi&ugrave; facile rinfrancarsi, prendendo magari coraggio per rimettere mano, con rinnovato vigore, alle varie situazioni lavorative anche e soprattutto a quelle pi&ugrave; complicate e sfibranti. Insomma stiamo parlando di motivazioni&hellip; In effetti per la grande maggioranza di noi questi eventi sono una sorta di ricarica per affrontare con il giusto piglio e le giuste motivazioni le nuove e vecchie difficolt&agrave; della vita lavorativa. Grazie a tutti!</p>
<p>&nbsp;<img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/esphm2022/budapest3.jpg" alt="" width="500" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='http://suivet.it/l’emozione-di-un-reincontro.aspx'>Dott. Claudio Mazzoni</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fl%e2%80%99emozione-di-un-reincontro.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/l’emozione-di-un-reincontro.aspx</link>
      <author>mazzoni@suivet.it (Dott. Claudio Mazzoni)</author>
      <comments>http://suivet.it/l’emozione-di-un-reincontro.aspx</comments>
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      <pubDate>Sat, 14 May 2022 09:03:00 GMT</pubDate>
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