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    <title>Ultimi eventi</title>
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      <title>Panoramica dell'evento High Quality Pork Congress di MSD Animal Health</title>
      <description><![CDATA[<p><span style="color: #1b2779;"><b>&hellip;VISTO ED ELABORATO PER VOI DA BAVENO (VB)&hellip; (by Giusy Romano)</b></span></p>
<p><em><strong>-Articolo pubblicato su Professione Suinicoltore Novembre 2018</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tanti i temi trattati nell&rsquo;High Quality Pork Congress, evento di MSD tenutosi a Baveno il 9 e 10 ottobre scorsi. Tanti i temi trattati e tutti di notevole interesse: ad esempio l&rsquo;implicazione del microbiota intestinale nella prevenzione, o comunque riduzione, di patologie suine importanti; o il rapporto controverso tra consumatore e produttore e la necessit&agrave; di quest&rsquo;ultimo di conformarsi alle esigenze del primo.</p>
<p>Grande interesse infine tra i partecipanti per la presentazione ufficiale del nuovo IDAL 3G TWIN, lo strumento per la vaccinazione intradermica senza ago di MSD, che nella sua ultima versione &ldquo;raddoppia&rdquo;, permettendo la somministrazione contemporanea di due vaccini differenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>Il microbiota intestinale: uno strumento alternativo per prevenire il Complesso delle Malattie Respiratorie del Suino (PRDC)</h5>
<p>Da diversi anni gli occhi della ricerca sono puntati sul microbiota, l&rsquo;insieme dei microrganismi che convivono con l&rsquo;uomo/animale senza danneggiarlo, e il cui patrimonio genetico prende il nome di microbioma. La maggior parte dei microrganismi vive nel tratto gastrointestinali (10 microbi per ogni cellula), tra cui batteri, virus, funghi, protozoi e archei. Nella sua relazione, Giuseppe Penna, scienziato italiano dell&rsquo;Humanitas Research Hospital, ha spiegato che il microbiota umano si sviluppa a partire dalla nascita, quando il tratto digerente &egrave; completamente sterile e, con il parto, viene colonizzato dai microrganismi del tratto riproduttivo e fecale della madre. In un secondo momento si aggiungeranno i batteri provenienti dall&rsquo;allattamento, dall&rsquo;ambiente e dagli alimenti ingeriti. Il relatore ha definito l&rsquo;insieme dell&rsquo;ospite uomo pi&ugrave; il microbiota come un &lsquo;superorganismo&rsquo;, in quanto le due parti cooperano in una sorta di mutualismo che apporta vantaggi ad entrambi. Il microbiota, infatti, partecipa a molte attivit&agrave; all&rsquo;interno dell&rsquo;ospite, quali lo sviluppo cerebrale, la maturazione del sistema immunitario, la difesa contro i patogeni, il metabolismo delle vitamine e la digestione degli alimenti con conseguente ricavo energetico.</p>
<p>Sull&rsquo;importanza del microbiota si &egrave; espressa anche Megan Niederwerder, assistente professore nella Facolt&agrave; di Veterinaria dell&rsquo;universit&agrave; statale del Kansas (U.S.A.), che nella sua relazione ha dichiarato che &egrave; possibile trasferire il microbiota da un soggetto all&rsquo;altro grazie ai trapianti di feci, poich&eacute; composte per la maggior parte da batteri intestinali. Megan afferma che la diversit&agrave; e la composizione del microbiota giocano un ruolo nella comparsa delle malattie, in quanto i prodotti metabolici del microbiota mediano la comunicazione tra il tratto gastrointestinale e altri tessuti, in particolare il cervello (asse intestino-cervello) e i polmoni (asse intestino-polmoni), dando adito alla formazione di patologie neurologiche e respiratorie. Nello specifico, il microbiota sembra essere coinvolto nel Complesso delle Malattie Respiratorie del Suino (PRDC), che comprende il virus della Sindrome Riproduttiva e Respiratoria dei Suini (PRRSV), il Circovirus suino di tipo 2 (PCV2) e Mycoplasma hyopneumoniae, batterio responsabile della polmonite enzootica. Stando agli studi compiuti da Megan, sembra che il trapianto fecale del microbiota prima della co-infezione da parte di PRRSV e PCV2 abbia effetti positivi rispetto ad una co-infezione senza trapianto. In particolare, diminuiscono la mortalit&agrave; e la morbilit&agrave;, ovvero la frequenza percentuale di una malattia in una collettivit&agrave;, migliora l&rsquo;incremento di peso, diminuisce la carica virale e aumenta la produzione di anticorpi. Il microbiota intestinale potrebbe quindi essere usato come una nuova strategia di prevenzione per le malattie respiratorie suine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>Consumatore vs Produttore: il futuro percepito da due diversi punti di vista</h5>
<p>Una parte del congresso &egrave; stata dedicata ad un dibattito sul pensiero del consumatore in opposizione al produttore, mettendo a confronto due realt&agrave; tanto concretamente vicine quanto idealmente lontane. Il moderatore della discussione &egrave; stato il giornalista olandese Vincent ter Beek, editore del Pig Progress, che ha dato la parola a cinque esperti, di diverse nazionalit&agrave;, per potersi confrontare in una vera e propria &lsquo;tavola rotonda&rsquo;. Al centro del dibattito la constatazione del fatto che il consumatore sta sviluppando ogni giorno di pi&ugrave; una consapevolezza alimentare, ovvero desidera essere informato su ci&ograve; che mangia, su come questo sia stato prodotto e su come l&rsquo;animale sia stato trattato prima di essere trasformato. La grande maggioranza dei consumatori tiene molto al benessere degli animali e vorrebbe migliorare significativamente gli standard di allevamento, per poter poi comprare prodotti di sicura provenienza e derivanti da animali che hanno vissuto una buona vita, seppur breve.</p>
<p>A questo punto &egrave; lecito chiedersi come i produttori stanno reagendo a questo progressivo cambiamento di richieste da parte dei consumatori. Come &egrave; ben conosciuto, la maggior parte dei prodotti di origine animale deriva da allevamenti intensivi, che per loro natura utilizzano tecniche industriali per ottenere la massima quantit&agrave; di prodotto al minimo costo, trascurando in parte il benessere animale. Tuttavia, non &egrave; possibile ignorare la voce dei pi&ugrave;, difatti esistono gi&agrave; diverse realt&agrave; che cercano di soddisfare le richieste dei propri clienti, certificando che i propri animali sono stati trattati nel rispetto delle cinque libert&agrave;, che l&rsquo;uso degli antibiotici &egrave; stato ridotto al minimo e che &egrave; garantita la qualit&agrave; della carne. A tal proposito si &egrave; espresso l&rsquo;italiano Umberto Rolla, medico veterinario e manager di produzione della Martini Spa, il quale ha affermato che la sua societ&agrave; punta molto alla trasparenza e alla tracciabilit&agrave; dei prodotti, cercando di fornire etichettature dettagliate per rassicurare i propri clienti e guidarli in un acquisto consapevole.</p>
<p>Gi&agrave; oggi qualche consumatore &egrave; disposto a pagare di pi&ugrave; per un prodotto di cui conosce la &lsquo;storia&rsquo; ed &egrave; molto probabile che questa fetta di popolazione si allarghi sempre di pi&ugrave; con il passare del tempo. A tale crescita dovrebbe, quindi, corrispondere un corrispettivo aumento degli allevamenti che si conformino alle nuove richieste dei clienti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>Un futuro senza ago e intradermico, la combinazione vincente</h5>
<p>L&rsquo;utilizzo di siringhe senza ago e con iniezione intradermica rappresenta, oggi, uno dei metodi pi&ugrave; avanzati per vaccinare i suini. Olivia Azlor, Swine Global Marketing Director di MSD Animal Health, ne ha illustrato i benefici. Una vaccinazione senza ago garantisce un&rsquo;elevata sicurezza sia per l&rsquo;operatore, poich&eacute; riduce il rischio di auto-iniezioni, sia per l&rsquo;animale, poich&eacute; quasi azzera la possibilit&agrave; di trasmissione iatrogena dei patogeni, come il virus della PRRS. Inoltre, salvaguardia il benessere dell&rsquo;animale, in quanto l&rsquo;assenza di ago induce meno dolore e stress, e aumenta la qualit&agrave; della carne, non sussistendo il rischio che un pezzo di ago, rotto in corso di vaccinazione, rimanga intrappolato nel muscolo, oppure, evenienza meno grave ma molto pi&ugrave; frequente, che il riutilizzo di un ago inquinato e/o &ldquo;spuntato&rdquo; possa danneggiare e quindi compromettere qualitativamente una porzione di muscolo. In termini di copertura vaccinale, i benefici della vaccinazione intradermica risiedono innanzitutto in una risposta del sistema immunitario pi&ugrave; veloce e, almeno altrettanto efficace, rispetto alla via intramuscolare, grazie alla presenza nel derma di un&rsquo;alta concentrazione di cellule specializzate a ricevere l&rsquo;antigene vaccinale e rispondere ad esso. Oltre a ci&ograve;, si incorre in un minor rischio di danno muscolare da vaccino, poich&eacute; il volume di vaccino iniettato &egrave; solo il 10-20% di quello iniettato intramuscolo (0,2 ml anzich&eacute; 1 ml o pi&ugrave; spesso 2 ml) e la sua distribuzione &egrave; limitata allo strato cutaneo. Questo si traduce anche in una minore incidenza di reazioni sistemiche avverse nel soggetto vaccinato. La relatrice ha anche illustrato tre immagini di uno stesso ago prima che venisse usato, dopo una singola iniezione e dopo 12 iniezioni consecutive, per far in modo che&nbsp; i presenti si rendessero conto di quanto gi&agrave; una singola iniezione alteri la qualit&agrave; dell&rsquo;ago in senso negativo, figuriamoci dopo 12 iniezioni o dopo le molte volte in pi&ugrave; in cui uno stesso ago viene utilizzato.</p>
<p>Nella sua relazione Deborah Temple, ricercatrice spagnola appartenente al Servizio di Nutrizione e Benessere degli Animali (SNIBA), ha evidenziato, utilizzando dei dati obiettivi espressi mediante dei grafici molto esplicativi, quanto la vaccinazione intradermica senza ago sia pi&ugrave; vantaggiosa rispetto a quella intramuscolare con ago. In particolare, si hanno meno vocalizzazioni, tentativi di fuga, reazioni di paura e, in generale, una minore alterazione del normale comportamento dell&rsquo;animale. Al momento della vaccinazione si hanno meno indicatori di paura, dolore e stress, come dimostrato da una minor presenza di Cromogranina A (glicoproteina acida, indice di stress acuto) nella saliva dei soggetti vaccinati senza ago. Il livello di Proteina C Reattiva (proteina di fase acuta, che aumenta durante gli stati infiammatori) risulta essere maggiore nel sangue dei soggetti vaccinati per via intramuscolare con ago. Questo, assieme alla presenza nei soggetti vaccinati per tale via, di evidenti reazioni locali a 28 giorni dall&rsquo;iniezione, conferma che la vaccinazione intradermica senza ago previene sia una risposta infiammatoria di tipo acuto sia il danno muscolare a lungo termine causato dall&rsquo;ago.</p>
<p>Si pu&ograve; quindi evincere da tutto ci&ograve; che la vaccinazione intradermica senza ago previene la sofferenza dell&rsquo;animale causata da paura, dolore e stress, e quindi migliora il benessere dell&rsquo;animale stesso.</p>
<p>Tornando all&rsquo;operatore, non &egrave; da sottovalutare che da oggi esiste la possibilit&agrave; di effettuare due iniezioni intradermiche con un unico dispositivo, quindi con un unico gesto sar&agrave; possibile vaccinare l&rsquo;animale per la polmonite enzootica ed il Circovirus.</p>
<p>Questo &egrave; ora possibile impiegando il nuovo modello di IDAL 3G, nella sua variante &ldquo;TWIN&rdquo;, che &egrave; stato presentato in anteprima a Baveno. Infatti, questo dispositivo innovativo, grazie alla sua doppia &ldquo;testa&rdquo;, permette di somministrare due vaccini intradermici in contemporanea. Per i partecipanti al congresso di Baveno &egrave; stato possibile provarlo sui modelli di suino presenti.</p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='http://suivet.it/panoramica-dellevento-high-quality-pork-congress-di-msd-animal-health.aspx'>Dott.ssa Giusy Romano</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fpanoramica-dellevento-high-quality-pork-congress-di-msd-animal-health.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/panoramica-dellevento-high-quality-pork-congress-di-msd-animal-health.aspx</link>
      <author>romano@suivet.it (Dott.ssa Giusy Romano)</author>
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      <pubDate>Thu, 20 Dec 2018 09:41:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Agenti infettivi associati a polmonite e pleurite: studio in 125 allevamenti a ciclo chiuso del Grand Ovest francese</title>
      <description><![CDATA[<p>VISTO ED ELABORATO PER VOI… (by Mario Gherpelli)<br />
<b>Dalle Journées de la Recherche Porcine (Giornate della Ricerca Suina – JRP), 45a edizione: </b><i>Fablet C., Marois-Crehan C., Simon G., Grasland B., Jestin A., Kobisch M., Madec F., Rose N.</i></p>
<h4>Introduzione</h4>
<p>Gli agenti infettivi principalmente responsabili delle malattie polmonari nel suino sono Mycoplasma hyopneumoniae (Mhp), Actinobacillus pleuropneumoniae (App), il virus della Sindrome Riproduttiva e Respiratoria del Suino (PRRSV) e i virus influenzali del suino (SIV). Studi epidemiologici recenti indicano che anche il circovirus suino tipo-2 (PCV-2) sarebbe da considerare tra gli agenti patogeni maggiori (Hansen et al., 2010; Wellenberg et al., 2010).</p>
<p>La conoscenza degli agenti infettivi associati alle malattie respiratorie e le loro interazioni rappresentano il punto di partenza obbligato per l’applicazione di una strategia di controllo appropriata. Per quanto riguarda la Francia, da oltre 25 anni non si è più realizzato uno studio epidemiologico su vasta scala che indagasse questo tema. L’obiettivo di questo lavoro è quello di valutare il ruolo di questi cinque agenti infettivi nell’espressione clinica delle malattie polmonari e nel determinismo delle lesioni anatomo-patologiche di polmonite e pleurite nel Grand Ovest della Francia.</p>
<h4>Materiali e metodi</h4>
<p>Lo studio è stato realizzato in 125 allevamenti a ciclo chiuso del Grand Ovest [soprattutto in Bretagna, <i>NdT</i>] i quali rientravano nel campione oggetto della precedente comunicazione [vedi <a href="http://www.suivet.it/fattori-non-infettivi-associati-alla-polmonite-e-alla-pleurite-in-143-allevamenti-a-ciclo-chiuso-del-grand-ovest-della-francia.aspx">riassunto precedente</a>, <i>NdT</i>]. In ciascun allevamento sono state incluse quattro bande di suini di 4, 10, 16 e almeno 22 settimane di vita. I sintomi clinici hanno riguardato il rilevamento dei colpi di tosse su un periodo continuativo di sei minuti in ciascun gruppo. Inoltre, un campione di 15 suini estratti a sorte è stato sottoposto a prelievo di sangue in ciascuna banda. Per le bande di 4, 10 e 16 settimane è stato effettuato anche un prelievo di muco mediante sondaggio tracheo-bronchiale su 10 dei 15 suini selezionati. Le lesioni riferibili a polmonite e pleurite, nonché lo stato reattivo dei linfonodi tracheo-bronchiali, sono stati valutati al macello su 30 suini anch’essi scelti per estrazione a sorte.<br />
[Per quanto riguarda le analisi di laboratorio e statistiche utilizzate, si rimanda al lavoro originale disponibile presso l’autore – <i>NdT</i>].</p>
<h4>Risultati</h4>
<p>L’analisi dei dati raccolti ha permesso di stratificare il campione in quattro gruppi di allevamenti. Un primo gruppo (n. 33 allevamenti) è caratterizzato da un punteggio medio di polmonite elevato, una frequenza elevata di tosse a 16 settimane di vita, una frequenza elevata di congestione linfonodale a livello tracheo-bronchiale e una frequenza elevata di anticorpi anti-PRRSV a 10, 16 e 22 settimane di vita. Questi allevamenti presentano anche infezione da SIV tipo H1N1 e hanno una frequenza elevata di suini positivi alla PCR per Mhp e PCV-2 a 16 settimane di vita.</p>
<p>Un secondo gruppo è caratterizzato da una frequenza elevata di suini con segni di pleurite e con un’elevata frequenza di infezione da PRRSV, nonché dal sierotipo 2 e dal sierogruppo 1-9-11 di App alla fine del ciclo d’ingrasso.</p>
<p>Un terzo gruppo comprende allevamenti con una frequenza elevata di suini infettati da Mhp e PCV-2 a 4, 10 e 16 settimane di vita.</p>
<p>Il quarto gruppo è costituito da allevamenti con una frequenza più elevata di suini senza polmonite e senza pleurite. In questo gruppo, la pressione d’infezione nei confronti del PCV-2 è la più elevata a 17 settimane di vita.</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>Nonostante il PCV-2 sia associato all’espressione clinica e anatomo-patologica della polmonite, non ha un ruolo rilevante nello sviluppo delle malattie polmonari enzootiche negli allevamenti del Grand Ovest francese, all’opposto di quanto emerso per Mhp, per il PRRSV e per il SIV sottotipo H1N1.</p>
<p>L’infezione da parte del PRRSV presenta la particolarità di intervenire in modo significativo sia sulla polmonite che sulla pleurite.</p>
<p>L’App, in particolare il sierotipo 2, gioca un ruolo centrale nella comparsa della pleurite.<br />
<br />
&#160;</p><br /><a href='http://suivet.it/agenti-infettivi-associati-a-polmonite-e-pleurite-studio-in-125-allevamenti-a-ciclo-chiuso-del-grand-ovest-francese.aspx'>Admin</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fagenti-infettivi-associati-a-polmonite-e-pleurite-studio-in-125-allevamenti-a-ciclo-chiuso-del-grand-ovest-francese.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Thu, 25 Jul 2013 06:26:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Fattori non infettivi associati alla polmonite e alla pleurite in 143 allevamenti a ciclo chiuso del Grand Ovest della Francia</title>
      <description><![CDATA[<p>…VISTO ED ELABORATO PER VOI DALLE JRP 2013… (by Mario Gherpelli)<br />
<b>Dalle Journées de la Recherche Porcine (Giornate della Ricerca Suina – JRP), 45a edizione. Autori:</b> <i>Fablet C., Dorenlor V., Eono F., Eveno E., Jolly J.-P., Portier F., Bidan F., Madec F., Rose N.</i></p>
<h4>Introduzione</h4>
<p>L’elaborazione di programmi di prevenzione efficaci nei confronti delle malattie respiratorie richiede una precedente identificazione dei fattori che conducono alla loro espressione, più o meno severa. Infatti, il determinismo delle malattie polmonari è complesso e multifattoriale. Diversi agenti infettivi, così come fattori non infettivi relativi alle condizioni di allevamento, concorrono alla comparsa e alla gravità di queste malattie.</p>
<p>I fattori non infettivi, legati all’ambiente di vita degli animali, influenzano le malattie respiratorie in modo duplice: da un lato, agendo sugli agenti infettivi e modificando la pressione d’infezione alla quale il suino è esposto, dall’altro mediante un’azione specifica che compromette le difese naturali (fisiche e immunitarie) del suino stesso. Nei sistemi di allevamento intensivo sono molti i fattori in grado di interferire sul delicato equilibrio che si instaura tra le popolazioni microbiche patogene e la capacità di resistenza della popolazione suina, facendo spostare situazioni equilibrate (infezioni) verso situazioni squilibrate (malattie).</p>
<p>Molte ricerche analitiche sono state realizzate per identificare i fattori di rischio non infettivi implicati nella polmonite e nella pleurite, ma poche tra queste hanno preso in considerazione le prime fasi di vita dei suini, in particolare quelle che precedono lo svezzamento, che peraltro influiscono sulle dinamiche d’infezione e sull’integrità dei sistemi di difesa dei suini.</p>
<p>L’obiettivo di questa ricerca era di identificare e di quantificare l’effetto dei fattori non infettivi sulla polmonite e la pleurite di suini allevati in strutture a ciclo chiuso del Grand Ovest della Francia.</p>
<h4>Materiali e metodi</h4>
<p>In ciascuno degli allevamenti selezionati è stata effettuata una visita per raccogliere le informazioni richieste, attraverso la compilazione di un questionario e un’intervista all’allevatore. In parallelo, tre incaricati raccoglievano dati e misurazioni sulle condizioni di allevamento nei reparti maternità, svezzamento e ingrasso [per i dettagli sulle metodiche e gli strumenti utilizzati si rimanda al lavoro originale disponibile presso l’autore,<i> NdT</i>].</p>
<p>In un lasso di tempo compreso tra una e tre settimane dopo la visita in allevamento, è stato condotto un controllo al macello sui lotti di suini precedentemente osservati alla fine del ciclo di ingrasso. Per ciascun allevamento è stato creato un campione di 30 suini scelti in modo random, recuperando i polmoni dalla catena di macellazione e sottoponendoli ad un esame macroscopico delle lesioni. La polmonite è stata valutata utilizzando uno schema in 28 punti e la pleurite secondo uno schema in 4 punti, in accordo con la griglia messa a punto da Madec e Kobisch (1982).</p>
<h4>Risultati</h4>
<h5><u>Lesioni riscontrate al macello</u></h5>
<p>In totale, i polmoni di 4293 suini provenienti da 143 allevamenti sono stati valutati per il tipo e la gravità delle lesioni polmonari. Lesioni riferibili a polmonite sono state osservate nel 69,1% dei suini, tra cui il 17,7% presentava un punteggio superiore a 7. La pleurite è stata osservata nel 14,4% dei suini, mentre almeno un caso di pleurite estesa (punteggio&gt;2) è stato osservato nel 40,6% degli allevamenti. La frequenza di suini colpiti da pleurite estesa variava tra lo 0 e il 36,7% secondo gli allevamenti, con una frequenza media intra-lotto del 2,9%.</p>
<h5><u>Ricerca dei fattori associati alla polmonite e alla pleurite</u></h5>
<p>L’analisi è stata condotta su un campione di 131 allevamenti. Un gruppo di 12 allevamenti gravemente colpiti da pleurite e da polmonite a diversi gradi di severità è stato scartato dall’analisi dei dati al fine di ottenere un campione più omogeneo.</p>
<p>Al termine dell’analisi multivariata, quattro variabili sono state inserite nel modello finale: l’intervallo tra bande omogenee di suini; l’origine/tragitto dell’aria nei reparti di svezzamento; il numero di suini presenti/reparto di ingrasso e la concentrazione media di CO<sub>2</sub> nei reparti di ingrasso (misurata in continuo per 20h). Un intervallo tra bande inferiore alle 4 settimane, sale di ingrasso di oltre 90 capi, [CO<sub>2</sub>]&gt;1600 ppm nei reparti di ingrasso aumentano in modo significativo la probabilità di lesioni da polmonite nella fascia intermedia (punteggi compresi tra 0,5 e 3,75). Se a questi fattori si aggiunge anche l’origine/tragitto dell’aria nei reparti di svezzamento, aumenta la probabilità che la polmonite si aggravi (punteggi&gt;3,75).</p>
<p>Per quanto riguarda la pleurite estesa, i fattori che ne aumentano la probabilità sono la ridotta scala di regolazione della ventilazione (≤5°C), l’assenza di trattamenti insetticidi in maternità, il taglio delle code dopo 1,5 giorni di vita e una castrazione tardiva dei maschi (dopo i 14 giorni di vita). Altri fattori associati a questa lesione sono una T° media &lt;23°C nelle sale di ingrasso e una taglia di allevamento superiore alle 200 scrofe.</p>
<h4>Discussione</h4>
<p>Il tipo e la gravità delle lesioni polmonari nei diversi allevamenti sono state determinate a partire dai dati su un solo lotto inviato al macello, il che potrebbe far nascere dei dubbi sulla completezza dell’informazione. Va però ricordato che, secondo diversi studi più analitici, le lesioni polmonari di un allevamento tendono ad essere relativamente costanti nel tempo. Inoltre, si è potuta verificare una buona corrispondenza tra i dati clinici forniti dai veterinari responsabili e il quadro anatomo-patologico, in quanto nessuno degli allevamenti con problemi respiratori evidenti ha fatto registrare bassi punteggi al macello, così come, all’opposto, nessun allevamento con una clinica poco rilevante ha mostrato lesioni polmonari importanti.</p>
<p>Quadri macroscopici di polmonite e di pleurite sono stati osservati rispettivamente nel 69,1% e nel 14,4% dei suini macellati e, pur non essendo questo uno studio sulla prevalenza, i risultati sono simili a quelli ottenuti da Leneveu et al. (2005). <br />
I risultati confermano che il rischio di polmonite aumenta con la riduzione dell’intervallo tra bande (cioè gruppi omogenei) di suini all’interno dello stesso allevamento. Questo si può spiegare sia con il numero di gruppi che si formano nel ciclo di allevamento (minori all’aumentare dell’intervallo tra bande) sia con la maggior difficoltà di effettuare pareggiamenti/rimescolamenti con gruppi di età più distanziate.</p>
<p>Un’altra conferma viene dal maggior rischio di polmonite all’aumentare del numero dei suini nei singoli reparti di ingrasso, in quanto il rischio di trasmissione sia di particelle in sospensione che di agenti infettivi aumenta in modo esponenziale (Sorensen et al., 2006).<br />
Per la prima volta, invece, questo studio permette di identificare come fattore di rischio per la polmonite la modalità d’ingresso dell’aria nelle sale svezzamento. Difatti, se l’aria utilizzata per il ricambio proviene direttamente dall’esterno senza un percorso intermedio di preriscaldamento, i suini sono esposti ad un maggior rischio. La spiegazione può essere ricercata nell’effetto stressante che l’aria fredda esercita sulle difese immunitarie aspecifiche, facendo diminuire la soglia di resistenza verso gli agenti infettivi.</p>
<p>Per quanto riguarda la pleurite, emergono in questo studio alcuni fattori di rischio presenti molto precocemente nella vita dei suini, fin dalla sala parto. Il primo è rappresentato dall’assenza di trattamenti insetticidi in maternità, facendo ipotizzare un ruolo non irrilevante degli insetti come vettori meccanici di agenti patogeni sia intra che inter-allevamenti.</p>
<p>Anche le pratiche chirurgiche di massa sui suinetti, taglio della coda e castrazione dei maschi, emergono come fattori di rischio per lo sviluppo di pleurite se effettuati tardivamente (rispettivamente, oltre 1,5 e 14 giorni di vita), probabilmente per la maggior ampiezza e difficoltà di cicatrizzazione delle ferite, con maggior rischio di ingresso di agenti patogeni.</p>
<p>Infine, viene confermato il ruolo di un’elevata concentrazione di CO<sub>2</sub> nell’ambiente come fattore di rischio per lo sviluppo di gravi forme di polmonite. Questo non tanto per un effetto diretto di questo gas sull’apparato respiratorio, quanto per un effetto indiretto, in quanto indicatore di uno scarso ricambio d’aria e di relative concentrazioni elevate di bio-aerosols e gas dannosi.<br />
&#160;</p>
<p><br />
&#160;</p><br /><a href='http://suivet.it/fattori-non-infettivi-associati-alla-polmonite-e-alla-pleurite-in-143-allevamenti-a-ciclo-chiuso-del-grand-ovest-della-francia.aspx'>Admin</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2ffattori-non-infettivi-associati-alla-polmonite-e-alla-pleurite-in-143-allevamenti-a-ciclo-chiuso-del-grand-ovest-della-francia.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Tue, 25 Jun 2013 06:11:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Evoluzione delle spese sanitarie su un periodo di dieci anni a partire dai dati della Gestione Tecnico Economica</title>
      <description><![CDATA[<p>…VISTO ED ELABORATO PER VOI DALLE JRP 2012… (by Mario Gherpelli) <br />
<b>Dalle Journées de la Recherche Porcine (Giornate della Ricerca Suina –  JRP), 44a edizione: "Evoluzione delle spese sanitarie su un periodo di dieci anni a partire dai dati della Gestione Tecnico Economica (GTE) e loro fattori di variazione"</b>  -&#160;<i>Corrégé I., Badouard B.,Hémonic A., Lanneshoa M. (IFIP- Institut du Porc- Le Rheu)</i></p>
<h4>Introduzione</h4>
<p>Il controllo delle spese sanitarie è una sfida importante per la moderna suinicoltura, in quanto permette da un lato di ottimizzare i costi di produzione, dall’altro di procedere lungo la via ormai tracciata dell’uso ragionato dei farmaci, in particolare degli antibiotici.</p>
<p>La Francia non possiede, al momento attuale, un sistema di monitoraggio particolareggiato sull’uso dei farmaci nella filiera suina, a differenza di altri Paesi come la Danimarca, l’Olanda e il Canada. L’Agenzia Nazionale del Farmaco Veterinario raccoglie annualmente i dati forniti dall’industria farmaceutica, ma questi riguardano solo i farmaci contenenti antibiotici e non vengono differenziati per le diverse specie animali.</p>
<p>Diventa quindi interessante l’analisi delle spese sanitarie registrate all’interno del programma nazionale GTE [Gestione Tecnico Economica, il software più utilizzato dagli allevatori francesi, <i>ndt</i>] che, fino ad oggi, non è stata oggetto di molte attenzioni.</p>
<p>L’obiettivo di questo studio è appunto quello di analizzare l’evoluzione delle spese sanitarie in un arco di 10 anni (1999-2009) a partire dai dati registrati nel programma GTE, cercando di mettere in evidenza i fattori di variazione e gli eventuali legami con le performances tecnico-economiche.</p>
<h4>Materiali e metodi</h4>
<p>Gli allevamenti oggetti di studio (n = 201 su tutto il decennio) sono stati suddivisi nelle due grandi tipologie presenti sul territorio nazionale: ciclo chiuso (CC) e post-svezzamento/ingrasso (PS-I). Sono stati inclusi solo allevamenti di produzione, escludendo centri di selezione e moltiplicazione, con sistema di produzione convenzionale, escludendo quindi gli allevamenti in regime biologico.</p>
<p>Le spese sanitarie sono state considerate sia nel loro insieme sia all’interno delle 4 sotto-categorie previste dal programma GTE:</p>
<ul>
    <li>vaccini</li>
    <li>integratori per via orale</li>
    <li>antibiotici e antinfiammatori per via iniettabile</li>
    <li>prodotti di “routine aziendale” (es, disinfettanti, ferro, prodotti ad azione ormonale, ecc..), analisi di laboratorio e onorari veterinari.</li>
</ul>
<p>Queste quattro sotto-categorie sono state poi raggruppate in due categorie, corrispondenti alle spese sanitarie preventive (vaccini e prodotti di routine) e alle spese sanitarie terapeutiche (integratori per via orale, soprattutto antibiotici, e antibiotici/antinfiammatori per via iniettabile).</p>
<p>I valori elaborati sono stati espressi in €/100 kg di carcassa [il sistema di pagamento in Francia si basa su una griglia elaborata al macello sul peso morto,<i> ndt</i>].</p>
<p>Altre variabili analizzate, solo però per quanto riguarda l’anno 2009, sono state: la regione (Bretagna/altre regioni), le dimensioni dell’allevamento (n° delle scrofe presenti nei CC) e il sistema di conduzione (n° delle bande).</p>
<h4>Risultati</h4>
<h5 style="text-align: left;">Evoluzione delle spese sanitarie nel periodo 1999-2009: totale dei dati</h5>
<p>Per quanto riguarda gli allevamenti a ciclo chiuso (CC), il totale delle spese sanitarie registrate nel 2009 è stato equivalente a quello fatto registrare nel 1999. Nel corso di questo decennio, in Francia si è registrato un aumento significativo tra il 1999 e il 2002, seguito poi da una progressiva discesa fino al 2009.<br />
Andando ad analizzare l’andamento all’interno delle quattro sotto-categorie di farmaci, emergono importanti differenze. Mentre le spese dei prodotti terapeutici (integratori per via orale, antibiotici e antinfiammatori per via iniettabile) sono diminuite in modo significativo (rispettivamente, -0,24 e  –0,41 centesimi €/100 kg carcassa), quelle destinate ai vaccini sono aumentate (+0,23 cent/100 kg carcassa) e quelle dei “prodotti di routine” sono rimaste stabili.<br />
Questa tendenza porta le spese preventive a superare quelle terapeutiche in modo significativo (rispettivamente, 3,38 €/100 kg carcassa contro i 2,35 registrati nel 2009).</p>
<p>Per gli allevamenti di post-svezzamento/ingrasso (PS-I) si registra nel decennio 1999-2009 un calo significativo delle spese sanitarie totali (-0,44 cent/100 kg carcassa), in particolare a carico di antibiotici/antinfiammatori per via iniettabile. <br />
All’opposto degli allevamenti a CC, quelli di PS-I fanno registrare maggiori spese terapeutiche rispetto a quelle preventive (rispettivamente, 1,56 e 1,14 cent/100 kg carcassa nel 2009).</p>
<h5 style="text-align: left;">Relazione fra spese sanitarie e criteri tecnico/economici nel 2009</h5>
<p>Per questo scopo, il campione di allevamenti oggetto di studio è stato suddiviso in 3 sottogruppi secondo il livello di spese sanitarie (basso, medio, alto) e, all’interno del programma di gestione GTE, si sono studiate le relazioni con i parametri produttivi ed economici.<br />
<br />
Fra gli allevamenti a CC, quelli nella categoria ad “elevata spesa sanitaria” (&gt;= 7,2 euro/100 kg carcassa) hanno una produttività, una valorizzazione delle carcasse e un margine operativo standard significativamente superiori a quelli del gruppo a “ridotta spesa sanitaria”. <br />
Scomponendo il dato totale, gli allevamenti che fanno registrare le maggiori spese in vaccini (&gt;= 3,0 €/100 kg carcassa) mostrano anch’essi una produttività e una valorizzazione delle carcasse significativamente superiori.<br />
All’inverso, gli allevamenti che hanno spese elevate di integratori per via orale (&gt;= 2,1 €/100 kg carcassa, essenzialmente antibiotici) mostrano percentuali di perdite e scarti significativamente superiori, nonché una percentuale inferiore di carcasse nelle categorie di maggior valore.</p>
<p>Per quanto riguarda gli antibiotici/antinfiammatori per via iniettabile, un livello alto di spesa (&gt;= 1,2 €/100 kg carcassa) è associato ad una produttività del branco scrofe e ad un margine operativo standard elevati.</p>
<p>Infine, gli allevamenti con spese in prodotti di “routine aziendale” elevate (&gt;= 1,5 €/100 kg carcassa) hanno una maggior valorizzazione delle carcasse al macello.</p>
<p>Per quanto riguarda gli allevamenti di PS-I,  quelli con le spese in vaccini più elevate (&gt;= 1,7 €/100 kg carcassa) hanno un IPG [calcolato in g/giorno tra gli 8-115 kg p.v., ndt] significativamente superiore, mentre quelli con spese in prodotti di “routine aziendale” elevate (&gt;= 0,4 €/100 kg carcassa) hanno una maggior valorizzazione delle carcasse al macello.</p>
<h4>Discussione e conclusioni</h4>
<p>Negli allevamenti a CC, l’analisi dell’insieme delle spese sanitarie mostra una tendenza alla diminuzione nel periodo considerato. In particolare, i livelli di spesa registrati nel 2009 per gli integratori orali e gli antibiotici/antinfiammatori iniettabili mostrano una riduzione rispettivamente del 14% e del 32% rispetto al 1999. <br />
Questo andamento ha varie spiegazioni. Innanzitutto, un miglioramento abbastanza generalizzato per quanto riguarda lo stato sanitario dopo l’emergenza della MAP [PMWS nella dizione francese,<i> ndt</i>]; poi, una presa di coscienza degli allevatori sulla necessità di un uso ragionato degli antibiotici; infine, l’arrivo sul mercato di nuovi vaccini (es, contro le patologie da PCV2, la PRRS, l’ileite) che ha spostato l’investimento in farmaci dalla terapia alla prevenzione.</p>
<p>Secondo la Camera dell’Agricoltura della Bretagna (Guyomarc’h 2008), negli allevamenti a CC le spese sanitarie si suddividono in questo modo: 45% a carico dei suinetti, 41% a carico delle scrofe, 14% a carico dei suini da ingrasso.</p>
<p>Mettendo in correlazione il tipo di gestione [numero di bande, determinato dall’intervallo tra i gruppi di scrofe/suinetti svezzati, ndt] con le spese sanitarie, si evidenziano oneri maggiori per la gestione in 20-21 bande (svezzamento settimanale) rispetto alla gestione in 7. 5, 4 o 3 bande, probabilmente perché la minor distanza di età tra gruppi di suini nei reparti di svezzamento/ingrasso favorisce un maggior numero di rimescolamenti tra bande (Guyomarc’h 2005). Gli allevamenti condotti a  3, 4 o 5 bande mostrano maggiori spese per i farmaci di “routine” (soprattutto ormoni della riproduzione) rispetto alla classica gestione in 7 bande [svezzamento ogni 3 settimane, <i>ndt</i>], per lo sfasamento dei ritorni in calore rispetto all’intervallo tra bande.</p>
<p>Negli allevamenti di PS-I si osserva la stessa tendenza, con una riduzione a carico degli antibiotici/antinfiammatori iniettabili. In questo caso, le spese in vaccini non mostrano un aumento, sia perché la maggior parte di essi viene somministrata ai suinetti nei siti di nascita, sia perché non viene più praticata la vaccinazione obbligatoria per la malattia di Aujeszky da quando la Francia è stata dichiarata ufficialmente indenne (dal 2006).</p>
<p>Le relazioni osservate tra il livello delle spese sanitarie e alcuni parametri tecnico-economici sono da interpretare con prudenza. In effetti, i valori molto bassi di r2 (coefficiente di correlazione) registrati indicano che solo una piccola parte della variazione di questi parametri è da attribuire ai farmaci utilizzati. D’altra parte, studi precedenti non avevano trovato relazioni tra il livello di spese sanitarie e le <i>performances</i> aziendali (Guyomarc’h <i>et al</i>, 2003 e 2008; Pouvreau <i>et al</i>, 2011). <br />
I risultati che emergono da questo studio, a nostro avviso, vanno interpretati secondo quello che potremmo definire un “uso ragionato” del farmaco. Gli allevamenti che mostrano spese sanitarie più elevate e migliori dati produttivi possono essere la testimonianza di una miglior sorveglianza sanitaria da parte dell’allevatore, orientata soprattutto alle strategie di prevenzione (gestionale e vaccinale).<br />
Viceversa, il numero più elevato di perdite e la minor valorizzazione delle carcasse negli allevamenti con maggiori spese in integratori per via orale confermano la necessità di maggiori terapie in allevamenti con problemi sanitari.</p>
<p>Per il futuro, lo spostamento della spesa sanitaria verso le strategie preventive (conduzione aziendale e vaccinazioni) sarà sempre più accentuata, anche in vista di ulteriori limitazioni nazionali e/o comunitarie nell’uso di antibiotici. <br />
<br />
<br />
&#160;</p><br /><a href='http://suivet.it/evoluzione-delle-spese-sanitarie-su-un-periodo-di-dieci-anni-a-partire-dai-dati-della-gestione-tecnico-economica-.aspx'>Admin</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fevoluzione-delle-spese-sanitarie-su-un-periodo-di-dieci-anni-a-partire-dai-dati-della-gestione-tecnico-economica-.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Tue, 08 May 2012 16:04:00 GMT</pubDate>
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