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    <title>Maternità  - Ultimi articoli inseriti</title>
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      <title>Tutto sull'infertilità stagionale-Parte II</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Giulia Catellani, laureata MV)</strong></p>
<p>Un insieme di disturbi riproduttivi delle scrofe che si manifestano durante i mesi caratterizzati da un aumento di fotoperiodo e di temperatura. Questa &egrave; la definizione che viene data dell&rsquo;infertilit&agrave; stagionale, ma quali sono realmente tutti gli aspetti che tale sindrome va ad influenzare?</p>
<p>L&rsquo;infertilit&agrave; stagionale colpisce la sfera riproduttiva a 360&deg;, partendo proprio dal primo momento in cui la scrofetta incomincia la sua vita riproduttiva: l&rsquo;inizio della pubert&agrave;. I fattori concomitanti di questa sindrome, infatti, sono in grado di ridurre la secrezione di gonadotropine e vanno ad inibire la sensibilit&agrave; ovarica alle stesse. Nella specie suina le gonadotropine LH ed FSH sono necessarie per accrescere i follicoli oltre i 4-5 mm, cio&egrave; per permetterne la prima maturazione e l&rsquo;ovulazione; di conseguenza la limitazione di tale ormone ritarda l&rsquo;ondata follicolare e la comparsa dell&rsquo;estro, ritardando la prima venuta in calore delle scrofette.</p>
<p>La differenza delle dimensioni dei follicoli coinvolge tutto il ciclo estrale anche della scrofa, comprendendo modifiche degli intervalli svezzamento-estro (Weaning-oestrus-interval, WOI) e l&rsquo;intervallo estro-ovulazione (Oestrus-ovulation-interval, OOI). &Egrave; stato osservato infatti che durante la stagione estiva pi&ugrave; del 17% delle scrofe non manifesta l&rsquo;estro post-svezzamento dopo i canonici 5 giorni e tra il 9% e il 14% delle scrofe rimane in anestro. Inoltre, si registra tra la met&agrave; di giugno e i primi giorni di agosto un aumento del ritorno di calore regolare (tra i 18-24 giorni post inseminazione), causate dalla difficolt&agrave; di concepimento o da un riassorbimento embrionale precoce, mentre un ritorno nel ciclo irregolare (25-38 giorni post inseminazione) &egrave; registrato maggiormente verso il periodo autunnale, suggerendo un&rsquo;incidenza maggiore di morte embrionale. Tali osservazioni sembrerebbero suggerire come anche il mantenimento della gravidanza, e quindi le funzioni del corpo luteo, risultino inadeguate durante questa stagione. Sebbene Il ritorno in ciclo della scrofa sia una perdita abbastanza comune anche nel resto dell&rsquo;anno, avendo cause multifattoriali, al contrario gli aborti tardivi si aggirano intorno al 2%. Durante l&rsquo;ipofertilit&agrave; estiva anche questi valori aumentano, arrivando a pi&ugrave; del 12%. Ci&ograve; suggerisce come la mancanza di LH influisca anche sul supporto luteale alla gravidanza, interferendo quindi con la corretta crescita degli embrioni e di conseguenza con il segnale ormonale che essi dovrebbero mandare per il riconoscimento materno. Pi&ugrave; gli embrioni sono piccoli, o meno embrioni sopravvivono, pi&ugrave; il segnale mandato sar&agrave; debole e questo creer&agrave; un maggior rischio di riassorbimento e, nel caso la gravidanza riesca a procedere, di perdita tardiva dovuto al supporto mancante.</p>
<p>L&rsquo;effetto dell&rsquo;infertilit&agrave; estiva sui suinetti neonati &egrave; ampiamente discusso, riportando risultati differenti in base al paese oggetto di studio; ogni ricerca &egrave; concorde per&ograve; sul fatto che sia lo stress da calore ad influenzare maggiormente la dimensione della nidiata. Quando la scrofa viene colpita durante il concepimento o durante il primo terzo della gestione, come detto in precedenza, a causa della disfunzione dell&rsquo;asse ipotalamico-ipofisario-ovarico, diminuisce lo sviluppo follicolare, si ha difficolt&agrave; nell&rsquo;ovulazione, si abbassano i tassi di gravidanza per la difficolt&agrave; dell&rsquo;impianto embrionale e diminuisce la possibilit&agrave; di sopravvivenza dell&rsquo;embrione. Quando si considera allora stress da calore nella scrofa? Una temperatura che si aggira tra i 25&deg;C fino a raggiungere un massimo di 39&deg;C viene considerata pericolosa per il corretto funzionamento dell&rsquo;apparato riproduttivo; tuttavia non tutte le temperature hanno lo stesso effetto su tutti i componenti del ciclo ovarico. E&rsquo; stato osservato infatti come a 28&deg;C l&rsquo;espressione estrale fosse fisiologica ma l&rsquo;ovulazione invece fosse gi&agrave; alterata. Il range termico di comfort per una scrofa si considera 18-20&deg;C, senza considerare per&ograve; tutti gli altri fattori ambientali altrettanto importanti. I suinetti svezzati durante l&rsquo;estate tendono a essere pi&ugrave; leggeri rispetto a quelli svezzati nel resto dell&rsquo;anno, a causa della ridotta produzione di latte della scrofa. Questa diminuzione &egrave; attribuibile a vari fattori, come una possibile riduzione dei livelli di prolattina, una minore assunzione di acqua o una perdita di appetito; ciascuno di questi elementi pu&ograve; influire sulla lattazione in modo indipendente, ma nella stagione estiva tendono a coesistere.</p>
<p><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/infertilita-stagionale2.png" alt="Foto 1: Possibili meccanismi attraverso i quali lo stress da calore e il fotoperiodismo influenzano la riproduzione nelle scrofe" width="700" height="373"></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 1, descrizione schematica dei possibili meccanismi attraverso i quali lo stress da calore e il fotoperiodismo influenzano la riproduzione nelle scrofe. Lo stress da calore pu&ograve; influenzare direttamente il sistema ipotalamo-ipofisario o indirettamente, riducendo l&rsquo;assunzione di sostanza secca. Il fotoperiodo a giorni lunghi pu&ograve; avere effetti negativi sulla fertilit&agrave;. Con una linea tratteggiata sono indicati alcuni interventi per contrastare l'infertilit&agrave; stagionale nelle scrofe. NEBAL = bilancio energetico negativo. KNDy = complesso kisspeptina/neuromedina/dinorfina. Fonte: De Rensis et al. "Seasonal infertility in gilts and sows: Aetiology, clinical implications and treatments." 2017</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oltre a migliorare la produttivit&agrave; delle scrofe tramite una gestione ottimale durante la gestazione, la lattazione e lo svezzamento, il miglior approccio per contrastare gli effetti stagionali negativi &egrave; il controllo della temperatura e dell'umidit&agrave; ambientali. Quando questa strategia non &egrave; attuabile o risulta inefficace, si possono adottare interventi ormonali esogeni per stimolare lo sviluppo dei follicoli ovarici e l'ovulazione. Il ciclo estrale dei suini, ad esempio, pu&ograve; essere manipolato prolungando la fase luteale con la somministrazione di progestinici e/o controllando la fase follicolare tramite trattamenti a base di gonadotropine corioniche e GnRH o suoi analoghi. Esistono diversi trattamenti terapeutici, costantemente studiati e perfezionati, con l&rsquo;obiettivo di ottimizzare il momento dell&rsquo;inseminazione rispetto all&rsquo;ovulazione, rafforzare il segnale di riconoscimento materno della gravidanza e sostenere il mantenimento e la funzionalit&agrave; dei corpi lutei.</p>
<p>Il caldo ed il fotoperiodo, quindi, possono influenzare notevolmente lo sviluppo dei follicoli e la qualit&agrave; dei corpi lutei, degli ovociti e degli embrioni, con effetti negativi sul tasso di gravidanza e sul numero totale di suinetti nati. L&rsquo;infertilit&agrave; stagionale include pubert&agrave; ritardata, un intervallo prolungato tra svezzamento ed estro, ridotto tasso di gravidanza, minore dimensione della cucciolata e anestro. Le cause dell&rsquo;infertilit&agrave; stagionale sono molteplici, differenziando i paesi con latitudini subtropicali e tropicali dove il fattore principale &egrave; probabilmente lo stress da calore e l&rsquo;umidit&agrave;, dai paesi temperati dove il problema pu&ograve; essere legato anche al fotoperiodo. Nonostante tutte le diverse tecniche applicabili, durante l&rsquo;estate, rimane essenziale in primis monitorare e gestire ancora pi&ugrave; attentamente tutto ci&ograve; che riguarda il management dell&rsquo;ambiente e dell&rsquo;alimentazione, che sono in grado di condizionale le prestazioni riproduttive dell&rsquo;azienda.</p>
<p><em>&nbsp;Tratto da: De Rensis, Fabio, Adam J. Ziecik, and Roy N. Kirkwood. "Seasonal infertility in gilts and sows: Aetiology, clinical implications and treatments." Theriogenology 96 (2017): 111-117.</em></p><br /><a href='http://suivet.it/tutto-sullinfertilità-stagionale-parte-ii'>Dott. Giulia Catellani</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2ftutto-sullinfertilit%c3%a0-stagionale-parte-ii&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <author>catellani@aa.aa (Dott. Giulia Catellani)</author>
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      <pubDate>Tue, 26 Nov 2024 01:20:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Tutto sull'infertilità stagionale</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Giulia Catellani, laureata MV)</strong></p>
<p>Con infertilit&agrave; stagionale si definisce il periodo da inizio estate ad inizio autunno in cui i valori riproduttivi delle scrofe si abbassano drasticamente. Un tempo definita infertilit&agrave; estiva, ad oggi diversi studi hanno dimostrato come la temperatura ambientale ed il fotoperiodo (durata del periodo di illuminazione giornaliera) vadano ad influenzare i parametri anche al di fuori di questa stagione. Nonostante le cause riportate non siano ancora certe la si pu&ograve; definire una sindrome multifattoriale che si manifesta con alterazioni del ciclo ovarico e/o del corpo luteo, probabilmente da modificazioni nella stimolazione gonadotropica in scrofe particolarmente recettive ai cambiamenti ambientali.&nbsp;</p>
<p>L&rsquo;elevata temperatura con alti gradi di umidit&agrave; ed associata ad una luminosit&agrave; diurna maggiore vanno ad interferire specialmente con l&rsquo;assunzione di cibo giornaliera, carenza che viene pi&ugrave; facilmente notata in scrofette e primipare dato che sono quelle ad avere bisogno di un&rsquo;assunzione maggiore per la crescita corporea e per raggiungere la maturit&agrave; sessuale. Anche le pluripare mostrano segni di disagio, avendo pochi nutrienti ed energia in circolo per poter allattare e contemporaneamente riprendere il normale ciclo ovarico; le conseguenze sono suinetti con un minor peso allo svezzamento (in quanto il latte &egrave; carente e non permette un corretto sviluppo) e una fertilit&agrave; ridotta (in quanto si hanno livelli bassi di LH preovulatorio che impediscono l&rsquo;ovulazione e bassi livelli di LH basale che impediscono il mantenimento della gravidanza).</p>
<p>Un nuovo neurotrasmettitore, chiamato &ldquo;kisspeptina&rdquo;, &egrave; stato recentemente inserito fra le molecole coinvolte nelle cause di infertilit&agrave; stagionale, definendolo come il possibile maggior fattore impattante su tale sindrome. Con l&rsquo;attivazione dei suoi recettori ipotalamici, infatti, viene stimolata anche la produzione di GnRH, ormone essenziale per la regolazione di tutte le funzioni riproduttive. Durante l&rsquo;estate, la riduzione dell&rsquo;appetito nella scrofa comporta una riduzione dei volumi di ingestione e pertanto dei nutrienti assunti Si attiva cos&igrave; un meccanismo definito di &ldquo;down-regulation&rdquo;; ci&ograve; consiste nel fatto che all&rsquo;aumentare di questi fattori, il gene deputato alla sintesi proteica di tale proteina viene soppresso e di conseguenza si avr&agrave; sempre minore produzione di kisspeptina. Lo stato di anoressia/disoressia inoltre promuove una mobilitazione dei tessuti di riserva, un incremento dello stato di anestro, una diminuzione dei tassi di gravidanza e un alto livello di leptina circolante. Tutti questi fattori sembrano essere anch&rsquo;essi collegati con la diminuzione di livelli di kisspeptina e di conseguenza di GnRH, rendendo difficoltoso cos&igrave; avere adeguati livelli di LH e FSH circolanti, essenziali per avere un corretto ciclo ovarico e una scrofa fertile (Figura1).</p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/infertilita-stagionale.png" alt="Figura 1: effetti dell&rsquo;infertilit&agrave; stagionale correlati al peptide kisspeptina" width="622" height="348" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 1: effetti dell&rsquo;infertilit&agrave; stagionale correlati al peptide kisspeptina</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tali cambiamenti metabolici ed endocrini vanno a creare uno stato di stress nell&rsquo;organismo che si manifesta con aumentati livelli di cortisolo e ormone della crescita (GH). Livelli particolarmente alti di questi due ormoni vanno ad interferire in primo luogo con le funzioni ovariche, riducono infatti l&rsquo;effetto dell&rsquo;enzima aromatasi sulle cellule ovariche della granulosa, impedendo la produzione di estrogeni facilitanti l&rsquo;ovulazione; in secondo luogo, sembra si riduca anche il livello di insulina circolante rendendo ancora pi&ugrave; sfavorito l&rsquo;apporto di energia ai tessuti, in quanto GH interferisce con i recettori insulinici.</p>
<p>L&rsquo;aumento delle temperature e del fotoperiodo, quindi, vanno ad interferire con la normale fisiologia riproduttiva della scrofa non solo a livello superficiale, ma cambiandone e modificandone i meccanismi cellulari; trovare soluzioni che ne contrastino gli effetti &egrave; uno degli obbiettivi ad oggi pi&ugrave; studiati e ricercati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Tratto da: De Rensis, Fabio, Adam J. Ziecik, and Roy N. Kirkwood. "Seasonal infertility in gilts and sows: Aetiology, clinical implications and treatments."&nbsp;Theriogenology&nbsp;96 (2017): 111-117.</em></p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='http://suivet.it/tutto-sullinfertilità-stagionale.aspx'>Dott. Giulia Catellani</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2ftutto-sullinfertilit%c3%a0-stagionale.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <author>catellani@aa.aa (Dott. Giulia Catellani)</author>
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      <pubDate>Sun, 20 Oct 2024 23:44:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Le immunoglobuline</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Giulia Catellani, laureanda MV)</strong></p>
<p>Le immunoglobuline (Ig), dette anche comunemente anticorpi, sono proteine particolari con il compito di riconoscere ed identificare tutto ci&ograve; che vi &egrave; di esterno all&rsquo;organismo al fine di facilitarne l&rsquo;eliminazione. Esistono diversi tipi diversi di Ig, identificate con lettere dell&rsquo;alfabeto, in base alla provenienza, al sito di attivazione e al ruolo a loro conferito nel riconoscimento dei patogeni.</p>
<p>Tali proteine costituiscono l&rsquo;80% di quelle totali del colostro (in particolare 95.6 mg/ml di igG, 21,2 mg/ml di igA e 9,1 mg/ml di igM.<em> Figura 1</em>) realizzando cos&igrave; la capacit&agrave; di trasferire la protezione immunitaria passiva ai suinetti che lo ingeriscono; le immunoglobuline, quindi, attraversando il tratto gastro enterico raggiungono l&rsquo;intestino dei suinetti, nel quale riescono ad essere assorbite immediatamente ed in maniera integra entrando in circolazione senza essere processate dagli enterociti che, ancora immaturi, non oppongono nessuna barriera. &nbsp;</p>
<p>&nbsp;<img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/immunoglobuline/immunoglobuline1.png" alt="Figura 1.  Concentrazione di ogni tipo di immunoglobulina, nel colostro e nel latte" width="464" height="454" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 1. &nbsp;Concentrazione di ogni tipo di immunoglobulina, nel colostro e nel latte</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il trasferimento delle immunoglobuline, dalla scrofa al suinetto, pu&ograve; avvenire esclusivamente per via orale in quanto l&rsquo;immunit&agrave; non pu&ograve; essere trasferita durante la gravidanza essendo la placenta di tipo epitelio-coriale. In questo contesto, infatti, non essendoci contatto diretto fra il sangue della circolazione materna, ricco di anticorpi, con quello della circolazione fetale, di fatto lo scambio &egrave; impossibilitato. &nbsp;</p>
<p>Andando infatti a prelevare il sangue dei suinetti appena nati prima prima che assumano il colostro, si &egrave; visto come essi siano completamente sprovvisti di attivit&agrave; immunitaria, nonostante la specie suina sia l&rsquo;unica tra quelle domestiche in cui il feto &egrave; in grado di produrre igG e igM gi&agrave; in utero a 30-40 giorni (cosa che per&ograve; si verifica solo&nbsp; in presenza di una forte stimolazione antigenica).Se l&rsquo;assunzione del colostro avviene entro le prime tre ore di vita i neonati riescono ad acquisire la massima concentrazione di anticorpi possibile, che invece si abbasserebbe assumendolo esclusivamente durante le ore successive, riducendosi della met&agrave; a 12h e scomparendo incirca dopo le 24h dopo il parto, in corrispondenza con il passaggio alla produzione di latte (<em>Figura 2</em>)</p>
<p>&nbsp;<img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/immunoglobuline/immunoglobuline2.png" alt="Figura 2: composizione del colostro durante lo svezzamento dal primo nato alle 24 ore successive " width="499" height="281" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 2, composizione del colostro durante lo svezzamento dal primo nato alle 24 ore successive</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia, non tutte le scrofe producono la stessa quantit&agrave; di immunoglobuline e non tutte le mammelle la esprimono: esiste infatti una variabilit&agrave; abbastanza elevata dovuta a genotipo, alimentazione, ed ordine di parto. Risulta bene documentata la difficolt&agrave; da parte dei giovani riproduttori, scrofette in particolare, nel trasferire una adeguata quantit&agrave; di immunoglobuline alla propria progenie che, in ogni caso, risulta minore rispetto alla stessa capacit&agrave; delle scrofe pi&ugrave; anziane. Questa particolare condizione deriva dall&rsquo;inevitabile minor tempo di contatto della scrofetta con gli antigeni aziendali durante la loro vita rispetto alle scrofe pluripare, tesi tuttavia che &nbsp;sempre pi&ugrave; ricercatori stanno confutando (<em>Figura 3</em>).</p>
<p>&nbsp;<img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/immunoglobuline/immunoglobuline3.png" alt="Figura 3: differenza di quantit&agrave; di immunoglobuline in base all&rsquo;ordine di parto" width="515" height="500" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 3: differenza di quantit&agrave; di immunoglobuline in base all&rsquo;ordine di parto</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un altro aspetto fondamentale che va a contribuire alla qualit&agrave; del colostro &egrave; lo stato delle mammelle. Fare una valutazione clinica di routine basata su ispezione e palpazione permette di riconoscere una mammella sana: morbida ed elastica al tatto, non eccessivamente calda e non dolente, di colore rosato fatta eccezione per i capezzoli di colore pi&ugrave; scuro; essa produrr&agrave; colostro e latte di qualit&agrave; e quantit&agrave; maggiore, in quanto l&rsquo;apparenza esterna rispecchia il corretto funzionamento degli alveoli all&rsquo;interno della ghiandola mammaria.</p>
<p>Una mammella patologica affetta per esempio da mastite, che quindi avr&agrave; meno quantit&agrave; di latte presente, apparir&agrave; inizialmente molto arrosata, edematosa, dolorante al tatto ed aumentata di volume fino a cronicizzarsi e diventare nodulosa (<em>Figura 4</em>).</p>
<p>&nbsp;<img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/immunoglobuline/immunoglobuline4.png" alt="Figura 4: comparazione mammella sana (a) con mammella edematosa (b) e mammella caudale con presenza di nodulo (c)" width="775" height="407" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 4: comparazione mammella sana (a) con mammella edematosa (b) e mammella caudale con presenza di nodulo (c)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un metodo interessante e innovativo per diagnosticare precocemente una mastite &egrave; quello studiato da Rosengart et al., i quali grazie all&rsquo;utilizzo di una termocamera ad infrarossi hanno assegnato ad ogni livello di severit&agrave; della patologia un determinato grado di temperatura della mammella, rilevando come anche quella locale aumentasse significativamente; grazie a questo metodo in corso di sospetto di mastite o di carenza di colostro possiamo quindi andare a fare una diagnosi precisa e veloce in azienda, associandola ad una misurazione rettale per verificare un possibile coinvolgimento sistemico. La temperatura corporea dell&rsquo;animale viene ritenuta adeguata nel postpartum fino a 39.5&deg; C, valore che se si dovesse alzare andrebbe ad influenzare negativamente la produzione e la quantit&agrave; di secreto in quanto il glucosio necessario per la produzione di latte, verrebbe convertito in energia per sostenere il sistema immunitario e l&rsquo;organismo durante il rialzo febbrile.</p>
<p>Quando un suinetto non riceve abbastanza immunoglobuline da sostenere il suo sistema immunitario (per mancata assunzione o per qualit&agrave; scarsa del colostro) si parla di FPT o <em>failure of passive transfer</em>, condizione che causer&agrave; la morte del suinetto per mano di tutte quelle patologie infettive, principalmente enteriche, in grado di manifestarsi in sala parto, patogeni che con gli adeguati anticorpi avrebbero potuto dare un esito certamente diverso.</p><br /><a href='http://suivet.it/le-immunoglobuline.aspx'>Dott. Giulia Catellani</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fle-immunoglobuline.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/le-immunoglobuline.aspx</link>
      <author>catellani@aa.aa (Dott. Giulia Catellani)</author>
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      <pubDate>Tue, 17 Sep 2024 03:23:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Sviluppo e crescita dei lattonzoli</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Giulia Catellani, laureanda MV)</strong></p>
<p>La sopravvivenza dei suinetti e il loro accrescimento dal momento della nascita allo svezzamento &egrave; un periodo essenziale e molto delicato che influenzer&agrave; tutta la vita dell&rsquo;animale.</p>
<p>Tale sviluppo dipende quasi esclusivamente dalla quantit&agrave; di energia che riescono ad ottenere e a sfruttare, inizialmente prendendola dal colostro ed usando le poche riserve di glicogeno che hanno accumulato durante la gestazione e successivamente (circa dal giorno 2) utilizzando il latte come fonte principale. Il colostro, essendo la prima sostanza ingerita, deve essere utilizzabile interamente ed infatti presenta una digeribilit&agrave; quasi totale grazie alla sua composizione facilmente scomponibile in zuccheri e azoto; il latte, a differenza, a causa dell&rsquo;elevata concentrazione di grassi ha una digeribilit&agrave; leggermente inferiore (98%), che si accompagna per&ograve; bene alla crescita dei suinetti e al loro continuo sviluppo dell&rsquo;apparato gastro-enterico.</p>
<p>La quantit&agrave; ideale di secreto colostrale che un neonato dovrebbe assumere per sopravvivere &egrave; di circa 160 g di colostro per kg di peso vivo, quantit&agrave; che solo il 60-88% delle scrofe riescono a garantire. Tale dato risulta essenziale da conoscere e verificare, in quanto questo passaggio ha effetti permanenti sulla crescita: una sua deficenza pu&ograve; infatti andare ad impattare non solo sul peso allo svezzamento, ma anche all&rsquo;inizio e alla fine dell&rsquo;ingrasso, con un effetto pronunciato nei suinetti nati pi&ugrave; leggeri.</p>
<p>Sempre pi&ugrave; studi fatti nel corso degli anni confermano che i suinetti che provengono da nidiate numerose peseranno meno al termine della lattazione rispetto a quelle meno prolifiche; questo &egrave; dovuto sia al peso alla nascita (solitamente pi&ugrave; una scrofa ha suinetti pi&ugrave; tenderanno ad essere leggeri e meno vitali) ma soprattutto alla quantit&agrave; di latte che ogni mammella sar&agrave; in grado di produrre. Nei parti iperprolifici, sempre pi&ugrave; presenti con le genetiche di oggi, il numero di nati vivi per scrofa arriva spesso a superare il numero di capezzoli presenti, per cui ogni individuo beneficer&agrave; di una frazione minore di latte e meno tempo per alimentarsi rispetto a parti in cui ogni componente pu&ograve; usufruire di uno o due mammelle. Tale differenza risulta impercettibile al 3 giorno di vita, appena visibile al giorno 7 e via via sempre pi&ugrave; evidente andando avanti con la lattazione.</p>
<p>La quantit&agrave; di latte assunta &egrave; essenziale per permettere al suinetto di mantenere le sue funzioni vitali e tutto ci&ograve; che eccede viene convertito in peso vivo. Questo concetto spiega il motivo per cui, in animali alimentati con restrizioni, tale conversione risulta minore in quanto la maggior parte dell&rsquo;energia viene indirizzata al mantenimento; un suinetto appena nato alimentato con colostro somministrato tramite biberon per le prime 24h presenta un&rsquo;assunzione volontaria superiore di circa 450 g/kg, che &egrave; pari al doppio del consumo medio se allattati dalla scrofa. La quantit&agrave; di latte ingerita e di conseguenza l&rsquo;aumento di peso dei suinetti dipendono totalmente dalla madre quindi un quantitativo massimo di produzione lattea inferiore alle necessit&agrave; della nidiata diventa un fattore limitante per la crescita ponderale dei piccoli.</p>
<p>Il valore che prendiamo di riferimento per misure la crescita del suinetto &egrave; l&rsquo;accrescimento medio giornaliero (AMG) , riferito al singolo soggetto dal momento della nascita; tale dato &egrave; stato sicuramente correlato alla quantit&agrave; di latte ingerita, come detto prima, ma soprattutto &egrave; stato sottolineato come cambi radicalmente in base alle differenze tra due mammelle: la forma, la posizione, l&rsquo;attivit&agrave; secretoria e il numero di cellule attive per alveolo. Ognuna, infatti, presenta al suo interno una ghiandola mammaria che pu&ograve; essere completamente diversa rispetto alle altre, modificando cos&igrave; la quantit&agrave; di latte disponibile per il suinetto destinato a tale capezzolo. La forma della mammella, per esempio, si modifica in relazione alla posizione anatomica in cui si trova in quanto quelle anteriori e mediane possono espandersi esclusivamente lateralmente e medialmente mentre quelle posteriori anche longitudinalmente raggiungendo una forma quasi ellittica.</p>
<p>I lattonzoli sembrerebbero preferire la fila superiore di capezzoli, in particolare o le prime mammelle o le ultime della fila; &egrave; stato notato come i suinetti che selezionano le mammelle anteriori al momento dello svezzamento pesino maggiormente, ma da un&rsquo;analisi pi&ugrave; approfondita non sembra esserci correlazione. Gli unici dati certi sono quelli che una scorfa con una fila di mammelle ben sviluppate e ricche di secreto avranno una covata con AMG della nidiata ottimale e certamente migliore rispetto a scrofe con problematiche fisiologiche o ghiandole mammarie sottosviluppate.</p>
<p>Vi &egrave; una crescente preoccupazione riguardo la differenza di peso alla nascita tra suinetti appartenenti alla stessa nidiata, che sta portando a compiere diversi studi per cercare di diminuire tale eterogenicit&agrave;, che poi si rispecchier&agrave; anche nelle fasi successive della crescita. I risultati ottenuti fino ad ora riportano un coefficiente di variabilit&agrave; tra suinetti che va dal 10 al 24%, cio&egrave; dimostrano come sia sempre presente, e anche in percentuale abbastanza elevate, una differenza di peso tra fratelli; &egrave; stato tuttavia riscontrato come l&rsquo;omogeneit&agrave; maggiore la troviamo nella prole di scrofette primipare e secondipare, indipendentemente dal numero di suinetti che compone la covata, nonostante rimanga comunque impossibile prevedere il peso al parto successivo.</p>
<p>Un fattore che pu&ograve; andare ad impattare significativamente sull&rsquo;uguaglianza di peso dei suinetti, e su cui l&rsquo;operatore pu&ograve; influire, &egrave; la condizione fisica della scrofa durante la lattazione precedente, al momento dell&rsquo;inseminazione e del parto; &egrave; importante infatti che l&rsquo;animale mantenga un peso forma ideale, senza andare sottopeso in sala parto ma neanche ingrassando esageratamente nelle fasi successive, perch&eacute; sottoporrebbe il corpo ad uno stress ulteriore impedendo la corretta ridistribuzione delle energie e dei nutrimenti verso la gravidanza, lo sviluppo dei feti in tutte le fasi successive.</p>
<p style="text-align: center;"><em><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/alimentazione/fattori-favorevoli-a-incremento-di-peso.png" alt=" Foto1: riassunto dei fattori influenzanti positivamente l&rsquo;incremento peso giornaliero " width="500" />&nbsp;<br />Foto1: riassunto dei fattori influenzanti positivamente l&rsquo;incremento peso giornaliero&nbsp;</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per avere quindi animali sani e con un buon peso allo svezzamento i fattori da valutare e tenere in considerazione sono tanti, partendo dalla nutrizione corretta della scrofa e dallo sviluppo del suo apparato mammario, ponendo particolare attenzione poi all&rsquo;assunzione di colostro e alla numerosit&agrave; della nidiata. Assicurarsi pertanto che i suinetti, soprattutto i pi&ugrave; leggeri, abbiano sempre l&rsquo;energia sufficiente (tramite la lattazione dalla madre o anche con integrazione dall&rsquo;allevatore) per sopravvivere e per crescere &egrave; il primo passo per ottenere sale parto simili, sane e pronte per lo svezzamento (Foto1).</p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='http://suivet.it/sviluppo-e-crescita-dei-lattonzoli.aspx'>Dott. Giulia Catellani</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fsviluppo-e-crescita-dei-lattonzoli.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/sviluppo-e-crescita-dei-lattonzoli.aspx</link>
      <author>catellani@aa.aa (Dott. Giulia Catellani)</author>
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      <pubDate>Wed, 24 Jul 2024 01:51:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Approfondimenti sulla lattazione</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Giulia Catellani, laureanda MV)</strong><br /><br />Il comportamento delle scrofe pu&ograve; essere utile per monitorare il loro benessere ed identificare precocemente i soggetti a rischio per la PDS (<em>postpartum dysgalactia syndrome</em>); i fattori che si possono controllare sono diversi, tutti strettamente correlati tra di loro.</p>
<p>La riduzione di appetito, per esempio, &egrave; fisiologica quando antecedente al parto, ma se la disoressia si presenta successivamente potrebbe essere una risposta dell&rsquo;organismo ad un&rsquo;infiammazione sistemica, soprattutto se correlata anche ad un rialzo della temperatura rettale (considerata non patologica nel postpartum fino ai 39,5&deg; ).</p>
<p>L&rsquo;assunzione di acqua al contrario dovrebbe aumentare a termine gravidanza, passando da 1L/h a 2.6 L/h 12 ore prima, mentre per le 24h successive tende a decrescere (fino anche a 10L/giorno); si stabilizza poi sui 20-35L/giorno in previsione della lattazione. Un buon metodo per aiutare le scrofe che non raggiungono questi valori &egrave; dare un pasto ricco di fibre durante il periodo di transizione, cos&igrave; da aiutarle sia dal punto di vista nutritivo sia invogliandole all&rsquo;abbeverata.</p>
<p>In natura, la scrofa tende ad isolarsi dal branco circa 24h prima di partorire cercando di assicurarsi un luogo sicuro dove fermarsi e costruire un nido, che per la prima settimana di vita dei suinetti lascer&agrave; esclusivamente per cercare cibo quando strettamente necessario; in cattivit&agrave; ci&ograve; che possiamo osservare e monitorare &egrave; la quantit&agrave; di tempo che essa passa sdraiata e in piedi: nelle 24h successive al parto l&rsquo;animale tender&agrave; ad essere inattivo, posta in decubito laterale per mostrare le mammelle o comunque distesa, aumentando poco per volta l&rsquo;attivit&agrave;, fino ad arrivare al terzo giorno nel quale riprender&agrave; a stazionare quadrupedale per pi&ugrave; tempo.</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<th style="text-align: center;">&nbsp;</th>
<th style="text-align: center;">Gestazione</th>
<th style="text-align: center;">Pre parto</th>
<th style="text-align: center;">Durante il parto</th>
<th style="text-align: center;">Post parto</th>
</tr>
<tr style="text-align: center;">
<th>Alimentazione</th>
<td>mantenuta stabile con un buon appetito</td>
<td>disoressia</td>
<td>anoressia</td>
<td>ripresa dell&rsquo;appetito</td>
</tr>
<tr style="text-align: center;">
<th>Idratazione</th>
<td>24 L/giorno</td>
<td>aumentata fino a 62,4 L/giorno</td>
<td>rimane stabile fino ad inizio lattazione</td>
<td>
<p>24h postpartum: 10L/giorno</p>
<p>20-35 L/giorno per tutta la lattazione</p>
</td>
</tr>
<tr style="text-align: center;">
<th>Attivit&agrave;</th>
<td>Alternanza di decubito laterale, sternale, alzato</td>
<td>Possibile fase di agitazione alternata a decubito</td>
<td>decubito laterale o sternale</td>
<td>
<p>24h dopo: inattivit&agrave; completa</p>
<p>3 giorni dopo: ripresa dell&rsquo;alternanza delle fasi</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: center;"><em>Tabella 1. Riassunto dei cambiamenti della scrofa nel periparto</em></p>
<p>Il comportamento che la scrofa tiene durante la lattazione &egrave; inoltre corrispondente alla quantit&agrave; di latte che i suinetti andranno ad assumere, motivo che lo rende essenziale da conoscere e valutare.&nbsp; Il neonato si attaccher&agrave; alla mammella per la prima volta dopo 20-40 minuti dalla nascita, potendo succhiare costantemente in quanto rimane sempre disponibile; in questa fase verr&agrave; stabilito anche il capezzolo corrispondente ad ogni nato, fenomeno definito di &ldquo;fidelizzazione del capezzolo&rdquo;, che dalle 72h postpartum fino allo svezzamento rimarr&agrave; sempre lo stesso. Con il passaggio alla produzione di latte anche la modalit&agrave; di alimentazione cambia, passando ad una ciclicit&agrave; specifica: nei primi giorni di lattazione la scrofa allatta ad intervalli di 36-40 minuti, tempistica che aumenter&agrave; con il passare dei giorni; sar&agrave; lei stessa tramite una certa vocalit&agrave; a chiamare i suinetti per alimentarli. Fino al decimo giorno questi cicli rimangono regolari per tutta la durata delle 24h, mentre dal diciassettesimo la notte diminuiscono fino ad interrompersi.&nbsp;</p>
<p>Nei primi giorni dopo la nascita il latte prodotto dalla scrofa sar&agrave; in eccedenza rispetto a quello necessario per una buona crescita dei suinetti e l&rsquo;85% delle lattazioni saranno iniziate dalla scrofa e terminate dai piccoli raggiunta la saziet&agrave;; avanzando con le settimane invece la quantit&agrave; di latte diminuisce e saranno i suinetti a cercare il nutrimento e sar&agrave; la madre a determinare la fine della poppata spostandosi in posizione sternale. Tali passaggi trovano spiegazione anche pensando alla composizione del latte, che essendo variabile (via via sempre pi&ugrave; ricca di grasso), permetter&agrave; ai suinetti di ricevere molta pi&ugrave; energia in una sola poppata, che li render&agrave; sazi fino al richiamo successivo. Questo aspetto ha una differenza sostanziale con il colostro che, avendo una composizione principalmente proteica lascer&agrave; un minore senso di saziet&agrave; e pertanto andr&agrave; assunto quasi ininterrottamente).</p>
<p>Una corretta suzione dei capezzoli &egrave; ulteriormente necessaria sia per una stimolazione endocrina che per una meccanica, le quali vanno ad agire in maniera sinergica.</p>
<p>Per quanto riguarda la stimolazione fisica i suinetti applicano involontariamente un massaggio alle ghiandole mammarie quando cercano di raggiungere il capezzolo (Foto 1), andando ad aumentare la circolazione in quella zona e quindi favorendo il passaggio degli ormoni nel sangue; il fatto stesso di svuotare la mammella permette una maggior produzione del secreto, che altrimenti rimarrebbe accumulato favorendo l&rsquo;involuzione degli alveoli e riducendo l&rsquo;apporto ematico al tessuto. La manipolazione della mammella va anche ad agire sui recettori neuronali presenti all&rsquo;interno della ghiandola, che cos&igrave; attivati manderanno impulsi a livello di neuroipofisi (parte posteriore di una piccola ghiandola posta alla base del cervello deputata alla produzione e allo scambio di ormoni con il sangue) la quale produrr&agrave; ossitocina e a livello di adenoipofisi (parte anteriore della stessa ghiandola) la quale andr&agrave; a secernere prolattina, GH (somatostatina od ormone della crescita), ACTH (ormone adrenocorticotropo) e TSH (ormone tireostimolante); tale cascata ormonale rimander&agrave; poi il segnale a livello di alveoli permettendo la sintesi del latte (Foto2).</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/mammella/lattazione1.jpg" alt="Foto 1: suzione e contemporanea manipolazione meccanica del capezzolo" width="300" /><br /><em>Foto 1: suzione e contemporanea manipolazione meccanica del capezzolo</em></p>
<p>Il riempimento di una ghiandola mammaria dopo uno svuotamento completo avviene in 35 minuti, tempistica che sottolinea l&rsquo;importanza della ciclicit&agrave; della lattazione per avere una resa massima.</p>
<p><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/mammella/lattazione2.jpg" alt="Foto 2, stimolazione endocrina delle mammelle da parte dei suinetti durante la lattazione" width="300" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Foto 2: stimolazione endocrina delle mammelle da parte dei suinetti durante la lattazione</em></p>
<p>Pu&ograve; essere quindi un buon indicatore di salute della scrofa non solo verificare e sorvegliare il suo comportamento, ma anche l&rsquo;atteggiamento dei suinetti, poich&eacute; una nidiata sempre sotto la madre alla ricerca del capezzolo, affamata e malnutrita &egrave; segno di mancanza di latte della madre e possibile PDS, aumentando notevolmente anche il rischio di schiacciamento.</p><br /><a href='http://suivet.it/approfondimenti-sulla-lattazione.aspx'>Dott. Giulia Catellani</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fapprofondimenti-sulla-lattazione.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/approfondimenti-sulla-lattazione.aspx</link>
      <author>catellani@aa.aa (Dott. Giulia Catellani)</author>
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      <pubDate>Wed, 29 May 2024 00:47:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Colostro: produzione, composizione e rendimento</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Giulia Catellani, laureanda MV)</strong></p>
<p>Il<strong> colostro</strong> &egrave; il primo prodotto delle ghiandole mammarie, che i suinetti devono assumere necessariamente in quanto porta <strong>tre benefici essenziali: fornisce immunit&agrave; passiva, d&agrave; energia necessaria per evitare la sindrome ipoglicemia-ipotermia e stimola i fattori di crescita per lo sviluppo intestinale.</strong></p>
<p>Esso &egrave; composto principalmente da proteine, per la maggior parte immunoglobuline G derivanti dal siero, mentre &egrave; carente di lipidi e lattosio (il quale rimane con maggiori concentrazioni nel sangue fino alla lattogenesi); al cambio di produzione con il latte, che avviene tra le 24 e 36 ore dall&rsquo;inizio del parto, il rapporto tra questi nutrienti presenti in secreto mammario e siero si inverte.</p>
<p>Un&rsquo;altra caratteristica importante che contraddistingue il colostro &egrave; il metodo con cui viene prodotto: infatti esso &egrave; il derivato di pressioni tali all&rsquo;interno dei capillari mammari (per transitorio aumento della permeabilit&agrave; vasale ed elevata pressione sanguigna) che fanno s&igrave; che il siero essudi all&rsquo;interno della ghiandola mammaria, quindi come passaggio passivo e non una secrezione (Foto 1); per poter avere quantit&agrave; di liquido all&rsquo;interno dei vasi da permettere di soddisfare le esigenze di un&rsquo;intera nidiata, l&rsquo;organismo della scrofa, in concomitanza della gravidanza, modifica alcune sue attivit&agrave;, andando a ridurre la produzione urinaria e convogliando a livello di mammelle tutto il sangue che durante la gestazione vascolarizzava l&rsquo;utero (pre-partum arriva il 20% di quantit&agrave; di sangue in pi&ugrave; in tale zona rispetto alla fase di post-partum).</p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/mammella/colostro.jpg" alt="Foto 1: Diversa presentazione del colostro appena munto e a 30 minuti dalla mungitura" width="883" height="497" /><br /><em>Foto 1: Diversa presentazione del colostro appena munto e a 30 minuti dalla mungitura</em></p>
<p>Tra i vari costituenti di questo &ldquo;succo&rdquo; le proteine colostrali e il lattosio rimangono pressoch&eacute; invariati, mentre la concentrazione di grasso risulta essere visibilmente variabile; i fattori che sembrano intervenire sono la razza, l&rsquo;ordine di parto (scrofe pluripare producono meno rispetto ad una scrofetta), il numero di nati-vivi e i grassi presenti nella dieta delle scrofe. &nbsp;</p>
<p>Tale mutabilit&agrave; sulla qualit&agrave; rende anche la quantit&agrave; prodotta molto variabile, con range tra 2 e 5 kg (una media di 3,5) prodotti entro le 24h dal parto per una nidiata di 8-12 suinetti; ci&ograve; indica che tenendo la produzione nel limite inferiore ogni suinetto circa ingerisce 200g di colostro in queste ore, che &egrave; il livello minimo necessario per andare a diminuire la mortalit&agrave; pre-svezzamento, acquisire un&rsquo;immunit&agrave; passiva sufficiente (alcuni autori ritengono che per questo bastino 6 poppate) e mostrare un leggero aumento di peso. Per avere invece una significativa salute e una crescita ponderale adeguata sia sotto scrofa che in svezzamento servirebbe un consumo di almeno 250 g a suinetto, se non 325 g come dimostrato negli ultimi anni.</p>
<p>Le caratteristiche di un buon colostro in queste 24h risultano inoltre influenzare positivamente il peso medio di un suinetto dalla nascita ed &egrave; negativamente correlata alla variazione di peso di una nidiata. Ci&ograve; significa che alcuni suinetti potrebbero arrivare ad un peso maggiore ma a discapito della cucciolata che risulter&agrave; pi&ugrave; disomogenea.</p>
<p>Un altro aspetto da tenere in considerazione parlando di resa del colostro &egrave; la vitalit&agrave; dei suinetti alla nascita, in quanto essa &egrave; strettamente legata alla produzione: suinetti energici e con una buona capacit&agrave; di estrarre il colostro dalla mammella andranno a stimolare maggiormente quest&rsquo;ultima che aumenter&agrave; la quantit&agrave; sia di colostro che di latte prodotti. Anche la scrofa ha un ruolo in questo meccanismo. Infatti, se &egrave; poco produttiva limiter&agrave; la suzione disincentivando i suinetti e quindi bloccando il circolo positivo appena citato. In caso ci si trovi davanti a questa situazione si pu&ograve; intervenire somministrando azaperone all&rsquo;espulsione della placenta con il fine di aiutare la scrofa ad avere maggiore indole materna.</p>
<p>Variazioni nutrizionali, ormonali e ambientali influenzano quindi notevolmente la colostrogenesi, motivo per cui &egrave; importante andare a conoscerli per capire come poterli sfruttare e migliorare; il fattore endocrino pi&ugrave; importante &egrave; la diminuzione di progesterone che permette la risalita dei livelli di prolattina poco prima del parto (vedi articolo &ldquo;<a href="https://suivet.it/fisiologia-della-produzione-di-latte.aspx" target="_blank">Fisiologia della produzione di latte</a>&rdquo;), e la cui crescita ritardata impatter&agrave; negativamente sulla produzione del latte durante la lattazione..</p>
<p>Per quanto la composizione sia ben studiata, andare a quantificare la resa del colostro &egrave; invece molto pi&ugrave; difficile, in quanto non vi &egrave; un metodo diretto per misurarla. Quello pi&ugrave; comune &egrave; sempre stato pesare i suinetti alla nascita e durante tutto il periodo sotto-scrofa, per poi inserire tali risultati all&rsquo;interno di un&rsquo;equazione per avere dati predittivi sulle lattazioni successive; tuttavia, questo metodo presenta diversi fattori negativi come dover essere sempre presenti in sala parto, la necessit&agrave; di un lavoro meticoloso e non include la variabilit&agrave; individuale che pu&ograve; esserci fra i suinetti da parto a parto. Si stanno quindi cercando nuove metodiche per fare valutazioni, tra cui il pi&ugrave; recente &egrave; il refrattometro Brix, che recenti studi suggeriscono possa essere un perfetto sistema, economico e pratico, anche in azienda per misurare i livelli di igG, (ed esempio quando si sospetta una discrepanza dalla normalit&agrave;) cos&igrave; da andare ad agire tempestivamente per riuscire a sfruttare tutte le potenzialit&agrave; del colostro.</p><br /><a href='http://suivet.it/colostro-produzione-composizione-e-rendimento.aspx'>Dott. Giulia Catellani</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fcolostro-produzione-composizione-e-rendimento.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/colostro-produzione-composizione-e-rendimento.aspx</link>
      <author>catellani@aa.aa (Dott. Giulia Catellani)</author>
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      <pubDate>Wed, 24 Apr 2024 00:11:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Fisiologia della produzione di latte</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Giulia Catellani, laureanda MV)</strong></p>
<p>La ghiandola mammaria durante la vita della scrofa subisce diverse modifiche, atte ad assecondare il momento riproduttivo corrente.</p>
<p>Il primo cambiamento che avviene &egrave; durante la <strong>lattogenesi</strong>, cio&egrave; quando la mammella si prepara a secernere in primis <strong>colostro</strong> e successivamente <strong>latte</strong>; tale processo pu&ograve; essere suddiviso in due fasi: la prima in cui le cellule del tessuto mammario si preparano per la sintesi dei diversi componenti del latte (i quali arriveranno agli alveoli tra il 90&deg; e il 105&deg; giorno di gestazione) e la seconda fase che descrive la sintesi del latte e la sua secrezione in prossimit&agrave; del parto.</p>
<p>A livello cellulare il maggiore cambiamento avviene al termine della gravidanza, durante il primo periodo di lattazione (detta &ldquo;<strong>fase colostrale</strong>&rdquo;), nel quale le giunzioni che circondano gli alveoli si allargano permettendo la trasudazione del siero dai capillari agli alveoli (vedi Figura 1); la maggiore permeabilit&agrave; unita all&rsquo;aumento del flusso sanguigno consente un continuo scambio di componenti dal sangue al latte e viceversa. Siccome la secrezione del colostro &egrave; di breve durata il contributo sistemico &egrave; di qualit&agrave; rispetto alla quantit&agrave;, infatti durante la lattazione il contenuto sierico di molti componenti del latte come lattosio, immunoglobuline e proteine sieriche del latte (&alpha;‐lattoalbumina and &beta;‐lattoglobulina) vengono prodotte localmente.</p>
<p>Il segnale di inizio per la lattogenesi &egrave; strettamente correlato al &ldquo;complesso ormonale lattogenico&rdquo;, un insieme di cambiamenti ormonali in previsione del parto che ha come conseguenza anche l&rsquo;innesco dei meccanismi di sintesi del latte. Il calo della concentrazione sanguigna del progesterone rimasto alto durante tutta la gravidanza, per esempio, determina un cambiamento a livello di ghiandole mammarie con il fine di produrre il colostro, che a sua volta, interrompendosi poco dopo il parto, innesca il meccanismo per il passaggio verso la produzione del latte.</p>
<p>In contemporanea a termine gravidanza inizia ad agire anche la relaxina, ormone che si accumula nei corpi lutei gi&agrave; all&rsquo;inizio della gestazione, la quale aumenta esponenzialmente; questi due fattori uniti alla crescita di valori anche di prolattina (ormone essenziale per il proseguimento di tutta la lattazione) completano il complesso ormonale rendendo attive le modificazioni alveolari.</p>
<p>&nbsp;<img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/mammella/ghiandolamammaria.jpg" alt="Foto 1: ghiandola mammaria" width="638" height="474" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>&nbsp;Figura 1: Ghiandola mammaria</em></p>
<p>Terminata la lattazione la ghiandola inizia un altro processo di cambiamento, detto <strong>involuzione mammaria</strong>: questo prevede la perdita di 2/3 del parenchima delle mammelle presenti al momento dello svezzamento, per tenere il tessuto a riposo durante il primo trimestre della gestazione.</p>
<p>L&rsquo;involuzione dura per 7 giorni dopo lo svezzamento, con i maggiori cambiamenti che avvengono entro i primi 2; tale mutamento in realt&agrave; potrebbe incominciare precocemente in una singola mammella dopo sole 24h di inutilizzo, motivo per cui nonostante sia un processo reversibile una ghiandola non sollecitata correttamente durante la lattazione porter&agrave; meno latte per tutta la sua durata. Dopo il terzo giorno che le mammelle non secernono latte il cambiamento diventa invece irreversibile.</p>
<p>Di tutto l&rsquo;apparato mammario di una scrofa non &egrave; detto che le ghiandole vengano stimolate e allattino in modo paritario e si &egrave; visto che quelle che sono state sollecitate maggiormente durante una lattazione avranno un&rsquo;involuzione maggiore con un migliore rinnovamento del tessuto, avente quindi una portata lattea pi&ugrave; abbondante durante la lattazione successiva (anche solo utilizzare un capezzolo per due giorni dopo il parto sembra evitare effetti negativi dello stesso al parto successivo).</p>
<p>L&rsquo;improvvisa interruzione di sintesi di latte porta nella scrofa grossi cambiamenti anche a livello metabolico ed endocrino: la prolattina decresce mentre i livelli sierici di lattosio e glucosio aumentano grazie all&rsquo;incremento delle gonadotropine, che permettono al ciclo ovarico di riprendere.</p>
<p>Tali modificazioni all&rsquo;equilibrio ormonale portano grosse alterazioni anche a livello di alveoli, dove essi vengono rimpiazzati principalmente da tessuto adiposo, chiudendo completamente tutte le giunzioni tra le cellule del tessuto mammario e i capillari; si interrompono cos&igrave; gli scambi con il sistema vascolare (processo che si invertir&agrave; nuovamente durante la consecutiva lattogenesi).</p>
<p>Un ritardato svezzamento pu&ograve; portare ad uno sfiancamento del tessuto mammario con conseguente lassit&agrave; di tali giunzioni, che non riuscendosi mai a saldare in modo totale continueranno lo scambio di sostanze e avverr&agrave; quindi la sintesi di latte; il sintomo principale che si rileva sono perdite dal capezzolo fino anche a 44 giorni post-svezzamento.</p>
<p><strong>Risulta quindi molto importante mettere la scrofa nelle migliori condizioni possibili, sia con apporti nutrizionali appropriati che come tempistiche di svezzamento, in quanto una mancata involuzione del tessuto mammario pu&ograve; compromettere tutta la fase di lattogenesi e lattazione successiva, mentre solo una corretta rigenerazione del tessuto permetter&agrave; all&rsquo;animale di continuare ad allattare correttamente in futuro.</strong></p><br /><a href='http://suivet.it/fisiologia-della-produzione-di-latte.aspx'>Dott. Giulia Catellani</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2ffisiologia-della-produzione-di-latte.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/fisiologia-della-produzione-di-latte.aspx</link>
      <author>catellani@aa.aa (Dott. Giulia Catellani)</author>
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      <pubDate>Mon, 11 Mar 2024 05:13:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>L’altra faccia dell’assistenza: la cura del momento del parto a partire dalla gestazione</title>
      <description><![CDATA[<p>(Dott.ssa Angela Bonetto)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il parto &egrave; un insieme di cambiamenti morfologici, fisici ed ormonali quasi paragonabili ad una rivoluzione all&rsquo;interno di un organismo.</p>
<p>I giorni precedenti sono preparatori all&rsquo;evento, ed i cambiamenti interni determinano modificazioni morfologiche osservabili esternamente gi&agrave; qualche giorno prima.</p>
<p>Soprattutto in queste circostanze, l&rsquo;addetto all&rsquo;assistenza in sala parto dev&rsquo;essere sicuramente un buon osservatore, qualit&agrave; essenziale per capire dove e quando intervenire, se necessario. A tal proposito &egrave; importante conoscere la fisiologia degli eventi per capire le ragioni di ci&ograve; che andiamo ad osservare.</p>
<p>Il segnale che d&agrave; l&rsquo;avvio al processo del parto &egrave; rappresentato dal cortisolo prodotto dalla corticale del surrene dei feti, che nell&rsquo;ultimo terzo di gravidanza si sono sviluppati notevolmente e occupano tutto lo spazio disponibile nella cavit&agrave; uterina, che inizia ad essere appunto un ambiente troppo &ldquo;stretto&rdquo;. Il cortisolo stimola nella placenta la sintesi degli enzimi che convertono il progesterone (l&rsquo;ormone della gravidanza) in estrogeni. Ne consegue un rapido calo del rapporto progesterone/estrogeni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quali effetti provocano dunque gli estrogeni? I principali sono schematizzati in Fig.1.</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/parto/parto01.png" alt="Fig1: effetti provocati dagli estrogeni" width="500" /><em>Fig1: effetti provocati dagli estrogeni</em></p>
<p>I cambiamenti ormonali nel periparto sono illustrati nel grafico della Fig.2 (tratto da<em> Fisiologia degli animali domestici, Oystein Sjaastad,Iav Sand,Knut Hove</em>).</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/parto/parto02.png" alt="Fig.2: cambiamenti ormonali nel periparto" width="500" /><br /><em>Fig.2: cambiamenti ormonali nel periparto (da Fisiologia degli animali domestici, Oystein Sjaastad,Iav Sand,Knut Hove)</em></p>
<p>Grazie a questo breve ripasso di fisiologia sar&agrave; sicuramente pi&ugrave; facile ricordare perch&eacute; le mammelle inizino a svilupparsi qualche giorno prima, o perch&eacute; la vulva risulti pi&ugrave; gonfia dai quattro giorni circa prima del parto.</p>
<p>Un ingrossamento ed un arrossamento vulvare al parto sono quindi normalissimi, tuttavia quando questi evolvono in turgore, tumefazione eccessivi ed edema prominente (Fig. 3), la regione vulvare perde la sua elasticit&agrave; e la sua capacit&agrave; distensiva. Tali propriet&agrave; devono essere invece mantenute per assicurare un&rsquo;agevole espulsione dei feti.</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/parto/parto03.jpg" alt="Fig.3: Edema e turgore eccessivo nella regione vulvare" width="500" /><br /><em>Fig.3: Edema e turgore eccessivo nella regione vulvare</em></p>
<p>Il buon osservatore in grado di notare questa anomalia dovr&agrave; quindi riservare un&rsquo;assistenza pi&ugrave; oculata alla/e scrofa/e interessate.</p>
<p>Numerose conseguenze negative possono infatti derivare da questo aspetto che potrebbe sembrare irrilevante per chi non ha mai assistito ad esperienze analoghe.</p>
<p>In primo luogo, alle prime evidenze del caso bisogna avere la prontezza di verificare che la gabbia parto sia adatta alla scrofa ospitata. Soprattutto se ci troviamo davanti a scrofe di mole notevole, sar&agrave; opportuno assicurarsi che l&rsquo;animale abbia a disposizione spazio sufficiente per distendersi sul fianco senza che la regione vulvare sia compressa sul fondo della struttura. &nbsp;Se la vulva, che in prossimit&agrave; del parto ha un apporto ematico maggiore, viene compressa, il ritorno venoso diminuisce e la stasi venosa pu&ograve; peggiorare e causare edema grave, con conseguente ulteriore ingrossamento anomalo della vulva. La cute e la mucosa risulteranno distese, e quindi pi&ugrave; facilmente suscettibile a lesioni traumatiche. Le possibili conseguenti lacerazioni, oltre ad essere dolorose, costituiscono una facile via d&rsquo;accesso per le infezioni batteriche e, cosa ancora pi&ugrave; grave, provocare emorragie spesso letali per la scrofa.</p>
<p>In tali circostanze, oltre ai trattamenti farmacologici antiemorragici (come la vitamina K), un aiuto sostanziale pu&ograve; derivare da pratici rimedi casalinghi a base di ghiaccio e polveri adsorbenti. L&rsquo;utilizzo del ghiaccio pu&ograve; sembrare banale, ma provocando vasocostrizione aiuta a fermare l&rsquo;emorragia. Manicotti di ghiaccio ottenuti grazie ai guanti da esplorazione (Fig. 4) risultano essere molto efficaci; il consiglio &egrave; di averne sempre qualcuno di pronto a disposizione.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/parto/parto04.jpg" alt="Fig.4: uso di manicotti di ghiaccio per evitare emorragie nella zona vulvare" width="500" /><br /><em>Fig.4: uso di manicotti di ghiaccio per evitare emorragie nella zona vulvare</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come esito della guarigione per seconda intenzione delle ferite, si formeranno delle cicatrici che condizioneranno negativamente i parti successivi. Il parto rischia di essere compromesso sia per la presenza contemporanea di pi&ugrave; suinetti lungo il canale del parto e la difficolt&agrave; ad uscire, sia per l'inerzia uterina secondaria a causa delle continue contrazioni senza avanzamento dei feti.</p>
<p>La questione potrebbe quindi risultare molto delicata, soprattutto se il problema fosse diffuso e si ripetesse sistematicamente in azienda.</p>
<p>Un primo approccio risolutivo potrebbe riguardare la manutenzione e l&rsquo;adeguamento delle gabbie parto, eliminando qualsiasi parte lesiva di esse, con particolare riferimento alle cos&igrave;ddette bavette, ovvero a quelle asperit&agrave; presenti nei punti di saldatura fra i vari componenti della gabbia, problema spesso evidente nelle realt&agrave; di nuova fattura.</p>
<p>Nel caso di una diffusione massiva della problematica, non si pu&ograve; evitare di svolgere un&rsquo;indagine pi&ugrave; approfondita sul mangime somministrato alle scrofe. In particolare, va esaminato il contenuto di zearalenone, micotossina prodotta nel mais da<em> F. roseum</em> in condizioni particolari di umidit&agrave; elevata (23&ndash;25%), che si lega in modo competitivo ai recettori degli estrogeni. Tuttavia, allo stesso tempo bisognerebbe assistere a segni clinici nella prole di genere femminile, ovvero gonfiore della vulva e dei capezzoli, infiltrazione edematosa della regione perineale per poter affermare senza ombra di dubbio che si tratti di intossicazione da zearalenone. Se questi segni non sono presenti non significa che il problema legato alle micotossine sia inesistente, ma suggerisce al veterinario alimentarista di controllare altri aspetti del mangime, come ad esempio il contenuto di sodio.</p>
<p>Dalla discussione di questa problematica si evince che una buona assistenza alla sala parto inizi ancora prima che la scrofa vi entri, e che l&rsquo;attenzione debba essere rivolta a molteplici aspetti che ad un primo approccio possono sembrare non direttamente collegati alla questione iniziale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Riferimenti:</p>
<p><em>- Diseases of Swine, Eleventh Edition. Editor(s): Jeffrey J. Zimmerman Locke A. Karriker Alejandro Ramirez Kent J. Schwartz Gregory W. Stevenson Jianqiang Zhang</em></p>
<p><em>&copy; 2019 John Wiley &amp; Sons, Inc.</em></p>
<p><em>- Fisiologia degli animali domestici, Oystein Sjaastad,Iav Sand,Knut Hove</em></p>
<p><em>-Pathologic Basis of Veterinary Disease di James F. Zachary (Autore), M. Donald McGavin (Autore), M. Donald McGavin MVSc PhD FACVSc (a cura di)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='http://suivet.it/l’altra-faccia-dell’assistenza-la-cura-del-momento-del-parto-a-partire-dalla-gestazione.aspx'>Dott.ssa Angela Bonetto</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fl%e2%80%99altra-faccia-dell%e2%80%99assistenza-la-cura-del-momento-del-parto-a-partire-dalla-gestazione.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/l’altra-faccia-dell’assistenza-la-cura-del-momento-del-parto-a-partire-dalla-gestazione.aspx</link>
      <author>bonetto@suivet.it (Dott.ssa Angela Bonetto)</author>
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      <pubDate>Mon, 15 Jun 2020 06:49:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Cause di mortalità nelle scrofe in lattazione</title>
      <description><![CDATA[<p>(Dott.ssa Giusy Romano)</p>
<p>Purtroppo, nella realt&agrave; di allevamento, bisogna fare i conti anche con la mortalit&agrave; delle scrofe, la cui percentuale pu&ograve; decisamente variare nei vari contesti aziendali, raggiungendo anche il 10-15% e portandosi fino ad un 20% nelle situazioni pi&ugrave; critiche. Di norma viene considerato accettabile una mortalit&agrave; totale delle scrofe tra il 3 e il 9% e le scrofe che muoiono in sala parto rappresentano circa il 60% dell&rsquo;intera mortalit&agrave; delle scrofe in tutto l&rsquo;allevamento, di cui il 42% avviene nel peri-parto.</p>
<p>Possono essere diverse le cause di mortalit&agrave; nella scrofa in lattazione e il consiglio sarebbe quello di agire in prevenzione, poich&eacute; nella maggior parte dei casi i sintomi sono impercettibili e il decorso &egrave; spesso acuto, con esito infausto per l&rsquo;animale. Le principali cause sono le seguenti: torsioni dell&rsquo;apparato gastroenterico, ulcera gastrica, insufficienza cardiaca, prolasso dell&rsquo;utero ed emorragia della vulva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>TORSIONE DELL&rsquo;APPARATO GASTROENTERICO</h3>
<p>Colpisce solitamente le scrofe in asciutta e possono essere riconosciuti due fattori predisponenti:</p>
<ul>
<li>Eccessiva dilatazione dello stomaco o del piccolo intestino: a causa di pasti molto voluminosi o altamente fermentescibili;</li>
<li>Anatomia dell&rsquo;apparato gastroenterico: questo apparato &egrave; mantenuto in sospensione da un grande, ma unico, legamento (mesentere).</li>
</ul>
<p>In caso di torsione dell&rsquo;apparato gastroenterico &egrave; possibile rilevare come primo sintomo il rigonfiamento dell&rsquo;addome, anche se nella maggior parte dei casi la scrofa viene ritrovata morta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>ULCERA GASTRICA</h3>
<p>&Egrave; una manifestazione abbastanza comune da riscontrare nella scrofa in lattazione, dovuta per lo pi&ugrave; ad un aumento dell&rsquo;ingestione, ma, purtroppo, di difficile diagnosi. La sintomatologia non &egrave; sempre manifesta e dipende dall&rsquo;entit&agrave; della lesione e del suo sanguinamento, che, se abbondante, determina una posizione sternale dell&rsquo;animale con presenza di feci dure e nere, oltre ad apparire anemico e con digrignamento dei denti per il dolore.</p>
<p>In questi casi spostare la scrofa in un ambiente pi&ugrave; tranquillo e alimentarla con un mangime pi&ugrave; facilmente digeribile, insieme all&rsquo;utilizzo di farmaci coagulanti per via intramuscolare, potrebbe risollevare le sorti della scrofa, anche se la conseguente riforma della stessa sar&agrave; l&rsquo;unica soluzione possibile.</p>
<h3 style="float: left; padding-right: 10px;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/mortalitascrofa/mortalitascrofa1.jpg" alt="Foto 1: bagnare cmuso e collo della scrofa" width="300" height="400" /></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3>INSUFFICIENZA CARDIACA</h3>
<p>La scrofa si dimostra essere particolarmente predisposta a questo tipo di problema a causa dell&rsquo;impari rapporto che si viene a creare tra volume del cuore e volume del corpo, ovviamente a vantaggio del secondo. Le situazioni che quindi richiedono un aumento dell&rsquo;attivit&agrave; cardiaca, come ad esempio il parto, possono risultare gi&agrave; un importante fattore di rischio per l&rsquo;insorgenza dell&rsquo;insufficienza cardiaca. I sintomi sono facilmente riconoscibili: agitazione, irrequietezza, respiro sempre pi&ugrave; affannoso fino ad arrivare ad una respirazione a bocca aperta, chiamata &ldquo;fama d&rsquo;aria&rdquo;, occhio sbarrato e forti tremori muscolari. In questo caso &egrave; importante la tempestivit&agrave; d&rsquo;intervento, in particolare se l&rsquo;animale &egrave; solo irrequieto e con il respiro affannoso potrebbe essere sufficiente rimuovere la mangiatoia, bagnare il muso e il collo dell&rsquo;animale (Foto 1) e somministrare per via intramuscolare un coadiuvante per le miopatie. Se invece la scrofa &egrave; gi&agrave; in fame d&rsquo;aria&rdquo; e manifesta dei tremori, diventa necessario somministrare per via intramuscolare sia un broncodilatatore che un coadiuvante per le miopatie, oltre a spostare l&rsquo;animale in un ambiente pi&ugrave; arieggiato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="float: left; padding-right: 10px;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/mortalitascrofa/mortalitascrofa2.jpg" alt="Foto 2: prolasso dell'utero" width="300" /></h3>
<h3>PROLASSO DELL&rsquo;UTERO</h3>
<p><br />&Egrave; responsabile di circa il 7% della mortalit&agrave; totale e colpisce solitamente le scrofe dal quinto parto in avanti o le scrofe con molti suinetti e/o suinetti di grandi dimensioni al momento del parto. Pur non essendo ben chiare le cause scatenanti, le ipotesi pi&ugrave; accreditate sono un aumento delle dimensioni del canale del parto, un utero pi&ugrave; lungo flaccido e una maggiore rilassatezza della regione perianale. Di solito l&rsquo;utero impiega dalle 2 alle 4 ore dopo il parto per prolassare, tutto (Foto 2) o in parte, con il rischio che la scrofa muoia per emorragia. Inoltre, se il prolasso avviene prima del parto &egrave; a rischio tutta la covata e, in ogni caso, &egrave; necessaria la conseguente riforma della scrofa, poich&eacute; tutti gli interventi per la risoluzione della problematica sono molto laboriosi e purtroppo inefficaci, tranne in caso di tempestivo intervento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div style="float: left; padding-right: 10px;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/mortalitascrofa/mortalitascrofa3.jpg" alt="Foto 3: emorragia della vulva" width="300" /></div>
<h3>EMORRAGIA DELLA VULVA</h3>
<p><br />Questa condizione si manifesta in seguito alla rottura di alcuni vasi sanguigni per una eccessiva dilatazione o trauma dei tessuti dell&rsquo;organo. La vulva si ricopre di sangue e i tessuti diventano molto fragili (Foto 3), a tal punto che anche un lieve evento traumatico pu&ograve; determinare un&rsquo;emorragia con grande perdita di sangue e rischio di morte dell&rsquo;animale per dissanguamento. L&rsquo;esplorazione delle scrofette durante un&rsquo;attivit&agrave; di assistenza al parto pu&ograve; essere, per esempio, un fattore scatenante. In questo caso &egrave; importante cercare di tamponare la zona, all&rsquo;interno della vulva, da cui scaturisce l&rsquo;emorragia, oltre all&rsquo;utilizzo di polveri disinfettanti e adsorbenti che possono favorire la cicatrizzazione della parte interessata. L&rsquo;utilizzo di ghiaccio &egrave; sicuramente consigliabile, oltre a proteggere la vulva da ulteriori traumi che potrebbe procurarsi con la gabbia, quindi un&rsquo;imbottitura di quest&rsquo;ultima potrebbe aiutare sicuramente allo scopo. Nelle successive 24 ore possono verificarsi recidive letali, quindi la scrofa deve essere tenuta sotto stretto monitoraggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='http://suivet.it/cause-di-mortalità-nelle-scrofe-in-lattazione.aspx'>Dott.ssa Giusy Romano</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fcause-di-mortalit%c3%a0-nelle-scrofe-in-lattazione.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/cause-di-mortalità-nelle-scrofe-in-lattazione.aspx</link>
      <author>romano@suivet.it (Dott.ssa Giusy Romano)</author>
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      <pubDate>Fri, 20 Dec 2019 15:20:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Scrofetta: fattori che influenzano lo sviluppo dell’apparato genitale (terza parte)</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Dott.ssa Lucia Tagliaferri - Dott. Mazzoni)</strong><br />La produttivit&agrave; dell&rsquo;allevamento suinicolo, viene valutata in base al numero di suinetti svezzati/scrofa/anno (SSA). Alcuni studi, volti ad identificare quegli elementi in grado di migliorare le prestazioni riproduttive delle scrofe al primo parto, si sono concentrati sulla determinazione delle condizioni ottimali in cui si deve trovare l&rsquo;apparato genitale, prima dell&rsquo;accoppiamento fecondate vero e proprio. L'obiettivo &egrave; di aumentare la dimensione della covata e la sopravvivenza dei suinetti al primo parto, influenzando cos&igrave; gli SSA.</p>
<p>Molto importanti al riguardo, sono i seguenti punti:</p>
<ol>
<li>Accelerare l'inizio della pubert&agrave; e l'accoppiamento entro il terzo ciclo</li>
<li>Confermare, prima dell&rsquo;inseminazione, la lunghezza della vagina</li>
</ol>
<h5>Accelerare l'inizio della pubert&agrave;, quindi l&rsquo;accoppiamento entro il terzo calore</h5>
<p>Questi punti devono essere ben indagati prima di introdurre una scrofetta in produzione e due sono i casi che si possono presentare in base alla provenienza degli animali:</p>
<p>1)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Scrofetta di autorimonta o rimonta interna: per questi giovani riproduttori la stimolazione con il verro dovrebbe incominciare attorno ai 200 giorni di vita (110-120kg). In questo vi sono per&ograve; considerevoli discrepanze, in dipendenza del profilo genetico, come nel caso della Dan Breed, che richiede il primo contatto con il verro a 230 giorni con 140kg di peso vivo. Quello che non varia sono le tempistiche di stimolazione, tutti i giorni, due volte al giorno mattina e sera, possibilmente con due verri diversi. Importante &egrave; tenere in considerazione che la media al primo estro dovrebbe essere attorno ai 160 giorni con, anche in questo caso, variazioni dipendenti dal profilo genetico.</p>
<p>2)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Scrofetta acquistata da nuclei di moltiplicazione: ad un&rsquo;et&agrave; di 170-190 giorni di vita, la venuta in calore dovrebbe essere immediatamente incoraggiata con il contatto di un verro adeguato gi&agrave; nelle ore successive all&rsquo;arrivo in azienda. Fondamentale &egrave; tenere nota dell&rsquo;estro che, tenuto conto dell&rsquo;et&agrave; dell&rsquo;animale, non sar&agrave; certamente il primo.</p>
<p>In conclusione, possiamo affermare che volendo indurre precocemente l&rsquo;estro in una scrofetta proveniente dall&rsquo;autorimonta, la manifestazione del terzo ciclo, si potrebbero concentrare fra i 210 ed i 230 giorni, mentre in caso di rimonta acquistata, fra i 240 ed i 260.</p>
<p>Particolarmente interessante per il condizionamento dell&rsquo;apparato genitale della scrofetta, sembra l&rsquo;impiego del plasma seminale sintetico, da somministrare al calore che precede quello fecondativo. Si tratta di una vera e propria inseminazione, a cui per&ograve; non fa seguito la fecondazione. Il meccanismo con cui questa pratica svolgerebbe la sua attivit&agrave;, non &egrave; ancora del tutto conosciuto, tuttavia sembra che una prima infusione endometriale di plasma seminale, porti ad una sorta di &ldquo;immunizzazione&rdquo; dell&rsquo;organo verso il seme, riducendo cos&igrave; la reazione infiammatoria durate l&rsquo;inseminazione successiva, cio&egrave; quella fecondante. Risultati analoghi si ottengono con il seme fresco inattivato dal congelamento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>Confermare, prima dell&rsquo;inseminazione, la lunghezza della vagina</h5>
<p>Abbiamo gi&agrave; sottolineato l&rsquo;importanza delle dimensioni dell&rsquo;apparato genitale femminile e, data la variabilit&agrave; individuale, si ritiene utile conoscere quelle del tratto della vagina al momento della fecondazione. Infatti anche se l&rsquo;aver lasciato trascorrere tre cicli estrali, porta ad un importante sviluppo dell&rsquo;organo, sappiamo che a dimensioni di quest&rsquo;organo ridotte, corrispondono ridotte prestazioni di prolificit&agrave; rispetto alla media della popolazione.</p>
<p>Alcuni studi sono stati condotti per rapportare la lunghezza della vagina, con la fertilit&agrave; e la dimensione della covata. La tabella 1, mostra infatti risultati relativi alla prima inseminazione, sulla natalit&agrave; totale in base alla lunghezza della vagina. In questo ormai datato studio, dove anche lo stesso miglioramento della natalit&agrave; totale fa sorridere, risulta ben evidente come in scrofette Duroc inseminate a 150-160 giorni di vita, vi sia un significativo incremento della prolificit&agrave; all&rsquo;aumentare della lunghezza della vagina stessa. &Egrave; possibile quindi concludere che la lunghezza della vagina condizioni la prolificit&agrave; al primo parto.</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<th colspan="3"><br />Lunghezza della vagina e suinetti nati totali<br /><br /></th>
</tr>
<tr>
<th>Lunghezza (cm)</th>
<th>Nr.</th>
<th>Nati totali</th>
</tr>
<tr>
<th>&lt;20</th>
<td style="text-align: center;">62</td>
<td>7.19&plusmn;0.12<sup>a</sup></td>
</tr>
<tr>
<th>20-24</th>
<td style="text-align: center;">458</td>
<td>7.89&plusmn;0.15<sup>b</sup></td>
</tr>
<tr>
<th>&gt;24</th>
<td style="text-align: center;">108</td>
<td>9.87&plusmn;0.32<sup>c</sup></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em>&nbsp;Tabella 1: livelli di significativit&agrave;: ab-P&lt;0.05. bc;ac-P&gt;0.001</em></p>
<p>Questa evidenza lascia pensare ad un possibile impiego di routine della misurazione dell&rsquo;organo all&rsquo;atto dell&rsquo;inseminazione, proprio come valido strumento di selezione zootecnica.</p>
<h5>Vediamo ora di concludere con i punti chiave di questi articoli</h5>
<ol>
<li>Il momento della fecondazione della scrofetta &egrave; alla base per mantenere alta la prolificit&agrave; della scrofa che sar&agrave;, per tutto il resto della sua carriera riproduttiva.</li>
<li>Il corretto sviluppo del tratto genitale della scrofetta &egrave; la chiave di volta per ottenere elevate prestazioni dall&rsquo;animale sia sulla fertilit&agrave;, ma anche e soprattutto sulla prolificit&agrave; al primo parto.</li>
<li>Lo sviluppo non &egrave; uguale in tutti gli individui, tuttavia organi genitali esterni infantili, sono spesso indice di un apparato genitale interno di dimensioni non soddisfacenti (soprattutto in relazione alle corna uterine).</li>
<li>Et&agrave;, peso e genetica della scrofetta sono fattori che hanno una forte influenza sulla prolificit&agrave;.</li>
<li>L'alimentazione ed il trattamento con le gonadotropine esogene possono favorire lo sviluppo del tratto genitale nelle scrofette prepuberi, ma il passare dei cicli estrali, quindi l&rsquo;et&agrave;, rappresentano il miglior modo per raggiungere un corretto sviluppo del tratto genitale.</li>
<li>Per aumentare le dimensioni della covata alla nascita e la sopravvivenza dei suinetti al primo parto &egrave; importante accelerare l'inizio della pubert&agrave;, effettuando l&rsquo;inseminazione al terzo estro ed andando a confermare, nel contempo, anche la lunghezza della vagina.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>Articolo precedente 1: <a href="https://suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell%e2%80%99apparato-genitale.aspx">Scrofetta: fattori che influenzano lo sviluppo dell&rsquo;apparato genitale (prima parte)</a></p>
<p>Articolo precedente: <a href="https://www.suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell%e2%80%99apparato-genitale-seconda-parte.aspx">Scrofetta: fattori che influenzano lo sviluppo dell&rsquo;apparato genitale (seconda parte)</a></p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='http://suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell’apparato-genitale-terza-parte.aspx'>Dott. Claudio Mazzoni</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fscrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell%e2%80%99apparato-genitale-terza-parte.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell’apparato-genitale-terza-parte.aspx</link>
      <author>mazzoni@suivet.it (Dott. Claudio Mazzoni)</author>
      <comments>http://suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell’apparato-genitale-terza-parte.aspx</comments>
      <guid isPermaLink="true">http://suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell’apparato-genitale-terza-parte.aspx</guid>
      <pubDate>Fri, 19 Jul 2019 11:46:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Scrofetta: fattori che influenzano lo sviluppo dell’apparato genitale (seconda parte)</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Dott.ssa Lucia Tagliaferri - Dott. Mazzoni)</strong></p>
<h3>Nutrienti ed ormoni</h3>
<p>Come abbiamo sottolineato nell&rsquo;articolo scorso, l&rsquo;et&agrave; ed il peso hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo dell&rsquo;apparato riproduttivo. Questo concetto &egrave; valido solo a parit&agrave; di condizioni di salute e di gestione dell&rsquo;allevamento. Esistono tuttavia delle variazioni individuali che possono causare un ritardo nello sviluppo di per s&eacute; in grado di compromettere il futuro riproduttivo dell&rsquo;animale.</p>
<p>&Egrave; proprio nel tentativo di risolvere questo tipo di problematica, che &egrave; importante considerare altri interventi per favorire lo sviluppo del tratto genitale e la sua risposta agli stimoli gestionali della riproduzione.</p>
<p>Questi fattori sono:</p>
<ul>
<li>Nutrizione</li>
<li>Induzione ormonale con gonadotropina sierica</li>
<li>Traccamento con progestinico</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Nutrizione</h3>
<p>In linea di principio &egrave; importante che vengano adeguatamente soddisfatte le esigenze nutrizionali della scrofetta durante la sua crescita. In aggiunta a questo, certamente interessante &egrave; l&rsquo;integrazione con vitamine e minerali, in grado di stimolare lo sviluppo del tratto genitale. &Egrave; il caso ad esempio delle Vitamine A, D3, E e dei minerali come il selenio che, qualora somministrati prima della pubert&agrave;, sono in grado di favorire lo sviluppo del tratto genitale nelle scrofette. Nella tabella due vengono espressi valori che, seppur datati, mettono bene in evidenza che un vero e proprio shock vitaminico, o flushing che dir si voglia, costituito da 900.000 UI di vitamina A+300.000 UI di vitamina D3+300 mg di vitamina E+0,25 mg di Selenio, somministrato nei 10 giorni precedenti la stimolazione al primo estro, sia in grado di favorire lo sviluppo dell&rsquo;ovaio e promuovere la crescita follicolare.</p>
<table style="height: 104px;" width="776">
<tbody>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
<td colspan="2"><strong>Utero</strong><br /><br /></td>
<td colspan="2"><strong>Ovaio sx</strong><br /><br /></td>
<td colspan="2"><strong>Ovaio dx</strong><br /><br /></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Razza</strong></td>
<td>peso utero (g)</td>
<td>Corno sx (cm)</td>
<td>Corno dx (cm)</td>
<td>Peso</td>
<td>Lunghezza (cm)</td>
<td>Peso</td>
<td>Lunghezza (cm)</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Controllo</strong></td>
<td>163.5&plusmn;36.7a</td>
<td>56.6&plusmn;6.5a</td>
<td>55.8&plusmn;5.7c</td>
<td>4.0&plusmn;1.3a</td>
<td>2.7&plusmn;0.4c</td>
<td>3.4&plusmn;0.9a</td>
<td>2.6&plusmn;0.4c</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Flushing vitaminico-minerale</strong></td>
<td>347.4&plusmn;60.65b</td>
<td>78.0&plusmn;12.9b</td>
<td>68.2&plusmn;10.9d</td>
<td>5.9&plusmn;2.1b</td>
<td>3.3&plusmn;0.4d</td>
<td>5.0&plusmn;0.7b</td>
<td>3.1&plusmn;0.3d</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em>Tabella 1: De Alba et al. 1998. Lettere diverse indicano diversa significativit&agrave;</em></p>
<h3>Induzione ormonale con gonadotropina sierica</h3>
<p>La capacit&agrave; di concepimento, ed il relativo mantenimento della gravidanza nella scrofetta, dipendono dall'et&agrave; e dal peso dell&rsquo;animale al momento del trattamento (Zięcik, 1996). La somministrazione di eCG e hCG ha una sua comprovata efficacia, ed &egrave; quindi in grado di indurre l'ovulazione, solo in scrofette prepuberi.</p>
<p>Nella tabella 2 &egrave; stato studiato l&rsquo;effetto dell'induzione ormonale con 600UI di eCG e 200UI di hCG sullo sviluppo dell'apparto genitale della scrofetta prepubere.</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;">&nbsp;</td>
<td style="text-align: center;">&nbsp;</td>
<td style="text-align: center;">&nbsp;</td>
<td style="text-align: center;">&nbsp;</td>
<td style="text-align: center;" colspan="2"><strong>Ovaio sx</strong></td>
<td style="text-align: center;" colspan="2"><strong>Ovaio dx</strong></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Trattamento</strong></td>
<td>Nr.</td>
<td>Et&agrave; (gg)</td>
<td>Vagina (cm)</td>
<td>Peso (g)</td>
<td>Lunghezza (cm)</td>
<td>Peso (g)</td>
<td>Lunghezza (cm)</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Senza eCG</strong></td>
<td>100</td>
<td>150</td>
<td>4.2&plusmn;2.0</td>
<td>2.9&plusmn;0.1</td>
<td>2.2&plusmn;0.1</td>
<td>2.9&plusmn;0.1</td>
<td>2.2&plusmn;0.1</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Con eCG</strong></td>
<td>100</td>
<td>150</td>
<td>6.1&plusmn;2.3</td>
<td>2.3&plusmn;1.3</td>
<td>2.1&plusmn;0.4</td>
<td>2.2&plusmn;0.9</td>
<td>2.0&plusmn;0.4</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em>Tabella 2: Effetto dell'induzione ormonale con 600UI di eCG e 200UI di hCG nello sviluppo dell'apparto genitale della scrofetta prepubere</em></p>
<p>Da quanto si evince nella precedente tabella, l&rsquo;utilizzo di questi farmaci deve essere oculatamente scelto, con il supporto del proprio consulente, al fine di impiegarlo nel migliore dei modi per ridurre i rischi e ottimizzare la produzione. In tal senso vale la pena ricordare il suo indispensabile ruolo nel controllo della gestione dei flussi, a seguito di un loro grave disordine, vedi il caso della sindrome dell&rsquo;ipofertilit&agrave; estiva. Tuttavia, vale la pena ricordare che, quando le scrofette sono indotte al primo estro attraverso l&rsquo;impiego delle gonadotropine esogene, l&rsquo;insorgenza del secondo estro &egrave; molto irregolare rispetto ai 21 giorni che normalmente intercorrono fra il primo ed il secondo (De Alba et al. 1998). Le gonadotropine rimangono comunque un ormone d&rsquo;elezione nel controllo della riproduzione di molte aziende, ma vengono sempre di pi&ugrave; intese come uno strumento volto a supportare il ruolo del management aziendale e non in sostituzione dello stesso, come erroneamente accadeva in passato.</p>
<h3>Ciclo sessuale e il trattamento con i progestinici</h3>
<p>Il trattamento con un progestinico (l&rsquo;Altrenogest), mostra la sua efficacia come induttore, nonch&eacute; sincronizzatore degli estri, nelle scrofette cicliche quindi in quelle che hanno gi&agrave; manifestato il primo estro.</p>
<p>Nella tabella 3, vengono dimostrate le differenze sulle dimensioni dell&rsquo;utero, in rapporto all&rsquo;et&agrave;, nell&rsquo;animale prepubere, al 1&deg;, 2&deg; e 3&deg; estro rispetto alla scrofetta trattata con l&rsquo;altrenogest e al secondo estro.&nbsp; Come si pu&ograve; vedere le dimensioni dell&rsquo;utero del gruppo trattato con il progestinico (ultimo gruppo) sono sensibilmente maggiori rispetto agli altri.</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
<td>Scrofetta prepubere</td>
<td>Scrofetta al 1&deg; estro</td>
<td>Scrofetta al 2&deg; estro</td>
<td>Scrofetta al 3&deg; estro</td>
<td>Scofetta al 2&deg; estro+Altrenogest</td>
</tr>
<tr>
<td>Et&agrave; (gg)</td>
<td style="text-align: center;">150</td>
<td style="text-align: center;">196</td>
<td style="text-align: center;">223</td>
<td style="text-align: center;">249</td>
<td style="text-align: center;">253</td>
</tr>
<tr>
<td>Numero animali</td>
<td style="text-align: center;">20</td>
<td style="text-align: center;">20</td>
<td style="text-align: center;">20</td>
<td style="text-align: center;">20</td>
<td style="text-align: center;">18</td>
</tr>
<tr>
<td>Sviluppo dell'utero (cm)</td>
<td style="text-align: center;">38.1</td>
<td style="text-align: center;">54.1</td>
<td style="text-align: center;">61</td>
<td style="text-align: center;">75</td>
<td style="text-align: center;">79</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em>&nbsp;Tabella 3: effetto del ciclo sessuale e del trattamento con Altrenogest sullo sviluppo dell'apparato genitale della scrofetta</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In generale quindi, l'effetto legato al susseguirsi dei cicli sessuali, sullo sviluppo del tratto genitale, &egrave; il sistema naturale di maggior impatto per aumentare la produttivit&agrave; nella scrofetta.</p>
<p>Fra i fattori in grado di influenzare in modo significativo lo sviluppo dell&rsquo;apparato genitale, l&rsquo;ultimo, non certo per ordine di importanza, che indagheremo &egrave; quello legato al condizionamento del tratto genitale stesso. Ovvero cosa &egrave; possibile fare per preparare al meglio l&rsquo;apparato riproduttivo della scrofetta al primo intervento fecondativo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Articolo precedente: <a href="https://suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell%e2%80%99apparato-genitale.aspx">Scrofetta: fattori che influenzano lo sviluppo dell&rsquo;apparato genitale (prima parte)</a></p>
<p>Articolo successivo: <a href="https://www.suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell%E2%80%99apparato-genitale-terza-parte.aspx">Scrofetta: fattori che influenzano lo sviluppo dell&rsquo;apparato genitale (terza parte)</a></p><br /><a href='http://suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell’apparato-genitale-seconda-parte.aspx'>Dott. Claudio Mazzoni</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fscrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell%e2%80%99apparato-genitale-seconda-parte.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell’apparato-genitale-seconda-parte.aspx</link>
      <author>mazzoni@suivet.it (Dott. Claudio Mazzoni)</author>
      <comments>http://suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell’apparato-genitale-seconda-parte.aspx</comments>
      <guid isPermaLink="true">http://suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell’apparato-genitale-seconda-parte.aspx</guid>
      <pubDate>Tue, 07 May 2019 17:17:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Scrofetta: fattori che influenzano lo sviluppo dell’apparato genitale</title>
      <description><![CDATA[<p><em><strong>(Dott.ssa Lucia Tagliaferri - Dott. Mazzoni)</strong></em></p>
<p>L&rsquo;apparato genitale della scrofetta, &egrave; possibile definirlo come quello strumento con cui l&rsquo;animale dovr&agrave; esibirsi all&rsquo;interno dell&rsquo;orchestra, cio&egrave; la mandria. Il compito del direttore, quindi il nostro compito, &egrave; quello di prepararlo in modo adeguato e mantenerlo efficiente nel tempo in modo da garantirci la massima espressione del suo potenziale genetico per almeno 5 o 6 parti.</p>
<p>Possono cos&igrave; essere individuati quattro fattori che influenzano lo sviluppo dell&rsquo;apparato genitale, di seguito elencati:</p>
<ul>
<li>et&agrave; e peso (discussi in questo articolo)</li>
<li>genetica (discussa in questo articolo),</li>
<li>nutrienti ed ormoni (prossimo articolo)</li>
<li>stato alla prima copertura (prossimo articolo).</li>
</ul>
<h3>Et&agrave; e peso</h3>
<p>L&rsquo;et&agrave; ed il peso, sono parametri di facile determinazione nelle aziende da riproduzione, questo anche perch&eacute; dalla maggioranza degli allevatori, vengono ritenuti fondamentali nella scelta del momento migliore per l&rsquo;introduzione delle scrofette nel ciclo produttivo, quindi sono la spia per verificare se l&rsquo;animale &egrave; in possesso o meno, dei requisiti minimi per ricevere il primo intervento fecondativo.</p>
<p>Studi storici, ma pur sempre autorevoli, hanno messo in evidenza che se paragoniamo primipare a pi&ugrave; alta, con quelle a pi&ugrave; bassa prolificit&agrave;, le prime hanno mediamente 40 giorni in pi&ugrave; di vita alla copertura rispetto alle seconde (Tabella 1).</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<th>Suinetti nati al primo parto</th>
<th>Primipare</th>
<th>Suinetti totali per perto dal 1&deg; al 5&deg;</th>
<th>Et&agrave; alla prima inseminazione</th>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;">&gt;=11</td>
<td style="text-align: center;">87</td>
<td style="text-align: center;">11.1</td>
<td style="text-align: center;">258 gg</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;">&lt;=8</td>
<td style="text-align: center;">109</td>
<td style="text-align: center;">9.5</td>
<td style="text-align: center;">218 gg</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em>Tabella1: M. Rillo 1997</em></p>
<p>Da qui l&rsquo;importanza di preparare e scegliere bene la scrofetta al fine di ottimizzarne i risultati al primo parto che, come sappiamo, condizionano significativamente l&rsquo;intera futura carriera riproduttiva. Il primo passo da fare &egrave; preparare correttamente l&rsquo;animale durante l&rsquo;acclimatamento, e quindi organizzare un buon piano di adattamento e profilassi. In questa fase intendiamo sottolineare sia il ruolo dell&rsquo;adattamento ai patogeni della scrofaia, per i quali vi invitiamo a confrontarvi sempre con il vostro consulente veterinario, sia alle strutture, verosimilmente alla gabbia, anche se riteniamo fondamentali l&rsquo;uomo e l&rsquo;alimentazione.</p>
<p>Tutti questi fattori sono in grado di condizionare indirettamente l&rsquo;attivit&agrave; riproduttiva, poich&eacute; riescono ad interferire con l&rsquo;asse ipotalamo-ipofisario e, quindi, con la secrezione degli ormoni sessuali (gonadotropine endogene). Pertanto sia la pubert&agrave; che la crescita dei follicoli ovarici e del tasso di ovulazione, ne sono fortemente influenzati. Inoltre, dobbiamo tener conto della capacit&agrave; di risposta dell&rsquo;ovaio all&rsquo;attivit&agrave; delle gonadotropine che &egrave; condizionata ad uno sviluppo minimo del tratto genitale. Questo significa che ad un apparato riproduttivo pi&ugrave; grande, corrisponde un&rsquo;attivit&agrave; ovarica maggiore rispetto ad uno pi&ugrave; piccolo. Ecco il perch&eacute; con il trascorrere del tempo, quindi con il susseguirsi dei cicli estrali, l&rsquo;apparato riproduttivo risulter&agrave; pi&ugrave; efficiente proprio dal momento in cui sar&agrave; pi&ugrave; sviluppato e quindi pi&ugrave; maturo. Importante sottolineare al riguardo il ruolo del progesterone, vista la presenza di un suo analogo a livello commerciale. Infatti con il susseguirsi dei cicli favorisce lo sviluppo dell&rsquo;utero ed un aumento di peso dell&rsquo;ovaio (Martin Rillo 1997).</p>
<p>Per capire la dimensione dell&rsquo;utero &egrave; necessario valutare la lunghezza della vagina, in effetti all&rsquo;aumentare della lunghezza della vagina, aumenta anche la lunghezza dell'utero e, molto interessante, la cosa &egrave; stata quantificata anche numericamente (Tabella 2).</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<th style="text-align: center;">&nbsp;</th>
<th style="text-align: center;" colspan="2">Utero<br /><br /></th>
</tr>
<tr>
<th style="text-align: center;">Vagina cm</th>
<th style="text-align: center;">Corno sinistro cm</th>
<th style="text-align: center;">Corno destro cm</th>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;">3</td>
<td style="text-align: center;">56.6</td>
<td style="text-align: center;">54.8</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;">4</td>
<td style="text-align: center;">65.7</td>
<td style="text-align: center;">62.3</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;">5</td>
<td style="text-align: center;">73.6</td>
<td style="text-align: center;">71.8</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;">6-7</td>
<td style="text-align: center;">83.5</td>
<td style="text-align: center;">85.8</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em>Tabella 2: Rapporti fra lunghezza della vagina e lunghezza delle corna uterine (razza Duroc 1997)</em></p>
<p>Analizzando la tabella &egrave; possibile evidenziare che per ogni centimetro di vagina in pi&ugrave;, ci sono 8-9 cm di corno uterino in pi&ugrave;. In sintesi, lo sviluppo del tratto genitale della scrofetta, quindi l&rsquo;et&agrave;, &egrave; un aspetto in grado di influenzare favorevolmente sia la pubert&agrave; che la risposta dell&rsquo;ovaio alle gonadotropine. Dobbiamo tenere in grande considerazione questi concetti poich&eacute; un ovaio adeguatamente maturo, genera ovuli pi&ugrave; vitali che a loro volta produrranno embrioni pi&ugrave; vitali, come peraltro avviene in tutte le specie.</p>
<h3>Genetica</h3>
<p>Indubbiamente le linee iperprolifiche, hanno nell&rsquo;aumento del numero di nati vivi, uno dei loro punti di forza anche se non &egrave; certamente l&rsquo;unico. Gli incroci iperprolifici moderni sono stati ottenuti, in buona parte, mediante l&rsquo;impiego di sangue delle razze cinesi che, gi&agrave; a partire dai 120 giorni di vita, manifestano un&rsquo;attivit&agrave; ormonale ed uno sviluppo dell&rsquo;apparato genitale, decisamente superiore rispetto alla razza europea della stessa et&agrave;. Questo &egrave; il motivo per cui le genetiche moderne hanno una pubert&agrave; pi&ugrave; precoce di quanto non accadesse nel passato.</p>
<p>Per le linee europee e americane, la variabilit&agrave; delle dimensioni dell&rsquo;apparato genitale e dell&rsquo;et&agrave; attesa alla pubert&agrave; (entro il 5&deg;-6&deg; mese), dipendono dalla razza e dall&rsquo;individuo, essendo fortemente influenzate dalla selezione fatta. Nella tabella 3 osserviamo alcune differenze anatomiche, relative all&rsquo;apparto genitale, tra scrofe Duroc vs un ibrido molto comune quale Large White x Landrace. In particolare vengono valutate le dimensioni del tratto genitale ed il peso delle ovaie a 150-160 giorni di et&agrave;.</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<th>&nbsp;</th>
<th>&nbsp;</th>
<th>&nbsp;</th>
<th>&nbsp;</th>
<th colspan="2">&nbsp; Utero</th>
<th colspan="2">&nbsp; Ovaio sx</th>
<th colspan="2">&nbsp; Ovaio dx</th>
</tr>
<tr>
<th>Razza</th>
<th>Nr</th>
<th>Et&agrave; (gg)</th>
<th>Vagina (cm)</th>
<th>Corno sx (cm)</th>
<th>Corno dx (cm)</th>
<th>Peso (g)</th>
<th>Lunghezza (cm)</th>
<th>Peso (g)</th>
<th>Lunghezza (cm)</th>
</tr>
<tr>
<td><strong>LWxLD</strong></td>
<td style="text-align: center;">100</td>
<td style="text-align: center;">15'-160</td>
<td style="text-align: center;">8.2&plusmn;0.2</td>
<td style="text-align: center;">57.7&plusmn;1.9</td>
<td style="text-align: center;">58.0&plusmn;3.1</td>
<td style="text-align: center;">2.9&plusmn;0.1</td>
<td style="text-align: center;">2.2&plusmn;0.1&nbsp;</td>
<td style="text-align: center;">&nbsp;2.9&plusmn;0.1</td>
<td style="text-align: center;">2.2&plusmn;0.1&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Duroc</strong></td>
<td style="text-align: center;">128</td>
<td style="text-align: center;">150</td>
<td style="text-align: center;">6.2&plusmn;2.0</td>
<td style="text-align: center;">38.0&plusmn;7.1</td>
<td style="text-align: center;">&nbsp;39.0&plusmn;5.3</td>
<td style="text-align: center;">2.3&plusmn;0.3</td>
<td style="text-align: center;">2.1&plusmn;0.1</td>
<td style="text-align: center;">&nbsp;2.2&plusmn;0.9</td>
<td style="text-align: center;">2.0&plusmn;0.4</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em>Tabella 1: M. Rillo 1998</em></p>
<p>La differenza di dimensioni dell'utero &egrave; di circa 20 cm a favore dell&rsquo;incrocio LW/LD, mentre non si osservano sostanziali variazioni nelle dimensioni delle ovaie. Alla luce di queste osservazioni, viene facile intuire perch&eacute; il profilo genetico sia piuttosto determinante sul parametro della prolificit&agrave;. Nel nostro caso, un ovaio pi&ugrave; grande produrr&agrave; pi&ugrave; ovuli ed un utero pi&ugrave; voluminoso conterr&agrave; pi&ugrave; suinetti.</p>
<p>Continua...</p>
<p>... <a href="https://suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell%e2%80%99apparato-genitale-seconda-parte.aspx">seconda parte qui</a></p>
<p><a href="https://www.suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell%E2%80%99apparato-genitale-terza-parte.aspx">... terza parte qui</a></p><br /><a href='http://suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell’apparato-genitale.aspx'>Dott. Claudio Mazzoni</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fscrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell%e2%80%99apparato-genitale.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell’apparato-genitale.aspx</link>
      <author>mazzoni@suivet.it (Dott. Claudio Mazzoni)</author>
      <comments>http://suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell’apparato-genitale.aspx</comments>
      <guid isPermaLink="true">http://suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell’apparato-genitale.aspx</guid>
      <pubDate>Fri, 08 Mar 2019 11:19:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Neonati e temperatura</title>
      <description><![CDATA[<p>(Dott. Claudio Mazzoni)</p>
<p>In ogni sala parto che mi &egrave; capitato di visitare, ho sempre avuto ben chiara l&rsquo;importanza del raffreddamento nel suinetto neonato come causa principale dalla mortalit&agrave; sia da denutrizione e diarrea che da schiacciamento. &Egrave; sempre molto difficile far passare quanto sia utile garantire un adeguato apporto di calore gi&agrave; a partire dalle prime ore di vita proprio al fine di evitare quel fatidico colpo di freddo che tanta responsabilit&agrave; ha nell&rsquo;insorgenza della diarrea neonatale.</p>
<p>L&rsquo;esperienza di tutti i giorni ci dimostra quanto sia importante la lampada posizionata all&rsquo;interno della gabbia parto, tuttavia &egrave; opportuno farsi una qualche domanda soprattutto in relazione alle prime ore di vita, come ben si evince dal video allegato. In questo caso infatti, le lampade sono ben posizionate in quella che sar&agrave; l&rsquo;area nido, ma dove si trovano i suinetti? Infatti i neonati nelle prime 24/48 ore di vita, rimangono nelle vicinanze della mammella della madre. &Egrave; una vera e propria condizione fisiologica dove richiami olfattivi (latte e feromoni), termici (la mammella ha una temperatura pi&ugrave; alta della scrofa stessa) e tattili (la pelle della ghiandola, si comporta come un adesivo verso il suinetto) abbinati ad una naturale difficolt&agrave; di deambulazione del neonato, lo trattengono inevitabilmente nell&rsquo;area della mammella. Quindi non ci deve sorprendere il fatto che pi&ugrave; lampade, posizionate in punti strategici della gabbia, in corrispondenza del parto e nelle successive 24 ore, diano risultati decisamente pi&ugrave; importanti che la sola lampada posizionata nel lontano nodo.</p>
<p>Ne &egrave; una dimostrazione la, seppur datata, prova del dott. Morrison et al. (1983) che, durante il parto, mise a confronto un sistema di riscaldamento tradizionale, con una lampada sola posta nel nido, ed un sistema pi&ugrave; innovativo, con tre lampade per scrofa, due ai lati ed una dietro (Figura 1).</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/posizionamentolampademorrison1983.png" alt="Posizionamento lampade" width="500" /><br /><em>Figura 1:lampade adeguatamente posizionate nelle ore successive al parto, danno migliori risultati rispetto all'usuale lampada posizionata nel "lontano" nido</em></p>
<p>I risultati parlano chiaro, +1.4 suinetti vivi per scrofa dopo la selezione dei primi 7 giorni. Interessante &egrave; la lampada posta sul retro della scrofa, non &egrave; un caso infatti che il maggiore sbalzo termico il suinetto lo avverta proprio al momento della venuta al mondo, quindi &egrave; qui che si rende necessario creare un ambiente favorevole al neonato sebbene sia di non facile posizionamento per motivi strutturali. Dove probabilmente nelle prime 24 ore di vita, abbiamo il risultato pi&ugrave; interessante &egrave; per&ograve; ai lati della scrofa! La sola lampada posta nel nido, rischia di essere poco utile. Infine dopo 24-48 ore dal parto, la rimozione delle lampade e lo spostamento di una di esse nell&rsquo;area nido, sancisce la fine di questa decisiva prima fase di vita dei suinetti. Questo ultimo passaggio, ha anche lo scopo di educare i suinetti a non stare troppo vicino alla scrofa evitando cos&igrave; pericoli che, dopo le prime ore di vita, sarebbero davvero inutili. A questo riguardo, vale la pena fare una precisazione sul sopra citato posizionamento della lampada ai lati della scrofa. Dobbiamo infatti fare in modo che il cono del calore sviluppato dalla lampada stessa, non sia rivolto verso la scrofa, ma al suo lato o, qualora lo spazio non lo consenta, verso il lato interno della sponda della gabbia questo per riscaldare l&rsquo;area a fianco della madre, ma tenere i suinetti lontano da possibili schiacciamenti.</p>
<p>A questo punto non ci resta che provare!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/cLVDEJ6Od7I?rel=0" width="500" height="400" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" frameborder="0"></iframe></p><br /><a href='http://suivet.it/neonati-e-temperatura.aspx'>Dott. Claudio Mazzoni</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fneonati-e-temperatura.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/neonati-e-temperatura.aspx</link>
      <author>mazzoni@suivet.it (Dott. Claudio Mazzoni)</author>
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      <pubDate>Fri, 30 Nov 2018 07:54:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Pulizia ed igiene come prima difesa!</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Dott.ssa Lucia Tagliaferri)</strong></p>
<p>La pulizia e l&rsquo;igiene sono principi piuttosto radicati nella cultura di molti di noi e sono le condizioni essenziali su cui si basa la prima difesa dalle malattie.</p>
<p>Se proviamo a pensare alle criticit&agrave; dei diversi reparti presenti nei siti uno, la sala parto ricopre probabilmente un ruolo di primo piano sotto l&rsquo;aspetto del controllo dell&rsquo;igiene e della pulizia. In effetti &egrave; l&rsquo;ambiente all&rsquo;interno del quale la scrofa ed i suinetti mettono con grande frequenza a contatto ferite ed abrasioni con le feci. Pensiamo ad esempio al momento del parto, alle micro lesioni che la scrofa si procura all&rsquo;atto dell&rsquo;espulsione di ciascun feto o alle abrasioni della spalla dovute al logorio da decubito gi&agrave; a met&agrave; lattazione. Oppure per quanto riguarda i suinetti possiamo avere lo sfregamento del carpo all&rsquo;atto della suzione, traumi apportati da strutture o dalla scrofa stessa, castrazione e taglio della coda per citare i pi&ugrave; importanti. Tutti questi eventi agevolano notevolmente l&rsquo;ingresso di patogeni all&rsquo;interno dell&rsquo;organismo, rendendo di fatto la sala parto un ambiente che non ha eguali, per le possibilit&agrave; di trasmissione di patogeni. Vediamo i punti chiave per affrontare la questione:</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><strong>Management</strong></td>
<td style="text-align: center;"><strong>Azione</strong></td>
<td style="text-align: center;"><strong>Utilit&agrave;</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Lavaggio degli ambienti</td>
<td>Lavaggio, detersione, lavaggio, asciugatura, disinfezione, asciugatura</td>
<td>Il disinfettante lavora meglio se l&rsquo;ambiente &egrave; pulito.</td>
</tr>
<tr>
<td>Trasferimento delle scrofe</td>
<td>L&rsquo;ideale &egrave; che trascorrano <strong>almeno 5 giorni dall&rsquo;asciugatura</strong> della gabbia</td>
<td>A questo punto la curva di abbattimento della carica batterica nella gabbia parto, &egrave; minima.</td>
</tr>
<tr>
<td>Lavaggio delle scrofe</td>
<td>Lavare, detergere e lavare</td>
<td>La gabbia parto pulita si contamina pi&ugrave; lentamente e la mammella sar&agrave; pi&ugrave; sana.</td>
</tr>
<tr>
<td>Et&agrave; di manipolazione dei suinetti</td>
<td>Trattamenti di routine, taglio della coda, castrazione eseguiti in un&rsquo;unica soluzione tra i 3 ed i 5 giorni di vita</td>
<td>Il sanguinamento di questi suinetti &egrave; inferiore di quelli pi&ugrave; grandi. Inoltre la gabbia risulta ancora poco contaminata dalle feci della madre di quanto non sarebbe a 7 giorni.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>L&rsquo;enorme difficolt&agrave; nel rispetto dei primi due punti vede come causa la mancanza di una consapevole gestione dei flussi. Infatti in molte realt&agrave; zootecniche e, specialmente in autunno, si ha un eccesso di coperture che determina un importante incremento dei flussi di scrofe gravide verso la sala parto quindi la necessit&agrave; di far spazio alle scrofe che devono partorire e poco tempo per pulire correttamente.</p>
<p>Per quanto riguarda il lavaggio delle scrofe &egrave; necessario riuscire a ritagliare un posto adeguato e coperto e poter utilizzare acqua calda, specialmente in inverno! Inoltre, &egrave; bene sottolineare che le scrofe avrebbero solo bisogno di essere pulite bene dalle feci accumulate durante la gestazione (in particolare a livello degli arti, della mammella e dell&rsquo;area perivulvare), mentre la disinfezione &egrave; un passaggio in pi&ugrave; che potremmo definire superfluo e da effettuare eventualmente solo con prodotti idonei, registrati e non pericolosi per la scrofa gravida e per il personale che li utilizza. Inoltre &egrave; doveroso ricordare che il suinetto ha un palato molto fine e il gusto sgradevole della mammella disinfettata potrebbe compromettere l&rsquo;assunzione regolare del colostro nelle prime ore di vita. &nbsp;</p>
<p>Per quanto riguarda i trattamenti di routine sui suinetti &egrave; buona norma manipolare l&rsquo;animale il minor numero di volte possibile poich&eacute; sappiamo bene che ogni volta che prendiamo in mano un suinetto, gli procuriamo un forte stress, perturbando cos&igrave; il suo equilibrio immunitario.</p>
<p>Inoltre se la gabbia parto &egrave; molto contaminata, gi&agrave; subito dopo la nascita &egrave; possibile che si instaurino delle infezioni a livello di cordone ombelicale (onfaliti) in grado di cronicizzare e di far esprimere al meglio la predisposizione genetica, ove presente, all&rsquo;ernia ombelicale che comparir&agrave; tipicamente a fine svezzamento oppure, cosa ancora pi&ugrave; grave, favorir&agrave; la formazione di piccoli ascessi disseminati a livello polmonare.</p>
<p>Vale la pena inoltre ricordare che tutti i patogeni non aspettano altro che l&rsquo;occasione per fare breccia in un organismo immaturo e poco difeso. Ecco che allora la combinazione suinetto neonato e stressato con la gabbia parto contaminata, &egrave; in grado di spiegare un bel po&rsquo; di problemi.</p><br /><a href='http://suivet.it/pulizia-ed-igiene-come-prima-difesa.aspx'>Dott.ssa Lucia Tagliaferri</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fpulizia-ed-igiene-come-prima-difesa.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/pulizia-ed-igiene-come-prima-difesa.aspx</link>
      <author>tagliaferri@suivet.it (Dott.ssa Lucia Tagliaferri)</author>
      <comments>http://suivet.it/pulizia-ed-igiene-come-prima-difesa.aspx</comments>
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      <pubDate>Sat, 17 Mar 2018 11:09:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>L’importanza del “fattore uomo”</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Dott.ssa Giusy Romano)</strong></p>
<p>Il famigerato &ldquo;fattore uomo&rdquo; rappresenta un aspetto decisamente importante nei vari reparti delle nostre scrofaie, a cui per&ograve;, molto frequentemente, non viene dato il giusto peso.</p>
<p>Dobbiamo sempre ritenerci fortunati nel momento in cui, identificato un tecnico di qualit&agrave;, si riesca ad usufruire dei suoi servigi. Avere, per esempio, un uomo bravo all&rsquo;interno della gestazione, quindi in grado di far esprimere al meglio le tecnologie, le strutture ed il patrimonio genetico messogli a disposizione dall&rsquo;azienda, &egrave; certamente il sogno di molti allevatori. &Egrave; il caso di un allevamento di 600 scrofe a ciclo chiuso con lattazione di 24 giorni, la cui fertilit&agrave;, ormai datata, (dal 2004 al 2007) &egrave; riportata nel grafico sottostante (andamento della fertilit&agrave; calcolata all&rsquo;ecografia a 21-35 giorni dalla fecondazione) .</p>
<p>&nbsp;<img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/andamentofertilita.jpg" alt="Andamento della fertilit&agrave; calcolata all&rsquo;ecografia (21-35 giorni dalla fecondazione) " width="550" height="375" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ad un primo sguardo sembrerebbe una tipica azienda affetta da una ricorrente sindrome dell&rsquo;ipofertilit&agrave; estiva (SIC). Da settembre a giugno, infatti, la fertilit&agrave; si mantiene su valori pi&ugrave; che accettabili, eccetto casi sporadici, per poi avere un crollo molto marcato fra luglio e agosto. Approfondendo la situazione, il profilo sanitario dell&rsquo;allevamento era da considerarsi convenzionale e PRRS positivo, ma stabile inattivo, con rimonta interna, integrata dall&rsquo;acquisto di 1-2 verri all&rsquo;anno. La gestione dei verri, del seme e la preparazione delle fiale per la fecondazione artificiale seguivano le stesse procedure per tutto l&rsquo;anno, &egrave; inoltre da escludere una simultanea, quanto improbabile, ipofertilit&agrave; di tutti i maschi nella stessa stagione in tre anni su quattro.</p>
<p>Che cosa era accaduto quindi in questa azienda durante il mese di agosto?</p>
<p>Molto semplice, il tecnico addetto alla gestazione si prendeva un intero mese di ferie e, evidentemente, nessuno era in grado di sostituirlo degnamente.</p>
<p>L&rsquo;importanza del &ldquo;fattore uomo&rdquo; &egrave; in questo esempio eclatante: la sensibilit&agrave; di quel tecnico verso la sfera riproduttiva della scrofa si dimostrava essere impareggiabile.</p>
<p>Come si vede bene dal grafico, il 2006 &egrave; da considerarsi come una stagione eccezionale, probabilmente per la notevole disponibilit&agrave; di animali giovani che erano stati preparati per far fronte all&rsquo;estate, cosa che, per diversi motivi, non era stato possibile fare negli anni precedenti ed in quello a seguire. A livello aziendale, comunque, c&rsquo;era la consapevolezza che il mese di agosto fosse un mese &ldquo;difficile&rdquo; per i risultati del reparto gestazione, pertanto veniva approntato un programma di intervento molto semplice: incrementare il numero delle scrofe in fecondazione durante tale periodo&hellip;&hellip;un grande classico! Quando possibile si attingeva direttamente dalle scrofette, in ogni caso venivano stimolate farmacologicamente le scrofe ritardatarie o venivano svezzate un certo numero di scrofe a 18-21 giorni di lattazione. In questo modo era garantita una quota di scrofe gravide minima per riempire le sale parto prefissate 4 mesi dopo. Il sistema funziona quasi sempre, ma ci&ograve; non rappresenta la soluzione del problema, quanto piuttosto un escamotage per limitare i danni.</p>
<p>In definitiva la qualit&agrave; della manodopera, oggi pi&ugrave; di allora, rappresenta un fattore chiave per la produttivit&agrave; aziendale. In particolare la costanza del risultato rimane un obiettivo davvero importante poich&eacute; alla base della corretta gestione dei flussi che, senza ombra di dubbio, rappresenta il vero tallone d&rsquo;Achille della nostra suinicoltura.</p>
<p><em>Articolo scritto in collaborazione con il Dott. Claudio Mazzoni</em></p><br /><a href='http://suivet.it/l’importanza-del-“fattore-uomo”.aspx'>Dott.ssa Giusy Romano</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fl%e2%80%99importanza-del-%e2%80%9cfattore-uomo%e2%80%9d.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/l’importanza-del-“fattore-uomo”.aspx</link>
      <author>romano@suivet.it (Dott.ssa Giusy Romano)</author>
      <comments>http://suivet.it/l’importanza-del-“fattore-uomo”.aspx</comments>
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      <pubDate>Sat, 30 Dec 2017 09:15:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Una corretta distribuzione degli ordini di parto</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Dott.ssa Lucia Tagliaferri)</strong></p>
<p>L&rsquo;importanza del ruolo di una mandria di scrofe ben distribuita nei vari ordini di parto &egrave; un concetto abbastanza chiaro ad ogni tecnico che si rispetti. Questo parametro si &egrave; dimostrato essere indispensabile per una corretta gestione produttiva dell&rsquo;azienda.</p>
<p>Sebbene questo concetto sia piuttosto conosciuto troppo spesso non viene correttamente rispettato. Per descrivere meglio la situazione, partiamo da un confronto tra come dovrebbero essere distribuiti gli ordini di parto in maniera ottimale (grafico a sinistra) e un&rsquo;azienda A (650 scrofe), la cui mandria segue un andamento caratteristico definito &ldquo;distribuzione degli ordini di parto con le corna&rdquo;. &nbsp;Questo deriva dalla presenza di molte scrofe vecchie tenute in azienda per raggiungere il teorico di coperture, necessarie in assenza di un&rsquo;adeguata rimonta (ridotta o sospesa per motivi economici, sanitari, etc.), a cui segue un&rsquo;imponente introduzione di scrofette con conseguente aumento di parti di 1&deg; ordine (grafico a destra). &nbsp;</p>
<p><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/ordiniparto/ordini1.jpg" alt="" width="550" height="188" /></p>
<p>Quello che salta subito all&rsquo;occhio, come differenza fra i due grafici, &egrave; la grave carenza di parti di 3&deg;, 4&deg; e 5&deg; ordine, di circa un 15% in meno (freccia rossa) e poich&eacute; questi tre ordini di parto vengono considerati i pi&ugrave; produttivi, la loro carenza &egrave; sicuramente un fattore zootecnicamente penalizzante.Ma addentriamoci ancor pi&ugrave; nel discorso numerico, valutando i parametri di quest&rsquo;altra azienda B (420 scrofe) riportata in tabella, la quale conferma i dati bibliografici sopra accennati.</p>
<p><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/ordiniparto/ordini2.jpg" alt="" width="550" height="324" /></p>
<p>La maggiore mortalit&agrave; in lattazione oltre il 6&deg; parto deriva sia da un inevitabile incremento dei nati morti (per motivi fisiologici), sia da un aumento delle perdite durante la lattazione dovute principalmente alla variazione della taglia dei singoli suinetti alla nascita e all&rsquo;incremento delle &ldquo;disparit&agrave;&rdquo; fra i soggetti della stessa covata con la formazione di scarti. Quest&rsquo;ultimo dato &egrave; una diretta conseguenza di varie problematiche fisiche della madre soprattutto legate al progressivo mal funzionamento della mammella, ossia con il passare dei parti la &ldquo;macchina scrofa&rdquo; tende inevitabilmente a deteriorarsi e con essa tutte le prestazioni zootecniche collegate.</p>
<p>Relativamente alla percentuale di rimonta/riforma, vale la pena sottolineare che un 35-40% &egrave; tenuto come dato nella norma e generalmente, quando supera questi valori, viene considerato non corretto. Tuttavia, nell&rsquo;esperienza di campo, riteniamo possa essere considerata accettabile anche quando &egrave; superiore al 50%, purch&eacute; derivi da una scelta volontaria.</p>
<p>In ogni caso ci piace pensare che sia il ritmo programmato di introduzione delle scrofette a dettare i tempi di riforma delle scrofe pi&ugrave; anziane e non viceversa. In particolare se vogliamo mantenere inalterato il numero totale di scrofe che costituiscono la mandria, &egrave; necessario programmare una riforma abbastanza rigida oltre il 7&deg; parto. &Egrave; perci&ograve; fondamentale cercare di non &ldquo;risparmiare&rdquo; su un frangente cos&igrave; importante come la rimonta perch&eacute; rappresenta il vero futuro produttivo (e perci&ograve; economico) dell&rsquo;azienda; per non parlare poi dei vantaggi sanitari di un branco ben distribuito, ma questa &egrave; un&rsquo;altra storia...</p>
<p><em>Articolo scritto in collaborazione con il Dott. Claudio Mazzoni</em></p><br /><a href='http://suivet.it/una-corretta-distribuzione-degli-ordini-di-parto-1.aspx'>Dott.ssa Lucia Tagliaferri</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2funa-corretta-distribuzione-degli-ordini-di-parto-1.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/una-corretta-distribuzione-degli-ordini-di-parto-1.aspx</link>
      <author>tagliaferri@suivet.it (Dott.ssa Lucia Tagliaferri)</author>
      <comments>http://suivet.it/una-corretta-distribuzione-degli-ordini-di-parto-1.aspx</comments>
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      <pubDate>Thu, 07 Dec 2017 17:01:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La sindrome dell’infertilità stagionale (SIS) e la regola delle 3A</title>
      <description><![CDATA[<p>L&rsquo;infertilit&agrave; stagionale (SIS) pu&ograve; essere suddivisa in due periodi: quello estivo SIC (complesso dell&rsquo;infertilit&agrave; estiva) e quello autunnale AAS (sindrome degli aborti autunnali).</p>
<p>Tale suddivisione, tuttavia, &egrave; da ritenersi puramente didattica, in quanto la SIC e la AAS possono considerarsi una la conseguenza dell&rsquo;altra ed hanno nella stagionalit&agrave; una causa comune. In via del tutto teorica e, tenuto conto delle stagioni che si susseguono nel nostro paese, &egrave; possibile ritenere che la SIC inizi dai primi di Giugno per terminare verso la seconda met&agrave; di Settembre, mentre la AAS &egrave; possibile farla iniziare dalla fine di Agosto per vederla concludersi attorno alla seconda met&agrave; di Novembre (fig.1).</p>
<p><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/SIC.jpg" alt="" width="500" height="281" /></p>
<p>Per cercare di inquadrare meglio il problema, i fattori in grado di influenzare la SIS possono essere sintetizzati nella <strong>regola delle 3A: Ambiente, Allevamento e Alimentazione.</strong></p>
<h5>Il Fattore Ambientale</h5>
<p>Essendo chiamato in causa come attore principale, l&rsquo;ambiente dovrebbe essere il fattore determinante per l&rsquo;insorgenza della SIS, ma non sempre &egrave; cos&igrave;. Questo perch&eacute;, di base, &egrave; difficile comprendere come due stagioni diverse fra loro abbiano un effetto cos&igrave; simile sulla sfera riproduttiva, oltre al fatto che le stesse stagioni non si comportino allo stesso modo di anno in anno.</p>
<p>Questa variabilit&agrave; climatica, tanto imprevedibile quanto inevitabile, &egrave; certamente negativa, poich&eacute; limita molto i modi di intervento (l&rsquo;accensione dei raffrescatori in estate o del riscaldamento in autunno).</p>
<p>Tuttavia questo aspetto deve essere tenuto in considerazione, visto che le temperature alte per lunghi periodi e le ampie escursioni termiche, soprattutto giorno-notte, rientrano fra le molteplici cause della SIS.</p>
<h5>Il Fattore Allevamento</h5>
<p>Con questo termine intendiamo le strutture presenti in azienda unite alla capacit&agrave; manageriale dell&rsquo;imprenditore. La presenza di ambienti confortevoli, ben illuminati (anche artificialmente) ed adeguatamente raffrescati in estate, quanto riscaldati e riparati in autunno, limita notevolmente l&rsquo;incidenza della sindrome.</p>
<p>Anche il management, d&rsquo;altro canto, ricopre un ruolo fondamentale, in particolare la mandria ben distribuita in relazione all&rsquo;ordine di parto (39-43% della mandria fra il 3&deg; ed il 5&deg; parto). Non vanno inoltre dimenticati la densit&agrave; delle scrofe nei box gestazione, il rapporto uomo-animale e l&rsquo;igiene.</p>
<h5>Il Fattore Alimentazione</h5>
<p>&Egrave; ormai riconosciuto da tutti il ruolo che una corretta alimentazione ha sull&rsquo;incidenza della SIS, sia durante la lattazione che nel contesto del primo mese di gestazione.</p>
<p>La questione non &egrave; rivolta tanto alla qualit&agrave; degli alimenti, aspetto che rimane importante tutto l&rsquo;anno, quanto alla quantit&agrave; degli stessi. Ridotti livelli di ingestione in sala parto, infatti, non permettono alla scrofa di regolarizzare l&rsquo;attivit&agrave; riproduttiva dei mesi successivi. Questo perch&eacute; si instaurano delle interferenze che agiscono indirettamente sull&rsquo;attivit&agrave; ormonale preposta alla regolazione della sfera riproduttiva.</p>
<p>Non sono pochi gli allevamenti in cui, in estate, viene volutamente ridotto il quantitativo di mangime fornito alle scrofe in lattazione, con la scusante che le scrofe mangiano poco per il caldo, quindi non ha senso &ldquo;sprecare&rdquo; eccessivamente il mangime. La soluzione, per&ograve;, non &egrave; ridurre il quantitativo di mangime disponibile, ma &egrave; trovare un sistema in grado di permettere alle scrofe una maggiore ingestione di alimento in questa stagione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La somma di questi 3 fattori (Ambiente, Allevamento e Alimentazione) determina un accumulo di stress nella scrofa, se protratti nel tempo. Ci&ograve; si traduce nell&rsquo;alterazione dell&rsquo;equilibrio ormonale che regola la sfera riproduttiva, sfociando conseguentemente nella SIS.</p>
<p>&Egrave; necessario sottolineare che la SIS non si manifesta in tutte le scrofe allo stesso modo e, per fortuna, nella maggioranza dei casi gli animali riescono a compensare egregiamente lo stress.</p>
<p>In alcuni casi, per&ograve;, i 3 fattori prendono il sopravvento, rendendo cos&igrave; molto accreditata l&rsquo;ipotesi che esistano alcune sottopopolazioni di scrofe maggiormente sensibili rispetto ad altre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Articolo scritto in collaborazione con il Dott. Claudio Mazzoni</em></p><br /><a href='http://suivet.it/la-sindrome-dell’infertilità-stagionale-sis-e-la-regola-delle-3a.aspx'>Dott.ssa Giusy Romano</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fla-sindrome-dell%e2%80%99infertilit%c3%a0-stagionale-sis-e-la-regola-delle-3a.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/la-sindrome-dell’infertilità-stagionale-sis-e-la-regola-delle-3a.aspx</link>
      <author>romano@suivet.it (Dott.ssa Giusy Romano)</author>
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      <pubDate>Fri, 27 Oct 2017 16:46:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Studio sulle dinamiche uterine</title>
      <description><![CDATA[<p>Sar&agrave; certamente capitato anche a voi di chiedervi perch&eacute;, durante il parto, le scrofe anziane (oltre il 6&deg; parto) e a volte le scrofette, evidenzino una maggiore incidenza di natimorti. Su questo argomento, ci potrebbe venire in aiuto, uno studio del dott. Olmos-Hernandez et al., pubblicato sugli atti del 19&deg; IPVS di Copenaghen 2006 (a pagina 502) che, sebbene ormai piuttosto datato, affronta le dinamiche uterine in maniera alquanto interessante, relazionandole alla frequenza cardiaca fetale, all&rsquo;integrit&agrave; del cordone ombelicale ed al grado di imbrattamento da meconio della cute del neonato (stress fetale).</p>
<p>Nello studio sono state incluse 20 scrofe per ciascun ordine di parto, dal 1&deg; al 6&deg; e come indicatori dell&rsquo;attivit&agrave; uterina sono stati monitorati il numero delle contrazioni durante l&rsquo;espulsione fetale (frequenza), l&rsquo;intensit&agrave; (in mm di Hg) e la durata (in secondi) delle contrazioni stesse. Per lo stress fetale invece, &egrave; stata valutata la riduzione della frequenza cardiaca dei suinetti (ben il 5,23% presentavano una severa bradicardia alla nascita) e sono stati poi classificati come vivi o morti ed imbrattati o meno di meconio. Quest&rsquo;ultimo parametro &egrave; piuttosto interessante perch&eacute; un suinetto che all&rsquo;espulsione dal canale del parto evidenzi, a livello di cute, la presenza di abbondante materiale giallo verdastro (meconio) e sangue pu&ograve; far presumere uno stato di sofferenza, infatti potrebbe essere rimasto pi&ugrave; tempo nel canale del parto o aver transitato lentamente e questo spesso &egrave; sufficiente per determinarne la morte. Possiamo perci&ograve; dire che maggiore &egrave; l&rsquo;imbrattamento da meconio, maggiore sar&agrave; stata la permanenza nel canale del parto e maggiori quindi saranno state le probabilit&agrave; di una sofferenza (cardiaca o respiratoria) in grado di indurre anche la morte del feto.</p>
<p>Le scrofe di primo e secondo parto, hanno un numero di contrazioni (frequenza) decisamente superiore rispetto agli altri ordini di parto, mentre solo le scrofe di primo parto hanno un&rsquo;intensit&agrave; di contrazione pi&ugrave; alta delle altre scrofe poich&eacute; il canale del parto si presenta pi&ugrave; stretto e difficile da attraversare. Viceversa, &egrave; la durata delle contrazioni a risultare decisamente pi&ugrave; elevata nelle scrofe di sesto parto rispetto agli altri ordini di parto. Questi dati sono stati messi in relazione alla sofferenza fetale e in particolare le scrofette hanno evidenziato un certo incremento delle aderenze o schiacciamenti del cordone ombelicale ma i nati morti erano solo leggermente imbrattati di meconio. Per le scrofe pi&ugrave; anziane invece il 100% dei nati morti presentava un imbrattamento da meconio a diverso grado, ma comunque sempre presente. Le conclusioni degli autori sottolineano che l&rsquo;incremento, anche se non significativo, della natimortalit&agrave; e della presenza di suinetti nati con un imbrattamento da meconio, anche se minimo, delle scrofette rispetto agli altri ordini di parto, siano imputabili s&igrave; all&rsquo;aumento della frequenza delle contrazioni, ma che la durata della contrazione sia la vera chiave per determinare lo stress fetale. In effetti l&rsquo;intensit&agrave; da sola non sembrerebbe in grado di determinare questo problema, ma se abbinata all&rsquo;allungamento delle contrazioni permette di evidenziare, a livello fetale, segni di grave sofferenza che giustifica anche il maggior numero di natimorti imbrattati delle scrofe anziane.</p>
<p>Per concludere possiamo dire che:</p>
<ol>
<li>Avere una mandria ben distribuita in relazione agli ordini di parto permette di ridurre al minimo le difficolt&agrave; e gli incidenti, per cui viene caldamente consigliato di stazionare dal 39 al 43% di parti fra il 3&deg; ed il 5&deg; ordine.</li>
<li>La sincronizzazione seguita necessariamente dall&rsquo;assistenza permettono di soccorrere gli eventuali suinetti in difficolt&agrave; e sofferenti.</li>
<li>Dal programma di sincronizzazione ed assistenza, devono essere escluse le scrofette poich&eacute; hanno una dinamica di contrazione uterina che di base &egrave; gi&agrave; pi&ugrave; intensa e frequente delle pluripare. Pertanto una sua ulteriore stimolazione potrebbe generare meccanismi di parto piuttosto imprevedibili e comunque mal tollerati dalla scrofetta stessa.</li>
</ol>
<p>&nbsp;<img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/ordiniparto/Dinamicheuterine.jpg" alt="" width="700" height="394" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Articolo scritto in collaborazione con il Dott. Claudio Mazzoni</em></p><br /><a href='http://suivet.it/studio-sulle-dinamiche-uterine.aspx'>Dott.ssa Lucia Tagliaferri</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fstudio-sulle-dinamiche-uterine.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/studio-sulle-dinamiche-uterine.aspx</link>
      <author>tagliaferri@suivet.it (Dott.ssa Lucia Tagliaferri)</author>
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      <pubDate>Fri, 27 Oct 2017 16:28:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Mortalità nella scrofa in lattazione</title>
      <description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La percentuale di mortalit&agrave; delle scrofe in allevamento presenta una variabilit&agrave; decisamente ampia raggiungendo, in casi particolari, anche picchi del 10-15% (Martineau 1997, Muirhead et al., 1997) fino anche ad un 20%, tuttavia &egrave; considerata accettabile un&rsquo;incidenza del 3-9%. &Egrave; importante sottolineare che, di tutta la mortalit&agrave; che colpisce le scrofe in allevamento, circa il 60% avviene in sala parto, con una concentrazione del 42% nel peri-parto. Le principali cause di morte sono: le torsioni e gli incidenti dell&rsquo;apparato gastroenterico, l&rsquo;insufficienza cardiaca e la cistite-pielonefrite (D&rsquo;Allaire et al., 1999). In tutte queste situazioni &egrave; preferibile agire in prevenzione, chiedete al vostro veterinario aziendale come procedere per il meglio, anche perch&eacute; i sintomi sono spesso assenti ed i decorsi, quasi sempre acuti, si concludono il pi&ugrave; delle volte con la morte della scrofa.</p>
<p style="text-align: justify;">Le<strong> torsioni dell&rsquo;apparato gastroenterico</strong> sono la principale causa di morte nell&rsquo;intera filiera del suino. Tuttavia per quanto riguarda la scrofa, colpisce prevalentemente gli animali in asciutta, anche se i voluminosi pasti assunti durante la lattazione possono essere considerati predisponenti. Dipende sostanzialmente da due fattori: uno legato ad un&rsquo;eccessiva dilatazione dello stomaco o del piccolo intestino, quindi pasti molto abbondanti o troppo fermentescibili; l&rsquo;altro riconosce una base anatomica, visto che tutto l&rsquo;apparato gastro-enterico &egrave; mantenuto in sospensione nell&rsquo;addome tramite un ampio, ma unico, legamento (mesentere). Questa condizione anatomica predispone inevitabilmente l&rsquo;apparato alla torsione. Il primo sintomo &egrave; il rigonfiamento dell&rsquo;addome, ma nella stragrande maggioranza dei casi la scrofa viene ritrovata morta.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra gli incidenti dell&rsquo;apparato gastroenterico <strong>l&rsquo;ulcera gastrica</strong> &egrave;, nella scrofa in lattazione, probabilmente abbastanza comune, ma difficile da diagnosticare. Si tratta di processi cronici che si acuiscono in sala parto a seguito dell&rsquo;incremento considerevole dell&rsquo;ingestione. La sintomatologia dipende dall&rsquo;entit&agrave; della lesione e dal suo sanguinamento. Se si verifica un&rsquo;emorragia si osservano feci nere, facilmente stitiche, l&rsquo;animale spesso &egrave; sternale, digrigna i denti per il dolore e appare pallido (anemico). Il trasferimento della scrofa in un ambiente pi&ugrave; tranquillo ed il cambio dell&rsquo;alimentazione verso formule pi&ugrave; digeribili, oltre che la somministrazione di coagulanti iniettabili, possono essere dei tentativi per recuperare il soggetto, di cui tuttavia sar&agrave; opportuno programmarne la riforma.</p>
<p style="text-align: justify;">Credo comunque che valga la pena spendere alcune parole in pi&ugrave; per<strong> l&rsquo;insufficienza cardiaca</strong>. Con il suo 31% di incidenza sul totale delle morti, &egrave; la principale causa di mortalit&agrave; nella scrofa (D&rsquo;Allaire et al., 1999). Il motivo di ci&ograve; &egrave; da ricercare prevalentemente nella debolezza dell&rsquo;apparato cardiocircolatorio stesso; infatti il rapporto fra volume del cuore e volume del corpo che, con il passare del tempo, diventa sproporzionatamente a vantaggio del secondo, predispone la scrofa a questo grave disturbo. Se a ci&ograve; abbiniamo una straordinaria sensibilit&agrave; del muscolo cardiaco alla carenza di ossigeno, il danno &egrave; fatto! Possiamo quindi facilmente capire perch&eacute; qualsiasi situazione che richieda alla scrofa un incremento dell&rsquo;attivit&agrave; cardiaca (es.: l&rsquo;obesit&agrave;, il parto, l&rsquo;aumento delle temperature ecc.) sia gi&agrave; di per s&eacute; un fattore di rischio importante per l&rsquo;insufficienza cardiaca. L&rsquo;agitazione, l&rsquo;irrequietezza, ma soprattutto il respiro via via pi&ugrave; affannoso, fino alla respirazione eseguita con la bocca aperta (fame d&rsquo;aria), sono indicativamente i primi sintomi che devono suonare come campanello d&rsquo;allarme per la messa in atto di quelle procedure che possono permettere un ritorno alla normalit&agrave;. Questo accade solo se vengono attuate tempestivamente e prima dell&rsquo;irreversibilit&agrave; della prognosi, che si manifesta con l&rsquo;occhio sbarrato e violenti tremori muscolari. <br />Dall&rsquo;attivit&agrave; di campo ritengo possano essere messi in atto due livelli di intervento, in base alla fase di evoluzione dei sintomi:</p>
<table style="&quot;border: 1px;">
<tbody>
<tr>
<td>Fase</td>
<td>Sintomi</td>
<td>Intervento</td>
</tr>
<tr>
<td>1</td>
<td>Irrequietezza, respiro via via pi&ugrave; affannoso</td>
<td>Rimozione della mangiatoia, mantenimento di collo e muso bagnati con acqua fresca, iniettare un coadiuvante per le miopatie</td>
</tr>
<tr>
<td>2</td>
<td>&ldquo;fame d&rsquo;aria&rdquo;, inizio dei tremori</td>
<td>Iniettare un broncodilatatore ed un coadiuvante per le miopatie, ove possibile rimuovere gentilmente l&rsquo;animale dalla gabbia parto e posizionarla in un ambiente pi&ugrave; arieggiato</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>Esistono inoltre molte altre cause di mortalit&agrave; nelle scrofe che, per la loro bassissima incidenza, vengono definite minori, fra queste in sala parto ricordiamo i prolassi dell&rsquo;utero e le emorragie, soprattutto vulvari.</p>
<p><strong>Prolasso dell&rsquo;utero</strong>: &egrave; generalmente responsabile del 7% della mortalit&agrave; totale. Colpisce prevalentemente le scrofe anziane, dal 5&deg; parto in avanti (Muirhead et al., 1997), o scrofe con molti suinetti o suinetti molto grossi al parto. Le ragioni non sono molto chiare. Alcune ipotesi vedono nell&rsquo;aumento delle dimensioni della cavit&agrave; pelvica, nell&rsquo;utero pi&ugrave; lungo e flaccido ed una maggiore rilassatezza della regione perianale le cause pi&ugrave; importanti. <br />Solitamente l&rsquo;utero prolassa, in parte o tutto, nel giro di 2-4 ore dal parto. La soluzione migliore per questi casi &egrave; la riforma, anche se il rischio maggiore &egrave; che la scrofa muoia prima per emorragia. Tutti gli interventi messi in atto sia a livello di campo che a livello veterinario sono spesso laboriosi ed inefficaci, da qui la scelta di una decisione senza ritorno. Se il prolasso avviene prima del parto &egrave; a rischio anche la covata, ma fortunatamente questa &egrave; l&rsquo;evenienza minore. <br />Solo nella misura in cui il prolasso &egrave; poco accennato, e l&rsquo;intervento tempestivo, &egrave; possibile salvare la scrofa, ma non il suo futuro riproduttivo. In questi casi bisogna procedere alla rimozione della scrofa dalla gabbia, alla sua sedazione e, dopo aver lubrificato l&rsquo;utero prolassato con il gel da esplorazione, si pu&ograve; procedere delicatamente alla sua reintroduzione in cavit&agrave; pelvica. A questo punto &egrave; importante trovare il sistema di sollevare il bacino della scrofa dal terreno, in modo da creare una pressione negativa all&rsquo;interno dell&rsquo;addome ed evitare cos&igrave; una nuovo prolasso dell&rsquo;organo.</p>
<p><strong>Emorragia della vulva</strong>: &egrave; una situazione che si verifica a seguito della rottura di alcuni vasi sanguigni causata da un&rsquo;eccessiva dilatazione o trauma dei tessuti dell&rsquo;organo. La vulva si ricopre di sangue ed i tessuti diventano molto fragili. A questo punto un evento traumatico, anche di lieve entit&agrave;, pu&ograve; scatenare l&rsquo;emorragia con notevole fuoriuscita di sangue in grado di portare a morte per dissanguamento in breve tempo. Questa situazione &egrave; pi&ugrave; frequente nel corso di assistenza al parto delle scrofette, ove l&rsquo;atto dell&rsquo;esplorazione vaginale coincide con il trauma scatenante (Muirhead et al., 1997).<br />Interventi consigliati: dopo aver sedato l&rsquo;animale, procedere ad una tenace tamponatura della zona, all&rsquo;interno della vulva, da cui si intuisce possa fuoriuscire il sangue. Utili possono essere quelle polveri disinfettanti ad alto potere adsorbente che, favorendo la coagulazione del sangue, possono favorire la cicatrizzazione. Quando disponibile, anche il ghiaccio ha fornito risultati soddisfacenti, se adeguatamente pressato sulla parte. Nei casi pi&ugrave; gravi la legatura della vulva pu&ograve; essere l&rsquo;unica soluzione e l&rsquo;eventuale intervento del veterinario aziendale potrebbe essere necessario per chiudere definitivamente i vasi pi&ugrave; recidivi. Importante &egrave; inoltre proteggere la vulva della scrofa da ulteriori azioni traumatiche con la gabbia (vedere immagine) mediante un&rsquo;imbottitura con materiale idoneo della stessa. La scrofa deve essere monitorata nelle 24 ore successive per evitare ulteriori, quanto letali, recidive.</p>
<p><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/mortscrofa-traumi-da-gabbia-parto.jpg" alt="Bavette traumatiche poste sul posteriore della gabbia parto" width="550" height="412" /></p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='http://suivet.it/mortalità-nella-scrofa-in-lattazione.aspx'>Dott. Claudio Mazzoni</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fmortalit%c3%a0-nella-scrofa-in-lattazione.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/mortalità-nella-scrofa-in-lattazione.aspx</link>
      <author>mazzoni@suivet.it (Dott. Claudio Mazzoni)</author>
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      <pubDate>Thu, 15 Sep 2016 07:09:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Scrofe in gruppo: il delicato equilibrio tra performance riproduttive e benessere</title>
      <description><![CDATA[<div style="float: left;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/scrofeingruppo.png" alt="Scrofe in gruppo" width="200" /> &nbsp;</div>
<p>Proponiamo, con il permesso della rivista in cui &egrave; stato pubblicato (La Settimana Veterinaria, nr. 921), un articolo sulla gestione della scrofaia, scritto da Annalisa Scollo</p>
<p><a href="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/scrofegruppoSV921.pdf">Scrofe in gruppo: il delicato equilibrio tra performance riproduttive e benessere (pdf)</a></p><br /><a href='http://suivet.it/scrofe-in-gruppo-il-delicato-equilibrio-tra-performance-riproduttive-e-benessere.aspx'>Dott.ssa Annalisa Scollo</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fscrofe-in-gruppo-il-delicato-equilibrio-tra-performance-riproduttive-e-benessere.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/scrofe-in-gruppo-il-delicato-equilibrio-tra-performance-riproduttive-e-benessere.aspx</link>
      <author>scollo@suivet.it (Dott.ssa Annalisa Scollo)</author>
      <comments>http://suivet.it/scrofe-in-gruppo-il-delicato-equilibrio-tra-performance-riproduttive-e-benessere.aspx</comments>
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      <pubDate>Sat, 28 May 2016 08:49:00 GMT</pubDate>
    </item>
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