 <?xml-stylesheet type="text/css" href="http://suivet.it/Data/style/rss1.css" ?> <?xml-stylesheet type="text/xsl" href="http://suivet.it/Data/style/rss1.xsl" ?>
<rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd">
  <channel>
    <title>Maternità  - Ultimi articoli inseriti</title>
    <link>http://suivet.it/maternita.aspx</link>
    <description />
    <docs>http://www.rssboard.org/rss-specification</docs>
    <generator>mojoPortal Blog Module</generator>
    <language>it-IT</language>
    <ttl>120</ttl>
    <atom:link href="http://suivet.it/Blog/RSS.aspx?p=6~7~1145" rel="self" type="application/rss+xml" />
    <itunes:owner />
    <itunes:explicit>no</itunes:explicit>
    <item>
      <title>Tutto sull'infertilità stagionale-Parte II</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Giulia Catellani, laureata MV)</strong></p>
<p>Un insieme di disturbi riproduttivi delle scrofe che si manifestano durante i mesi caratterizzati da un aumento di fotoperiodo e di temperatura. Questa &egrave; la definizione che viene data dell&rsquo;infertilit&agrave; stagionale, ma quali sono realmente tutti gli aspetti che tale sindrome va ad influenzare?</p>
<p>L&rsquo;infertilit&agrave; stagionale colpisce la sfera riproduttiva a 360&deg;, partendo proprio dal primo momento in cui la scrofetta incomincia la sua vita riproduttiva: l&rsquo;inizio della pubert&agrave;. I fattori concomitanti di questa sindrome, infatti, sono in grado di ridurre la secrezione di gonadotropine e vanno ad inibire la sensibilit&agrave; ovarica alle stesse. Nella specie suina le gonadotropine LH ed FSH sono necessarie per accrescere i follicoli oltre i 4-5 mm, cio&egrave; per permetterne la prima maturazione e l&rsquo;ovulazione; di conseguenza la limitazione di tale ormone ritarda l&rsquo;ondata follicolare e la comparsa dell&rsquo;estro, ritardando la prima venuta in calore delle scrofette.</p>
<p>La differenza delle dimensioni dei follicoli coinvolge tutto il ciclo estrale anche della scrofa, comprendendo modifiche degli intervalli svezzamento-estro (Weaning-oestrus-interval, WOI) e l&rsquo;intervallo estro-ovulazione (Oestrus-ovulation-interval, OOI). &Egrave; stato osservato infatti che durante la stagione estiva pi&ugrave; del 17% delle scrofe non manifesta l&rsquo;estro post-svezzamento dopo i canonici 5 giorni e tra il 9% e il 14% delle scrofe rimane in anestro. Inoltre, si registra tra la met&agrave; di giugno e i primi giorni di agosto un aumento del ritorno di calore regolare (tra i 18-24 giorni post inseminazione), causate dalla difficolt&agrave; di concepimento o da un riassorbimento embrionale precoce, mentre un ritorno nel ciclo irregolare (25-38 giorni post inseminazione) &egrave; registrato maggiormente verso il periodo autunnale, suggerendo un&rsquo;incidenza maggiore di morte embrionale. Tali osservazioni sembrerebbero suggerire come anche il mantenimento della gravidanza, e quindi le funzioni del corpo luteo, risultino inadeguate durante questa stagione. Sebbene Il ritorno in ciclo della scrofa sia una perdita abbastanza comune anche nel resto dell&rsquo;anno, avendo cause multifattoriali, al contrario gli aborti tardivi si aggirano intorno al 2%. Durante l&rsquo;ipofertilit&agrave; estiva anche questi valori aumentano, arrivando a pi&ugrave; del 12%. Ci&ograve; suggerisce come la mancanza di LH influisca anche sul supporto luteale alla gravidanza, interferendo quindi con la corretta crescita degli embrioni e di conseguenza con il segnale ormonale che essi dovrebbero mandare per il riconoscimento materno. Pi&ugrave; gli embrioni sono piccoli, o meno embrioni sopravvivono, pi&ugrave; il segnale mandato sar&agrave; debole e questo creer&agrave; un maggior rischio di riassorbimento e, nel caso la gravidanza riesca a procedere, di perdita tardiva dovuto al supporto mancante.</p>
<p>L&rsquo;effetto dell&rsquo;infertilit&agrave; estiva sui suinetti neonati &egrave; ampiamente discusso, riportando risultati differenti in base al paese oggetto di studio; ogni ricerca &egrave; concorde per&ograve; sul fatto che sia lo stress da calore ad influenzare maggiormente la dimensione della nidiata. Quando la scrofa viene colpita durante il concepimento o durante il primo terzo della gestione, come detto in precedenza, a causa della disfunzione dell&rsquo;asse ipotalamico-ipofisario-ovarico, diminuisce lo sviluppo follicolare, si ha difficolt&agrave; nell&rsquo;ovulazione, si abbassano i tassi di gravidanza per la difficolt&agrave; dell&rsquo;impianto embrionale e diminuisce la possibilit&agrave; di sopravvivenza dell&rsquo;embrione. Quando si considera allora stress da calore nella scrofa? Una temperatura che si aggira tra i 25&deg;C fino a raggiungere un massimo di 39&deg;C viene considerata pericolosa per il corretto funzionamento dell&rsquo;apparato riproduttivo; tuttavia non tutte le temperature hanno lo stesso effetto su tutti i componenti del ciclo ovarico. E&rsquo; stato osservato infatti come a 28&deg;C l&rsquo;espressione estrale fosse fisiologica ma l&rsquo;ovulazione invece fosse gi&agrave; alterata. Il range termico di comfort per una scrofa si considera 18-20&deg;C, senza considerare per&ograve; tutti gli altri fattori ambientali altrettanto importanti. I suinetti svezzati durante l&rsquo;estate tendono a essere pi&ugrave; leggeri rispetto a quelli svezzati nel resto dell&rsquo;anno, a causa della ridotta produzione di latte della scrofa. Questa diminuzione &egrave; attribuibile a vari fattori, come una possibile riduzione dei livelli di prolattina, una minore assunzione di acqua o una perdita di appetito; ciascuno di questi elementi pu&ograve; influire sulla lattazione in modo indipendente, ma nella stagione estiva tendono a coesistere.</p>
<p><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/infertilita-stagionale2.png" alt="Foto 1: Possibili meccanismi attraverso i quali lo stress da calore e il fotoperiodismo influenzano la riproduzione nelle scrofe" width="700" height="373"></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 1, descrizione schematica dei possibili meccanismi attraverso i quali lo stress da calore e il fotoperiodismo influenzano la riproduzione nelle scrofe. Lo stress da calore pu&ograve; influenzare direttamente il sistema ipotalamo-ipofisario o indirettamente, riducendo l&rsquo;assunzione di sostanza secca. Il fotoperiodo a giorni lunghi pu&ograve; avere effetti negativi sulla fertilit&agrave;. Con una linea tratteggiata sono indicati alcuni interventi per contrastare l'infertilit&agrave; stagionale nelle scrofe. NEBAL = bilancio energetico negativo. KNDy = complesso kisspeptina/neuromedina/dinorfina. Fonte: De Rensis et al. "Seasonal infertility in gilts and sows: Aetiology, clinical implications and treatments." 2017</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oltre a migliorare la produttivit&agrave; delle scrofe tramite una gestione ottimale durante la gestazione, la lattazione e lo svezzamento, il miglior approccio per contrastare gli effetti stagionali negativi &egrave; il controllo della temperatura e dell'umidit&agrave; ambientali. Quando questa strategia non &egrave; attuabile o risulta inefficace, si possono adottare interventi ormonali esogeni per stimolare lo sviluppo dei follicoli ovarici e l'ovulazione. Il ciclo estrale dei suini, ad esempio, pu&ograve; essere manipolato prolungando la fase luteale con la somministrazione di progestinici e/o controllando la fase follicolare tramite trattamenti a base di gonadotropine corioniche e GnRH o suoi analoghi. Esistono diversi trattamenti terapeutici, costantemente studiati e perfezionati, con l&rsquo;obiettivo di ottimizzare il momento dell&rsquo;inseminazione rispetto all&rsquo;ovulazione, rafforzare il segnale di riconoscimento materno della gravidanza e sostenere il mantenimento e la funzionalit&agrave; dei corpi lutei.</p>
<p>Il caldo ed il fotoperiodo, quindi, possono influenzare notevolmente lo sviluppo dei follicoli e la qualit&agrave; dei corpi lutei, degli ovociti e degli embrioni, con effetti negativi sul tasso di gravidanza e sul numero totale di suinetti nati. L&rsquo;infertilit&agrave; stagionale include pubert&agrave; ritardata, un intervallo prolungato tra svezzamento ed estro, ridotto tasso di gravidanza, minore dimensione della cucciolata e anestro. Le cause dell&rsquo;infertilit&agrave; stagionale sono molteplici, differenziando i paesi con latitudini subtropicali e tropicali dove il fattore principale &egrave; probabilmente lo stress da calore e l&rsquo;umidit&agrave;, dai paesi temperati dove il problema pu&ograve; essere legato anche al fotoperiodo. Nonostante tutte le diverse tecniche applicabili, durante l&rsquo;estate, rimane essenziale in primis monitorare e gestire ancora pi&ugrave; attentamente tutto ci&ograve; che riguarda il management dell&rsquo;ambiente e dell&rsquo;alimentazione, che sono in grado di condizionale le prestazioni riproduttive dell&rsquo;azienda.</p>
<p><em>&nbsp;Tratto da: De Rensis, Fabio, Adam J. Ziecik, and Roy N. Kirkwood. "Seasonal infertility in gilts and sows: Aetiology, clinical implications and treatments." Theriogenology 96 (2017): 111-117.</em></p><br /><a href='http://suivet.it/tutto-sullinfertilità-stagionale-parte-ii'>Dott. Giulia Catellani</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2ftutto-sullinfertilit%c3%a0-stagionale-parte-ii&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/tutto-sullinfertilità-stagionale-parte-ii</link>
      <author>catellani@aa.aa (Dott. Giulia Catellani)</author>
      <comments>http://suivet.it/tutto-sullinfertilità-stagionale-parte-ii</comments>
      <guid isPermaLink="true">http://suivet.it/tutto-sullinfertilità-stagionale-parte-ii</guid>
      <pubDate>Tue, 26 Nov 2024 01:20:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Tutto sull'infertilità stagionale</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Giulia Catellani, laureata MV)</strong></p>
<p>Con infertilit&agrave; stagionale si definisce il periodo da inizio estate ad inizio autunno in cui i valori riproduttivi delle scrofe si abbassano drasticamente. Un tempo definita infertilit&agrave; estiva, ad oggi diversi studi hanno dimostrato come la temperatura ambientale ed il fotoperiodo (durata del periodo di illuminazione giornaliera) vadano ad influenzare i parametri anche al di fuori di questa stagione. Nonostante le cause riportate non siano ancora certe la si pu&ograve; definire una sindrome multifattoriale che si manifesta con alterazioni del ciclo ovarico e/o del corpo luteo, probabilmente da modificazioni nella stimolazione gonadotropica in scrofe particolarmente recettive ai cambiamenti ambientali.&nbsp;</p>
<p>L&rsquo;elevata temperatura con alti gradi di umidit&agrave; ed associata ad una luminosit&agrave; diurna maggiore vanno ad interferire specialmente con l&rsquo;assunzione di cibo giornaliera, carenza che viene pi&ugrave; facilmente notata in scrofette e primipare dato che sono quelle ad avere bisogno di un&rsquo;assunzione maggiore per la crescita corporea e per raggiungere la maturit&agrave; sessuale. Anche le pluripare mostrano segni di disagio, avendo pochi nutrienti ed energia in circolo per poter allattare e contemporaneamente riprendere il normale ciclo ovarico; le conseguenze sono suinetti con un minor peso allo svezzamento (in quanto il latte &egrave; carente e non permette un corretto sviluppo) e una fertilit&agrave; ridotta (in quanto si hanno livelli bassi di LH preovulatorio che impediscono l&rsquo;ovulazione e bassi livelli di LH basale che impediscono il mantenimento della gravidanza).</p>
<p>Un nuovo neurotrasmettitore, chiamato &ldquo;kisspeptina&rdquo;, &egrave; stato recentemente inserito fra le molecole coinvolte nelle cause di infertilit&agrave; stagionale, definendolo come il possibile maggior fattore impattante su tale sindrome. Con l&rsquo;attivazione dei suoi recettori ipotalamici, infatti, viene stimolata anche la produzione di GnRH, ormone essenziale per la regolazione di tutte le funzioni riproduttive. Durante l&rsquo;estate, la riduzione dell&rsquo;appetito nella scrofa comporta una riduzione dei volumi di ingestione e pertanto dei nutrienti assunti Si attiva cos&igrave; un meccanismo definito di &ldquo;down-regulation&rdquo;; ci&ograve; consiste nel fatto che all&rsquo;aumentare di questi fattori, il gene deputato alla sintesi proteica di tale proteina viene soppresso e di conseguenza si avr&agrave; sempre minore produzione di kisspeptina. Lo stato di anoressia/disoressia inoltre promuove una mobilitazione dei tessuti di riserva, un incremento dello stato di anestro, una diminuzione dei tassi di gravidanza e un alto livello di leptina circolante. Tutti questi fattori sembrano essere anch&rsquo;essi collegati con la diminuzione di livelli di kisspeptina e di conseguenza di GnRH, rendendo difficoltoso cos&igrave; avere adeguati livelli di LH e FSH circolanti, essenziali per avere un corretto ciclo ovarico e una scrofa fertile (Figura1).</p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/infertilita-stagionale.png" alt="Figura 1: effetti dell&rsquo;infertilit&agrave; stagionale correlati al peptide kisspeptina" width="622" height="348" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 1: effetti dell&rsquo;infertilit&agrave; stagionale correlati al peptide kisspeptina</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tali cambiamenti metabolici ed endocrini vanno a creare uno stato di stress nell&rsquo;organismo che si manifesta con aumentati livelli di cortisolo e ormone della crescita (GH). Livelli particolarmente alti di questi due ormoni vanno ad interferire in primo luogo con le funzioni ovariche, riducono infatti l&rsquo;effetto dell&rsquo;enzima aromatasi sulle cellule ovariche della granulosa, impedendo la produzione di estrogeni facilitanti l&rsquo;ovulazione; in secondo luogo, sembra si riduca anche il livello di insulina circolante rendendo ancora pi&ugrave; sfavorito l&rsquo;apporto di energia ai tessuti, in quanto GH interferisce con i recettori insulinici.</p>
<p>L&rsquo;aumento delle temperature e del fotoperiodo, quindi, vanno ad interferire con la normale fisiologia riproduttiva della scrofa non solo a livello superficiale, ma cambiandone e modificandone i meccanismi cellulari; trovare soluzioni che ne contrastino gli effetti &egrave; uno degli obbiettivi ad oggi pi&ugrave; studiati e ricercati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Tratto da: De Rensis, Fabio, Adam J. Ziecik, and Roy N. Kirkwood. "Seasonal infertility in gilts and sows: Aetiology, clinical implications and treatments."&nbsp;Theriogenology&nbsp;96 (2017): 111-117.</em></p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='http://suivet.it/tutto-sullinfertilità-stagionale.aspx'>Dott. Giulia Catellani</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2ftutto-sullinfertilit%c3%a0-stagionale.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/tutto-sullinfertilità-stagionale.aspx</link>
      <author>catellani@aa.aa (Dott. Giulia Catellani)</author>
      <comments>http://suivet.it/tutto-sullinfertilità-stagionale.aspx</comments>
      <guid isPermaLink="true">http://suivet.it/tutto-sullinfertilità-stagionale.aspx</guid>
      <pubDate>Sun, 20 Oct 2024 23:44:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Cosa resta di una orrida estate torrida</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Dott.ssa Lucia Tagliaferri - Dott. Mazzoni)</strong><br />Le temperature raggiunte tra giugno e agosto di quest'anno hanno avuto veramente dell'incredibile, soprattutto per la costanza nel mantenersi molto elevate anche sulla media giorno/notte.</p>
<p>Le principali conseguenze di un&rsquo;estate cos&igrave; torrida sono legate a problemi riproduttivi ossia, pi&ugrave; nello specifico: l'incremento delle scrofe vuote al parto, la riduzione della natalit&agrave;, i parti con solo uno o due suinetti, e l&rsquo;elevata disparit&agrave; all'interno della covata con anche quattro taglie differenti di suinetti. Non &egrave; semplice dipanare questa matassa di eventi davvero ingarbugliati, ma una delle poche cose veramente certe &egrave; che il tutto parte durante la lattazione precedente. Cerchiamo quindi di fare un po' di ordine e creiamo un punto zero.</p>
<p>&Egrave; ben noto a tutti che le alte temperature influenzino, in maniera negativa, l'ingestione di alimento delle scrofe durante la lattazione. Indicativamente, sopra i 30 gradi, si calcola che una scrofa ingerisca circa 1,5-2,0 kg in meno al giorno. Tuttavia quando le temperature sfiorano i 38 gradi ed il tasso di umidit&agrave; si approssima al 90%, non credo che vi siano pi&ugrave; regole, ma la cosa che si vede &egrave; che le scrofe smettono proprio di mangiare ed il danno metabolico sulla fisiologia della riproduzione, &egrave; tanto pi&ugrave; alto quanto pi&ugrave; persiste questa condizione atmosferica.</p>
<p>Per meglio comprendere i motivi di questo danno, basta focalizzare l'attenzione su una parola: l'insulina. Questo ormone, fra le varie cose, &egrave; responsabile del rilascio delle gonadotropine a livello ipotalamico quindi, in buona sostanza, degli ormoni deputati al controllo dell'attivit&agrave; riproduttiva. Ecco che allora il quadro completo potrebbe essere cos&igrave; dipinto: le elevate temperature riducono l'ingestione di alimento, la cosa abbassa la glicemia che, come diretta conseguenza, porta ad una riduzione della secrezione di insulina e quindi degli ormoni preposti al corretto sviluppo dei follicoli e degli ovuli in essi contenuti.</p>
<p>La prima conseguenza &egrave; una compromissione della qualit&agrave; della manifestazione estrale, poich&eacute; collegata alle dimensioni del follicolo e, pi&ugrave; in particolare, agli estrogeni che da esso sono prodotti. Ecco che allora la qualit&agrave; dei follicoli, quindi degli ovuli, sar&agrave; pi&ugrave; scadente, per vitalit&agrave;, per dimensioni, ma anche per numero.</p>
<p>A questo punto, avvenuta l'ovulazione, l'oocita va in contro alla fecondazione. Sfortunatamente, anche per questa delicatissima fase, le alte temperature giocano un ruolo molto negativo, aumentando il rischio di fallimento del concepimento. Quindi avremo una riduzione del numero di ovuli fecondati. Gli embrioni che hanno superato queste prime fasi di drastica selezione, cominciano il loro percorso all'interno delle corna uterine, in attesa di "annidarsi" attorno ai 12-14 giorni di gestazione sulla mucosa uterina. Purtroppo anche l'annidamento risente in modo negativo del caldo incrementando la mortalit&agrave; embrionale precoce. A questo punto il numero di embrioni si &egrave; ridotto in modo superiore rispetto al resto delle altre stagioni dell'anno e, questa, &egrave; una faccenda da avere ben presente!</p>
<p>Molti di voi ricorderanno la storia dei due segnali di gravidanza, il primo circa a 10-12 ed il secondo fra i 17 ed i 25 giorni di gestazione, con i quali si instaura un vero e proprio dialogo fra i feti e la madre. Durante questa fase i suinetti debbono, per cos&igrave; dire, avvisare la madre della propria presenza, affinch&eacute; l'attivit&agrave; ovarica rimanga quiescente. In effetti un suo riavvio coinciderebbe con la perdita della gravidanza e quindi, con la morte degli embrioni stessi. Questo avviso, meglio dire segnale, che si realizza fra i suinetti e la scrofa, viene mediato da degli ormoni, in prevalenza estrogeni che, tramite un complesso meccanismo biochimico, impediscono la liberazione delle prostaglandine F2 alfa dall'utero al torrente circolatorio, e l'inevitabile luteolisi che ne conseguirebbe responsabile della perdita della gravidanza e del ripristino dell'attivit&agrave; ciclica della scrofa. Sfortunatamente per&ograve;, non solo servono questi estrogeni, ma ne servono anche una certa quantit&agrave;, ecco cos&igrave; che abbiamo una dose dipendenza la quale si raggiunge solamente se sono presenti un certo numero di feti in grado di produrla. Questo numero di feti, che viene universalmente riconosciuto come sufficiente per dare il segnale, e di 5 tanto per il primo quanto per il secondo segnale di gravidanza. Ben inteso, stiamo parlando di eventi biologici, quindi non &egrave; detto che siano tassativamente 5 feti in tutti i singoli animali, in alcuni saranno anche 2 ed in altri anche 7, ma questo &egrave; un valore medio di riferimento, una linea guida. Proseguendo nel ragionamento iniziale, se a livello di annidamento (10-12 giorni) abbiamo un incremento della mortalit&agrave; embrionale, ci sono i presupposti affinch&eacute; il numero minimo di feti sia raggiunto al limite o non sia raggiunto del tutto. Le conseguenze di questo fatto sono che la scrofa vada in parto con pochissimi feti oppure che il primo od anche solo il secondo segnale di gravidanza non riescano neppure a scatenarsi, ed il ciclo della scrofa vada a ripartire. Con l'assenza del primo segnale direi che &egrave; tutto chiaro, la scrofa rimane vuota e ritorna in ciclo dopo 18-24 giorni. Diversa la situazione legata all'assenza del II segnale dove il ritorno sar&agrave; quindi oltre i 25 giorni di gestazione (per tale motivo sar&agrave; detto fuori ciclo), essendo mancato il segnale fra i 17 ed i 25 giorni di gestazione (riepilogo nell'immagine 1).</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/estatetorrida/01-i-segnali-di-gravidanza.jpg" alt="Schema dei segnali in gravidanza" width="500" /><br /><em>Immagine 1: i segnali di gravidanza</em></p>
<p>Il quadro dell'infertilit&aacute; estiva ha tutti i suoi elementi in fila partendo con l'aumento considerevole dei ritorni in ciclo, ma anche di quelli fuori ciclo, questi ultimi preceduti dalla perdita dell'embrione gi&agrave; visibile nella sua caratteristica struttura filiforme che fuoriesce dalla vulva della scrofa (immagine 2). Non mancano inoltre un aumento dei parti poco numerosi, fino alla pseudogravidanza, o con covate pi&ugrave; piccole rispetto alla media aziendale, oltre che l'aumento della disomogeneit&agrave; della covata.</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/estatetorrida/02-perdita-embrionale.jpg" alt="Perdita dell'embrione" width="500" /><br /><em>Immagine 2: Perdita dell'embrione</em></p>
<p>Nel settore suinicolo, e pi&ugrave; in generale nel settore zootecnico, abbiamo spesso a che fare con eventi negativi improvvisi che hanno una spiegazione solo se riusciamo a correlarli a fatti aziendali del recente passato. La clinica dell'infertilita stagionale, &egrave; forse l'esempio pi&ugrave; eclatante di questa condizione e dovrebbe insegnarci a lavorare in prevenzione, dato che una torrida estate, pi&ugrave; o meno orrida, si ripresenta quasi tutti gli anni.</p><br /><a href='http://suivet.it/cosa-resta-di-una-orrida-estate-torrida.aspx'>Dott. Claudio Mazzoni</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fcosa-resta-di-una-orrida-estate-torrida.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/cosa-resta-di-una-orrida-estate-torrida.aspx</link>
      <author>mazzoni@suivet.it (Dott. Claudio Mazzoni)</author>
      <comments>http://suivet.it/cosa-resta-di-una-orrida-estate-torrida.aspx</comments>
      <guid isPermaLink="true">http://suivet.it/cosa-resta-di-una-orrida-estate-torrida.aspx</guid>
      <pubDate>Mon, 07 Oct 2019 09:49:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>L’importanza del “fattore uomo”</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Dott.ssa Giusy Romano)</strong></p>
<p>Il famigerato &ldquo;fattore uomo&rdquo; rappresenta un aspetto decisamente importante nei vari reparti delle nostre scrofaie, a cui per&ograve;, molto frequentemente, non viene dato il giusto peso.</p>
<p>Dobbiamo sempre ritenerci fortunati nel momento in cui, identificato un tecnico di qualit&agrave;, si riesca ad usufruire dei suoi servigi. Avere, per esempio, un uomo bravo all&rsquo;interno della gestazione, quindi in grado di far esprimere al meglio le tecnologie, le strutture ed il patrimonio genetico messogli a disposizione dall&rsquo;azienda, &egrave; certamente il sogno di molti allevatori. &Egrave; il caso di un allevamento di 600 scrofe a ciclo chiuso con lattazione di 24 giorni, la cui fertilit&agrave;, ormai datata, (dal 2004 al 2007) &egrave; riportata nel grafico sottostante (andamento della fertilit&agrave; calcolata all&rsquo;ecografia a 21-35 giorni dalla fecondazione) .</p>
<p>&nbsp;<img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/andamentofertilita.jpg" alt="Andamento della fertilit&agrave; calcolata all&rsquo;ecografia (21-35 giorni dalla fecondazione) " width="550" height="375" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ad un primo sguardo sembrerebbe una tipica azienda affetta da una ricorrente sindrome dell&rsquo;ipofertilit&agrave; estiva (SIC). Da settembre a giugno, infatti, la fertilit&agrave; si mantiene su valori pi&ugrave; che accettabili, eccetto casi sporadici, per poi avere un crollo molto marcato fra luglio e agosto. Approfondendo la situazione, il profilo sanitario dell&rsquo;allevamento era da considerarsi convenzionale e PRRS positivo, ma stabile inattivo, con rimonta interna, integrata dall&rsquo;acquisto di 1-2 verri all&rsquo;anno. La gestione dei verri, del seme e la preparazione delle fiale per la fecondazione artificiale seguivano le stesse procedure per tutto l&rsquo;anno, &egrave; inoltre da escludere una simultanea, quanto improbabile, ipofertilit&agrave; di tutti i maschi nella stessa stagione in tre anni su quattro.</p>
<p>Che cosa era accaduto quindi in questa azienda durante il mese di agosto?</p>
<p>Molto semplice, il tecnico addetto alla gestazione si prendeva un intero mese di ferie e, evidentemente, nessuno era in grado di sostituirlo degnamente.</p>
<p>L&rsquo;importanza del &ldquo;fattore uomo&rdquo; &egrave; in questo esempio eclatante: la sensibilit&agrave; di quel tecnico verso la sfera riproduttiva della scrofa si dimostrava essere impareggiabile.</p>
<p>Come si vede bene dal grafico, il 2006 &egrave; da considerarsi come una stagione eccezionale, probabilmente per la notevole disponibilit&agrave; di animali giovani che erano stati preparati per far fronte all&rsquo;estate, cosa che, per diversi motivi, non era stato possibile fare negli anni precedenti ed in quello a seguire. A livello aziendale, comunque, c&rsquo;era la consapevolezza che il mese di agosto fosse un mese &ldquo;difficile&rdquo; per i risultati del reparto gestazione, pertanto veniva approntato un programma di intervento molto semplice: incrementare il numero delle scrofe in fecondazione durante tale periodo&hellip;&hellip;un grande classico! Quando possibile si attingeva direttamente dalle scrofette, in ogni caso venivano stimolate farmacologicamente le scrofe ritardatarie o venivano svezzate un certo numero di scrofe a 18-21 giorni di lattazione. In questo modo era garantita una quota di scrofe gravide minima per riempire le sale parto prefissate 4 mesi dopo. Il sistema funziona quasi sempre, ma ci&ograve; non rappresenta la soluzione del problema, quanto piuttosto un escamotage per limitare i danni.</p>
<p>In definitiva la qualit&agrave; della manodopera, oggi pi&ugrave; di allora, rappresenta un fattore chiave per la produttivit&agrave; aziendale. In particolare la costanza del risultato rimane un obiettivo davvero importante poich&eacute; alla base della corretta gestione dei flussi che, senza ombra di dubbio, rappresenta il vero tallone d&rsquo;Achille della nostra suinicoltura.</p>
<p><em>Articolo scritto in collaborazione con il Dott. Claudio Mazzoni</em></p><br /><a href='http://suivet.it/l’importanza-del-“fattore-uomo”.aspx'>Dott.ssa Giusy Romano</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fl%e2%80%99importanza-del-%e2%80%9cfattore-uomo%e2%80%9d.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/l’importanza-del-“fattore-uomo”.aspx</link>
      <author>romano@suivet.it (Dott.ssa Giusy Romano)</author>
      <comments>http://suivet.it/l’importanza-del-“fattore-uomo”.aspx</comments>
      <guid isPermaLink="true">http://suivet.it/l’importanza-del-“fattore-uomo”.aspx</guid>
      <pubDate>Sat, 30 Dec 2017 09:15:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La sindrome dell’infertilità stagionale (SIS) e la regola delle 3A</title>
      <description><![CDATA[<p>L&rsquo;infertilit&agrave; stagionale (SIS) pu&ograve; essere suddivisa in due periodi: quello estivo SIC (complesso dell&rsquo;infertilit&agrave; estiva) e quello autunnale AAS (sindrome degli aborti autunnali).</p>
<p>Tale suddivisione, tuttavia, &egrave; da ritenersi puramente didattica, in quanto la SIC e la AAS possono considerarsi una la conseguenza dell&rsquo;altra ed hanno nella stagionalit&agrave; una causa comune. In via del tutto teorica e, tenuto conto delle stagioni che si susseguono nel nostro paese, &egrave; possibile ritenere che la SIC inizi dai primi di Giugno per terminare verso la seconda met&agrave; di Settembre, mentre la AAS &egrave; possibile farla iniziare dalla fine di Agosto per vederla concludersi attorno alla seconda met&agrave; di Novembre (fig.1).</p>
<p><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/SIC.jpg" alt="" width="500" height="281" /></p>
<p>Per cercare di inquadrare meglio il problema, i fattori in grado di influenzare la SIS possono essere sintetizzati nella <strong>regola delle 3A: Ambiente, Allevamento e Alimentazione.</strong></p>
<h5>Il Fattore Ambientale</h5>
<p>Essendo chiamato in causa come attore principale, l&rsquo;ambiente dovrebbe essere il fattore determinante per l&rsquo;insorgenza della SIS, ma non sempre &egrave; cos&igrave;. Questo perch&eacute;, di base, &egrave; difficile comprendere come due stagioni diverse fra loro abbiano un effetto cos&igrave; simile sulla sfera riproduttiva, oltre al fatto che le stesse stagioni non si comportino allo stesso modo di anno in anno.</p>
<p>Questa variabilit&agrave; climatica, tanto imprevedibile quanto inevitabile, &egrave; certamente negativa, poich&eacute; limita molto i modi di intervento (l&rsquo;accensione dei raffrescatori in estate o del riscaldamento in autunno).</p>
<p>Tuttavia questo aspetto deve essere tenuto in considerazione, visto che le temperature alte per lunghi periodi e le ampie escursioni termiche, soprattutto giorno-notte, rientrano fra le molteplici cause della SIS.</p>
<h5>Il Fattore Allevamento</h5>
<p>Con questo termine intendiamo le strutture presenti in azienda unite alla capacit&agrave; manageriale dell&rsquo;imprenditore. La presenza di ambienti confortevoli, ben illuminati (anche artificialmente) ed adeguatamente raffrescati in estate, quanto riscaldati e riparati in autunno, limita notevolmente l&rsquo;incidenza della sindrome.</p>
<p>Anche il management, d&rsquo;altro canto, ricopre un ruolo fondamentale, in particolare la mandria ben distribuita in relazione all&rsquo;ordine di parto (39-43% della mandria fra il 3&deg; ed il 5&deg; parto). Non vanno inoltre dimenticati la densit&agrave; delle scrofe nei box gestazione, il rapporto uomo-animale e l&rsquo;igiene.</p>
<h5>Il Fattore Alimentazione</h5>
<p>&Egrave; ormai riconosciuto da tutti il ruolo che una corretta alimentazione ha sull&rsquo;incidenza della SIS, sia durante la lattazione che nel contesto del primo mese di gestazione.</p>
<p>La questione non &egrave; rivolta tanto alla qualit&agrave; degli alimenti, aspetto che rimane importante tutto l&rsquo;anno, quanto alla quantit&agrave; degli stessi. Ridotti livelli di ingestione in sala parto, infatti, non permettono alla scrofa di regolarizzare l&rsquo;attivit&agrave; riproduttiva dei mesi successivi. Questo perch&eacute; si instaurano delle interferenze che agiscono indirettamente sull&rsquo;attivit&agrave; ormonale preposta alla regolazione della sfera riproduttiva.</p>
<p>Non sono pochi gli allevamenti in cui, in estate, viene volutamente ridotto il quantitativo di mangime fornito alle scrofe in lattazione, con la scusante che le scrofe mangiano poco per il caldo, quindi non ha senso &ldquo;sprecare&rdquo; eccessivamente il mangime. La soluzione, per&ograve;, non &egrave; ridurre il quantitativo di mangime disponibile, ma &egrave; trovare un sistema in grado di permettere alle scrofe una maggiore ingestione di alimento in questa stagione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La somma di questi 3 fattori (Ambiente, Allevamento e Alimentazione) determina un accumulo di stress nella scrofa, se protratti nel tempo. Ci&ograve; si traduce nell&rsquo;alterazione dell&rsquo;equilibrio ormonale che regola la sfera riproduttiva, sfociando conseguentemente nella SIS.</p>
<p>&Egrave; necessario sottolineare che la SIS non si manifesta in tutte le scrofe allo stesso modo e, per fortuna, nella maggioranza dei casi gli animali riescono a compensare egregiamente lo stress.</p>
<p>In alcuni casi, per&ograve;, i 3 fattori prendono il sopravvento, rendendo cos&igrave; molto accreditata l&rsquo;ipotesi che esistano alcune sottopopolazioni di scrofe maggiormente sensibili rispetto ad altre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Articolo scritto in collaborazione con il Dott. Claudio Mazzoni</em></p><br /><a href='http://suivet.it/la-sindrome-dell’infertilità-stagionale-sis-e-la-regola-delle-3a.aspx'>Dott.ssa Giusy Romano</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fla-sindrome-dell%e2%80%99infertilit%c3%a0-stagionale-sis-e-la-regola-delle-3a.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/la-sindrome-dell’infertilità-stagionale-sis-e-la-regola-delle-3a.aspx</link>
      <author>romano@suivet.it (Dott.ssa Giusy Romano)</author>
      <comments>http://suivet.it/la-sindrome-dell’infertilità-stagionale-sis-e-la-regola-delle-3a.aspx</comments>
      <guid isPermaLink="true">http://suivet.it/la-sindrome-dell’infertilità-stagionale-sis-e-la-regola-delle-3a.aspx</guid>
      <pubDate>Fri, 27 Oct 2017 16:46:00 GMT</pubDate>
    </item>
  </channel>
</rss>