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    <title>Ultimi eventi</title>
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      <title>Abolizione delle gabbie parto</title>
      <description><![CDATA[<p>Negli ultimi anni, il sistema di gestione delle scrofe in sala parto &egrave; diventato oggetto di un acceso dibattito in ambito zootecnico, etico e politico. In particolare, l'utilizzo delle gabbie parto. Attualmente, la maggior parte degli allevamenti suinicoli intensivi in Italia impiega gabbie di dimensioni variabili, &nbsp;da 3.5 a 4.5m2, come misura di prevenzione della mortalit&agrave; pre-svezzamento. Si stima che la mortalit&agrave; in lattazione avvenga per il 50% nei primi due giorni successivi al parto, attribuendone la causa allo schiacciamento dei suinetti da parte della madre. Tuttavia, la restrizione prolungata della mobilit&agrave; materna e l&rsquo;impossibilit&agrave; di esprimere comportamenti fisiologici, come la costruzione del nido o l&rsquo;interazione libera con la prole, sollevano rilevanti problematiche etologiche ed etiche. Tali criticit&agrave; sono oggetto di crescente attenzione da parte della comunit&agrave; scientifica, degli organi regolatori europei e dei consumatori. In particolare, la campagna europea &ldquo;<em>End the Cage Age</em>&rdquo; e il successivo impegno della Commissione Europea a valutare una progressiva eliminazione delle gabbie in allevamento pongono le basi per una possibile revisione normativa.</p>
<p>Numerosi studi sperimentali hanno indagato l&rsquo;impatto dei sistemi alternativi al parto in gabbia (come i box parto liberi o <em>free farrowing pens</em> -foto1-, i sistemi ibridi con apertura&nbsp;<em>post-partum</em>, sale parto di gruppo), lavorando sugli indici di benessere della scrofa e della nidiata, nonch&eacute; sulle performance produttive e sanitarie. Tuttavia, i risultati disponibili mostrano una certa eterogeneit&agrave;, condizionata da molteplici variabili quali la genetica, la gestione, la progettazione strutturale e la formazione del personale.</p>
<p><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/box-parto-liberi.png" alt="Foto 1: box parto liberi (fonte. internet)" width="526" height="351"></p>
<p style="text-align: center;"><em>Foto 1, box parto liberi o free farrowing pens (da internet)</em></p>
<p>Nel contesto attuale di crescente attenzione al benessere animale e di potenziali modifiche normative in ambito europeo, &egrave; fondamentale individuare strumenti e protocolli operativi che permettano agli allevatori di rispondere efficacemente alle nuove esigenze, senza compromettere la sostenibilit&agrave; economica delle aziende. In particolare, risulta cruciale trovare un equilibrio tra le esigenze etologiche materne, la riduzione del rischio di schiacciamento neonatale e l'efficienza produttiva complessiva.</p>
<p>Sebbene la letteratura scientifica abbia gi&agrave; approfondito le principali cause di mortalit&agrave; sotto-scrofa, incluse quelle per schiacciamento (Vedi figura1), rimane ancora parziale la comprensione delle dinamiche comportamentali e sanitarie associate a tali eventi, soprattutto in contesti caratterizzati dalla presenza di scrofe iper-prolifiche e allevate in sistemi privi di contenzione fissa durante la lattazione.</p>
<p><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/eventi-schiacciamento.png" alt="Figura 1: Schema eventi di schiacciamento" width="672" height="341"></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 1, schema che mostra i numerosi fattori che possono favorire l&rsquo;evento di schiacciamento. Puggioni, A., Menegon, F., Galli, M.C., Di Martino, G., Gan, H., Norton, T., &amp; Scollo, A. (2025). Abolizione della gabbia parto e salute dei suinetti: l&rsquo;aiuto arriva dalla PLF? Atti del 50&deg; Meeting Annuale SIPAS, Lazise (VR), 17&ndash;18 aprile 2025.</em></p>
<p>Considerata la complessit&agrave; multifattoriale degli schiacciamenti neonatali, l'adozione di sistemi di monitoraggio automatici potrebbe rappresentare una strategia efficace per migliorare la capacit&agrave; di intervento tempestivo da parte degli operatori. Nell&rsquo;ambito della zootecnia di precisione (<em>Precision Livestock Farming, PLF</em>), sono gi&agrave; stati sviluppati diversi strumenti con questo scopo. Negli ultimi anni, a queste tecnologie si &egrave; affiancata la<em> computer vision</em>, una metodologia ad alta efficienza e non invasiva, sempre pi&ugrave; impiegata per l&rsquo;analisi automatica del comportamento dei suini. Di tale argomento ne hanno parlato in maniera innovativa ed interessante i colleghi Puggioni, A ed al. al 50&deg; Meeting Annuale SIPAS, Lazise (VR), 17&ndash;18 aprile 2025, con il loro lavoro dal titolo &ldquo;Abolizione della gabbia parto e salute dei suinetti: l&rsquo;aiuto arriva dalla PLF?&rdquo;, con il fine di sviluppare un elenco dettagliato e sistematico dei comportamenti osservabili specifico per scrofa, suinetto schiacciato e intera nidiata, tramite l&rsquo;analisi con software di 77 video documentanti eventi di schiacciamento fatale in box parto liberi; in una fase successiva, attraverso l'utilizzo di un ulteriore software, sono stati estratti e annotati 836 fotogrammi. Tali dati hanno costituito il punto di partenza per &ldquo;addestrare&rdquo; modelli avanzati di <em>computer vision</em>, finalizzati al saper riconoscere in automatico degli eventi di schiacciamento. In questo studio &egrave; stato osservato in assenza di sistemi di contenimento, un cambiamento nelle dinamiche di schiacciamento, con una prevalenza di movimenti di rotolamento da posizione ventrale a laterale e di decubito mediante piegamento degli arti anteriori. Tali risultati suggeriscono che, in condizioni di maggiore libert&agrave; motoria, la scrofa tende ad adottare posture pi&ugrave; naturali e meno vincolate rispetto a quelle osservate in gabbia parto, dove sono pi&ugrave; frequenti transizioni posturali rapide come la discesa tramite il posteriore o lo scivolamento dalla posizione seduta alla posizione di decubito laterale. Per ridurre il rischio di schiacciamento nei sistemi di stabulazione libera, &egrave; necessario quindi identificare strategie strutturali che rallentino i movimenti di decubito, offrendo ai suinetti presenti nella zona di pericolo il tempo sufficiente per allontanarsi, senza per&ograve; compromettere il benessere materno. Inoltre, sono state fatte diverse osservazioni sul comportamento anche dei suinetti; in primo luogo, la maggior parte di quelli schiacciati dormivano in zone differenti dal nido, unica zona &ldquo;sicura&rdquo; lontana dalla madre, aumentando cos le probabilit&agrave; di essere schiacciati. In secondo luogo, l&rsquo;8% dei suinetti schiacciati riportava patologie sottostanti quali problematiche locomotorie o di origine infettiva, che oltre a rendere i suinetti meno rapidi negli spostamenti e pi&ugrave; letargici, influiscono sulle cause di mortalit&agrave; nel periodo di lattazione, motivo per cui non andrebbero trascurate.</p>
<p>I risultati da loro ottenuti evidenziano come diventer&agrave; fondamentale intervenire e progredire in diversi aspetti per ridurre l&rsquo;incidenza degli schiacciamenti neonatali. In particolare, una rivalutazione del ruolo del nido, uno sviluppo di soluzioni strutturali innovative in grado di rallentare i cambiamenti posturali delle scrofe, senza comprometterne il benessere e un'attenzione specifica dovr&agrave; inoltre essere rivolta alla gestione individuale degli animali pi&ugrave; deboli o affetti da patologie, nonch&eacute; alla selezione genetica orientata al miglioramento del comportamento materno. Infine, l&rsquo;impiego di strumenti tecnologici avanzati, rappresentano una prospettiva promettente: grazie alla capacit&agrave; di rilevare automaticamente gli eventi di schiacciamento e con potenziale di evoluzione verso una funzione predittiva, tali sistemi potrebbero consentire un monitoraggio continuo e interventi tempestivi, contribuendo in modo significativo alla prevenzione del rischio.</p><br /><a href='http://suivet.it/abolizione-delle-gabbie-parto'>wm</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fabolizione-delle-gabbie-parto&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/abolizione-delle-gabbie-parto</link>
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      <pubDate>Mon, 07 Jul 2025 00:39:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Micoplasmosi del suino</title>
      <description><![CDATA[<p>Al cinquantesimo meeting annuale della SIPAS, tenutosi il 17, 18 aprile 2025 a Lazise (VR), &egrave; stato esposto un lavoro molto interessate dal<strong> gruppo dell&rsquo;IZS delle Venezie e di Pordenone</strong> con il titolo: &ldquo;<strong>Micoplasmosi del suino: studio longitudinale per la rilevazione in vivo di <em>Mycoplasma hyopneumoniae </em>e <em>Mycoplasma hyorhinis</em> attraverso un sistema di campionamento non invasivo (easy collection sampling)</strong>&rdquo;.</p>
<p>I micoplasmi sono responsabili di ingenti perdite economiche nell&rsquo;allevamento suino, determinando forme croniche e predisponendo ad infezioni secondarie con conseguente impatto sull&rsquo;uso di antimicrobici e sulla possibile insorgenza di fenomeni di resistenza. In particolare <strong><em>Mycoplasma hyopneumoniae</em> (MHP) &egrave; agente della polmonite enzootica e patogeno primario nella PRDC (<em>Porcine Respiratory Disease Complex</em>), mentre <em>Mycoplasma hyorhinis</em> (MHR), &egrave; causa di polisierosite e artrite nella fase di svezzamento</strong>.&nbsp;</p>
<p>La diagnosi di MHP si basa sul riscontro delle lesioni anatomopatologiche, tipicamente al momento della macellazione e delle positivit&agrave; ottenute attraverso le metodiche biomolecolari e istologiche. La diagnosi in vivo richiede il contenimento degli animali per l&rsquo;esecuzione del tampone o del lavaggio tracheo-bronchiale; l&rsquo;esame sierologico risente della lenta diffusione dell&rsquo;infezione e non permette la differenziazione tra soggetti vaccinati e infetti. Queste modalit&agrave; di campionamento risultano invasive e non permettono di conoscere l&rsquo;andamento epidemiologico della malattia nella mandria.<strong> L&rsquo;obiettivo dello studio &egrave; stato quindi quello di valutare le potenzialit&agrave; e l&rsquo;efficacia del campionamento dei fluidi orali (OF), degli emosieri testicolari (EST) e degli invogli fetali (IF) nelle varie fasi di allevamento (gestazione, sala parto, svezzamento, magronaggio-ingrasso) al fine di fornire uno strumento semplice ed efficace per il monitoraggio delle micoplasmosi in azienda</strong>.</p>
<p>In un anno, sono stati raccolti campioni da 4 allevamenti da riproduzione, 2 in provincia di Pordenone e 2 in provincia di Verona, nei quali era nota un&rsquo;anamnesi remota di patologie sostenute da MHP e/o MHR. Di questi allevamenti, 2 hanno una gestione a ciclo chiuso, 1 &egrave; una azienda multisito ed una a ciclo aperto. Il campionamento delle matrici &egrave; stato effettuato tre volte, secondo modalit&agrave; e tempistiche illustrate in Tabella 1 e la numerosit&agrave; del campione &egrave; stata definita affinch&eacute; si avesse una sensibilit&agrave; del 95%.</p>
<table style="border-collapse: collapse; width: 99.9766%; height: 206.25px;" border="1"><colgroup><col style="width: 19.9812%;"><col style="width: 19.9812%;"><col style="width: 19.9812%;"><col style="width: 19.9812%;"><col style="width: 19.9812%;"></colgroup>
<tbody>
<tr style="height: 18.75px;">
<th style="height: 18.75px;" scope="col">Categoria</th>
<th style="height: 18.75px;" scope="col">Fase</th>
<th style="height: 18.75px;" scope="col">Momento di prelievo</th>
<th style="height: 18.75px;" scope="col">Matrice</th>
<th style="height: 18.75px;" scope="col">Numerosit&agrave; campionaria</th>
</tr>
<tr style="height: 37.5px;">
<th style="height: 37.5px;" scope="row">Scrofe</th>
<td style="height: 37.5px;">Gestazione in box</td>
<td style="height: 37.5px;">Ultimo terzo di gestazione</td>
<td style="height: 37.5px;">OF</td>
<td style="height: 37.5px;">1 campione per box fino a un max di 15 campioni</td>
</tr>
<tr style="height: 37.5px;">
<th style="height: 37.5px;" scope="row">Scofe</th>
<td style="height: 37.5px;">Sala parto</td>
<td style="height: 37.5px;">Al parto</td>
<td style="height: 37.5px;">IF</td>
<td style="height: 37.5px;">1 pool per sala parto fino a un max di 15 campioni</td>
</tr>
<tr style="height: 37.5px;">
<th style="height: 37.5px;" scope="row">Suinetti</th>
<td style="height: 37.5px;">Sottoscrofa</td>
<td style="height: 37.5px;">Alla castrazione</td>
<td style="height: 37.5px;">EST</td>
<td style="height: 37.5px;">1 pool per sala parto fino a un max di 15 campioni</td>
</tr>
<tr style="height: 37.5px;">
<th style="height: 37.5px;" scope="row">Suinetti</th>
<td style="height: 37.5px;">Svezzamento</td>
<td style="height: 37.5px;">Inizio, met&agrave;, fine</td>
<td style="height: 37.5px;">OF</td>
<td style="height: 37.5px;">1 campione per box fino a un max di 15 campioni</td>
</tr>
<tr style="height: 18.75px;">
<th style="height: 18.75px;" scope="row">Suini</th>
<td style="height: 18.75px;">Magronaggio</td>
<td style="height: 18.75px;">Inizio, met&agrave;, fine</td>
<td style="height: 18.75px;">OF</td>
<td style="height: 18.75px;">1 campione per box fino a un max di 15 campioni</td>
</tr>
<tr style="height: 18.75px;">
<th style="height: 18.75px;" scope="row">Suini</th>
<td style="height: 18.75px;">Ingrasso</td>
<td style="height: 18.75px;">Inizio, met&agrave;, fine</td>
<td style="height: 18.75px;">OF</td>
<td style="height: 18.75px;">1 campione per box fino a un max di 15 campioni</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Al fine di dimostrare l&rsquo;efficacia delle modalit&agrave; di questo campionamento non invasivo, si &egrave; dovuto procedere con anche la raccolta e l&rsquo;analisi delle matrici tradizionalmente utilizzate, ossia i polmoni delle carcasse di scrofe, di lattonzoli, di lattoni e di grassi.&nbsp; Gli IF, i OF, gli EST e i polmoni sono stati analizzati per la ricerca di MHP e MHR mediante Real Time PCR multiplex che identifica le sequenze che appartengono a geni specifici per MHR e per MHP.</p>
<p>I risultati ottenuti hanno evidenziato un elevato numero di positivit&agrave; per MHR in particolare negli svezzati e nei suini della categoria magronaggio-ingrasso a conferma della sua larga diffusione come commensale nelle alte vie respiratorie del suino. Nonostante una scarsa-moderata circolazione del MHR nel settore &ldquo;scrofe in gestazione&rdquo;, si osserva una positivit&agrave; di circa il 90% nei &ldquo;suinetti in svezzamento&rdquo;, con manifestazioni cliniche pi&ugrave; o meno evidenti. Nel settore magronaggio-ingrasso invece, la diffusione e la patogenicit&agrave; di MHR si riduce significativamente.&nbsp;</p>
<p>Per quanto riguarda MHP, i risultati dimostrano un significativo aumento nel numero di positivi nella fase di magronaggio-ingrasso, ad eccezione dell&rsquo;azienda a ciclo aperto, dove a fronte della positivit&agrave; dell&rsquo;emosiero testicolare, si &egrave; riscontrata una circolazione del batterio minima, probabilmente grazie al vaccino all&rsquo;et&agrave; di 7 e 28 giorni e all&rsquo;uscita dei soggetti a fine svezzamento.</p>
<p>Sono stati confrontati i risultati ottenuti con le due modalit&agrave; di campionamento, calcolando le percentuali medie di positivit&agrave; dei polmoni analizzati nelle diverse categorie produttive e, in seguito, analizzati i cicli soglia (Ct) medi osservati negli OF, negli EST e negli IF risultati positivi nelle diverse categorie produttive. Le percentuali di positivit&agrave; riscontrate con le matrici classiche e i fluidi orali sono correlabili tra loro, invece le positivit&agrave; degli emosieri testicolari sono emerse solo in due aziende, nonostante fossero risultate positive anche le altre due. Non &egrave; attualmente possibile avanzare ipotesi per spiegare tale riscontro, ma &egrave; fondamentale evidenziare che l&rsquo;insieme dei due sistemi di rilevazione in parallelo (OF in gestazione e EST in sala parto) ci ha permesso di ottenere il dato di nostro interesse e cio&egrave; la corretta classificazione dello status sanitario per le micoplasmosi in questa fase di allevamento.&nbsp;</p>
<p>La bibliografia e la positivit&agrave; degli emosieri fanno ipotizzare che la trasmissione dei micoplasmi dalla scrofa ai suinetti non avvenga solo tramite la via respiratoria/orale ma anche attraverso la trasmissione verticale, in utero, nelle ultime fasi della gravidanza e probabilmente in seguito a condizioni di diminuita reattivit&agrave; immunitaria; per la conferma di tale ipotesi sono necessari ulteriori studi con una base campionaria maggiore rispetto a quella del presente lavoro. Nonostante ci&ograve;, gli invogli fetali non rappresentano una matrice idonea per la rilevazione di MHP e MHR.</p>
<p>In conclusione, &egrave; possibile affermare l&rsquo;utilit&agrave; e l&rsquo;efficacia dell&rsquo;easy collection sampling tramite l&rsquo;associazione di emosieri testicolari e fluidi orali per il monitoraggio di <em>Mycoplasma hyopneumoniae </em>e <em>Mycoplasma hyorhinis</em> in allevamento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Per ulteriori approfondimenti &egrave; possibile consultare il lavoro originale negli Atti di SIPAS-2025.</em></p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='http://suivet.it/micoplasmosi-del-suino'>wm</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fmicoplasmosi-del-suino&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Tue, 27 May 2025 01:33:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Gestione e futuro delle scrofe iperprolifiche</title>
      <description><![CDATA[<p>Le scrofe iperprolifiche sono il risultato della selezione genetica volta ad aumentare il numero di suinetti nati per covata. Tuttavia, questo progresso ha portato con s&eacute; nuove sfide, tra cui il rischio di una maggiore mortalit&agrave; neonatale e la necessit&agrave; di strategie pi&ugrave; avanzate per garantire uno standard minimo di benessere animale. Il parametro principale per definire una scrofa iperprolifica &egrave; la sua capacit&agrave; di partorire pi&ugrave; suinetti di quanti ne possa effettivamente allattare. Questo aspetto pu&ograve; risultare problematico se non viene gestito adeguatamente, poich&eacute; un eccessivo numero di suinetti pu&ograve; ridurre la disponibilit&agrave; di colostro e latte per ogni individuo, compromettendo la loro crescita e sopravvivenza. Recenti studi [1] hanno infatti dimostrato che, sebbene la produzione totale di colostro nelle scrofe danesi sia aumentata dal 2007 al 2020, l'assunzione individuale di colostro da parte dei suinetti &egrave; diminuita a causa dell'aumento delle dimensioni della covata.</p>
<p>Negli ultimi decenni, l'attenzione si &egrave; spesso concentrata esclusivamente sull'aumento del numero di <strong>suinetti totali nati</strong>, trascurando altri aspetti fondamentali come il <strong>peso alla nascita</strong> e la <strong>sopravvivenza neonatale</strong> [2,3]. Una covata numerosa, infatti, pu&ograve; portare a una maggiore variabilit&agrave; nei pesi alla nascita, con alcuni suinetti che risultano pi&ugrave; leggeri delle attese (sottopeso) e quindi pi&ugrave; vulnerabili a condizioni avverse come l&rsquo;ipotermia. Inoltre, il tasso di <strong>nati morti</strong> tende ad aumentare con l&rsquo;incremento della prolificit&agrave; della scrofa, rendendo indispensabili strategie di gestione pi&ugrave; efficaci per ridurre la mortalit&agrave; quali ad esempio un&rsquo;attenta assistenza al parto.</p>
<p>Uno degli aspetti fondamentali per migliorare la gestione delle scrofe iperprolifiche &egrave; la <strong>preparazione delle scrofette al primo parto</strong>. Studi condotti su scrofette danesi hanno evidenziato che il peso corporeo alla prima inseminazione influisce sia sulla dimensione della covata sia sulla longevit&agrave; produttiva dell&rsquo;animale. Per garantire una maggiore efficienza riproduttiva e una buona sopravvivenza, il <strong>peso ottimale al primo intervento inseminativo non dovrebbe superare i 164 kg,</strong> con uno <strong>spessore del grasso dorsale di almeno 13 mm </strong>[4]. Un peso corporeo eccessivo pu&ograve; comportare problemi locomotori e ridurre la probabilit&agrave; di raggiungere il secondo parto, mentre una condizione corporea insufficiente pu&ograve; limitare la capacit&agrave; della scrofa di sostenere una gravidanza e una lattazione ottimali. Lo sviluppo ponderale delle scrofe dovrebbe essere oggetto di attenzione (Figura 1), poich&eacute; un peso corporeo elevato aumenta il rischio di problemi locomotori, una causa frequente di abbattimento precoce e involontario delle scrofe. Sulla base della Figura 1, &egrave; evidente che il peso al primo parto, e quindi il peso alla prima inseminazione, abbia un effetto sul peso corporeo della scrofa per tutta la sua vita produttiva.</p>
<p><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/esphm2024/esphm-2024-peso-scrofe.png" alt="Figura 1: sviluppo medio del peso delle scrofe" width="516" height="279"></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 1. Sviluppo medio del peso delle scrofe in sei diverse prove (2017-2021) condotte in tre allevamenti di suini danesi (n=2608). I simboli indicano le prove realizzate nell'allevamento 1 (&diams;), nell'allevamento 2 (●) e nell'allevamento 3 (▲). La linea continua rappresenta la media semplice per ogni parto (▬), con i valori medi per parto espressi in kg. Le scrofe sono state pesate da 12 a 24 ore dopo il parto. Ogni punto rappresenta la media di 26-138 scrofe per prova (dati non pubblicati, presenti nel lavoro originario).</em></p>
<p>Durante la <strong>gestazione</strong>, l&rsquo;alimentazione svolge un ruolo chiave per mantenere la scrofa in una condizione adeguata. Un basso livello di lisina favorisce l'accumulo di grasso dorsale piuttosto che l'aumento muscolare e quindi, nelle moderne genetiche selezionate per la carne magra, rappresenta un'opportunit&agrave; per ripristinare il grasso dorsale dal precedente periodo di lattazione senza aumentare sostanzialmente il peso corporeo della scrofa. L&rsquo;impiego di diete a ridotto contenuto proteico, con <strong>livelli di lisina non superiori a 3,3 g SID/kg di mangime</strong>, favorisce dunque un <strong>migliore equilibrio tra grasso dorsale e sviluppo muscolare</strong>, evitando un&rsquo;eccessiva crescita corporea che potrebbe compromettere la mobilit&agrave; della scrofa e aumentare il rischio di riforma precoce (Bruun et al., non pubblicato). Un altro aspetto fondamentale &egrave; la suddivisione delle scrofe in gruppi, ad esempio, in base al punteggio di condizione corporea o allo spessore del grasso dorsale allo svezzamento. Tuttavia, questo approccio non tiene conto del peso corporeo o del numero di parti delle scrofe, il che pu&ograve; portare a un'alimentazione inferiore ai requisiti di mantenimento negli animali pesanti e ben superiore ai requisiti in quelli leggeri. L'utilizzo di <strong>stazioni elettroniche di alimentazione</strong> offre l'opportunit&agrave; di alimentare tutte le scrofe individualmente, aprendo cos&igrave; la possibilit&agrave; di una vera e propria alimentazione di precisione.</p>
<p>Il <strong>periodo preparto</strong> &egrave; particolarmente critico e richiede una gestione alimentare mirata. Un apporto energetico pi&ugrave; elevato negli ultimi giorni di gestazione, con una <strong>razione di circa 4,0 - 4,1 kg/giorno</strong> a partire <strong>dal 108&deg; giorno di gestazione</strong>, &egrave; stato dimostrato efficace nel ridurre la durata del parto e il numero di nati morti [5]. Inoltre, l&rsquo;introduzione di fibra cruda e un adeguato apporto di acqua nella dieta preparto (ma anche durante la gestazione) aiuta a migliorare la funzionalit&agrave; intestinale e a ridurre il rischio di stipsi, facilitando cos&igrave; il travaglio e favorendo un parto pi&ugrave; rapido e meno traumatico per la scrofa e i suinetti.</p>
<p>L&rsquo;<strong>assistenza al parto</strong> &egrave; un elemento cruciale nella gestione delle scrofe iperprolifiche. Il prolungamento della durata del parto &egrave; una delle principali cause di nati morti, motivo per cui &egrave; fondamentale implementare una <strong>sorveglianza continua</strong> nelle fasi finali della gestazione. Uno studio ha sottolineato che una scrofa trarrebbe beneficio dall'essere osservata ogni mezz'ora, dall'inizio alla fine del parto [6]. <strong>Controlli effettuati ogni 30 minuti </strong>e interventi tempestivi in caso di difficolt&agrave; nel parto, hanno dimostrato di ridurre significativamente la mortalit&agrave; neonatale. Sebbene questa strategia richieda un maggiore impiego di manodopera, il suo impatto positivo sulle performance complessive dell&rsquo;allevamento giustifica ampiamente il costo operativo. Inoltre, future innovazioni tecnologiche, come sensori biometrici per monitorare il travaglio e il comportamento della scrofa, potrebbero rappresentare nuove prospettive per ottimizzare la gestione del parto in modo pi&ugrave; efficiente e meno invasivo.</p>
<p>L&rsquo;aumento della prolificit&agrave; ha portato anche alla necessit&agrave; di implementare strategie alternative per gestire un numero elevato di suinetti per scrofa. L&rsquo;impiego di <strong>scrofe balie </strong>si &egrave; rivelato una soluzione efficace per assicurare che tutti i suinetti ricevano un adeguato apporto di latte materno. La selezione delle scrofe balie deve avvenire in base alla loro condizione corporea e alla capacit&agrave; di mantenere un buon appetito durante la lattazione, evitando soggetti che possano andare incontro a cali di peso eccessivi [7,8]. Un aspetto spesso discusso &egrave; l&rsquo;impatto psicologico sulle scrofe balie, poich&eacute; il cambio di cucciolata potrebbe generare stress. Tuttavia, studi hanno dimostrato che, se la selezione delle balie viene effettuata correttamente, non si riscontrano differenze significative nei livelli di cortisolo tra scrofe balie e non balie [9].</p>
<p>Durante la<strong> lattazione</strong>, il <strong>fabbisogno energetico</strong> della scrofa aumenta significativamente per supportare la produzione di latte. In condizioni standard, le scrofe iperprolifiche danesi sono alimentate con una razione giornaliera che pu&ograve; arrivare fino a 9 kg di mangime, con una media di<strong> 6,3 - 6,8 kg/giorno per un periodo di lattazione di 27 giorni</strong>. L'alimentazione in questo periodo &egrave; cruciale anche per preparare la scrofa al ciclo riproduttivo successivo, poich&eacute; la produzione di latte &egrave; una priorit&agrave;, e la scrofa mobilita sia grasso che proteine per soddisfare questo fabbisogno. Durante la lattazione, le <strong>scrofe iperprolifiche danesi mobilitano tipicamente 5 - 20 kg di peso corporeo e circa 2 - 3 mm di grasso dorsale</strong>, producendo al contempo latte per un guadagno medio giornaliero della covata di circa 2,8 - 3,2 kg/d. &Egrave; quindi <strong>essenziale monitorare il calo ponderale della scrofa</strong>, poich&eacute; una perdita di peso eccessiva potrebbe compromettere la sua capacit&agrave; di riprendersi adeguatamente per il ciclo riproduttivo successivo.</p>
<p>L&rsquo;alimentazione delle scrofe durante la gestazione e la lattazione &egrave; cruciale non solo per la loro produttivit&agrave; ma anche per la loro longevit&agrave; e il benessere complessivo. Gestire covate numerose senza compromettere la sopravvivenza dei suinetti prima dello svezzamento richiede routine di gestione ottimizzate, che abbiano in considerazione anche la mortalit&agrave; delle scrofe. Negli ultimi anni, l&rsquo;aumento dei tassi di mortalit&agrave; delle scrofe &egrave; diventato una preoccupazione crescente. Le correlazioni tra selezione genetica per la carne magra e la sopravvivenza delle scrofe evidenziano un potenziale problema, in quanto l&rsquo;intensa selezione genetica ha portato a scrofe pi&ugrave; fragili e soggette a problemi locomotori, che sono una delle principali cause di riforma prematura ed eutanasia [10].</p>
<p>In futuro, la gestione delle scrofe iperprolifiche dovr&agrave; continuare a evolversi per migliorare sia la loro efficienza produttiva sia il loro benessere. L&rsquo;incremento della prolificit&agrave; non pu&ograve; essere perseguito a discapito della longevit&agrave; e della salute dell&rsquo;animale. Per questo motivo, l&rsquo;allevamento dovr&agrave; spostare il focus non solo sulla quantit&agrave; di suinetti nati, ma anche sulla qualit&agrave; della loro sopravvivenza e sulla robustezza della scrofa. Tecnologie innovative, come sistemi di monitoraggio avanzati e l&rsquo;analisi dei dati per la gestione individualizzata degli animali, rappresenteranno strumenti sempre pi&ugrave; importanti per garantire un futuro sostenibile e redditizio per la suinicoltura moderna [10].</p>
<h5>BIBLIOGRAFIA</h5>
<p>1. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Theil PK, Krogh U, Bruun TS, Feyera T (2023) "Feeding the modern sow to sustain high productivity". Mol Reprod Dev. 90(7). doi:10.1002/mrd.23571</p>
<p>2. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Nielsen B, Su G, Lund MS, Madsen P (2013) "Selection for increased number of piglets at d 5 after farrowing has increased litter size and reduced piglet mortality". J Anim Sci. 91(6). doi:10.2527/jas.2012-5990</p>
<p>3. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Riddersholm K V., Bahnsen I, Bruun TS, de Knegt L V., Amdi C (2021) "Identifying risk factors for low piglet birth weight, high within-litter variation and occurrence of intrauterine growth-restricted piglets in hyperprolific sows". Animals. 11(9). doi:10.3390/ani11092731</p>
<p>4. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Bruun T, Bache J, Strathe A (2023) "Effect of gilt body weight and backfat thickness at first service on litter size in first parity and proportion of sows serviced to second parity in Danish sows (abstract).". In: 11th International Conference on Pig Reproduction, Ghent, Belgium. ; 2023.</p>
<p>5. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Feyera T, Skovmose SJW, Nielsen SE, Vodolazska D, Bruun TS, Theil PK (2021) "Optimal feed level during the transition period to achieve faster farrowing and high colostrum yield in sows". J Anim Sci. 99(2). doi:10.1093/jas/skab040</p>
<p>6. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Feyera T, Pedersen TF, Krogh U, Foldager L, Theil PK (2018) "Impact of sow energy status during farrowing on farrowing kinetics, frequency of stillborn piglets, and farrowing assistance". J Anim Sci. 96(6). doi:10.1093/jas/sky141</p>
<p>7. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Bruun TS, Pedersen TF, Thorup F, Strathe AV (2023) "Selecting the optimal strategies when using nurse sows for supernumerous piglets". Mol Reprod Dev. 90(7). doi:10.1002/mrd.23688</p>
<p>8. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Farmer C, Edwards SA (2022) "Review: Improving the performance of neonatal piglets". Animal. 16. doi:10.1016/j.animal.2021.100350</p>
<p>9. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Amdi C, Moustsen VA, Oxholm LC, et al. (2017) "Comparable cortisol, heart rate and milk let-down in nurse sows and non-nurse sows". Livest Sci. 198. doi:10.1016/j.livsci.2017.02.024</p>
<p>10. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Poulsen BG, Nielsen B, Ostersen T, Christensen OF (2020) "Genetic associations between stayability and longevity in commercial crossbred sows, and stayability in multiplier sows". J Anim Sci. 98(6). doi:10.1093/JAS/SKAA183</p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='http://suivet.it/gestione-e-futuro-delle-scrofe-iperprolifiche'>wm</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fgestione-e-futuro-delle-scrofe-iperprolifiche&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Fri, 21 Mar 2025 03:40:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Malattie emergenti</title>
      <description><![CDATA[<p>Le zoonosi rappresentano una grave minaccia per la salute pubblica, causando oltre 2 miliardi di malattie e pi&ugrave; di 2 milioni di decessi ogni anno (Bank, 2021). Circa il 75% delle <strong>malattie infettive emergenti (EID) </strong>e il 60% delle malattie contagiose dell'ultimo secolo sono zoonotiche (Brown, 2004; Jones et al., 2008; Taylor et al., 2001). Dal 1963, si &egrave; registrato un aumento annuale del 5% degli spillover (passaggio da animali a esseri umani), e si prevede un quadruplicarsi dei focolai zoonotici entro il 2050, con 15.000 decessi all'anno.</p>
<p>Le<strong> malattie virali nei suini (SVD)</strong> sono tra le EID pi&ugrave; rilevanti, contribuendo al 20% delle perdite economiche nel settore, nonostante i progressi tecnologici implementati. L&rsquo;approccio "<em>One Health</em>", che integra salute umana, animale e ambientale, &egrave; essenziale per prevenire ulteriori spillover e affrontare sfide globali come la resistenza antimicrobica e il cambiamento climatico (Adisasmito et al., 2022). La crescente popolazione mondiale, destinata a raggiungere i 10 miliardi entro il 2050, aumenta la domanda di risorse alimentari, accrescendo il rischio pandemico. La diversit&agrave; culturale, genetica e socioeconomica pu&ograve; rendere alcune popolazioni pi&ugrave; vulnerabili di altre alle zoonosi (Simpson et al., 2021; Mettenleiter et al., 2023).</p>
<p>Il cambiamento climatico influisce sulla distribuzione e sopravvivenza di agenti patogeni e vettori, come zanzare e zecche, facilitando la diffusione globale delle malattie infettive. Deforestazione e alterazione degli habitat aumentano la vicinanza uomo-animale, favorendo la diffusione dei vettori. I cinghiali selvatici, presenti in Europa, Asia, Africa e Americhe, hanno contribuito alla diffusione della peste suina africana (ASF), della peste suina classica (CSF), della malattia di Aujeszky (AD) e dell'epatite E (HE).</p>
<p>Tra i virus zoonotici emergenti nei suini ci sono il <strong>virus dell'influenza A (IAV)</strong>, il <strong>circovirus suino tipo 2 (PCV2)</strong>, il <strong>Seneca Valley Virus</strong>, il <strong>virus della diarrea epidemica suina (PEDV)</strong> e il <strong>virus della peste suina africana (ASFV)</strong>. Altri agenti virali, come il novel porcine parvovirus (nPPV), porcine enterovirus, porcine sapelovirus (PSV), porcine Kobuvirus (PKBV), porcine torque teno sus virus (TTSuV), porcine bocavirus (PBoV) e porcine torovirus (PToV) sono stati rilevati in vari casi clinici, ma la loro importanza clinica non &egrave; ancora chiara. Nuovi virus emergenti, come il pestivirus suino atipico (APPV), il PCV3, il PCV4, e altri con distribuzione regionale, rappresentano sfide per la medicina veterinaria (Perfumo et al., 2020).</p>
<p>Le nuove tecnologie, come la metagenomica e il sequenziamento di nuova generazione, hanno facilitato la scoperta di virus subclinici o sconosciuti, tra cui il PCV3, il SADS-CoV (coronavirus della sindrome di diarrea acuta dei suini), il LINDA (un nuovo pestivirus responsabile di tremore congenito) e il PoAstV4, un agente virale associato a malattie respiratorie nei suini (Rahe et al., 2023). I parvovirus suini (PPV) sono stati studiati per il loro legame con la malattia respiratoria dei suini (PRDC), ma sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere questi agenti patogeni e le loro coinfezioni. &Egrave; stato identificato anche il virus Po-Circo-like (PCL), associato alla diarrea suina,&nbsp; che richiede ulteriori indagini (Ji et al., 2023). L'epatite E (HEV) &egrave; endemica nei suini e il suo genotipo 3 pu&ograve; infettare l&rsquo;uomo tramite contatto con effluenti o carne suina contaminata (Heldt et al., 2016; Pereira et al., 2018).</p>
<p>Studi sperimentali hanno dimostrato che i suini possono essere suscettibili a virus di altre specie, come il clade 2.3.4.4b dell'influenza aviaria (Kwon et al., 2023), il Reston virus (Lewis et al., 2024) e il virus Zika (Sabir et al., 2023), con potenziale trasmissione all'uomo. Tuttavia, la trasmissione interspecifica non porta sempre a pandemie, poich&eacute; i virus devono superare diverse barriere biologiche non sempre di facile realizzazione (Plowright et al., 2017).</p>
<p>La densit&agrave; della produzione suinicola moderna contribuisce all'emergere di nuove malattie virali. L'interazione con animali selvatici e le pratiche di gestione, soprattutto quelle a flussi continui, favoriscono la diffusione di patogeni (Bekedam, 2006; Zanella, 2016). L'evoluzione genetica in suinicoltura ha causato squilibri nelle capacit&agrave; cardiorespiratorie dei suini e ha modificato la loro ecologia intestinale. Inoltre, sebbene i vaccini siano cruciali, un loro uso improprio pu&ograve; favorire l'evoluzione virale a seguito dei fenomeni di pressione immunitaria in grado di costringere gli stessi patogeni a trovare nuove strade per la loro stessa sopravvivenza (Drew, 2011; VanderWaal e Deen, 2018). I virus suini rappresentano una minaccia per la salute umana, e viceversa, a causa dello stretto contatto tra le due specie e delle loro somiglianze anatomiche, tra cui, ad esempio, l'espressione di recettori preferiti dal virus dell'influenza A (Nelson e Vincent, 2015).</p>
<p>L&rsquo;aumento della globalizzazione ha facilitato la trasmissione delle malattie, ma ha anche stimolato la cooperazione internazionale nella ricerca e sorveglianza. &Egrave; necessario attuare una sorveglianza sanitaria efficace oltre che interventi in vari ambiti, come il cambiamento climatico, l&rsquo;uso del suolo e il commercio della fauna selvatica. &Egrave; cruciale sviluppare misure di biosicurezza e vaccinazione per proteggere animali e umani, limitando la diffusione delle malattie, specialmente in contesti di crisi. &Egrave; altres&igrave; fondamentale sviluppare misure di riduzione del rischio, tra cui biosicurezza e vaccinazione, per proteggere sia gli animali che gli esseri umani.</p>
<p>Approcci multidisciplinari nella prevenzione e nel controllo delle zoonosi devono coinvolgere veterinari, medici e professionisti della salute pubblica. Le misure per prevenire future zoonosi includono il monitoraggio dei mercati di animali vivi, delle abitudini alimentari e degli allevamenti di animali esotici. Infine, &egrave; fondamentale ridurre l'impatto economico delle malattie suinicole, aumentare l'immunit&agrave; delle mandrie e migliorare la biosicurezza negli allevamenti.</p><br /><a href='http://suivet.it/malattie-emergenti'>wm</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fmalattie-emergenti&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Mon, 11 Nov 2024 03:18:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>IlIntelligenza emozionale e allevamento suinicolo</title>
      <description><![CDATA[<p>L'Intelligenza Artificiale (IA), grazie alla sua precisione e velocit&agrave;, assiste gli esseri umani nell'analisi e nella generazione di dati, permettendo di raggiungere risultati superiori. Tuttavia, &egrave; l'Intelligenza Emotiva (IE) a guidare il percorso verso decisioni ottimali. Attualmente, grazie alla tecnologia avanzata, &egrave; possibile monitorare e analizzare rapidamente variabili complesse nella produzione suinicola.</p>
<p>L'IA ha apportato significativi benefici al benessere e alla salute degli animali. Con la sua capacit&agrave; di elaborazione in tempo reale, &egrave; possibile monitorare il comportamento animale e, attraverso algoritmi di riconoscimento delle immagini, rilevare cambiamenti comportamentali indicativi di malattia o stress. Queste informazioni permettono ai produttori di intervenire tempestivamente, prevenendo l'aggravarsi delle condizioni patologiche.</p>
<p>L'uso di tali tecnologie ha migliorato la qualit&agrave; del prodotto finale, ottimizzando i processi produttivi, riducendo gli sprechi e garantendo una qualit&agrave; costante, con conseguente incremento della soddisfazione del cliente. Tuttavia, dietro questa tecnologia avanzata, vi &egrave; sempre un essere umano, le cui emozioni, pensieri e comportamenti influenzano direttamente i risultati nella suinicoltura.</p>
<p>Quando si parla di esseri umani, si fa riferimento all'empatia, una qualit&agrave; che le macchine ancora non possiedono: la capacit&agrave; di identificare e rispondere intuitivamente ai sentimenti degli altri. Pertanto, nell'era dell'IA, &egrave; fondamentale approfondire la comprensione dell'Intelligenza Emotiva.</p>
<p>Negli anni '90, il Dr. Daniel Goleman, psicologo di Harvard, ha diffuso il concetto di Intelligenza Emotiva attraverso il suo libro "Emotional Intelligence". Goleman descrive l'IE come la capacit&agrave; di riconoscere, comprendere e gestire le proprie emozioni e quelle degli altri, coinvolgendo competenze come la consapevolezza di s&eacute;, l'automotivazione, l'empatia e le abilit&agrave; sociali. Tuttavia alla base dell&rsquo;intelligenza emotiva c&rsquo;&egrave; la gratitudine, un sentimento sempre pi&ugrave; dimenticato ma che, oltre a rendere le persone che la praticano in modo convinto pi&ugrave; forti, &egrave; in grado di scatenare reazioni chimiche straordinarie utili per potenziare persino il sistema immunitario.</p>
<p>Nel contesto agricolo, e in particolare nella suinicoltura, le sfide legate al comportamento umano e alla gestione delle emozioni sono numerose. Queste sfide sono associate a vari fattori, quali la pressione per una maggiore produttivit&agrave;, il benessere animale, le malattie o lesioni degli animali e le incertezze politiche ed economiche, tutti elementi che influenzano le emozioni dei produttori e dei loro team.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/management/intelligenzaemotiva/intelligenzaemotiva1.png" alt="Foto 1: Estev&atilde;o Martins Lopes, relatore a ESPHM 2024" width="502" height="262" /><br /><em>Foto 1: Estev&atilde;o Martins Lopes, relatore a ESPHM 2024</em></p>
<p>Ricerche scientifiche hanno dimostrato una relazione empatica tra esseri umani e animali. Ad esempio, i produttori di suini che mostrano maggiore empatia verso gli animali tendono ad avere una produzione pi&ugrave; elevata. Uno studio ha evidenziato come il contatto umano positivo influenzi il comportamento, la fisiologia e le prestazioni riproduttive delle scrofe durante la gravidanza, riducendo significativamente la paura e facilitando la gestione, con migliori risultati produttivi. Durante questo studio, gli addetti accarezzavano regolarmente le scrofe per due minuti al giorno, riducendo la resistenza degli animali durante le manipolazioni e le vaccinazioni, dimostrando che l'interazione positiva regolare con gli operatori diminuisce la paura delle scrofe verso di loro (Hayes et al., 2021).</p>
<p>L'interazione positiva tra addetti e animali fin da suinetti, migliora la gestione degli animali (Driessen et al., 2020; Tallet et al., 2018). Questa interazione &egrave; caratterizzata dall'avvicinamento volontario degli animali alle persone, dalla ricerca di vicinanza e da segni di piacere o giocosit&agrave; (Jean-Loup Rault et al., 2020).</p>
<p>Questi studi evidenziano l'importanza dell'Intelligenza Emotiva nel migliorare i risultati produttivi nella suinicoltura. Secondo Goleman, l'IE porta numerosi vantaggi nell'ambiente di lavoro. I leader con alta IE mostrano una leadership pi&ugrave; efficace, comprendendo e gestendo meglio le proprie emozioni e quelle dei loro collaboratori, ispirando e motivando i loro team in modo pi&ugrave; efficiente. Questa competenza permette anche di gestire meglio i conflitti e di prendere decisioni pi&ugrave; assertive.</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/management/intelligenzaemotiva/intelligenzaemotiva2.png" alt="Foto 2: meccanismi dell'intelligenza emotiva" width="482" height="265" /><em>Foto 2: meccanismi dell'intelligenza emotiva</em></p>
<p>L'Intelligenza Emotiva facilita la risoluzione dei conflitti e la presa di decisioni. Chi &egrave; capace di gestire le proprie emozioni pu&ograve; rimanere calmo sotto pressione e recuperare rapidamente da frustrazioni e avversit&agrave; quotidiane, adattandosi ai cambiamenti e affrontando le sfide in modo pi&ugrave; efficace. Le aziende che investono nel benessere dei dipendenti e nel loro sviluppo comportamentale ottengono ambienti pi&ugrave; produttivi e di qualit&agrave;, con maggiore redditivit&agrave; e soddisfazione dei clienti, poich&eacute; i dipendenti dimostrano migliori competenze emotive come empatia e compassione .</p>
<p>Nella suinicoltura, un ambiente di lavoro sano permette interazioni positive tra operatori e animali, migliorando il benessere degli animali e incrementando la produttivit&agrave;. Professionisti con elevata IE sono pi&ugrave; capaci di rispondere ai bisogni emotivi degli animali, creando un ambiente meno stressante e ricco. Ci&ograve; include pratiche di gestione che promuovono il benessere fisico e psicologico degli animali attraverso interazioni sociali positive che favoriscono l'empatia tra operatore e animale.</p>
<p>Gli esseri umani continuano a essere fondamentali nel generare risultati produttivi, anche in un'era altamente tecnologica. Con il crescente utilizzo delle nuove tecnologie, l'applicazione dell'Intelligenza Emotiva pu&ograve; potenziare i guadagni di produttivit&agrave;, mentre se non applicata pu&ograve; portare a risultati opposti.</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/management/intelligenzaemotiva/emotionalintelligence3.png" alt="Foto 3: Benefici dell'intelligenza emotiva" width="484" height="252" /><em>Foto 3: Benefici dell'intelligenza emotiva</em></p><br /><a href='http://suivet.it/ilintelligenza-emozionale-e-allevamento-suinicolo.aspx'>wm</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2filintelligenza-emozionale-e-allevamento-suinicolo.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Mon, 05 Aug 2024 01:38:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Studio sugli effetti dei PAP</title>
      <description><![CDATA[<p>Negli allevamenti suinicoli intensivi, attualmente persistono due fasi critiche per la salute e il benessere degli animali, legate all'organizzazione dei box, che possono risultare in stress e lesioni. In primo luogo, le morsicature alla coda durante le fasi di svezzamento e magronaggio hanno conseguenze non solo sulla salute e il benessere, ma anche sulla qualit&agrave; delle carcasse. Allo stesso modo, l'aggressivit&agrave; tra le scrofe durante il rimescolamento costituisce un rischio per il mantenimento della gravidanza e la sopravvivenza degli animali.</p>
<p>Il sistema olfattivo altamente sviluppato dei suini e l'importanza dei feromoni nel raggiungimento della pubert&agrave; e nell'accettazione dell'accoppiamento sono ben documentati. Durante l'allattamento, i feromoni coordinano l'attaccamento dei neonati alle madri, e in particolare i <strong>feromoni di appagamento</strong> (<strong>AP</strong>), secreti dalla cute dei capezzoli materni, inducono calma e sicurezza nei piccoli.</p>
<p>Lo scopo di questo studio mirava a valutare l'efficacia dell'uso di analoghi dei<strong> feromoni di appagamento materno suini (PAP)</strong> nel migliorare il benessere durante le due fasi critiche sopra descritte (svezzamento e riorganizzazione delle scrofe). L'esperimento &egrave; stato condotto in un allevamento suinicolo intensivo a ciclo aperto convenzionale, composto da 735 scrofe e situato a Brescia.</p>
<p>&Egrave; stata testata l'applicazione di un analogo sintetico del feromone materno suino (PAP), distribuito tramite diffusori e spray alla concentrazione del 2%, per comprendere come potesse influenzare i comportamenti sociali negativi, le lesioni cutanee e le zoppie delle scrofe durante la riorganizzazione dei gruppi; ma anche i comportamenti negativi, la mortalit&agrave; e i morsi alla coda dei suinetti dopo lo svezzamento.</p>
<p>Per quanto riguarda le scrofe, i diffusori contenenti PAP sono stati installati ventiquattro ore prima dell'introduzione del gruppo trattato. Questi sono stati posizionati a 1,5 metri dal suolo, con una distanza di 25 metri quadri l&rsquo;uno dall&rsquo;altro e lontani dalle prese d'aria, per garantire una distribuzione uniforme del trattamento all'interno dell'ambiente. Inoltre, ogni scrofa del gruppo &egrave; stata trattata sei ore prima dell'introduzione con 5 ml di soluzione al 2% di PAP applicata tra le scapole. Dopo cinque giorni, i diffusori sono stati rimossi dal gruppo gestazione, le finestre sono state aperte e la ventilazione &egrave; stata aumentata per garantire la completa rimozione del trattamento. Al settimo giorno, gli animali del gruppo di controllo sono stati inseriti nello stesso ambiente e valutati in modo analogo al gruppo trattato.</p>
<p>I comportamenti sono stati direttamente osservati per 15 minuti nei giorni 0, 1, 3 e 5 e classificati come positivi, negativi e neutri. Le lesioni, sono state osservate solo su un lato dell'animale, e ad ogni scrofa &egrave; stato assegnato un punteggio standardizzando le rilevazioni effettuate. Le zoppie sono state classificate osservando gli animali dopo che questi hanno percorso almeno 20 metri.</p>
<p>Per l'esperimento durante lo svezzamento, sono state utilizzate due stanze identiche, ciascuna con 16 box di 15 metri quadri, dove i suinetti sono stati alloggiati per cinque settimane. Una stanza &egrave; stata destinata al trattamento e l'altra al gruppo di controllo. Nella stanza di trattamento, 24 ore prima dell'introduzione degli animali, sono stati posizionati 10 diffusori contenenti PAP. I suinetti sono stati valutati nei giorni 0, 7, 14, 21 e 28 per quanto riguarda il comportamento sociale, i morsi alla coda e la mortalit&agrave;. I comportamenti sono stati osservati direttamente per 15 minuti, lontano dai pasti, al momento dell'introduzione nel sito di svezzamento, dopo 6 ore e dopo 24 ore. I comportamenti sono stati classificati in positivi, negativi e neutri.</p>
<p>L&rsquo;analisi dei risultati ha rivelato che, per quanto riguarda le scrofe, nel gruppo trattato, si &egrave; osservata una diminuzione dei comportamenti negativi al giorno 1 (P&lt;0,05), delle zoppie e delle lesioni cutanee ai giorni 3 e 5 (P&lt;0,05). Questi risultati sono notevoli, soprattutto se consideriamo che sono stati ottenuti in un sistema di gestazione dinamico, in cui l'introduzione settimanale di nuove scrofe porta a continui rimescolamenti gerarchici e, di conseguenza, ad un aumento dell'aggressivit&agrave;. Nei suinetti invece, l'uso dei PAP ha portato a una riduzione dei comportamenti negativi nelle prime 24 ore post-svezzamento (P&lt;0,05) e dei morsi alla coda ai giorni 21 e 28 (P&lt;0,05). Nel gruppo trattato, inoltre, sono stati osservati animali con necrosi alla coda, ma senza segni evidenti di morsi sanguinanti rispetto al gruppo di controllo. Tuttavia, non si &egrave; riscontrato alcun effetto sulla mortalit&agrave;.</p>
<p>In conclusione, l'uso degli analoghi dei feromoni di appagamento materno suini si &egrave; dimostrato efficace nel ridurre i comportamenti negativi e l&rsquo;aggressivit&agrave; durante lo svezzamento e il rimescolamento delle scrofe. L'applicazione dei PAP tramite diffusore &egrave; risultata utile per gestire lo stress prolungato, come quello post-svezzamento, mentre l'applicazione dei PAP sotto forma di spray &egrave; risultata pi&ugrave; idonea per affrontare momenti di stress pi&ugrave; acuti, come il rimescolamento delle scrofe. Tuttavia, &egrave; importante considerare che le morsicature alla coda e l'aggressivit&agrave; delle scrofe dipendono da vari fattori ambientali, gestionali e sanitari, e i feromoni non rappresentano una soluzione definitiva, ma piuttosto un utile strumento di supporto per migliorare il benessere degli animali.</p>
<p><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/sipas/pap.png" alt="Grafico 1: Riduzione percentuale dei comportamenti negativi, lesioni cutanee e zoppie nelle scrofe e dei comportamenti negativi e morsi alla coda nei suinetti dopo il trattamento con analoghi dei feromoni di appagamento materno suini (PAP)." width="500" /><br /><em>Grafico 1: Riduzione percentuale dei comportamenti negativi, lesioni cutanee e zoppie nelle scrofe e dei comportamenti negativi e morsi alla coda nei suinetti dopo il trattamento con analoghi dei feromoni di appagamento materno suini (PAP).</em></p><br /><a href='http://suivet.it/studio-sugli-effetti-dei-pap.aspx'>wm</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fstudio-sugli-effetti-dei-pap.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Tue, 21 May 2024 00:24:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La gestione delle scrofe gravide all'imbracamento</title>
      <description><![CDATA[<table border="0" width="98%" cellspacing="1" cellpadding="5">
<tbody>
<tr>
<td><b>Evento</b></td>
<td>XLIX Meeting annuale SIPAS,18-19 Aprile 2024</td>
</tr>
<tr>
<td><b>Organizzato da</b></td>
<td>Societ&agrave; Italiana di Patologia ed Allevamento dei Suini (SIPAS)</td>
</tr>
<tr>
<td><b>Titolo</b></td>
<td>La gestione delle scrofe gravide all'imbracamento: implicazioni per il benessere animale e le performance riproduttive</td>
</tr>
<tr>
<td><b>tore/i</b></td>
<td>Maria Costanza Galli PhD</td>
</tr>
<tr>
<td><b>Contenuto</b></td>
<td><a href="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/congressi/sipas2024-galli.pdf" target="_blank">Scarica la presentazione dell'intervento</a></td>
</tr>
</tbody>
</table><br /><a href='http://suivet.it/la-gestione-delle-scrofe-gravide-allimbracamento.aspx'>wm</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fla-gestione-delle-scrofe-gravide-allimbracamento.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Mon, 29 Apr 2024 23:28:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La streptococcosi nel suino</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(dott.ssa Aurora Iotti)</strong></p>
<p>&ldquo;<em>L&rsquo;abbiamo avuta, l&rsquo;abbiamo e l&rsquo;avremo</em>&rdquo; cos&igrave; il <strong>Professor Vittorio Sala</strong>, docente presso il<em> Dipartimento di Patologia Animale, Igiene e Sanit&agrave; Pubblica Veterinaria dell&rsquo;Universit&agrave; di Milano</em>, ha voluto esordire alla giornata di studio della SIPAS tenutasi a Parma il 13 ottobre 2023 dedicata alla &ldquo;Streptococcosi nel suino: esperienze a confronto&rdquo;.</p>
<p><strong><em>Streptococcus suis</em></strong> &egrave; un batterio patogeno opportunista del suino, ormai conosciuto da pi&ugrave; di 70 anni ed in Italia &egrave; stato isolato per la prima volta nel 1984 da casi di meningite. Negli anni sono stati identificati fino a 35 sierotipi, ciascuno dei quali presenta diverse caratteristiche di patogenicit&agrave; e virulenza. Il sierotipo 2 &egrave; quello pi&ugrave; frequentemente associato a patologia e rappresenta il pi&ugrave; importante ceppo zoonotico (ovvero che si pu&ograve; trasmettere all&rsquo;uomo); altri ceppi predominanti sono il 9, l&rsquo;1, il 3 e il 7.</p>
<p>Il batterio pu&ograve; localizzarsi a livello della mucosa vaginale delle scrofe (di scrofe cos&igrave; dette portatrici), per poi trasferirsi nelle tonsille dei suinetti neonati al momento del parto. Altre localizzazioni possono essere le articolazioni e le meningi ma non si devono sottostimare le localizzazioni intestinali piuttosto che respiratorie.</p>
<p>L&rsquo;infezione pu&ograve; avvenire per contatto, per via aerogena o per ingestione, sfociando in infezioni sistemiche che portano a setticemie e polisierositi, con localizzazioni articolari (artriti &ndash; Foto 1), polmonari (polmoniti), cardiache (endocarditi), oppure nelle meningi (meningiti- Foto 2) fino a forme setticemiche acute in grado di provocare morte improvvisa.</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/sipas/streptococcosi.jpg" alt="Foto 1 &ndash; Soggetto con cianosi auricolari (setticemia) ed arti gonfi in sala parto" width="300" /><br /><em>Foto 1 &ndash; Soggetto con cianosi auricolari (setticemia) ed arti gonfi in sala parto</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/sipas/streptococcosi2.jpg" alt="Foto 2 &ndash; Soggetto con clinica da meningite in svezzamento." width="300" /><br />Foto 2 &ndash; Soggetto con clinica da meningite in svezzamento.</em></p>
<p>Frequenti sono anche i casi in cui alcuni soggetti risultano essere portatori senza mai sviluppare la malattia contribuendo per&ograve; alla sua diffusione. Per questo motivo, &egrave; evidente come il controllo di questa patologia negli allevamenti sia da sempre complesso e l&rsquo;eradicazione un&rsquo;utopia.</p>
<p>Negli anni, i principali metodi di prevenzione e controllo sono stati la vaccinazione e l&rsquo;uso sistematico di antimicrobici (prevalentemente di &beta;-lattamici). Entrambe queste pratiche, per&ograve;, al giorno d&rsquo;oggi, presentano delle controindicazioni:</p>
<ul>
<li>L&rsquo;uso preventivo e regolare di antibiotici &egrave; una pratica poco prudente, che non modifica l&rsquo;epidemiologia aziendale e contrasta con le direttive comunitarie riguardanti la riduzione dell&rsquo;uso di questi farmaci negli allevamenti. A detta azione dovrebbe ricorrersi solo in terapia.</li>
<li>L&rsquo;uso di vaccini commerciali, invece, presenta delle limitazioni legate alla scarsa cross-protezione fra i vari sierotipi e all&rsquo;elevato numero di sierotipi che spesso si ritrovano associati nei focolai, peraltro non sempre ben identificabili, e che risulta piuttosto complicato avere &nbsp;presenti nei vaccini stessi (se non attraverso l&rsquo;allestimento di specifici vaccini stabulogeni).</li>
</ul>
<p>Quindi, come si pu&ograve; agire per ridurre l&rsquo;incidenza di questa patologia ormai consolidata negli allevamenti? Possiamo identificare quali sono i fattori predisponenti e fare scelte manageriali consapevoli che aiutino nel controllo della malattia.</p>
<p>Nel corso della giornata studio, i relatori hanno riportato diverse strategie di management per contrastare <em>S. suis</em>, che possono essere riassunte in:</p>
<ul>
<li><strong>Gestione efficiente delle bande</strong> in modo da poter controllare al meglio la pulizia e la disinfezione degli ambienti (in quanto S. suis ha una discreta resistenza ambientale nelle feci e nell&rsquo;acqua).</li>
<li><strong>Gestione separata delle scrofette e dei loro figli</strong>, sia durante i pareggiamenti che durante gli svezzamenti, in quanto &egrave; fondamentale considerare i diversi livelli di immunit&agrave; dei soggetti.</li>
<li><strong>Scelte alimentari consapevoli,</strong> sia per le scrofe sia per i suinetti, che possono modulare l&rsquo;espressione di fattori di patogenicit&agrave;. Questo aspetto non &egrave; da trascurare soprattutto durante la prima settimana post-svezzamento, fase notoriamente riconosciuta come particolarmente stressante per il suinetto, dove, con un&rsquo;alimentazione estremamente curata, &egrave; necessario prevenire disbiosi intestinali che favorirebbero il passaggio di numerosi batteri (non solo <em>S. suis</em> ma basti pensare anche al <em>E. coli</em>) dal lume intestinale al torrente circolatorio, rischiando il manifestarsi della sintomatologia.</li>
</ul>
<p>In questo modo si ritiene che sia possibile ridurre l&rsquo;incidenza di meningiti acute, di scarti e ridurre la necessit&agrave; di terapie d&rsquo;urgenza.</p>
<p>Un aspetto su cui ci si &egrave; soffermati riguarda il rimescolamento dei suinetti, argomento di discussione in tema di diffusione di numerose patologie (es. PRRS). Le scrofette, soprattutto se acquistate e senza un&rsquo;opportuna quarantena in grado di metterle a contatto con i sierotipi di <em>S. suis</em> circolanti in azienda, potrebbero generare suinetti completamente negativi (quindi senza anticorpi) in grado di manifestare gravi quadri clinici, una volta messi in contatto con i figli delle pluripare che, sebbene portatrici (in grado quindi di generare suinetti potenzialmente portatori ed escretori), conferiscono loro anche un adeguato corredo immunitario.</p>
<p>Eseguire i pareggiamenti separati tra scrofe e scrofette, sempre dopo un&rsquo;opportuna colostratura, permette di evitare il rischio di distribuire suinetti potenzialmente portatori in covate con ridotta resistenza immunitaria.</p>
<p>Lo stesso discorso si pu&ograve; fare per i rimescolamenti allo svezzamento: fare gruppi &ldquo;primipare derivati&rdquo; permette di circoscrivere il problema in determinati gruppi/box, riducendo il rischio di diffusione nel resto della banda; evitare eccessivi spostamenti permette anche di ridurre l&rsquo;incidenza di lotte gerarchiche, scongiurando lesioni cutanee che il patogeno potrebbe sfruttare come via d&rsquo;ingresso.</p>
<p>Secondo l&rsquo;esperienza del<strong> Dott. Fausto Vezzoli</strong> dell&rsquo;<em>IZSLER</em>, uno strumento in pi&ugrave; su cui contare all&rsquo;interno delle strategie di controllo sanitario potrebbe essere rappresentato dai vaccini stabulogeni. Questi potrebbero essere usati come parte integrante di un Piano Sanitario Aziendale che, per&ograve;, necessiterebbe di un&rsquo;applicazione corretta (quindi preceduto da una corretta tracciabilit&agrave; epidemiologica preliminare) e di un aggiornamento costante.</p>
<p>Durante la giornata &egrave; intervenuto inoltre il <strong>Dott. Tijs Tobias</strong>, della <em>Royal GD Animal Health</em>, che ha riportato l&rsquo;esperienza olandese, dove gli allevamenti suinicoli hanno registrato anch&rsquo;essi un&rsquo;alta prevalenza di questa patologia. Fino a qualche anno fa, anche in Olanda la prima contromisura adottata per far fronte al patogeno &egrave; stato ricorrere all&rsquo;uso di antimicrobici; l&rsquo;uso eccessivo ha generato problemi di antimicrobico resistenza (AMR) grave, obbligando le autorit&agrave; preposte a disporre affinch&eacute; veterinari ed allevatori riducessero del 50% l&rsquo;uso di antibiotici.</p>
<p>Per conformarsi alle suddette disposizioni, le parti in causa si sono ispirate al <em>Modello Polder</em>, un metodo che prevede la totale collaborazione fra le parti, mediante incontri, discussioni e decisioni condivise per affrontare insieme la diffusione del patogeno; si &egrave; giunti a redigere delle Linee Guida dove sono state riportate diverse possibili strategie da attuare per aumentare l&rsquo;immunit&agrave; dei suinetti e ridurre il rischio di infezione.</p>
<p>Fra le strategie contenute in queste linee guida, durante l&rsquo;intervento &egrave; stata illustrata quella relativa all&rsquo;aumento dell&rsquo;et&agrave; allo svezzamento, che in Olanda era comunemente praticato a 21 gg; attualmente sono riusciti ad aumentarlo a 28-35 gg, riscontrando netti miglioramenti, puntando per il futuro a raggiungere il 42&deg; gg.</p>
<p>In conclusione, non &egrave; ancora stata trovata la &ldquo;soluzione magica&rdquo; per risolvere questa criticit&agrave;, ma durante la giornata di studio sono state illustrate quali misure preventive possono risultare efficaci per combattere <em>S. suis</em>, rappresentate da pratiche gestionali che si ritiene costituiscano un&rsquo;ottima base di partenza per ridurre la sua incidenza, riducendo allo stesso tempo la mortalit&agrave; dei soggetti e la creazione di scarti in un&rsquo;ottica, sempre pi&ugrave; richiesta dal mercato, di uso prudente dell&rsquo;antibiotico</p><br /><a href='http://suivet.it/la-streptococcosi-nel-suino.aspx'>Dott.ssa Aurora Iotti</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fla-streptococcosi-nel-suino.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/la-streptococcosi-nel-suino.aspx</link>
      <author>iotti@suivet.it (Dott.ssa Aurora Iotti)</author>
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      <pubDate>Mon, 20 Nov 2023 03:05:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Gestione della riproduzione</title>
      <description><![CDATA[<p>(dott.ssa Irene Cucco)</p>
<p>Tra le varie presentazioni esposte durante il <strong>14&deg; Simposio Europeo sulla gestione della salute del suino &ndash; ESPHM 2023</strong>, una in particolare ha attirato la mia attenzione. L&rsquo;obiettivo di questo studio, condotto da <strong>Elise Bernaerdt, Emma De Boe e Dominiek Maes</strong>, &egrave; stato valutare le pratiche manageriali correlate alla stimolazione e alla ricerca calori nelle scrofaie. Tutti noi sappiamo quanto sia importante eseguire correttamente la ricerca calori al fine di inseminare le scrofe nei tempi ottimali, per massimizzare la fertilit&agrave;, la portata al parto e la dimensione delle nidiate. Tuttavia, teoria a parte, <strong>qual &egrave; la situazione reale in allevamento</strong>?</p>
<p>Per scoprirlo, gli autori hanno sviluppato e testato un <strong>questionario</strong>, contenente 59 domande riguardanti le caratteristiche delle aziende (n=5), la gestione delle scrofette (n=8), la gestione delle scrofe (n=3), i verri ruffiani (n=14), le procedure di inseminazione (n=10), il tipo di stabulazione, il cibo e l&rsquo;acqua (n=19). Il questionario &egrave; stato compilato in azienda dai ricercatori stessi e da veterinari liberi professionisti che hanno intervistato gli allevatori durante le loro visite nel periodo compreso <strong>tra agosto 2021 e marzo 2022</strong>.</p>
<p>Nello studio sono state coinvolte <strong>51 aziende</strong>, molto diverse tra loro, situate nella regione delle <strong>Fiandre</strong>. Agli estremi troviamo un&rsquo;azienda con solo 65 e una con al massimo 2500 scrofe, con una <strong>mediana di 300 scrofe</strong>. La<strong> banda trisettimanale</strong> &egrave; la pi&ugrave; registrata, seguita dalla banda quadrisettimanale, pentasettimanale, assenza di un sistema in bande e infine, la banda settimanale e bisettimanale. [IC1]&nbsp;</p>
<p>Per quanto riguarda la gestione delle scrofette, il 59% delle aziende le acquista, mentre il 41% fa rimonta interna. Un aspetto interessante &egrave; che <strong>solo l&rsquo;86%</strong> delle aziende con autorimonta<strong> mantengono una separazione tra le scrofette e i maiali grassi</strong>, sia per quando riguarda la stabulazione sia per quanto riguarda la gestione dell&rsquo;alimentazione. &Egrave; vero, l&rsquo;86% non &egrave; poco, ma sappiamo quanto sia importante la razione della scrofetta in accrescimento che, rispetto a quella dei grassi, dovrebbe essere pi&ugrave; ricca in sali minerali e vitamine, con livelli energetici, di lisina e di calcio e fosforo ben bilanciati. Per non parlare del fatto che mantenere le scrofette insieme ai grassi e poi reintrodurle in azienda potrebbe comportare un grosso rischio sanitario.<strong> Le scrofette sono il futuro dell&rsquo;azienda e bisogna dedicare loro tutte le attenzioni che meritano!</strong> Dallo studio &egrave; emerso anche che <strong>solo nel 18%</strong> delle aziende si esegue la <strong>ricerca calori nelle scrofette prima della sincronizzazione</strong>. Tuttavia, &egrave; fondamentale l&rsquo;<strong>esposizione al verro dai 180 gg di et&agrave;</strong>, registrando i calori, perch&eacute; l&rsquo;inseminazione dovrebbe avvenire al <strong>secondo o terzo calore utile</strong>. Inoltre, qualora si volessero sincronizzare le scrofette per la messa in banda ricorrendo all&rsquo;altrenogest, &egrave; bene ricordare che questo principio attivo funziona solo per le scrofette che abbiano gi&agrave; ovulato almeno una volta. La prima inseminazione viene eseguita a<strong> 250 gg</strong> nella maggior parte delle aziende (min. 210 e max. 309 giorni). Tuttavia, poche aziende verificano il peso o lo spessore del grasso dorsale delle scrofette alla prima copertura. Sebbene sia sempre consigliato fare riferimento ai valori della propria casa genetica, nell&rsquo;ottica di ottimizzare le loro performances riproduttive e la loro longevit&agrave;, le scrofette andrebbero <strong>coperte al peso di 135 &ndash; 140 kg,</strong> valutando non solo lo spessore del grasso dorsale, ma anche la massa muscolare. Anche per le scrofe &egrave; risultato che nella maggior parte delle aziende (55%) la condizione corporale viene valutata a livello visivo, soprattutto al momento dello svezzamento. Solo il 37% degli allevatori misura lo spessore del grasso dorsale, anche qui soprattutto dopo lo svezzamento, ma anche al parto.</p>
<p>Alcuni risultati molto interessanti sono emersi dalle risposte riguardanti la gestione dei verri ruffiani. Per quanto riguarda il numero, infatti, <strong>il 22% delle scrofaie coinvolte possiede solo un ruffiano e addirittura due aziende non ne hanno neanche uno</strong>.</p>
<p><em><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/esphm2023/esphm-gestione-scrofe.png" alt="Distribuzione dei verri ruffiani nelle varie aziende intervistate" width="500" /></em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Distribuzione dei verri ruffiani nelle varie aziende intervistate</em></p>
<p>Questo &egrave; un dato interessante perch&eacute;, sebbene il numero dei verri dipenda anche dalla dimensione del parco scrofe, sarebbe buona norma avere almeno due maschi da alternare durante la ricerca calori. Pu&ograve; capitare, infatti, che dopo un po&rsquo; di tempo dall&rsquo;inizio della stimolazione, il verro si stanchi, perda interesse o si distragga alla ricerca di residui di mangime. Due verri possono essere utili, soprattutto per averne sempre uno riposato e con una libido pi&ugrave; alta per quei gruppi pi&ugrave; problematici, ovvero le scrofette e le vuote/ritorni. Inoltre, pi&ugrave; banalmente, se un verro dovesse farsi male o morire, l&rsquo;altro compenserebbe la perdita. E poi non dimentichiamoci che scrofe e scrofette non sono macchine, anche loro hanno le proprie preferenze e possono rispondere in modo diverso a seconda del verro che viene loro presentato!</p>
<p><strong>Solo nel 35% delle aziende i verri vengono stabulati in un settore dedicato</strong>, separato dalle scrofe. Questo &egrave; un punto critico, in quanto le scrofe dovrebbero entrare in contatto con il verro solo per circa 15 minuti, due volte al giorno. L&rsquo;esposizione per brevi periodi permette infatti di indurre nella scrofa una sorta di stress positivo acuto che facilita la manifestazione estrale e che verrebbe a mancare nel caso in cui la presenza del verro fosse costante nel tempo. Questo perch&eacute; le scrofe sarebbero ormai abituate a percepire i feromoni maschili, uno dei principali fattori che innescano il comportamento estrale. &Egrave; inoltre importante utilizzare dei ruffiani non troppo giovani, perch&eacute; devono essere sufficientemente maturi da stimolare adeguatamente le scrofe sia da un punto di vista tattile che olfattivo. Tuttavia, in questo studio, hanno rilevato che nel 22% delle aziende selezionate veniva utilizzato un verro di et&agrave; inferiore agli 11 mesi.</p>
<p>Nell&rsquo;80% delle aziende la ricerca calori viene effettuata facendo passare il verro liberamente davanti alle gabbie fecondazione, nel 14% il maschio viene fatto entrare in una gabbia, che man mano viene spostata davanti alle scrofe e, solo nel 6% dei casi, il contatto tra scrofe e verro avviene liberamente nei box. &Egrave; interessante notare che tra gli strumenti utilizzati per la fecondazione troviamo gli &ldquo;archetti&rdquo; per fare pressione sui fianchi della scrofa (63%), lo spray all&rsquo;odore di verro (37%) e, addirittura la registrazione delle vocalizzazioni del verro (8%).</p>
<p><strong>Nel 43% delle aziende vengono utilizzati trattamenti ormonali a base di analoghi del GnRH (14%) e gonadotropine (35%)</strong>, soprattutto su scrofette e su scrofe di primo parto, per sincronizzare e stimolare la manifestazione estrale. Tuttavia, alcune buone pratiche come il <strong>flushing</strong> e il <strong>controllo artificiale delle ore di luce non sempre vengono attuate</strong>. Solo il 69% delle aziende fornisce alle scrofe svezzate un mangime pi&ugrave; ricco di zuccheri e, sebbene l&rsquo;84% delle aziende ricorra all&rsquo;illuminazione artificiale per garantire 16 &ndash; 18 h di luce al giorno, il 74% di questi non conosce l&rsquo;intensit&agrave; della fonte luminosa utilizzata, che dovrebbe essere minimo 300 lux. Il dato per&ograve; pi&ugrave; preoccupante &egrave; che<strong> solo il 75% delle aziende fornisce acqua ad libitum</strong>, mentre nelle altre l&rsquo;accesso all&rsquo;acqua &egrave; disponibile per un tempo limitato, ad esempio solo due volte al giorno per 3h.</p>
<p>Per concludere, questo studio ci rende pi&ugrave; consapevoli delle varie realt&agrave; aziendali e deve farci riflettere sul fatto che <strong>molti aspetti chiave</strong> che riguardano la gestione della scrofetta, della scrofa e dei verri ruffiani <strong>vengono dati, a volte, quasi per scontati</strong>. In realt&agrave;, l&rsquo;attenzione su questi fattori va mantenuta sempre alta, perch&eacute; sono alla <strong>base del buon rendimento dell&rsquo;azienda</strong>. E voi? Come avreste risposto a questo questionario?&nbsp;</p>
<p><br />&nbsp;[IC1]Non sono sicurissima di aver capito bene in realt&agrave;...ti allego il grafico, magari mi sai dire meglio come interpretare sto grafico</p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='http://suivet.it/gestione-della-riproduzione.aspx'>wm</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fgestione-della-riproduzione.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Fri, 30 Jun 2023 03:05:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Probiotico contro diarrea da Coli</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(dott.ssa Francesca Grapelli)</strong></p>
<p>NO all&rsquo;ossido di zinco, NO agli antibiotici e allora per fronteggiare il problema della diarrea da Coli in svezzamento cosa si pu&ograve; fare?</p>
<p>L&rsquo;azienda Keminha sviluppato un ampio catalogo di prodotti che, sfruttando acidificanti e/o probiotici e/o oli essenziali, fornisce strategie alternative per garantire la salute del lattone. All&rsquo;ESPHM a Salonicco, &egrave; stato esposto da Hans Lee <em>et al.</em> il trial relativo a un nuovo probiotico messo in commercio, composto da pi&ugrave; specie di <em>Bacillus spp</em>, che &egrave; stato dimostrato dia il necessario supporto alla crescita e alla salute del lattone per tutta la fase post svezzamento, riducendo la proliferazione e la colonizzazione intestinale di <em>C. perfringens</em> e delle <em>Enterobacteriaceae</em> (<em>Escherichia Coli</em> e <em>Salmonella</em>). &nbsp;</p>
<p>Una delle principali cause di diarrea allo svezzamento &egrave; la diarrea da <em>Eschierichia Coli</em> enterotossiemici (ETEC), possessori delle adesine fimbriali F4 (K88) o F18. Si ritiene tuttavia, che questa patologia enterica sia in realt&agrave; una tecnopatia, frutto delle &ldquo;forzature&rdquo; a cui l&rsquo;allevamento intensivo costringe. Lo svezzamento &egrave; un momento critico e assai delicato per il suinetto, che vive una serie di numerosi cambiamenti in un ristretto lasso di tempo, relativi all&rsquo;alimentazione, all&rsquo;ambiente e alla socialit&agrave;.</p>
<p>Il regime alimentare subisce un brusco cambio poich&eacute; si passa dalla forma liquida del latte al mangime integrato, ed infine, quando vengono allontanati dalla madre, ad un mangime esclusivamente secco. Sarebbe ottimale mantenere per almeno una decina di giorni un mangime di transizione, il pi&ugrave; simile possibile a quello della sala parto e mescolarlo con un buon quantitativo di acqua. Un altro fattore predisponente la tecnopatia &egrave; l&rsquo;elevata percentuale di proteine nel mangime post svezzamento, spesso di origine vegetale, poich&eacute; pi&ugrave; economiche, che lo rendono per&ograve; meno digeribile e, quindi, capace di creare un ambiente alcalino e putrescente ideale allo sviluppo delle <em>Enterobacteriaceae</em>. Da considerare che l&rsquo;apparato digerente del suinetto non &egrave; ancora del tutto sviluppato al momento dello svezzamento che solitamente avviene, nell&rsquo;allevamento intensivo, a 21/24/28 gg. La secrezione degli enzimi pancreatici diventa ottimale solo dopo le 6 settimane di vita e l&rsquo;aumento del 4% della superficie intestinale, che si realizza dalla nascita allo svezzamento, comporta delle sollecitazioni all&rsquo;epitelio assorbente tali da causare la lassit&agrave; delle <em>tight junction</em> intercellulari con conseguente aumento delle permeabilit&agrave; di membrana.</p>
<p>Il brusco cambio di ambiente (e di clima!) rende i suinetti disorientati ed impauriti. Inizialmente mangiano e bevono poco e questo &egrave; un fattore decisamente favorevole allo sviluppo di una diarrea alimentare: la mancanza di materia prima da assimilare determina squilibri elettrolitici ed osmotici e il blocco dello stimolo alla proliferazione epiteliale.</p>
<p>Lo stress sociale, infine, non &egrave; un elemento da sottovalutare, ma anzi, l&rsquo;iperstimolazione dell&rsquo;asse ipotalamo-surrenale causa un&rsquo;elevata produzione di cortisolo che, nel lungo tempo, comporta deperimento immunitario e stress ossidativo con affaticamento dell&rsquo;intero organismo.&nbsp;</p>
<p>La Kemin ha sviluppato quindi un trial con un probiotico per dimostrare che un buon supporto al microbiota intestinale pu&ograve; eludere, o almeno &ldquo;tamponare&rdquo;, le mancanze di un apparato digerente immaturo e oltre natura sollecitato.</p>
<p>Il trial si compone di due parti, una in cui il probiotico viene somministrato alle scrofe e una seconda in cui viene somministrato alle covate delle suddette. La sala parto &egrave; stata lavata, disinfettata e lasciata vuota per un mese, correttamente regolata in temperatura e ventilazione ed il mangime delle scrofe &egrave; privo di additivi e antibiotici</p>
<p>Parte I: 20 scrofe Landrace x Yorkshire, di ordine di parto compreso tra 1 e 4, incrociate con Duroc, vengono suddivise in due gruppi e cos&igrave; trattate:</p>
<p style="padding-left: 30px;">- Gruppo &ldquo;Probiotico&rdquo;: somministrazione di 3x10<sup>9</sup> CFU/kg di probiotico, a partire dalle 2 settimane prima del parto fino allo svezzamento, fissato in questo caso a 21 gg;</p>
<p style="padding-left: 30px;">- Gruppo &ldquo;Controllo&rdquo; a cui non &egrave; stato somministrato nessun probiotico.</p>
<p>La digeribilit&agrave; della sostanza secca, dell&rsquo;azoto e dell&rsquo;energia &egrave; risultata maggiore nel gruppo Probiotico, oltre ad aver riscontrato un pi&ugrave; alto numero di nati vivi, una maggior percentuale di suinetti svezzati ad un peso superiore di quello del gruppo Controllo.</p>
<p style="text-align: center;"><em><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/esphm2023/trialprobiotico1.png" alt="Schema della suddivisione dei gruppi del trial" width="500" /></em><br /><em>Schema della suddivisione dei gruppi del trial</em></p>
<p>Parte II: le covate dei 2 gruppi di scrofe vengono suddivise in 4 gruppi, di cui solo 2 ricevono l&rsquo;integrazione di probiotico, in concentrazione di 3x10<sup>9</sup> CFU/kg; fino a 42 gg dallo svezzamento i lattoni vengono alimentati con acqua e mangime pulito e ad libitum. I 4 gruppi risultano cos&igrave; suddivisi:</p>
<p style="padding-left: 30px;">- Gruppo &ldquo;CControllo&rdquo;: suinetti nati da scrofe che non hanno ricevuto l&rsquo;integrazione, che non ricevono alcun probiotico;</p>
<p style="padding-left: 30px;">- Gruppo &ldquo;CProbiotico&rdquo;: suinetti nati da scrofe che non hanno ricevuto l&rsquo;integrazione, ma che ricevono il probiotico;</p>
<p style="padding-left: 30px;">- Gruppo &ldquo;PControllo&rdquo;: suinetti nati da scrofe che hanno ricevuto l&rsquo;integrazione, ma che non ricevono il probiotico;</p>
<p style="padding-left: 30px;">- Gruppo &ldquo;PProbiotico&rdquo;: suinetti nati da scrofe che hanno ricevuto l&rsquo;integrazione e che ricevono il probiotico.</p>
<p>La challenge prevedeva che 2 settimane dopo lo svezzamento i suinetti venissero infettati sperimentalmente con una sospensione di E.coli K88 a concentrazione di 1.5 ml di 1x10<sup>3</sup> CFU/ml. Le performances di questi suinetti sono state raccolte fino alle 9 settimane di et&agrave; e prevedevano il rilievo delle citochine pro-infiammatorie, prima e dopo l&rsquo;infezione sperimentale (TNF-&alpha;, IL-6) e la caratterizzazione del microbiota fecale.</p>
<p>I suinetti del gruppo CControllo hanno mostrato alti livelli di citochine pro-infiammatorie e quelli a pi&ugrave; basso titolo sono stati proprio quelli dei suinetti del gruppo PProbiotico.</p>
<p>In questo trial non sono stati descritti sintomi clinici di forma diarroica, con benefici sulla crescita dell&rsquo;animale. Dalla caratterizzazione del microbiota fecale &egrave; emerso che i soggetti che hanno ricevuto il probiotico avevano una maggior uniformit&agrave; di specie batteriche, che sta a significare una maggior stabilit&agrave; ed equilibrio del microbiota stesso; dalla tassonomia &egrave; emerso che il probiotico abbassa la prevalenza di <em>Clostridium</em> e di <em>Brachyspira</em> e, in particolare, nelle covate delle scrofe trattate, una maggior prevalenza di <em>Lactobacillus</em>.</p>
<p style="text-align: center;"><em>&nbsp;<img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/esphm2023/trialprobiotico2.png" alt="Riassunto degli esiti del trial" width="500" /></em><br /><em>Riassunto degli esiti del trial</em></p>
<h5>TAKE HOME MESSAGE</h5>
<ul>
<li>Il supplemento di probiotici aumenta significativamente nelle scrofe la digeribilit&agrave; dei nutrienti e il peso dei suinetti allo svezzamento;</li>
<li>I suinetti nati da scrofe che hanno ricevuto il supplemento di probiotico hanno mantenuto performances buone anche dopo l&rsquo;infezione sperimentale con E. coli K88;</li>
<li>I suinetti nati da scrofe che hanno ricevuto il supplemento di probiotico hanno prodotto meno citochine pro-infiammatorie;</li>
<li>Il peso allo svezzamento dei suinetti &egrave; stato maggiore se la scrofa aveva ricevuto l&rsquo;integrazione di probiotico durante la gestazione e la lattazione, mentre l&rsquo;aumento dell&rsquo;incremento medio giornaliero dei lattoni dopo lo svezzamento richiedeva una supplementazione del probiotico agli stessi, anche per le settimane successive;</li>
</ul>
<p>Questo trial ha dimostrato che il probiotico a base di <em>Bacillus spp</em>, senza l&rsquo;uso di antibiotici, &egrave; capace di migliorare la funzionalit&agrave; intestinale ed immunitaria.</p><br /><a href='http://suivet.it/probiotico-contro-diarrea-da-coli.aspx'>wm</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fprobiotico-contro-diarrea-da-coli.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Mon, 26 Jun 2023 01:39:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Infezione da Mycoplasma Hyopneumoniae</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(dott. Giulia Bini)</strong></p>
<p>Nel corso del seminario organizzato da Huvepharma a Gent, sono state trattate diverse tematiche legate a problemi respiratori nel suino. Fra le aule e i laboratori della facolt&agrave; di veterinaria della citt&agrave;, il dottor <strong>Lieven Claerhout</strong> ci ha parlato di <em><strong>Mycoplasma hyopneumoniae</strong></em> e in particolare delle opzioni a disposizione per contrastarlo all&rsquo;interno dei nostri allevamenti. Ma facciamo un passo indietro.</p>
<p><em>Mycoplasma hyopneumoniae</em> &egrave; l&rsquo;agente eziologico primario della famosa polmonite enzootica, malattia respiratoria cronica del suino. L&rsquo;infezione &egrave; molto diffusa e causa perdite economiche legate a un peggioramento delle performance degli animali e a un aumento dei costi per le medicazioni. <em>Mycoplasma hyopneumoniae</em> &egrave; uno dei patogeni principali del complesso della malattia respiratoria del suino (PRDC). &Egrave; un microrganismo molto piccolo e si trasmette per contatto diretto fra suini o anche per via aerogena a breve distanza. &Egrave; possibile la trasmissione fra un allevamento e l&rsquo;altro attraverso l&rsquo;introduzione di nuovi animali o anche per via aerogena. Gli animali possono infettarsi in qualunque fase del ciclo produttivo, i suinetti sottoscrofa lo contraggono direttamente dalla madre in sala parto. Negli allevamenti a ciclo chiuso la percentuale di soggetti positivi allo svezzamento &egrave; maggiore rispetto ai multisede, e aumenta progressivamente con l&rsquo;avanzare dell&rsquo;et&agrave; dei suini. Nei sistemi multisito la prevalenza &egrave; pi&ugrave; bassa allo svezzamento/messa a terra ma, anche in questo caso, tende ad aumentare con il progredire dell&rsquo;et&agrave; dei suini.</p>
<p><em>Mycoplasma hyopneumoniae</em> &egrave; un patogeno che interagisce molto con altri virus e batteri respiratori (PRRS, Circovirus, influenza, <em>Actinobacillus pleuropneumoniae</em>, ecc&hellip;). Da solo causa tosse secca, lieve rialzo della temperatura e un po&rsquo; come tutti i patogeni anche una diminuzione dell&rsquo;appetito. Spesso per&ograve; il quadro clinico &egrave; complicato, appunto, da altre infezioni concomitanti. In generale, negli allevamenti infetti si registrano tassi di crescita inferiori e sono necessari maggiori trattamenti antibiotici.</p>
<p>Dunque? Come comportarci con questo patogeno?</p>
<p>Abbiamo quattro opzioni:</p>
<p style="padding-left: 30px;">&middot;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Prevenirlo</p>
<p style="padding-left: 30px;">&middot;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Utilizzare la vaccinazione</p>
<p style="padding-left: 30px;">&middot;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Trattare i capi infetti</p>
<p style="padding-left: 30px;">&middot;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Tentare di eradicarlo</p>
<h5>Prevenzione</h5>
<p>La prevenzione, come spesso accade nel nostro settore, si gioca tutta su buone pratiche di biosicurezza e gestionali.</p>
<ul>
<li>Sistema TP/TV: applicare un sistema tutto pieno/ tutto vuoto &egrave; la soluzione migliore perch&eacute; si va ad interrompere il ciclo di trasmissione tra animali infetti e recettivi; tuttavia, non per tutti gli allevatori &egrave; possibile lavorare in questa maniera.</li>
<li>Svezzamento precoce: interrompe la trasmissione verticale ma non &egrave; possibile applicarlo in maniera sistematica anche per ragioni legate alla normativa sul benessere.</li>
<li>Prestare attenzione all&rsquo;introduzione di nuovi animali (disporre di locali per la quarantena, verificare lo stato sanitario d&rsquo;origine, ecc&hellip;)</li>
<li>Controllo densit&agrave; degli animali e controllo livelli di ammoniaca e gas</li>
<li>Prevenzione di altri patogeni respiratori</li>
</ul>
<h5>Vaccinazione</h5>
<p>Il vaccino contro <em>Mycoplasma hyopneumonia</em>e &egrave; molto efficace nel ridurre i sintomi e le lesioni polmonari e di conseguenza aumenta le performance degli animali. Tuttavia, la vaccinazione non previene l&rsquo;infezione degli animali e pertanto, da sola, non &egrave; in grado di eliminare il batterio dall&rsquo;allevamento. Di certo abbassa la pressione infettante ma dobbiamo considerare anche il timing esatto in cui vaccinare i nostri suini e anche convivere col fatto che la presenza di altri patogeni (es. PRRS e PCV) pu&ograve; diminuire l&rsquo;efficacia del nostro intervento. Spesso i suinetti vengono vaccinati al momento dello svezzamento (o poco prima) e successivamente si pu&ograve; intervenire con un secondo intervento; quest&rsquo;ultimo &egrave; a discrezione dell&rsquo;allevatore e del veterinario, da valutare infatti &egrave; il ritorno economico dato da questa seconda dose in relazione al danno presente.</p>
<h5>Utilizzo di molecole antibiotiche</h5>
<p>Tolto il fatto che ad oggi l&rsquo;attenzione sull&rsquo;uso di antimicrobici e sull&rsquo;antibiotico resistenza sia molto alta, in allevamenti con elevati livelli di circolazione del micoplasma e con una gestione mediocre, la soluzione pi&ugrave; semplice &egrave; senz&rsquo;altro trattare gli animali. Occorre ricordare che, esattamente come la vaccinazione, il trattamento antibiotico non elimina il patogeno dall&rsquo;allevamento. Una delle molecole principali per trattare l&rsquo;infezione da<em> Mycoplasma hyopneumoniae</em> &egrave; la tiamulina che raggiunge buone concentrazioni a livello del tratto respiratorio in breve tempo. Quando si sceglie una molecola bisogna chiedersi se quel determinato principio attivo arriva in concentrazioni adeguate nel target dell&rsquo;apparato che ci interessa trattare.</p>
<h5>Eradicazione</h5>
<p>I programmi di eradicazione sono maggiormente impiegati nel Nord Europa. Esistono sistemi di eradicazione totale o parziale.</p>
<ul>
<li><strong>Eradicazione totale</strong>: svuotamento completo dell&rsquo;allevamento per vendita o abbattimento di tutti i suini. Un metodo drastico e praticabile solo in taluni contesti.</li>
<li><strong>Eradicazione parziale</strong>: eliminazione di tutti gli animali inferiori a 10 mesi (restano scrofe, verri, scrofette con pi&ugrave; di 10 mesi e suinetti lattanti) per un certo periodo in associazione a medicazione dei capi residui per 10-14 giorni. Viene solo modificato parzialmente il flusso degli animali e non si perde il profilo genetico acquisito negli anni dal parco riproduttori. &Egrave; un metodo efficace e che d&agrave; un buon ritorno economico ma senz&rsquo;altro non applicabile per tutti i tipi di allevamenti. Si presta meglio per realt&agrave; piccole, multisito che magari lavorino con bande lunghe (4, 5 o 7 settimane).</li>
</ul>
<p>Come succede spesso non esiste una soluzione univoca e perfetta per tutti. In base al tipo di allevamento che si possiede, alle dimensioni e anche allo stato sanitario dei propri suini, un&rsquo;opzione si presta meglio delle altre, oppure, bisogna adoperarne pi&ugrave; di una assieme. Senza dubbio la biosicurezza e una buona gestione sono la base per riuscire nell&rsquo;intento e qualunque scelta si faccia sono capisaldi imprescindibili. La vaccinazione &egrave; un aiuto valido ma non elimina il problema, cos&igrave; come il trattamento antibiotico che, pur fornendo un risultato pi&ugrave; rapido e semplice non &egrave; esente da problematiche, anzi!</p><br /><a href='http://suivet.it/infezione-da-mycoplasma-hyopneumoniae.aspx'>Dott. Giulia Bini</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2finfezione-da-mycoplasma-hyopneumoniae.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/infezione-da-mycoplasma-hyopneumoniae.aspx</link>
      <author>giuliabini@aaa.ss (Dott. Giulia Bini)</author>
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      <pubDate>Fri, 28 Apr 2023 23:50:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Diagnosi delle malattie del sistema respiratorio suino</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(dott. Anna Luciani)</strong></p>
<p>Nel corso del <strong>&lsquo;RESPIRATORY HEALTH SEMINAR</strong>&rsquo; svoltosi a Ghent il 13 e 14 ottobre 2022, il Dottor <strong>Philip Vyt</strong> ha approfondito il tema della diagnosi delle malattie del sistema respiratorio del suino. Un argomento estremamente attuale e con un importante risvolto nella vita lavorativa di tutti i giorni.</p>
<p>Sono stati divisi i problemi respiratori in 3 categorie</p>
<p><strong>Patologie su base infettiva</strong></p>
<p style="padding-left: 30px;">-&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Sintomi: specifici o aspecifici <br />-&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Diagnosi: da segni clinici e/o necroscopie e da test diagnostici</p>
<p><strong>Patologie non infettive</strong></p>
<p style="padding-left: 30px;">-&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Sintomi: specifici o aspecifici<br />-&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Dovuti da condizioni ambientali sfavorevoli come ventilazione, ammoniaca, umidit&agrave;, polveri. Insieme di fattori che portano all&rsquo;irritazione o al danno della mucosa respiratoria</p>
<p><strong>Fattori predisponenti/complicazioni</strong></p>
<p style="padding-left: 30px;">-&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Di tipo manageriale come densit&agrave; elevata, unione di gruppi differenti ecc.</p>
<p><br />Sono state successivamente approfondite le patologie tipiche del sistema respiratorio su base infettiva. Di seguito un sunto per ognuna dei principali segni clinici e delle metodologie diagnostiche.</p>
<div style="float: left; padding-right: 10px;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/gent2022/01-prrs-cianosi-auricolare-setticemia.jpg" alt="Foto 1: PRRS, cianosi auricolare" width="300" /></div>
<p><strong>PRRS</strong></p>
<p style="padding-left: 120px;"><em>Segni clinici</em>: <br />&bull; Segni respiratori (tosse cronica non produttiva)<br />&bull; Turbe riproduttive (aborti, aumento del numero dei mummificati, riduzione del numero dei nati vivi..)<br />&bull; Ritardo di crescita nei suinetti</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Metodologie diagnostiche:</em><br />&bull; Sierologia (ELISA): nella fase subacuta/cronica <br />- Gli anticorpi compaiono a distanza di 18-21gg dall&rsquo;infezione<br />- Non si riescono a distinguere le diverse tipologie di anticorpi (materni, da infezione, da vaccinazione)<br />&bull; Diagnosi mediante ricerca del virus nel sangue (PCR): nella fase acuta della malattia <br />- Finestra temporale ridotta: la viremia &egrave; di 3-4gg per la scrofa, decisamente pi&ugrave; elevata nei lattoni e nei suinetti sottoscrofa<br />- L&rsquo;RNA &egrave; molto instabile<br />- Per distinguere il virus di campo da quello vaccinale occorre fare il sequenziamento (colture virali)</p>
<p>&nbsp;</p>
<div style="float: left; padding-right: 10px;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/gent2022/02-influenza-grassi-con-truogolo-pieno.jpg" alt="Foto 2: influenza, grassi con truogolo pieno" width="160" height="262" /></div>
<p><strong>INFLUENZA</strong></p>
<p><em>Segni clinici:</em> <br />&bull; Sintomi respiratori acuti<br />&bull; Aborti (da ipertermia)<br />&bull; Problemi respiratori cronici in sala parto</p>
<p><em>Metodologie diagnostiche:</em><br />&bull; Ricerca del virus: PCR, colture cellulari (BAL, polmone, saliva)<br />&bull; Ricerca degli anticorpi: nessuna differenza tra il ceppo di campo e quello vaccinale (titolo infezione vaccinale meno di 1:320) <br /><br /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div style="float: left; padding-right: 10px;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/gent2022/03-pmws-dimagramento-da-pcv2.jpg" alt="Foto 3: PMWS, dimagramento da PCV2" width="300" /></div>
<p><strong>PCV2</strong></p>
<p><em>Segni clinici:</em><br />&bull; Forma clinica Deperimento (PMWS)<br />&bull; Forma subclinica<br />&bull; Forma enterica<br />&bull; Forma respiratoria<br />&bull; Dermatite Nefrite (PDNS)<br />&bull; Forma riproduttiva: Aborti Morte fetale</p>
<p><em>Metodologie diagnostiche</em>: <br />&bull; Individuazione e quantificazione del virus (PCR)<br />&bull; Sierologia: <br />- Tenendo conto che le IgM sono presenti dagli 8 agli 80 giorni post infezione<br />- IgG: sono presenti dopo 14 giorni dal contatto con il virus<br /><br /></p>
<p>&nbsp;</p>
<div style="float: left; padding-right: 10px;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/gent2022/04-app-forma-iperacuta.jpg" alt="Foto 4: APP, forma iperacuta" width="300" /></div>
<p><em><strong>ACTINOBACILLUS PLEUROPNEUMONIAE (APP)</strong></em></p>
<p><em>Segni clinici: </em><br /><em>&bull; Morte acuta</em><br /><em>&bull; Pleurite come conseguenza </em><br /><em>&bull; PRDC </em></p>
<p><em>Metodologie diagnostiche:</em><br />&bull; Batteriologico e tipizzazione nel caso di morte acuta <br />&bull; PCR dal polmone <br />&bull; Sierologia: si utilizza nei casi di PRDC per valutare quando ha avuto inizio l&rsquo;infezione <br />- APX4: si ricercano gli anticorpi prodotti nei confronti della tossina IV, che iniziano ad essere prodotti dopo 4-6 settimane dall&rsquo;infezione<br />- Anticorpi prodotti nei confronti del corpo batterico (LPS), i quali vengono rilevati a distanza di 3-4 settimane dal contatto con il virus<br /><br /></p>
<p>&nbsp;</p>
<div style="float: left; padding-right: 10px;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/gent2022/05-micoplasmosi-con-scolo-nasale.jpeg" alt="Foto 5:micoplasmosi con scolo nasale" width="160" /></div>
<p><em><strong>MYCOPLASMA HYOPNEUMONIAE</strong></em></p>
<p><em>Segni clinici:</em><br />&bull; Tosse cronica a lenta diffusione <br />&bull; Infezioni secondarie e ritardo di crescita<br />&bull; PRDC</p>
<p><em>Metodologie diagnostiche:</em><br />&bull; Necroscopia: a livello polmonare si possono notare delle lesioni caratteristiche localizzate in sede ventro-caudale (DD Pasteurella multocida; Influenza)<br />&bull; Istologia: dal punto di vista istologico si nota un&rsquo;elevata densit&agrave; di linfociti e monociti attorno ai bronchi ed ai bronchioli (infiammazione) <br />&bull; PCR dai polmoni, dal liquido bronco-alveolare<br />&bull; Sierologia, tenendo presente che gli anticorpi si manifestano a distanza di 4-6 settimane dall&rsquo;inizio dell&rsquo;infezione<br /><br /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LESIONI DA ASCARIDI</strong> <br /><em>Segni clinici:</em><br />&bull; Segni respiratori cronici con lesioni caratteristiche al fegato (milk spots) e ai polmoni</p>
<p><em>Metodologie diagnostiche:</em> <br />&bull; Esame delle feci<br />&bull; Lesioni epatiche e polmonari<br />&bull; Sierologia</p>
<div style="float: left; padding-right: 10px;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/gent2022/06-malattia-di-glasser-formazione-di-scarti.jpg" alt="Foto 6: malattia di Glasser, formazione di scarti" width="300" /></div>
<p><strong>HAEMOPHILUS PARASUIS</strong></p>
<p><em>Segni clinici:</em><br />&bull; Ritardo di crescita<br />&bull; Poliartriti<br />&bull; Dispnea</p>
<p><em>Metodologie diagnostiche:</em><br />&bull; Batteriologico <br />&bull; PCR<br />&bull; Sierologia che risulta utile per valutare lo stato dell&rsquo;infezione <br /><br /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div style="float: left; padding-right: 10px;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/gent2022/07-rinite-atrofica-progressiva.jpg" alt="Foto 7: rinite atrofica progressiva" width="160" /></div>
<p><strong>RINITE ATROFICA PROGRESSIVA</strong></p>
<p><em>Segni clinici:</em><br />&bull; Deformazione del setto nasale (P. multocida e B. bronchiseptica)<br />&bull; Frequenti starnuti, scoli nasali<br />&bull; Meningiti frequenti</p>
<p><em>Metodologie diagnostiche:</em> <br />&bull; Batteriologico <br />&bull; PCR<br />.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In conclusione</strong></p>
<p>Questa carrellata di patologie, segni clinici e metodologie diagnostiche sottolinea:</p>
<p style="padding-left: 30px;">- <strong>L&rsquo;importanza della conoscenza della fisiopatologia delle singole malattie</strong>, per comprendere un quadro necroscopico e le relative lesioni, con il fine ultimo di campionare il corretto materiale per i test diagnostici <br />- <strong>L&rsquo;abilit&agrave; nell&rsquo;interpretazione dei testi diagnostici</strong>, alla luce dei segni clinici e delle necroscopie</p><br /><a href='http://suivet.it/diagnosi-delle-malattie-del-sistema-respiratorio-suino.aspx'>Dott.ssa Anna Luciani</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fdiagnosi-delle-malattie-del-sistema-respiratorio-suino.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/diagnosi-delle-malattie-del-sistema-respiratorio-suino.aspx</link>
      <author>luciani@suivet.it (Dott.ssa Anna Luciani)</author>
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      <pubDate>Wed, 15 Mar 2023 01:10:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Ospiti indesiderati: i vermi</title>
      <description><![CDATA[<p>(dott. Silvia Mondini)</p>
<p>Scegliendo come sede la citt&agrave; di<strong> Gent</strong>, in Belgio, <strong>Huvepharma</strong> ha organizzato un seminario riguardante le patologie che colpiscono l&rsquo;apparato respiratorio del suino. Tra i diversi argomenti trattati sono state anche affrontate le problematiche relative alle infestazioni da vermi.</p>
<p>Nel discorso tenuto dal dottor <strong>Peter Geldhof</strong> l&rsquo;attenzione &egrave; stata posta nei confronti delle tre specie di endoparassiti che il suino pu&ograve; albergare. Nello specifico stiamo parlando di <em><strong>Ascaris suum,</strong></em> presente con maggior prevalenza, <em><strong>Trichuris suis</strong></em> e <em><strong>Oesophagostomum dentatum</strong></em>.</p>
<p>Andiamo con ordine.</p>
<h3>Ascaris suum</h3>
<p><em><strong>Ascaris suum</strong></em> &egrave; la specie riscontrata pi&ugrave; frequentemente, si trova spesso nel lume del piccolo intestino di scrofe e suini all&rsquo;ingrasso. Presenta un ciclo biologico di 6 settimane. L&rsquo;animale si infesta ingerendo le uova, presenti nell&rsquo;ambiente contaminato, contenenti le larve infestanti. Una volta giunte in sede intestinale, le larve migrano in direzione del fegato e ci&ograve; avviene a circa 3 giorni post ingestione. Per mezzo del circolo sanguigno giungono dopo 7 giorni dall&rsquo;ingestione ai polmoni, dove, risalendo l&rsquo;albero respiratorio, stimolano il riflesso della tosse e come conseguenza la loro deglutizione. Una volta giunte nuovamente a livello intestinale, 10 giorni dopo l&rsquo;ingestione, avverr&agrave; l&rsquo;accoppiamento e il successivo rilascio di uova nell&rsquo;ambiente attraverso le feci.</p>
<p>Quali sono gli effetti che si verificano in allevamento in seguito a un&rsquo;infestazione da <em>Ascaris</em>?</p>
<h5>1.Effetti diretti</h5>
<ul>
<li><strong>Forma larvale</strong>: in sede epatica si rilevano lesioni circolari di colore bianco, chiamate milk spot, e dovute al richiamo di cellule infiammatorie laddove si sia verificato il passaggio del parassita. Pi&ugrave; l&rsquo;esposizione &egrave; ripetuta, maggiore sar&agrave; la presenza di tali lesioni. A livello polmonare si possono riscontrare lesioni tissutali simili a quelle epatiche e, in corso di un&rsquo;infestazione elevata, si avranno inoltre sintomi respiratori.</li>
<li><strong>Forma adulta</strong>: localizzata a livello intestinale porta a un aumento dello spessore della parete e conseguente riduzione dell&rsquo;assorbimento dei nutrienti. Quando l&rsquo;infestazione &egrave; massiva si possono verificare ostruzione o migrazioni aberranti.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</li>
</ul>
<h5>2. Effetti indiretti</h5>
<ul>
<li><strong>Infezioni secondarie</strong>: &egrave; stato dimostrato che un&rsquo;infestazione da ascaridi predispone a infezioni secondarie sostenute da Pasteurella multocida, Escherichia coli e Salmonella spp.</li>
<li><strong>Immunomodulazione</strong>: sono stati fatti studi che hanno dimostrato come un&rsquo;infestazione da A. suum influisce negativamente su quella che sar&agrave; la risposta immunitaria dell&rsquo;organismo a seguito della vaccinazione contro Mycoplasma, e di conseguenza la sua efficacia.</li>
</ul>
<h5>3.Effetti economici</h5>
<p>si riscontrano danni economici nell&rsquo;allevamento suinicolo, in quanto si verificher&agrave; una riduzione dell&rsquo;incremento ponderale giornaliero e un peggioramento della conversione dell&rsquo;alimento, cos&igrave; come una riduzione della percentuale di carne magra, una maggiore mortalit&agrave; e l&rsquo;impossibilit&agrave; di destinare il fegato al consumo umano. In ultimo, ma non per importanza, si verificheranno un aumento delle spese veterinarie a causa delle infezioni secondarie e dell&rsquo;immunomodulazione.</p>
<h5>Come &egrave; possibile diagnosticare la sua presenza?</h5>
<p>Ci sono diverse metodiche utilizzate. Tra queste abbiamo:</p>
<ul>
<li>L&rsquo;espulsione della forma adulta dopo il trattamento</li>
<li>Esame delle feci</li>
<li>Milk spot in sede di macellazione</li>
<li>Sierologia</li>
</ul>
<p>Le prime due possiamo considerarle la soluzione tradizionale per la diagnosi del problema. &nbsp;Tuttavia, con tali metodiche, il problema potrebbe risultare sottostimato dal momento che &egrave; stato dimostrato che solo una parte dei soggetti infestati alberga la forma adulta nell&rsquo;intestino. Questo perch&eacute; l&rsquo;organismo, in difesa dall&rsquo;infestazione, attiva una risposta immunitaria in sede enterica circa 14 giorni post-infestazione, con associato un aumento della peristalsi e conseguente espulsione del parassita con le feci. In questo modo viene impedita la conclusione del ciclo vitale del parassita all&rsquo;interno del soggetto. Andando quindi a valutare solo le feci, non vengono individuati gli animali nei quali il parassita sta svolgendo la prima fase del ciclo vitale, che di fatto rappresentano la maggior parte della popolazione.</p>
<p>Anche l&rsquo;ispezione al macello, &egrave; uno strumento utile per conoscere il livello di infestazione all&rsquo;interno dell&rsquo;allevamento, seppur sempre con qualche limite.</p>
<p>La sierologia, infine, si sta facendo strada come importante strumento di diagnosi. Il SERASCA test, per esempio, &egrave; un test sierologico utilizzato per la ricerca di anticorpi a seguito di un&rsquo;infestazione da ascaridi. Esso ha permesso di dimostrare che la velocit&agrave; di sieroconversione che si verifica in un animale &egrave; tanto maggiore quanto pi&ugrave; &egrave; elevato il grado di infestazione: una sieroconversione lenta &egrave; correlata a un basso livello di infestazione. Viceversa, un soggetto infestato in modo massivo avr&agrave; una sieroconversione pi&ugrave; rapida. Tutto questo &egrave; stato confermato anche dal fatto che, effettuando il test prima e dopo il trattamento antiparassitario, &egrave; stata riportata una riduzione della velocit&agrave; di sieroconversione, indice di una minor infestazione. Con questo test non avremo perci&ograve; solamente un risultato qualitativo, ma anche quantitativo. Come il SERASCA test, anche il BioX Elisa test svolge la stessa funzione.</p>
<h5>Cosa fare?</h5>
<p>Una volta individuata la presenza di <em>Ascaris</em> in allevamento &egrave; necessario pianificare un efficace protocollo antiparassitario. Dal momento che &egrave; stata dimostrata l&rsquo;assenza di forme adulte nell&rsquo;intestino dei suinetti, sebbene anche loro possano contrarre l&rsquo;infestazione, le attenzioni vanno poste alla fase di ingrasso. Durante questa fase negli animali pu&ograve; svilupparsi la forma adulta, con conseguente rilascio di uova nell&rsquo;ambiente. Viene perci&ograve; consigliato di effettuare un primo trattamento a circa 10 settimane di vita, per poi ripeterlo altre due volte a distanza di 5-6 settimane uno dall&rsquo;altro. In questo modo il numero di vermi adulti, e di conseguenza di uova nell&rsquo;ambiente, cala drasticamente, e non si corre il rischio di avere un&rsquo;infestazione importante nell&rsquo;ultimo periodo di ingrasso. Per quanto riguarda scrofette e scrofe si &egrave; visto che, le prime sono pi&ugrave; soggette all&rsquo;infestazione, mentre le seconde sviluppano una sorta di resistenza nei confronti di <em>Ascaris</em>. Nel momento in cui per&ograve; l&rsquo;ambiente risulta essere contaminato si avr&agrave; una continua presenza delle diverse forme del parassita. Qual ora si dovesse verificare una situazione simile, va quindi presa in considerazione la necessit&agrave; di effettuare trattamenti ogni 6 settimane.</p>
<p>I prodotti antielmintici che il mercato mette a disposizione sono diversi, in base alle modalit&agrave; di utilizzo e alla fase del ciclo vitale che colpiscono, e, ad oggi, non sono stati dimostrati casi di resistenza.</p>
<h3>Qualche informazione invece sugli altri due protagonisti</h3>
<p><em><strong>Trichuris suis</strong></em> &egrave; un verme che si localizza nella mucosa del colon. La sua prevalenza &egrave; sporadica e sono maggiormente predisposti i suini con un accesso all&rsquo;esterno. I sintomi si manifestano solo in seguito a un&rsquo;infestazione massiva.</p>
<p>Infine, <strong><em>Oesophagostomum</em></strong> spp., localizzato nel cieco e nel colon, ha una prevalenza che varia da paese a paese ed &egrave; maggiormente rilevato in soggetti anziani. Non va comunque sottovalutato, dal momento che contribuisce anch&rsquo;esso alla pressione dell&rsquo;infestazione all&rsquo;interno dell&rsquo;allevamento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In conclusione, come conseguenza di una continua ed elevata presenza delle diverse specie di vermi, &egrave; necessario possedere rigidi programmi di trattamenti sverminanti, che devono essere rispettati e ripetuti laddove necessario. Il monitoraggio continuo della contaminazione in allevamento &egrave; altres&igrave; fondamentale, cos&igrave; come la pulizia dell&rsquo;ambiente in un&rsquo;ottica di prevenzione.</p><br /><a href='http://suivet.it/ospiti-indesiderati-i-vermi.aspx'>wm</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fospiti-indesiderati-i-vermi.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/ospiti-indesiderati-i-vermi.aspx</link>
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      <pubDate>Thu, 15 Dec 2022 02:42:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Aggiornamenti legislativi dall'UE</title>
      <description><![CDATA[<p>(dott. Raphaele Vivace)</p>
<p>Durante il <strong>HUVEPHARMA RESPIRATORY HEALTH SEMINAR</strong> tenutosi a Gent nell'ottobre 2022 il <strong>Dr. Bob Cornez</strong>, ha riassunto in vari punti il nuovo contesto legislativo europeo sui medicinali veterinari, che riteniamo utile riportare anche qui.</p>
<p>Dal 28 gennaio 2022 sono entrati in vigore due Regolamenti chiave:</p>
<ul>
<li>Il <strong>Regolamento (UE) 2019/6</strong> &ldquo;<em>relativo ai medicinali veterinari e che abroga la direttiva 2001/82/CE</em>&rdquo;</li>
<li>il <strong>Regolamento (UE) 2019/4</strong> &ldquo;<em>relativo alla fabbricazione, all&rsquo;immissione sul mercato e all&rsquo;utilizzo di mangimi medicati, che modifica il regolamento (CE) n. 183/2005</em>&rdquo;. Il regolamento come testo di legge europeo si applica direttamente su tutto il territorio dell&rsquo;Unione Europea (Quindi non valido in Inghilterra che sta preparando leggi nazionali!).</li>
</ul>
<h3>I medicinali (Reg. UE 2019/6)</h3>
<p>Gli obbiettivi del testo sono di uniformare la legislazione a livello europeo, incentivare l&rsquo;innovazione soprattutto nel ricercare nuove molecole in medicina veterinaria e infine rafforzare le azioni dell&rsquo;Unione europea riguardanti la lotta contro l&rsquo;antimicrobico-resistenza (termine non scelto a caso: comprende oltre agli antibiotici anche antivirali, antifungini, antiparassitari&hellip;). Il testo comprende 125 pagine, 160 articoli, 4 allegati, 9 regolamenti di esecuzione e 14 regolamenti delegati, alcuni di essi non ancora in vigore.</p>
<p><strong>La maggiore parte delle restrizioni/regole riguardano proprio gli antimicrobici</strong>.</p>
<p>Nello specifico:</p>
<ul>
<li>la profilassi con antimicrobici &egrave; vietata almeno nei trattamenti di gruppo,</li>
<li>alcuni antibiotici vengono riservati all&rsquo;uso umano,</li>
<li>la prescrizione veterinaria ha una validit&agrave; di 5 giorni,</li>
<li>i medicinali veterinari prescritti devono essere scelti in base ad una diagnosi veterinaria di malattia infettiva e la loro quantit&agrave; deve corrispondere al solo necessario per il trattamento della malattia diagnostica (non pu&ograve; fare scorta).</li>
<li>gli Stati Membri possono vietare ulteriormente l&rsquo;uso di antimicrobici in base ai dati epidemiologici (es: amoxicillina),</li>
<li>sono vietati l&rsquo;importazione di animali o di prodotti di origine animale trattati con antimicrobici vietati nell&rsquo;Unione Europea o se utilizzati come auxinico,</li>
<li>nei prossimi anni dovranno essere armonizzati i foglietti illustrativi o RCP (riassunto delle caratteristiche del prodotto). I prodotti gi&agrave; approvati potranno essere venduti fino al 27/02/2027 ma entro questa scadenza dovranno essere messi in regola gli RCP (si parla di ben oltre 43.000 prodotti!).</li>
</ul>
<p>A proposito di RCP&hellip; l&rsquo;articolo 106 comma 1 recita: &rdquo;<em>I medicinali veterinari sono utilizzati conformemente ai termini dell&rsquo;autorizzazione all&rsquo;immissione in commercio</em>&rdquo;: i medicinali in questione vanno quindi utilizzati secondo i termini di immissione in commercio (le famose indicazioni dettate dal foglietto illustrativo). Vi &egrave; comunque la possibilit&agrave; di utilizzare il principio di &ldquo;cascata&rdquo; dei medicinali. In deroga all&rsquo;articolo 106, l&rsquo;articolo 113 permette l&rsquo;uso di medicinali non registrati per lo scopo previsto nei seguenti casi:</p>
<ul>
<li>In prima battuta &egrave; possibile usare un medicinale di una specie diversa destinata alla produzione di alimenti (es: vacche) oppure della stessa specie in questione ma per una malattia diversa rispetto al foglietto (es: Tiamulina con E.coli emolitico).</li>
<li>In seconda battura, se non si trova un medicinale nella prima categoria, allora &egrave; possibile usare un medicinale registrato per gli animali d&rsquo;affezione (ovvero che non producono alimenti).</li>
<li>In terza battuta &egrave; possibile richiedere l&rsquo;uso di un medicinale registrato per la specie umana.</li>
</ul>
<p>Inoltre, se non vi &egrave; in commercio un prodotto per curare una determinata malattia, &egrave; possibile richiedere la preparazione specifica di prodotti terapeutici (es: farmaco galenico) Queste &ldquo;regole&rdquo; valgono per i medicinali registrati in Italia e nei paesi membri dell&rsquo;Unione Europea ma in via eccezionale si pu&ograve; ricorrere anche ad un medicinale registrato in un paese terzo.</p>
<p>E per i tempi di sospensione?</p>
<p>Nel caso specifico del suino se non vi sono tempi di sospensioni indicati si devono prendere in considerazioni le seguenti regole in ordine:</p>
<ol>
<li>Il tempo di sospensione pi&ugrave; lungo nel RCP moltiplicato per 1,5</li>
<li>se il prodotto non &egrave; registrato negli animali da reddito: 28 giorni</li>
<li>se il prodotto ha zero giorni di sospensioni: 1 giorno.</li>
</ol>
<p>Un ulteriore deroga prevede l&rsquo;uso di un medicinale veterinario in un paese membro dell&rsquo;UE non registrato in tale Stato a condizione che il veterinario esegua la somministrazione e il prodotto sia registrato nel paese di provenienza del veterinario, nella sua confezione originale e non sia venduto dal veterinario (tranne se concesso dal paese membro).</p>
<p>Vi saranno poi cambi nella farmacovigilanza riguardanti definizioni e metodo di valutazione.</p>
<p>Un progetto importante &egrave; quello della creazione di un database contenente tutte le informazioni sui medicinali veterinari registrati in Unione Europea. L&rsquo;<em><strong>Union Product Database (UPD)</strong></em> &egrave; gi&agrave; in funzione dal 28 gennaio 2022 e permetter&agrave; di rafforzare la digitalizzazione delle informazioni rendendole accessibili e modificabili facilmente. Ad oggi non &egrave; interamente funzionale, difatti vari paesi membri non riescono a caricare i loro dati e vi &egrave; qualche problema di mappatura nel sito.</p>
<h3>I mangimi medicati (REG. UE 2019/4)</h3>
<p>Per quanto riguarda i mangimi medicati invece non cambiano molto le regole. Il regolamento 2019/4 riporta le basi fondamentali per la loro produzione e commercializzazione. Sono state introdotte alcune implementazioni sulle contaminazioni crociate: &egrave; stata prodotta una lista di molecole a cui verranno definiti le quantit&agrave; massima di cross-contaminazione (<em>carry-over</em>).</p>
<h3>In conclusione</h3>
<p>I regolamenti descritti forniscono le basi fondamentali per l&rsquo;uso dei medicinali veterinari I regolamenti verranno col tempo aggiornati con atti delegati per implementarne le funzioni e la chiarezza. Alcuni concetti sono sicuramente gi&agrave; noti a chi gi&agrave; lavora nel settore da un po&rsquo; di anni ma il testo prevede regole chiare e semplici con qualche nota di apertura sull&rsquo;uso in deroga dei medicinali e lo scambio d&rsquo;informazioni tra paesi membri dell&rsquo;Unione Europea.</p><br /><a href='http://suivet.it/aggiornamenti-legislativi-dallue.aspx'>wm</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2faggiornamenti-legislativi-dallue.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Tue, 29 Nov 2022 03:51:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>L’emozione di un reincontro</title>
      <description><![CDATA[<p>(dott. Claudio Mazzoni)</p>
<div style="float: left; padding-right: 10px;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/esphm2022/budapest1.jpg" alt="" width="300" /> <img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/esphm2022/budapest2.jpg" alt="" width="300" /></div>
<p>European Symposium of Porcine Health Management - ESPHM</p>
<p>11-13 maggio 2022</p>
<p>Budapest</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Finalmente! &Egrave; la prima cosa che ho pensato quando mi sono seduto sulle comode poltrone della P&aacute;tria Hall nella sede congressuale di Budapest, alle ore 13:00 dell&rsquo;11 maggio scorso. In effetti la cerimonia di apertura del 13&deg; Simposio Europeo ESPHM &egrave; stata semplice e tuttavia toccante, dal momento che ha ripreso tutte quelle vicende negative che hanno contraddistinto questo periodo della nostra vita, in cui il Covid-19 l&rsquo;ha fatta da padrone.</p>
<p>Gi&agrave;! Il Covid&hellip; questo virus che gi&agrave; in molte parti del pianeta sembra avere perso di interesse quasi come se fossero passati decenni da quando eravamo tutti chiusi in casa con la speranza che, prima o poi, qualcuno ci dicesse che era possibile uscire nuovamente. Ma &egrave; cos&igrave; che succede, o meglio &egrave; cos&igrave; che nostra specie gestisce queste situazioni&hellip; grande panico all&rsquo;inizio e spavalderia alla fine quasi a mancare di rispetto alla natura che, almeno per questa volta, ci ha voluto risparmiare laddove in altre epoche non &egrave; accaduto.</p>
<p>Giornate baciate da un sole davvero avvolgente con temperature pienamente estive per una citt&agrave;, come Budapest, che almeno una volta nella vita ritengo sia necessario visitare. Colpisce sempre la luce del sole che, a queste latitudini, conferisce a tutto quello che irradia una lucentezza davvero straordinaria. Insomma tutto, a partire dal clima, per finire con le meraviglie cittadine, sembravano voler fare festa al ritorno verso quella nostra normalit&agrave; perduta da oltre due anni.</p>
<p>Il convegno &egrave; stato interessante, corrispondendo come al solito a quelle che sono le mie aspettative. Credo infatti che, al di l&agrave; del valore scientifico delle relazioni e delle scoperte in esse contenute, peraltro sempre pi&ugrave; rare, la cosa che conta veramente sia la possibilit&agrave; di confrontarsi con colleghi di tutta Europa fra i quali gli specialisti delle discipline pi&ugrave; disparate. &Egrave; in questo contesto che &egrave; possibile aprirsi la mente imparando a ragionare in modo &ldquo;diverso&rdquo; verso pensieri che spesso neppure immaginavamo potessero esistere e che rappresentano il vero valore aggiunto di questi convegni.</p>
<p>In effetti ho avuto bisogno di un po&rsquo; di tempo prima di rendermene conto! Ho dovuto girare fra gli stand e fra le file delle poltroncine delle aule del congresso per capirlo bene, ma &egrave; questa la vera cosa di cui ho tanto patito la mancanza durante tutto quel lasso di tempo scandito dalla &ldquo;chiusura&rdquo;. Mi riferisco proprio al confronto con i colleghi stranieri, ma anche tanti italiani, con cui si condivide la passione per questo lavoro, quel senso di appartenenza&nbsp; che si viene formando nel corso degli anni e del susseguirsi degli incontri che rendono unico il clima degli eventi internazionali.</p>
<p>Non &egrave; facile spiegarlo, ma sembra quasi che tutte le distanze professionali, tutte le difficolt&agrave; della vita lavorativa quotidiana, vangano superate da un bene comune, un qualcosa che ci spinge a condividere anche esperienze professionali dolorose, con la speranza che altri possano non commetterle. Insomma la massima espressione del concetto a me tanto caro, del bene che genera altro bene, il tutto arricchito da buon cibo e da risate che con la loro musicalit&agrave; riempiono le volte di tutti gli ambienti facendo tanto bene allo spirito&hellip;d&rsquo;altra parte la musica &egrave; il &ldquo;cibo&rdquo; dell&rsquo;anima, no?!</p>
<p>Non &egrave; cos&igrave; impossibile capire che &egrave; proprio in contesti come questo che &egrave; pi&ugrave; facile rinfrancarsi, prendendo magari coraggio per rimettere mano, con rinnovato vigore, alle varie situazioni lavorative anche e soprattutto a quelle pi&ugrave; complicate e sfibranti. Insomma stiamo parlando di motivazioni&hellip; In effetti per la grande maggioranza di noi questi eventi sono una sorta di ricarica per affrontare con il giusto piglio e le giuste motivazioni le nuove e vecchie difficolt&agrave; della vita lavorativa. Grazie a tutti!</p>
<p>&nbsp;<img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/esphm2022/budapest3.jpg" alt="" width="500" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='http://suivet.it/l’emozione-di-un-reincontro.aspx'>Dott. Claudio Mazzoni</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fl%e2%80%99emozione-di-un-reincontro.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/l’emozione-di-un-reincontro.aspx</link>
      <author>mazzoni@suivet.it (Dott. Claudio Mazzoni)</author>
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      <pubDate>Sat, 14 May 2022 09:03:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Una bella emozione alla SIPAS del 10 settembre</title>
      <description><![CDATA[<p>(dott. Claudio Mazzoni)</p>
<p>Si &egrave; concluso da poche settimane il 46&deg; meeting annuale della SIPAS, la societ&agrave; Italiana di Patologia ed Allevamento Suino, che non tenutasi nel 2020 per i ben noti avvenimenti legati all&rsquo;epidemia del Covid-19, ha rischiato di saltare anche la sessione del 2021. Infatti, normalmente l&rsquo;evento si tiene in marzo, anche quest&rsquo;anno chiuso per il lockdown, ma lo straordinario volere del consiglio direttivo ha voluto ad ogni costo recuperare in un inusuale contesto settembrino, stupendamente riuscito in una location di altrettanto livello.</p>
<p>Sebbene ogni anno sia spinto dal desiderio di scrivere due righe su quest&rsquo;evento cos&igrave; importante per il movimento suinicolo nazionale, non riesco mai a farlo, forse per mancanza di tempo se non anche per pigrizia. Tuttavia, quest&rsquo;anno &egrave; successo qualcosa che mi ha profondamente toccato e che mi ha fatto fare un salto indietro nel tempo di almeno 15-20 anni, allorquando da giovane veterinario apprendista muovevo i primi passi in un settore che tanto mi affascinava, ma che tanto mi inquietava, con tutte le sue molteplici complicate sfaccettature. Ed &egrave; per questo che, quando il dott. Mario Gherpelli nel primo pomeriggio del 10 settembre &egrave; stato chiamato dal comitato scientifico della SIPAS, al completo schierato, per consegnare il premio Casimiro Tarocco, mi sono detto: &rdquo;Claudio, quest&rsquo;anno non puoi esimerti dallo scrivere qualcosa!&rdquo;.</p>
<p>Tutti noi abbiamo accolto con grande entusiasmo l&rsquo;istituzione di questo premio, giusto tributo a un grande personaggio del nostro settore, nonch&eacute; uno dei padri fondatori della SIPAS stessa. Il desiderio di scrivere &egrave; stato davvero forte anche perch&eacute; mi sono reso conto che le nuove generazioni di veterinari suiatri, fortunatamente ancora numerosi, non hanno avuto l&rsquo;opportunit&agrave; di conoscere questo collega e, prima di tutto, quest&rsquo;uomo, che tanto bene ha fatto a tutto il movimento oltre che a tanti ragazzi di una volta, oggi uomini e professionisti affermati.</p>
<p>In effetti parlare di grandi personaggi, a chi non ha mai avuto l&rsquo;opportunit&agrave; di conoscerli, non &egrave; affatto semplice. &Egrave; come cercare di parlare di Pel&egrave; e della sua ginga a chi non l&rsquo;ha mai visto giocare. Cosa ha rappresentato per il suo tempo, come atleta, per la sua gente, dopo i disastrosi mondiali del &rsquo;54, per il suo paese, dove il football non &egrave; solo uno sport ma &egrave; motivo di vita e speranza. E spiegare tutto questo a chi non c&rsquo;era &egrave; cosa tutt&rsquo;altro che semplice.</p>
<p>Ho avuto il privilegio di conoscere il professor Casimiro Tarocco, a tutti noto semplicemente come &ldquo;il professore&rdquo;, ad un incontro presso la sua abitazione di Reggio Emilia, con il mio padre putativo, il dott. Mario Gherpelli. Dopo un primo scambio di parole, ci volle poco per capire che mi trovavo al cospetto di una persona straordinaria, appassionata della suinicoltura, ma soprattutto molto consapevole dei propri mezzi e in possesso di un non comune senso dell&rsquo;ironia. Quello che impressionava, per&ograve;, era il garbo e la gentilezza con cui trasferiva le sue conoscenze, senza mai farti pesare quella distanza, certamente misurabile in anni luce, che derivava dalla sua notevole cultura. Nonostante continuasse a darti del lei si capiva benissimo che non era per mantenere le distanze, ma sembrava pi&ugrave; una forma di rispetto, una forma di educazione risalente ad un passato insito nel Professore, che mai sfociava nello stucchevole.</p>
<p>La sua cultura, o meglio la sua conoscenza che, come spesso diceva, derivava dalla lettura e dallo studio, era alla base della sua professionalit&agrave; e gli permetteva di dribblare con grande disinvoltura anche le situazioni pi&ugrave; intrigate. A questo proposito una delle frasi che ricorder&ograve; sempre del professore era: &ldquo;<em>Si ricordi dott. Claudio che chi legge &egrave; un drago, e i draghi sono molto difficili da sconfiggere</em>&rdquo;, frase che pu&ograve; tranquillamente rappresentare un&rsquo;autentica eredit&agrave; per tutte le nuove generazioni.</p>
<p>Strettamente collegati, tanto allo studio quanto alla cultura, c&rsquo;erano i rapporti che il professore teneva con l&rsquo;universit&agrave;, rapporti di lavoro ovviamente, visto il suo ruolo di cattedratico, ma non senza un certo turbamento per le difficolt&agrave; in cui quest&rsquo;istituzione si trovava, ed ahim&egrave; si trova ancora, nei confronti della ricerca in generale e dell&rsquo;industria, almeno nel nostro paese. Da sempre sostenitore dell&rsquo;indipendenza della ricerca dalla fase commerciale, con il suo garbo ed un pizzico di ironia, riteneva che l&rsquo;universit&agrave; si trovasse al rimorchio dell&rsquo;industria anzich&eacute; al traino, come avrebbe dovuto essere per sua natura ed estrazione. Questo modo di pensare l&rsquo;ha voluto sempre trasferire alle generazioni di professionisti pi&ugrave; giovani affinch&eacute; capissero il vero ruolo della ricerca, senza compromessi con la fase commerciale, ma attraverso una sobria equidistanza destinata ad un bene comune.</p>
<p>Il terreno di gioco sul quale per&ograve; il Professore ha disputato la sua partita pi&ugrave; memorabile &egrave; stato quello della lotta contro l&rsquo;ignoranza delle maestranze, da affrontare con la Formazione, davvero con la lettera maiuscola, unica strada per vincere le difficolt&agrave; di un lavoro, come l&rsquo;allevamento del suino, solo apparentemente semplice. Su questo tema &egrave; stato davvero un pioniere, ed oggi tutti gli riconoscono questo merito. &Egrave; infatti grazie a questo suo spettacolare goal che sono nati all&rsquo;interno del nostro gruppo, percorsi formativi dedicati quali: &ldquo;Suivet Training&rdquo;, il &ldquo;Progetto Suivet&rdquo; (per i veterinari) ed il &ldquo;Suiservice Group/Progetto Iliade&rdquo; (per i non veterinari), tutti provenienti dalle vestigia dei suoi precetti.</p>
<p>E cos&igrave; come Pel&egrave; nel &rsquo;58, in una finale storica contro la Svezia, fece ritrovare unit&agrave;, passione ed identit&agrave; ad un intero paese, la passione del professor Casimiro, ha permesso di dare un&rsquo;identit&agrave; e soprattutto uno stile ad intere generazioni di studenti prima e professionisti dopo, che calcano ancora i campi della nostra professione tanto affascinante ma tanto bisognosa di punti di riferimento da seguire.</p>
<p>Grazie professore!</p>
<p>E, inoltre, un sentito ringraziamento da tutto il gruppo Suivet al consiglio della SIPAS, per l&rsquo;istituzione di questo premio.</p>
<p><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/sipas/sipas2021.jpeg" alt="della cConsegna del premio &ldquo;Casimiro Tarocco&rdquo; 2021" width="400" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Momento della consegna del premio &ldquo;Casimiro Tarocco&rdquo; da parte del dott Gherpelli alla dott.ssa Dr.ssa Pasqualina Alessia Viscido&nbsp;con un lavoro dal titolo: "<strong>Nuovo indice di valutazione delle partite suine conferite presso il macello sulla base dei parametri qualitativi delle cosce fresche rifilate</strong>" (10 settembre 2021)</em></p><br /><a href='http://suivet.it/una-bella-emozione-alla-sipas-del-10-settembre.aspx'>Dott. Claudio Mazzoni</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2funa-bella-emozione-alla-sipas-del-10-settembre.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/una-bella-emozione-alla-sipas-del-10-settembre.aspx</link>
      <author>mazzoni@suivet.it (Dott. Claudio Mazzoni)</author>
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      <pubDate>Wed, 17 Nov 2021 07:11:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La flessibilità in scrofaia: nuovo vaccino contro parvovirus</title>
      <description><![CDATA[<div style="float: left; padding-right: 10px;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/flex2019/flex2019-01.jpg" alt="" width="300" /></div>
<p><em><strong>Articolo originale in Professione Suinicoltore di Ottobre 2019.</strong></em></p>
<p>Il convegno recentemente organizzato da Boehringer Ingelheim, tenutosi presso le localit&agrave; di Pernumia (PD) e Cologne (BS) il 3 e il 4 ottobre rispettivamente, si &egrave; &ldquo;tinto di rosa&rdquo; in tutto e per tutto. In questa occasione, infatti, Boehringer ha voluto far conoscere il suo approccio innovativo alla gestione sanitaria in scrofaia dei pi&ugrave; importanti patogeni responsabili delle problematiche riproduttive attraverso la voce di due donne: <strong>Tanja Opriessnig</strong>, professoressa presso l&rsquo;Universit&agrave; di Edinburgo, e <strong>Marta Noguera</strong>, Manager Clinical R&amp;D di Boehringer. La prima relatrice ha eloquentemente fornito un quadro generale delle principali patologie riproduttive nella scrofa, mentre la seconda ha introdotto il nuovissimo vaccino contro la <em>parvovirosi</em> lanciato da Boehringer, richiamato sul finire anche da <strong>Sofia Dias</strong>, Junior Product Manager di Boehringer, per concludere coerentemente questo convegno tutto &ldquo;al femminile&rdquo;.</p>
<p>In qualsiasi situazione, al di l&agrave; della veterinaria, si sa che quando i problemi diventano visibili spesso &egrave; troppo tardi per cercare di risolverli. Lo stesso concetto &egrave; facilmente applicabile ai problemi riproduttivi nella scrofa, che, se causati da agenti infettivi, sono riferibili nell&rsquo;80% dei casi al virus della PRRS (PRRSv), al virus della parvovirosi (PPV) o al circovirus (PCV2).</p>
<p>Tanja Opriessnig, prima di addentrarsi nella descrizione di questi tre agenti virali, ha voluto fornire delle nozioni generali e di base per quanto concerne le problematiche riproduttive. In particolare, per fallimento riproduttivo vengono identificati tutti gli episodi di infertilit&agrave;, riassorbimenti, aborti, alto numero di suinetti nati deboli e disvitali, bassa portata al parto e alta percentuale di mummificati. Solitamente, in scrofaia, &egrave; tollerabile circa un 1-2% di aborti, ma se si supera il 3% e/o se gli aborti sono concentrati in un breve arco di tempo o in una singola area dell&rsquo;allevamento, sarebbe consigliabile eseguire degli accertamenti diagnostici. Bisogna per&ograve; prestare attenzione al tipo di campioni da portare all&rsquo;istituto zooprofilattico, poich&eacute;, se una scrofa abortisce, non deve essersi innescata necessariamente un&rsquo;infezione del feto, quindi non &egrave; detto che portando i feti abortiti in IZS si abbiano dei riscontri positivi. Se &egrave; la scrofa a stare male, quindi se, contestualmente all&rsquo;aborto, la scrofa manifesta segni acuti di infezione, allora gli esami diagnostici, mediante un prelievo di sangue, saranno da indirizzare su di essa e non tanto sul materiale abortito. &nbsp;Al contrario, se la scrofa non manifesta alcun segno di malattia al momento dell&rsquo;aborto, allora vorr&agrave; dire che quest&rsquo;ultimo &egrave; stato innescato da un&rsquo;infezione che &egrave; arrivata al feto tramite il sangue materno, quindi, in questo caso, l&rsquo;analisi dei feti abortiti o del fluido fetale toracico consentiranno un&rsquo;adeguata diagnosi. Nello specifico, i segni clinici riscontrabili in caso di infezione virale fetale variano in base al periodo gestazionale intaccato dal virus, come mostrato in tabella 1.</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<th colspan="2"><br />Tabella 1. Segni clinici riscontrabili in caso di infezione virale fetale in base al periodo gestazionale</th>
</tr>
<tr>
<td><strong>Periodo gestazionale</strong></td>
<td><strong>Segni clinici fetali</strong></td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;" rowspan="2">
<p>1-30 gg</p>
</td>
<td>Morte e riassorbimento embrionale</td>
</tr>
<tr>
<td>Confondibile con infertilit&agrave;</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;" rowspan="2">30-70 gg</td>
<td>Morte fetale, autolisi, mummificati e aborto</td>
</tr>
<tr>
<td>I mummificati possono essere tra i 3 e i 17 cm</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;" rowspan="2">
<p>&gt; 70 gg</p>
</td>
<td>Covate miste con nati vivi e nati morti</td>
</tr>
<tr>
<td>La sierologia pu&ograve; essere positiva (formazione di immunit&agrave;)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>La professoressa Opriessnig ha poi fatto seguito con la spiegazione dei tre virus pi&ugrave; comunemente imputabili alle malattie riproduttive infettive, ovvero i gi&agrave; citati <strong>PRRSv, PPV e PCV2</strong>, oltre a nominare anche <em><strong>Erysipelothrix Rhusiopathiae</strong></em>, il batterio responsabile del <em>mal rossino</em>, che annovera anch&rsquo;esso l&rsquo;aborto tra i suoi sintomi. La maggior attenzione &egrave; stata per&ograve; focalizzata sul PPV, quindi sul virus responsabile della <em>parvovirosi</em>, fulcro centrale della giornata di incontro con Boehringer Ingelheim. PPV &egrave; un virus ubiquitario, ovvero costantemente presente nell&rsquo;ambiente circostante, di conseguenza difficile da eliminare. Sono stati identificati 7 tipi diversi di virus, ma il PPV1, oltre ad essere stato il primo identificato in Germania nel 1965, &egrave; anche il pi&ugrave; conosciuto e sicuramente il pi&ugrave; coinvolto nei problemi di ordine riproduttivo nella scrofa. L&rsquo;infezione da parte del virus non d&agrave; segni clinici acuti ed evidenti sulla scrofa, ma si ripercuote indirettamente sulle sue performance e sulla sua nidiata, soprattutto nelle scrofette e nelle primipare. In particolare, si registra un aumento dei ritorni in estro, di aborti, di scrofe vuote e parti languidi, oltre a provocare nidiate poco numerose, meno feti vitali e una maggiore percentuale di nati morti e di mummificati (&gt; 1% per parto), i quali quest&rsquo;ultimi si presentano &ldquo;in scala&rdquo; come dimensioni (Foto 1).</p>
<p><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/flex2019/flex2019-02.jpg" alt="Esempio di nati morti e mummificati a causa parvovirosi" width="500" /></p>
<p>Oggi, comunque, non &egrave; molto frequente riscontrare quadri drammatici di parvovirosi in scrofaia, a meno che non ci sia alla base qualche problema di tipo vaccinale. I vaccini presenti oggi in commercio sono inattivati e conferiscono una copertura anticorpale passiva di lunga durata, mentre il test sierologico pi&ugrave; comunemente utilizzato in diagnostica &egrave; il<em> test di inibizione dell&rsquo;emoagglutinazione</em>, che per&ograve; non consente di distinguere i soggetti realmente positivi per l&rsquo;esposizione all&rsquo;infezione virale da quelli positivi perch&eacute; vaccinati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La parola &egrave; poi passata a Marta Noguera, la quale ha esordito chiedendo &ldquo;<em>Perch&eacute; &egrave; necessario un <strong>nuovo</strong> vaccino contro la parvovirosi?</em>&rdquo;. In realt&agrave;, come ci spiega la relatrice, la risposta &egrave; pi&ugrave; semplice e intuitiva di quanto si possa pensare: semplicemente perch&eacute; il virus, negli ultimi 10 anni, &egrave; cambiato! Quindi, Boehringer Ingelheim ha pesato di cambiare anche lei qualcosa nel processo produttivo del vaccino, in modo da rendere pi&ugrave; efficace e pi&ugrave; sicura l&rsquo;immunizzazione verso PPV.</p>
<p>Sono due le principali novit&agrave; legate al nuovo vaccino di Boehringer: invece di ideare un altro vaccino <em>a corpo intero</em>, come lo sono tutti gli altri vaccini contro PPV presenti in commercio, Boehringer ha ben pensato di esprimere solo una <strong>proteina strutturale</strong> del virus, chiamata <strong>VP2</strong>, ideando cos&igrave; un vaccino sub-unitario. Inoltre, &egrave; stato utilizzato un innovativo processo di purificazione chiamato <strong>DiaTec</strong>, che permette di eliminare tutti i detriti cellulare residuali virucidi, consentendo cos&igrave; un sicuro miscelamento con il vaccino Boehringer della PRRS.</p>
<p>Procedendo con ordine e spiegando pi&ugrave; nel dettaglio queste due importanti novit&agrave;, &egrave; bene iniziare a comprendere il concetto che la scelta di utilizzare come proteina chiave del vaccino la proteina strutturale VP2 &egrave; stata dettata dal fatto che, contro di essa, sono indirizzati pi&ugrave; del 90% degli anticorpi neutralizzanti PPV e che, nonostante le continue mutazioni del virus riscontrate negli ultimi 30 anni, la VP2 &egrave; quella rimasta meglio conservata all&rsquo;interno dei ceppi di campo attuali. &Egrave; anche vero che i vaccini a corpo intero esprimono anch&rsquo;essi la VP2, ma in questa situazione la proteina non &egrave; in grado di richiamare cos&igrave; tanti anticorpi neutralizzanti come quando utilizzata da sola. Tornando al processo produttivo del vaccino, la proteina VP2 viene fatta sintetizzare da un <em>baculovirus</em> (famiglia di virus usata in biologia per produrre proteine ricombinanti), non patogeno, che produce particelle antigeniche <em>virus-like (<strong>VLPs</strong>)</em>. Il processo prosegue poi con una iniziale purificazione, ovvero una separazione di proteine non specifiche e detriti cellulari, lascando solo i VLPs purificati, per poi applicare il sopra citato processo DiaTec, che rimuove anche i componenti residuali da VLPs, ottenendo cos&igrave; un vaccino costituito solo da queste particelle antigeniche,<strong> molto immunogeno</strong> e <strong>non virucida</strong> quando miscelato con altri vaccini vivi.</p>
<p>Boehringer Ingelheim ha dimostrato anche una maggiore efficacia e sicurezza del suo nuovo vaccino a confronto con altri vaccini attualmente presenti in commercio. In particolare, si &egrave; dimostrato che esso &egrave; in grado di proteggere la progenie dall&rsquo;infezione transplacentare provocata da PPV, grazie ad uno studio di campo fatto vaccinando le scrofe con diversi vaccini esistenti contro la parvovirosi, oltre al vaccino Boehringer, e infettando le scrofe a 40 giorni di gestazione, quando il feto non &egrave; ancora immunocompetente (l&rsquo;immunit&agrave; dei feti inizia a svilupparsi dopo i 70 giorni di gravidanza). Rispetto ad altri vaccini, quello di Boehringer ha ridotto la morte fetale, intesa come feti mummificati e autolitici, dal 96,4% allo 0%, indicando una protezione del 100% contro l&rsquo;infezione da PPV. Inoltre, &egrave; stato dimostrato che questo vaccino alza la media dei feti sani per scrofa, fino a 2,5 suinetti in pi&ugrave;, e che, di conseguenza, si ha una maggiore percentuale di scrofe con pi&ugrave; di 11 feti sani per covata.</p>
<p>Per quanto riguarda la sicurezza, invece, l&rsquo;adiuvante utilizzato per la produzione del vaccino, massimizza l&rsquo;immunit&agrave; senza indurre reazione avverse, riscontrabili invece con l&rsquo;utilizzo di altri vaccini contro la parvovirosi. Secondo uno studio condotto da Boehringer Ingelheim, infatti, il nuovo vaccino non ha dimostrato reazioni avverse dopo la rivaccinazione, mentre sono state riscontrate utilizzando altri vaccini nel 21% e 50% delle scrofette. Questo dimostra che dosi ripetute del vaccino Boehringer sono sicure per l&rsquo;utilizzo in animali di diversi stadi del ciclo riproduttivo.</p>
<p>Infine, come gi&agrave; accennato, grazie al processo DiaTec, esiste la possibilit&agrave; di miscelare il nuovo vaccino contro la parvovirus insieme al vaccino Boehringer contro la PRRS (stabile per 8 ore), dimostrandosi in grado di proteggere le scrofette gravide e avere un impatto positivo sul numero di suinetti nati vivi, nati morti, disvitali e mummificati, sulla proporzione di suinetti infetti da PRRS alla nascita e sul miglioramento significativo delle performance di accrescimento fino allo svezzamento, con riduzione della mortalit&agrave;. &Egrave; stato quindi dimostrato che l&rsquo;efficacia in campo del vaccino Boehringer Ingelheim contro la PRRS da solo o miscelato con il vaccino Boehringer contro PPV &egrave; perfettamente identica. Il nuovo vaccino pu&ograve; essere utilizzato a partire da 5 mesi di et&agrave; (2 ml intramuscolo nel collo), con insorgenza dell&rsquo;immunit&agrave; dall&rsquo;inizio della gestazione e durata dell&rsquo;immunit&agrave; di 6 mesi. Boehringer Ingelheim consiglia infatti il suo utilizzo due volte all&rsquo;anno mediante vaccinazioni di massa, associandovi 2 delle 3-4 vaccinazioni contro la PRRS consigliate sempre da Boehringer.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&rsquo;importante messaggio che Boehringer Ingelheim vuole far trasparire &egrave; l&rsquo;importanza di adattarsi ai cambiamenti che avvengono intorno a noi, poich&eacute; l&rsquo;innovazione &egrave; sempre garante del miglioramento scientifico e, di riflesso, del miglioramento sanitario.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='http://suivet.it/la-flessibilità-in-scrofaia-nuovo-vaccino-contro-parvovirus.aspx'>Dott.ssa Giusy Romano</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fla-flessibilit%c3%a0-in-scrofaia-nuovo-vaccino-contro-parvovirus.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/la-flessibilità-in-scrofaia-nuovo-vaccino-contro-parvovirus.aspx</link>
      <author>romano@suivet.it (Dott.ssa Giusy Romano)</author>
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      <pubDate>Wed, 23 Oct 2019 07:30:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Vaccini e probiotici dietro le quinte</title>
      <description><![CDATA[<div style="float: left; padding-right: 10px;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/livisto2019/livisto2019-01.jpg" alt="" width="250" height="187" /></div>
<p>Dal 24 al 27 settembre un piccolo gruppo di veterinari &egrave; stato ospitato presso Terenzin, in Repubblica Ceca, da ChemVet Group tramite l&rsquo;azienda farmaceutica Livisto (Foto 1). L&rsquo;attivit&agrave; principale di ChemVet Group si basa sulla produzione, commercializzazione e distribuzione di vaccini innovativi, probiotici e prodotti che si prendano cura tanto degli animali da allevamento quanto di quelli da affezione. All&rsquo;interno del ChemVet Group &egrave; principalmente la Dyntec che si occupa della ricerca e della produzione sia di vaccini commerciali che stabulogeni, e, grazie alla Livisto, &egrave; stato possibile visitare i luoghi di produzione di questa azienda e i locali adibiti alla sperimentazione animale, siti appunto in Repubblica Ceca.</p>
<p>Il fulcro centrale dell&rsquo;incontro con ChemVet Group e, pi&ugrave; nello specifico, con la Dyntec, &egrave; stato un approfondimento sulla produzione del loro <strong>vaccino</strong> contro l&rsquo;<strong>APP</strong>, ovvero la pleuropolmonite causata da <em>Actinobacillus Pleuropneumoniae</em>, un batterio responsabile della formazione di broncopolmonite fibrinoemorragica necrotizzante e pleurite fibrinosa, spesso con esito fatale. Esistono 15 sierotipi di APP e il batterio produce 4 tipi diversi di tossine, denominate APXI, APXII, APXIII e APXIV; solitamente in un allevamento &egrave; solo un sierotipo a predominare, nonostante sia stata dimostrata la compresenza di pi&ugrave; sierotipi all&rsquo;interno di uno stesso allevamento. Esistono diversi fattori predisponenti (Tabella 1) l&rsquo;insorgenza e lo sviluppo della malattia, a cui molti allevatori dovrebbero prestare attenzione affinch&eacute; l&rsquo;APP non dilaghi all&rsquo;interno dell&rsquo;allevamento.</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<th style="text-align: center;" colspan="2"><strong>FATTORI PREDISPONENTI l&rsquo;insorgenza e lo sviluppo di APP</strong><br /><br /></th>
</tr>
<tr>
<td>Tanta ammoniaca</td>
<td>Stress</td>
</tr>
<tr>
<td>Tanto solfuro d&rsquo;idrogeno</td>
<td>Alimentazione scorretta</td>
</tr>
<tr>
<td>Tanta anidride carbonica</td>
<td>Patologie concomitanti (diarrea, micoplasma)</td>
</tr>
<tr>
<td>Polvere eccessiva</td>
<td>Alta pressione infettante</td>
</tr>
<tr>
<td>Umidit&agrave; elevata</td>
<td>Alta concentrazione del batterio</td>
</tr>
<tr>
<td>Densit&agrave; eccessiva</td>
<td>Movimentazione e mescolamento dei suini</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Come ormai &egrave; ben risaputo prevenire &egrave; meglio che curare! Ed &egrave; il chiaro messaggio che la Dyntec ha voluto far passare ai suoi visitatori, accompagnandoli all&rsquo;interno delle loro strutture (Foto di seguito) e spiegando tutti i passaggi e i processi che si nascondono dietro alla produzione di un singolo vaccino, processi inimmaginabili se non vengono visti con i propri occhi.</p>
<p><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/livisto2019/livisto2019-02.jpg" alt="" width="500" /></p>
<p>&Egrave; un processo che consta di diverse fasi: preparazione dell&rsquo;inoculo per la lavorazione di alcuni sierotipi di APP (in questo specifico caso il 2 e il 9, che sono quelli pi&ugrave; facilmente riscontrabili in allevamento); coltivazione degli antigeni sotto condizioni controllate e utilizzo di un medium dalla composizione unica; disintegrazione e preparazione delle frazioni subcellulari; concentrazione e purificazione; inattivazione e detossificazione; legame agli adiuvanti e immunomodulanti; verifica della sicurezza ed efficacia del vaccino mediante test sperimentali sugli animali.</p>
<p>Poich&eacute;, ormai, da un po&rsquo; di tempo &egrave; chiaro a tutti che il futuro si baser&agrave; sulla prevenzione e non sul trattamento, la Dyntec ha deciso di sponsorizzare anche alcuni dei suoi pi&ugrave; importanti <strong>probiotici</strong>, sottolineando che essi, assieme ai vaccini, sono destinati a sostituire gli antibiotici promotori della crescita e l&rsquo;ossido di zinco, cos&igrave; come mirano a far ridurre l&rsquo;utilizzo smodato di antibiotici. Inoltre, i probiotici si sono dimostrati utili a migliorare i parametri produttivi, quali la mortalit&agrave;, l&rsquo;indice di conversione alimentare e l&rsquo;incremento ponderale giornaliero, oltre ad essere molto utilizzati negli allevamenti biologici dove non &egrave; consentito l&rsquo;utilizzo di antibiotici.</p>
<p>In particolare, la Dyntec ha presentato tre prodotti. Uno &egrave; un probiotico a base di <em>Lactobacillus acidophilus</em> e viene solitamente usato nelle prime 2 settimane post-svezzamento, per aiutare gli animali a reagire il meglio possibile ai cambiamenti che il loro intestino subisce durante il periodo appena successivo allo svezzamento; &egrave; un prodotto molto gradito dagli allevatori poich&eacute; pu&ograve; essere utilizzato anche in concomitanza con gli antibiotici e con temperature molto alte senza che il prodotto venga intaccato in alcun modo. Il secondo probiotico &egrave; a base di <em>Lactobacillus farciminis</em>, che, al contrario del precedente, non pu&ograve; essere utilizzato in concomitanza con antibiotici, poich&eacute; ucciderebbero il probiotico, e pu&ograve; essere utilizzato solo sotto normali condizioni di temperatura (5-85 &deg;C), venendo preferito dagli allevatori biologici. Infine, il terzo prodotto &egrave; un supplemento alimentare per i suinetti appena nati, costituito alla base sempre da<em> Lactobacillus acidophilus</em>; l&rsquo;utilizzo di tale prodotto alla nascita dei suinetti, per due volte al giorno e per due giorni consecutivi, si &egrave; dimostrato utile nel ridurre drasticamente l&rsquo;utilizzo degli antibiotici atti a trattare la diarrea in sala parto, il che si &egrave; rilevato, di conseguenza, anche in un maggior peso allo svezzamento di questi suinetti (6,2 kg vs 5,1 kg che corrispondono rispettivamente a trattati con probiotici vs non trattati; svezzamento a 21 giorni).</p>
<p>Tutto ci&ograve; non fa altro che confermare che <strong>prevenire &egrave; meglio che curare</strong> e che<strong> il futuro si basa sulla prevenzione</strong>. Prima vengono accettati questi due preziosi concetti, prima il mondo suinicolo far&agrave; un passo avanti per migliorarsi in ogni suo aspetto, produttivo, economico e di benessere che sia.</p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='http://suivet.it/vaccini-e-probiotici-dietro-le-quinte.aspx'>Dott.ssa Giusy Romano</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fvaccini-e-probiotici-dietro-le-quinte.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/vaccini-e-probiotici-dietro-le-quinte.aspx</link>
      <author>romano@suivet.it (Dott.ssa Giusy Romano)</author>
      <comments>http://suivet.it/vaccini-e-probiotici-dietro-le-quinte.aspx</comments>
      <guid isPermaLink="true">http://suivet.it/vaccini-e-probiotici-dietro-le-quinte.aspx</guid>
      <pubDate>Mon, 30 Sep 2019 11:48:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Soluzioni per far lavorare meglio l'intestino dei nostri suini</title>
      <description><![CDATA[<div style="float: left; padding-right: 10px;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/huvepharma/huvepharmasofia20191.jpg" alt="" width="300" height="225" /></div>
<p>&nbsp;Il 5 e 6 giugno 2019, Huvepharma ha avuto come ospiti presso la location di Pravets (Bulgaria) veterinari, e non solo, provenienti da tutta Europa, al fine di proporre delle soluzioni pratiche ai problemi intestinali, avvalendosi di diversi relatori che hanno riportato le proprie esperienze in merito all&rsquo;argomento.</p>
<p>Ad aprire le danze &egrave; stato il Dottor Robert Hoste, senior pig production economist, il quale ha affrontato la situazione economica dell&rsquo;industria suinicola e nel mondo, sottolineando come il costo delle malattie c&rsquo;&egrave; ed &egrave; tangibile (Tabella 1). Una corretta gestione manageriale &egrave; quindi necessaria per abbattere i costi scaturiti dall&rsquo;insorgenza di patologie, tra cui, le infezioni parassitarie e le problematiche enteriche.</p>
<p>In particolare, Peter Geldhof, professore di parassitologia dell&rsquo;Universit&agrave; di Gent (BE), ha approfondito il discorso sulle infezioni parassitarie, con particolare attenzione ad <em>Ascaris suum</em>; queste forme sono purtroppo sottostimate a causa della loro natura subclinica, ma in realt&agrave; sono onnipresenti e la loro prevalenza risulta elevata sia nelle scrofe che nei suini all&rsquo;ingrasso. L&rsquo;infezione da <em>Ascaris suum</em> comporta conseguenze economiche non desiderabili in allevamento, quali la diminuzione dell&rsquo;accrescimento ponderale giornaliero, l&rsquo;aumento dell&rsquo;indice di conversione dell&rsquo;alimento, la diminuzione della percentuale di carne magra, l&rsquo;aumento della mortalit&agrave;, lo scarto dei fegati al macello e l&rsquo;aumento dei costi per il trattamento dei soggetti affetti. Per tutti questi motivi, Huvepharma propone come soluzione il <em><strong>fenbendazole</strong></em>, una molecola antielmintica in grado di combattere tutti gli stadi di <em>Ascaris suum</em> (forma adulta, intestinale e larvale), con la raccomandazione di ripetere il trattamento ogni 6 settimane (3 mesi per le scrofe) al fine di ottenere benefici economici importanti. Tale strategia antiparassitaria si &egrave; infatti dimostrata utile nel migliorare in maniera significativa le performance dei soggetti trattati, con un ritorno economico dell&rsquo;investimento di ben 9 &euro;. Questo &egrave; reso possibile grazie ad una riduzione dell&rsquo;indice di conversione dell&rsquo;alimento (- 5%), ad un aumento dell&rsquo;incremento ponderale giornaliero (+ 5%) e ad una migliore classificazione delle carcasse (+ 3%), oltre ad una minore contaminazione dei fegati, che non vengono scartati al macello, e ad una riduzione dei costi di medicazione per il trattamento di infezioni respiratorie e intestinali secondarie alla parassitosi.</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<th style="text-align: center;" colspan="2">Costo per animale<br /><br /></th>
</tr>
<tr>
<td>Patologie endemiche</td>
<td>30-40 &euro;</td>
</tr>
<tr>
<td>Patologie respiratorie</td>
<td>4-7 &euro; per patologia</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Patologie enteriche</strong></td>
<td><strong>3-5 &euro; per patologia</strong></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Parassiti</strong></td>
<td><strong>fino a 7 e per animale colpito</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Fallimenti riproduttivi</td>
<td>4-11 &euro; per scrofa</td>
</tr>
<tr>
<td>Zoppia</td>
<td>fino a 180 &euro; per scrofa azzoppata</td>
</tr>
<tr>
<td>MMA</td>
<td>10 e per suino prodotto</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em>Tabella 1: Costo per animale in base alla patologia di interesse</em></p>
<p>Altro importante e ricorrente problema nella stragrande maggioranza degli allevamenti &egrave; la presenza di diarrea da<em> E. Coli</em>, di cui Roberto Bardini, species manager dei suini, parla nella sua relazione, insieme ad altri numerosi disordini enterici che colpiscono i nostri suini durante l&rsquo;intero corso della loro vita. In particolare, i suinetti sotto-scrofa con sintomi evidenti di <em>E. Coli</em>, come la produzione di diarrea liquida giallastra e repentino dimagrimento ed emaciazione dei soggetti colpiti, sono necessariamente e immediatamente da trattare, pena la perdita sicura dell&rsquo;animale, ma il problema, oggi come oggi, diventa: &ldquo;<em>S&igrave;, trattare&hellip; Ma con cosa?</em>&rdquo;. A causa delle pressioni ricevute nell&rsquo;ultimo periodo in merito all&rsquo;utilizzo di colistina e/o enrofloxacina, Huvepharma propone una molecola alternativa: la <em><strong>paromomicina solfato</strong></em>, in soluzione orale o da miscelare in latte o acqua da bere, specifica per il trattamento delle infezioni gastro-intestinali causate da <em>E. Coli</em>. Tale prodotto ha anche riportato un guadagno di peso durante la lattazione e una minore mortalit&agrave; rispetto ad un trattamento effettuato con la colistina.</p>
<p>Wouter Van der Veken, global product manager probiotics, altro valido relatore del convegno, ha invece sottolineato l&rsquo;importanza dell&rsquo;utilizzo dei <strong><em>probiotici</em></strong>, ovvero microrganismi viventi da aggiungere all&rsquo;alimento in grado di dare benefici all&rsquo;ospite, migliorandone l&rsquo;equilibrio microbico intestinale. A tal proposito, la soluzione di Huvepharma consiste nell&rsquo;utilizzo di <em>Clostridium butyricum</em> &nbsp;come probiotico, in quanto dotato di molte attivit&agrave; utili, quali: prevenire la colonizzazione dei patogeni attraverso l&rsquo;adesione all&rsquo;epitelio intestinale, avere effetti antagonisti diretti contro diversi patogeni intestinali, inibire la crescita microbica grazie alla produzione di acido acetico e ultimo, ma non meno importante, instaurare attivit&agrave; antimicrobiche e anti-infiammatorie grazie alla produzione di acido butirrico.</p>
<p>Inoltre, Van der Veken affronta anche la questione degli <strong><em>enzimi digestivi</em></strong>, sostanze in grado di rendere pi&ugrave; disponibili i nutrienti contenuti in un alimento e, nel contempo, di mantenere la salute intestinale. In questo caso, Huvepharma fornisce un complesso enzimatico digestivo in grado di superare gli effetti anti-nutrizionali di molte frazioni NSP (Polisaccaridi Non Amidacei), che sono presenti comunemente nella maggior parte delle diete convenzionali, aumentando l&rsquo;utilizzazione dei nutrienti, con conseguente riduzione dei costi del mangime, e migliorando l&rsquo;accrescimento sia dei suini in svezzamento che all&rsquo;ingrasso.</p>
<p>Le sfide che l&rsquo;intestino dei nostri suini deve affrontare sono molteplici e di diversa entit&agrave;, ed &egrave; per questo motivo che l&rsquo;uomo deve sfruttare tutti gli strumenti in suo possesso al fine di mantenere un corretto equilibrio della microflora intestinale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/huvepharma/huvepharmasofia20192.jpg" alt="" width="500" /></p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='http://suivet.it/soluzioni-per-far-lavorare-meglio-lintestino-dei-nostri-suini.aspx'>Dott.ssa Giusy Romano</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fsoluzioni-per-far-lavorare-meglio-lintestino-dei-nostri-suini.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/soluzioni-per-far-lavorare-meglio-lintestino-dei-nostri-suini.aspx</link>
      <author>romano@suivet.it (Dott.ssa Giusy Romano)</author>
      <comments>http://suivet.it/soluzioni-per-far-lavorare-meglio-lintestino-dei-nostri-suini.aspx</comments>
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      <pubDate>Tue, 25 Jun 2019 04:49:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Una giornata dedicata alla leptospirosi suina: da come si diffonde a come prevenirla</title>
      <description><![CDATA[<div style="float: left; padding-right: 10px;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/msd190222/foto-1.-convegno.jpg" alt="" width="400" height="300" /><br /><em>Foto1: Immagini dal convegno</em><br /><br /><br /><br /></div>
<div style="float: left; padding-right: 10px;">&nbsp;</div>
<div style="float: left; padding-right: 10px;">&nbsp;</div>
<p>Si &egrave; tenuto lo scorso 22 febbraio 2019 a Pozzolengo del Garda (BS), un workshop organizzato da MSD Animal Health riguardante la prevenzione delle problematiche riproduttive, con particolare attenzione alla Leptospirosi, patologia batterica spesso trascurata, ma ancora assolutamente attuale (Foto 1).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La giornata ha avuto inizio con la relazione di <strong>Miquel Collell</strong>, Global Technical Director Swine di MSD Animal Health, che ha discusso dell&rsquo;importanza dei dati riproduttivi aziendali, lasciando poi la parola a <strong>Mario D&rsquo;Incau</strong>, dirigente del laboratorio di batteriologia specializzata presso l&rsquo;IZSLER, nonch&eacute; centro di referenza nazionale per le leptospirosi animali, il quale ha fatto il punto della situazione italiana relativamente alla Leptospirosi suina. Nel pomeriggio, <strong>Marco Terreni</strong>, Regional Director Swine di MSD Animal Health, ha presentato un approccio innovativo alla prevenzione vaccinale in scrofaia mediante la tripla protezione dei riproduttori da Mal Rosso, Parvovirus e Leptospira. Infine, &egrave; stato dato spazio ad un workshop, in cui gli invitati hanno potuto scambiarsi idee e opinioni riguardo agli argomenti trattati nel corso della giornata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>&nbsp;<br />L&rsquo;importanza dei dati riproduttivi aziendali</h5>
<p>Dopo una breve introduzione sulla fisiologia della fecondazione e della gestazione nella scrofa, con particolare attenzione ai momenti pi&ugrave; delicati, in cui potrebbero verificarsi dei problemi per l&rsquo;instaurarsi, la prosecuzione ed in generale il successo di una gravidanza, <strong>Miquel Collel</strong>l ha voluto rimarcare pi&ugrave; volte l&rsquo;importanza dei dati aziendali nella risoluzione dei problemi riproduttivi. I dati da analizzare, a cui fa riferimento il relatore, sono, per esempio, la portata al parto, gli aborti, le vuote al parto, i parti anticipati e i ritorni precoci e tardivi, in ciclo e fuori ciclo. Alcuni valori di riferimento citati da Collell sono illustrati in Tabella 1.</p>
<p>&nbsp;</p>
<table style="height: 175px;" width="435">
<tbody>
<tr>
<th>Dati riproduttivi aziendali</th>
<th>Dato fisiologico</th>
<th>Limite per l'intervento</th>
</tr>
<tr>
<th>Portata al parto</th>
<td style="text-align: center;">&gt; 87%</td>
<td style="text-align: center;">Minimo = 85%</td>
</tr>
<tr>
<th>Aborti</th>
<td style="text-align: center;">0%</td>
<td style="text-align: center;">Massimo = 2%</td>
</tr>
<tr>
<th>Vuote al parto</th>
<td style="text-align: center;">&lt; 1%</td>
<td style="text-align: center;">Massimo = 1%</td>
</tr>
<tr>
<th>Parti anticipati</th>
<td style="text-align: center;">&lt; 1%</td>
<td style="text-align: center;">Massimo = 1%</td>
</tr>
<tr>
<th>Ritorni totali</th>
<td style="text-align: center;">&lt; 12%</td>
<td style="text-align: center;">Massimo = 15%</td>
</tr>
<tr>
<th>Ritorni precoci</th>
<td style="text-align: center;">0%</td>
<td style="text-align: center;">Massimo = 1%</td>
</tr>
<tr>
<th>Ritorni in ciclo</th>
<td style="text-align: center;">&lt; 10%</td>
<td style="text-align: center;">Massimo = 12%</td>
</tr>
<tr>
<th>Ritorni fuori ciclo</th>
<td style="text-align: center;">&lt; 2%</td>
<td style="text-align: center;">Massimo = 3%</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;<em>Tabella 1. Valori di riferimento dei principali dati riproduttivi aziendali riscontrabili in allevamento.</em></p>
<p>Il passo successivo all&rsquo;analisi dei dati riproduttivi &egrave; la loro trasformazione in dati economici: ogni allevamento si deve porre degli obbiettivi al fine di migliorare i propri dati riproduttivi e, di conseguenza, le proprie entrate economiche. Tali obbiettivi, per&ograve;, non possono essere uguali per tutti, in quanto ogni allevamento presenta una propria realt&agrave; aziendale, in base alla genetica, alle condizioni sanitarie e alla gestione manageriale presenti. Miquel Collell riporta un esempio in merito alla portata al parto: l&rsquo;ideale per ogni allevamento sarebbe una portata al parto superiore all&rsquo;87%, ma non si pu&ograve; pensare di imporre un simile obbiettivo all&rsquo;interno di una realt&agrave; aziendale in cui il dato attuale non supera il 70%. In una realt&agrave; simile, con dati riproduttivi simili, l&rsquo;asticella deve essere posta un po&rsquo; pi&ugrave; in basso e man mano alzata con l&rsquo;ottenimento dei primi traguardi, fino al raggiungimento dell&rsquo;ideale 87%, solo al termine di un percorso.</p>
<p>Attraverso l&rsquo;analisi dei dati aziendali, inoltre, &egrave; possibile fare delle riflessioni sul peso economico che i problemi riproduttivi possono avere in azienda. Ad esempio, allevamenti con una situazione non controllata di Leptospirosi, hanno mostrato dei parametri produttivi peggiori rispetto ad allevamenti con Leptospirosi controllata (meno nati vivi, pi&ugrave; nati morti, pi&ugrave; aborti, minore portata al parto) e dei costi decisamente superiori. In particolare, gli studi riportati da Collell, hanno evidenziato che mediamente il ritorno economico degli interventi effettuati per controllare la Leptospira, &egrave; di 8 a 1. Ovvero per ogni dollaro speso in prevenzione, sono 8 quelli che &ldquo;tornano in tasca&rdquo;, rispetto ad una situazione non controllata, in termini di maggiore efficienza riproduttiva e minori costi di terapia o altri costi correlati all&rsquo;infezione. Risulta quindi evidente che l&rsquo;impatto economico di questa patologia non &egrave; da trascurare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>La Leptospirosi in Italia</h5>
<p><strong>Mario D&rsquo;Incau</strong>, secondo relatore della giornata, si &egrave; dedicato alla descrizione della Leptospirosi (Foto 2), partendo da informazioni generali che la riguardano, per poi addentrarsi nella diagnostica e nelle modalit&agrave; di controllo e prevenzione della stessa. Secondo il relatore, l&rsquo;interesse della popolazione italiana verso questa patologia &egrave; andato calando negli ultimi 30-35 anni, a causa della sua bassissima incidenza nell&rsquo;uomo (&lt;1%). La Leptospirosi, infatti, &egrave; una zoonosi, ovvero una malattia infettiva che pu&ograve; essere trasmessa dagli animali all&rsquo;uomo, e, per questo motivo, il suo riscontro in un allevamento di suini &egrave; soggetto a denuncia e istituzione di focolaio infetto secondo il Regolamento di Polizia Veterinaria (D. P. R. 8 febbraio 1954, n. 320), generando un enorme fastidio burocratico negli allevatori coinvolti. Per fortuna, o per sfortuna, la scarsa incidenza di casi umani ha fatto perdere interesse per questa patologia, rendendo per&ograve; pi&ugrave; difficile il suo riconoscimento, il suo trattamento e la sua prevenzione.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/msd190222/foto-2.-batteri-di-leptospira.png" alt="Ingrandimento con il microscopio elettronico di batteri di Leptospira alla risoluzione di 0,1 &micro;m (tratta da Wikipedia)" width="700" height="470" /><br /><em>Foto 2: Ingrandimento con il microscopio elettronico di batteri di Leptospira alla risoluzione di 0,1 &micro;m (tratta da Wikipedia)</em></p>
<p>In generale, la Leptospirosi &egrave; una patologia a diffusione globale, che consta di tante sierovarianti, tante vie di trasmissioni e segni clinici riproduttivi confondibili con altre infezioni di tipo riproduttivo (es: PRRS, Parvovirus). La sua resistenza nell&rsquo;ambiente non &egrave; elevata, a meno che non si tratti di ambienti molto umidi, e, per sopravvivere, si instaura all&rsquo;interno di alcuni animali, selvatici e domestici, definiti <em>ospiti</em>. Esistono ospiti di mantenimento, che richiedono una dose infettante bassa di Leptospira, la quale presenta una bassa virulenza, una lunga escrezione ed &egrave; responsabile di mantenere endemica la patologia, con segni clinici non evidenti, ed <em>ospiti accidentali</em>, che richiedono una dose infettante bassa di Leptospira, che in questo caso presenta un&rsquo;alta virulenza, un&rsquo;escrezione breve ed &egrave; responsabile della formazione di focolai sporadici di malattia, con segni clinici evidenti. Attualmente, il suino rappresenta un ospite di mantenimento per <em>L. Bratislava</em>, che si localizza principalmente a livello genitale causando aborti, parti prematuri, natimortalit&agrave; elevata e minore dimensione della nidiata, e per <em>L. Pomona</em>, la quale predilige una localizzazione renale causando nefriti interstiziali. <em>L. Hardjo</em> e <em>L. Canicola</em>, invece, sfruttano il suino solo come ospite accidentale.</p>
<p>Mario D&rsquo;Incau ha poi proseguito la sua relazione illustrando i test diagnostici a disposizione per la ricerca di Leptospira, prediligendo fra tutti il metodo di agglutinazione microscopica (MAT) per la sierologia, pur riscontrando questa delle difficolt&agrave; laboratoristiche. L. Bratislava, per esempio, presenta dei profili sierologici molto bassi, anche inferiori a 1:100, che &egrave; considerata la soglia di negativit&agrave;, facendo cos&igrave; risultare negativo un animale in realt&agrave; infetto.</p>
<p>Per concludere, il relatore ha affermato che il monitoraggio dello stato della popolazione, la vaccinazione, la terapia antibiotica e l&rsquo;identificazione dei fattori di rischio sono elementi che, assieme, possono contribuire ad identificare ed eliminare i soggetti affetti da Leptospirosi, al fine di controllare questa patologia, la cui eradicazione non &egrave; attualmente praticabile. Il controllo della Leptospirosi &egrave; su base volontaria e le motivazioni alla base sono il miglioramento della sanit&agrave; pubblica e una riduzione delle perdite economiche. Oggi come oggi, inoltre, l&rsquo;uso degli antibiotici &egrave; un argomento sotto i riflettori, e, per questo, la possibilit&agrave; di prevenire la patologia vaccinando gli animali piuttosto che trattarli potrebbe essere la svolta per una migliore gestione del farmaco e un migliore investimento economico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>La TRIPLA protezione verso i problemi riproduttivi</h5>
<p>L&rsquo;ultimo intervento in programma &egrave; stato quello del dott. <strong>Marco Terreni</strong>, il quale ha presentato un vaccino unico e innovativo che consente di proteggere l&rsquo;allevamento verso tre importanti problematiche riproduttive: Mal Rosso, Parvovirus e Leptospira. Le malattie sono tre, ma si tratta di un vaccino ottovalente, in quanto esso contiene le valenze di Mal Rosso, Parvovirus e 6 diversi serovar di Leptospira. Di pi&ugrave;, attraverso la protezione crociata, la protezione indotta dal vaccino si estende anche verso altre 3 sierovarianti di Leptospira, per una protezione complessiva nei confronti di 9 sierovarianti, comprese la L. Bratislava e la L. Pomona, che sono quelle maggiormente importanti per il suino sul territorio nazionale. Lo schema vaccinale di base per le scrofette (Grafico 1) prevede due interventi, di cui quello iniziale da effettuare 6-8 settimane prima della data prevista di fecondazione e quello booster dopo 4 settimane. L&rsquo;immunit&agrave; protettiva del vaccino ha una durata di 6 mesi, per Mal Rosso e L. Bratislava, e 12 mesi, per tutte le altre valenze vaccinali. Il richiamo vaccinale &egrave; mostrato schematicamente nel Grafico 2.</p>
<p style="text-align: center;"><em><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/msd190222/grafico-1.-schema-vaccinale-base.png" alt="Grafico 1: Schema vaccinale base" width="500" height="209" /></em><br /><em>Grafico 1: Schema vaccinale base</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/msd190222/grafico-2.-richiamo-vaccinale.png" alt="Grafico 2: Richiamo vaccinale" width="500" /><br />Grafico 2: Richiamo vaccinale</em></p>
<p>Marco Terreni ha poi illustrato i diversi studi sperimentali effettuati prima dell&rsquo;immissione in commercio. In particolare, gli studi sulla sicurezza del prodotto hanno evidenziato che questo vaccino non provoca reazioni sistemiche o reazioni locali significative, come anche non causa aborti o anomalie congenite nella progenie quando utilizzato in gravidanza.</p>
<p>Sono stati poi mostrati i risultati degli studi di efficacia in campo, condotti in allevamenti con problemi di Leptospirosi, nei quali l&rsquo;impiego di questo vaccino ha comportato un calo drastico degli aborti, un maggior numero di nati vivi e un minor numero di nati morti.</p>
<p>Da oggi &egrave; quindi possibile allargare lo spettro protettivo delle vaccinazioni effettuate in scrofaia, facendolo in maniera sicura e comoda per l&rsquo;allevatore, grazie alla possibilit&agrave; di adottare la vaccinazione a tappeto senza particolari rischi per gli animali gravidi e in lattazione.</p>
<p>Il relatore ha concluso parlando del feedback ricevuto dai Paesi esteri che hanno gi&agrave; iniziato a impiegare questo vaccino, come la Spagna ed in particolare la Danimarca, nella quale la vaccinazione per Leptospira rappresenta una valida alternativa all&rsquo;uso degli antibiotici.</p><br /><a href='http://suivet.it/una-giornata-dedicata-alla-leptospirosi-suina-da-come-si-diffonde-a-come-prevenirla.aspx'>Dott.ssa Giusy Romano</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2funa-giornata-dedicata-alla-leptospirosi-suina-da-come-si-diffonde-a-come-prevenirla.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/una-giornata-dedicata-alla-leptospirosi-suina-da-come-si-diffonde-a-come-prevenirla.aspx</link>
      <author>romano@suivet.it (Dott.ssa Giusy Romano)</author>
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      <pubDate>Fri, 22 Mar 2019 08:43:00 GMT</pubDate>
    </item>
  </channel>
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