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    <title>Maternità  - Ultimi articoli inseriti</title>
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      <title>Pratiche strategiche per split-suckling e ottimizzazione delle mammelle</title>
      <description><![CDATA[<p>Nel corso di un webinar oltreoceano, la neodottorata <strong><em>Abigail Jenkins</em></strong>, oggi direttrice della nutrizione presso <em>Tosh Family Farms (Tennessee)</em>, ha illustrato una panoramica completa e aggiornata sulle strategie pratiche di <em>split-suckling</em> e <em>teat optimization</em> (<strong>ottimizzazione dei capezzoli</strong>). Il filo conduttore dell&rsquo;intervento &egrave; chiaro: con l&rsquo;aumento costante dei nati vivi negli ultimi vent&rsquo;anni &ndash; circa quattro suinetti in pi&ugrave; per parto &ndash; gli allevamenti devono adottare tecniche sempre pi&ugrave; precise per garantire l&rsquo;ingestione ottimale di colostro e la massima sopravvivenza neonatale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>Colostro: il limite fisiologico e le conseguenze sulla mortalit&agrave;</h5>
<p>Jenkins ha ricordato che, <strong>nonostante la crescita dei nati vivi, la scrofa non aumenta la produzione totale di colostro.</strong> Per questo motivo, nelle linee guida consolidate,<strong> ogni suinetto dovrebbe assumere 200&ndash;250 g di colostro nelle prime 24 ore</strong> per garantire sopravvivenza e buone performance in lattazione.</p>
<p><strong>Nei parti con meno di 11 nati vivi, circa l&rsquo;8% dei suinetti non raggiunge questa soglia, mentre nelle nidiate pi&ugrave; numerose &mdash; oltre 18 nati vivi &mdash; la quota sale al 20%</strong>. I rischi sono noti: oltre al ruolo immunitario, il colostro fornisce energia indispensabile alla termoregolazione e alla capacit&agrave; di muoversi evitando lo schiacciamento, principale causa di mortalit&agrave; nelle prime 72 ore.</p>
<p>L&rsquo;impatto non si limita alla fase pre-svezzamento: un&rsquo;assunzione insufficiente compromette anche lo sviluppo riproduttivo futuro, sia nelle scrofette (pubert&agrave; ritardata, minore produttivit&agrave; in pi&ugrave; lattazioni) sia nei verri (minor numero di spermatozoi per eiaculato).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>Split-suckling: una pratica diffusa, ma con risultati incoerenti</h5>
<p>Per aumentare l&rsquo;assunzione di colostro dei suinetti pi&ugrave; deboli, l&rsquo;industria utilizza spesso lo <em><strong>split-suckling</strong></em>, ovvero la rimozione temporanea di parte della figliata per favorire il gruppo rimanente. Tuttavia, come sottolinea Jenkins, protocolli e risultati sono <strong>altamente variabili</strong>. Negli ultimi 24 anni la letteratura scientifica conta solo sette studi, tutti con differenze notevoli su criteri di selezione dei suinetti, durata, numero di gruppi ed et&agrave; al trattamento.</p>
<p>Gli esiti sulla mortalit&agrave; pre-svezzamento mostrano un quadro incoerente:</p>
<p><strong><em>Hooser et al. (2015)</em></strong>: miglior sopravvivenza nei suinetti piccoli se i suinetti da rimuovere sono scelti in base al peso; nessun effetto nei suinetti normali o grandi.<br><strong><em>Mandalay (2020)</em></strong>: nessun effetto significativo, ma tendenza a una <strong>maggiore mortalit&agrave; nei gruppi trattati</strong>.<br><em><strong>Romero et al. (2023</strong></em>): mortalit&agrave; invariata fino al giorno 6, ma <strong>maggiore mortalit&agrave; fino allo svezzamento</strong> nei gruppi <em>split-suckled</em>.<br>Anche le performance di crescita pre-svezzamento sono incoerenti: da una maggiore uniformit&agrave; (<em>Donovan e Dreats</em>) a un peggioramento nelle classi di peso intermedie (<em>Mandalay 2020</em>).</p>
<p>Per chiarire il quadro, <em>Kansas State University </em>ha condotto un ampio studio su oltre 1.500 scrofe, valutando tre protocolli di split-suckling. I risultati? <strong>Nessuna differenza significativa</strong> n&eacute; in mortalit&agrave; pre-svezzamento n&eacute; in peso allo svezzamento, n&eacute; successivamente in accrescimento o mortalit&agrave; in svezzamento e ingrasso. Anche suddividendo i suinetti per classe di peso alla nascita, l&rsquo;effetto rimane nullo.</p>
<p>Da qui il dubbio sollevato da Jenkins: <em>lo split-suckling vale davvero il tempo speso, e soprattutto pu&ograve; far pi&ugrave; male che bene?</em> Errori pratici &mdash; tempi prolungati, scarsa disinfezione, rimozione dei suinetti sbagliati &mdash; possono infatti amplificarne i rischi.</p>
<h5>Interventi alternativi pi&ugrave; efficaci</h5>
<p>Jenkins ha insistito sulla necessit&agrave; di concentrare gli sforzi in aree pi&ugrave; impattanti:</p>
<p><strong>Pre-parto</strong>: controllo attivo di consumo di acqua e mangime, specie nelle primipare; verifica della locomozione.<br><strong>Durante il parto</strong>: assistenza al parto per ridurre la durata e l&rsquo;ipossia neonatale; asciugatura rapida dei suinetti; addestramento degli operatori al corretto posizionamento in mammella.<br><strong>Post-parto</strong>: rilevazione sistematica della temperatura delle scrofe a 24 ore, monitoraggio ingestione, identificazione precoce dei suinetti in difficolt&agrave;.</p>
<h5><br>Ottimizzazione dei capezzoli: il vero collo di bottiglia</h5>
<p>Il secondo tema trattato riguarda la discrepanza crescente tra nati vivi e numero di capezzoli funzionali. In media, oggi <strong>la scrofa dispone di 13,9 capezzoli funzionali, contro una media nazionale di 14,2 suinetti nati vivi e oltre 15,5 nelle aziende del top 10%</strong>.</p>
<p>Per questo diventa cruciale distinguere chiaramente capezzoli funzionali e non funzionali (ciechi, retro-posteriori, edematosi o non produttivi), e formare adeguatamente il personale.</p>
<h5>&nbsp;</h5>
<h5>Affidarsi alle balie o aumentare i suinetti per scrofa?</h5>
<p>Il ricorso alle balie presenta limiti strutturali: nessun accesso a colostro addizionale per i suinetti spostati, maggiore rischio sanitario e necessit&agrave; di lasciare gabbie libere riducendo il target di fecondazioni.</p>
<p>La domanda diventa quindi: cosa accade quando si caricano le scrofe oltre il numero di capezzoli funzionali? Negli ultimi anni gli studi concordano nel mostrare che, comunque, l&rsquo;aumento dei suinetti svezzati &egrave; reale. Le differenze emergono invece su mortalit&agrave; e peso allo svezzamento, spesso con esiti discordanti.</p>
<p>Per fare chiarezza, anche su questo tema Kansas State ha realizzato uno <strong>studio commerciale su oltre 1.000 figliate</strong>. I risultati presentati da Jenkins sono particolarmente dettagliati.</p>
<h5>&nbsp;</h5>
<h5><em>Pigs-on-teats</em>: risultati del <em>maxi-trial</em></h5>
<p>I gruppi sperimentali prevedevano scrofe caricate a:</p>
<ul>
<li>&ndash;1 suinetto rispetto ai capezzoli funzionali</li>
<li>&nbsp;0 (pari al numero di capezzoli)</li>
<li>+1 suinetto rispetto ai capezzoli funzionali</li>
<li>+2 suinetti rispetto ai capezzoli funzionali</li>
</ul>
<p><br>Ecco i principali esiti:</p>
<p>Rimozioni e mortalit&agrave; (giorno 2&ndash;svezzamento): aumentano linearmente con il crescere dei suinetti, ma a tasso decrescente, indicando che l&rsquo;impatto negativo non cresce in modo proporzionale all&rsquo;aumento dei suinetti.<br>Numero di suinetti svezzati: cresce linearmente; le scrofe +2 svezzano in media 1,5 suinetti in pi&ugrave; rispetto alle &ndash;1.<br>Peso allo svezzamento: diminuisce con l&rsquo;aumentare dei suinetti, ma resta comunque oltre 6,1 kg (13 lb) in tutti i gruppi.<br>Distribuzione dei pesi: nessun aumento dei suinetti estremamente leggeri (&lt;10 lb) nei gruppi pi&ugrave; caricati.<br>Utilizzo del capezzolo: le scrofe +2 risultano quelle che meglio sfruttano l&rsquo;intera mammella; il gruppo &ndash;1 &egrave; quello che pi&ugrave; spesso svezza con 3 capezzoli o pi&ugrave; inutilizzati.<br>Performance riproduttive successive: nessuna differenza rilevata per tasso di fecondazione o ritorno in estro; sorprendentemente, le scrofe +2 mostrano 1,2 nati vivi in pi&ugrave; alla lattazione successiva rispetto alle &ndash;1.</p>
<h5><br>Il ruolo delle &ldquo;<em>negative nurse sows</em>&rdquo;</h5>
<p>Una sezione particolarmente interessante dell&rsquo;intervento riguarda l&rsquo;analisi del fabbisogno di balie per 250 parti, in funzione della strategia di carico. Con i valori medi aziendali (14,7 capezzoli funzionali e 15,1 nati vivi), Jenkins mostra che:</p>
<p style="padding-left: 40px;"><strong>1) Caricando le scrofe a &ndash;1 servirebbero 24 balie.</strong><br><strong>2) A livello &ldquo;teat count&rdquo; ne servirebbero 7.</strong><br><strong>3) A +1 o +2 il numero diventa negativo: emergono le cosiddette &ldquo;<em>negative nurse sows</em>&rdquo;, scrofe alle quali vengono tolti tutti i suinetti propri per sostenere scrofe vicine sovraccaricate.</strong></p>
<p>Queste scrofe &ldquo;liberate&rdquo; possono essere impiegate per obiettivi strategici:</p>
<p><strong>1. Balie dei piccoli</strong><br>Lattiere di suinetti molto piccoli ma vitali (1,4&ndash;2,0 lb), affidate a scrofe giovani (parit&agrave; 2&ndash;3), in buona condizione e con capezzoli piccoli ma funzionali. Consentono maggiore cura e minore competizione, migliorando la sopravvivenza dei &ldquo;light but viable&rdquo;.</p>
<p><strong>2. Balie dei recuperi</strong><br>Figliate composte da suinetti identificati precocemente come arretrati (giorno 3&ndash;6). Le scrofe appena partorite sono ideali perch&eacute; producono ancora colostro o latte di transizione &mdash; pi&ugrave; ricco di energia &mdash; e permettono poppate pi&ugrave; frequenti, accelerando il recupero.</p>
<h5>&nbsp;</h5>
<h5>Conclusioni operative</h5>
<p>Jenkins ha chiuso il webinar con una sintesi chiara: la strategia ottimale dipende dalla priorit&agrave; aziendale.</p>
<p style="padding-left: 40px;"><strong>- Per massimizzare la crescita individuale e limitare il calo di peso della scrofa, &egrave; preferibile caricare a &ndash;1.</strong><br><strong>- Per massimizzare i suinetti svezzati, la resa del sistema e l&rsquo;uso dei capezzoli, la scelta migliore &egrave; +2.</strong></p>
<p><br>Qualunque sia il metodo, alcuni elementi risultano imprescindibili:</p>
<p style="padding-left: 40px;"><strong>- Scrofe in ingresso in buona condizione corporea</strong><br><strong>- Team coeso e attento alle procedure</strong><br><strong>- Proattivit&agrave;, soprattutto nell&rsquo;individuare i suinetti in difficolt&agrave; entro i primi giorni</strong></p>
<p>Un messaggio finale molto netto accompagna la chiusura: nell&rsquo;allevamento moderno, con figliate sempre pi&ugrave; numerose, la gestione precoce e accurata dei suinetti e il corretto utilizzo della mammella non sono pi&ugrave; opzioni: sono strumenti decisivi per la sopravvivenza e la produttivit&agrave; del sistema.</p>
<p>&nbsp;<br>Webinar completo:<a href="https://www.youtube.com/watch?v=nPcS8Mp1Twk" target="_blank" rel="noopener"> </a><strong><a href="https://www.youtube.com/watch?v=nPcS8Mp1Twk" target="_blank" rel="noopener">https://www.youtube.com/watch?v=nPcS8Mp1Twk</a><a href="https://www.youtube.com/watch?v=nPcS8Mp1Twk"></a></strong></p><br /><a href='http://suivet.it/pratiche-strategiche-per-split-suckling-e-ottimizzazione-delle-mammelle'>wm</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fpratiche-strategiche-per-split-suckling-e-ottimizzazione-delle-mammelle&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Sat, 10 Jan 2026 02:59:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Tutto sull'infertilità stagionale-Parte II</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Giulia Catellani, laureata MV)</strong></p>
<p>Un insieme di disturbi riproduttivi delle scrofe che si manifestano durante i mesi caratterizzati da un aumento di fotoperiodo e di temperatura. Questa &egrave; la definizione che viene data dell&rsquo;infertilit&agrave; stagionale, ma quali sono realmente tutti gli aspetti che tale sindrome va ad influenzare?</p>
<p>L&rsquo;infertilit&agrave; stagionale colpisce la sfera riproduttiva a 360&deg;, partendo proprio dal primo momento in cui la scrofetta incomincia la sua vita riproduttiva: l&rsquo;inizio della pubert&agrave;. I fattori concomitanti di questa sindrome, infatti, sono in grado di ridurre la secrezione di gonadotropine e vanno ad inibire la sensibilit&agrave; ovarica alle stesse. Nella specie suina le gonadotropine LH ed FSH sono necessarie per accrescere i follicoli oltre i 4-5 mm, cio&egrave; per permetterne la prima maturazione e l&rsquo;ovulazione; di conseguenza la limitazione di tale ormone ritarda l&rsquo;ondata follicolare e la comparsa dell&rsquo;estro, ritardando la prima venuta in calore delle scrofette.</p>
<p>La differenza delle dimensioni dei follicoli coinvolge tutto il ciclo estrale anche della scrofa, comprendendo modifiche degli intervalli svezzamento-estro (Weaning-oestrus-interval, WOI) e l&rsquo;intervallo estro-ovulazione (Oestrus-ovulation-interval, OOI). &Egrave; stato osservato infatti che durante la stagione estiva pi&ugrave; del 17% delle scrofe non manifesta l&rsquo;estro post-svezzamento dopo i canonici 5 giorni e tra il 9% e il 14% delle scrofe rimane in anestro. Inoltre, si registra tra la met&agrave; di giugno e i primi giorni di agosto un aumento del ritorno di calore regolare (tra i 18-24 giorni post inseminazione), causate dalla difficolt&agrave; di concepimento o da un riassorbimento embrionale precoce, mentre un ritorno nel ciclo irregolare (25-38 giorni post inseminazione) &egrave; registrato maggiormente verso il periodo autunnale, suggerendo un&rsquo;incidenza maggiore di morte embrionale. Tali osservazioni sembrerebbero suggerire come anche il mantenimento della gravidanza, e quindi le funzioni del corpo luteo, risultino inadeguate durante questa stagione. Sebbene Il ritorno in ciclo della scrofa sia una perdita abbastanza comune anche nel resto dell&rsquo;anno, avendo cause multifattoriali, al contrario gli aborti tardivi si aggirano intorno al 2%. Durante l&rsquo;ipofertilit&agrave; estiva anche questi valori aumentano, arrivando a pi&ugrave; del 12%. Ci&ograve; suggerisce come la mancanza di LH influisca anche sul supporto luteale alla gravidanza, interferendo quindi con la corretta crescita degli embrioni e di conseguenza con il segnale ormonale che essi dovrebbero mandare per il riconoscimento materno. Pi&ugrave; gli embrioni sono piccoli, o meno embrioni sopravvivono, pi&ugrave; il segnale mandato sar&agrave; debole e questo creer&agrave; un maggior rischio di riassorbimento e, nel caso la gravidanza riesca a procedere, di perdita tardiva dovuto al supporto mancante.</p>
<p>L&rsquo;effetto dell&rsquo;infertilit&agrave; estiva sui suinetti neonati &egrave; ampiamente discusso, riportando risultati differenti in base al paese oggetto di studio; ogni ricerca &egrave; concorde per&ograve; sul fatto che sia lo stress da calore ad influenzare maggiormente la dimensione della nidiata. Quando la scrofa viene colpita durante il concepimento o durante il primo terzo della gestione, come detto in precedenza, a causa della disfunzione dell&rsquo;asse ipotalamico-ipofisario-ovarico, diminuisce lo sviluppo follicolare, si ha difficolt&agrave; nell&rsquo;ovulazione, si abbassano i tassi di gravidanza per la difficolt&agrave; dell&rsquo;impianto embrionale e diminuisce la possibilit&agrave; di sopravvivenza dell&rsquo;embrione. Quando si considera allora stress da calore nella scrofa? Una temperatura che si aggira tra i 25&deg;C fino a raggiungere un massimo di 39&deg;C viene considerata pericolosa per il corretto funzionamento dell&rsquo;apparato riproduttivo; tuttavia non tutte le temperature hanno lo stesso effetto su tutti i componenti del ciclo ovarico. E&rsquo; stato osservato infatti come a 28&deg;C l&rsquo;espressione estrale fosse fisiologica ma l&rsquo;ovulazione invece fosse gi&agrave; alterata. Il range termico di comfort per una scrofa si considera 18-20&deg;C, senza considerare per&ograve; tutti gli altri fattori ambientali altrettanto importanti. I suinetti svezzati durante l&rsquo;estate tendono a essere pi&ugrave; leggeri rispetto a quelli svezzati nel resto dell&rsquo;anno, a causa della ridotta produzione di latte della scrofa. Questa diminuzione &egrave; attribuibile a vari fattori, come una possibile riduzione dei livelli di prolattina, una minore assunzione di acqua o una perdita di appetito; ciascuno di questi elementi pu&ograve; influire sulla lattazione in modo indipendente, ma nella stagione estiva tendono a coesistere.</p>
<p><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/infertilita-stagionale2.png" alt="Foto 1: Possibili meccanismi attraverso i quali lo stress da calore e il fotoperiodismo influenzano la riproduzione nelle scrofe" width="700" height="373"></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 1, descrizione schematica dei possibili meccanismi attraverso i quali lo stress da calore e il fotoperiodismo influenzano la riproduzione nelle scrofe. Lo stress da calore pu&ograve; influenzare direttamente il sistema ipotalamo-ipofisario o indirettamente, riducendo l&rsquo;assunzione di sostanza secca. Il fotoperiodo a giorni lunghi pu&ograve; avere effetti negativi sulla fertilit&agrave;. Con una linea tratteggiata sono indicati alcuni interventi per contrastare l'infertilit&agrave; stagionale nelle scrofe. NEBAL = bilancio energetico negativo. KNDy = complesso kisspeptina/neuromedina/dinorfina. Fonte: De Rensis et al. "Seasonal infertility in gilts and sows: Aetiology, clinical implications and treatments." 2017</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oltre a migliorare la produttivit&agrave; delle scrofe tramite una gestione ottimale durante la gestazione, la lattazione e lo svezzamento, il miglior approccio per contrastare gli effetti stagionali negativi &egrave; il controllo della temperatura e dell'umidit&agrave; ambientali. Quando questa strategia non &egrave; attuabile o risulta inefficace, si possono adottare interventi ormonali esogeni per stimolare lo sviluppo dei follicoli ovarici e l'ovulazione. Il ciclo estrale dei suini, ad esempio, pu&ograve; essere manipolato prolungando la fase luteale con la somministrazione di progestinici e/o controllando la fase follicolare tramite trattamenti a base di gonadotropine corioniche e GnRH o suoi analoghi. Esistono diversi trattamenti terapeutici, costantemente studiati e perfezionati, con l&rsquo;obiettivo di ottimizzare il momento dell&rsquo;inseminazione rispetto all&rsquo;ovulazione, rafforzare il segnale di riconoscimento materno della gravidanza e sostenere il mantenimento e la funzionalit&agrave; dei corpi lutei.</p>
<p>Il caldo ed il fotoperiodo, quindi, possono influenzare notevolmente lo sviluppo dei follicoli e la qualit&agrave; dei corpi lutei, degli ovociti e degli embrioni, con effetti negativi sul tasso di gravidanza e sul numero totale di suinetti nati. L&rsquo;infertilit&agrave; stagionale include pubert&agrave; ritardata, un intervallo prolungato tra svezzamento ed estro, ridotto tasso di gravidanza, minore dimensione della cucciolata e anestro. Le cause dell&rsquo;infertilit&agrave; stagionale sono molteplici, differenziando i paesi con latitudini subtropicali e tropicali dove il fattore principale &egrave; probabilmente lo stress da calore e l&rsquo;umidit&agrave;, dai paesi temperati dove il problema pu&ograve; essere legato anche al fotoperiodo. Nonostante tutte le diverse tecniche applicabili, durante l&rsquo;estate, rimane essenziale in primis monitorare e gestire ancora pi&ugrave; attentamente tutto ci&ograve; che riguarda il management dell&rsquo;ambiente e dell&rsquo;alimentazione, che sono in grado di condizionale le prestazioni riproduttive dell&rsquo;azienda.</p>
<p><em>&nbsp;Tratto da: De Rensis, Fabio, Adam J. Ziecik, and Roy N. Kirkwood. "Seasonal infertility in gilts and sows: Aetiology, clinical implications and treatments." Theriogenology 96 (2017): 111-117.</em></p><br /><a href='http://suivet.it/tutto-sullinfertilità-stagionale-parte-ii'>Dott. Giulia Catellani</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2ftutto-sullinfertilit%c3%a0-stagionale-parte-ii&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <author>catellani@aa.aa (Dott. Giulia Catellani)</author>
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      <pubDate>Tue, 26 Nov 2024 01:20:00 GMT</pubDate>
    </item>
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      <title>Tutto sull'infertilità stagionale</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Giulia Catellani, laureata MV)</strong></p>
<p>Con infertilit&agrave; stagionale si definisce il periodo da inizio estate ad inizio autunno in cui i valori riproduttivi delle scrofe si abbassano drasticamente. Un tempo definita infertilit&agrave; estiva, ad oggi diversi studi hanno dimostrato come la temperatura ambientale ed il fotoperiodo (durata del periodo di illuminazione giornaliera) vadano ad influenzare i parametri anche al di fuori di questa stagione. Nonostante le cause riportate non siano ancora certe la si pu&ograve; definire una sindrome multifattoriale che si manifesta con alterazioni del ciclo ovarico e/o del corpo luteo, probabilmente da modificazioni nella stimolazione gonadotropica in scrofe particolarmente recettive ai cambiamenti ambientali.&nbsp;</p>
<p>L&rsquo;elevata temperatura con alti gradi di umidit&agrave; ed associata ad una luminosit&agrave; diurna maggiore vanno ad interferire specialmente con l&rsquo;assunzione di cibo giornaliera, carenza che viene pi&ugrave; facilmente notata in scrofette e primipare dato che sono quelle ad avere bisogno di un&rsquo;assunzione maggiore per la crescita corporea e per raggiungere la maturit&agrave; sessuale. Anche le pluripare mostrano segni di disagio, avendo pochi nutrienti ed energia in circolo per poter allattare e contemporaneamente riprendere il normale ciclo ovarico; le conseguenze sono suinetti con un minor peso allo svezzamento (in quanto il latte &egrave; carente e non permette un corretto sviluppo) e una fertilit&agrave; ridotta (in quanto si hanno livelli bassi di LH preovulatorio che impediscono l&rsquo;ovulazione e bassi livelli di LH basale che impediscono il mantenimento della gravidanza).</p>
<p>Un nuovo neurotrasmettitore, chiamato &ldquo;kisspeptina&rdquo;, &egrave; stato recentemente inserito fra le molecole coinvolte nelle cause di infertilit&agrave; stagionale, definendolo come il possibile maggior fattore impattante su tale sindrome. Con l&rsquo;attivazione dei suoi recettori ipotalamici, infatti, viene stimolata anche la produzione di GnRH, ormone essenziale per la regolazione di tutte le funzioni riproduttive. Durante l&rsquo;estate, la riduzione dell&rsquo;appetito nella scrofa comporta una riduzione dei volumi di ingestione e pertanto dei nutrienti assunti Si attiva cos&igrave; un meccanismo definito di &ldquo;down-regulation&rdquo;; ci&ograve; consiste nel fatto che all&rsquo;aumentare di questi fattori, il gene deputato alla sintesi proteica di tale proteina viene soppresso e di conseguenza si avr&agrave; sempre minore produzione di kisspeptina. Lo stato di anoressia/disoressia inoltre promuove una mobilitazione dei tessuti di riserva, un incremento dello stato di anestro, una diminuzione dei tassi di gravidanza e un alto livello di leptina circolante. Tutti questi fattori sembrano essere anch&rsquo;essi collegati con la diminuzione di livelli di kisspeptina e di conseguenza di GnRH, rendendo difficoltoso cos&igrave; avere adeguati livelli di LH e FSH circolanti, essenziali per avere un corretto ciclo ovarico e una scrofa fertile (Figura1).</p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/infertilita-stagionale.png" alt="Figura 1: effetti dell&rsquo;infertilit&agrave; stagionale correlati al peptide kisspeptina" width="622" height="348" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 1: effetti dell&rsquo;infertilit&agrave; stagionale correlati al peptide kisspeptina</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tali cambiamenti metabolici ed endocrini vanno a creare uno stato di stress nell&rsquo;organismo che si manifesta con aumentati livelli di cortisolo e ormone della crescita (GH). Livelli particolarmente alti di questi due ormoni vanno ad interferire in primo luogo con le funzioni ovariche, riducono infatti l&rsquo;effetto dell&rsquo;enzima aromatasi sulle cellule ovariche della granulosa, impedendo la produzione di estrogeni facilitanti l&rsquo;ovulazione; in secondo luogo, sembra si riduca anche il livello di insulina circolante rendendo ancora pi&ugrave; sfavorito l&rsquo;apporto di energia ai tessuti, in quanto GH interferisce con i recettori insulinici.</p>
<p>L&rsquo;aumento delle temperature e del fotoperiodo, quindi, vanno ad interferire con la normale fisiologia riproduttiva della scrofa non solo a livello superficiale, ma cambiandone e modificandone i meccanismi cellulari; trovare soluzioni che ne contrastino gli effetti &egrave; uno degli obbiettivi ad oggi pi&ugrave; studiati e ricercati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Tratto da: De Rensis, Fabio, Adam J. Ziecik, and Roy N. Kirkwood. "Seasonal infertility in gilts and sows: Aetiology, clinical implications and treatments."&nbsp;Theriogenology&nbsp;96 (2017): 111-117.</em></p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='http://suivet.it/tutto-sullinfertilità-stagionale.aspx'>Dott. Giulia Catellani</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2ftutto-sullinfertilit%c3%a0-stagionale.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <author>catellani@aa.aa (Dott. Giulia Catellani)</author>
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      <pubDate>Sun, 20 Oct 2024 23:44:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Le immunoglobuline</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Giulia Catellani, laureanda MV)</strong></p>
<p>Le immunoglobuline (Ig), dette anche comunemente anticorpi, sono proteine particolari con il compito di riconoscere ed identificare tutto ci&ograve; che vi &egrave; di esterno all&rsquo;organismo al fine di facilitarne l&rsquo;eliminazione. Esistono diversi tipi diversi di Ig, identificate con lettere dell&rsquo;alfabeto, in base alla provenienza, al sito di attivazione e al ruolo a loro conferito nel riconoscimento dei patogeni.</p>
<p>Tali proteine costituiscono l&rsquo;80% di quelle totali del colostro (in particolare 95.6 mg/ml di igG, 21,2 mg/ml di igA e 9,1 mg/ml di igM.<em> Figura 1</em>) realizzando cos&igrave; la capacit&agrave; di trasferire la protezione immunitaria passiva ai suinetti che lo ingeriscono; le immunoglobuline, quindi, attraversando il tratto gastro enterico raggiungono l&rsquo;intestino dei suinetti, nel quale riescono ad essere assorbite immediatamente ed in maniera integra entrando in circolazione senza essere processate dagli enterociti che, ancora immaturi, non oppongono nessuna barriera. &nbsp;</p>
<p>&nbsp;<img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/immunoglobuline/immunoglobuline1.png" alt="Figura 1.  Concentrazione di ogni tipo di immunoglobulina, nel colostro e nel latte" width="464" height="454" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 1. &nbsp;Concentrazione di ogni tipo di immunoglobulina, nel colostro e nel latte</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il trasferimento delle immunoglobuline, dalla scrofa al suinetto, pu&ograve; avvenire esclusivamente per via orale in quanto l&rsquo;immunit&agrave; non pu&ograve; essere trasferita durante la gravidanza essendo la placenta di tipo epitelio-coriale. In questo contesto, infatti, non essendoci contatto diretto fra il sangue della circolazione materna, ricco di anticorpi, con quello della circolazione fetale, di fatto lo scambio &egrave; impossibilitato. &nbsp;</p>
<p>Andando infatti a prelevare il sangue dei suinetti appena nati prima prima che assumano il colostro, si &egrave; visto come essi siano completamente sprovvisti di attivit&agrave; immunitaria, nonostante la specie suina sia l&rsquo;unica tra quelle domestiche in cui il feto &egrave; in grado di produrre igG e igM gi&agrave; in utero a 30-40 giorni (cosa che per&ograve; si verifica solo&nbsp; in presenza di una forte stimolazione antigenica).Se l&rsquo;assunzione del colostro avviene entro le prime tre ore di vita i neonati riescono ad acquisire la massima concentrazione di anticorpi possibile, che invece si abbasserebbe assumendolo esclusivamente durante le ore successive, riducendosi della met&agrave; a 12h e scomparendo incirca dopo le 24h dopo il parto, in corrispondenza con il passaggio alla produzione di latte (<em>Figura 2</em>)</p>
<p>&nbsp;<img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/immunoglobuline/immunoglobuline2.png" alt="Figura 2: composizione del colostro durante lo svezzamento dal primo nato alle 24 ore successive " width="499" height="281" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 2, composizione del colostro durante lo svezzamento dal primo nato alle 24 ore successive</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia, non tutte le scrofe producono la stessa quantit&agrave; di immunoglobuline e non tutte le mammelle la esprimono: esiste infatti una variabilit&agrave; abbastanza elevata dovuta a genotipo, alimentazione, ed ordine di parto. Risulta bene documentata la difficolt&agrave; da parte dei giovani riproduttori, scrofette in particolare, nel trasferire una adeguata quantit&agrave; di immunoglobuline alla propria progenie che, in ogni caso, risulta minore rispetto alla stessa capacit&agrave; delle scrofe pi&ugrave; anziane. Questa particolare condizione deriva dall&rsquo;inevitabile minor tempo di contatto della scrofetta con gli antigeni aziendali durante la loro vita rispetto alle scrofe pluripare, tesi tuttavia che &nbsp;sempre pi&ugrave; ricercatori stanno confutando (<em>Figura 3</em>).</p>
<p>&nbsp;<img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/immunoglobuline/immunoglobuline3.png" alt="Figura 3: differenza di quantit&agrave; di immunoglobuline in base all&rsquo;ordine di parto" width="515" height="500" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 3: differenza di quantit&agrave; di immunoglobuline in base all&rsquo;ordine di parto</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un altro aspetto fondamentale che va a contribuire alla qualit&agrave; del colostro &egrave; lo stato delle mammelle. Fare una valutazione clinica di routine basata su ispezione e palpazione permette di riconoscere una mammella sana: morbida ed elastica al tatto, non eccessivamente calda e non dolente, di colore rosato fatta eccezione per i capezzoli di colore pi&ugrave; scuro; essa produrr&agrave; colostro e latte di qualit&agrave; e quantit&agrave; maggiore, in quanto l&rsquo;apparenza esterna rispecchia il corretto funzionamento degli alveoli all&rsquo;interno della ghiandola mammaria.</p>
<p>Una mammella patologica affetta per esempio da mastite, che quindi avr&agrave; meno quantit&agrave; di latte presente, apparir&agrave; inizialmente molto arrosata, edematosa, dolorante al tatto ed aumentata di volume fino a cronicizzarsi e diventare nodulosa (<em>Figura 4</em>).</p>
<p>&nbsp;<img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/immunoglobuline/immunoglobuline4.png" alt="Figura 4: comparazione mammella sana (a) con mammella edematosa (b) e mammella caudale con presenza di nodulo (c)" width="775" height="407" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 4: comparazione mammella sana (a) con mammella edematosa (b) e mammella caudale con presenza di nodulo (c)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un metodo interessante e innovativo per diagnosticare precocemente una mastite &egrave; quello studiato da Rosengart et al., i quali grazie all&rsquo;utilizzo di una termocamera ad infrarossi hanno assegnato ad ogni livello di severit&agrave; della patologia un determinato grado di temperatura della mammella, rilevando come anche quella locale aumentasse significativamente; grazie a questo metodo in corso di sospetto di mastite o di carenza di colostro possiamo quindi andare a fare una diagnosi precisa e veloce in azienda, associandola ad una misurazione rettale per verificare un possibile coinvolgimento sistemico. La temperatura corporea dell&rsquo;animale viene ritenuta adeguata nel postpartum fino a 39.5&deg; C, valore che se si dovesse alzare andrebbe ad influenzare negativamente la produzione e la quantit&agrave; di secreto in quanto il glucosio necessario per la produzione di latte, verrebbe convertito in energia per sostenere il sistema immunitario e l&rsquo;organismo durante il rialzo febbrile.</p>
<p>Quando un suinetto non riceve abbastanza immunoglobuline da sostenere il suo sistema immunitario (per mancata assunzione o per qualit&agrave; scarsa del colostro) si parla di FPT o <em>failure of passive transfer</em>, condizione che causer&agrave; la morte del suinetto per mano di tutte quelle patologie infettive, principalmente enteriche, in grado di manifestarsi in sala parto, patogeni che con gli adeguati anticorpi avrebbero potuto dare un esito certamente diverso.</p><br /><a href='http://suivet.it/le-immunoglobuline.aspx'>Dott. Giulia Catellani</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fle-immunoglobuline.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/le-immunoglobuline.aspx</link>
      <author>catellani@aa.aa (Dott. Giulia Catellani)</author>
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      <pubDate>Tue, 17 Sep 2024 03:23:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Sviluppo e crescita dei lattonzoli</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Giulia Catellani, laureanda MV)</strong></p>
<p>La sopravvivenza dei suinetti e il loro accrescimento dal momento della nascita allo svezzamento &egrave; un periodo essenziale e molto delicato che influenzer&agrave; tutta la vita dell&rsquo;animale.</p>
<p>Tale sviluppo dipende quasi esclusivamente dalla quantit&agrave; di energia che riescono ad ottenere e a sfruttare, inizialmente prendendola dal colostro ed usando le poche riserve di glicogeno che hanno accumulato durante la gestazione e successivamente (circa dal giorno 2) utilizzando il latte come fonte principale. Il colostro, essendo la prima sostanza ingerita, deve essere utilizzabile interamente ed infatti presenta una digeribilit&agrave; quasi totale grazie alla sua composizione facilmente scomponibile in zuccheri e azoto; il latte, a differenza, a causa dell&rsquo;elevata concentrazione di grassi ha una digeribilit&agrave; leggermente inferiore (98%), che si accompagna per&ograve; bene alla crescita dei suinetti e al loro continuo sviluppo dell&rsquo;apparato gastro-enterico.</p>
<p>La quantit&agrave; ideale di secreto colostrale che un neonato dovrebbe assumere per sopravvivere &egrave; di circa 160 g di colostro per kg di peso vivo, quantit&agrave; che solo il 60-88% delle scrofe riescono a garantire. Tale dato risulta essenziale da conoscere e verificare, in quanto questo passaggio ha effetti permanenti sulla crescita: una sua deficenza pu&ograve; infatti andare ad impattare non solo sul peso allo svezzamento, ma anche all&rsquo;inizio e alla fine dell&rsquo;ingrasso, con un effetto pronunciato nei suinetti nati pi&ugrave; leggeri.</p>
<p>Sempre pi&ugrave; studi fatti nel corso degli anni confermano che i suinetti che provengono da nidiate numerose peseranno meno al termine della lattazione rispetto a quelle meno prolifiche; questo &egrave; dovuto sia al peso alla nascita (solitamente pi&ugrave; una scrofa ha suinetti pi&ugrave; tenderanno ad essere leggeri e meno vitali) ma soprattutto alla quantit&agrave; di latte che ogni mammella sar&agrave; in grado di produrre. Nei parti iperprolifici, sempre pi&ugrave; presenti con le genetiche di oggi, il numero di nati vivi per scrofa arriva spesso a superare il numero di capezzoli presenti, per cui ogni individuo beneficer&agrave; di una frazione minore di latte e meno tempo per alimentarsi rispetto a parti in cui ogni componente pu&ograve; usufruire di uno o due mammelle. Tale differenza risulta impercettibile al 3 giorno di vita, appena visibile al giorno 7 e via via sempre pi&ugrave; evidente andando avanti con la lattazione.</p>
<p>La quantit&agrave; di latte assunta &egrave; essenziale per permettere al suinetto di mantenere le sue funzioni vitali e tutto ci&ograve; che eccede viene convertito in peso vivo. Questo concetto spiega il motivo per cui, in animali alimentati con restrizioni, tale conversione risulta minore in quanto la maggior parte dell&rsquo;energia viene indirizzata al mantenimento; un suinetto appena nato alimentato con colostro somministrato tramite biberon per le prime 24h presenta un&rsquo;assunzione volontaria superiore di circa 450 g/kg, che &egrave; pari al doppio del consumo medio se allattati dalla scrofa. La quantit&agrave; di latte ingerita e di conseguenza l&rsquo;aumento di peso dei suinetti dipendono totalmente dalla madre quindi un quantitativo massimo di produzione lattea inferiore alle necessit&agrave; della nidiata diventa un fattore limitante per la crescita ponderale dei piccoli.</p>
<p>Il valore che prendiamo di riferimento per misure la crescita del suinetto &egrave; l&rsquo;accrescimento medio giornaliero (AMG) , riferito al singolo soggetto dal momento della nascita; tale dato &egrave; stato sicuramente correlato alla quantit&agrave; di latte ingerita, come detto prima, ma soprattutto &egrave; stato sottolineato come cambi radicalmente in base alle differenze tra due mammelle: la forma, la posizione, l&rsquo;attivit&agrave; secretoria e il numero di cellule attive per alveolo. Ognuna, infatti, presenta al suo interno una ghiandola mammaria che pu&ograve; essere completamente diversa rispetto alle altre, modificando cos&igrave; la quantit&agrave; di latte disponibile per il suinetto destinato a tale capezzolo. La forma della mammella, per esempio, si modifica in relazione alla posizione anatomica in cui si trova in quanto quelle anteriori e mediane possono espandersi esclusivamente lateralmente e medialmente mentre quelle posteriori anche longitudinalmente raggiungendo una forma quasi ellittica.</p>
<p>I lattonzoli sembrerebbero preferire la fila superiore di capezzoli, in particolare o le prime mammelle o le ultime della fila; &egrave; stato notato come i suinetti che selezionano le mammelle anteriori al momento dello svezzamento pesino maggiormente, ma da un&rsquo;analisi pi&ugrave; approfondita non sembra esserci correlazione. Gli unici dati certi sono quelli che una scorfa con una fila di mammelle ben sviluppate e ricche di secreto avranno una covata con AMG della nidiata ottimale e certamente migliore rispetto a scrofe con problematiche fisiologiche o ghiandole mammarie sottosviluppate.</p>
<p>Vi &egrave; una crescente preoccupazione riguardo la differenza di peso alla nascita tra suinetti appartenenti alla stessa nidiata, che sta portando a compiere diversi studi per cercare di diminuire tale eterogenicit&agrave;, che poi si rispecchier&agrave; anche nelle fasi successive della crescita. I risultati ottenuti fino ad ora riportano un coefficiente di variabilit&agrave; tra suinetti che va dal 10 al 24%, cio&egrave; dimostrano come sia sempre presente, e anche in percentuale abbastanza elevate, una differenza di peso tra fratelli; &egrave; stato tuttavia riscontrato come l&rsquo;omogeneit&agrave; maggiore la troviamo nella prole di scrofette primipare e secondipare, indipendentemente dal numero di suinetti che compone la covata, nonostante rimanga comunque impossibile prevedere il peso al parto successivo.</p>
<p>Un fattore che pu&ograve; andare ad impattare significativamente sull&rsquo;uguaglianza di peso dei suinetti, e su cui l&rsquo;operatore pu&ograve; influire, &egrave; la condizione fisica della scrofa durante la lattazione precedente, al momento dell&rsquo;inseminazione e del parto; &egrave; importante infatti che l&rsquo;animale mantenga un peso forma ideale, senza andare sottopeso in sala parto ma neanche ingrassando esageratamente nelle fasi successive, perch&eacute; sottoporrebbe il corpo ad uno stress ulteriore impedendo la corretta ridistribuzione delle energie e dei nutrimenti verso la gravidanza, lo sviluppo dei feti in tutte le fasi successive.</p>
<p style="text-align: center;"><em><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/alimentazione/fattori-favorevoli-a-incremento-di-peso.png" alt=" Foto1: riassunto dei fattori influenzanti positivamente l&rsquo;incremento peso giornaliero " width="500" />&nbsp;<br />Foto1: riassunto dei fattori influenzanti positivamente l&rsquo;incremento peso giornaliero&nbsp;</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per avere quindi animali sani e con un buon peso allo svezzamento i fattori da valutare e tenere in considerazione sono tanti, partendo dalla nutrizione corretta della scrofa e dallo sviluppo del suo apparato mammario, ponendo particolare attenzione poi all&rsquo;assunzione di colostro e alla numerosit&agrave; della nidiata. Assicurarsi pertanto che i suinetti, soprattutto i pi&ugrave; leggeri, abbiano sempre l&rsquo;energia sufficiente (tramite la lattazione dalla madre o anche con integrazione dall&rsquo;allevatore) per sopravvivere e per crescere &egrave; il primo passo per ottenere sale parto simili, sane e pronte per lo svezzamento (Foto1).</p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='http://suivet.it/sviluppo-e-crescita-dei-lattonzoli.aspx'>Dott. Giulia Catellani</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fsviluppo-e-crescita-dei-lattonzoli.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/sviluppo-e-crescita-dei-lattonzoli.aspx</link>
      <author>catellani@aa.aa (Dott. Giulia Catellani)</author>
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      <pubDate>Wed, 24 Jul 2024 01:51:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Approfondimenti sulla lattazione</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Giulia Catellani, laureanda MV)</strong><br /><br />Il comportamento delle scrofe pu&ograve; essere utile per monitorare il loro benessere ed identificare precocemente i soggetti a rischio per la PDS (<em>postpartum dysgalactia syndrome</em>); i fattori che si possono controllare sono diversi, tutti strettamente correlati tra di loro.</p>
<p>La riduzione di appetito, per esempio, &egrave; fisiologica quando antecedente al parto, ma se la disoressia si presenta successivamente potrebbe essere una risposta dell&rsquo;organismo ad un&rsquo;infiammazione sistemica, soprattutto se correlata anche ad un rialzo della temperatura rettale (considerata non patologica nel postpartum fino ai 39,5&deg; ).</p>
<p>L&rsquo;assunzione di acqua al contrario dovrebbe aumentare a termine gravidanza, passando da 1L/h a 2.6 L/h 12 ore prima, mentre per le 24h successive tende a decrescere (fino anche a 10L/giorno); si stabilizza poi sui 20-35L/giorno in previsione della lattazione. Un buon metodo per aiutare le scrofe che non raggiungono questi valori &egrave; dare un pasto ricco di fibre durante il periodo di transizione, cos&igrave; da aiutarle sia dal punto di vista nutritivo sia invogliandole all&rsquo;abbeverata.</p>
<p>In natura, la scrofa tende ad isolarsi dal branco circa 24h prima di partorire cercando di assicurarsi un luogo sicuro dove fermarsi e costruire un nido, che per la prima settimana di vita dei suinetti lascer&agrave; esclusivamente per cercare cibo quando strettamente necessario; in cattivit&agrave; ci&ograve; che possiamo osservare e monitorare &egrave; la quantit&agrave; di tempo che essa passa sdraiata e in piedi: nelle 24h successive al parto l&rsquo;animale tender&agrave; ad essere inattivo, posta in decubito laterale per mostrare le mammelle o comunque distesa, aumentando poco per volta l&rsquo;attivit&agrave;, fino ad arrivare al terzo giorno nel quale riprender&agrave; a stazionare quadrupedale per pi&ugrave; tempo.</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<th style="text-align: center;">&nbsp;</th>
<th style="text-align: center;">Gestazione</th>
<th style="text-align: center;">Pre parto</th>
<th style="text-align: center;">Durante il parto</th>
<th style="text-align: center;">Post parto</th>
</tr>
<tr style="text-align: center;">
<th>Alimentazione</th>
<td>mantenuta stabile con un buon appetito</td>
<td>disoressia</td>
<td>anoressia</td>
<td>ripresa dell&rsquo;appetito</td>
</tr>
<tr style="text-align: center;">
<th>Idratazione</th>
<td>24 L/giorno</td>
<td>aumentata fino a 62,4 L/giorno</td>
<td>rimane stabile fino ad inizio lattazione</td>
<td>
<p>24h postpartum: 10L/giorno</p>
<p>20-35 L/giorno per tutta la lattazione</p>
</td>
</tr>
<tr style="text-align: center;">
<th>Attivit&agrave;</th>
<td>Alternanza di decubito laterale, sternale, alzato</td>
<td>Possibile fase di agitazione alternata a decubito</td>
<td>decubito laterale o sternale</td>
<td>
<p>24h dopo: inattivit&agrave; completa</p>
<p>3 giorni dopo: ripresa dell&rsquo;alternanza delle fasi</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: center;"><em>Tabella 1. Riassunto dei cambiamenti della scrofa nel periparto</em></p>
<p>Il comportamento che la scrofa tiene durante la lattazione &egrave; inoltre corrispondente alla quantit&agrave; di latte che i suinetti andranno ad assumere, motivo che lo rende essenziale da conoscere e valutare.&nbsp; Il neonato si attaccher&agrave; alla mammella per la prima volta dopo 20-40 minuti dalla nascita, potendo succhiare costantemente in quanto rimane sempre disponibile; in questa fase verr&agrave; stabilito anche il capezzolo corrispondente ad ogni nato, fenomeno definito di &ldquo;fidelizzazione del capezzolo&rdquo;, che dalle 72h postpartum fino allo svezzamento rimarr&agrave; sempre lo stesso. Con il passaggio alla produzione di latte anche la modalit&agrave; di alimentazione cambia, passando ad una ciclicit&agrave; specifica: nei primi giorni di lattazione la scrofa allatta ad intervalli di 36-40 minuti, tempistica che aumenter&agrave; con il passare dei giorni; sar&agrave; lei stessa tramite una certa vocalit&agrave; a chiamare i suinetti per alimentarli. Fino al decimo giorno questi cicli rimangono regolari per tutta la durata delle 24h, mentre dal diciassettesimo la notte diminuiscono fino ad interrompersi.&nbsp;</p>
<p>Nei primi giorni dopo la nascita il latte prodotto dalla scrofa sar&agrave; in eccedenza rispetto a quello necessario per una buona crescita dei suinetti e l&rsquo;85% delle lattazioni saranno iniziate dalla scrofa e terminate dai piccoli raggiunta la saziet&agrave;; avanzando con le settimane invece la quantit&agrave; di latte diminuisce e saranno i suinetti a cercare il nutrimento e sar&agrave; la madre a determinare la fine della poppata spostandosi in posizione sternale. Tali passaggi trovano spiegazione anche pensando alla composizione del latte, che essendo variabile (via via sempre pi&ugrave; ricca di grasso), permetter&agrave; ai suinetti di ricevere molta pi&ugrave; energia in una sola poppata, che li render&agrave; sazi fino al richiamo successivo. Questo aspetto ha una differenza sostanziale con il colostro che, avendo una composizione principalmente proteica lascer&agrave; un minore senso di saziet&agrave; e pertanto andr&agrave; assunto quasi ininterrottamente).</p>
<p>Una corretta suzione dei capezzoli &egrave; ulteriormente necessaria sia per una stimolazione endocrina che per una meccanica, le quali vanno ad agire in maniera sinergica.</p>
<p>Per quanto riguarda la stimolazione fisica i suinetti applicano involontariamente un massaggio alle ghiandole mammarie quando cercano di raggiungere il capezzolo (Foto 1), andando ad aumentare la circolazione in quella zona e quindi favorendo il passaggio degli ormoni nel sangue; il fatto stesso di svuotare la mammella permette una maggior produzione del secreto, che altrimenti rimarrebbe accumulato favorendo l&rsquo;involuzione degli alveoli e riducendo l&rsquo;apporto ematico al tessuto. La manipolazione della mammella va anche ad agire sui recettori neuronali presenti all&rsquo;interno della ghiandola, che cos&igrave; attivati manderanno impulsi a livello di neuroipofisi (parte posteriore di una piccola ghiandola posta alla base del cervello deputata alla produzione e allo scambio di ormoni con il sangue) la quale produrr&agrave; ossitocina e a livello di adenoipofisi (parte anteriore della stessa ghiandola) la quale andr&agrave; a secernere prolattina, GH (somatostatina od ormone della crescita), ACTH (ormone adrenocorticotropo) e TSH (ormone tireostimolante); tale cascata ormonale rimander&agrave; poi il segnale a livello di alveoli permettendo la sintesi del latte (Foto2).</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/mammella/lattazione1.jpg" alt="Foto 1: suzione e contemporanea manipolazione meccanica del capezzolo" width="300" /><br /><em>Foto 1: suzione e contemporanea manipolazione meccanica del capezzolo</em></p>
<p>Il riempimento di una ghiandola mammaria dopo uno svuotamento completo avviene in 35 minuti, tempistica che sottolinea l&rsquo;importanza della ciclicit&agrave; della lattazione per avere una resa massima.</p>
<p><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/mammella/lattazione2.jpg" alt="Foto 2, stimolazione endocrina delle mammelle da parte dei suinetti durante la lattazione" width="300" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Foto 2: stimolazione endocrina delle mammelle da parte dei suinetti durante la lattazione</em></p>
<p>Pu&ograve; essere quindi un buon indicatore di salute della scrofa non solo verificare e sorvegliare il suo comportamento, ma anche l&rsquo;atteggiamento dei suinetti, poich&eacute; una nidiata sempre sotto la madre alla ricerca del capezzolo, affamata e malnutrita &egrave; segno di mancanza di latte della madre e possibile PDS, aumentando notevolmente anche il rischio di schiacciamento.</p><br /><a href='http://suivet.it/approfondimenti-sulla-lattazione.aspx'>Dott. Giulia Catellani</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fapprofondimenti-sulla-lattazione.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/approfondimenti-sulla-lattazione.aspx</link>
      <author>catellani@aa.aa (Dott. Giulia Catellani)</author>
      <comments>http://suivet.it/approfondimenti-sulla-lattazione.aspx</comments>
      <guid isPermaLink="true">http://suivet.it/approfondimenti-sulla-lattazione.aspx</guid>
      <pubDate>Wed, 29 May 2024 00:47:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Colostro: produzione, composizione e rendimento</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Giulia Catellani, laureanda MV)</strong></p>
<p>Il<strong> colostro</strong> &egrave; il primo prodotto delle ghiandole mammarie, che i suinetti devono assumere necessariamente in quanto porta <strong>tre benefici essenziali: fornisce immunit&agrave; passiva, d&agrave; energia necessaria per evitare la sindrome ipoglicemia-ipotermia e stimola i fattori di crescita per lo sviluppo intestinale.</strong></p>
<p>Esso &egrave; composto principalmente da proteine, per la maggior parte immunoglobuline G derivanti dal siero, mentre &egrave; carente di lipidi e lattosio (il quale rimane con maggiori concentrazioni nel sangue fino alla lattogenesi); al cambio di produzione con il latte, che avviene tra le 24 e 36 ore dall&rsquo;inizio del parto, il rapporto tra questi nutrienti presenti in secreto mammario e siero si inverte.</p>
<p>Un&rsquo;altra caratteristica importante che contraddistingue il colostro &egrave; il metodo con cui viene prodotto: infatti esso &egrave; il derivato di pressioni tali all&rsquo;interno dei capillari mammari (per transitorio aumento della permeabilit&agrave; vasale ed elevata pressione sanguigna) che fanno s&igrave; che il siero essudi all&rsquo;interno della ghiandola mammaria, quindi come passaggio passivo e non una secrezione (Foto 1); per poter avere quantit&agrave; di liquido all&rsquo;interno dei vasi da permettere di soddisfare le esigenze di un&rsquo;intera nidiata, l&rsquo;organismo della scrofa, in concomitanza della gravidanza, modifica alcune sue attivit&agrave;, andando a ridurre la produzione urinaria e convogliando a livello di mammelle tutto il sangue che durante la gestazione vascolarizzava l&rsquo;utero (pre-partum arriva il 20% di quantit&agrave; di sangue in pi&ugrave; in tale zona rispetto alla fase di post-partum).</p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/mammella/colostro.jpg" alt="Foto 1: Diversa presentazione del colostro appena munto e a 30 minuti dalla mungitura" width="883" height="497" /><br /><em>Foto 1: Diversa presentazione del colostro appena munto e a 30 minuti dalla mungitura</em></p>
<p>Tra i vari costituenti di questo &ldquo;succo&rdquo; le proteine colostrali e il lattosio rimangono pressoch&eacute; invariati, mentre la concentrazione di grasso risulta essere visibilmente variabile; i fattori che sembrano intervenire sono la razza, l&rsquo;ordine di parto (scrofe pluripare producono meno rispetto ad una scrofetta), il numero di nati-vivi e i grassi presenti nella dieta delle scrofe. &nbsp;</p>
<p>Tale mutabilit&agrave; sulla qualit&agrave; rende anche la quantit&agrave; prodotta molto variabile, con range tra 2 e 5 kg (una media di 3,5) prodotti entro le 24h dal parto per una nidiata di 8-12 suinetti; ci&ograve; indica che tenendo la produzione nel limite inferiore ogni suinetto circa ingerisce 200g di colostro in queste ore, che &egrave; il livello minimo necessario per andare a diminuire la mortalit&agrave; pre-svezzamento, acquisire un&rsquo;immunit&agrave; passiva sufficiente (alcuni autori ritengono che per questo bastino 6 poppate) e mostrare un leggero aumento di peso. Per avere invece una significativa salute e una crescita ponderale adeguata sia sotto scrofa che in svezzamento servirebbe un consumo di almeno 250 g a suinetto, se non 325 g come dimostrato negli ultimi anni.</p>
<p>Le caratteristiche di un buon colostro in queste 24h risultano inoltre influenzare positivamente il peso medio di un suinetto dalla nascita ed &egrave; negativamente correlata alla variazione di peso di una nidiata. Ci&ograve; significa che alcuni suinetti potrebbero arrivare ad un peso maggiore ma a discapito della cucciolata che risulter&agrave; pi&ugrave; disomogenea.</p>
<p>Un altro aspetto da tenere in considerazione parlando di resa del colostro &egrave; la vitalit&agrave; dei suinetti alla nascita, in quanto essa &egrave; strettamente legata alla produzione: suinetti energici e con una buona capacit&agrave; di estrarre il colostro dalla mammella andranno a stimolare maggiormente quest&rsquo;ultima che aumenter&agrave; la quantit&agrave; sia di colostro che di latte prodotti. Anche la scrofa ha un ruolo in questo meccanismo. Infatti, se &egrave; poco produttiva limiter&agrave; la suzione disincentivando i suinetti e quindi bloccando il circolo positivo appena citato. In caso ci si trovi davanti a questa situazione si pu&ograve; intervenire somministrando azaperone all&rsquo;espulsione della placenta con il fine di aiutare la scrofa ad avere maggiore indole materna.</p>
<p>Variazioni nutrizionali, ormonali e ambientali influenzano quindi notevolmente la colostrogenesi, motivo per cui &egrave; importante andare a conoscerli per capire come poterli sfruttare e migliorare; il fattore endocrino pi&ugrave; importante &egrave; la diminuzione di progesterone che permette la risalita dei livelli di prolattina poco prima del parto (vedi articolo &ldquo;<a href="https://suivet.it/fisiologia-della-produzione-di-latte.aspx" target="_blank">Fisiologia della produzione di latte</a>&rdquo;), e la cui crescita ritardata impatter&agrave; negativamente sulla produzione del latte durante la lattazione..</p>
<p>Per quanto la composizione sia ben studiata, andare a quantificare la resa del colostro &egrave; invece molto pi&ugrave; difficile, in quanto non vi &egrave; un metodo diretto per misurarla. Quello pi&ugrave; comune &egrave; sempre stato pesare i suinetti alla nascita e durante tutto il periodo sotto-scrofa, per poi inserire tali risultati all&rsquo;interno di un&rsquo;equazione per avere dati predittivi sulle lattazioni successive; tuttavia, questo metodo presenta diversi fattori negativi come dover essere sempre presenti in sala parto, la necessit&agrave; di un lavoro meticoloso e non include la variabilit&agrave; individuale che pu&ograve; esserci fra i suinetti da parto a parto. Si stanno quindi cercando nuove metodiche per fare valutazioni, tra cui il pi&ugrave; recente &egrave; il refrattometro Brix, che recenti studi suggeriscono possa essere un perfetto sistema, economico e pratico, anche in azienda per misurare i livelli di igG, (ed esempio quando si sospetta una discrepanza dalla normalit&agrave;) cos&igrave; da andare ad agire tempestivamente per riuscire a sfruttare tutte le potenzialit&agrave; del colostro.</p><br /><a href='http://suivet.it/colostro-produzione-composizione-e-rendimento.aspx'>Dott. Giulia Catellani</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fcolostro-produzione-composizione-e-rendimento.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/colostro-produzione-composizione-e-rendimento.aspx</link>
      <author>catellani@aa.aa (Dott. Giulia Catellani)</author>
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      <pubDate>Wed, 24 Apr 2024 00:11:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Fisiologia della produzione di latte</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Giulia Catellani, laureanda MV)</strong></p>
<p>La ghiandola mammaria durante la vita della scrofa subisce diverse modifiche, atte ad assecondare il momento riproduttivo corrente.</p>
<p>Il primo cambiamento che avviene &egrave; durante la <strong>lattogenesi</strong>, cio&egrave; quando la mammella si prepara a secernere in primis <strong>colostro</strong> e successivamente <strong>latte</strong>; tale processo pu&ograve; essere suddiviso in due fasi: la prima in cui le cellule del tessuto mammario si preparano per la sintesi dei diversi componenti del latte (i quali arriveranno agli alveoli tra il 90&deg; e il 105&deg; giorno di gestazione) e la seconda fase che descrive la sintesi del latte e la sua secrezione in prossimit&agrave; del parto.</p>
<p>A livello cellulare il maggiore cambiamento avviene al termine della gravidanza, durante il primo periodo di lattazione (detta &ldquo;<strong>fase colostrale</strong>&rdquo;), nel quale le giunzioni che circondano gli alveoli si allargano permettendo la trasudazione del siero dai capillari agli alveoli (vedi Figura 1); la maggiore permeabilit&agrave; unita all&rsquo;aumento del flusso sanguigno consente un continuo scambio di componenti dal sangue al latte e viceversa. Siccome la secrezione del colostro &egrave; di breve durata il contributo sistemico &egrave; di qualit&agrave; rispetto alla quantit&agrave;, infatti durante la lattazione il contenuto sierico di molti componenti del latte come lattosio, immunoglobuline e proteine sieriche del latte (&alpha;‐lattoalbumina and &beta;‐lattoglobulina) vengono prodotte localmente.</p>
<p>Il segnale di inizio per la lattogenesi &egrave; strettamente correlato al &ldquo;complesso ormonale lattogenico&rdquo;, un insieme di cambiamenti ormonali in previsione del parto che ha come conseguenza anche l&rsquo;innesco dei meccanismi di sintesi del latte. Il calo della concentrazione sanguigna del progesterone rimasto alto durante tutta la gravidanza, per esempio, determina un cambiamento a livello di ghiandole mammarie con il fine di produrre il colostro, che a sua volta, interrompendosi poco dopo il parto, innesca il meccanismo per il passaggio verso la produzione del latte.</p>
<p>In contemporanea a termine gravidanza inizia ad agire anche la relaxina, ormone che si accumula nei corpi lutei gi&agrave; all&rsquo;inizio della gestazione, la quale aumenta esponenzialmente; questi due fattori uniti alla crescita di valori anche di prolattina (ormone essenziale per il proseguimento di tutta la lattazione) completano il complesso ormonale rendendo attive le modificazioni alveolari.</p>
<p>&nbsp;<img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/mammella/ghiandolamammaria.jpg" alt="Foto 1: ghiandola mammaria" width="638" height="474" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>&nbsp;Figura 1: Ghiandola mammaria</em></p>
<p>Terminata la lattazione la ghiandola inizia un altro processo di cambiamento, detto <strong>involuzione mammaria</strong>: questo prevede la perdita di 2/3 del parenchima delle mammelle presenti al momento dello svezzamento, per tenere il tessuto a riposo durante il primo trimestre della gestazione.</p>
<p>L&rsquo;involuzione dura per 7 giorni dopo lo svezzamento, con i maggiori cambiamenti che avvengono entro i primi 2; tale mutamento in realt&agrave; potrebbe incominciare precocemente in una singola mammella dopo sole 24h di inutilizzo, motivo per cui nonostante sia un processo reversibile una ghiandola non sollecitata correttamente durante la lattazione porter&agrave; meno latte per tutta la sua durata. Dopo il terzo giorno che le mammelle non secernono latte il cambiamento diventa invece irreversibile.</p>
<p>Di tutto l&rsquo;apparato mammario di una scrofa non &egrave; detto che le ghiandole vengano stimolate e allattino in modo paritario e si &egrave; visto che quelle che sono state sollecitate maggiormente durante una lattazione avranno un&rsquo;involuzione maggiore con un migliore rinnovamento del tessuto, avente quindi una portata lattea pi&ugrave; abbondante durante la lattazione successiva (anche solo utilizzare un capezzolo per due giorni dopo il parto sembra evitare effetti negativi dello stesso al parto successivo).</p>
<p>L&rsquo;improvvisa interruzione di sintesi di latte porta nella scrofa grossi cambiamenti anche a livello metabolico ed endocrino: la prolattina decresce mentre i livelli sierici di lattosio e glucosio aumentano grazie all&rsquo;incremento delle gonadotropine, che permettono al ciclo ovarico di riprendere.</p>
<p>Tali modificazioni all&rsquo;equilibrio ormonale portano grosse alterazioni anche a livello di alveoli, dove essi vengono rimpiazzati principalmente da tessuto adiposo, chiudendo completamente tutte le giunzioni tra le cellule del tessuto mammario e i capillari; si interrompono cos&igrave; gli scambi con il sistema vascolare (processo che si invertir&agrave; nuovamente durante la consecutiva lattogenesi).</p>
<p>Un ritardato svezzamento pu&ograve; portare ad uno sfiancamento del tessuto mammario con conseguente lassit&agrave; di tali giunzioni, che non riuscendosi mai a saldare in modo totale continueranno lo scambio di sostanze e avverr&agrave; quindi la sintesi di latte; il sintomo principale che si rileva sono perdite dal capezzolo fino anche a 44 giorni post-svezzamento.</p>
<p><strong>Risulta quindi molto importante mettere la scrofa nelle migliori condizioni possibili, sia con apporti nutrizionali appropriati che come tempistiche di svezzamento, in quanto una mancata involuzione del tessuto mammario pu&ograve; compromettere tutta la fase di lattogenesi e lattazione successiva, mentre solo una corretta rigenerazione del tessuto permetter&agrave; all&rsquo;animale di continuare ad allattare correttamente in futuro.</strong></p><br /><a href='http://suivet.it/fisiologia-della-produzione-di-latte.aspx'>Dott. Giulia Catellani</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2ffisiologia-della-produzione-di-latte.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/fisiologia-della-produzione-di-latte.aspx</link>
      <author>catellani@aa.aa (Dott. Giulia Catellani)</author>
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      <pubDate>Mon, 11 Mar 2024 05:13:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il sistema mammario nella scrofa</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Giulia Catellani)</strong></p>
<h5>Anatomia della ghiandola mammaria&nbsp;</h5>
<p>La specie suina presenta due file parallele di ghiandole mammarie che si estendono lungo tutto il ventre dell&rsquo;animale, da posizione toracica ad inguinale.&nbsp;</p>
<p>Il numero ideale di mammelle per animale viene considerato di 14, aventi capezzoli ben sviluppati e accessibili per permettere un ottimale allattamento della covata; &egrave; possibile, tuttavia, ritrovare un&rsquo;ampia variabilit&agrave; di capezzoli, dai 12 ai 18, in base alla razza e ai singoli soggetti.</p>
<p>La regione mammaria &egrave; suddivisa in tre siti ciascuno contenente un diverso numero di coppie di ghiandole: due nel sito toracico, quattro in quello addominale e una coppia nel sito inguinale, rimanendo distanziate tra di loro in tale modo: le mammelle pi&ugrave; craniali e caudali sono generalmente pi&ugrave; distaccate le une dalle altre rispetto a quelle centrali, che a loro volta sono pi&ugrave; lontane dalla linea mediana rispetto alle prime due. Il numero delle ghiandole mammarie viene individuato grazie al numero dei capezzoli, all&rsquo;interno dei quali sono sviluppati due sistemi ghiandolari indipendenti, con due dotti galattofori separati e due orifizi terminali; &egrave; possibile per&ograve; che tali aperture non siano sempre visibili o che ci siano capezzoli sovrannumerari in posizioni non comuni, motivi per cui bisogna verificare se siano associati o meno a ghiandole e se siano attivi.&nbsp;</p>
<p>La struttura che compone la ghiandola mammaria varia in funzione del momento produttivo in cui si trova la scrofa: vuota, gestante o in lattazione. La scrofa vuota e la scrofetta prepubere presentano le cosiddette gemme mammarie (ognuna delle quali originer&agrave; una ghiandola mammaria) distribuite tra tessuto adiposo e connettivo, componente che rappresenta la maggior parte del parenchima della mammella in questa fase. Durante la lattazione abbiamo la formazione di tessuto tubulo alveolare, disposto con le unit&agrave; secretorie in lobuli; tali lobuli sono delimitati da cellule epiteliali (lattociti) che sintetizzano il latte, il quale viene trasportato successivamente fino al dotto lattifero che &egrave; collegato all&rsquo;ostio terminale del capezzolo (Figura 1).&nbsp;</p>
<p>Andando ad analizzare la stratigrafia tissutale della mammella &egrave; possibile invece individuare e differenziare diversi livelli quali cute, tessuto adiposo sottocutaneo e parenchima differenziato citato precedentemente.&nbsp; La vascolarizzazione (sanguigna e linfatica) e l&rsquo;innervazione (rappresentata da nervi differenti in base alla topografia delle ghiandole mammarie) si estendono longitudinalmente dalla regione ascellare a quella inguinale, lateralmente alla linea ventrale mediana, presentando anastomosi venose tra le mammelle corrispettive di destra e sinistra.</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/mammella/ghiandola_mammaria_scrofa.png" alt="Figura 1: Mammella con due ghiandole mammarie e i rispettivi dotti" width="500" /><em>Figura 1: Mammella con due ghiandole mammarie e i rispettivi dotti</em></p>
<h5>Mammogenesi</h5>
<p>Lo sviluppo delle ghiandole mammarie incomincia durante lo stadio fetale, completandosi durante tre fasi postnatali: 90 giorni prima della pubert&agrave;, durante l&rsquo;ultimo terzo di gestazione e nel corso della lattazione.&nbsp;</p>
<p>Precedentemente alla prima fase, la mammella si presenta di piccole dimensioni, composta esclusivamente da gemme mammarie e un unico ampio dotto, inseriti in un contesto di parenchima prevalentemente costituito da tessuto connettivo e adiposo. Durante le due fasi successive la mammella subir&agrave; trasformazioni tali per poter essere funzionante durante il periodo di maggior necessit&agrave; ovvero la lattazione; per raggiungere questo scopo si avr&agrave; la maturazione delle ghiandole mammarie e del sistema duttale lattifero, con la trasformazione del parenchima in lattociti e un aumento sostanziale di dimensione di tutto l&rsquo;organo (Tab. 1).&nbsp;</p>
<table style="margin-left: auto; margin-right: auto;">
<tbody>
<tr>
<th style="text-align: center;">&nbsp;</th>
<th style="text-align: center;">Parenchima</th>
<th style="text-align: center;">T.Adiposo</th>
<th style="text-align: center;">T.Connettivo</th>
<th style="text-align: center;">Dotti galattofori</th>
<th style="text-align: center;">Disposizione tessuto</th>
</tr>
<tr>
<td>Scrofa in lattazione</td>
<td>Tubulo alveolare con lattociti</td>
<td>Scarso</td>
<td>Scarso</td>
<td>Suddivisi in dotti non secernenti e dotti terminali</td>
<td>Lobuli</td>
</tr>
<tr>
<td>Scrofa vuota o scrofetta prepubere</td>
<td>Occupato da tessuto non funzionale</td>
<td>Abbondante</td>
<td>Abbondante</td>
<td>Dotto unico collegante gemma e ostio</td>
<td>Diffuso</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: center;"><em>Tab.1. Differenze principali della ghiandola mammaria durante le fasi differenti del ciclo della scrofa</em></p>
<p>La crescita mammaria &egrave; sostenuta dall&rsquo;aumento di specifici ormoni circolanti (che, per la loro funzione, sono denominati ormoni mammogenici), i quali vanno ad influenzare e a promuovere lo sviluppo durante tutti i diversi periodi. Questi ormoni sono: gli estrogeni durante la pubert&agrave;, la prolattina e relaxina al termine della gravidanza. Ulteriori fattori importanti che influenzano la mammogenesi sono la nutrizione (impattante sia in sviluppo che in gravidanza e lattazione), la posizione delle mammelle interessate (quelle che diventeranno le maggiori generalmente sono quelle toraciche e addominali a discapito di quelle caudali inguinali) e il numero di parti sostenuti in precedenza.</p>
<p>Nella primipara, lo sviluppo della mammella risulta particolarmente accentuato durante la prima lattazione tanto da condizionare l&rsquo;efficienza dell&rsquo;organo durante tutto il ciclo zootecnico dell&rsquo;animale. Viene pertanto inevitabile osservare, che sar&agrave; opportuno proprio per questi soggetti, riservare attenzioni dedicate per meglio prepararli ai cicli di lattazione futuri.</p><br /><a href='http://suivet.it/il-sistema-mammario-nella-scrofa.aspx'>Dott. Giulia Catellani</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fil-sistema-mammario-nella-scrofa.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/il-sistema-mammario-nella-scrofa.aspx</link>
      <author>catellani@aa.aa (Dott. Giulia Catellani)</author>
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      <pubDate>Sat, 30 Sep 2023 01:09:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>L'influenza del cross fostering sul ciclo produttivo dei suini</title>
      <description><![CDATA[<p>(dott. Sabrina Zamboni)</p>
<p>Il <strong>cross fostering</strong>, la cosiddetta <strong>adozione parziale</strong>, risulta essere una delle tecniche di gestione maggiormente utilizzata dagli allevatori, dal momento che permette di far fronte all&rsquo;iperprolificit&agrave; della scrofa, di equilibrare il numero di nati vivi in corrispondenza del numero di capezzoli, di rendere omogenee le nidiate in base al numero e al peso dei suinetti, con il fine ultimo di diminuire gli scarti allo svezzamento e di ottenere covate pi&ugrave; pesanti e numerose.</p>
<p>Appartiene al gruppo delle<strong> adozioni precoci</strong>, viene cio&egrave; eseguito gi&agrave; a partire dal giorno stesso del parto e si contraddistingue per lo spostamento dei suinetti di taglie differenti in nidiate di dimensioni simili, in modo tale da evitare disuguaglianza nella stessa covata (fig.1).</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/adozioniprecoci/cross-fostering.png" alt="Fig.1: Dimostrazione di crossfostering con spostamento di suinetti in covate di dimensioni omogenee" width="500" /><em>Fig. 1: Per omogeneizzare le due covate e avere tutti i suinetti della stessa taglia, vengono spostati i due pi&ugrave; grossi dalla covata A&nbsp; per metterli nella covata B che presenza suinetti di dimensioni analoghe. Con lo stesso criterio, i suinetti pi&ugrave; piccoli della covata B, vengono spostati nella covata A in cui i&nbsp; suinetti sono per lo pi&ugrave; di piccola taglia.</em></p>
<p>Vale la pena ricordare che, prima di trasferire i suinetti neonati, &egrave; necessario che vengano colostrati in modo adeguato. Per raggiungere tale scopo, dovranno ingerire almeno 80g di colostro per kg di peso vivo al giorno, obbiettivo che in realt&agrave; potrebbe essere raggiunto in sole 6 ore di colostratura.</p>
<p>Importante, sebbene si conoscano svariate eccezioni, &egrave; che il colostro appartenga alla propria madre per questioni strettamente correlate ad una specifica assunzione di anticorpi (soprattutto quelli legati all&rsquo;immunit&agrave; cellulare). Fortunatamente la produzione del colostro, anche se con caratteristiche organolettiche che tendono a peggiorare con il passare delle ore rispetto al parto, risulta accettabile nelle 18-24 ore successive al parto.</p>
<p>Questa tecnica di adozione presenta un importante limite legato al momento della sua attuazione. Qualora, venisse svolta troppo oltre le 48-72 ore dal parto e quindi successivamente alla consolidazione della gerarchia e della fidelizzazione del capezzolo, potrebbe incorrere in importanti insuccessi conseguenti alle competizioni dei suinetti e pertanto alla difficolt&agrave; di accettazione dei nuovi da parte della scrofa.</p>
<p>In merito, &egrave; stato condotto uno studio in un allevamento irlandese di 1500 scrofe Large White &times; Landrace. I parti di circa 80 scrofe avvenivano in banda settimanale e tutti i suinetti (1.016) nati dallo stesso lotto sono stati contrassegnati individualmente alla nascita e seguiti fino alla macellazione. Questi soggetti, in base al momento in cui sono stati pareggiati, sono stati classificati in tre gruppi:</p>
<p style="padding-left: 30px;">1.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Non sottoposti al pareggiamento;<br />2.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Spostati durante la prima settimana di vita;<br />3.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Trasferiti dalla prima settimana di vita in poi.</p>
<p>Di questi stessi gruppi sono state considerate delle variabili:</p>
<p style="padding-left: 30px;">-&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; L&rsquo;ordine del parto della scrofa;<br />-&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il numero di nati vivi;<br />-&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il peso medio alla nascita.</p>
<p>Durante lo studio, dei 1.016 suinetti nati, 824 hanno raggiunto l&rsquo;et&agrave; della macellazione (192 perdite in totale) ed i dati sono stati sottoposti ad analisi statistica (ANOVA test).</p>
<p>I risultati ottenuti, e riportati nei grafici sottostanti, hanno confermato che al momento del pareggiamento non c&rsquo;erano differenza fra i gruppi a confronto.</p>
<p>Al contrario, considerando sia i suinetti pareggiati sia quelli non pareggiati, sono state evidenziate delle differenze significative (fig. 2).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/cross-fostering-zamboni-01.png" alt="Fig. 2: I grafici rappresentano rispettivamente la percentuale di suini in corrispondenza all&rsquo;ordine di parto della scrofa (A), al numero di nati vivi (B) ed al peso medio alla nascita (C) in base al momento del pareggiamento" width="600" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Fig.2: I grafici rappresentano rispettivamente la percentuale di suini in corrispondenza all&rsquo;ordine di parto della scrofa (A), al numero di nati vivi (B) ed al peso medio alla nascita (C) in base al momento del pareggiamento. I suini sono stati raggruppati in NCF (non sottoposti al cross-fostering), CFW1 (sottoposti al cross-fostering entro la settimana dalla nascita) ed in CFW2+ (spostati oltre la prima settimana di vita). tratto da Julia A. Calderon D&iacute;az, Edgar Garc&iacute;a Manzanilla, Alessia Diana and Laura A. Boyle. (2018) &ldquo;Cross-Fostering Implications for Pig Mortality, Welfare and Performance &ldquo;, in: Frontiers in Veterinary Science. Vol: 5. Article 123, pp.4.</em></p>
<p>Poich&egrave; interessati anche alle possibili associazioni tra mortalit&agrave; e pratiche di pareggiamento, sono stati analizzati i tassi di mortalit&agrave; dalla nascita allo svezzamento e dalla nascita alla macellazione.</p>
<p>Come detto precedentemente, nel corso dello studio, sono morti 192 soggetti per cui &egrave; stata riscontrata una percentuale di mortalit&agrave; pari a circa il 20%, dove la maggioranza &egrave; rappresentata da quelli pareggiati (Julia A. et al.2018).</p>
<p>Le cause di questa mortalit&agrave; non sono del tutto conosciute, ma dallo studio &egrave; emerso che questi suinetti deceduti provengano da scrofe con un maggior numero di nati vivi.</p>
<p>Interessante anche notare che i suinetti trasferiti successivamente alla prima settimana di vita hanno riportato un peso medio corporeo alla nascita inferiore. Probabilmente questi suini, durante il loro ciclo produttivo, hanno avuto pi&ugrave; difficolt&agrave; nell&rsquo;incrementare il proprio peso e per loro si &egrave; reso necessario il baliaggio, inoltre sono risultati sempre pi&ugrave; leggeri ad ogni pesata dello studio.</p>
<blockquote>
<p><em>Punti essenziali per un corretto cross-fostering:</em><br /><em>Lasciare ai suinetti il tempo necessario per poter assumere un idoneo quantitativo di colostro e quindi di anticorpi (80g di colostro/kg PV del neonato);</em><br /><em>Trasferire suinetti di taglia superiore/inferiore al 20% della media della taglia di quelli presenti nell&rsquo;altra covata per permettere, durante la formazione della gerarchia, una pi&ugrave; regolare competizione;</em><br /><em>Evitare di spostare i nati oltre le 48 ore dal parto poich&eacute; la gerarchia si &egrave; gi&agrave; formata ed &egrave; anche gi&agrave; avvenuta la fidelizzazione del capezzolo.</em></p>
</blockquote>
<p>Gli spostamenti, in conclusione, dovrebbero essere ridotti al minimo e svolti solo in caso di necessit&agrave; in quanto c&rsquo;&egrave; sempre il rischio di alterare i normali equilibri comportamentali della scrofa ma anche dei suinetti. In questi ultimi, a causa della separazione dalla madre, della manipolazione e del rimescolamento, viene generato uno stress in grado di sfociare in feroci combattimenti responsabili della formazione di lesioni alle orecchie piuttosto che alla coda o al corpo ma non solo, e forse ancora pi&ugrave; grave, potrebbe anche interferire con il sistema immunitario compromettendone sanitariamente il ciclo produttivo futuro.</p>
<p>Per terminare, il cross fostering consente di affrontare l&rsquo;iperprolificit&agrave; della scrofa poich&eacute; sfoltendo la covata garantisce a ciascun suinetto l&rsquo;accesso ad un capezzolo funzionante.</p>
<p>Purtroppo, questa tecnica da sola non sempre &egrave; in grado di ridurre la mortalit&agrave; dei suini durante il loro ciclo produttivo. Per raggiungere questo scopo, &egrave; necessario conoscere, studiare ed applicare anche le successive tecniche di baliaggio utilizzando quelle pi&ugrave; appropriate in base alla fase della lattazione ed al contesto sanitario, cos&igrave; da preparare accuratamente i suini al loro futuro produttivo.</p><br /><a href='http://suivet.it/linfluenza-del-cross-fostering-sul-ciclo-produttivo-dei-suini.aspx'>Dott.ssa Sabrina Zamboni</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2flinfluenza-del-cross-fostering-sul-ciclo-produttivo-dei-suini.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/linfluenza-del-cross-fostering-sul-ciclo-produttivo-dei-suini.aspx</link>
      <author>zamboni@suivet.it (Dott.ssa Sabrina Zamboni)</author>
      <comments>http://suivet.it/linfluenza-del-cross-fostering-sul-ciclo-produttivo-dei-suini.aspx</comments>
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      <pubDate>Tue, 10 Jan 2023 07:43:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Baliaggi: implicazioni su mortalità, benessere e performance dei suinetti</title>
      <description><![CDATA[<p>(dott.ssa Giulia Bini)</p>
<div style="float: left; padding-right: 10px;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/addormentato.jpg" alt="" width="300" /></div>
<p>I baliaggi sono una pratica estremamente diffusa fra gli allevamenti di suini. Si stima che circa il 98% delle aziende intensive ricorra al suo utilizzo con lo scopo di aumentare la sopravvivenza dei lattonzoli e al fine di creare delle nidiate che siano maggiormente uniformi, sia in termini di numerosit&agrave; che in termini di taglia/peso degli animali.</p>
<p>Grazie al miglioramento genetico la prolificit&agrave; delle scrofe &egrave; col tempo aumentata portando ad un numero di nati vivi per scrofa che eccede le capacit&agrave; di allattamento della madre stessa. Ci si ritrova cos&igrave; con scrofe che hanno 14-16 capezzoli funzionanti (nel migliore dei casi) che danno per&ograve; alla luce un numero maggiore di suinetti. Questo rappresenta una sfida in termini di management e obbliga l&rsquo;allevatore a ricorrere alle pratiche di baliaggio oppure ad investire in sistemi di allattamento artificiali.</p>
<p>Il baliaggio rappresenta una pratica stressante, sia per la scrofa che per i suinetti e pertanto dovrebbe essere ridotto al minimo. Di contro, per&ograve;, ci si ritrova ad avere un eccesso di suinetti che per forza di cose devono essere spostati al fine di garantirne la sopravvivenza.</p>
<p>Essenzialmente vengono identificati due diversi tipi di baliaggi: precoci e tardivi. Quelli precoci vengono praticati entro la prima settimana di lattazione mentre i tardivi nelle due/tre settimane successive. Coi baliaggi precoci si cerca di uniformare il numero di soggetti per covata, adattandolo anche alla capacit&agrave; di allattamento della scrofa. Il secondo tipo di baliaggi, invece, viene attuato col fine di uniformare la taglia degli animali presenti in una stessa covata. I suinetti oggetto di adozioni precoci provengono spesso da scrofe il cui numero di nati vivi &egrave; pi&ugrave; alto rispetto a quello registrato nelle altre. Si stima che circa il 5% dei nati vivi venga spostato per permettere un&rsquo;uniformit&agrave; numerica. I suinetti baliati tardivamente, invece, sono spesso quelli nati pi&ugrave; leggeri. Circa il 15-20% dei nati vivi dovrebbe essere spostato al fine di uniformare il peso delle covate. In sintesi, i baliaggi precoci vengono mossi dal <em>numero</em> mentre i tardivi vengono mossi dal <em>peso</em> dei suini. In generale, il baliaggio permette di pareggiare le covate sia per numero che per taglia, permettendo anche ai suini pi&ugrave; piccoli di poter essere competitivi al momento della poppata.</p>
<p>Si raccomanda, tuttavia, di eseguire i baliaggi il pi&ugrave; presto possibile dopo il parto, entro le 12-24 ore successive. Questo perch&eacute; prima delle 72 ore dopo la nascita non &egrave; ancora avvenuta la fidelizzazione del capezzolo e non &egrave; ancora stato stabilito un ordine di poppata. Inoltre, spostare precocemente l&rsquo;animale gli garantisce anche la massima assunzione di colostro. In questo modo &egrave; possibile ridurre la mortalit&agrave; pre-svezzamento, le performance dei suinetti non vengono intaccate, cos&igrave; come il loro comportamento. Ma recenti studi suggeriscono che non &egrave; tutto qui.</p>
<p>Nella realt&agrave; dei fatti, i baliaggi continuano anche dopo la prima settimana dopo il parto. Fare baliaggi tardivi significa inserire i suinetti in covate dove l&rsquo;ordine di poppata &egrave; gi&agrave; stato stabilito ed ogni animale si attacca sempre allo stesso capezzolo a cui &ldquo;si &egrave; fidelizzato&rdquo;. Questo causa uno stress, non solo al suinetto spostato ma anche agli altri gi&agrave; presenti nella covata e di conseguenza innesca delle lotte che si ripercuotono poi anche sulla scrofa. I soggetti spostati tardivamente sono meno presenti al momento della montata lattea e si riconoscono pi&ugrave; facilmente perch&eacute; vocalizzano vagando per la gabbia parto, mostrando talvolta anche degli atteggiamenti di fuga. Sono pi&ugrave; soggetti a lesioni, principalmente a livello di muso, e le loro performance di accrescimento sono peggiori. Tuttavia, non esiste uno studio che abbia seguito il percorso di questi suinetti dalla nascita fino al macello e pertanto gli effetti a lungo termine di un baliaggio tardivo sono tutt&rsquo;ora sconosciuti.</p>
<p>Ma qual &egrave; l&rsquo;effetto del baliaggio sulla mortalit&agrave;, le performance dell&rsquo;animale, la qualit&agrave; della carcassa e gli indicatori di benessere? Le ricerche scientifiche a riguardo sono scarse e lo studio da cui &egrave; tratto questo articolo rappresenta un primo tentativo di fornire una risposta al quesito.</p>
<h5>&nbsp;</h5>
<h5>Baliaggi e mortalit&agrave;</h5>
<p>La pratica del baliaggio sembra aumentare la mortalit&agrave; sia nel periodo precedente lo svezzamento che per tutta la durata del ciclo produttivo. La settimana scelta per eseguire il baliaggio (precoce o tardivo) non sembra essere un fattore discriminante. Bisogna per&ograve; ricordare che le adozioni non sono l&rsquo;unico fattore di rischio per l&rsquo;aumento della mortalit&agrave;. Su questa incidono, infatti, sia il peso corporeo alla nascita che la numerosit&agrave; della covata d&rsquo;origine. Sarebbe utile eseguire uno studio controllato per valutare quale effettivamente sia il rischio legato alla settimana scelta per eseguire il baliaggio. Si ricorda inoltre che un peso alla nascita inferiore al chilogrammo rappresenta gi&agrave; di per s&eacute; un fattore di rischio importante che impatta sulla mortalit&agrave;.</p>
<h5>Baliaggi, performance di crescita e qualit&agrave; della carcassa</h5>
<p>Un ridotto peso corporeo alla nascita impatta negativamente anche sulle successive performance di crescita dell&rsquo;animale che continuer&agrave; a pesare meno e a crescere con ritmi pi&ugrave; lenti per tutta la durata del ciclo produttivo. Per questa ragione, i suini baliati dopo la prima settimana di lattazione al fine di uniformarne il peso, si sono sempre mostrati pi&ugrave; leggeri dei soggetti baliati precocemente o non sottoposti affatto a baliaggi.</p>
<p>Le adozioni precoci sembrano non influire sulle successive performance di crescita dell&rsquo;animale mentre lo spostamento una settimana e oltre dopo il parto sembra aumentare il divario di peso. Tuttavia, cos&igrave; come per la mortalit&agrave;, &egrave; necessario ricordare che altri fattori impattano sulle performance di accrescimento come, ad esempio: il peso alla nascita, la numerosit&agrave; della covata e l&rsquo;ordine di parto della scrofa.</p>
<p>Anche al macello il peso della carcassa &egrave; risultato leggermente pi&ugrave; basso per i soggetti baliati tardivamente mentre per quanto riguarda la percentuale di massa magra o lo spessore del grasso non si sono registrate differenze significative fra i suini baliati precocemente, tardivamente o non baliati.</p>
<p>Al momento della macellazione sono stati indagati altri aspetti prettamente sanitari come la presenza di zoppie, pleuriti, polmoniti e pericarditi. Non sono state registrate differenze significative fra carcasse di suini sottoposti a baliaggio e suini non baliati. Tuttavia, altri studi riportano come soggetti baliati siano pi&ugrave; esposti al rischio di mostrare questo tipo di lesione, probabilmente in funzione del fatto che la separazione dalla propria madre abbia impedito una corretta assunzione di colostro e quindi vi sia stata una compromissione del sistema immunitario.</p>
<h5>Baliaggi e lesioni al corpo, coda ed orecchie</h5>
<p>In precedenza, &egrave; stato affermato che le adozioni tardive vadano ad aumentare le lotte all&rsquo;interno della covata, portando quindi alla presenza di lesioni al muso e al corpo dell&rsquo;animale. In questo specifico studio non &egrave; stata rilevata una differenza in termini di lesioni corporee fra suini baliati precocemente o tardivamente. <br /> Al momento dello svezzamento non sono state rilevate lesioni o graffi sugli animali. Questo non significa che i suini non abbiano lottato fra loro ma &egrave; espressione del fatto che in soggetti con meno di 20 giorni le lotte durino poco (meno di 5 minuti) e le lesioni siano relativamente leggere. &Egrave; probabile che al momento dello svezzamento la ferita fosse ormai rimarginata, anche alla luce del fatto che all&rsquo;interno della covata fosse stato stabilito un nuovo ordine gerarchico. Durante il resto del ciclo produttivo, invece, il numero di lesioni riscontrate &egrave; aumentato raggiungendo un picco durante la seconda fase dello svezzamento. Questo &egrave; dovuto ad un rimescolamento dei gruppi. Ogni volta che avviene una modifica all&rsquo;interno del gruppo i suini lottano al fine di ristabilire un nuovo ordine gerarchico. Quando nel gruppo vi &egrave; stabilit&agrave; e non avvengono ulteriori rimescolamenti la situazione si equilibra e la percentuale di lesioni corporee automaticamente si riduce.</p>
<p><strong><em>Lesioni alla coda</em></strong></p>
<p>Di grande attualit&agrave; resta la questione delle lesioni alla coda. &Egrave; noto come diversi siano i fattori che influiscano su questo tipo di lesione, fra cui: il sesso, la genetica, l&rsquo;et&agrave; allo svezzamento, il tipo di pavimentazione, la presenza e l&rsquo;inserimento di arricchimenti ambientali, la densit&agrave; di animali stabulati, la possibilit&agrave; di accedere alla fonte di cibo, la temperatura e la ventilazione. Alcuni studi hanno dimostrato come la percentuale di lesioni alla coda fosse maggiore all&rsquo;interno di quegli allevamenti che praticassero i baliaggi, senza per&ograve; stabilire se i soggetti pi&ugrave; colpiti fossero effettivamente quelli oggetto di spostamento. Nel presente studio non &egrave; stata notata differenza fra i soggetti baliati tardivamente o precocemente e quelli non baliati. Tuttavia, si sono riscontrate lesioni per tutta la durata del ciclo produttivo e l&rsquo;incidenza di queste &egrave; aumentata col progredire dell&rsquo;et&agrave; degli animali. Non &egrave; possibile individuare una specifica ragione per questo dato ma il rimescolamento dei gruppi resta un fattore di rischio. Mischiando animali che non hanno familiarit&agrave; tra loro si innescano lotte e si aumentano i livelli di stress. Ancora non &egrave; chiaro se l&rsquo;animale pi&ugrave; stressato diventi un soggetto morsicatore o un bersaglio della morsicatura.</p>
<p><em><strong>Lesioni alle orecchie</strong></em></p>
<p>Anche le lesioni alle orecchie vengono riscontrate sempre pi&ugrave; comunemente fra gli allevamenti intensivi. La loro eziologia e i fattori di rischio non sono completamente chiari ma &egrave; possibile che siano gli stessi individuati per le lesioni alla coda. Tuttavia, le lesioni alle orecchie mostrano un trend inverso e tendono a diminuire col progredire dell&rsquo;et&agrave;. Inoltre, al contrario di quanto registrato per gli altri tipi di lesioni, queste si mostrano pi&ugrave; frequenti in quegli animali baliati precocemente. &Egrave; difficile trovare una spiegazione a questo dato dal momento che tutti i suini sono allevati allo stesso modo e pertanto sottoposti ai medesimi fattori di rischio (stessa genetica, stessa et&agrave;, stessa tipologia di stabulazione). Essendo entrambi i tipi di lesioni a carattere multifattoriale &egrave; logico ritenere che diverse combinazioni di fattori stressanti incidano in modo diverso in base alla fase del ciclo produttivo e indirizzino l&rsquo;animale morsicatore verso la coda o verso le orecchie.</p>
<p>Un animale pi&ugrave; vecchio e con una taglia pi&ugrave; grande &egrave; maggiormente in grado di difendersi attivamente ed in modo aggressivo dagli attacchi degli altri animali indirizzati verso le orecchie. Questo potrebbe portare gli animali morsicatori a dirigere la loro attenzione verso una diversa parte del corpo, la coda, che risulta pi&ugrave; accessibile e meno difendibile. Inoltre, col progredire dell&rsquo;et&agrave; e con l&rsquo;aumentare della stazza si riduce lo spazio disponibile al truogolo rendendo la competizione per accedere all&rsquo;alimento pi&ugrave; intensa e il posteriore degli animali pi&ugrave; aggredibile.</p>
<p>&Egrave; altres&igrave; difficile spiegare il motivo per il quale i soggetti baliati precocemente siano maggiormente a rischio di lesioni auricolari. In parte dipende dal peso corporeo in quanto queste lesioni si registrano quando i suini hanno pesi maggiori. Questo per&ograve; non chiarisce per quale motivo i suini non sottoposti a baliaggi siano meno soggetti a queste lesioni nonostante il loro peso sia comunque simile.&nbsp; &Egrave; lecito ritenere che il baliaggio precoce sia indirettamente legato alla comparsa di lesioni auricolari in ragione del fatto che l&rsquo;adozione comporta un maneggiamento dell&rsquo;animale, la separazione dalla madre e dai fratelli, l&rsquo;inserimento in una covata non familiare e l&rsquo;innescarsi di lotte. Forti stress nel periodo perinatale rendono l&rsquo;animale pi&ugrave; sensibile allo stress stesso nei periodi successivi. Probabilmente l&rsquo;adozione precoce fa si che il suino venga spostato in un momento assai critico e lo stress indotto comprometta a tal punto la funzione immunitaria da renderli pi&ugrave; sensibili, unitamente al fatto che sono comunque soggetti pi&ugrave; pesanti e con un accrescimento maggiore. Se la comparsa di lesioni &egrave; legata a un problema immunitario, spostare i suini verso scrofe allo stesso stadio di lattazione e dello stesso ordine di parto pu&ograve; attenuare la problematica in quanto si favorisce un&rsquo;adeguata assunzione di colostro prima e latte poi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Senz&rsquo;altro la pratica dei baliaggi resta necessaria e utile per fronteggiare quell&rsquo;eccesso di suinetti nati da scrofe iperprolifiche e per permettere a tutti un accesso ad un capezzolo funzionante, indipendentemente dalla taglia. &Egrave; consigliabile, per&ograve;, mantenere la quota di suini baliati al minimo ed eseguire queste adozioni il pi&ugrave; possibile vicino al parto. &Egrave; chiaro che i baliaggi abbiano un&rsquo;influenza sulle successive performance dell&rsquo;animale e sulla mortalit&agrave; ma un solo studio non &egrave; sufficiente per fornire tutte queste risposte. Sarebbe senz&rsquo;altro interessante eseguire uno studio in condizioni controllate dove suini provenienti da covate numerose e suini con basso peso alla nascita vengano casualmente sottoposti a baliaggio, in modo da comprendere quanto realmente incida la settimana nella quale viene praticata l&rsquo;adozione rispetto ad altri fattori come il numero di nati vivi, il peso alla nascita e l&rsquo;ordine di parto della scrofa. Infine, &egrave; necessario anche un approfondimento per chiarire la reale eziologia e le dinamiche che portano allo sviluppo di lesioni alla coda e auricolari, anche al fine di chiarire il motivo del loro trend inverso in funzione dell&rsquo;et&agrave; dell&rsquo;animale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Articolo pubblicato su SUMMA ANIMALI DA REDDITO N.5 GIUGNO 2021 che ringraziamo.</em></p><br /><a href='http://suivet.it/baliaggi-implicazioni-su-mortalità-benessere-e-performance-dei-suinetti.aspx'>Dott. Giulia Bini</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fbaliaggi-implicazioni-su-mortalit%c3%a0-benessere-e-performance-dei-suinetti.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/baliaggi-implicazioni-su-mortalità-benessere-e-performance-dei-suinetti.aspx</link>
      <author>giuliabini@aaa.ss (Dott. Giulia Bini)</author>
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      <pubDate>Fri, 06 Aug 2021 05:39:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>L’altra faccia dell’assistenza: la cura del momento del parto a partire dalla gestazione</title>
      <description><![CDATA[<p>(Dott.ssa Angela Bonetto)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il parto &egrave; un insieme di cambiamenti morfologici, fisici ed ormonali quasi paragonabili ad una rivoluzione all&rsquo;interno di un organismo.</p>
<p>I giorni precedenti sono preparatori all&rsquo;evento, ed i cambiamenti interni determinano modificazioni morfologiche osservabili esternamente gi&agrave; qualche giorno prima.</p>
<p>Soprattutto in queste circostanze, l&rsquo;addetto all&rsquo;assistenza in sala parto dev&rsquo;essere sicuramente un buon osservatore, qualit&agrave; essenziale per capire dove e quando intervenire, se necessario. A tal proposito &egrave; importante conoscere la fisiologia degli eventi per capire le ragioni di ci&ograve; che andiamo ad osservare.</p>
<p>Il segnale che d&agrave; l&rsquo;avvio al processo del parto &egrave; rappresentato dal cortisolo prodotto dalla corticale del surrene dei feti, che nell&rsquo;ultimo terzo di gravidanza si sono sviluppati notevolmente e occupano tutto lo spazio disponibile nella cavit&agrave; uterina, che inizia ad essere appunto un ambiente troppo &ldquo;stretto&rdquo;. Il cortisolo stimola nella placenta la sintesi degli enzimi che convertono il progesterone (l&rsquo;ormone della gravidanza) in estrogeni. Ne consegue un rapido calo del rapporto progesterone/estrogeni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quali effetti provocano dunque gli estrogeni? I principali sono schematizzati in Fig.1.</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/parto/parto01.png" alt="Fig1: effetti provocati dagli estrogeni" width="500" /><em>Fig1: effetti provocati dagli estrogeni</em></p>
<p>I cambiamenti ormonali nel periparto sono illustrati nel grafico della Fig.2 (tratto da<em> Fisiologia degli animali domestici, Oystein Sjaastad,Iav Sand,Knut Hove</em>).</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/parto/parto02.png" alt="Fig.2: cambiamenti ormonali nel periparto" width="500" /><br /><em>Fig.2: cambiamenti ormonali nel periparto (da Fisiologia degli animali domestici, Oystein Sjaastad,Iav Sand,Knut Hove)</em></p>
<p>Grazie a questo breve ripasso di fisiologia sar&agrave; sicuramente pi&ugrave; facile ricordare perch&eacute; le mammelle inizino a svilupparsi qualche giorno prima, o perch&eacute; la vulva risulti pi&ugrave; gonfia dai quattro giorni circa prima del parto.</p>
<p>Un ingrossamento ed un arrossamento vulvare al parto sono quindi normalissimi, tuttavia quando questi evolvono in turgore, tumefazione eccessivi ed edema prominente (Fig. 3), la regione vulvare perde la sua elasticit&agrave; e la sua capacit&agrave; distensiva. Tali propriet&agrave; devono essere invece mantenute per assicurare un&rsquo;agevole espulsione dei feti.</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/parto/parto03.jpg" alt="Fig.3: Edema e turgore eccessivo nella regione vulvare" width="500" /><br /><em>Fig.3: Edema e turgore eccessivo nella regione vulvare</em></p>
<p>Il buon osservatore in grado di notare questa anomalia dovr&agrave; quindi riservare un&rsquo;assistenza pi&ugrave; oculata alla/e scrofa/e interessate.</p>
<p>Numerose conseguenze negative possono infatti derivare da questo aspetto che potrebbe sembrare irrilevante per chi non ha mai assistito ad esperienze analoghe.</p>
<p>In primo luogo, alle prime evidenze del caso bisogna avere la prontezza di verificare che la gabbia parto sia adatta alla scrofa ospitata. Soprattutto se ci troviamo davanti a scrofe di mole notevole, sar&agrave; opportuno assicurarsi che l&rsquo;animale abbia a disposizione spazio sufficiente per distendersi sul fianco senza che la regione vulvare sia compressa sul fondo della struttura. &nbsp;Se la vulva, che in prossimit&agrave; del parto ha un apporto ematico maggiore, viene compressa, il ritorno venoso diminuisce e la stasi venosa pu&ograve; peggiorare e causare edema grave, con conseguente ulteriore ingrossamento anomalo della vulva. La cute e la mucosa risulteranno distese, e quindi pi&ugrave; facilmente suscettibile a lesioni traumatiche. Le possibili conseguenti lacerazioni, oltre ad essere dolorose, costituiscono una facile via d&rsquo;accesso per le infezioni batteriche e, cosa ancora pi&ugrave; grave, provocare emorragie spesso letali per la scrofa.</p>
<p>In tali circostanze, oltre ai trattamenti farmacologici antiemorragici (come la vitamina K), un aiuto sostanziale pu&ograve; derivare da pratici rimedi casalinghi a base di ghiaccio e polveri adsorbenti. L&rsquo;utilizzo del ghiaccio pu&ograve; sembrare banale, ma provocando vasocostrizione aiuta a fermare l&rsquo;emorragia. Manicotti di ghiaccio ottenuti grazie ai guanti da esplorazione (Fig. 4) risultano essere molto efficaci; il consiglio &egrave; di averne sempre qualcuno di pronto a disposizione.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/parto/parto04.jpg" alt="Fig.4: uso di manicotti di ghiaccio per evitare emorragie nella zona vulvare" width="500" /><br /><em>Fig.4: uso di manicotti di ghiaccio per evitare emorragie nella zona vulvare</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come esito della guarigione per seconda intenzione delle ferite, si formeranno delle cicatrici che condizioneranno negativamente i parti successivi. Il parto rischia di essere compromesso sia per la presenza contemporanea di pi&ugrave; suinetti lungo il canale del parto e la difficolt&agrave; ad uscire, sia per l'inerzia uterina secondaria a causa delle continue contrazioni senza avanzamento dei feti.</p>
<p>La questione potrebbe quindi risultare molto delicata, soprattutto se il problema fosse diffuso e si ripetesse sistematicamente in azienda.</p>
<p>Un primo approccio risolutivo potrebbe riguardare la manutenzione e l&rsquo;adeguamento delle gabbie parto, eliminando qualsiasi parte lesiva di esse, con particolare riferimento alle cos&igrave;ddette bavette, ovvero a quelle asperit&agrave; presenti nei punti di saldatura fra i vari componenti della gabbia, problema spesso evidente nelle realt&agrave; di nuova fattura.</p>
<p>Nel caso di una diffusione massiva della problematica, non si pu&ograve; evitare di svolgere un&rsquo;indagine pi&ugrave; approfondita sul mangime somministrato alle scrofe. In particolare, va esaminato il contenuto di zearalenone, micotossina prodotta nel mais da<em> F. roseum</em> in condizioni particolari di umidit&agrave; elevata (23&ndash;25%), che si lega in modo competitivo ai recettori degli estrogeni. Tuttavia, allo stesso tempo bisognerebbe assistere a segni clinici nella prole di genere femminile, ovvero gonfiore della vulva e dei capezzoli, infiltrazione edematosa della regione perineale per poter affermare senza ombra di dubbio che si tratti di intossicazione da zearalenone. Se questi segni non sono presenti non significa che il problema legato alle micotossine sia inesistente, ma suggerisce al veterinario alimentarista di controllare altri aspetti del mangime, come ad esempio il contenuto di sodio.</p>
<p>Dalla discussione di questa problematica si evince che una buona assistenza alla sala parto inizi ancora prima che la scrofa vi entri, e che l&rsquo;attenzione debba essere rivolta a molteplici aspetti che ad un primo approccio possono sembrare non direttamente collegati alla questione iniziale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Riferimenti:</p>
<p><em>- Diseases of Swine, Eleventh Edition. Editor(s): Jeffrey J. Zimmerman Locke A. Karriker Alejandro Ramirez Kent J. Schwartz Gregory W. Stevenson Jianqiang Zhang</em></p>
<p><em>&copy; 2019 John Wiley &amp; Sons, Inc.</em></p>
<p><em>- Fisiologia degli animali domestici, Oystein Sjaastad,Iav Sand,Knut Hove</em></p>
<p><em>-Pathologic Basis of Veterinary Disease di James F. Zachary (Autore), M. Donald McGavin (Autore), M. Donald McGavin MVSc PhD FACVSc (a cura di)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='http://suivet.it/l’altra-faccia-dell’assistenza-la-cura-del-momento-del-parto-a-partire-dalla-gestazione.aspx'>Dott.ssa Angela Bonetto</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fl%e2%80%99altra-faccia-dell%e2%80%99assistenza-la-cura-del-momento-del-parto-a-partire-dalla-gestazione.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/l’altra-faccia-dell’assistenza-la-cura-del-momento-del-parto-a-partire-dalla-gestazione.aspx</link>
      <author>bonetto@suivet.it (Dott.ssa Angela Bonetto)</author>
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      <pubDate>Mon, 15 Jun 2020 06:49:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Cause di mortalità nelle scrofe in lattazione</title>
      <description><![CDATA[<p>(Dott.ssa Giusy Romano)</p>
<p>Purtroppo, nella realt&agrave; di allevamento, bisogna fare i conti anche con la mortalit&agrave; delle scrofe, la cui percentuale pu&ograve; decisamente variare nei vari contesti aziendali, raggiungendo anche il 10-15% e portandosi fino ad un 20% nelle situazioni pi&ugrave; critiche. Di norma viene considerato accettabile una mortalit&agrave; totale delle scrofe tra il 3 e il 9% e le scrofe che muoiono in sala parto rappresentano circa il 60% dell&rsquo;intera mortalit&agrave; delle scrofe in tutto l&rsquo;allevamento, di cui il 42% avviene nel peri-parto.</p>
<p>Possono essere diverse le cause di mortalit&agrave; nella scrofa in lattazione e il consiglio sarebbe quello di agire in prevenzione, poich&eacute; nella maggior parte dei casi i sintomi sono impercettibili e il decorso &egrave; spesso acuto, con esito infausto per l&rsquo;animale. Le principali cause sono le seguenti: torsioni dell&rsquo;apparato gastroenterico, ulcera gastrica, insufficienza cardiaca, prolasso dell&rsquo;utero ed emorragia della vulva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>TORSIONE DELL&rsquo;APPARATO GASTROENTERICO</h3>
<p>Colpisce solitamente le scrofe in asciutta e possono essere riconosciuti due fattori predisponenti:</p>
<ul>
<li>Eccessiva dilatazione dello stomaco o del piccolo intestino: a causa di pasti molto voluminosi o altamente fermentescibili;</li>
<li>Anatomia dell&rsquo;apparato gastroenterico: questo apparato &egrave; mantenuto in sospensione da un grande, ma unico, legamento (mesentere).</li>
</ul>
<p>In caso di torsione dell&rsquo;apparato gastroenterico &egrave; possibile rilevare come primo sintomo il rigonfiamento dell&rsquo;addome, anche se nella maggior parte dei casi la scrofa viene ritrovata morta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>ULCERA GASTRICA</h3>
<p>&Egrave; una manifestazione abbastanza comune da riscontrare nella scrofa in lattazione, dovuta per lo pi&ugrave; ad un aumento dell&rsquo;ingestione, ma, purtroppo, di difficile diagnosi. La sintomatologia non &egrave; sempre manifesta e dipende dall&rsquo;entit&agrave; della lesione e del suo sanguinamento, che, se abbondante, determina una posizione sternale dell&rsquo;animale con presenza di feci dure e nere, oltre ad apparire anemico e con digrignamento dei denti per il dolore.</p>
<p>In questi casi spostare la scrofa in un ambiente pi&ugrave; tranquillo e alimentarla con un mangime pi&ugrave; facilmente digeribile, insieme all&rsquo;utilizzo di farmaci coagulanti per via intramuscolare, potrebbe risollevare le sorti della scrofa, anche se la conseguente riforma della stessa sar&agrave; l&rsquo;unica soluzione possibile.</p>
<h3 style="float: left; padding-right: 10px;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/mortalitascrofa/mortalitascrofa1.jpg" alt="Foto 1: bagnare cmuso e collo della scrofa" width="300" height="400" /></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3>INSUFFICIENZA CARDIACA</h3>
<p>La scrofa si dimostra essere particolarmente predisposta a questo tipo di problema a causa dell&rsquo;impari rapporto che si viene a creare tra volume del cuore e volume del corpo, ovviamente a vantaggio del secondo. Le situazioni che quindi richiedono un aumento dell&rsquo;attivit&agrave; cardiaca, come ad esempio il parto, possono risultare gi&agrave; un importante fattore di rischio per l&rsquo;insorgenza dell&rsquo;insufficienza cardiaca. I sintomi sono facilmente riconoscibili: agitazione, irrequietezza, respiro sempre pi&ugrave; affannoso fino ad arrivare ad una respirazione a bocca aperta, chiamata &ldquo;fama d&rsquo;aria&rdquo;, occhio sbarrato e forti tremori muscolari. In questo caso &egrave; importante la tempestivit&agrave; d&rsquo;intervento, in particolare se l&rsquo;animale &egrave; solo irrequieto e con il respiro affannoso potrebbe essere sufficiente rimuovere la mangiatoia, bagnare il muso e il collo dell&rsquo;animale (Foto 1) e somministrare per via intramuscolare un coadiuvante per le miopatie. Se invece la scrofa &egrave; gi&agrave; in fame d&rsquo;aria&rdquo; e manifesta dei tremori, diventa necessario somministrare per via intramuscolare sia un broncodilatatore che un coadiuvante per le miopatie, oltre a spostare l&rsquo;animale in un ambiente pi&ugrave; arieggiato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<h3 style="float: left; padding-right: 10px;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/mortalitascrofa/mortalitascrofa2.jpg" alt="Foto 2: prolasso dell'utero" width="300" /></h3>
<h3>PROLASSO DELL&rsquo;UTERO</h3>
<p><br />&Egrave; responsabile di circa il 7% della mortalit&agrave; totale e colpisce solitamente le scrofe dal quinto parto in avanti o le scrofe con molti suinetti e/o suinetti di grandi dimensioni al momento del parto. Pur non essendo ben chiare le cause scatenanti, le ipotesi pi&ugrave; accreditate sono un aumento delle dimensioni del canale del parto, un utero pi&ugrave; lungo flaccido e una maggiore rilassatezza della regione perianale. Di solito l&rsquo;utero impiega dalle 2 alle 4 ore dopo il parto per prolassare, tutto (Foto 2) o in parte, con il rischio che la scrofa muoia per emorragia. Inoltre, se il prolasso avviene prima del parto &egrave; a rischio tutta la covata e, in ogni caso, &egrave; necessaria la conseguente riforma della scrofa, poich&eacute; tutti gli interventi per la risoluzione della problematica sono molto laboriosi e purtroppo inefficaci, tranne in caso di tempestivo intervento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div style="float: left; padding-right: 10px;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/mortalitascrofa/mortalitascrofa3.jpg" alt="Foto 3: emorragia della vulva" width="300" /></div>
<h3>EMORRAGIA DELLA VULVA</h3>
<p><br />Questa condizione si manifesta in seguito alla rottura di alcuni vasi sanguigni per una eccessiva dilatazione o trauma dei tessuti dell&rsquo;organo. La vulva si ricopre di sangue e i tessuti diventano molto fragili (Foto 3), a tal punto che anche un lieve evento traumatico pu&ograve; determinare un&rsquo;emorragia con grande perdita di sangue e rischio di morte dell&rsquo;animale per dissanguamento. L&rsquo;esplorazione delle scrofette durante un&rsquo;attivit&agrave; di assistenza al parto pu&ograve; essere, per esempio, un fattore scatenante. In questo caso &egrave; importante cercare di tamponare la zona, all&rsquo;interno della vulva, da cui scaturisce l&rsquo;emorragia, oltre all&rsquo;utilizzo di polveri disinfettanti e adsorbenti che possono favorire la cicatrizzazione della parte interessata. L&rsquo;utilizzo di ghiaccio &egrave; sicuramente consigliabile, oltre a proteggere la vulva da ulteriori traumi che potrebbe procurarsi con la gabbia, quindi un&rsquo;imbottitura di quest&rsquo;ultima potrebbe aiutare sicuramente allo scopo. Nelle successive 24 ore possono verificarsi recidive letali, quindi la scrofa deve essere tenuta sotto stretto monitoraggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='http://suivet.it/cause-di-mortalità-nelle-scrofe-in-lattazione.aspx'>Dott.ssa Giusy Romano</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fcause-di-mortalit%c3%a0-nelle-scrofe-in-lattazione.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/cause-di-mortalità-nelle-scrofe-in-lattazione.aspx</link>
      <author>romano@suivet.it (Dott.ssa Giusy Romano)</author>
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      <pubDate>Fri, 20 Dec 2019 15:20:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Cosa resta di una orrida estate torrida</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Dott.ssa Lucia Tagliaferri - Dott. Mazzoni)</strong><br />Le temperature raggiunte tra giugno e agosto di quest'anno hanno avuto veramente dell'incredibile, soprattutto per la costanza nel mantenersi molto elevate anche sulla media giorno/notte.</p>
<p>Le principali conseguenze di un&rsquo;estate cos&igrave; torrida sono legate a problemi riproduttivi ossia, pi&ugrave; nello specifico: l'incremento delle scrofe vuote al parto, la riduzione della natalit&agrave;, i parti con solo uno o due suinetti, e l&rsquo;elevata disparit&agrave; all'interno della covata con anche quattro taglie differenti di suinetti. Non &egrave; semplice dipanare questa matassa di eventi davvero ingarbugliati, ma una delle poche cose veramente certe &egrave; che il tutto parte durante la lattazione precedente. Cerchiamo quindi di fare un po' di ordine e creiamo un punto zero.</p>
<p>&Egrave; ben noto a tutti che le alte temperature influenzino, in maniera negativa, l'ingestione di alimento delle scrofe durante la lattazione. Indicativamente, sopra i 30 gradi, si calcola che una scrofa ingerisca circa 1,5-2,0 kg in meno al giorno. Tuttavia quando le temperature sfiorano i 38 gradi ed il tasso di umidit&agrave; si approssima al 90%, non credo che vi siano pi&ugrave; regole, ma la cosa che si vede &egrave; che le scrofe smettono proprio di mangiare ed il danno metabolico sulla fisiologia della riproduzione, &egrave; tanto pi&ugrave; alto quanto pi&ugrave; persiste questa condizione atmosferica.</p>
<p>Per meglio comprendere i motivi di questo danno, basta focalizzare l'attenzione su una parola: l'insulina. Questo ormone, fra le varie cose, &egrave; responsabile del rilascio delle gonadotropine a livello ipotalamico quindi, in buona sostanza, degli ormoni deputati al controllo dell'attivit&agrave; riproduttiva. Ecco che allora il quadro completo potrebbe essere cos&igrave; dipinto: le elevate temperature riducono l'ingestione di alimento, la cosa abbassa la glicemia che, come diretta conseguenza, porta ad una riduzione della secrezione di insulina e quindi degli ormoni preposti al corretto sviluppo dei follicoli e degli ovuli in essi contenuti.</p>
<p>La prima conseguenza &egrave; una compromissione della qualit&agrave; della manifestazione estrale, poich&eacute; collegata alle dimensioni del follicolo e, pi&ugrave; in particolare, agli estrogeni che da esso sono prodotti. Ecco che allora la qualit&agrave; dei follicoli, quindi degli ovuli, sar&agrave; pi&ugrave; scadente, per vitalit&agrave;, per dimensioni, ma anche per numero.</p>
<p>A questo punto, avvenuta l'ovulazione, l'oocita va in contro alla fecondazione. Sfortunatamente, anche per questa delicatissima fase, le alte temperature giocano un ruolo molto negativo, aumentando il rischio di fallimento del concepimento. Quindi avremo una riduzione del numero di ovuli fecondati. Gli embrioni che hanno superato queste prime fasi di drastica selezione, cominciano il loro percorso all'interno delle corna uterine, in attesa di "annidarsi" attorno ai 12-14 giorni di gestazione sulla mucosa uterina. Purtroppo anche l'annidamento risente in modo negativo del caldo incrementando la mortalit&agrave; embrionale precoce. A questo punto il numero di embrioni si &egrave; ridotto in modo superiore rispetto al resto delle altre stagioni dell'anno e, questa, &egrave; una faccenda da avere ben presente!</p>
<p>Molti di voi ricorderanno la storia dei due segnali di gravidanza, il primo circa a 10-12 ed il secondo fra i 17 ed i 25 giorni di gestazione, con i quali si instaura un vero e proprio dialogo fra i feti e la madre. Durante questa fase i suinetti debbono, per cos&igrave; dire, avvisare la madre della propria presenza, affinch&eacute; l'attivit&agrave; ovarica rimanga quiescente. In effetti un suo riavvio coinciderebbe con la perdita della gravidanza e quindi, con la morte degli embrioni stessi. Questo avviso, meglio dire segnale, che si realizza fra i suinetti e la scrofa, viene mediato da degli ormoni, in prevalenza estrogeni che, tramite un complesso meccanismo biochimico, impediscono la liberazione delle prostaglandine F2 alfa dall'utero al torrente circolatorio, e l'inevitabile luteolisi che ne conseguirebbe responsabile della perdita della gravidanza e del ripristino dell'attivit&agrave; ciclica della scrofa. Sfortunatamente per&ograve;, non solo servono questi estrogeni, ma ne servono anche una certa quantit&agrave;, ecco cos&igrave; che abbiamo una dose dipendenza la quale si raggiunge solamente se sono presenti un certo numero di feti in grado di produrla. Questo numero di feti, che viene universalmente riconosciuto come sufficiente per dare il segnale, e di 5 tanto per il primo quanto per il secondo segnale di gravidanza. Ben inteso, stiamo parlando di eventi biologici, quindi non &egrave; detto che siano tassativamente 5 feti in tutti i singoli animali, in alcuni saranno anche 2 ed in altri anche 7, ma questo &egrave; un valore medio di riferimento, una linea guida. Proseguendo nel ragionamento iniziale, se a livello di annidamento (10-12 giorni) abbiamo un incremento della mortalit&agrave; embrionale, ci sono i presupposti affinch&eacute; il numero minimo di feti sia raggiunto al limite o non sia raggiunto del tutto. Le conseguenze di questo fatto sono che la scrofa vada in parto con pochissimi feti oppure che il primo od anche solo il secondo segnale di gravidanza non riescano neppure a scatenarsi, ed il ciclo della scrofa vada a ripartire. Con l'assenza del primo segnale direi che &egrave; tutto chiaro, la scrofa rimane vuota e ritorna in ciclo dopo 18-24 giorni. Diversa la situazione legata all'assenza del II segnale dove il ritorno sar&agrave; quindi oltre i 25 giorni di gestazione (per tale motivo sar&agrave; detto fuori ciclo), essendo mancato il segnale fra i 17 ed i 25 giorni di gestazione (riepilogo nell'immagine 1).</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/estatetorrida/01-i-segnali-di-gravidanza.jpg" alt="Schema dei segnali in gravidanza" width="500" /><br /><em>Immagine 1: i segnali di gravidanza</em></p>
<p>Il quadro dell'infertilit&aacute; estiva ha tutti i suoi elementi in fila partendo con l'aumento considerevole dei ritorni in ciclo, ma anche di quelli fuori ciclo, questi ultimi preceduti dalla perdita dell'embrione gi&agrave; visibile nella sua caratteristica struttura filiforme che fuoriesce dalla vulva della scrofa (immagine 2). Non mancano inoltre un aumento dei parti poco numerosi, fino alla pseudogravidanza, o con covate pi&ugrave; piccole rispetto alla media aziendale, oltre che l'aumento della disomogeneit&agrave; della covata.</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/estatetorrida/02-perdita-embrionale.jpg" alt="Perdita dell'embrione" width="500" /><br /><em>Immagine 2: Perdita dell'embrione</em></p>
<p>Nel settore suinicolo, e pi&ugrave; in generale nel settore zootecnico, abbiamo spesso a che fare con eventi negativi improvvisi che hanno una spiegazione solo se riusciamo a correlarli a fatti aziendali del recente passato. La clinica dell'infertilita stagionale, &egrave; forse l'esempio pi&ugrave; eclatante di questa condizione e dovrebbe insegnarci a lavorare in prevenzione, dato che una torrida estate, pi&ugrave; o meno orrida, si ripresenta quasi tutti gli anni.</p><br /><a href='http://suivet.it/cosa-resta-di-una-orrida-estate-torrida.aspx'>Dott. Claudio Mazzoni</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fcosa-resta-di-una-orrida-estate-torrida.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/cosa-resta-di-una-orrida-estate-torrida.aspx</link>
      <author>mazzoni@suivet.it (Dott. Claudio Mazzoni)</author>
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      <pubDate>Mon, 07 Oct 2019 09:49:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Scrofetta: fattori che influenzano lo sviluppo dell’apparato genitale (terza parte)</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Dott.ssa Lucia Tagliaferri - Dott. Mazzoni)</strong><br />La produttivit&agrave; dell&rsquo;allevamento suinicolo, viene valutata in base al numero di suinetti svezzati/scrofa/anno (SSA). Alcuni studi, volti ad identificare quegli elementi in grado di migliorare le prestazioni riproduttive delle scrofe al primo parto, si sono concentrati sulla determinazione delle condizioni ottimali in cui si deve trovare l&rsquo;apparato genitale, prima dell&rsquo;accoppiamento fecondate vero e proprio. L'obiettivo &egrave; di aumentare la dimensione della covata e la sopravvivenza dei suinetti al primo parto, influenzando cos&igrave; gli SSA.</p>
<p>Molto importanti al riguardo, sono i seguenti punti:</p>
<ol>
<li>Accelerare l'inizio della pubert&agrave; e l'accoppiamento entro il terzo ciclo</li>
<li>Confermare, prima dell&rsquo;inseminazione, la lunghezza della vagina</li>
</ol>
<h5>Accelerare l'inizio della pubert&agrave;, quindi l&rsquo;accoppiamento entro il terzo calore</h5>
<p>Questi punti devono essere ben indagati prima di introdurre una scrofetta in produzione e due sono i casi che si possono presentare in base alla provenienza degli animali:</p>
<p>1)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Scrofetta di autorimonta o rimonta interna: per questi giovani riproduttori la stimolazione con il verro dovrebbe incominciare attorno ai 200 giorni di vita (110-120kg). In questo vi sono per&ograve; considerevoli discrepanze, in dipendenza del profilo genetico, come nel caso della Dan Breed, che richiede il primo contatto con il verro a 230 giorni con 140kg di peso vivo. Quello che non varia sono le tempistiche di stimolazione, tutti i giorni, due volte al giorno mattina e sera, possibilmente con due verri diversi. Importante &egrave; tenere in considerazione che la media al primo estro dovrebbe essere attorno ai 160 giorni con, anche in questo caso, variazioni dipendenti dal profilo genetico.</p>
<p>2)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Scrofetta acquistata da nuclei di moltiplicazione: ad un&rsquo;et&agrave; di 170-190 giorni di vita, la venuta in calore dovrebbe essere immediatamente incoraggiata con il contatto di un verro adeguato gi&agrave; nelle ore successive all&rsquo;arrivo in azienda. Fondamentale &egrave; tenere nota dell&rsquo;estro che, tenuto conto dell&rsquo;et&agrave; dell&rsquo;animale, non sar&agrave; certamente il primo.</p>
<p>In conclusione, possiamo affermare che volendo indurre precocemente l&rsquo;estro in una scrofetta proveniente dall&rsquo;autorimonta, la manifestazione del terzo ciclo, si potrebbero concentrare fra i 210 ed i 230 giorni, mentre in caso di rimonta acquistata, fra i 240 ed i 260.</p>
<p>Particolarmente interessante per il condizionamento dell&rsquo;apparato genitale della scrofetta, sembra l&rsquo;impiego del plasma seminale sintetico, da somministrare al calore che precede quello fecondativo. Si tratta di una vera e propria inseminazione, a cui per&ograve; non fa seguito la fecondazione. Il meccanismo con cui questa pratica svolgerebbe la sua attivit&agrave;, non &egrave; ancora del tutto conosciuto, tuttavia sembra che una prima infusione endometriale di plasma seminale, porti ad una sorta di &ldquo;immunizzazione&rdquo; dell&rsquo;organo verso il seme, riducendo cos&igrave; la reazione infiammatoria durate l&rsquo;inseminazione successiva, cio&egrave; quella fecondante. Risultati analoghi si ottengono con il seme fresco inattivato dal congelamento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>Confermare, prima dell&rsquo;inseminazione, la lunghezza della vagina</h5>
<p>Abbiamo gi&agrave; sottolineato l&rsquo;importanza delle dimensioni dell&rsquo;apparato genitale femminile e, data la variabilit&agrave; individuale, si ritiene utile conoscere quelle del tratto della vagina al momento della fecondazione. Infatti anche se l&rsquo;aver lasciato trascorrere tre cicli estrali, porta ad un importante sviluppo dell&rsquo;organo, sappiamo che a dimensioni di quest&rsquo;organo ridotte, corrispondono ridotte prestazioni di prolificit&agrave; rispetto alla media della popolazione.</p>
<p>Alcuni studi sono stati condotti per rapportare la lunghezza della vagina, con la fertilit&agrave; e la dimensione della covata. La tabella 1, mostra infatti risultati relativi alla prima inseminazione, sulla natalit&agrave; totale in base alla lunghezza della vagina. In questo ormai datato studio, dove anche lo stesso miglioramento della natalit&agrave; totale fa sorridere, risulta ben evidente come in scrofette Duroc inseminate a 150-160 giorni di vita, vi sia un significativo incremento della prolificit&agrave; all&rsquo;aumentare della lunghezza della vagina stessa. &Egrave; possibile quindi concludere che la lunghezza della vagina condizioni la prolificit&agrave; al primo parto.</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<th colspan="3"><br />Lunghezza della vagina e suinetti nati totali<br /><br /></th>
</tr>
<tr>
<th>Lunghezza (cm)</th>
<th>Nr.</th>
<th>Nati totali</th>
</tr>
<tr>
<th>&lt;20</th>
<td style="text-align: center;">62</td>
<td>7.19&plusmn;0.12<sup>a</sup></td>
</tr>
<tr>
<th>20-24</th>
<td style="text-align: center;">458</td>
<td>7.89&plusmn;0.15<sup>b</sup></td>
</tr>
<tr>
<th>&gt;24</th>
<td style="text-align: center;">108</td>
<td>9.87&plusmn;0.32<sup>c</sup></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em>&nbsp;Tabella 1: livelli di significativit&agrave;: ab-P&lt;0.05. bc;ac-P&gt;0.001</em></p>
<p>Questa evidenza lascia pensare ad un possibile impiego di routine della misurazione dell&rsquo;organo all&rsquo;atto dell&rsquo;inseminazione, proprio come valido strumento di selezione zootecnica.</p>
<h5>Vediamo ora di concludere con i punti chiave di questi articoli</h5>
<ol>
<li>Il momento della fecondazione della scrofetta &egrave; alla base per mantenere alta la prolificit&agrave; della scrofa che sar&agrave;, per tutto il resto della sua carriera riproduttiva.</li>
<li>Il corretto sviluppo del tratto genitale della scrofetta &egrave; la chiave di volta per ottenere elevate prestazioni dall&rsquo;animale sia sulla fertilit&agrave;, ma anche e soprattutto sulla prolificit&agrave; al primo parto.</li>
<li>Lo sviluppo non &egrave; uguale in tutti gli individui, tuttavia organi genitali esterni infantili, sono spesso indice di un apparato genitale interno di dimensioni non soddisfacenti (soprattutto in relazione alle corna uterine).</li>
<li>Et&agrave;, peso e genetica della scrofetta sono fattori che hanno una forte influenza sulla prolificit&agrave;.</li>
<li>L'alimentazione ed il trattamento con le gonadotropine esogene possono favorire lo sviluppo del tratto genitale nelle scrofette prepuberi, ma il passare dei cicli estrali, quindi l&rsquo;et&agrave;, rappresentano il miglior modo per raggiungere un corretto sviluppo del tratto genitale.</li>
<li>Per aumentare le dimensioni della covata alla nascita e la sopravvivenza dei suinetti al primo parto &egrave; importante accelerare l'inizio della pubert&agrave;, effettuando l&rsquo;inseminazione al terzo estro ed andando a confermare, nel contempo, anche la lunghezza della vagina.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>Articolo precedente 1: <a href="https://suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell%e2%80%99apparato-genitale.aspx">Scrofetta: fattori che influenzano lo sviluppo dell&rsquo;apparato genitale (prima parte)</a></p>
<p>Articolo precedente: <a href="https://www.suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell%e2%80%99apparato-genitale-seconda-parte.aspx">Scrofetta: fattori che influenzano lo sviluppo dell&rsquo;apparato genitale (seconda parte)</a></p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='http://suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell’apparato-genitale-terza-parte.aspx'>Dott. Claudio Mazzoni</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fscrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell%e2%80%99apparato-genitale-terza-parte.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell’apparato-genitale-terza-parte.aspx</link>
      <author>mazzoni@suivet.it (Dott. Claudio Mazzoni)</author>
      <comments>http://suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell’apparato-genitale-terza-parte.aspx</comments>
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      <pubDate>Fri, 19 Jul 2019 11:46:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>L'adozione di selezione</title>
      <description><![CDATA[<p>Abbiamo gi&agrave; trattato, in un articolo di un po' di tempo fa, il concetto di <a href="https://suivet.it/fidelizzazione-del-capezzolo.aspx">fidelizzazione del capezzolo</a> e di quanto questo meccanismo fisiologico di formazione della gerarchia all&rsquo;interno della covata, che si instaura nelle prime 48-72 ore di vita, sia importante per lo sviluppo di una buona omogeneit&agrave; fra i suinetti. Tuttavia vale la pena ricordare anche quanto questo meccanismo sia limitante per lo svolgimento di alcune pratiche di baliaggio, ancora molto in uso, ma piuttosto rischiose. Ci riferiamo alla sostituzione del suinetto in ritardo di crescita all&rsquo;interno di una bella covata, con un altro pi&ugrave; in carne, e pertanto pi&ugrave; simile al resto della covata ricevente, pratica frequentemente utilizzata anche a 14-20 giorni di vita, allorquando la gerarchia &egrave; gi&agrave; ben consolidata. La larga diffusione di questa pratica ha le sue basi nel fatto che risulta piuttosto semplice e veloce da eseguire per l&rsquo;operatore, ma non tiene in conto che la gerarchia sia gi&agrave; formata e delle conseguenze che la sua perturbazione sia in grado di arrecare. In effetti il suinetto inserito in un nuovo gruppo, guadagner&agrave; il suo abituale capezzolo, quello a cui si &egrave; fidelizzato nella sua covata di nascita, che sfortunatamente per lui trover&agrave; impegnato dal suinetto della covata ricevente. Infatti su 12/14 suinetti pensate davvero di avere la fortuna che il nuovo arrivato vada proprio a stimolare il capezzolo del suinetto in ritardo che viene rimosso? Lascerei a voi ogni commento sulla cosa...</p>
<p>Questo genera una nuova competizione fra i due suinetti per lo stabilirsi di una nuova gerarchia. Da un punto di vista zootecnico quello che accade &egrave; una riduzione del peso dei due contendenti al capezzolo a fine lattazione rispetto al resto della covata. Inoltre, l&rsquo;aspetto pi&ugrave; negativo deriva da una riduzione complessiva del peso dell&rsquo;intera nidiata rispetto alle altre, come conseguenza della diminuzione della produzione di latte da parte della scrofa che percepisce come un forte stress il tumulto derivante dalla competizione dei due suinetti. Per queste ragioni &egrave; fortemente sconsigliabile l&rsquo;impiego di questa tipologia di adozione oltre le 48/72 ore di vita cio&egrave; da quando la fidelizzazione &egrave; gi&agrave; avvenuta. In queste situazioni, sarebbe meglio preferire o l&rsquo;<a href="https://suivet.it/adozione-completa.aspx">adozione completa</a> o lo svezzamento a balzi.</p>
<p>L&rsquo;adozione di sostituzione rimane una procedura interessante da approcciare nelle prime 48 ore di vita cio&egrave; quando la fidelizzazione del capezzolo da parte dei suinetti non &egrave; ancora avvenuta e quando, nel tentativo di ridurre il numero delle balie, si voglia <a href="https://suivet.it/scarto-o-ritardatario.aspx">anticipare la formazione degli scarti lavorando tempestivamente sui ritardatari</a>. La procedura &egrave; davvero molto semplice: dopo avere selezionato la scrofa ricevente dei ritardatari, preferibilmente una secondipara con bei capezzoli ed una bella covata, posizioniamo la sua covata all&rsquo;interno del nostro carrellino dei baliaggi (figura 1).</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/adozionediselezione.png" alt="" width="500" /><br /><em>Figura 1</em></p>
<p>Quindi andiamo a sostituire i suinetti in ritardo di crescita nelle altre covate della sala, con quelli belli del nostro carrellino non senza per&ograve; averli ben marcati con un tampone colorato. Questa evidenziazione ha il fine di poter seguire i suinetti aggiunti a ciascuna balia per monitorarne il decorso nelle prime 12-48 ore dopo l&rsquo;adozione: dobbiamo infatti assicurarci che anche i nuovi introdotti non rimangano in ritardo al fine di spostarli tempestivamente. Alla fine del baliaggio avremo all&rsquo;interno del nostro carrellino tutti i suinetti in ritardo di crescita raccolti dalle varie scrofe che andremo a posizionare sotto la nostra balia liberata all&rsquo;inizio della procedura.</p>
<p>Risulta abbastanza evidente come l&rsquo;adozione di selezione sia una pratica di contenimento delle perdite senza inoltre coinvolgere scrofe di altre et&agrave; di lattazione (quindi spesso di altre sale) con conseguente riduzione della movimentazione dei suinetti. Tuttavia la manovalanza va adeguatamente istruita sui rischi con particolare riferimento sia all&rsquo;et&agrave; dei suinetti da coinvolgere prima che la fidelizzazione sia avvenuta e sia sul monitoraggio dei suinetti baliati all&rsquo;interno delle nuove covate affinch&eacute; non ritardino nella loro crescita.</p><br /><a href='http://suivet.it/ladozione-di-selezione.aspx'>Dott. Claudio Mazzoni</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fladozione-di-selezione.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/ladozione-di-selezione.aspx</link>
      <author>mazzoni@suivet.it (Dott. Claudio Mazzoni)</author>
      <comments>http://suivet.it/ladozione-di-selezione.aspx</comments>
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      <pubDate>Tue, 14 May 2019 14:17:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Scrofetta: fattori che influenzano lo sviluppo dell’apparato genitale (seconda parte)</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Dott.ssa Lucia Tagliaferri - Dott. Mazzoni)</strong></p>
<h3>Nutrienti ed ormoni</h3>
<p>Come abbiamo sottolineato nell&rsquo;articolo scorso, l&rsquo;et&agrave; ed il peso hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo dell&rsquo;apparato riproduttivo. Questo concetto &egrave; valido solo a parit&agrave; di condizioni di salute e di gestione dell&rsquo;allevamento. Esistono tuttavia delle variazioni individuali che possono causare un ritardo nello sviluppo di per s&eacute; in grado di compromettere il futuro riproduttivo dell&rsquo;animale.</p>
<p>&Egrave; proprio nel tentativo di risolvere questo tipo di problematica, che &egrave; importante considerare altri interventi per favorire lo sviluppo del tratto genitale e la sua risposta agli stimoli gestionali della riproduzione.</p>
<p>Questi fattori sono:</p>
<ul>
<li>Nutrizione</li>
<li>Induzione ormonale con gonadotropina sierica</li>
<li>Traccamento con progestinico</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Nutrizione</h3>
<p>In linea di principio &egrave; importante che vengano adeguatamente soddisfatte le esigenze nutrizionali della scrofetta durante la sua crescita. In aggiunta a questo, certamente interessante &egrave; l&rsquo;integrazione con vitamine e minerali, in grado di stimolare lo sviluppo del tratto genitale. &Egrave; il caso ad esempio delle Vitamine A, D3, E e dei minerali come il selenio che, qualora somministrati prima della pubert&agrave;, sono in grado di favorire lo sviluppo del tratto genitale nelle scrofette. Nella tabella due vengono espressi valori che, seppur datati, mettono bene in evidenza che un vero e proprio shock vitaminico, o flushing che dir si voglia, costituito da 900.000 UI di vitamina A+300.000 UI di vitamina D3+300 mg di vitamina E+0,25 mg di Selenio, somministrato nei 10 giorni precedenti la stimolazione al primo estro, sia in grado di favorire lo sviluppo dell&rsquo;ovaio e promuovere la crescita follicolare.</p>
<table style="height: 104px;" width="776">
<tbody>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
<td colspan="2"><strong>Utero</strong><br /><br /></td>
<td colspan="2"><strong>Ovaio sx</strong><br /><br /></td>
<td colspan="2"><strong>Ovaio dx</strong><br /><br /></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Razza</strong></td>
<td>peso utero (g)</td>
<td>Corno sx (cm)</td>
<td>Corno dx (cm)</td>
<td>Peso</td>
<td>Lunghezza (cm)</td>
<td>Peso</td>
<td>Lunghezza (cm)</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Controllo</strong></td>
<td>163.5&plusmn;36.7a</td>
<td>56.6&plusmn;6.5a</td>
<td>55.8&plusmn;5.7c</td>
<td>4.0&plusmn;1.3a</td>
<td>2.7&plusmn;0.4c</td>
<td>3.4&plusmn;0.9a</td>
<td>2.6&plusmn;0.4c</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Flushing vitaminico-minerale</strong></td>
<td>347.4&plusmn;60.65b</td>
<td>78.0&plusmn;12.9b</td>
<td>68.2&plusmn;10.9d</td>
<td>5.9&plusmn;2.1b</td>
<td>3.3&plusmn;0.4d</td>
<td>5.0&plusmn;0.7b</td>
<td>3.1&plusmn;0.3d</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em>Tabella 1: De Alba et al. 1998. Lettere diverse indicano diversa significativit&agrave;</em></p>
<h3>Induzione ormonale con gonadotropina sierica</h3>
<p>La capacit&agrave; di concepimento, ed il relativo mantenimento della gravidanza nella scrofetta, dipendono dall'et&agrave; e dal peso dell&rsquo;animale al momento del trattamento (Zięcik, 1996). La somministrazione di eCG e hCG ha una sua comprovata efficacia, ed &egrave; quindi in grado di indurre l'ovulazione, solo in scrofette prepuberi.</p>
<p>Nella tabella 2 &egrave; stato studiato l&rsquo;effetto dell'induzione ormonale con 600UI di eCG e 200UI di hCG sullo sviluppo dell'apparto genitale della scrofetta prepubere.</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;">&nbsp;</td>
<td style="text-align: center;">&nbsp;</td>
<td style="text-align: center;">&nbsp;</td>
<td style="text-align: center;">&nbsp;</td>
<td style="text-align: center;" colspan="2"><strong>Ovaio sx</strong></td>
<td style="text-align: center;" colspan="2"><strong>Ovaio dx</strong></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Trattamento</strong></td>
<td>Nr.</td>
<td>Et&agrave; (gg)</td>
<td>Vagina (cm)</td>
<td>Peso (g)</td>
<td>Lunghezza (cm)</td>
<td>Peso (g)</td>
<td>Lunghezza (cm)</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Senza eCG</strong></td>
<td>100</td>
<td>150</td>
<td>4.2&plusmn;2.0</td>
<td>2.9&plusmn;0.1</td>
<td>2.2&plusmn;0.1</td>
<td>2.9&plusmn;0.1</td>
<td>2.2&plusmn;0.1</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Con eCG</strong></td>
<td>100</td>
<td>150</td>
<td>6.1&plusmn;2.3</td>
<td>2.3&plusmn;1.3</td>
<td>2.1&plusmn;0.4</td>
<td>2.2&plusmn;0.9</td>
<td>2.0&plusmn;0.4</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em>Tabella 2: Effetto dell'induzione ormonale con 600UI di eCG e 200UI di hCG nello sviluppo dell'apparto genitale della scrofetta prepubere</em></p>
<p>Da quanto si evince nella precedente tabella, l&rsquo;utilizzo di questi farmaci deve essere oculatamente scelto, con il supporto del proprio consulente, al fine di impiegarlo nel migliore dei modi per ridurre i rischi e ottimizzare la produzione. In tal senso vale la pena ricordare il suo indispensabile ruolo nel controllo della gestione dei flussi, a seguito di un loro grave disordine, vedi il caso della sindrome dell&rsquo;ipofertilit&agrave; estiva. Tuttavia, vale la pena ricordare che, quando le scrofette sono indotte al primo estro attraverso l&rsquo;impiego delle gonadotropine esogene, l&rsquo;insorgenza del secondo estro &egrave; molto irregolare rispetto ai 21 giorni che normalmente intercorrono fra il primo ed il secondo (De Alba et al. 1998). Le gonadotropine rimangono comunque un ormone d&rsquo;elezione nel controllo della riproduzione di molte aziende, ma vengono sempre di pi&ugrave; intese come uno strumento volto a supportare il ruolo del management aziendale e non in sostituzione dello stesso, come erroneamente accadeva in passato.</p>
<h3>Ciclo sessuale e il trattamento con i progestinici</h3>
<p>Il trattamento con un progestinico (l&rsquo;Altrenogest), mostra la sua efficacia come induttore, nonch&eacute; sincronizzatore degli estri, nelle scrofette cicliche quindi in quelle che hanno gi&agrave; manifestato il primo estro.</p>
<p>Nella tabella 3, vengono dimostrate le differenze sulle dimensioni dell&rsquo;utero, in rapporto all&rsquo;et&agrave;, nell&rsquo;animale prepubere, al 1&deg;, 2&deg; e 3&deg; estro rispetto alla scrofetta trattata con l&rsquo;altrenogest e al secondo estro.&nbsp; Come si pu&ograve; vedere le dimensioni dell&rsquo;utero del gruppo trattato con il progestinico (ultimo gruppo) sono sensibilmente maggiori rispetto agli altri.</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
<td>Scrofetta prepubere</td>
<td>Scrofetta al 1&deg; estro</td>
<td>Scrofetta al 2&deg; estro</td>
<td>Scrofetta al 3&deg; estro</td>
<td>Scofetta al 2&deg; estro+Altrenogest</td>
</tr>
<tr>
<td>Et&agrave; (gg)</td>
<td style="text-align: center;">150</td>
<td style="text-align: center;">196</td>
<td style="text-align: center;">223</td>
<td style="text-align: center;">249</td>
<td style="text-align: center;">253</td>
</tr>
<tr>
<td>Numero animali</td>
<td style="text-align: center;">20</td>
<td style="text-align: center;">20</td>
<td style="text-align: center;">20</td>
<td style="text-align: center;">20</td>
<td style="text-align: center;">18</td>
</tr>
<tr>
<td>Sviluppo dell'utero (cm)</td>
<td style="text-align: center;">38.1</td>
<td style="text-align: center;">54.1</td>
<td style="text-align: center;">61</td>
<td style="text-align: center;">75</td>
<td style="text-align: center;">79</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em>&nbsp;Tabella 3: effetto del ciclo sessuale e del trattamento con Altrenogest sullo sviluppo dell'apparato genitale della scrofetta</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In generale quindi, l'effetto legato al susseguirsi dei cicli sessuali, sullo sviluppo del tratto genitale, &egrave; il sistema naturale di maggior impatto per aumentare la produttivit&agrave; nella scrofetta.</p>
<p>Fra i fattori in grado di influenzare in modo significativo lo sviluppo dell&rsquo;apparato genitale, l&rsquo;ultimo, non certo per ordine di importanza, che indagheremo &egrave; quello legato al condizionamento del tratto genitale stesso. Ovvero cosa &egrave; possibile fare per preparare al meglio l&rsquo;apparato riproduttivo della scrofetta al primo intervento fecondativo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Articolo precedente: <a href="https://suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell%e2%80%99apparato-genitale.aspx">Scrofetta: fattori che influenzano lo sviluppo dell&rsquo;apparato genitale (prima parte)</a></p>
<p>Articolo successivo: <a href="https://www.suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell%E2%80%99apparato-genitale-terza-parte.aspx">Scrofetta: fattori che influenzano lo sviluppo dell&rsquo;apparato genitale (terza parte)</a></p><br /><a href='http://suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell’apparato-genitale-seconda-parte.aspx'>Dott. Claudio Mazzoni</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fscrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell%e2%80%99apparato-genitale-seconda-parte.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell’apparato-genitale-seconda-parte.aspx</link>
      <author>mazzoni@suivet.it (Dott. Claudio Mazzoni)</author>
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      <pubDate>Tue, 07 May 2019 17:17:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Scarto o ritardatario</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Dott. Claudio Mazzoni)</strong></p>
<p>Sia che si tratti di <a href="https://suivet.it/Blog/ViewCategory.aspx?cat=39&amp;mid=7&amp;pageid=6">baliaggi precoci</a> o <a href="https://suivet.it/Blog/ViewCategory.aspx?cat=40&amp;mid=7&amp;pageid=6">baliaggi tardivi&nbsp;</a> la gestione dei soggetti in ritardo di crescita, rappresenta per molte aziende la popolazione di suinetti maggiormente coinvolta nei trasferimenti. Tuttavia ritengo che sia necessario fare una certa puntualizzazione sull&rsquo;argomento dal momento che, gli scarti ed i ritardatari, che nel nostro paese sono spesso confusi, in realt&agrave; appartengono a due categorie ben separate, che devono essere trattate in modo decisamente differente.</p>
<p>La puntualizzazione &egrave; diventata d&rsquo;obbligo da diversi anni, ovvero dal momento in cui l&rsquo;avvento di nuovi strumenti zootecnici, quali ad esempio i deck, sono arrivati fino nelle nostre aziende. Il principio su cui si basa il funzionamento dei deck (vedi foto 1) &egrave; quello di creare un ambiente dedicato ed accogliente, con un sistema di alimentazione specializzato, per coprire le necessit&agrave; nutrizionali dei suinetti di qualsiasi et&agrave;. La localizzazione &egrave; particolarmente importante poich&eacute; permette di lasciare tali suinetti all&rsquo;interno delle sale parto con i fratelli di pari et&agrave;, sfruttando anche il richiamo della scrofa come elemento deterrente per favorire l&rsquo;avvicinamento dei suinetti al latte artificiale. Inoltre, e questa &egrave; forse la cosa pi&ugrave; importante, permettono di sfruttare lo spazio aereo delle sale parto, in particolare sopra le gabbie parto stesse, per creare dal nulla nuovi ambienti in cui alloggiare i suinetti.</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/scartoritardatario/foto-1-batteria-di-deck.jpg" alt="Foto 1: batteria di deck" width="500" height="375" /><br /><em>Foto 1: batteria di deck</em></p>
<p>Le prime indicazioni arrivate nel nostro paese sull&rsquo;utilizzo dei deck, vedevano coinvolti principalmente i suinetti neonati in ritardo di crescita, creando cos&igrave; subito una certa difficolt&agrave; applicativa del sistema. Infatti solo il tempo ha potuto dimostrare che tali difficolt&agrave; avevano una base ben pi&ugrave; profonda legata soprattutto all&rsquo;interpretazione di molti allevatori del termine ritardatario. Il ritardatario &egrave; un suinetto vivace e ancora in forma che ha perduto da qualche ora, non necessariamente per colpa sua, un accesso facile alla mammella (Foto 2) che lo porta spesso ad un ipereccitazione per la ricerca di una nuova, quanto indispensabile, fonte di nutrimento. Sebbene il suinetto appaia sfiancato e con un addome visibilmente &ldquo;vuoto&rdquo;, il suo aspetto rimane nella norma e pi&ugrave; in generale non &egrave; ritenuto necessario n&eacute; nessun tipo di trattamento n&eacute; tantomeno di trasferimento (Foto 3).</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/scartoritardatario/foto-2-covata-con-suinetto-in-ritardo-di-crescita.jpg" alt="Foto 2: Covata con suinetto in ritardo" width="500" /> <em>Foto 2: Covata con suinetto in ritardo di crescita<br /></em></p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><em><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/scartoritardatario/foto-3-suinetto-in-ritardo-di-crescita-dettaglio-.jpg" alt="Foto 3: Suinetto in ritardo di crescita-Dettaglio" width="500" /><br />Foto 3: Suinetto in ritardo di crescita-Dettaglio</em></p>
<p>Ecco che allora, in mancanza di qualsiasi tipo di assistenza, la situazione del suinetto degenera, spesso abbastanza velocemente. L&rsquo;assenza di un livello nutrizionale minimo sufficiente porta verso il deperimento dell&rsquo;animale che comincia a mettere in mostra, via via in modo pi&ugrave; marcato, le ossa del bacino (tuberosit&agrave; iliache) e le ossa della schiena (processi spinosi delle vertebre) diventando cos&igrave; uno scarto (Foto 4). A questo punto la vitalit&agrave; del suinetto viene progressivamente compromessa e lascia spazio a quella svogliatezza nella movimentazione che non lascia dubbio alcuno sul futuro dell&rsquo;animale (Foto 5).</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/scartoritardatario/foto-4--scarto-in-evidenza.jpg" alt="Foto 4: Scarto in evidenza" width="500" /><em>Foto 4: Scarto in evidenza</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/scartoritardatario/foto-5-scarto-all-interno-della-covata.jpg" alt="Foto 5: Scarto all'interno della covata" width="500" /><br />Foto 5: Scarto all'interno della covata</em></p>
<p>Una volta fatta nostra questa importante distinzione, non &egrave; necessario essere in possesso di alcun titolo di studio per capire che se per un soggetto in ritardo di crescita l&rsquo;opzione dell&rsquo;alimentazione artificiale diventa una strada facilmente percorribile, anzi auspicabile, per uno scarto questa pu&ograve; rivelarsi una definitiva condanna a morte. Per gli scarti, sempre che si sia ancora in tempo, l&rsquo;unica alternativa utile sar&agrave; quella di dargli una madre dedicata, da condividere con altri suoi simili (la balia degli scarti per l&rsquo;appunto) in grado di soddisfare quelle necessit&agrave; nutrizionali ed immunitarie che solo il latte materno &egrave; in grado di coprire.</p>
<p>Quello che a mio avviso &egrave; successo in passato, e spesso succede ancora oggi, in relazione al fallimento di alcuni approcci zootecnici innovativi che interessano il management dei suinetti in sala parto, &egrave; stato proprio una difficolt&agrave; da parte delle maestranze nell&rsquo;interpretare la differenza fra ritardatario e scarto. Questa incapacit&agrave; di lettura dello stato generale del suinetto, ha&nbsp; effetti negativi non soltanto nel caso dei deck, ma anche su alcuni sistemi di adozione (vedi lo &ldquo;<a href="tecniche-di-adozione-panoramica.aspx">svezzamento a balzi</a>&rdquo;) che hanno come fulcro centrale il trasferimento dei suinetti. &nbsp;</p>
<p>Dobbiamo comunque ricordare che il successo per questi sistemi zootecnici &egrave; stato solo procrastinato nel tempo, ma oggi &egrave; a tutti evidente. Certo in molte realt&agrave; abbiamo dovuto modificare l&rsquo;approccio originale del metodo utilizzando non pi&ugrave; i ritardatari, che altro non erano che i nostri scartini spesso fonte di ulteriori tribolazioni, ma i pi&ugrave; sicuri suinetti &ldquo;belli&rdquo; che garantiscono una maggior sicurezza di successo rispetto ai primi, proprio in virt&ugrave; di una loro superiore vigoria e resistenza.</p>
<p>Credo sia molto importante avere ben presente la distinzione fra suinetto &ldquo;ritardatario&rdquo; e &ldquo;scarto&rdquo;, anche perch&eacute; i sempre pi&ugrave; tecnici sistemi di adozione, soprattutto in un&rsquo;ottica di gestione dell&rsquo;iperprolificit&agrave; in abbinamento ad una riduzione del numero delle balie, ne tengono grande considerazione.</p><br /><a href='http://suivet.it/scarto-o-ritardatario.aspx'>Dott. Claudio Mazzoni</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fscarto-o-ritardatario.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/scarto-o-ritardatario.aspx</link>
      <author>mazzoni@suivet.it (Dott. Claudio Mazzoni)</author>
      <comments>http://suivet.it/scarto-o-ritardatario.aspx</comments>
      <guid isPermaLink="true">http://suivet.it/scarto-o-ritardatario.aspx</guid>
      <pubDate>Wed, 13 Mar 2019 21:18:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Scrofetta: fattori che influenzano lo sviluppo dell’apparato genitale</title>
      <description><![CDATA[<p><em><strong>(Dott.ssa Lucia Tagliaferri - Dott. Mazzoni)</strong></em></p>
<p>L&rsquo;apparato genitale della scrofetta, &egrave; possibile definirlo come quello strumento con cui l&rsquo;animale dovr&agrave; esibirsi all&rsquo;interno dell&rsquo;orchestra, cio&egrave; la mandria. Il compito del direttore, quindi il nostro compito, &egrave; quello di prepararlo in modo adeguato e mantenerlo efficiente nel tempo in modo da garantirci la massima espressione del suo potenziale genetico per almeno 5 o 6 parti.</p>
<p>Possono cos&igrave; essere individuati quattro fattori che influenzano lo sviluppo dell&rsquo;apparato genitale, di seguito elencati:</p>
<ul>
<li>et&agrave; e peso (discussi in questo articolo)</li>
<li>genetica (discussa in questo articolo),</li>
<li>nutrienti ed ormoni (prossimo articolo)</li>
<li>stato alla prima copertura (prossimo articolo).</li>
</ul>
<h3>Et&agrave; e peso</h3>
<p>L&rsquo;et&agrave; ed il peso, sono parametri di facile determinazione nelle aziende da riproduzione, questo anche perch&eacute; dalla maggioranza degli allevatori, vengono ritenuti fondamentali nella scelta del momento migliore per l&rsquo;introduzione delle scrofette nel ciclo produttivo, quindi sono la spia per verificare se l&rsquo;animale &egrave; in possesso o meno, dei requisiti minimi per ricevere il primo intervento fecondativo.</p>
<p>Studi storici, ma pur sempre autorevoli, hanno messo in evidenza che se paragoniamo primipare a pi&ugrave; alta, con quelle a pi&ugrave; bassa prolificit&agrave;, le prime hanno mediamente 40 giorni in pi&ugrave; di vita alla copertura rispetto alle seconde (Tabella 1).</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<th>Suinetti nati al primo parto</th>
<th>Primipare</th>
<th>Suinetti totali per perto dal 1&deg; al 5&deg;</th>
<th>Et&agrave; alla prima inseminazione</th>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;">&gt;=11</td>
<td style="text-align: center;">87</td>
<td style="text-align: center;">11.1</td>
<td style="text-align: center;">258 gg</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;">&lt;=8</td>
<td style="text-align: center;">109</td>
<td style="text-align: center;">9.5</td>
<td style="text-align: center;">218 gg</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em>Tabella1: M. Rillo 1997</em></p>
<p>Da qui l&rsquo;importanza di preparare e scegliere bene la scrofetta al fine di ottimizzarne i risultati al primo parto che, come sappiamo, condizionano significativamente l&rsquo;intera futura carriera riproduttiva. Il primo passo da fare &egrave; preparare correttamente l&rsquo;animale durante l&rsquo;acclimatamento, e quindi organizzare un buon piano di adattamento e profilassi. In questa fase intendiamo sottolineare sia il ruolo dell&rsquo;adattamento ai patogeni della scrofaia, per i quali vi invitiamo a confrontarvi sempre con il vostro consulente veterinario, sia alle strutture, verosimilmente alla gabbia, anche se riteniamo fondamentali l&rsquo;uomo e l&rsquo;alimentazione.</p>
<p>Tutti questi fattori sono in grado di condizionare indirettamente l&rsquo;attivit&agrave; riproduttiva, poich&eacute; riescono ad interferire con l&rsquo;asse ipotalamo-ipofisario e, quindi, con la secrezione degli ormoni sessuali (gonadotropine endogene). Pertanto sia la pubert&agrave; che la crescita dei follicoli ovarici e del tasso di ovulazione, ne sono fortemente influenzati. Inoltre, dobbiamo tener conto della capacit&agrave; di risposta dell&rsquo;ovaio all&rsquo;attivit&agrave; delle gonadotropine che &egrave; condizionata ad uno sviluppo minimo del tratto genitale. Questo significa che ad un apparato riproduttivo pi&ugrave; grande, corrisponde un&rsquo;attivit&agrave; ovarica maggiore rispetto ad uno pi&ugrave; piccolo. Ecco il perch&eacute; con il trascorrere del tempo, quindi con il susseguirsi dei cicli estrali, l&rsquo;apparato riproduttivo risulter&agrave; pi&ugrave; efficiente proprio dal momento in cui sar&agrave; pi&ugrave; sviluppato e quindi pi&ugrave; maturo. Importante sottolineare al riguardo il ruolo del progesterone, vista la presenza di un suo analogo a livello commerciale. Infatti con il susseguirsi dei cicli favorisce lo sviluppo dell&rsquo;utero ed un aumento di peso dell&rsquo;ovaio (Martin Rillo 1997).</p>
<p>Per capire la dimensione dell&rsquo;utero &egrave; necessario valutare la lunghezza della vagina, in effetti all&rsquo;aumentare della lunghezza della vagina, aumenta anche la lunghezza dell'utero e, molto interessante, la cosa &egrave; stata quantificata anche numericamente (Tabella 2).</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<th style="text-align: center;">&nbsp;</th>
<th style="text-align: center;" colspan="2">Utero<br /><br /></th>
</tr>
<tr>
<th style="text-align: center;">Vagina cm</th>
<th style="text-align: center;">Corno sinistro cm</th>
<th style="text-align: center;">Corno destro cm</th>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;">3</td>
<td style="text-align: center;">56.6</td>
<td style="text-align: center;">54.8</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;">4</td>
<td style="text-align: center;">65.7</td>
<td style="text-align: center;">62.3</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;">5</td>
<td style="text-align: center;">73.6</td>
<td style="text-align: center;">71.8</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;">6-7</td>
<td style="text-align: center;">83.5</td>
<td style="text-align: center;">85.8</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em>Tabella 2: Rapporti fra lunghezza della vagina e lunghezza delle corna uterine (razza Duroc 1997)</em></p>
<p>Analizzando la tabella &egrave; possibile evidenziare che per ogni centimetro di vagina in pi&ugrave;, ci sono 8-9 cm di corno uterino in pi&ugrave;. In sintesi, lo sviluppo del tratto genitale della scrofetta, quindi l&rsquo;et&agrave;, &egrave; un aspetto in grado di influenzare favorevolmente sia la pubert&agrave; che la risposta dell&rsquo;ovaio alle gonadotropine. Dobbiamo tenere in grande considerazione questi concetti poich&eacute; un ovaio adeguatamente maturo, genera ovuli pi&ugrave; vitali che a loro volta produrranno embrioni pi&ugrave; vitali, come peraltro avviene in tutte le specie.</p>
<h3>Genetica</h3>
<p>Indubbiamente le linee iperprolifiche, hanno nell&rsquo;aumento del numero di nati vivi, uno dei loro punti di forza anche se non &egrave; certamente l&rsquo;unico. Gli incroci iperprolifici moderni sono stati ottenuti, in buona parte, mediante l&rsquo;impiego di sangue delle razze cinesi che, gi&agrave; a partire dai 120 giorni di vita, manifestano un&rsquo;attivit&agrave; ormonale ed uno sviluppo dell&rsquo;apparato genitale, decisamente superiore rispetto alla razza europea della stessa et&agrave;. Questo &egrave; il motivo per cui le genetiche moderne hanno una pubert&agrave; pi&ugrave; precoce di quanto non accadesse nel passato.</p>
<p>Per le linee europee e americane, la variabilit&agrave; delle dimensioni dell&rsquo;apparato genitale e dell&rsquo;et&agrave; attesa alla pubert&agrave; (entro il 5&deg;-6&deg; mese), dipendono dalla razza e dall&rsquo;individuo, essendo fortemente influenzate dalla selezione fatta. Nella tabella 3 osserviamo alcune differenze anatomiche, relative all&rsquo;apparto genitale, tra scrofe Duroc vs un ibrido molto comune quale Large White x Landrace. In particolare vengono valutate le dimensioni del tratto genitale ed il peso delle ovaie a 150-160 giorni di et&agrave;.</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<th>&nbsp;</th>
<th>&nbsp;</th>
<th>&nbsp;</th>
<th>&nbsp;</th>
<th colspan="2">&nbsp; Utero</th>
<th colspan="2">&nbsp; Ovaio sx</th>
<th colspan="2">&nbsp; Ovaio dx</th>
</tr>
<tr>
<th>Razza</th>
<th>Nr</th>
<th>Et&agrave; (gg)</th>
<th>Vagina (cm)</th>
<th>Corno sx (cm)</th>
<th>Corno dx (cm)</th>
<th>Peso (g)</th>
<th>Lunghezza (cm)</th>
<th>Peso (g)</th>
<th>Lunghezza (cm)</th>
</tr>
<tr>
<td><strong>LWxLD</strong></td>
<td style="text-align: center;">100</td>
<td style="text-align: center;">15'-160</td>
<td style="text-align: center;">8.2&plusmn;0.2</td>
<td style="text-align: center;">57.7&plusmn;1.9</td>
<td style="text-align: center;">58.0&plusmn;3.1</td>
<td style="text-align: center;">2.9&plusmn;0.1</td>
<td style="text-align: center;">2.2&plusmn;0.1&nbsp;</td>
<td style="text-align: center;">&nbsp;2.9&plusmn;0.1</td>
<td style="text-align: center;">2.2&plusmn;0.1&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Duroc</strong></td>
<td style="text-align: center;">128</td>
<td style="text-align: center;">150</td>
<td style="text-align: center;">6.2&plusmn;2.0</td>
<td style="text-align: center;">38.0&plusmn;7.1</td>
<td style="text-align: center;">&nbsp;39.0&plusmn;5.3</td>
<td style="text-align: center;">2.3&plusmn;0.3</td>
<td style="text-align: center;">2.1&plusmn;0.1</td>
<td style="text-align: center;">&nbsp;2.2&plusmn;0.9</td>
<td style="text-align: center;">2.0&plusmn;0.4</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em>Tabella 1: M. Rillo 1998</em></p>
<p>La differenza di dimensioni dell'utero &egrave; di circa 20 cm a favore dell&rsquo;incrocio LW/LD, mentre non si osservano sostanziali variazioni nelle dimensioni delle ovaie. Alla luce di queste osservazioni, viene facile intuire perch&eacute; il profilo genetico sia piuttosto determinante sul parametro della prolificit&agrave;. Nel nostro caso, un ovaio pi&ugrave; grande produrr&agrave; pi&ugrave; ovuli ed un utero pi&ugrave; voluminoso conterr&agrave; pi&ugrave; suinetti.</p>
<p>Continua...</p>
<p>... <a href="https://suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell%e2%80%99apparato-genitale-seconda-parte.aspx">seconda parte qui</a></p>
<p><a href="https://www.suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell%E2%80%99apparato-genitale-terza-parte.aspx">... terza parte qui</a></p><br /><a href='http://suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell’apparato-genitale.aspx'>Dott. Claudio Mazzoni</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fscrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell%e2%80%99apparato-genitale.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell’apparato-genitale.aspx</link>
      <author>mazzoni@suivet.it (Dott. Claudio Mazzoni)</author>
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      <pubDate>Fri, 08 Mar 2019 11:19:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Neonati e temperatura</title>
      <description><![CDATA[<p>(Dott. Claudio Mazzoni)</p>
<p>In ogni sala parto che mi &egrave; capitato di visitare, ho sempre avuto ben chiara l&rsquo;importanza del raffreddamento nel suinetto neonato come causa principale dalla mortalit&agrave; sia da denutrizione e diarrea che da schiacciamento. &Egrave; sempre molto difficile far passare quanto sia utile garantire un adeguato apporto di calore gi&agrave; a partire dalle prime ore di vita proprio al fine di evitare quel fatidico colpo di freddo che tanta responsabilit&agrave; ha nell&rsquo;insorgenza della diarrea neonatale.</p>
<p>L&rsquo;esperienza di tutti i giorni ci dimostra quanto sia importante la lampada posizionata all&rsquo;interno della gabbia parto, tuttavia &egrave; opportuno farsi una qualche domanda soprattutto in relazione alle prime ore di vita, come ben si evince dal video allegato. In questo caso infatti, le lampade sono ben posizionate in quella che sar&agrave; l&rsquo;area nido, ma dove si trovano i suinetti? Infatti i neonati nelle prime 24/48 ore di vita, rimangono nelle vicinanze della mammella della madre. &Egrave; una vera e propria condizione fisiologica dove richiami olfattivi (latte e feromoni), termici (la mammella ha una temperatura pi&ugrave; alta della scrofa stessa) e tattili (la pelle della ghiandola, si comporta come un adesivo verso il suinetto) abbinati ad una naturale difficolt&agrave; di deambulazione del neonato, lo trattengono inevitabilmente nell&rsquo;area della mammella. Quindi non ci deve sorprendere il fatto che pi&ugrave; lampade, posizionate in punti strategici della gabbia, in corrispondenza del parto e nelle successive 24 ore, diano risultati decisamente pi&ugrave; importanti che la sola lampada posizionata nel lontano nodo.</p>
<p>Ne &egrave; una dimostrazione la, seppur datata, prova del dott. Morrison et al. (1983) che, durante il parto, mise a confronto un sistema di riscaldamento tradizionale, con una lampada sola posta nel nido, ed un sistema pi&ugrave; innovativo, con tre lampade per scrofa, due ai lati ed una dietro (Figura 1).</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/posizionamentolampademorrison1983.png" alt="Posizionamento lampade" width="500" /><br /><em>Figura 1:lampade adeguatamente posizionate nelle ore successive al parto, danno migliori risultati rispetto all'usuale lampada posizionata nel "lontano" nido</em></p>
<p>I risultati parlano chiaro, +1.4 suinetti vivi per scrofa dopo la selezione dei primi 7 giorni. Interessante &egrave; la lampada posta sul retro della scrofa, non &egrave; un caso infatti che il maggiore sbalzo termico il suinetto lo avverta proprio al momento della venuta al mondo, quindi &egrave; qui che si rende necessario creare un ambiente favorevole al neonato sebbene sia di non facile posizionamento per motivi strutturali. Dove probabilmente nelle prime 24 ore di vita, abbiamo il risultato pi&ugrave; interessante &egrave; per&ograve; ai lati della scrofa! La sola lampada posta nel nido, rischia di essere poco utile. Infine dopo 24-48 ore dal parto, la rimozione delle lampade e lo spostamento di una di esse nell&rsquo;area nido, sancisce la fine di questa decisiva prima fase di vita dei suinetti. Questo ultimo passaggio, ha anche lo scopo di educare i suinetti a non stare troppo vicino alla scrofa evitando cos&igrave; pericoli che, dopo le prime ore di vita, sarebbero davvero inutili. A questo riguardo, vale la pena fare una precisazione sul sopra citato posizionamento della lampada ai lati della scrofa. Dobbiamo infatti fare in modo che il cono del calore sviluppato dalla lampada stessa, non sia rivolto verso la scrofa, ma al suo lato o, qualora lo spazio non lo consenta, verso il lato interno della sponda della gabbia questo per riscaldare l&rsquo;area a fianco della madre, ma tenere i suinetti lontano da possibili schiacciamenti.</p>
<p>A questo punto non ci resta che provare!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/cLVDEJ6Od7I?rel=0" width="500" height="400" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" frameborder="0"></iframe></p><br /><a href='http://suivet.it/neonati-e-temperatura.aspx'>Dott. Claudio Mazzoni</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fneonati-e-temperatura.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/neonati-e-temperatura.aspx</link>
      <author>mazzoni@suivet.it (Dott. Claudio Mazzoni)</author>
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      <pubDate>Fri, 30 Nov 2018 07:54:00 GMT</pubDate>
    </item>
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