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    <title>Ultimi eventi</title>
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      <title>Studio dei fattori che influenzano il consumo di mangime della scrofa in lattazione</title>
      <description><![CDATA[<p>VISTO ED ELABORATO PER VOI DALLE JRP 2017&hellip; (by Mario Gherpelli)<br /> <b>Dalle Journ&eacute;es de la Recherche Porcine (Giornate della Ricerca Suina &ndash; JRP 49a edizione). Autori:&nbsp;&nbsp;</b>Alexandra LEMAY et Fr&eacute;d&eacute;ric GUAY</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Introduzione</h3>
<p>La crescita della covata dipende da vari fattori, ma principalmente dalla produzione di latte della scrofa. Questa, a sua volta, dipende anch&rsquo;essa da numerosi fattori, tra cui il consumo di alimento della scrofa. Oltre ad assicurare la crescita ponderale della covata, un consumo elevato di mangime in lattazione limita la mobilizzazione delle riserve corporee della scrofa, consentendo di ottimizzare le performances riproduttive sia al ciclo successivo che durante tutta la carriera riproduttiva dell&rsquo;animale.</p>
<p>Molti studi sono stati dedicati al consumo alimentare della scrofa in lattazione ed hanno messo in evidenza diversi fattori in grado di influenzarlo: la temperatura ambiente, l&rsquo;ordine di parto, il genotipo, il livello di deposito adiposo all&rsquo;entrata in sala parto, cos&igrave; come le caratteristiche della covata e la frequenza di alimentazione.</p>
<p>Nonostante questi fattori siano stati studiati dettagliatamente in passato, pochi studi sono stati condotti integrandoli in un solo modello. Obiettivo di questo studio, infatti, &egrave; quello di integrare e quantificare gli effetti concomitanti di diversi fattori in grado di influenzare il consumo di alimento della scrofa in lattazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Materiali e metodi</h3>
<h5>1.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Gli animali e le strutture</h5>
<p>I dati sono stati raccolti in un allevamento canadese, includendo 404 scrofe Large White (LW) e 315 scrofe Landrace (LA), con ordine di parto compreso tra 1 e 3.</p>
<p>Le scrofe erano alloggiate per tutta la gestazione in gabbie individuali (2,11m x 0,56m) e spostate in sala parto circa una settimana prima della data prevista del parto, in sale da 15 gabbie ciascuna con dimensioni della gabbia parto di 2,08m x 0,7m.</p>
<p>L&rsquo;et&agrave; media registrata nei 3 parti era la seguente: scrofe LW, 367-523-664; scrofe LA, 368-525-664.</p>
<h5>2.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Alimentazione delle scrofe</h5>
<p>Le scrofe in gestazione ricevevano due pasti/die di un mangime &ldquo;tipo gestazione&rdquo; del commercio.</p>
<p>Le scrofe in lattazione ricevevano anch&rsquo;esse un mangime &ldquo;tipo lattazione&rdquo; del commercio, ma distribuito mediante un sistema automatico di alimentazione, basato su di una riserva di mangime munita di un dispositivo elettronico comandato dalla scrofa. Ogni volta che ciascuna scrofa attivava la sonda, l&rsquo;orario e la quantit&agrave; di mangime rilasciato venivano registrati sul data base aziendale. Il sistema di distribuzione prevedeva un rilascio di 0,75kg di alimento ad ogni comando della scrofa, con un tempo di sospensione nei 5 minuti successivi per evitare spreco di mangime.</p>
<p>All&rsquo;ingresso in sala parto, ad ogni scrofa veniva attribuita una curva di alimentazione a seconda dell&rsquo;ordine di parto (curva 1 per le primipare e curva 2 per quelle di 2&deg;-3&deg; parto), studiata in modo da garantire un consumo elevato di mangime.</p>
<p>I resti di mangime non consumato venivano verificati e stimati a vista due volte/die (h6.30 e h16) svuotando le mangiatoie.</p>
<h5>3.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Raccolta dati su scrofe e suinetti</h5>
<p>Per ogni scrofa, in ingresso e in uscita dalla sala parto, venivano&nbsp; registrati il peso corporeo e lo spessore di lardo dorsale (SLD), misurato mediante ecografia eseguita nel punto P2 con una sonda lineare.</p>
<p>I dati raccolti al parto erano: numero, sesso e peso di ciascun suinetto, nato vivo o nato morto. Dopo l&rsquo;identificazione, le eventuali adozioni venivano effettuate nelle 24h dopo il parto. Il numero minimo di suinetti/covata dopo i pareggiamenti era di 11 e il numero medio di suinetti/covata presenti a 24h dal parto era di 12,6. Tutte le scrofe con meno di 11 suinetti sono state escluse dallo studio. I suinetti morti durante la lattazione erano pesati individualmente. La durata media della lattazione &egrave; stata di 19,5 (&plusmn;0,1) giorni per le scrofe LW e 17,3 (&plusmn;0,1) giorni per le LA.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Risultati e discussione</h3>
<p>Le variabili maggiormente correlate con il consumo totale di mangime durante la lattazione erano: il consumo alimentare nei giorni 1-6, la durata di lattazione, lo SLD al parto, il peso della scrofa allo svezzamento e il peso della covata allo svezzamento.</p>
<p>In particolare, questo studio ha messo in evidenza l&rsquo;importanza del consumo precoce (giorni 1-6) di mangime delle scrofe in lattazione in quanto direttamente correlato con il consumo totale, particolarmente nelle giovani scrofe. I dati rilevati permettono di affermare che per ciascun Kg in meno di mangime consumato nei primi 6 giorni dal parto si avr&agrave; un consumo totale inferiore di 3 kg sul periodo considerato (lattazioni brevi, vedi Materiali e metodi, NdT).</p>
<p>Inoltre, pi&ugrave; che il peso corporeo o l&rsquo;ordine di parto (strettamente correlati tra loro), questo studio ha messo in evidenza la correlazione negativa tra SLD all&rsquo;ingresso in sala parto e consumo totale di alimento. Infatti, per ciascun mm di SLD in pi&ugrave; (valore medio 14,4 mm) si registrava una diminuzione del consumo di mangime di 1,47kg sull&rsquo;intera lattazione.</p>
<p>Confermato un dato acquisito da tempo, cio&egrave; che la numerosit&agrave; della covata (o il suo peso totale) sia un fattore in grado di stimolare il consumo alimentare della scrofa.</p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='https://suivet.it/studio-dei-fattori-che-influenzano-il-consumo-di-mangime-della-scrofa-in-lattazione.aspx'>Dott. Mario Gherpelli</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fstudio-dei-fattori-che-influenzano-il-consumo-di-mangime-della-scrofa-in-lattazione.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>https://suivet.it/studio-dei-fattori-che-influenzano-il-consumo-di-mangime-della-scrofa-in-lattazione.aspx</link>
      <author>gherpelli@suivet.it (Dott. Mario Gherpelli)</author>
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      <pubDate>Fri, 07 Apr 2017 05:47:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Monitoraggio delle concentrazioni di steroidi nella saliva di scrofette impuberi, pre-puberi e puberi</title>
      <description><![CDATA[<p>VISTO ED ELABORATO PER VOI DALLE JRP 2017&hellip; (by Mario Gherpelli)<br /> <b>Dalle Journ&eacute;es de la Recherche Porcine (Giornate della Ricerca Suina &ndash; JRP 49a edizione). Autori:&nbsp;&nbsp;</b><em>Ghyl&egrave;ne GOUDET, Philippe LIERE, C&eacute;cile DOUET, Jonathan SAVOIE, Christophe STAUB, Eric VENTURI, St&eacute;phane FERCHAUD, Sylviane BOULOT, Armelle PRUNIER.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Introduzione</h4>
<p>L&rsquo;allevamento suino da riproduzione necessita del continuo e regolare inserimento in produzione di lotti di scrofette al fine di garantire l&rsquo;ottimale distribuzione del branco.</p>
<p>Questa introduzione deve seguire il ritmo di produzione aziendale, soprattutto degli allevamenti che lavorano in banda (<em>quasi sempre tri-settimanale in Francia, NdT</em>) e spesso si ricorre alla sincronizzazione dei calori mediante l&rsquo;impiego di progestinici orali somministrati alle scrofette gi&agrave; puberi.</p>
<p>Nel tentativo di limitare l&rsquo;uso di ormoni, un metodo del tutto naturale consiste nell&rsquo;esposizione delle scrofette pre-puberi al contatto con verri adulti in modo da stimolare/sincronizzare la manifestazione del primo calore. Questa pratica &egrave; poco utilizzata negli allevamenti perch&eacute; non &egrave; facile stabilire quando gli animali sono nella fase ottimale per ricevere la stimolazione.</p>
<p>L&rsquo;obiettivo di questa ricerca &egrave; quello di cercare e monitorare dei bio-marcatori che possano indicare il passaggio dalla fase pre-pubere a quella pubere mediante tecniche di prelievo non invasive sugli animali.</p>
<p>E&rsquo; risaputo che, durante la fase di pre-pubert&agrave;, aumentano nella scrofetta le concentrazioni di estrone nell&rsquo;urina, ma le condizioni di allevamento in gruppo rendono i prelievi di urina molto disagevoli. Esistono dosaggi ormonali basati sul sangue, ma i ripetuti prelievi necessari rendono la metodica troppo invasiva.</p>
<p>Al contrario, i prelievi di saliva dai singoli animali sono piuttosto agevoli e non invasivi, ma necessitano dello studio di bio-marcatori che possano essere collegati con il profilo degli steroidi sessuali degli animali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Materiali e metodi</h4>
<p>Sei scrofette LW sono state monitorate per un periodo di cinque settimane, a partire dai 140 giorni di vita fino alla pubert&agrave;. Erano stabulate insieme, disponendo dello stesso regime alimentare e non avendo nessun contatto con maschi interi.</p>
<p>Tre volte/settimana, l&rsquo;utero e le ovaie erano monitorate mediante ecografia trans-cutanea al fine di rilevare le modifiche anatomiche caratteristiche della pubert&agrave;.</p>
<p>Con la stessa frequenza, venivano realizzati prelievi individuali di urina per dosare l&rsquo;estrone e prelievi di saliva individuali alla ricerca di bio-marcatori correlabili allo sviluppo sessuale. Questi prelievi erano stoccati a -80&deg;C in attesa delle analisi.</p>
<p>Una settimana dopo la determinazione della pubert&agrave; mediante ecografia, le scrofette furono abbattute per confermare la pubert&agrave; attraverso lo studio macroscopico di ovaie e utero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Risultati e discussione</h4>
<p>La pubert&agrave; &egrave; stata identificata mediante ecografia nelle sei scrofette in esame rispettivamente a 182, 189, 190, 190, 191 e 192 giorni, venendo confermata in tutti i casi dall&rsquo;esame delle ovaie post-macellazione.</p>
<p>I campioni di urina e di saliva hanno coperto il periodo che andava dalla settimana -5 alla settimana -1 rispetto alla pubert&agrave;.</p>
<p>L&rsquo;analisi statistica dei dati raccolti ha messo in evidenza un aumento significativo (P &lt;0,05) delle concentrazioni di estrone nelle due settimane che precedono la pubert&agrave;.</p>
<p>L&rsquo;analisi della saliva mediante GC (Gas Cromatografia) e MS (Spettrometria di Massa) ha permesso di evidenziare 28 steroidi nella saliva, tra cui 13 che mostravano variazioni significative tra i 140 giorni di vita e la pubert&agrave;. In particolare, il deidroepiandrosterone (DHEA) e il 17&beta;-estradiolo (E2) mostravano variazioni significative al sopraggiungere della pubert&agrave;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>L&rsquo;E2 e il DHEA potrebbero essere bio-marcatori salivari della fase pre-puberale nella scrofetta, facilitando i metodi di prelievo/monitoraggio attualmente disponibili.</p>
<p>Questi primi risultati devono comunque ricevere ulteriori conferme, sia per il collegamento specifico con la pubert&agrave; degli animali sia per il rinvenimento di eventuali livelli-soglia utilizzabili ai fini di <em>screening</em> di popolazione.</p><br /><a href='https://suivet.it/monitoraggio-delle-concentrazioni-di-steroidi-nella-saliva-di-scrofette-impuberi-pre-puberi-e-puberi.aspx'>Dott. Mario Gherpelli</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fmonitoraggio-delle-concentrazioni-di-steroidi-nella-saliva-di-scrofette-impuberi-pre-puberi-e-puberi.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>https://suivet.it/monitoraggio-delle-concentrazioni-di-steroidi-nella-saliva-di-scrofette-impuberi-pre-puberi-e-puberi.aspx</link>
      <author>gherpelli@suivet.it (Dott. Mario Gherpelli)</author>
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      <pubDate>Sun, 26 Feb 2017 08:02:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Valutazione del prelievo di fluidi orali come metodo di monitoraggio dell’infezione da virus della PRRS nei suini all’ingrasso</title>
      <description><![CDATA[<p>VISTO ED ELABORATO PER VOI DALLE JRP 2015&hellip; (by Mario Gherpelli)<br /> <b>Dalle Journ&eacute;es de la Recherche Porcine (Giornate della Ricerca Suina &ndash; JRP 47a edizione. Autori:&nbsp;&nbsp;</b>Fablet C., Pol F., Dorenlor V., Eono F., Eveno E., Mahe S., Peurois F.-X., Bourry O., Rose N.</p>
<h4>Introduzione</h4>
<p>Dopo la sua comparsa alla fine degli anni &rsquo;80 del secolo scorso, la PRRS &egrave; divenuta enzootica in molte aree ad elevata densit&agrave; suinicola. Dato il suo impatto sull&rsquo;equilibrio sanitario sia nelle fasi di accrescimento-ingrasso che nel settore riproduttivo, il controllo del virus responsabile (PRRSv) &egrave; uno dei punti chiave dell&rsquo;epidemiologia di campo in molti allevamenti.</p>
<p>Il prelievo di sangue &egrave;, <em>in vivo</em>, il metodo di elezione pi&ugrave; utilizzato a fini diagnostici. Ciononostante, il prelievo di sangue nel suino rimane un metodo costoso in termini di risorse umane (almeno due persone interessate) e invasivo per lo stress-dolore causato dal contenimento degli animali. &nbsp;Un&rsquo;alternativa promettente al prelievo di sangue sembra essere il prelievo di fluidi orali (FO, saliva).</p>
<p>Gli obiettivi di questo studio sono: 1- valutare la fattibilit&agrave; del prelievo di saliva sia a livello individuale che di gruppo nei suini all&rsquo;ingrasso; 2- testare l&rsquo;attendibilit&agrave; di un test ELISA, impiegato sia su saliva che su siero, per l&rsquo;evidenziazione degli anticorpi prodotti dopo contatto con il PRRSv.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Materiali e metodi</h4>
<p>Lo studio &egrave; stato realizzato in 10 allevamenti bretoni infetti da PRRSv in cui i suini all&rsquo;ingrasso non erano vaccinati verso questa malattia. In ciascun allevamento, i prelievi sono stati eseguiti su due bande di suini allevati su grigliato integrale, a 16 e 22 settimane di et&agrave;. Per ciascuna banda sono stati tirati a sorte tre box da sottoporre a prelievo. Su tutti i suini selezionati sono stati eseguiti prelievi individuali sia di sangue che di saliva, utilizzando un supporto masticabile (Sodibox, Nevez, Francia) manovrato con una pinza. I tempi di prelievo sono stati cronometrati. Inoltre, un dispositivo masticabile in cotone (Calipro, Lamballe, Francia) &egrave; stato utilizzato per il prelievo collettivo, in ragione di 1 ogni 15 capi. Il tempo di esposizione del supporto nei box &egrave; stato di 45 minuti. Una volta prelevati, i supporti sono stati spremuti manualmente e la saliva &egrave; stata raccolta in tubi sterili, conservati a temperatura di refrigerazione fino al momento dell&rsquo;analisi di laboratorio. Gli anticorpi anti-PRRSv sono stati ricercati mediante test ELISA adattati a ciascuna delle due matrici utilizzate (PRRS X3 per il siero e PRRS Oral Fluid per la saliva, IDEXX, France).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Risultati</h4>
<p>In totale sono stati prelevati 834 suini presenti in 10 allevamenti, alloggiati in 59 box di ingrasso.</p>
<p>Il tempo medio impiegato da una persona per il prelievo di saliva individuale &egrave; stato di 2 minuti e 18 secondi (&sigma;=1min40sec). Nell&rsquo;80% dei casi il prelievo individuale &egrave; durato meno di 3 minuti. In media, sono stati prelevati 3,5 ml di fluidi orali/capo (&sigma;=1,5ml).</p>
<p>Il prelievo di sangue individuale, dalla cattura/contenimento dell&rsquo;animale alla sua conclusione, ha invece richiesto 1 minuto e 5 secondi (&sigma;=47 sec) ma con l&rsquo;impiego di due operatori.</p>
<p>Nel corso dei 45 minuti di esposizione del supporto masticabile collettivo, l&rsquo;80,6% dei suini in media &egrave; venuto almeno una volta a masticare il supporto. Gli animali hanno masticato il supporto in media per 13min e 51sec (&sigma;=8min 05sec).</p>
<p>A livello individuale, il 75,9% dei prelievi ematici &egrave; risultato positivo al test ELISA per PRRSv, contro il 76,2% dei prelievi salivari testati sempre con test ELISA adattato ai fluidi orali. Qualunque fosse il modello statistico utilizzato nello studio, la sensibilit&agrave; del test ELISA&ndash;Fluidi Orali &egrave; simile a quella del classico test ELISA-Siero, mentre la specificit&agrave; del test ELISA-FO &egrave; risultata inferiore a quella del test ELISA-Siero, anche se i risultati si riallineano con un intervallo di attendibilit&agrave; del 95%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>I risultati di questo studio mostrano innanzitutto che il prelievo di fluidi orali nei suini all&rsquo;ingrasso in condizioni di allevamento &egrave; facilmente praticabile, sia a livello individuale che di gruppo. Inoltre, risulta essere pi&ugrave; rispettoso per il benessere dell&rsquo;animale e meno impegnativo dal punto di vista delle risorse umane impiegate rispetto al classico prelievo di sangue.</p>
<p>Per quanto riguarda i dati di laboratorio, i risultati ottenuti dal confronto tra test Elisa-siero e test ELISA-Fluidi Orali (FO) per la ricerca di anticorpi anti-PRRSv, a livello individuale dimostrano lo stesso grado di sensibilit&agrave; e una specificit&agrave; solo leggermente inferiore per il test ELISA-FO, mentre a livello di <em>screening</em> di gruppo i risultati sono del tutto comparabili.</p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='https://suivet.it/valutazione-del-prelievo-di-fluidi-orali-come-metodo-di-monitoraggio-dellinfezione-da-virus-della-prrs-nei-suini-allingrasso.aspx'>Dott. Mario Gherpelli</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fvalutazione-del-prelievo-di-fluidi-orali-come-metodo-di-monitoraggio-dellinfezione-da-virus-della-prrs-nei-suini-allingrasso.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <author>gherpelli@suivet.it (Dott. Mario Gherpelli)</author>
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      <pubDate>Tue, 15 Dec 2015 13:45:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il settore suinicolo in Cina: Ristrutturazioni e prospettive</title>
      <description><![CDATA[<p>VISTO ED ELABORATO PER VOI DALLE JRP 2015&hellip; (by Mario Gherpelli)<br /> <b>Dalle Journ&eacute;es de la Recherche Porcine (Giornate della Ricerca Suina &ndash; JRP 47a edizione. Autore: </b>Van Ferneij J.P.</p>
<h4>INTRODUZIONE</h4>
<p>La carne suina ha un posto fondamentale nell&rsquo;alimentazione dei cinesi e, dovendo ricorrere sempre pi&ugrave; all&rsquo;importazione, il governo ha varato un piano di sviluppo quinquennale (2011-2015) in cui si prevede un forte impulso verso la modernizzazione dell&rsquo;intera filiera produttiva nazionale. Questo obiettivo potr&agrave; essere raggiunto solo facendo largo uso delle tecnologie importate dall&rsquo;estero e con acquisizioni di imprese straniere, attivit&agrave; che prevedono forti sovvenzioni statali.</p>
<h5>Il bilancio degli approvvigionamenti</h5>
<p>La Cina &egrave; di gran lunga il primo produttore di suini al mondo, con 54 milioni di tonnellate di carcasse prodotti nel 2013 (pari a circa 700 milioni di capi con peso medio della carcassa di 75 kg), un aumento del 36% rispetto al 2000. La domanda e l&rsquo;offerta sono rimasti in equilibrio per molto tempo, soprattutto per il costante controllo statale sulle importazioni. Con una popolazione di 1,36 miliardi di persone nel 2013, il consumo pro-capite raggiunge i 40 kg, un valore simile a quello dei paesi della UE, anche se un&rsquo;analisi pi&ugrave; approfondita fa pensare ad una sovrastima del 20-25% dei&nbsp; dati ufficiali. Il fenomeno nuovo degli ultimi anni &egrave; il crescente divario fra produzione interna e consumi, con relativo aumento delle importazioni.</p>
<h5>In forte crescita l&rsquo;importazione di prodotti elaborati</h5>
<p>Tra il 2007 e il 2013 le importazioni si sono moltiplicate di un fattore 2,7 in volume e 4 in valore, sia per l&rsquo;aumento dei prezzi, sia soprattutto per la maggior richiesta di carne congelata rispetto a prodotti meno nobili come grasso e frattaglie. I prodotti trasformati, invece, non trovano ancora spazio sul mercato cinese. I principali paesi esportatori sono in primo luogo USA e Canada e, all&rsquo;interno della UE, Germania, Polonia e Danimarca. Il Brasile comincia ad essere presente con un&rsquo;offerta molto competitiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>UNA PROFONDA RISTRUTTURAZIONE</h4>
<p>Nel 2014 siamo solo all&rsquo;inizio della profonda mutazione che subir&agrave; il settore suinicolo cinese. L&rsquo;intera filiera, sinora frammentata a tutti i livelli tra molti piccoli attori, evolver&agrave; secondo quanto abbiamo gi&agrave; visto nei Paesi produttori pi&ugrave; avanzati, con una riduzione del numero degli operatori ed un aumento delle dimensioni di ogni segmento della filiera.</p>
<h5>Nasceranno gli allevamenti di medio-grandi dimensioni</h5>
<p>L&rsquo;allevamento del suino &egrave; diffuso in tutte le province, anche se la maggior concentrazione la si trova in quelle attraversate dal fiume Yangtze. Nel 2014 si contavano oltre 50 milioni di allevatori, circa 430 milioni di capi, di cui circa 45 milioni di scrofe, il che rende bene l&rsquo;idea della frammentazione produttiva. I dati ufficiali, scomposti per taglia produttiva, sono questi: i micro allevamenti (&lt; 50 capi macellati/anno) rappresentano ancora il 25% della produzione; i piccoli-medi allevamenti familiari (50-3000 capi macellati/anno) arrivano al 50% della produzione; i grandi allevamenti (&gt;3000 capi macellati/anno) rappresentano l&rsquo;altro quarto mancante. Nel prossimo decennio si prevede la progressiva diminuzione dei micro allevamenti, con quelli di maggior taglia che arriveranno a coprire il 50% della produzione.</p>
<h5>Il ruolo giocato dallo Stato</h5>
<p>Lo Stato cinese giocher&agrave; un ruolo molto importante nel processo di rinnovamento/ampliamento della filiera, con uno stanziamento quinquennale di 3,4 miliardi di euro, destinati soprattutto a questi interventi: sviluppo delle linee genetiche femminili con acquisti dall&rsquo;estero e diffusione della Inseminazione Artificiale (IA); costruzione/ristrutturazione degli allevamenti con tecnologie importate dai Paesi pi&ugrave; performanti; aiuti speciali per la costruzione di nuovi grandi allevamenti; aiuti fiscali, con abbattimento delle imposte del 25% per i produttori.</p>
<h5>L&rsquo;alimento</h5>
<p>Solo l&rsquo;8% del territorio nazionale &egrave; costituito da terre coltivabili, il che significa che gran parte delle materie prime utilizzate per la preparazione dei mangimi viene importata. La produzione totale di mangime per le specie zootecniche si aggira sui 200 milioni di tonnellate, con il 40% destinato ai suini. Nel 2013 i produttori di mangime erano circa 10.000, con le prime 10 imprese maggiori che raggiungevano il 44% della quota destinata ai suini.</p>
<h5>La genetica</h5>
<p>Lo stato sanitario resta il grande punto debole della genetica suina prodotta in Cina, con tanti piccoli selezionatori che applicano programmi di controllo deboli ed ineguali, favorendo la diffusione di molte malattie. Il settore si sta organizzando attraverso collaborazioni con le grandi compagnie mondiali (Genus-PIC, Topigs) che dovrebbe portare alla nascita di 100 grandi centri di selezione moderni e controllati.</p>
<h5>I consumi interni</h5>
<p>La crescita del potere d&rsquo;acquisto soprattutto dei ceti meno abbienti dovrebbe portare ad un aumento del consumo di carne. Attualmente, la carne suina rappresenta la pi&ugrave; consumata (66%), seguita da quella avicola (20%) e da quella bovina (14%). Ben l&rsquo;80% della carne suina &egrave; consumata fresca, con una quota marginale per i prodotti trasformati, che per&ograve; avranno un forte aumento nei prossimi anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>CONCLUSIONI</h4>
<p>La Cina ha deciso di investire nella modernizzazione della propria filiera suinicola, imboccando la strada dell&rsquo;integrazione gi&agrave; messa in pratica da altri Paesi. Gli allevamenti saranno molto pi&ugrave; grandi degli attuali e si collocheranno in una fascia compresa tra le 500 e le 3.000 scrofe. Si svilupperanno i contratti tra produttori di mangime e piccoli allevatori, creando una filiera pi&ugrave; integrata.</p>
<p>I maggiori problemi da risolvere saranno:</p>
<ul>
<li>La creazione di un sistema di tracciabilit&agrave; che garantisca la sicurezza alimentare.</li>
<li>Il miglioramento dello stato sanitario. La peste suina classica e l&rsquo;afta, ancora presenti, sono controllate con piani vaccinali sovvenzionati dallo Stato e non sono ancora previsti piani di eradicazione. La <a href="https://suivet.it/SearchResults.aspx?q=PED">PED</a>, presente nella sua forma pi&ugrave; virulenta, ha causato una brusca caduta della produzione negli ultimi anni.</li>
<li>La scarsa disponibilit&agrave; di manodopera qualificata, in grado di gestire le nuove tecnologie e le nuove linee genetiche in arrivo dall&rsquo;estero.</li>
<li>La crescente dipendenza dalle materie prime importate per l&rsquo;alimentazione animale.</li>
<li>L&rsquo;introduzione di nuove norme sulla protezione dell&rsquo;ambiente e sul benessere animale che al momento non rappresentano un ostacolo per i produttori.</li>
</ul>
<p>In alternativa o in aggiunta allo sviluppo interno, la Cina potrebbe optare anche per l&rsquo;acquisizione di aziende operanti nella filiera suinicola in Europa, America e, in futuro, Africa.</p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='https://suivet.it/il-settore-suinicolo-in-cina-ristrutturazioni-e-prospettive.aspx'>Dott. Mario Gherpelli</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fil-settore-suinicolo-in-cina-ristrutturazioni-e-prospettive.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>https://suivet.it/il-settore-suinicolo-in-cina-ristrutturazioni-e-prospettive.aspx</link>
      <author>gherpelli@suivet.it (Dott. Mario Gherpelli)</author>
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      <pubDate>Tue, 25 Aug 2015 12:52:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La Diarrea Epidemica Suina (PED). I rischi in Francia, come prepararsi</title>
      <description><![CDATA[<p>VISTO ED ELABORATO PER VOI DALLE JRP 2015… (by Mario Gherpelli <br />
<b>Dalle Journées de la Recherche Porcine (Giornate della Ricerca Suina – JRP 47a edizione. Autori:</b> Grasland B., Bigault L., Bernard C., Andraud M., Blanchard Y., Rose N.</p>
<h4><i>Premessa del traduttore</i></h4>
<p><i>Ho scelto questo lavoro per l’attualità che questa malattia virale sta avendo anche nel nostro Paese. Diversi, infatti, i focolai segnalati e diagnosticati in queste settimane nel nord Italia, con danni non trascurabili nelle scrofe e soprattutto nei suinetti sottoscrofa. Vorrei però sottolineare il fatto che la realtà europea, più o meno endemica e con ceppi virali a bassa patogenicità, è clinicamente molto meno grave di quella americana o asiatica di cui leggerete di seguito. <br />
Ho scelto di dividere la pubblicazione dello studio francese in due parti: la prima (questa) dedicata alla <b>situazione epidemiologica nel mondo</b>, <a href="http://www.suivet.it/la-diarrea-epidemica-suina-ped-i-rischi-in-francia-come-prepararsi-2%C2%B0-parte.aspx">la seconda dedicata ai <b>segni clinici della malattia</b> e alle considerazioni su<b> rischio d’introduzione</b> e <b>misure di controllo</b> ipotizzate per la Francia</a>. <br />
</i></p>
<h4>Introduzione</h4>
<p>La <b>Diarrea Epidemica Suina (<i>Porcine Epidemic Diarrhea – PED</i>)</b> è stata descritta per la prima volta in Inghilterra nel 1971 (Oldman, 1972). Si manifesta con diarrea molto liquida e vomito nei suinetti ma anche negli animali all’ingrasso e nei riproduttori. I maggiori danni economici vengono dall’aumento della mortalità dei suinetti sottoscrofa. Presenta un quadro clinico simile alla TGE (Gastro-Enterite Trasmissibile), avendo in comune con questa un’eziologia virale correlata (alpha-coronavirus), anche se si tratta di due virus distinti. Il virus responsabile della PED è stato identificato nel 1978, denominato CV777 e a tutt’oggi considerato come il ceppo europeo di riferimento.</p>
<h4>Situazione epidemiologica</h4>
<h4><i>1.	In America</i></h4>
<p>A parte qualche caso sporadico descritto in Canada negli anni ’80 del 1900, gli Stati Uniti e l’America latina sono rimasti indenni dalla PED fino al 2013.<br />
A fine aprile 2013, i primi casi di PED sono stati descritti nello stato dell’Iowa, con tassi di mortalità dei suinetti sottoscrofa compresi tra il 95 e il 100% (Stevenson et al, 2013). Ad Agosto 2014 (<i>epoca di stesura di questa ricerca, NdT</i>)  l’epizoozia era ancora in corso, con nuovi casi diagnosticati ogni settimana. Ben 32 stati e oltre 8.300 allevamenti sono stati colpiti, provocando la morte di oltre 8 milioni di suini.<br />
Attualmente, due differenti ceppi virali circolano negli USA. Il primo (genogruppo 1) è stato identificato nei primi focolai del 2013 ed è estremamente virulento nei confronti dei suinetti sottoscrofa. Il secondo (genogruppo 2) è stato identificato in seguito, determina casi clinici meno gravi in sala parto e colpisce soprattutto animali adulti. I primi ceppi isolati e appartenenti al genogruppo 1 USA hanno mostrato il 99,5% di omologia con un ceppo isolato in Cina nel 2012 nel corso di gravi casi clinici di PED. <br />
L’epizoozia si è propagata al Canada nel febbraio 2014, colpendo soprattutto lo stato dell’Ontario. Ha raggiunto anche il Messico, la Colombia e il Perù. Argentina, Uruguay e Brasile (primo produttore di suini dell’America del Sud), al momento della stesura di questa nota, risultano ancora indenni dalla PED.</p>
<h4><i>2.	In Asia</i></h4>
<p>In Cina la PED era probabilmente presente in forma enzootica prima del 2010, ma una forma più grave a carattere epizootico fece la sua comparsa verso la fine del 2010/inizio del 2011, malgrado l’utilizzo corrente di un vaccino attenuato (basato però sul ceppo europeo CV777). Le indagini virologiche hanno stabilito che i casi gravi di PED, emersi soprattutto nel 2011, sono stati provocati da ceppi del genogruppo 1, nonostante continuino a circolare anche ceppi meno patogeni del genogruppo 2.<br />
Dopo sette anni di assenza, la malattia è ricomparsa in Giappone nell’ottobre 2013, colpendo oltre 800 allevamenti e provocando la morte di circa 371.000 suini. Dall’aprile 2014 l’incidenza sembra essere in netta diminuzione. I ceppi virali isolati sono molto simili geneticamente a quelli ad alta virulenza del genogruppo 1 responsabili dei casi gravi in Cina e negli USA.<br />
La malattia è presente anche in altri paesi asiatici, in particolare Corea del Sud e Vietnam.</p>
<h4><b>3.	In Europa</b></h4>
<p>Come accennato all’inizio, la PED è stata descritta per la prima volta in Inghilterra nel 1971, diffondendosi poi a numerosi altri paesi europei. Nel corso degli anni 1980, varie indagini sierologiche hanno dimostrato una larga diffusione del virus-PED in molti stati europei.<br />
A partire dal decennio successivo (gli anni ’90), la presenza del virus ha cominciato a declinare, con qualche caso sporadico segnalato verso la fine degli anni ’90.<br />
Dobbiamo così aspettare il 2005 (maggio) per osservare la prima forma epizootica di PED in Europa, descritta nell’Italia del Nord (pianura Padana), della durata di circa un anno (ultimi casi giugno 2006). Gli allevamenti colpiti furono 63, sia a ciclo chiuso che esclusivamente da ingrasso, con tassi di mortalità variabili, il più grave dei quali toccò il 34% (Martelli et al., 2008). Il carattere epizootico del focolaio suggeriva che il livello immunitario nella popolazione suina si fosse drasticamente ridotto, in presenza di una ridotta circolazione virale. Di nuovo, tra il 2008 e il 2014 si registrarono in Italia altri 73 casi in 60 allevamenti (Sozzi <i>et al.</i>, 2014). I ceppi virali coinvolti in questo ultimo focolaio sono molto vicini geneticamente a quelli del genogruppo 2 USA, considerati, come abbiamo visto, a basso potere patogeno.<br />
In Francia, in assenza di casi clinici, è stata condotta una ricerca degli anticorpi anti virus-PED su sieri di scrofe e la sieroprevalenza a livello individuale è risultata essere del 3,6%.<br />
In Germania sono stati descritti casi di PED in allevamenti da ingrasso all’inizio dell’estate 2014, causati da ceppi simili a quelli meno virulenti isolati negli USA (genogruppo 2).</p>
<h4>Riferimenti bibliografici</h4>
<ol>
    <li>Oldman, J. (1972). Letter to the editor. Pig Farming Supplement Oct, 72-73.</li>
    <li>Stevenson, G.W <i>et al. </i>(2013). Emergence of Porcine epidemic diarrhea virus in the United States: clinical signs, lesions and viral genomic sequences. J Vet Diagn Invest 25, 649-654.</li>
    <li>Martelli, P. <i>et al. </i>(2008). Epidemic of diarrhea caused by porcine epidemic diarrhea virus in Italy. Veterinary Record 162, 307-310.</li>
    <li>Sozzi, E. <i>et al. </i>(2014). Diagnosis and investigations on porcine epidemic diarrhea (PED) in north Italy. In: 8th Annual meeting of Epizone, Copenhague, Danemark, 23-24/09/2014</li>
</ol>
<p>&#160;</p>
<p>&#160;</p>
<p><br />
&#160;</p><br /><a href='https://suivet.it/la-diarrea-epidemica-suina-ped-i-rischi-in-francia-come-prepararsi.aspx'>Admin</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fla-diarrea-epidemica-suina-ped-i-rischi-in-francia-come-prepararsi.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Sat, 14 Feb 2015 16:04:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>JRP 2015 (47e Journées de la Recherche Porcine)</title>
      <description><![CDATA[<p>Si è da poco conclusa la 47a edizione delle Journées de la Recherche Porcine (JRP), classico appuntamento annuale degli istituti di ricerca francesi che fanno capo all’INRA-IFIP, cioè le strutture statali/regionali che si occupano dell’allevamento del suino nei suoi molteplici aspetti.<br />
Sono stati presentati 82 lavori in totale (tra comunicazioni orali e poster) suddivisi in 6 aree tematiche: Genetica e Qualità dei Prodotti – Alimentazione – Ambiente – Economia e Sociologia – Benessere Animale, Riproduzione e Management – Salute Animale.<br />
Come tradizione, l’inviato della Suivet dr. Mario Gherpelli ha seguito il congresso e a partire da questo numero proporrà la sintesi di quelle che, a suo giudizio, sono state le comunicazioni più interessanti e attuali per la realtà suinicola italiana.</p>
<h4>ELENCO ARTICOLI:</h4>
<ol>
    <li><a href="http://www.suivet.it/la-diarrea-epidemica-suina-ped-i-rischi-in-francia-come-prepararsi.aspx">La Diarrea Epidemica Suina (PED): quali i rischi in Francia? Comme ci dobbiamo preparare?</a></li>
</ol>
<p>&#160;</p><br /><a href='https://suivet.it/jrp-2015-47e-journées-de-la-recherche-porcine.aspx'>Admin</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fjrp-2015-47e-journ%c3%a9es-de-la-recherche-porcine.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>https://suivet.it/jrp-2015-47e-journées-de-la-recherche-porcine.aspx</link>
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      <pubDate>Sat, 14 Feb 2015 16:03:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Relazione tra lesioni polmonari osservate in Francia e performances di crescita dalla nascita al macello.Proposta di un nuovo indicatore sintetico</title>
      <description><![CDATA[<p>VISTO ED ELABORATO PER VOI DALLE JRP 2014… (by Mario Gherpelli <br />
<b>Dalle Journées de la Recherche Porcine (Giornate della Ricerca Suina – JRP 46a edizione. Autori:</b> <i>Henninger M., Labarque G., Fily B., Auvigne V.</i> - Atti  J.R.P. 2014, 46, 183-184</p>
<h4>Introduzione</h4>
<p>L’obiettivo di questo studio è quello di quantificare l’impatto economico delle lesioni polmonari di “tipo polmonite enzootica” sulle <i>performances</i> di crescita dei suini, dalla nascita al macello, proponendo un metodo basato sui controlli di <i>routine</i> eseguiti al macello.</p>
<h4>Materiali e metodi</h4>
<p>Lo studio è stato realizzato in 17 allevamenti francesi a ciclo chiuso. Sono stati inclusi 17.970 suini nati tra dicembre 2010 e settembre 2012, identificati con marca auricolare numerata. Al macello, ciascuna carcassa veniva identificata col numero di abbattimento e si procedeva all’incrocio dei due dati. Per assicurare la tracciabilità dei dati e l’annotazione delle lesioni polmonari, 4/5 osservatori erano presenti per ciascun lotto in sede di macellazione. Sull’intero arco di tempo dello studio, le annotazioni sono state raccolte da 10 incaricati.<br />
Alla fine, per ciascun suino erano noti data di nascita, data e peso vivo all’abbattimento, sesso e punteggio delle lesioni polmonari. Il peso alla nascita era stimato in 1,5 kg/capo. La quantificazione delle lesioni polmonari avveniva con una scala di riferimento in 24 punti (Madec e Kobisch, 1982), con indice di gravità compreso fra 0 e 4 per i 6 lobi valutati (il lobo azygos non era considerato). Il punteggio totale registrato da ogni suino era ottenuto sommando i valori registrati per ogni lobo.<br />
L’unità statistica era il suino. Le <i>performances</i> individuali erano calcolate secondo la modellizzazione di crescita proposta da Aubry et al. (2004), utilizzando tre indicatori standardizzati: il peso vivo a 180 giorni di vita (PV_180), l’età a 115 kg p.v. (Age_115) e l’incremento ponderale medio giornaliero dalla nascita a 115 kg p.v. (IMG_115). Un modello lineare era messo a punto per ciascuna delle tre variabili considerate.</p>
<h4>Risultati</h4>
<p>Su 17.970 suini inclusi nello studio, sono stati analizzati i dati individuali di 11.611 suini. Questi capi provenivano da 16 allevamenti, 46 bande e 121 lotti di macellazione.<br />
Il 52,3% dei capi erano maschi. Il 47,9% presentavano lesioni polmonari (punteggio ≥ 1), di cui il 6,9% lesioni estese (punteggio ≥ 9). Il peso vivo medio a 180 giorni era 115,4 kg e l’età a 115 kg era 181,8 giorni.<br />
La relazione tra le lesioni polmonari e le <i>performances</i> dei suini considerati era altamente significativa per ciascuno dei tre indicatori di crescita (P &lt; 0,0001, dati disponibili presso l’autore della nota).<br />
A partire dai risultati ottenuti con la modellizzazione, proponiamo l’introduzione di un nuovo indicatore sintetico che metta in relazione i punteggi delle lesioni polmonari raccolti al macello con le <i>performances</i> di accrescimento dei suini. Denominato “Perdita_PV180”, questo valore indica il numero di kg perduti ogni 100 suini macellati in funzione del punteggio registrato. La relazione tra questo indice e la media dei punteggi polmonari è lineare: per 100 suini, 50 kg di crescita sono perduti per ogni punto supplementare registrato nelle lesioni polmonari.</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>I risultati di questo studio confermano il legame, a livello individuale, fra lesioni polmonari e <i>performances</i> di crescita. Il limite di questo studio è rappresentato dalla rappresentatività degli allevamenti, perché non sono stati estratti a sorte.<br />
L’utilizzazione dei modelli statistici permette di valutare in modo molto concreto l’impatto economico della polmonite enzootica. Occorrerà solo prestare attenzione a non cumulare le perdite espresse in giorni con quelle espresse in kg p.v., perché non sono che due espressioni della stessa informazione.</p><br /><a href='https://suivet.it/relazione-tra-lesioni-polmonari-osservate-in-francia-e-performances-di-crescita-dalla-nascita-al-macelloproposta-di-un-nuovo-indicatore-sintetico.aspx'>Admin</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2frelazione-tra-lesioni-polmonari-osservate-in-francia-e-performances-di-crescita-dalla-nascita-al-macelloproposta-di-un-nuovo-indicatore-sintetico.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Sun, 28 Sep 2014 17:01:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Relazioni fra le pratiche d’induzione del parto e le performances riproduttive delle scrofe  in allevamenti francesi con diverse strategie di svezzamento</title>
      <description><![CDATA[<p>VISTO ED ELABORATO PER VOI DALLE JRP 2014… (by Mario Gherpelli <br />
<b>Dalle Journées de la Recherche Porcine (Giornate della Ricerca Suina – JRP 46a edizione. Autori:</b> <i>S. Boulot, L. Le Marchand de Saint Priest, Y. Huang, B. Badouard</i> - Atti  J.R.P. 2014, 46, 291-292</p>
<h4>Introduzione</h4>
<p>L’induzione del parto è una pratica ormai diffusa negli allevamenti, in ragione di vari benefici attesi: miglior organizzazione del lavoro e della conduzione in bande, aumento della sorveglianza sui parti durante l’orario di lavoro, riduzione delle perdite in lattazione, miglior gestione delle adozioni (suinetti sovrannumerari), maggior omogeneità dell’età/peso degli svezzati, ecc..<br />
D’altra parte, pratiche inadeguate possono influenzare negativamente il peso dei suinetti e la loro vitalità alla nascita, così come il processo di lattogenesi nella scrofa. Tenuto conto dei tassi elevati di suinetti immaturi alla nascita nelle linee genetiche iperprolifiche, il rischio di un accorciamento della durata fisiologica della gestazione in seguito all’induzione farmacologica dei parti è da valutare con attenzione. <br />
L’obiettivo di questo studio è quello di valutare le pratiche di induzione/sincronizzazione negli allevamenti francesi (frequenza, modalità) e il loro impatto sulla durata di gestazione e sulle performances riproduttive secondo le diverse strategie di svezzamento.</p>
<h4>Materiali e metodi</h4>
<p>Il lavoro si basa su una inchiesta nazionale realizzata nel 2006 tramite moduli inviati per posta a 218 allevamenti ritenuti rappresentativi (unità di produzione con più di 100 scrofe/sito).</p>
<p>Il questionario riguardava la conduzione della sala parto e dello svezzamento, con domande precise sulle modalità di induzione dei parti. In seguito alle risposte, è stato identificato un sotto-campione di 177 allevamenti nei quali era registrata sistematicamente la data della prima inseminazione, con durata di gestazione certa. <br />
Le performances medie ottenute nel corso del 2005 e i singoli avvenimenti riproduttivi sugli animali inclusi nel campione sono stati estratti dalla base dati nazionale GTTT. I valori specifici oggetto di calcolo includevano le durate di gestazione, il loro coefficiente di variazione (CV, %), le classi di durata della gestazione (&lt;112d, 112-117d, &gt;117d), i giorni dei parti e le classi di durata della lattazione (&lt;18d, 19-30d, &gt;31d). <br />
I risultati sono stati analizzati in funzione del tasso di induzione dichiarato: ALTO (≥ 60% delle scrofe, n. allevamenti=99), BASSO (0-40% delle scrofe, n=36), NULLO (nessuna scrofa indotta, n=42).</p>
<h4>Risultati e discussione</h4>
<p>La pratica dell’induzione farmacologica dei parti interessava il 77% degli allevamenti e il 46% delle scrofe incluse nello studio. A proposito del 23% degli allevatori che non praticavano l’induzione, i 2/3 tra loro l’avevano praticata ma poi abbandonata nel corso dell’anno precedente.</p>
<p>Gli allevamenti del gruppo ALTO presentavano un numero significativamente più elevato di scrofe (p&lt;0,01) ma la loro prolificità era comparabile con quella degli altri gruppi (13,9, 13,9 e 14,0 nati totali/parto rispettivamente nei gruppi ALTO, BASSO e NULLO (p&gt;0,05).</p>
<p>L’induzione abbrevia la durata media della gestazione, ma non aumenta il tasso di parti precoci (&lt;113d), valutati rispettivamente al 6,2%, 8,6% e 7,2% nei gruppi ALTO, BASSO e NULLO ((p&gt;0,05). L’assenza dell’induzione è associata a frequenze più elevate di gestazioni lunghe (&gt;116d) e di parti durante il week-end.</p>
<p>Allo stesso modo, la variabilità nell’età di svezzamento e il rischio di lattazioni brevi (&lt;19d) sono più elevati dove non si pratica l’induzione, in particolare negli allevamenti che svezzano a 3 settimane (ALTO: 9,8%, BASSO: 9,1% contro NULLO: 21,9%; p&lt;0,05).</p>
<p>A livelli di prolificità comparabili (circa 14 nati totali/parto), l’induzione è associata a performances riproduttive significativamente più elevate, per minori perdite in maternità (p&lt;0,05).<br />
Questo risultato è difficilmente imputabile alla sola pratica dell’induzione dei parti, ma rientra in un programma più ampio di buone pratiche gestionali nel reparto maternità. L’induzione, infatti, permette di ottimizzare i tempi di presenza e la sorveglianza del personale durante i parti.</p>
<p>Per quanto emerge da questo studio, l’induzione dei parti negli allevamenti francesi non sembra associata al rischio di parti precoci e, quindi, di minor sopravvivenza dei suinetti neonati.<br />
Ciò si può spiegare con il frequente rispetto delle buone pratiche, tra cui resta fondamentale la conoscenza della durata del periodo di gestazione. Nonostante i parti anticipati siano talvolta osservati con frequenza elevata, le cause restano da stabilire con più precisione. L’impatto specifico dell’induzione dei parti sulla maturità fisiologica dei suinetti neonati non è stato valutato in questo studio, ma meriterebbe un approfondimento.</p>
<p>L’effetto benefico dell’induzione dei parti nel limitare il rischio di lattazioni brevi emerge con più evidenza negli allevamenti che svezzano a 3 settimane (conduzione in banda settimanale, <i>NdT</i>). Il vantaggio qui è duplice, perché da un lato si ottengono suinetti meno immaturi e più omogenei allo svezzamento, dall’altro si favorisce una miglior involuzione uterina delle scrofe in vista della successiva gravidanza.</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>Questo studio conferma l’interesse dell’induzione dei parti, in particolare negli allevamenti con programma di svezzamento a 3 settimane, in quanto riduce il rischio di lattazioni brevi (&lt;19d).<br />
Inoltre, non emerge una correlazione tra induzione dei parti e tasso di parti precoci (&lt;113d), anche se l’impatto reale sulla maturità e sul peso alla nascita dei suinetti meritano di essere valutati su dati più recenti. Queste conclusioni presuppongono il rispetto delle buone pratiche di gestione (durata certa della gestazione, corretta posologia dei farmaci utilizzati, <i>NdT</i>), che è bene vengano periodicamente monitorate per non penalizzare la sopravvivenza dei suinetti.</p><br /><a href='https://suivet.it/relazioni-fra-le-pratiche-d’induzione-del-parto-e-le-performances-riproduttive-delle-scrofe--in-allevamenti-francesi-con-diverse-strategie-di-svezzamento.aspx'>Admin</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2frelazioni-fra-le-pratiche-d%e2%80%99induzione-del-parto-e-le-performances-riproduttive-delle-scrofe--in-allevamenti-francesi-con-diverse-strategie-di-svezzamento.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Sat, 14 Jun 2014 07:09:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Valutazione del momento dell'ovulazione nelle scrofe in condizioni di allevamento: fattori di variazione e conseguenze</title>
      <description><![CDATA[<p>VISTO ED ELABORATO PER VOI DALLE JRP 2014… (by Mario Gherpelli <br />
<b>Dalle Journées de la Recherche Porcine (Giornate della Ricerca Suina – JRP 46a edizione. Autori:</b> <i>S. Boulot, M. Le Jeune, Y. Huang, E. Salle</i> - Atti  J.R.P. 2014, 46, 287-288</p>
<h4>Introduzione</h4>
<p>La determinazione accurata del momento ottimale per l'inseminazione delle scrofe è un fattore essenziale al raggiungimento di buone performances riproduttive. In effetti, sia la fertilità che la prolificità sono ottimali quando le inseminazioni artificiali (IA) sono realizzate nelle 12-24h che precedono l'ovulazione. Poiché il momento dell'ovulazione è scarsamente prevedibile in condizioni di allevamento, quasi sempre le scrofe vengono inseminate ripetutamente (2-3 volte) durante l'estro,  aumentando sia i costi che i rischi associati alle IA post-ovulatorie (figliate poco numerose e/o infezioni genitali).</p>
<p>Gli studi che si sono occupati del momento dell'ovulazione in condizioni di allevamento sono piuttosto datati o di difficile estrapolazione rispetto alle attuali scrofe iperprolifiche allevate in Francia. L'obiettivo di questo studio è di valutare la variabilità del momento dell'ovulazione spontanea in condizioni di campo e di identificare i fattori di variazione sia nelle scrofette che nelle scrofe svezzate.</p>
<h4>Materiali e metodi</h4>
<p>Lo studio è stato condotto in 4 allevamenti di produzione bretoni con dimensioni del branco comprese tra 180 e 1000 scrofe, tutti con svezzamento a 3 settimane e senza sintomi di patologia riproduttiva (tasso di fertilità annua &gt; 85%, nati totali/parto &gt; 14). Le scrofe (di razza LWxL o LW) erano alloggiate in gabbie individuali durante le prime 4 settimane post-IA.</p>
<p>Le misurazioni sono state effettuate su diverse bande, per un totale di 314 scrofe svezzate e scrofette sincronizzate mediante progestinico orale. I calori erano controllati 2 volte/die in presenza di un verro. Indipendentemente dalle manifestazioni estrali, nell'intervallo compreso tra i 4 e gli 8 giorni post-svezzamento (o dopo la fine del trattamento progestinico) lo stato fisiologico ovarico veniva monitorato mediante ecografia addominale trans-cutanea (ogni 24h, al mattino). L'ovulazione veniva determinata in seguito alla scomparsa dei grandi follicoli pre-ovulatori (8-10 mm di diametro).</p>
<p>Lo spessore del lardo dorsale nel punto P2 veniva misurato grazie ad un apparecchio ad ultrasuoni al momento del primo controllo ovarico. Gli allevatori hanno inseminato le scrofe/scrofette secondo il loro protocollo abituale (da 2 a 4 IA per capo). Sono state registrate data e ora di ciascuna IA, così come l'ordine di parto, la data e l'ora dello svezzamento o dell'ultima dose di progestinico, la prolificità e la durata dell'allattamento precedente, i risultati registrati dopo la copertura (gravidanza, ritorno in estro o aborto) e gli eventuali trattamenti terapeutici.</p>
<p>L'analisi dei dati ha interessato i seguenti parametri: Intervallo Svezzamento Estro (ISE), Intervallo Fine Progestinico Estro (IFPE), durata del calore. Il momento dell'ovulazione è stato espresso in percentuale, ponendo pari a 100 la durata totale del calore (misurata in ore).</p>
<h4>Risultati e discussione</h4>
<p>Il 97,5% delle scrofe sono venute in calore e hanno ovulato entro 8 giorni dallo svezzamento (ISE e IFPE medi pari a 101,8 ± 20,2h e 132,7 ± 14,9h rispettivamente); il 2,5% degli animali era in anestro e una scrofa ha ovulato senza nessuna manifestazione estrale (estro silente).<br />
La durata media del calore era di 58,8 ± 14,2h, con una forbice molto ampia, compresa tra 35,5 e 108h.<br />
L'ovulazione si è verificata, in media, al 76 ± 8% della durata totale dell'estro, vale a dire 44 ± 18,7h  dopo l'inizio delle manifestazioni estrali, con grande variabilità individuale. Questo valore corrisponde a un intervallo medio di 146,9 ± 20,4h dopo lo svezzamento per le scrofe e 165,4 ± 14,3h dopo l'ultima somministrazione di progestinico per le scrofette.</p>
<p>Il collocamento medio dell'ovulazione ai 2/3 della durata delle manifestazioni estrali è coerente con la letteratura esistente. Ciononostante, i nostri risultati testimoniano una frequenza elevata di ovulazioni “precoci” (precedenti il 50% della durata dell'estro) o “tardive” (dopo la fine dell'estro). Questa variabilità è da tenere in conto per posizionare la prima IA.</p>
<p>La maggior parte dei criteri considerati variano in modo significativo a seconda dell'allevamento, del tipo di animale (scrofa o scrofetta), della durata della lattazione precedente e dello spessore di lardo dorsale. Le scrofette hanno estri più brevi e ovulazioni più precoci rispetto alle scrofe (p&lt;0,01). Mostrando lo stesso tipo di andamento della durata del calore, l'intervallo di ovulazione diminuisce con l'aumentare dell'ISE e dell'IFPE.</p>
<p>In accordo con Soede e Kemp (1996), l'ISE si conferma il miglior elemento predittivo del momento dell'ovulazione (p&lt;0,01), mostrando comunque una variabilità <i>inter</i> aziendale. In questo studio, la numerosità della covata svezzata non ha influenzato né l'ISE né il momento dell'ovulazione seguente. Al contrario, le lattazioni brevi (&lt;18 giorni) ritardavano in modo significativo sia l'ISE che l'ovulazione (p&lt;0,05).</p>
<p>Lo spessore di lardo dorsale in P2 al momento dell'IA (13,2 ± 3,3 mm) non aveva effetti sulla durata dell'ISE e sul momento dell'ovulazione nelle scrofe svezzate. Al contrario, nelle scrofette, l'IFPE-ovulazione era influenzato dallo spessore di lardo dorsale (p&lt;0,05). Questo è un elemento importante che andrebbe confermato in relazione alla carriera delle giovani femmine.</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>Questo studio conferma la grande variabilità del momento dell'ovulazione spontanea in condizioni di allevamento. In queste condizioni, una scrupolosa ricerca dei calori unita ad una strategia mirata delle IA restano componenti indispensabili per ottenere buoni risultati.<br />
Il controllo dello stato dell'ovaio resta ancora costoso (ecografo specifico, personale esperto, controlli ripetuti), ma un suo uso mirato, in associazione ad una scrupolosa ricerca calori ed ad una strategia di inseminazione flessibile, possono permettere di integrare al meglio la fisiologia della scrofa con le pratiche aziendali.</p><br /><a href='https://suivet.it/valutazione-del-momento-dellovulazione-nelle-scrofe-in-condizioni-di-allevamento-fattori-di-variazione-e-conseguenze.aspx'>Admin</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fvalutazione-del-momento-dellovulazione-nelle-scrofe-in-condizioni-di-allevamento-fattori-di-variazione-e-conseguenze.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Fri, 28 Feb 2014 18:53:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La sindrome della seconda figliata negli allevamenti francesi</title>
      <description><![CDATA[<p><span data-scaytid="1" data-scayt_word="VISTO">VISTO</span> ED <span data-scaytid="2" data-scayt_word="ELABORATO">ELABORATO</span> PER <span data-scaytid="3" data-scayt_word="VOI">VOI</span> <span data-scaytid="4" data-scayt_word="DALLE">DALLE</span> <span data-scaytid="5" data-scayt_word="JRP">JRP</span> 2013… (by Mario <span data-scaytid="7" data-scayt_word="Gherpelli">Gherpelli</span> <br />
<b><span data-scaytid="8" data-scayt_word="Dalle">Dalle</span> <span data-scaytid="9" data-scayt_word="Journées">Journées</span> de la <span data-scaytid="10" data-scayt_word="Recherche">Recherche</span> Porcine (<span data-scaytid="11" data-scayt_word="Giornate">Giornate</span> <span data-scaytid="12" data-scayt_word="della">della</span> <span data-scaytid="13" data-scayt_word="Ricerca">Ricerca</span> <span data-scaytid="14" data-scayt_word="Suina">Suina</span> – <span data-scaytid="6" data-scayt_word="JRP">JRP</span> <span data-scaytid="15" data-scayt_word="45a">45a</span> <span data-scaytid="16" data-scayt_word="edizione">edizione</span>. <span data-scaytid="17" data-scayt_word="Autori">Autori</span>:&#160;</b> <i>S. Boulot, Y. Despres, B. Badouard, E.Sallé</i></p>
<h4><span data-scaytid="24" data-scayt_word="Introduzione">Introduzione</span></h4>
<p>Al momento del primo svezzamento i problemi riproduttivi delle primipare sono frequenti: difficile venuta in calore, infertilità, riduzione del numero dei nati al parto successivo. Questo quadro, noto con il termine di “sindrome della seconda figliata”, può penalizzare le <i>performances</i> dell'intera carriera di una scrofa e diminuirne la longevità (Hoving, 2012).</p>
<p>Le ricerche su questo argomento sono piuttosto datate ma spesso focalizzate solo sulla prolificità, mentre l'obiettivo di questo studio è di valutare la frequenza delle varie componenti della sindrome e di studiare i fattori associati alla sua comparsa, sia a livello di scrofe che di allevamenti. </p>
<h4>Materiali e metodi</h4>
<p>Lo studio è stato realizzato a partire dal <i>database</i> nazionale della GTTT (Gestione Tecnica dei Branchi Scrofe). I dati inclusi riguardano il 2008 e includono 812 allevamenti da riproduzione.<br />
I dati individuali delle primipare (n &gt;42.000) sono stati estratti al fine di calcolare le seguenti <i>performances</i> in prima e seconda figliata: numerosità delle covate (nati totali, nati vivi, allattati, svezzati, natimortalità), intervallo svezzamento-1a  copertura, fertilità.</p>
<p>Una copertura è considerata infertile in caso di ritorno, aborto, di riforma associata allo stato di “vuota al parto” o a un problema riproduttivo. La numerosità delle covate è stata calcolata tenendo distinte quelle generate da una prima copertura o da un ritorno. Si è determinata l'origine del seme (acquistato o autoprodotto), la strategia di IA (1, 2, 3 o più interventi), la frequenza di adozioni e di scrofe/balia, la durata di lattazione, l'età alla prima IA e al primo parto e la durata dell'ISE (Intervallo Svezzamento Estro) in rapporto alla stagione.</p>
<p>Gli allevamenti sono stati classificati in base al numero dei riproduttori allevati (&lt;150, 150-250, &gt;250 scrofe), al tipo di gestione in bande (7, 20-21 o altre), all'età di svezzamento (3 o 4 settimane), alla regione (Bretagna o altre), al tipo di alloggiamento delle scrofe gestanti (in gruppo o in gabbia) e alle loro <i>performances</i> medie annuali nel corso del 2008.</p>
<h4>Risultati e discussione</h4>
<h5>A livello di animali</h5>
<p>L'analisi dei dati mostra che il 16% delle primipare sono infertili dopo il primo svezzamento e che la comparsa del calore è tardiva (&gt;7 giorni) nel 13% dei casi.<br />
La numerosità della seconda covata è inferiore alla prima nel 42% dei casi. In valore assoluto, risulta scarsa (&lt;11 nati totali) nel 19% dei soggetti.<br />
In accordo con Hoving, la correlazione tra numerosità della prima e seconda figliata è debole (r=0,18).<br />
I fattori associati alla comparsa della sindrome variano a seconda delle sue componenti. La durata e/o la conduzione della quarantena delle scrofette si rivelano importanti. In particolare, un breve intervallo fra introduzione e prima copertura o un'età al primo parto &lt;340 giorni aumentano i rischi di infertilità, di estro tardivo e di calo della prolificità al secondo parto.<br />
Le <i>performances</i> nel corso della prima lattazione possono impattare sul secondo ciclo, ponendo come ipotesi l'origine nutrizionale della seguente infertilità. D'altra parte, esistono altri fattori (genetici, sanitari, di conduzione, ecc..) da tenere in conto per dare un peso ai rischi connessi alla scarsa prolificità al primo parto.</p>
<h5>A livello di allevamenti</h5>
<p>La sindrome si manifesta, in diversi modi e livelli di gravità, in circa l'80% degli allevamenti studiati. <br />
I profili clinici parziali sono più frequenti del quadro completo della sindrome, presente contemporaneamente in tutte le sue componenti in meno del 10% degli allevamenti. <br />
L'analisi dei fattori di rischio a livello degli allevamenti conferma l'importanza del livello gestionale globale, della conduzione della prima lattazione e in particolare della strategia dei pareggiamenti/adozioni.</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>Questo studio conferma che la “sindrome della seconda figliata” è molto frequente negli allevamenti francesi ma con una varietà di manifestazioni cliniche (infertilità, anestro, ipoprolificità) molto accentuata. I fattori di rischio, anch'essi, variano al variare della presenza dei singoli aspetti della sindrome.<br />
E' interessante notare che sono stati identificati allevamenti “resistenti” (21% del campione). L'analisi approfondita delle loro strategie gestionali potrà permettere di identificare le pratiche “protettrici” e di confermare i punti chiave da tenere sotto controllo.</p><br /><a href='https://suivet.it/la-sindrome-della-seconda-figliata-negli-allevamenti-francesi.aspx'>Admin</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fla-sindrome-della-seconda-figliata-negli-allevamenti-francesi.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Mon, 28 Oct 2013 09:31:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Inseminazione artificiale ed efficienza riproduttiva</title>
      <description><![CDATA[<p>VISTO ED ELABORATO PER VOI DALLE JRP 2013… (by Mario Gherpelli <br />
<b>Dalle Journées de la Recherche Porcine (Giornate della Ricerca Suina – JRP 45a edizione. Autori:&#160;</b> <i>S. Ferchaud, S. Boulot, V. Furstoss, P. Manceau, J. Boutin, S. Michel, P. Guillouet</i></p>
<h4>Introduzione</h4>
<p>Nei centri di inseminazione animale francesi (CIA) il seme raccolto dai verri viene esaminato e scelto sulla base di valutazioni microscopiche soggettive considerate importanti per la capacità fecondante (mobilità e motilità). D'altra parte, è ormai accertato che sono numerosi i fattori manageriali all'interno dei singoli allevamenti che interferiscono con la qualità delle dosi acquistate.<br />
L'obiettivo di questo studio retrospettivo è di valutare l'impatto sulle performances riproduttive del verro, del seme, della scrofa e delle pratiche di inseminazione artificiale (IA) messe in atto nei vari allevamenti francesi.</p>
<h4>Materiali e metodi</h4>
<p>Lo studio è stato condotto su 5011 eiaculati raccolti al CIA di Rouillé tra il 2003 e il 2011, su un totale di 304 verri di due tipi genetici: Piétrain (P) e Large White x Piétrain (LWxP).</p>
<p>Gli eiaculati sono stati valutati secondo 5 criteri: volume, concentrazione, N° spermatozoi totali, % di spermatozoi mobili (mobilità) e grado di motilità (scala di Bishop). Solo gli eiaculati con una mobilità &gt;70% e uno <i>score</i> di Bishop &gt;1 sono stati utilizzati.</p>
<p>Dopo la diluizione (diluitore BTS e dosi calcolate a 3x109 spermatozoi totali), le dosi sono state distribuite ad un gruppo di 25 allevatori soci del centro con il medesimo tipo genetico femminile (scrofe LW x La francese). In totale, si sono realizzate 26.641 <acronym title="Inseminazione Artificiale">IA</acronym> monospermiche su scrofe in estro spontaneo con protocollo di lavoro comparabile: intervallo di 12h tra rilevazione dell'estro e 1a <acronym title="Inseminazione Artificiale">IA</acronym> e n° totale di interventi pari a 2 o 3 (distanziati di 12h) secondo la durata dell'estro.</p>
<p>I dati relativi alle <i>performances</i> riproduttive sono stati inseriti solo per un numero minimo di 100 scrofe inseminate/allevamento.</p>
<h4>Risultati</h4>
<h5>Fertilità</h5>
<p>Il tasso medio di fertilità registrato è stato dell'88,7% (su 26.040 <acronym title="Inseminazione Artificiale">IA</acronym>), ma il dato più interessante è la variazione di questo valore tra gli allevamenti (76,6% - 94,6%).<br />
In seguito all'analisi statistica applicata, i fattori che hanno influito in modo significativo sul tasso di fertilità sono stati:<br />
– razza: il seme dei verri di razza P è risultato meno fertile di quello dei verri LWxP<br />
– età: il seme dei verri di età &lt;12 mesi è risultato meno fertile rispetto a quello dei verri di almeno un anno di età.</p>
<p>In compenso, la qualità iniziale degli eiaculati (volume, concentrazione, % mobilità, grado di motilità) non ha influenzato il tasso di fertilità.<br />
Le prime&#160;inseminazioni del lunedì [<em>con svezzamento al giovedì, pari cioè al 4° giorno di <acronym title="Intervallo Svezzamento-Estro">ISE</acronym>, , NdT</em>] sono più fertili di quelle del martedì e dei giorni seguenti. L'effetto è più marcato nelle primipare: 88,1%, 85,9% e 79,2%, rispettivamente il lunedì, martedì e giorni seguenti (P&lt;0,0001).</p>
<p>Le dosi di seme utilizzate dal 3° al 7° giorno dal prelievo (rispetto a quelle utilizzate nei primi 2 giorni) degradano il tasso di fertilità, così come l'utilizzo della terza inseminazione artificiale (27% dei dati analizzati) ha un effetto migliorativo, indipendentemente dal giorno di <acronym title="Intervallo Svezzamento-Estro">ISE</acronym>, .</p>
<p>Il tasso di fertilità varia in modo significativo anche secondo l'anno (86,9% nel 2004 rispetto al 90,3% nel 2011), con variazioni stagionali significative che vedono i valori inferiori in estate e quelli superiori in primavera.</p>
<h5>Prolificità</h5>
<p>La taglia media della covata (n=19.862 covate) è stata di 13,9 ± 3,6 nati totali (NT), valore che varia in modo significativo tra allevamenti e a seconda del tipo genetico e dell'età dei verri (i valori inferiori sono stati registrati con i verri Piétrain di età &lt;12 mesi).</p>
<p>Il grado di motilità (valori tra 1 e 4,5 secondo la scala di Bishop) e la concentrazione degli eiaculati hanno effetti moderati sulla taglia della covata (P&lt;0,05). Quest'ultima non è influenzata dai ritorni, ma aumenta con l'ordine di parto e con il numero delle <acronym title="Inseminazione Artificiale">IA</acronym>), (3 rispetto a 2).</p>
<p>L'età del seme pari o superiore ai 3 giorni influenza negativamente il numero di NT.</p>
<p>Le <acronym title="Inseminazione Artificiale">IA</acronym>), effettuate nel trimestre luglio-settembre danno origine a covate di taglia inferiore.</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>Questo studio conferma la debole interazione tra il verro e la qualità iniziale del seme rispetto alle <i>performances</i> riproduttive degli allevamenti, suggerendo la necessità di trovare nuovi criteri predittivi, in particolare per quanto riguarda le alte diluizioni degli eiaculati.</p>
<p>Per capire le differenze di risultati registrate nei diversi allevamenti è fondamentale tenere conto delle pratiche manageriali e dei dati relativi alle scrofe inseminate (ordine di parto, giorno di <acronym title="Intervallo Svezzamento-Estro">ISE</acronym>, ecc..).</p>
<p>L'interesse di una terza inseminazione artificiale sistematica deve essere valutata caso per caso, in ragione dei tempi che intercorrono tra rilevazione dell'estro e inseminazione, per gli effetti negativi che possono nascere da un'errata rilevazione degli estri e da un programma di inseminazione fisso che non tenga conto dell'intervallo svezzamento-estro (ISE).<br />
&#160;</p><br /><a href='https://suivet.it/inseminazione-artificiale-ed-efficienza-riproduttiva.aspx'>Admin</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2finseminazione-artificiale-ed-efficienza-riproduttiva.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>https://suivet.it/inseminazione-artificiale-ed-efficienza-riproduttiva.aspx</link>
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      <pubDate>Fri, 27 Sep 2013 12:36:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Agenti infettivi associati a polmonite e pleurite: studio in 125 allevamenti a ciclo chiuso del Grand Ovest francese</title>
      <description><![CDATA[<p>VISTO ED ELABORATO PER VOI… (by Mario Gherpelli)<br />
<b>Dalle Journées de la Recherche Porcine (Giornate della Ricerca Suina – JRP), 45a edizione: </b><i>Fablet C., Marois-Crehan C., Simon G., Grasland B., Jestin A., Kobisch M., Madec F., Rose N.</i></p>
<h4>Introduzione</h4>
<p>Gli agenti infettivi principalmente responsabili delle malattie polmonari nel suino sono Mycoplasma hyopneumoniae (Mhp), Actinobacillus pleuropneumoniae (App), il virus della Sindrome Riproduttiva e Respiratoria del Suino (PRRSV) e i virus influenzali del suino (SIV). Studi epidemiologici recenti indicano che anche il circovirus suino tipo-2 (PCV-2) sarebbe da considerare tra gli agenti patogeni maggiori (Hansen et al., 2010; Wellenberg et al., 2010).</p>
<p>La conoscenza degli agenti infettivi associati alle malattie respiratorie e le loro interazioni rappresentano il punto di partenza obbligato per l’applicazione di una strategia di controllo appropriata. Per quanto riguarda la Francia, da oltre 25 anni non si è più realizzato uno studio epidemiologico su vasta scala che indagasse questo tema. L’obiettivo di questo lavoro è quello di valutare il ruolo di questi cinque agenti infettivi nell’espressione clinica delle malattie polmonari e nel determinismo delle lesioni anatomo-patologiche di polmonite e pleurite nel Grand Ovest della Francia.</p>
<h4>Materiali e metodi</h4>
<p>Lo studio è stato realizzato in 125 allevamenti a ciclo chiuso del Grand Ovest [soprattutto in Bretagna, <i>NdT</i>] i quali rientravano nel campione oggetto della precedente comunicazione [vedi <a href="http://www.suivet.it/fattori-non-infettivi-associati-alla-polmonite-e-alla-pleurite-in-143-allevamenti-a-ciclo-chiuso-del-grand-ovest-della-francia.aspx">riassunto precedente</a>, <i>NdT</i>]. In ciascun allevamento sono state incluse quattro bande di suini di 4, 10, 16 e almeno 22 settimane di vita. I sintomi clinici hanno riguardato il rilevamento dei colpi di tosse su un periodo continuativo di sei minuti in ciascun gruppo. Inoltre, un campione di 15 suini estratti a sorte è stato sottoposto a prelievo di sangue in ciascuna banda. Per le bande di 4, 10 e 16 settimane è stato effettuato anche un prelievo di muco mediante sondaggio tracheo-bronchiale su 10 dei 15 suini selezionati. Le lesioni riferibili a polmonite e pleurite, nonché lo stato reattivo dei linfonodi tracheo-bronchiali, sono stati valutati al macello su 30 suini anch’essi scelti per estrazione a sorte.<br />
[Per quanto riguarda le analisi di laboratorio e statistiche utilizzate, si rimanda al lavoro originale disponibile presso l’autore – <i>NdT</i>].</p>
<h4>Risultati</h4>
<p>L’analisi dei dati raccolti ha permesso di stratificare il campione in quattro gruppi di allevamenti. Un primo gruppo (n. 33 allevamenti) è caratterizzato da un punteggio medio di polmonite elevato, una frequenza elevata di tosse a 16 settimane di vita, una frequenza elevata di congestione linfonodale a livello tracheo-bronchiale e una frequenza elevata di anticorpi anti-PRRSV a 10, 16 e 22 settimane di vita. Questi allevamenti presentano anche infezione da SIV tipo H1N1 e hanno una frequenza elevata di suini positivi alla PCR per Mhp e PCV-2 a 16 settimane di vita.</p>
<p>Un secondo gruppo è caratterizzato da una frequenza elevata di suini con segni di pleurite e con un’elevata frequenza di infezione da PRRSV, nonché dal sierotipo 2 e dal sierogruppo 1-9-11 di App alla fine del ciclo d’ingrasso.</p>
<p>Un terzo gruppo comprende allevamenti con una frequenza elevata di suini infettati da Mhp e PCV-2 a 4, 10 e 16 settimane di vita.</p>
<p>Il quarto gruppo è costituito da allevamenti con una frequenza più elevata di suini senza polmonite e senza pleurite. In questo gruppo, la pressione d’infezione nei confronti del PCV-2 è la più elevata a 17 settimane di vita.</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>Nonostante il PCV-2 sia associato all’espressione clinica e anatomo-patologica della polmonite, non ha un ruolo rilevante nello sviluppo delle malattie polmonari enzootiche negli allevamenti del Grand Ovest francese, all’opposto di quanto emerso per Mhp, per il PRRSV e per il SIV sottotipo H1N1.</p>
<p>L’infezione da parte del PRRSV presenta la particolarità di intervenire in modo significativo sia sulla polmonite che sulla pleurite.</p>
<p>L’App, in particolare il sierotipo 2, gioca un ruolo centrale nella comparsa della pleurite.<br />
<br />
&#160;</p><br /><a href='https://suivet.it/agenti-infettivi-associati-a-polmonite-e-pleurite-studio-in-125-allevamenti-a-ciclo-chiuso-del-grand-ovest-francese.aspx'>Admin</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fagenti-infettivi-associati-a-polmonite-e-pleurite-studio-in-125-allevamenti-a-ciclo-chiuso-del-grand-ovest-francese.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Thu, 25 Jul 2013 06:26:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Fattori non infettivi associati alla polmonite e alla pleurite in 143 allevamenti a ciclo chiuso del Grand Ovest della Francia</title>
      <description><![CDATA[<p>…VISTO ED ELABORATO PER VOI DALLE JRP 2013… (by Mario Gherpelli)<br />
<b>Dalle Journées de la Recherche Porcine (Giornate della Ricerca Suina – JRP), 45a edizione. Autori:</b> <i>Fablet C., Dorenlor V., Eono F., Eveno E., Jolly J.-P., Portier F., Bidan F., Madec F., Rose N.</i></p>
<h4>Introduzione</h4>
<p>L’elaborazione di programmi di prevenzione efficaci nei confronti delle malattie respiratorie richiede una precedente identificazione dei fattori che conducono alla loro espressione, più o meno severa. Infatti, il determinismo delle malattie polmonari è complesso e multifattoriale. Diversi agenti infettivi, così come fattori non infettivi relativi alle condizioni di allevamento, concorrono alla comparsa e alla gravità di queste malattie.</p>
<p>I fattori non infettivi, legati all’ambiente di vita degli animali, influenzano le malattie respiratorie in modo duplice: da un lato, agendo sugli agenti infettivi e modificando la pressione d’infezione alla quale il suino è esposto, dall’altro mediante un’azione specifica che compromette le difese naturali (fisiche e immunitarie) del suino stesso. Nei sistemi di allevamento intensivo sono molti i fattori in grado di interferire sul delicato equilibrio che si instaura tra le popolazioni microbiche patogene e la capacità di resistenza della popolazione suina, facendo spostare situazioni equilibrate (infezioni) verso situazioni squilibrate (malattie).</p>
<p>Molte ricerche analitiche sono state realizzate per identificare i fattori di rischio non infettivi implicati nella polmonite e nella pleurite, ma poche tra queste hanno preso in considerazione le prime fasi di vita dei suini, in particolare quelle che precedono lo svezzamento, che peraltro influiscono sulle dinamiche d’infezione e sull’integrità dei sistemi di difesa dei suini.</p>
<p>L’obiettivo di questa ricerca era di identificare e di quantificare l’effetto dei fattori non infettivi sulla polmonite e la pleurite di suini allevati in strutture a ciclo chiuso del Grand Ovest della Francia.</p>
<h4>Materiali e metodi</h4>
<p>In ciascuno degli allevamenti selezionati è stata effettuata una visita per raccogliere le informazioni richieste, attraverso la compilazione di un questionario e un’intervista all’allevatore. In parallelo, tre incaricati raccoglievano dati e misurazioni sulle condizioni di allevamento nei reparti maternità, svezzamento e ingrasso [per i dettagli sulle metodiche e gli strumenti utilizzati si rimanda al lavoro originale disponibile presso l’autore,<i> NdT</i>].</p>
<p>In un lasso di tempo compreso tra una e tre settimane dopo la visita in allevamento, è stato condotto un controllo al macello sui lotti di suini precedentemente osservati alla fine del ciclo di ingrasso. Per ciascun allevamento è stato creato un campione di 30 suini scelti in modo random, recuperando i polmoni dalla catena di macellazione e sottoponendoli ad un esame macroscopico delle lesioni. La polmonite è stata valutata utilizzando uno schema in 28 punti e la pleurite secondo uno schema in 4 punti, in accordo con la griglia messa a punto da Madec e Kobisch (1982).</p>
<h4>Risultati</h4>
<h5><u>Lesioni riscontrate al macello</u></h5>
<p>In totale, i polmoni di 4293 suini provenienti da 143 allevamenti sono stati valutati per il tipo e la gravità delle lesioni polmonari. Lesioni riferibili a polmonite sono state osservate nel 69,1% dei suini, tra cui il 17,7% presentava un punteggio superiore a 7. La pleurite è stata osservata nel 14,4% dei suini, mentre almeno un caso di pleurite estesa (punteggio&gt;2) è stato osservato nel 40,6% degli allevamenti. La frequenza di suini colpiti da pleurite estesa variava tra lo 0 e il 36,7% secondo gli allevamenti, con una frequenza media intra-lotto del 2,9%.</p>
<h5><u>Ricerca dei fattori associati alla polmonite e alla pleurite</u></h5>
<p>L’analisi è stata condotta su un campione di 131 allevamenti. Un gruppo di 12 allevamenti gravemente colpiti da pleurite e da polmonite a diversi gradi di severità è stato scartato dall’analisi dei dati al fine di ottenere un campione più omogeneo.</p>
<p>Al termine dell’analisi multivariata, quattro variabili sono state inserite nel modello finale: l’intervallo tra bande omogenee di suini; l’origine/tragitto dell’aria nei reparti di svezzamento; il numero di suini presenti/reparto di ingrasso e la concentrazione media di CO<sub>2</sub> nei reparti di ingrasso (misurata in continuo per 20h). Un intervallo tra bande inferiore alle 4 settimane, sale di ingrasso di oltre 90 capi, [CO<sub>2</sub>]&gt;1600 ppm nei reparti di ingrasso aumentano in modo significativo la probabilità di lesioni da polmonite nella fascia intermedia (punteggi compresi tra 0,5 e 3,75). Se a questi fattori si aggiunge anche l’origine/tragitto dell’aria nei reparti di svezzamento, aumenta la probabilità che la polmonite si aggravi (punteggi&gt;3,75).</p>
<p>Per quanto riguarda la pleurite estesa, i fattori che ne aumentano la probabilità sono la ridotta scala di regolazione della ventilazione (≤5°C), l’assenza di trattamenti insetticidi in maternità, il taglio delle code dopo 1,5 giorni di vita e una castrazione tardiva dei maschi (dopo i 14 giorni di vita). Altri fattori associati a questa lesione sono una T° media &lt;23°C nelle sale di ingrasso e una taglia di allevamento superiore alle 200 scrofe.</p>
<h4>Discussione</h4>
<p>Il tipo e la gravità delle lesioni polmonari nei diversi allevamenti sono state determinate a partire dai dati su un solo lotto inviato al macello, il che potrebbe far nascere dei dubbi sulla completezza dell’informazione. Va però ricordato che, secondo diversi studi più analitici, le lesioni polmonari di un allevamento tendono ad essere relativamente costanti nel tempo. Inoltre, si è potuta verificare una buona corrispondenza tra i dati clinici forniti dai veterinari responsabili e il quadro anatomo-patologico, in quanto nessuno degli allevamenti con problemi respiratori evidenti ha fatto registrare bassi punteggi al macello, così come, all’opposto, nessun allevamento con una clinica poco rilevante ha mostrato lesioni polmonari importanti.</p>
<p>Quadri macroscopici di polmonite e di pleurite sono stati osservati rispettivamente nel 69,1% e nel 14,4% dei suini macellati e, pur non essendo questo uno studio sulla prevalenza, i risultati sono simili a quelli ottenuti da Leneveu et al. (2005). <br />
I risultati confermano che il rischio di polmonite aumenta con la riduzione dell’intervallo tra bande (cioè gruppi omogenei) di suini all’interno dello stesso allevamento. Questo si può spiegare sia con il numero di gruppi che si formano nel ciclo di allevamento (minori all’aumentare dell’intervallo tra bande) sia con la maggior difficoltà di effettuare pareggiamenti/rimescolamenti con gruppi di età più distanziate.</p>
<p>Un’altra conferma viene dal maggior rischio di polmonite all’aumentare del numero dei suini nei singoli reparti di ingrasso, in quanto il rischio di trasmissione sia di particelle in sospensione che di agenti infettivi aumenta in modo esponenziale (Sorensen et al., 2006).<br />
Per la prima volta, invece, questo studio permette di identificare come fattore di rischio per la polmonite la modalità d’ingresso dell’aria nelle sale svezzamento. Difatti, se l’aria utilizzata per il ricambio proviene direttamente dall’esterno senza un percorso intermedio di preriscaldamento, i suini sono esposti ad un maggior rischio. La spiegazione può essere ricercata nell’effetto stressante che l’aria fredda esercita sulle difese immunitarie aspecifiche, facendo diminuire la soglia di resistenza verso gli agenti infettivi.</p>
<p>Per quanto riguarda la pleurite, emergono in questo studio alcuni fattori di rischio presenti molto precocemente nella vita dei suini, fin dalla sala parto. Il primo è rappresentato dall’assenza di trattamenti insetticidi in maternità, facendo ipotizzare un ruolo non irrilevante degli insetti come vettori meccanici di agenti patogeni sia intra che inter-allevamenti.</p>
<p>Anche le pratiche chirurgiche di massa sui suinetti, taglio della coda e castrazione dei maschi, emergono come fattori di rischio per lo sviluppo di pleurite se effettuati tardivamente (rispettivamente, oltre 1,5 e 14 giorni di vita), probabilmente per la maggior ampiezza e difficoltà di cicatrizzazione delle ferite, con maggior rischio di ingresso di agenti patogeni.</p>
<p>Infine, viene confermato il ruolo di un’elevata concentrazione di CO<sub>2</sub> nell’ambiente come fattore di rischio per lo sviluppo di gravi forme di polmonite. Questo non tanto per un effetto diretto di questo gas sull’apparato respiratorio, quanto per un effetto indiretto, in quanto indicatore di uno scarso ricambio d’aria e di relative concentrazioni elevate di bio-aerosols e gas dannosi.<br />
&#160;</p>
<p><br />
&#160;</p><br /><a href='https://suivet.it/fattori-non-infettivi-associati-alla-polmonite-e-alla-pleurite-in-143-allevamenti-a-ciclo-chiuso-del-grand-ovest-della-francia.aspx'>Admin</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2ffattori-non-infettivi-associati-alla-polmonite-e-alla-pleurite-in-143-allevamenti-a-ciclo-chiuso-del-grand-ovest-della-francia.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Tue, 25 Jun 2013 06:11:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Effetto dell’apporto di destrosio prima dell’inseminazione e di arginina durante l’ultimo terzo di gestazione sull’eterogeneità del peso dei suinetti alla nascita</title>
      <description><![CDATA[<p>…VISTO ED ELABORATO PER VOI DALLE JRP 2013… (by Mario Gherpelli)<br />
<b>Dalle Journées de la Recherche Porcine (Giornate della Ricerca Suina – JRP), 45a edizione: "Effetto dell’apporto di destrosio prima dell’inseminazione e di arginina durante l’ultimo terzo di gestazione sull’eterogeneità del peso dei suinetti alla nascita"</b> - <i>Quesnel H., Quiniou N., Roy H., Lottin A., Boulot S., Gondret F.</i><br />
&#160;</p>
<h4>Introduzione</h4>
<p><br />
Da circa 20 anni, con l’introduzione delle scrofe iperprolifiche, oltre ad un aumento del numero di svezzati osserviamo anche un aumento del tasso di mortalità dei suinetti in sala parto. Uno dei principali fattori implicati nel fenomeno è l’aumento della variabilità intra-covata del peso alla nascita, come emerge da correlazioni fenotipiche e genetiche positive messe in evidenza da alcuni studi.</p>
<p>L’eterogeneità delle covate prende origine già dallo sviluppo embrionale e si amplifica durante la fase fetale per raggiungere un coefficiente di variazione (CV) medio del peso alla nascita intorno al 20%. Per tale motivo, gli interventi mirati ad aumentare l’omogeneità delle covate attraverso strategie nutrizionali devono essere applicati molto precocemente, prima dell’inseminazione, nel tentativo di modulare la qualità degli ovociti e dei follicoli. In uno studio (van de Brand et al., 2006) è stato osservato che la distribuzione di un supplemento di destrosio durante l’intervallo svezzamento-estro (ISE) ha permesso di ridurre del 3% in media il CV del peso delle covate alla nascita. Il destrosio è un monosaccaride rapidamente assimilabile che induce un effetto iperglicemizzante più intenso rispetto agli zuccheri complessi. Questa integrazione, oltre all’apporto supplementare di energia netta rispetto alla dieta base, stimola la secrezione di insulina e di IGF-I, due ormoni implicati nello sviluppo e nella maturazione follicolare.</p>
<p>L’eterogeneità delle covate potrebbe essere ridotta, inoltre, modificando l’alimentazione materna durante la gestazione, al fine di favorire lo sviluppo della placenta e il trasferimento dei nutrienti dalla circolazione materna a quella fetale. In effetti, una crescita fetale carente è principalmente dovuta ad una insufficiente area di placentazione. Nei meccanismi biochimici implicati nello sviluppo placentare, la L-arginina gioca un ruolo centrale come precursore di sostanze che stimolano l’angiogenesi e la vasodilatazione.</p>
<p>Scopo di questa ricerca è quello di valutare l’effetto di due integrazioni alimentari specifiche con destrosio e L-arginina sulla eterogeneità del peso dei suinetti alla nascita.</p>
<h4><br />
Materiali e metodi</h4>
<p>Questo studio comprende due prove parallele, condotte in due allevamenti sperimentali. Sono presi in considerazione tre trattamenti: supplementazione di 190 g/capo/die di destrosio nei 5-6 giorni tra lo svezzamento e l’estro (ISE) e di 25,5 g/capo/die di L-arginina dal 77° giorno di gestazione fino al parto (lotto DEXAR); supplementazione di sola L-arginina dal 77° giorno di gestazione fino al parto (lotto ARGI) e nessuna supplementazione (lotto CONTR). Lo studio della sola somministrazione di destrosio non è stato possibile per l’esiguità delle scrofe disponibili.</p>
<h5>Prova n.1</h5>
<p>Il destrosio è stato fornito alle scrofe manualmente in mangiatoia (“<i>top feeding</i>”) mentre l’arginina (L-arginina pura al 99,7%) è stata miscelata all’alimento gestazione in ragione dello 0,78%. Il lotto DEXAR comprendeva 26 scrofe, il lotto ARGI 24 scrofe e il lotto CONTR 23 scrofe. Le scrofe erano pluripare (2°-11° parto) di razza LWxLa. I parti non erano indotti farmacologicamente, ma era prevista un’assistenza continuativa, con somministrazione di ossitocina in caso di mancata espulsione dopo 2h dalla nascita dell’ultimo suinetto e successiva ispezione manuale del canale del parto.</p>
<h5>Prova n.2</h5>
<p>Il lotto ARGI comprendeva 16 scrofe, quello CONTR 13 scrofe, di razza LWxLa e di età compresa fra il 2° e l’8° parto. Lo svolgimento dei parti e gli interventi correlati erano gli stessi della prova n.1.<br />
In entrambe le prove sono state eseguite su tutte le scrofe misure dello spessore del lardo dorsale e del peso corporeo, così come misure del peso di tutti i suinetti alla nascita e allo svezzamento [per i dettagli sugli strumenti utilizzati e sull’analisi statistica si rimanda al lavoro originale disponibile presso l’autore, <i>NdT</i>].</p>
<h4>Risultati e discussione</h4>
<p>L’incremento di peso e dello spessore di lardo dorsale delle scrofe dallo svezzamento al parto, il numero e il peso medio dei suinetti nati totali (NT) e nati vivi (NV) sono simili nei tre lotti (DEXAR, ARGI, CONTR) della prova n.1. Analogamente, nessuna differenza è stata osservata nei lotti ARGI e CONTR della prova n.2.</p>
<p>Nella prova n.1, il coefficiente di variazione (CV) del peso alla nascita dei suinetti NV è minore nei due lotti sperimentali (DEXAR e ARGI) rispetto al lotto di controllo (CONTR) (P=0,03).</p>
<p>Confrontando il solo lotto ARGI con quello CONTR (prova n.1), il CV del peso alla nascita è inferiore del 4,2% sui NT e del 4,6% sui NV. Questa diminuzione dell’eterogeneità del peso delle covate non è dovuta ad una riduzione significativa dei suinetti di peso estremo (in un senso e nell’altro), ma ad una maggior proporzione di suinetti di peso intermedio. Questo effetto, ad ogni modo, non è più riscontrabile nelle covate molto numerose (NT/parto &gt; 16 suinetti).</p>
<p>Nella prova n.2, il CV registrato sui NT dei due lotti (ARGI e CONTR) non è influenzato dal trattamento (P&gt;0,10). La mancanza di un effetto favorevole come invece riscontrato nella prova n.1 potrebbe essere dovuto in primo luogo al minor numero delle scrofe testate ed in secondo luogo alla non omogeneità del sistema di alloggiamento delle scrofe gravide, in parte su grigliato integrale ed in parte su lettiera.</p>
<p>I trattamenti nutrizionali testati non hanno avuto influenza sulle performances dei suinetti durante la lattazione, sia riguardo il tasso di sopravvivenza sia riguardo l’incremento di peso. In queste condizioni sperimentali, quindi, non è emersa una relazione tra l’eterogeneità delle covate e il tasso di sopravvivenza allo svezzamento. Questo fatto potrebbe essere dovuto al peso medio piuttosto elevato fatto registrare alla nascita dai suinetti sotto controllo (circa 1,5 kg/capo), in accordo con quanto rilevato in altro studio (Milligan et al., 2002), nel quale il legame tra CV del peso alla nascita e tasso di mortalità neonatale era significativo solo in covate di peso medio inferiore a 1,3 kg.</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>Le strategie per ridurre attraverso la via nutrizionale la variabilità del peso alla nascita dei suinetti sembrano essere più efficaci agendo su singoli nutrienti implicati nei meccanismi biochimici dello sviluppo embrionale/fetale piuttosto che sulle strategie alimentari globali (piani di razionamento e livelli di energia). L’utilizzo di L-arginina aggiunta ad un alimento standard nell’ultimo terzo di gestazione ha dimostrato di ridurre il CV del peso alla nascita nelle covate fino a 16 suinetti NT/parto. In compenso, l’utilizzo del destrosio fornito durante l’ISE non ha fornito risultati apprezzabili.<br />
&#160;</p><br /><a href='https://suivet.it/effetto-dell’apporto-di-destrosio-prima-dell’inseminazione-e-di-arginina-durante-l’ultimo-terzo-di-gestazione-sull’eterogeneità-del-peso-dei-suinetti-alla-nascita-.aspx'>Admin</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2feffetto-dell%e2%80%99apporto-di-destrosio-prima-dell%e2%80%99inseminazione-e-di-arginina-durante-l%e2%80%99ultimo-terzo-di-gestazione-sull%e2%80%99eterogeneit%c3%a0-del-peso-dei-suinetti-alla-nascita-.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Tue, 28 May 2013 16:13:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Influenza dell’omogeneità delle covate sull’assunzione di colostro e la mortalità dei suinetti</title>
      <description><![CDATA[<p>…VISTO ED ELABORATO PER VOI DALLE JRP 2013… (by Mario Gherpelli) <br />
<b>Dalle Journées de la Recherche Porcine (Giornate della Ricerca Suina – JRP), 45a edizione: "Influenza dell’omogeneità delle covate sull’assunzione di colostro e la mortalità dei suinetti"</b> - <i>Charneca R., Lima F., Freitas A., Tirapicos Nunes J., Le Dividich J.</i></p>
<h4>Introduzione<br />
&#160;</h4>
<p>L’eterogeneità del peso alla nascita è un dato caratteristico nelle covate di suinetti. In media, il coefficiente di variazione (CV) intra-covata è del 18-21%, con valori che possono raggiungere il 51% e oltre. Questa eterogeneità si associa ad una notevole variabilità nell’assunzione di colostro e ad una mortalità talvolta elevata. Per limitare i danni, gli allevatori si affidano alle adozioni, nel tentativo di rendere più omogeneo sia il peso che il numero dei suinetti in ciascuna covata, anche se i risultati sono variabili, senza dubbio perché gli spostamenti vengono praticati tardivamente, in fase colostrale avanzata se non ultimata. L’obiettivo di questa ricerca è quello di praticare una duplice suddivisione delle covate prima che inizi la prima suzione e di valutarne l’effetto sia sull’assunzione di colostro che sulla mortalità post-natale.</p>
<h4>Materiali e metodi</h4>
<p>Lo studio si è svolto in un allevamento di 1000 scrofe (Large White x Landrace) localizzato nel sud del Portogallo e ha riguardato 52 scrofe pluripare. Le scrofe entravano nelle gabbie parto una settimana circa prima della data prevista del parto, non era prevista la sincronizzazione farmacologica ma veniva garantita la sorveglianza continua. La necessità di formare due covate, l’una omogenea (OM) e l’altra eterogenea (ET) richiedeva la presenza di almeno due parti simultanei (tolleranza massima di 1h), raramente tre nella stessa sala parto. Alla nascita i suinetti venivano identificati, pesati e alloggiati in una cassetta sotto una lampada a raggi infrarossi. Alla fine dei parti, i suinetti venivano pesati di nuovo e ripartiti in due gruppi: omogenei (OM) ed eterogenei (ET) di pari numero (n=12) e peso medio totale simile, quindi portati alla mammella (tempo 0). A distanza di 24h, tutti i suinetti venivano ripesati per stimare la quantità di colostro assunto. Le scrofe di una stessa coppia spesso non avevano il medesimo numero di parto, anche se in media l’età nei due gruppi era comparabile (3,91 ± 0,3 e 3,96 ± 0,3 parti rispettivamente per le scrofe OM e ET).</p>
<h4>Risultati e discussione</h4>
<p>Il numero di nati vivi/parto era di 13,3 ± 0,3 suinetti, con un peso medio di 1427 ± 30 g/capo (CV medio, 19,5%). Fondamentale, però, notare che il CV medio sul peso alla nascita delle covate ET (27,8%) era tre volte superiore a quello delle covate OM. L’assunzione di colostro/suinetto nelle prime 24h era simile nelle covate OM e ET: 416 ± 14 g e 395 ± 13 g rispettivamente (P=0,23), ma con una notevole differenza nella variabilità di questo parametro all’interno delle covate OM rispetto a quelle ET (CV=22,1% vs 36,0%, P=0,01).<br />
La mortalità totale tra la nascita e lo svezzamento a 21 giorni è risultata inferiore nelle covate OM rispetto a quelle ET (6,4% vs 11,9%; P=0,026), a causa soprattutto della mortalità registrata a partire dal secondo giorno di vita in suinetti delle covate ET che avevano consumato meno di 200 g di colostro nelle prime 24h, quantità ritenuta il minimo necessario per la sopravvivenza. In altri termini, le cause essenziali della mortalità post-natale sono state il peso relativo (paragonato al peso medio della covata) e la quantità di colostro consumato nelle covate ET.</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>I risultati di questo studio indicano che l’omogeneità del peso intra-covata ha un effetto favorevole sull’omogeneità dell’assunzione di colostro e sulla mortalità post-natale. La ricerca del parametro omogeneità del peso alla nascita deve quindi rientrare tra gli obiettivi fondamentali negli schemi di selezione delle linee femminili.</p><br /><a href='https://suivet.it/influenza-dell’omogeneità-delle-covate-sull’assunzione-di-colostro-e-la-mortalità-dei-suinetti-.aspx'>Admin</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2finfluenza-dell%e2%80%99omogeneit%c3%a0-delle-covate-sull%e2%80%99assunzione-di-colostro-e-la-mortalit%c3%a0-dei-suinetti-.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>https://suivet.it/influenza-dell’omogeneità-delle-covate-sull’assunzione-di-colostro-e-la-mortalità-dei-suinetti-.aspx</link>
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      <pubDate>Mon, 22 Apr 2013 09:34:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Presentazione dell JRP 2013</title>
      <description><![CDATA[<p>L’edizione 2013 delle JRP, svoltasi a Parigi il 5-6 febbraio scorsi, era articolata in sei sessioni principali (Economia-Sociologia; Benessere, Riproduzione e Conduzione Aziendale; Ambiente; Alimentazione; Genetica e Qualità; Sanità Animale) più una sessione speciale dedicata al progetto europeo Q-Porkchains sulle filiere suine sostenibili. In totale, sono state presentate 28 comunicazioni orali e 51 poster, frutto soprattutto degli studi svolti nelle stazioni di ricerca dell’INRA e dell’IFIP, le due principali organizzazioni attive in Francia nel settore agricolo e suinicolo in particolare.<br />
Con il contributo del nostro inviato speciale, dr. Mario Gherpelli, sottoporremo alla vostra attenzione da adesso e per i prossimi mesi gli studi che hanno suscitato la sua maggior attenzione, sia per l’attualità che per la possibile applicazione alla realtà suinicola italiana.</p>
<p>Nell’impostare il resoconto di quest’anno sono stati privilegiati due temi sempre attuali e dalle importanti ricadute economiche nei nostri allevamenti: il primo a carattere riproduttivo (l’<b><em>eterogeneità</em></b><b><em> delle covate alla nascita</em></b>), il secondo a carattere sanitario (le <b><em>malattie respiratorie, in particolare polmonite e pleurite</em></b>). Ad entrambi sono dedicati due lavori, con l’intento di mettere meglio a fuoco la complessità dei fattori implicati e i diversi punti di vista.</p>
<h4>ELENCO ARTICOLI</h4>
<ul>
    <li><a href="http://www.suivet.it/influenza-dell%e2%80%99omogeneit%c3%a0-delle-covate-sull%e2%80%99assunzione-di-colostro-e-la-mortalit%c3%a0-dei-suinetti-.aspx">Influenza dell’omogeneità delle covate sull’assunzione di colostro e la mortalità dei suinetti </a></li>
    <li><a href="http://www.suivet.it/effetto-dell%e2%80%99apporto-di-destrosio-prima-dell%e2%80%99inseminazione-e-di-arginina-durante-l%e2%80%99ultimo-terzo-di-gestazione-sull%e2%80%99eterogeneit%c3%a0-del-peso-dei-suinetti-alla-nascita-.aspx">Effetto dell’apporto di destrosio prima dell’inseminazione e di arginina durante l’ultimo terzo di gestazione sull’eterogeneità del peso dei suinetti alla nascita</a></li>
    <li><a href="https://suivet.it/fattori-non-infettivi-associati-alla-polmonite-e-alla-pleurite-in-143-allevamenti-a-ciclo-chiuso-del-grand-ovest-della-francia.aspx">Fattori non infettivi associati alla polmonite e alla pleurite in 143 allevamenti a ciclo chiuso del Grand Ovest della Francia</a></li>
    <li><a href="https://suivet.it/agenti-infettivi-associati-alla-polmonite-e-alla-pleurite-indagine-trasversale-in-125-allevamenti-a-ciclo-chiuso-del-grand-ovest-della-francia.aspx">Agenti infettivi associati alla polmonite e alla pleurite: indagine trasversale in 125 allevamenti a ciclo chiuso del Grand Ovest della Francia</a></li>
    <li><a href="https://suivet.it/inseminazione-artificiale-ed-efficienza-riproduttiva.aspx">Quali parametri legati alla IA possono spiegare le variazioni di performances riproduttive negli allevamenti francesi?</a></li>
</ul>
<p>&#160;</p><br /><a href='https://suivet.it/presentazione-dell-jrp-2013.aspx'>Admin</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fpresentazione-dell-jrp-2013.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>https://suivet.it/presentazione-dell-jrp-2013.aspx</link>
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      <pubDate>Mon, 22 Apr 2013 09:29:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Relazione tra la nota di vitalità dei suinetti alla nascita e il tempo di accesso alla mammella</title>
      <description><![CDATA[<p>…VISTO ED ELABORATO PER VOI DALLE JRP 2012… (by Mario Gherpelli) <br />
<b>Dalle Journées de la Recherche Porcine (Giornate della Ricerca Suina –   JRP), 44a edizione: "Relazione tra la nota di vitalità dei suinetti alla nascita e il tempo di accesso alla mammella: effetto sulle ulteriori performances"</b> - <i>Le Treut Y., Sacy A., Chevaux E., Guillou D. (Lallemand, Blagnac Cedex)</i></p>
<h4>Introduzione</h4>
<p>La performance dei suinetti in sala parto non è legata solo al loro peso alla nascita ma anche alla loro maturità e vitalità nelle prime ore di vita (Sacy <i>et al</i>, 2010). E’ per questo motivo che la selezione genetica mira ad ottenere suinetti vigorosi alla nascita, che siano in grado di raggiungere in breve tempo la mammella ed assumere sufficienti quantitativi di colostro di buona qualità. <br />
Per studiare il comportamento alla nascita e limitare quanto più possibile la soggettività dell’operatore nell’attribuzione delle note di vitalità ai suinetti, diversi studi hanno proposto misure indirette di vari parametri: la funzione respiratoria, i tempi di reazione post-nascita (per alzarsi, rompere il cordone ombelicale, raggiungere la mammella), descrizioni comportamentali (vocalizzazione, movimenti e stazione quadrupedale) o morfologiche (colore, dimensioni corporee).</p>
<p>Questa ricerca fa riferimento ai dati raccolti in un allevamento commerciale del Sud Ovest della Francia nel corso del 2008, tra i quali sono stati utilizzati alcuni di questi parametri, incrociandoli però con altri dati relativi al parto e correlandoli con le <i>performances</i> ulteriori dei suinetti.</p>
<h4>Materiali e metodi</h4>
<p>L’allevamento oggetto di studio era un moltiplicatore di circa 500 scrofe Landrace x Duroc.<br />
36 scrofe con ordine di parto da 1 a 8 sono state seguite al parto, per un totale di 520 suinetti monitorati singolarmente (484 nati vivi, di cui 4 rianimati, 20 nati morti e 16 mummificati). <br />
Tutti i parti sono stati indotti mediante prostaglandine somministrate al 114° giorno dalla prima inseminazione.</p>
<p>All’espulsione di ogni suinetto venivano registrati l’ora, il numero progressivo di nascita nella covata, la presentazione (anteriore o posteriore), la presenza o meno di meconio ed il sesso.<br />
Ogni suinetto veniva pesato prima della prima poppata, a 2 e 7 giorni di vita.</p>
<p>Per ogni suinetto venivano registrati il tempo di rottura del cordone ombelicale e il tempo intercorso tra la nascita e le prime suzioni al capezzolo.</p>
<p>Nel corso dei primi 15 secondi dalla nascita venivano osservati il comportamento respiratorio e la mobilità di ogni suinetto, utilizzando uno score di vitalità da 0 a 3 (Sacy et al, 2010):<br />
0: il suinetto è un nato morto o rianimato;<br />
1: il suinetto resta nella posizione in cui è stato espulso e non si muove, respira o tenta di respirare;<br />
2: il suinetto si posiziona sul ventre e può presentare movimenti della testa, restando immobile con il resto del corpo;<br />
3: il suinetto si muove con tutto il corpo e cerca di assumere la stazione quadrupedale.</p>
<p>Nelle analisi statistiche adottate si è tenuto conto dell’ordine e dei tempi di nascita.</p>
<h4>Risultati</h4>
<p>La nota di vitalità diminuiva con l’ordine di nascita. <br />
I suinetti del primo terzo della covata, paragonati ai seguenti, erano i più vigorosi ma, sorprendentemente, i più lenti a rompere il cordone (8 min contro 6 min, <i>p</i>&lt;0,05) e a raggiungere la mammella (35 min contro 24 min, <i>p</i>&lt;0,05). Tuttavia, cumulando l’intervallo di nascita e l’intervallo per le prime suzioni, i suinetti nati nel primo terzo della covata erano anche i primi ad accedere alla mammella, potendo assumere un colostro di migliore qualità.</p>
<p>I suinetti nati autonomamente erano anche i più rapidi nei tempi cumulativi (nascita + suzione) rispetto a quelli estratti manualmente dall’operatore (2h10 contro 3h01, <i>p</i>&lt;0,01).<br />
I suinetti ricoperti di meconio (di vitalità inferiore: 1,36 contro 1,54, <i>p</i>&lt;0,01) erano però più rapidi nell’accedere alla mammella, mentre la presentazione e il sesso non avevano nessuna influenza su questo intervallo.</p>
<p>Per quanto riguarda le <i>performances</i> di crescita fatte registrare a 2 e 7 giorni dal parto, i valori registrati sono fortemente correlati all’indice di vitalità registrato (Tab. 1).</p>
<table width="400" cellspacing="1" cellpadding="5" border="1" summary="Tab.1: Correlazioni tra la nota di vitalità al parto e le performances di accrescimento nella prima settimana di vita">
    <caption>Tab.1: Correlazioni tra la nota di vitalità al parto e le performances di accrescimento nella prima settimana di vita</caption>
    <tbody>
        <tr>
            <th scope="row">IPG a 48h<br />
            (g/die)</th>
            <td style="text-align: center;">&lt;=30</td>
            <td style="text-align: center;">31-95</td>
            <td style="text-align: center;">95</td>
            <td style="text-align: center;"><i>p</i></td>
        </tr>
        <tr>
            <th scope="row">Indice di vitalità</th>
            <td style="text-align: center;">1,56<sup>a</sup></td>
            <td style="text-align: center;">1,65<sup>ab</sup></td>
            <td style="text-align: center;">1,77<sup>b</sup></td>
            <td style="text-align: center;">&lt;0,001</td>
        </tr>
        <tr>
            <th scope="row">IPG a 7 giorni<br />
            (g/die)</th>
            <td style="text-align: center;">&lt;=140</td>
            <td style="text-align: center;">141-200</td>
            <td style="text-align: center;">&gt;200</td>
            <td style="text-align: center;"><i>p</i></td>
        </tr>
        <tr>
            <th scope="row">Indice di vitalità</th>
            <td style="text-align: center;">1,52<sup>a</sup></td>
            <td style="text-align: center;">1,55<sup>a</sup></td>
            <td style="text-align: center;">1,73<sup>b</sup></td>
            <td style="text-align: center;">&lt;0,001</td>
        </tr>
    </tbody>
</table>
<h4><br />
Discussione e conclusioni</h4>
<p>Gli indicatori di vitalità utilizzati e la nota di vitalità che li sintetizza sono coerenti e apportano informazioni complementari perché, nel corso del parto, sembra si succedano almeno due fasi: <br />
<b>fase 1</b>: la scrofa si dedica all’espulsione dei suinetti e ignora i primi nati che cercano di raggiungere i capezzoli; <br />
<b>fase 2</b>: la scrofa, sdraiata su un lato, offre le mammelle e richiama i suinetti con grugniti particolari. Infine, i primi suinetti che poppano accelerano l’arrivo alla mammella dei fratelli nati dopo, attraverso le vocalizzazioni e l’odore del colostro fuoriuscito.</p>
<p>La sola misura del tempo di rottura del cordone ombelicale non è un indicatore sufficiente di vitalità. Infatti, la lunghezza del cordone varia di poco e, in generale, i primi suinetti a nascere sono quelli anatomicamente collocati più vicino al collo dell’utero, accedendo talvolta alla mammella senza nemmeno aver strappato il cordone.</p>
<p>Il tempo per accedere al capezzolo è un indicatore non del tutto attendibile, venendo alterato da vari fattori (la scrofa si gira o si colloca in posizione sternale, differenze comportamentali tra le fasi del parto, ecc...), mentre il tempo cumulativo (intervallo di nascita + intervallo di arrivo alla mammella) appare più pertinente. Anche l’ordine di arrivo dei suinetti alla mammella sembra essere un indicatore interessante.</p>
<p>La griglia delle note di vitalità utilizzata (da 0 a 3) è pertinente con diversi parametri che riguardano il parto, anche se l’inclusione in termini assoluti dei suinetti nelle varie categorie (n24 in classe 0; n205 in classe 1; n272 in classe 2; n3 in classe 3) rende auspicabile un’ulteriore suddivisione a partire dalla classe 2, con la creazione di una griglia a 5 classi invece che a 4. Ad esempio: nota 2) il suinetto si posiziona sul ventre, muove la testa ma il corpo resta immobile; nota 3) il suinetto resta sul ventre, muove la testa e comincia a muoversi ma senza tentare di alzarsi.</p>
<p>Questa nota rapida e facile da attribuire ha il grande vantaggio di liberare lo sperimentatore da protocolli molto onerosi nella valutazione classica degli indicatori di vitalità (videocamera e analisi comportamentale) e può essere messa in pratica senza grandi difficoltà sia in allevamenti di produzione sia in centri di selezione per le linee femminili o laddove si renda necessario confrontare la fase del peri-parto per qualsiasi studio sulle covate.</p><br /><a href='https://suivet.it/relazione-tra-la-nota-di-vitalità-dei-suinetti-alla-nascita-e-il-tempo-di-accesso-alla-mammella.aspx'>Admin</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2frelazione-tra-la-nota-di-vitalit%c3%a0-dei-suinetti-alla-nascita-e-il-tempo-di-accesso-alla-mammella.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>https://suivet.it/relazione-tra-la-nota-di-vitalità-dei-suinetti-alla-nascita-e-il-tempo-di-accesso-alla-mammella.aspx</link>
      <comments>https://suivet.it/relazione-tra-la-nota-di-vitalità-dei-suinetti-alla-nascita-e-il-tempo-di-accesso-alla-mammella.aspx</comments>
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      <pubDate>Wed, 05 Sep 2012 05:04:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Impatto della longevità delle scrofe sulle performances tecnico-economiche degli allevamenti</title>
      <description><![CDATA[<p>…VISTO ED ELABORATO PER VOI DALLE JRP 2012… (by Mario Gherpelli) <br />
<b>Dalle Journées de la Recherche Porcine (Giornate della Ricerca Suina – JRP), 44a edizione: "Qual è l’impatto della longevità delle scrofe sulle performances tecnico-economiche degli allevamenti"</b> -&#160;<i>Boulot S.(1), Badouard B.(1), Schetelat E.(2). <br />
(1) IFIP- Institut du Porc-La Motte au Vicomte; (2) INZO-Union Invivo</i></p>
<h4>Introduzione</h4>
<p>La longevità delle scrofe è una componente essenziale della produttività e del risultato economico degli allevamenti. Si tratta, inoltre, di un buon <i>marker</i> dei problemi riproduttivi, sanitari o di benessere che oggi sono al centro dell’attenzione dei genetisti.<br />
In Francia, questo parametro è stato poco studiato. L’obiettivo di questa ricerca è di analizzare la variabilità della longevità delle scrofe tra allevamenti e di valutare il suo impatto sui risultati tecnico-economici.</p>
<h4>Materiali e metodi</h4>
<p>Lo studio è stato realizzato a partire dal data-base nazionale che raccoglie i risultati tecnici degli allevamenti da riproduzione (GTTT) e quelli tecnico-economici (GTE).<br />
Gli allevamenti all’aperto, quelli di selezione e moltiplicazione nonché i branchi scrofe di ridotte dimensioni (&lt; 30 capi) non sono stati considerati ai fini analitici. Ciò ha portato, nel 2009, ad includere nello studio 1.033 allevamenti, con i dati presenti sia nella gestione GTTT che in quella GTE. La distribuzione delle cause di riforma è stata studiata in un sottogruppo di 676 allevamenti nei quali almeno il 60% del totale delle riforme fosse stato attribuito ad una causa specifica.</p>
<p>Gli allevamenti sono stati suddivisi in tre classi secondo la longevità delle scrofe, espressa come numero medio di figliate alla riforma:<br />
- Classe 1- Bassa longevità: &lt;= 4,5 figliate;<br />
- Classe 2- Media longevità: 4,5-6 figliate;<br />
- Classe 3- Alta longevità: &gt; 6 figliate.</p>
<p>Gli allevamenti sono stati suddivisi anche per la loro collocazione geografica (Bretagna, altre regioni), la loro taglia (&lt;=125 scrofe, 125-200 scrofe, &gt; 200 scrofe), la loro strategia di svezzamento (a 3 o 4 settimane), il tipo di conduzione in bande (4-5-10, 7, 20-21 bande) e il sistema di rimonta delle scrofette (acquisto, auto-rimonta o misto).</p>
<h4>Risultati, discussione e conclusioni</h4>
<p>Con 5,4 ± 0,98 figliate svezzate/scrofa riformata, i nostri risultati confermano la buona longevità delle scrofe allevate in Francia (Boulot e Badouard 2010) ma mostrano un’importante variabilità secondo gli allevamenti (Coeff. Variabilità = 18%). Infatti, se da un lato il 23% delle aziende riformano oltre la 6° figliata, dall’altro nel 18% dei casi questo valore è inferiore a 4,5.<br />
<br />
La taglia dell’allevamento, l’età allo svezzamento e la conduzione in bande sono simili nei tre gruppi di longevità considerati.</p>
<p>D’altra parte, gli allevamenti ad alta longevità sono più spesso localizzati in Bretagna (77% della classe 3, <i>p</i>&lt;0,001) e adottano in misura minore la strategia di autorimonta (5% della classe 3, <i>p</i>&lt;0,01).</p>
<p>Come ci si poteva aspettare, i tassi di riforma e rimonta sono significativamente più elevati negli allevamenti di classe 1, incidendo sulla demografia del branco scrofe. Nonostante ciò, la percentuale di scrofe comprese fra il 3° e il 5° parto [massima produttività numerica della carriera, <i>ndt</i>] è comparabile tra le tre classi (49%).</p>
<p>I problemi riproduttivi e quelli locomotori sono significativamente più frequenti negli allevamenti di classe 1, ma la mortalità delle scrofe è equivalente.</p>
<p>In Bretagna, il numero medio di suinetti svezzati/parto è superiore al resto delle altre regioni francesi e aumenta con il valore di longevità delle scrofe (11,2<sup>a</sup> , 11,3<sup>b</sup> e 11,4<sup>b</sup> rispettivamente nelle tre classi prese in esame, <i>p</i>&lt;0,01) mentre appare stabile sul resto del territorio nazionale.</p>
<p>Gli allevamenti ad alta longevità riescono ad ottenere migliori risultati dalle scrofe nel corso della carriera (10,7<sup>a</sup> , 10,9<sup>a</sup> e 11,0<sup>b</sup> svezzati al quinto parto, rispettivamente nelle tre classi prese in esame, <i>p</i>&lt;0,01), pur partendo con lo stesso numero di svezzati al primo parto.</p>
<p>La produttività delle scrofe (calcolata in numero di figliate svezzate o numero di suini da macello prodotti/scrofa presente/anno) aumenta significativamente con la longevità, consentendo un maggior margine economico negli allevamenti bretoni (979<sup>a</sup> , 1053<sup>b</sup> e 1067<sup>b</sup> €/scrofa rispettivamente nei tre gruppi considerati, <i>p</i>&lt;0,01). Qui occorre però analizzare meglio il dato riassuntivo e metterlo in correlazione con la demografia dell’intero branco. Infatti, in accordo con Morin e Thériault (2005), i risultati economici sono penalizzati in caso di rimonta eccessiva e migliorano con l’aumento delle scrofe nelle classi da 4 a 6 [quarta-sesta figliata, <i>ndt</i>], mentre tendono a peggiorare di nuovo con l’aumento delle scrofe nella classi &gt; 6 a causa del deterioramento delle performances riproduttive.</p>
<p>In conclusione, i nostri risultati mostrano che in circa il 20% degli allevamenti francesi da riproduzione la demografia del branco scrofe è sub-ottimale, penalizzando il risultato economico che potrebbe essere raggiunto da una miglior gestione del proprio capitale zootecnico.</p>
<p><br />
&#160;</p><br /><a href='https://suivet.it/impatto-della-longevità-delle-scrofe-sulle-performances-tecnico-economiche-degli-allevamenti.aspx'>Admin</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fimpatto-della-longevit%c3%a0-delle-scrofe-sulle-performances-tecnico-economiche-degli-allevamenti.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>https://suivet.it/impatto-della-longevità-delle-scrofe-sulle-performances-tecnico-economiche-degli-allevamenti.aspx</link>
      <comments>https://suivet.it/impatto-della-longevità-delle-scrofe-sulle-performances-tecnico-economiche-degli-allevamenti.aspx</comments>
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      <pubDate>Thu, 05 Jul 2012 05:50:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Evoluzione delle spese sanitarie su un periodo di dieci anni a partire dai dati della Gestione Tecnico Economica</title>
      <description><![CDATA[<p>…VISTO ED ELABORATO PER VOI DALLE JRP 2012… (by Mario Gherpelli) <br />
<b>Dalle Journées de la Recherche Porcine (Giornate della Ricerca Suina –  JRP), 44a edizione: "Evoluzione delle spese sanitarie su un periodo di dieci anni a partire dai dati della Gestione Tecnico Economica (GTE) e loro fattori di variazione"</b>  -&#160;<i>Corrégé I., Badouard B.,Hémonic A., Lanneshoa M. (IFIP- Institut du Porc- Le Rheu)</i></p>
<h4>Introduzione</h4>
<p>Il controllo delle spese sanitarie è una sfida importante per la moderna suinicoltura, in quanto permette da un lato di ottimizzare i costi di produzione, dall’altro di procedere lungo la via ormai tracciata dell’uso ragionato dei farmaci, in particolare degli antibiotici.</p>
<p>La Francia non possiede, al momento attuale, un sistema di monitoraggio particolareggiato sull’uso dei farmaci nella filiera suina, a differenza di altri Paesi come la Danimarca, l’Olanda e il Canada. L’Agenzia Nazionale del Farmaco Veterinario raccoglie annualmente i dati forniti dall’industria farmaceutica, ma questi riguardano solo i farmaci contenenti antibiotici e non vengono differenziati per le diverse specie animali.</p>
<p>Diventa quindi interessante l’analisi delle spese sanitarie registrate all’interno del programma nazionale GTE [Gestione Tecnico Economica, il software più utilizzato dagli allevatori francesi, <i>ndt</i>] che, fino ad oggi, non è stata oggetto di molte attenzioni.</p>
<p>L’obiettivo di questo studio è appunto quello di analizzare l’evoluzione delle spese sanitarie in un arco di 10 anni (1999-2009) a partire dai dati registrati nel programma GTE, cercando di mettere in evidenza i fattori di variazione e gli eventuali legami con le performances tecnico-economiche.</p>
<h4>Materiali e metodi</h4>
<p>Gli allevamenti oggetti di studio (n = 201 su tutto il decennio) sono stati suddivisi nelle due grandi tipologie presenti sul territorio nazionale: ciclo chiuso (CC) e post-svezzamento/ingrasso (PS-I). Sono stati inclusi solo allevamenti di produzione, escludendo centri di selezione e moltiplicazione, con sistema di produzione convenzionale, escludendo quindi gli allevamenti in regime biologico.</p>
<p>Le spese sanitarie sono state considerate sia nel loro insieme sia all’interno delle 4 sotto-categorie previste dal programma GTE:</p>
<ul>
    <li>vaccini</li>
    <li>integratori per via orale</li>
    <li>antibiotici e antinfiammatori per via iniettabile</li>
    <li>prodotti di “routine aziendale” (es, disinfettanti, ferro, prodotti ad azione ormonale, ecc..), analisi di laboratorio e onorari veterinari.</li>
</ul>
<p>Queste quattro sotto-categorie sono state poi raggruppate in due categorie, corrispondenti alle spese sanitarie preventive (vaccini e prodotti di routine) e alle spese sanitarie terapeutiche (integratori per via orale, soprattutto antibiotici, e antibiotici/antinfiammatori per via iniettabile).</p>
<p>I valori elaborati sono stati espressi in €/100 kg di carcassa [il sistema di pagamento in Francia si basa su una griglia elaborata al macello sul peso morto,<i> ndt</i>].</p>
<p>Altre variabili analizzate, solo però per quanto riguarda l’anno 2009, sono state: la regione (Bretagna/altre regioni), le dimensioni dell’allevamento (n° delle scrofe presenti nei CC) e il sistema di conduzione (n° delle bande).</p>
<h4>Risultati</h4>
<h5 style="text-align: left;">Evoluzione delle spese sanitarie nel periodo 1999-2009: totale dei dati</h5>
<p>Per quanto riguarda gli allevamenti a ciclo chiuso (CC), il totale delle spese sanitarie registrate nel 2009 è stato equivalente a quello fatto registrare nel 1999. Nel corso di questo decennio, in Francia si è registrato un aumento significativo tra il 1999 e il 2002, seguito poi da una progressiva discesa fino al 2009.<br />
Andando ad analizzare l’andamento all’interno delle quattro sotto-categorie di farmaci, emergono importanti differenze. Mentre le spese dei prodotti terapeutici (integratori per via orale, antibiotici e antinfiammatori per via iniettabile) sono diminuite in modo significativo (rispettivamente, -0,24 e  –0,41 centesimi €/100 kg carcassa), quelle destinate ai vaccini sono aumentate (+0,23 cent/100 kg carcassa) e quelle dei “prodotti di routine” sono rimaste stabili.<br />
Questa tendenza porta le spese preventive a superare quelle terapeutiche in modo significativo (rispettivamente, 3,38 €/100 kg carcassa contro i 2,35 registrati nel 2009).</p>
<p>Per gli allevamenti di post-svezzamento/ingrasso (PS-I) si registra nel decennio 1999-2009 un calo significativo delle spese sanitarie totali (-0,44 cent/100 kg carcassa), in particolare a carico di antibiotici/antinfiammatori per via iniettabile. <br />
All’opposto degli allevamenti a CC, quelli di PS-I fanno registrare maggiori spese terapeutiche rispetto a quelle preventive (rispettivamente, 1,56 e 1,14 cent/100 kg carcassa nel 2009).</p>
<h5 style="text-align: left;">Relazione fra spese sanitarie e criteri tecnico/economici nel 2009</h5>
<p>Per questo scopo, il campione di allevamenti oggetto di studio è stato suddiviso in 3 sottogruppi secondo il livello di spese sanitarie (basso, medio, alto) e, all’interno del programma di gestione GTE, si sono studiate le relazioni con i parametri produttivi ed economici.<br />
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Fra gli allevamenti a CC, quelli nella categoria ad “elevata spesa sanitaria” (&gt;= 7,2 euro/100 kg carcassa) hanno una produttività, una valorizzazione delle carcasse e un margine operativo standard significativamente superiori a quelli del gruppo a “ridotta spesa sanitaria”. <br />
Scomponendo il dato totale, gli allevamenti che fanno registrare le maggiori spese in vaccini (&gt;= 3,0 €/100 kg carcassa) mostrano anch’essi una produttività e una valorizzazione delle carcasse significativamente superiori.<br />
All’inverso, gli allevamenti che hanno spese elevate di integratori per via orale (&gt;= 2,1 €/100 kg carcassa, essenzialmente antibiotici) mostrano percentuali di perdite e scarti significativamente superiori, nonché una percentuale inferiore di carcasse nelle categorie di maggior valore.</p>
<p>Per quanto riguarda gli antibiotici/antinfiammatori per via iniettabile, un livello alto di spesa (&gt;= 1,2 €/100 kg carcassa) è associato ad una produttività del branco scrofe e ad un margine operativo standard elevati.</p>
<p>Infine, gli allevamenti con spese in prodotti di “routine aziendale” elevate (&gt;= 1,5 €/100 kg carcassa) hanno una maggior valorizzazione delle carcasse al macello.</p>
<p>Per quanto riguarda gli allevamenti di PS-I,  quelli con le spese in vaccini più elevate (&gt;= 1,7 €/100 kg carcassa) hanno un IPG [calcolato in g/giorno tra gli 8-115 kg p.v., ndt] significativamente superiore, mentre quelli con spese in prodotti di “routine aziendale” elevate (&gt;= 0,4 €/100 kg carcassa) hanno una maggior valorizzazione delle carcasse al macello.</p>
<h4>Discussione e conclusioni</h4>
<p>Negli allevamenti a CC, l’analisi dell’insieme delle spese sanitarie mostra una tendenza alla diminuzione nel periodo considerato. In particolare, i livelli di spesa registrati nel 2009 per gli integratori orali e gli antibiotici/antinfiammatori iniettabili mostrano una riduzione rispettivamente del 14% e del 32% rispetto al 1999. <br />
Questo andamento ha varie spiegazioni. Innanzitutto, un miglioramento abbastanza generalizzato per quanto riguarda lo stato sanitario dopo l’emergenza della MAP [PMWS nella dizione francese,<i> ndt</i>]; poi, una presa di coscienza degli allevatori sulla necessità di un uso ragionato degli antibiotici; infine, l’arrivo sul mercato di nuovi vaccini (es, contro le patologie da PCV2, la PRRS, l’ileite) che ha spostato l’investimento in farmaci dalla terapia alla prevenzione.</p>
<p>Secondo la Camera dell’Agricoltura della Bretagna (Guyomarc’h 2008), negli allevamenti a CC le spese sanitarie si suddividono in questo modo: 45% a carico dei suinetti, 41% a carico delle scrofe, 14% a carico dei suini da ingrasso.</p>
<p>Mettendo in correlazione il tipo di gestione [numero di bande, determinato dall’intervallo tra i gruppi di scrofe/suinetti svezzati, ndt] con le spese sanitarie, si evidenziano oneri maggiori per la gestione in 20-21 bande (svezzamento settimanale) rispetto alla gestione in 7. 5, 4 o 3 bande, probabilmente perché la minor distanza di età tra gruppi di suini nei reparti di svezzamento/ingrasso favorisce un maggior numero di rimescolamenti tra bande (Guyomarc’h 2005). Gli allevamenti condotti a  3, 4 o 5 bande mostrano maggiori spese per i farmaci di “routine” (soprattutto ormoni della riproduzione) rispetto alla classica gestione in 7 bande [svezzamento ogni 3 settimane, <i>ndt</i>], per lo sfasamento dei ritorni in calore rispetto all’intervallo tra bande.</p>
<p>Negli allevamenti di PS-I si osserva la stessa tendenza, con una riduzione a carico degli antibiotici/antinfiammatori iniettabili. In questo caso, le spese in vaccini non mostrano un aumento, sia perché la maggior parte di essi viene somministrata ai suinetti nei siti di nascita, sia perché non viene più praticata la vaccinazione obbligatoria per la malattia di Aujeszky da quando la Francia è stata dichiarata ufficialmente indenne (dal 2006).</p>
<p>Le relazioni osservate tra il livello delle spese sanitarie e alcuni parametri tecnico-economici sono da interpretare con prudenza. In effetti, i valori molto bassi di r2 (coefficiente di correlazione) registrati indicano che solo una piccola parte della variazione di questi parametri è da attribuire ai farmaci utilizzati. D’altra parte, studi precedenti non avevano trovato relazioni tra il livello di spese sanitarie e le <i>performances</i> aziendali (Guyomarc’h <i>et al</i>, 2003 e 2008; Pouvreau <i>et al</i>, 2011). <br />
I risultati che emergono da questo studio, a nostro avviso, vanno interpretati secondo quello che potremmo definire un “uso ragionato” del farmaco. Gli allevamenti che mostrano spese sanitarie più elevate e migliori dati produttivi possono essere la testimonianza di una miglior sorveglianza sanitaria da parte dell’allevatore, orientata soprattutto alle strategie di prevenzione (gestionale e vaccinale).<br />
Viceversa, il numero più elevato di perdite e la minor valorizzazione delle carcasse negli allevamenti con maggiori spese in integratori per via orale confermano la necessità di maggiori terapie in allevamenti con problemi sanitari.</p>
<p>Per il futuro, lo spostamento della spesa sanitaria verso le strategie preventive (conduzione aziendale e vaccinazioni) sarà sempre più accentuata, anche in vista di ulteriori limitazioni nazionali e/o comunitarie nell’uso di antibiotici. <br />
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&#160;</p><br /><a href='https://suivet.it/evoluzione-delle-spese-sanitarie-su-un-periodo-di-dieci-anni-a-partire-dai-dati-della-gestione-tecnico-economica-.aspx'>Admin</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fevoluzione-delle-spese-sanitarie-su-un-periodo-di-dieci-anni-a-partire-dai-dati-della-gestione-tecnico-economica-.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Tue, 08 May 2012 16:04:00 GMT</pubDate>
    </item>
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      <title>Presentazione delle JRP 2012</title>
      <description><![CDATA[<p>Le <i>Journées de la Recherche Porcine</i> (Giornate della Ricerca Suina – JRP), giunte nel 2012 alla 44a edizione, rappresentano l’appuntamento<i> clou</i> della suinicoltura francese e offrono a chi si occupa di questo settore in altri Paesi l’opportunità di un aggiornamento sempre ricco di idee e spunti operativi.</p>
<p>Nel corso dell’edizione 2012, articolata in due giornate di lavoro, sono state presentate 29 comunicazioni orali e 49 posters suddivisi in sei grandi aree tematiche: 1- Genetica e Qualità dei prodotti; 2- Sanità animale; 3- Ambiente; 4-Alimentazione; 5-Economia e sociologia; 6- Benessere, riproduzione e conduzione aziendale.</p>
<p>Anche quest’anno la collaborazione con il dr. Mario Gherpelli ci permette di sottoporre all’attenzione dei nostri lettori un resoconto delle ricerche che sono state ritenute le più interessanti e stimolanti per la suinicoltura italiana.</p>
<p>Di seguito il link diretto agli articoli (aggiornato man mano che vengono pubblicati):</p>
<ul>
    <li><a href="evoluzione-delle-spese-sanitarie-su-un-periodo-di-dieci-anni-a-partire-dai-dati-della-gestione-tecnico-economica-.aspx">Evoluzione delle spese sanitarie su un periodo di dieci anni a partire dai dati della Gestione Tecnico Economica (GTE) e loro fattori di variazione</a></li>
    <li><a href="http://www.suivet.it/impatto-della-longevit%c3%a0-delle-scrofe-sulle-performances-tecnico-economiche-degli-allevamenti.aspx">Impatto della longevità delle scrofe sulle performances tecnico-economiche degli allevamenti </a></li>
</ul>
<p><br />
&#160;</p><br /><a href='https://suivet.it/presentazione-delle-jrp-2012.aspx'>Admin</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fpresentazione-delle-jrp-2012.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>https://suivet.it/presentazione-delle-jrp-2012.aspx</link>
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      <pubDate>Mon, 07 May 2012 17:46:00 GMT</pubDate>
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