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    <title>Ultimi eventi</title>
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      <title>mEAT Quality</title>
      <description><![CDATA[<div style="float: left; padding-right: 10px;"><img src="https://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/varie/meat-quality.png" alt="" width="200" height="356"></div>
<p><em>Luned&igrave; 23 febbraio 2026, ore 10:30, SANA Food, Bologna Fiere<br>Irene Calisti, MDV</em></p>
<p>&nbsp;A seguito della sempre maggiore richiesta da parte del consumatore di un prodotto animale di buona qualit&agrave; e che rispetti il benessere animale, l&rsquo;Europa ha avviato il progetto "<strong>mEAT quality"</strong> che indaga su come l&rsquo;allevamento estensivo influisca sulla qualit&agrave; delle carni di suino e di pollo. Il progetto finanziato dall&rsquo;UE, partito a ottobre 2021 e ormai a suo termine, prevede di sviluppare concetti innovativi nelle aziende agricole, che portino alla realizzazione di un prodotto che consideri le richieste della societ&agrave;, le preoccupazioni legate alle conseguenze sull&rsquo;ambiente e le necessit&agrave; economiche dell&rsquo;azienda e dell&rsquo;intera catena di produzione. Alla base ci sono gli aspetti legati all&rsquo;allevamento estensivo: lo spazio, la genetica degli animali, l&rsquo;integrazione alimentare e l&rsquo;arricchimento ambientale; e gli aspetti di qualit&agrave; della carne: il gusto, gli aspetti nutrizionali, la sicurezza e la tracciabilit&agrave;. Attuando diverse prove su campo nei vari paesi, tra cui l&rsquo;Italia, si denota come la genetica possa giocare un ruolo fondamentale, tramite razze avicole a lento accrescimento e razze suine pi&ugrave; rustiche o incroci con esse, in grado di dare una prole maggiormente resistente ai cambiamenti. Le prove sperimentali attuate sul territorio italiano hanno dimostrato come l&rsquo;utilizzo di due razze autoctone, la Cinta Senese e la Mora Romagnola, possano avere caratteristiche di sgocciolamento e acidi grassi della carne migliori rispetto alle razze consuete, sebbene il peso della carcassa possa essere minore o i tempi di produzione pi&ugrave; lunghi. Interessante &egrave; anche la prova legata al benessere, che dimostra come un arricchimento e un maggiore spazio possano migliorare alcuni aspetti della qualit&agrave; della carne. Considerando questi risvolti, la resilienza economica del mercato estensivo ha le sue caratteristiche di sostenibilit&agrave;, che non possono essere messe a confronto con quelle dell&rsquo;allevamento intensivo, ma non la rendono meno interessante. Perci&ograve;, come punto importante da approfondire con successivi studi ed esami, rimane il poter garantire una tracciabilit&agrave; e autenticit&agrave; del prodotto. In un prossimo futuro, come prova di appartenenza al territorio europeo, potrebbero essere valutati il rapporto isotopico e gli elementi minerali, da indicare sull&rsquo;etichettatura, che diano informazioni sull&rsquo;acqua del luogo di produzione e sulla stagionalit&agrave; dell&rsquo;allevamento, accertando maggiormente la zona di allevamento e la vera origine di ci&ograve; che arriva sulla tavola del consumatore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='https://suivet.it/meat-quality'>wm</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fmeat-quality&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Mon, 20 Apr 2026 01:14:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Gestione e futuro delle scrofe iperprolifiche</title>
      <description><![CDATA[<p>Le scrofe iperprolifiche sono il risultato della selezione genetica volta ad aumentare il numero di suinetti nati per covata. Tuttavia, questo progresso ha portato con s&eacute; nuove sfide, tra cui il rischio di una maggiore mortalit&agrave; neonatale e la necessit&agrave; di strategie pi&ugrave; avanzate per garantire uno standard minimo di benessere animale. Il parametro principale per definire una scrofa iperprolifica &egrave; la sua capacit&agrave; di partorire pi&ugrave; suinetti di quanti ne possa effettivamente allattare. Questo aspetto pu&ograve; risultare problematico se non viene gestito adeguatamente, poich&eacute; un eccessivo numero di suinetti pu&ograve; ridurre la disponibilit&agrave; di colostro e latte per ogni individuo, compromettendo la loro crescita e sopravvivenza. Recenti studi [1] hanno infatti dimostrato che, sebbene la produzione totale di colostro nelle scrofe danesi sia aumentata dal 2007 al 2020, l'assunzione individuale di colostro da parte dei suinetti &egrave; diminuita a causa dell'aumento delle dimensioni della covata.</p>
<p>Negli ultimi decenni, l'attenzione si &egrave; spesso concentrata esclusivamente sull'aumento del numero di <strong>suinetti totali nati</strong>, trascurando altri aspetti fondamentali come il <strong>peso alla nascita</strong> e la <strong>sopravvivenza neonatale</strong> [2,3]. Una covata numerosa, infatti, pu&ograve; portare a una maggiore variabilit&agrave; nei pesi alla nascita, con alcuni suinetti che risultano pi&ugrave; leggeri delle attese (sottopeso) e quindi pi&ugrave; vulnerabili a condizioni avverse come l&rsquo;ipotermia. Inoltre, il tasso di <strong>nati morti</strong> tende ad aumentare con l&rsquo;incremento della prolificit&agrave; della scrofa, rendendo indispensabili strategie di gestione pi&ugrave; efficaci per ridurre la mortalit&agrave; quali ad esempio un&rsquo;attenta assistenza al parto.</p>
<p>Uno degli aspetti fondamentali per migliorare la gestione delle scrofe iperprolifiche &egrave; la <strong>preparazione delle scrofette al primo parto</strong>. Studi condotti su scrofette danesi hanno evidenziato che il peso corporeo alla prima inseminazione influisce sia sulla dimensione della covata sia sulla longevit&agrave; produttiva dell&rsquo;animale. Per garantire una maggiore efficienza riproduttiva e una buona sopravvivenza, il <strong>peso ottimale al primo intervento inseminativo non dovrebbe superare i 164 kg,</strong> con uno <strong>spessore del grasso dorsale di almeno 13 mm </strong>[4]. Un peso corporeo eccessivo pu&ograve; comportare problemi locomotori e ridurre la probabilit&agrave; di raggiungere il secondo parto, mentre una condizione corporea insufficiente pu&ograve; limitare la capacit&agrave; della scrofa di sostenere una gravidanza e una lattazione ottimali. Lo sviluppo ponderale delle scrofe dovrebbe essere oggetto di attenzione (Figura 1), poich&eacute; un peso corporeo elevato aumenta il rischio di problemi locomotori, una causa frequente di abbattimento precoce e involontario delle scrofe. Sulla base della Figura 1, &egrave; evidente che il peso al primo parto, e quindi il peso alla prima inseminazione, abbia un effetto sul peso corporeo della scrofa per tutta la sua vita produttiva.</p>
<p><img src="https://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/esphm2024/esphm-2024-peso-scrofe.png" alt="Figura 1: sviluppo medio del peso delle scrofe" width="516" height="279"></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 1. Sviluppo medio del peso delle scrofe in sei diverse prove (2017-2021) condotte in tre allevamenti di suini danesi (n=2608). I simboli indicano le prove realizzate nell'allevamento 1 (&diams;), nell'allevamento 2 (●) e nell'allevamento 3 (▲). La linea continua rappresenta la media semplice per ogni parto (▬), con i valori medi per parto espressi in kg. Le scrofe sono state pesate da 12 a 24 ore dopo il parto. Ogni punto rappresenta la media di 26-138 scrofe per prova (dati non pubblicati, presenti nel lavoro originario).</em></p>
<p>Durante la <strong>gestazione</strong>, l&rsquo;alimentazione svolge un ruolo chiave per mantenere la scrofa in una condizione adeguata. Un basso livello di lisina favorisce l'accumulo di grasso dorsale piuttosto che l'aumento muscolare e quindi, nelle moderne genetiche selezionate per la carne magra, rappresenta un'opportunit&agrave; per ripristinare il grasso dorsale dal precedente periodo di lattazione senza aumentare sostanzialmente il peso corporeo della scrofa. L&rsquo;impiego di diete a ridotto contenuto proteico, con <strong>livelli di lisina non superiori a 3,3 g SID/kg di mangime</strong>, favorisce dunque un <strong>migliore equilibrio tra grasso dorsale e sviluppo muscolare</strong>, evitando un&rsquo;eccessiva crescita corporea che potrebbe compromettere la mobilit&agrave; della scrofa e aumentare il rischio di riforma precoce (Bruun et al., non pubblicato). Un altro aspetto fondamentale &egrave; la suddivisione delle scrofe in gruppi, ad esempio, in base al punteggio di condizione corporea o allo spessore del grasso dorsale allo svezzamento. Tuttavia, questo approccio non tiene conto del peso corporeo o del numero di parti delle scrofe, il che pu&ograve; portare a un'alimentazione inferiore ai requisiti di mantenimento negli animali pesanti e ben superiore ai requisiti in quelli leggeri. L'utilizzo di <strong>stazioni elettroniche di alimentazione</strong> offre l'opportunit&agrave; di alimentare tutte le scrofe individualmente, aprendo cos&igrave; la possibilit&agrave; di una vera e propria alimentazione di precisione.</p>
<p>Il <strong>periodo preparto</strong> &egrave; particolarmente critico e richiede una gestione alimentare mirata. Un apporto energetico pi&ugrave; elevato negli ultimi giorni di gestazione, con una <strong>razione di circa 4,0 - 4,1 kg/giorno</strong> a partire <strong>dal 108&deg; giorno di gestazione</strong>, &egrave; stato dimostrato efficace nel ridurre la durata del parto e il numero di nati morti [5]. Inoltre, l&rsquo;introduzione di fibra cruda e un adeguato apporto di acqua nella dieta preparto (ma anche durante la gestazione) aiuta a migliorare la funzionalit&agrave; intestinale e a ridurre il rischio di stipsi, facilitando cos&igrave; il travaglio e favorendo un parto pi&ugrave; rapido e meno traumatico per la scrofa e i suinetti.</p>
<p>L&rsquo;<strong>assistenza al parto</strong> &egrave; un elemento cruciale nella gestione delle scrofe iperprolifiche. Il prolungamento della durata del parto &egrave; una delle principali cause di nati morti, motivo per cui &egrave; fondamentale implementare una <strong>sorveglianza continua</strong> nelle fasi finali della gestazione. Uno studio ha sottolineato che una scrofa trarrebbe beneficio dall'essere osservata ogni mezz'ora, dall'inizio alla fine del parto [6]. <strong>Controlli effettuati ogni 30 minuti </strong>e interventi tempestivi in caso di difficolt&agrave; nel parto, hanno dimostrato di ridurre significativamente la mortalit&agrave; neonatale. Sebbene questa strategia richieda un maggiore impiego di manodopera, il suo impatto positivo sulle performance complessive dell&rsquo;allevamento giustifica ampiamente il costo operativo. Inoltre, future innovazioni tecnologiche, come sensori biometrici per monitorare il travaglio e il comportamento della scrofa, potrebbero rappresentare nuove prospettive per ottimizzare la gestione del parto in modo pi&ugrave; efficiente e meno invasivo.</p>
<p>L&rsquo;aumento della prolificit&agrave; ha portato anche alla necessit&agrave; di implementare strategie alternative per gestire un numero elevato di suinetti per scrofa. L&rsquo;impiego di <strong>scrofe balie </strong>si &egrave; rivelato una soluzione efficace per assicurare che tutti i suinetti ricevano un adeguato apporto di latte materno. La selezione delle scrofe balie deve avvenire in base alla loro condizione corporea e alla capacit&agrave; di mantenere un buon appetito durante la lattazione, evitando soggetti che possano andare incontro a cali di peso eccessivi [7,8]. Un aspetto spesso discusso &egrave; l&rsquo;impatto psicologico sulle scrofe balie, poich&eacute; il cambio di cucciolata potrebbe generare stress. Tuttavia, studi hanno dimostrato che, se la selezione delle balie viene effettuata correttamente, non si riscontrano differenze significative nei livelli di cortisolo tra scrofe balie e non balie [9].</p>
<p>Durante la<strong> lattazione</strong>, il <strong>fabbisogno energetico</strong> della scrofa aumenta significativamente per supportare la produzione di latte. In condizioni standard, le scrofe iperprolifiche danesi sono alimentate con una razione giornaliera che pu&ograve; arrivare fino a 9 kg di mangime, con una media di<strong> 6,3 - 6,8 kg/giorno per un periodo di lattazione di 27 giorni</strong>. L'alimentazione in questo periodo &egrave; cruciale anche per preparare la scrofa al ciclo riproduttivo successivo, poich&eacute; la produzione di latte &egrave; una priorit&agrave;, e la scrofa mobilita sia grasso che proteine per soddisfare questo fabbisogno. Durante la lattazione, le <strong>scrofe iperprolifiche danesi mobilitano tipicamente 5 - 20 kg di peso corporeo e circa 2 - 3 mm di grasso dorsale</strong>, producendo al contempo latte per un guadagno medio giornaliero della covata di circa 2,8 - 3,2 kg/d. &Egrave; quindi <strong>essenziale monitorare il calo ponderale della scrofa</strong>, poich&eacute; una perdita di peso eccessiva potrebbe compromettere la sua capacit&agrave; di riprendersi adeguatamente per il ciclo riproduttivo successivo.</p>
<p>L&rsquo;alimentazione delle scrofe durante la gestazione e la lattazione &egrave; cruciale non solo per la loro produttivit&agrave; ma anche per la loro longevit&agrave; e il benessere complessivo. Gestire covate numerose senza compromettere la sopravvivenza dei suinetti prima dello svezzamento richiede routine di gestione ottimizzate, che abbiano in considerazione anche la mortalit&agrave; delle scrofe. Negli ultimi anni, l&rsquo;aumento dei tassi di mortalit&agrave; delle scrofe &egrave; diventato una preoccupazione crescente. Le correlazioni tra selezione genetica per la carne magra e la sopravvivenza delle scrofe evidenziano un potenziale problema, in quanto l&rsquo;intensa selezione genetica ha portato a scrofe pi&ugrave; fragili e soggette a problemi locomotori, che sono una delle principali cause di riforma prematura ed eutanasia [10].</p>
<p>In futuro, la gestione delle scrofe iperprolifiche dovr&agrave; continuare a evolversi per migliorare sia la loro efficienza produttiva sia il loro benessere. L&rsquo;incremento della prolificit&agrave; non pu&ograve; essere perseguito a discapito della longevit&agrave; e della salute dell&rsquo;animale. Per questo motivo, l&rsquo;allevamento dovr&agrave; spostare il focus non solo sulla quantit&agrave; di suinetti nati, ma anche sulla qualit&agrave; della loro sopravvivenza e sulla robustezza della scrofa. Tecnologie innovative, come sistemi di monitoraggio avanzati e l&rsquo;analisi dei dati per la gestione individualizzata degli animali, rappresenteranno strumenti sempre pi&ugrave; importanti per garantire un futuro sostenibile e redditizio per la suinicoltura moderna [10].</p>
<h5>BIBLIOGRAFIA</h5>
<p>1. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Theil PK, Krogh U, Bruun TS, Feyera T (2023) "Feeding the modern sow to sustain high productivity". Mol Reprod Dev. 90(7). doi:10.1002/mrd.23571</p>
<p>2. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Nielsen B, Su G, Lund MS, Madsen P (2013) "Selection for increased number of piglets at d 5 after farrowing has increased litter size and reduced piglet mortality". J Anim Sci. 91(6). doi:10.2527/jas.2012-5990</p>
<p>3. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Riddersholm K V., Bahnsen I, Bruun TS, de Knegt L V., Amdi C (2021) "Identifying risk factors for low piglet birth weight, high within-litter variation and occurrence of intrauterine growth-restricted piglets in hyperprolific sows". Animals. 11(9). doi:10.3390/ani11092731</p>
<p>4. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Bruun T, Bache J, Strathe A (2023) "Effect of gilt body weight and backfat thickness at first service on litter size in first parity and proportion of sows serviced to second parity in Danish sows (abstract).". In: 11th International Conference on Pig Reproduction, Ghent, Belgium. ; 2023.</p>
<p>5. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Feyera T, Skovmose SJW, Nielsen SE, Vodolazska D, Bruun TS, Theil PK (2021) "Optimal feed level during the transition period to achieve faster farrowing and high colostrum yield in sows". J Anim Sci. 99(2). doi:10.1093/jas/skab040</p>
<p>6. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Feyera T, Pedersen TF, Krogh U, Foldager L, Theil PK (2018) "Impact of sow energy status during farrowing on farrowing kinetics, frequency of stillborn piglets, and farrowing assistance". J Anim Sci. 96(6). doi:10.1093/jas/sky141</p>
<p>7. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Bruun TS, Pedersen TF, Thorup F, Strathe AV (2023) "Selecting the optimal strategies when using nurse sows for supernumerous piglets". Mol Reprod Dev. 90(7). doi:10.1002/mrd.23688</p>
<p>8. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Farmer C, Edwards SA (2022) "Review: Improving the performance of neonatal piglets". Animal. 16. doi:10.1016/j.animal.2021.100350</p>
<p>9. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Amdi C, Moustsen VA, Oxholm LC, et al. (2017) "Comparable cortisol, heart rate and milk let-down in nurse sows and non-nurse sows". Livest Sci. 198. doi:10.1016/j.livsci.2017.02.024</p>
<p>10. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Poulsen BG, Nielsen B, Ostersen T, Christensen OF (2020) "Genetic associations between stayability and longevity in commercial crossbred sows, and stayability in multiplier sows". J Anim Sci. 98(6). doi:10.1093/JAS/SKAA183</p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='https://suivet.it/gestione-e-futuro-delle-scrofe-iperprolifiche'>wm</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fgestione-e-futuro-delle-scrofe-iperprolifiche&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Fri, 21 Mar 2025 03:40:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Gestione della riproduzione</title>
      <description><![CDATA[<p>(dott.ssa Irene Cucco)</p>
<p>Tra le varie presentazioni esposte durante il <strong>14&deg; Simposio Europeo sulla gestione della salute del suino &ndash; ESPHM 2023</strong>, una in particolare ha attirato la mia attenzione. L&rsquo;obiettivo di questo studio, condotto da <strong>Elise Bernaerdt, Emma De Boe e Dominiek Maes</strong>, &egrave; stato valutare le pratiche manageriali correlate alla stimolazione e alla ricerca calori nelle scrofaie. Tutti noi sappiamo quanto sia importante eseguire correttamente la ricerca calori al fine di inseminare le scrofe nei tempi ottimali, per massimizzare la fertilit&agrave;, la portata al parto e la dimensione delle nidiate. Tuttavia, teoria a parte, <strong>qual &egrave; la situazione reale in allevamento</strong>?</p>
<p>Per scoprirlo, gli autori hanno sviluppato e testato un <strong>questionario</strong>, contenente 59 domande riguardanti le caratteristiche delle aziende (n=5), la gestione delle scrofette (n=8), la gestione delle scrofe (n=3), i verri ruffiani (n=14), le procedure di inseminazione (n=10), il tipo di stabulazione, il cibo e l&rsquo;acqua (n=19). Il questionario &egrave; stato compilato in azienda dai ricercatori stessi e da veterinari liberi professionisti che hanno intervistato gli allevatori durante le loro visite nel periodo compreso <strong>tra agosto 2021 e marzo 2022</strong>.</p>
<p>Nello studio sono state coinvolte <strong>51 aziende</strong>, molto diverse tra loro, situate nella regione delle <strong>Fiandre</strong>. Agli estremi troviamo un&rsquo;azienda con solo 65 e una con al massimo 2500 scrofe, con una <strong>mediana di 300 scrofe</strong>. La<strong> banda trisettimanale</strong> &egrave; la pi&ugrave; registrata, seguita dalla banda quadrisettimanale, pentasettimanale, assenza di un sistema in bande e infine, la banda settimanale e bisettimanale. [IC1]&nbsp;</p>
<p>Per quanto riguarda la gestione delle scrofette, il 59% delle aziende le acquista, mentre il 41% fa rimonta interna. Un aspetto interessante &egrave; che <strong>solo l&rsquo;86%</strong> delle aziende con autorimonta<strong> mantengono una separazione tra le scrofette e i maiali grassi</strong>, sia per quando riguarda la stabulazione sia per quanto riguarda la gestione dell&rsquo;alimentazione. &Egrave; vero, l&rsquo;86% non &egrave; poco, ma sappiamo quanto sia importante la razione della scrofetta in accrescimento che, rispetto a quella dei grassi, dovrebbe essere pi&ugrave; ricca in sali minerali e vitamine, con livelli energetici, di lisina e di calcio e fosforo ben bilanciati. Per non parlare del fatto che mantenere le scrofette insieme ai grassi e poi reintrodurle in azienda potrebbe comportare un grosso rischio sanitario.<strong> Le scrofette sono il futuro dell&rsquo;azienda e bisogna dedicare loro tutte le attenzioni che meritano!</strong> Dallo studio &egrave; emerso anche che <strong>solo nel 18%</strong> delle aziende si esegue la <strong>ricerca calori nelle scrofette prima della sincronizzazione</strong>. Tuttavia, &egrave; fondamentale l&rsquo;<strong>esposizione al verro dai 180 gg di et&agrave;</strong>, registrando i calori, perch&eacute; l&rsquo;inseminazione dovrebbe avvenire al <strong>secondo o terzo calore utile</strong>. Inoltre, qualora si volessero sincronizzare le scrofette per la messa in banda ricorrendo all&rsquo;altrenogest, &egrave; bene ricordare che questo principio attivo funziona solo per le scrofette che abbiano gi&agrave; ovulato almeno una volta. La prima inseminazione viene eseguita a<strong> 250 gg</strong> nella maggior parte delle aziende (min. 210 e max. 309 giorni). Tuttavia, poche aziende verificano il peso o lo spessore del grasso dorsale delle scrofette alla prima copertura. Sebbene sia sempre consigliato fare riferimento ai valori della propria casa genetica, nell&rsquo;ottica di ottimizzare le loro performances riproduttive e la loro longevit&agrave;, le scrofette andrebbero <strong>coperte al peso di 135 &ndash; 140 kg,</strong> valutando non solo lo spessore del grasso dorsale, ma anche la massa muscolare. Anche per le scrofe &egrave; risultato che nella maggior parte delle aziende (55%) la condizione corporale viene valutata a livello visivo, soprattutto al momento dello svezzamento. Solo il 37% degli allevatori misura lo spessore del grasso dorsale, anche qui soprattutto dopo lo svezzamento, ma anche al parto.</p>
<p>Alcuni risultati molto interessanti sono emersi dalle risposte riguardanti la gestione dei verri ruffiani. Per quanto riguarda il numero, infatti, <strong>il 22% delle scrofaie coinvolte possiede solo un ruffiano e addirittura due aziende non ne hanno neanche uno</strong>.</p>
<p><em><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/esphm2023/esphm-gestione-scrofe.png" alt="Distribuzione dei verri ruffiani nelle varie aziende intervistate" width="500" /></em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Distribuzione dei verri ruffiani nelle varie aziende intervistate</em></p>
<p>Questo &egrave; un dato interessante perch&eacute;, sebbene il numero dei verri dipenda anche dalla dimensione del parco scrofe, sarebbe buona norma avere almeno due maschi da alternare durante la ricerca calori. Pu&ograve; capitare, infatti, che dopo un po&rsquo; di tempo dall&rsquo;inizio della stimolazione, il verro si stanchi, perda interesse o si distragga alla ricerca di residui di mangime. Due verri possono essere utili, soprattutto per averne sempre uno riposato e con una libido pi&ugrave; alta per quei gruppi pi&ugrave; problematici, ovvero le scrofette e le vuote/ritorni. Inoltre, pi&ugrave; banalmente, se un verro dovesse farsi male o morire, l&rsquo;altro compenserebbe la perdita. E poi non dimentichiamoci che scrofe e scrofette non sono macchine, anche loro hanno le proprie preferenze e possono rispondere in modo diverso a seconda del verro che viene loro presentato!</p>
<p><strong>Solo nel 35% delle aziende i verri vengono stabulati in un settore dedicato</strong>, separato dalle scrofe. Questo &egrave; un punto critico, in quanto le scrofe dovrebbero entrare in contatto con il verro solo per circa 15 minuti, due volte al giorno. L&rsquo;esposizione per brevi periodi permette infatti di indurre nella scrofa una sorta di stress positivo acuto che facilita la manifestazione estrale e che verrebbe a mancare nel caso in cui la presenza del verro fosse costante nel tempo. Questo perch&eacute; le scrofe sarebbero ormai abituate a percepire i feromoni maschili, uno dei principali fattori che innescano il comportamento estrale. &Egrave; inoltre importante utilizzare dei ruffiani non troppo giovani, perch&eacute; devono essere sufficientemente maturi da stimolare adeguatamente le scrofe sia da un punto di vista tattile che olfattivo. Tuttavia, in questo studio, hanno rilevato che nel 22% delle aziende selezionate veniva utilizzato un verro di et&agrave; inferiore agli 11 mesi.</p>
<p>Nell&rsquo;80% delle aziende la ricerca calori viene effettuata facendo passare il verro liberamente davanti alle gabbie fecondazione, nel 14% il maschio viene fatto entrare in una gabbia, che man mano viene spostata davanti alle scrofe e, solo nel 6% dei casi, il contatto tra scrofe e verro avviene liberamente nei box. &Egrave; interessante notare che tra gli strumenti utilizzati per la fecondazione troviamo gli &ldquo;archetti&rdquo; per fare pressione sui fianchi della scrofa (63%), lo spray all&rsquo;odore di verro (37%) e, addirittura la registrazione delle vocalizzazioni del verro (8%).</p>
<p><strong>Nel 43% delle aziende vengono utilizzati trattamenti ormonali a base di analoghi del GnRH (14%) e gonadotropine (35%)</strong>, soprattutto su scrofette e su scrofe di primo parto, per sincronizzare e stimolare la manifestazione estrale. Tuttavia, alcune buone pratiche come il <strong>flushing</strong> e il <strong>controllo artificiale delle ore di luce non sempre vengono attuate</strong>. Solo il 69% delle aziende fornisce alle scrofe svezzate un mangime pi&ugrave; ricco di zuccheri e, sebbene l&rsquo;84% delle aziende ricorra all&rsquo;illuminazione artificiale per garantire 16 &ndash; 18 h di luce al giorno, il 74% di questi non conosce l&rsquo;intensit&agrave; della fonte luminosa utilizzata, che dovrebbe essere minimo 300 lux. Il dato per&ograve; pi&ugrave; preoccupante &egrave; che<strong> solo il 75% delle aziende fornisce acqua ad libitum</strong>, mentre nelle altre l&rsquo;accesso all&rsquo;acqua &egrave; disponibile per un tempo limitato, ad esempio solo due volte al giorno per 3h.</p>
<p>Per concludere, questo studio ci rende pi&ugrave; consapevoli delle varie realt&agrave; aziendali e deve farci riflettere sul fatto che <strong>molti aspetti chiave</strong> che riguardano la gestione della scrofetta, della scrofa e dei verri ruffiani <strong>vengono dati, a volte, quasi per scontati</strong>. In realt&agrave;, l&rsquo;attenzione su questi fattori va mantenuta sempre alta, perch&eacute; sono alla <strong>base del buon rendimento dell&rsquo;azienda</strong>. E voi? Come avreste risposto a questo questionario?&nbsp;</p>
<p><br />&nbsp;[IC1]Non sono sicurissima di aver capito bene in realt&agrave;...ti allego il grafico, magari mi sai dire meglio come interpretare sto grafico</p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='https://suivet.it/gestione-della-riproduzione.aspx'>wm</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fgestione-della-riproduzione.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Fri, 30 Jun 2023 03:05:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Impatto della longevità delle scrofe sulle performances tecnico-economiche degli allevamenti</title>
      <description><![CDATA[<p>…VISTO ED ELABORATO PER VOI DALLE JRP 2012… (by Mario Gherpelli) <br />
<b>Dalle Journées de la Recherche Porcine (Giornate della Ricerca Suina – JRP), 44a edizione: "Qual è l’impatto della longevità delle scrofe sulle performances tecnico-economiche degli allevamenti"</b> -&#160;<i>Boulot S.(1), Badouard B.(1), Schetelat E.(2). <br />
(1) IFIP- Institut du Porc-La Motte au Vicomte; (2) INZO-Union Invivo</i></p>
<h4>Introduzione</h4>
<p>La longevità delle scrofe è una componente essenziale della produttività e del risultato economico degli allevamenti. Si tratta, inoltre, di un buon <i>marker</i> dei problemi riproduttivi, sanitari o di benessere che oggi sono al centro dell’attenzione dei genetisti.<br />
In Francia, questo parametro è stato poco studiato. L’obiettivo di questa ricerca è di analizzare la variabilità della longevità delle scrofe tra allevamenti e di valutare il suo impatto sui risultati tecnico-economici.</p>
<h4>Materiali e metodi</h4>
<p>Lo studio è stato realizzato a partire dal data-base nazionale che raccoglie i risultati tecnici degli allevamenti da riproduzione (GTTT) e quelli tecnico-economici (GTE).<br />
Gli allevamenti all’aperto, quelli di selezione e moltiplicazione nonché i branchi scrofe di ridotte dimensioni (&lt; 30 capi) non sono stati considerati ai fini analitici. Ciò ha portato, nel 2009, ad includere nello studio 1.033 allevamenti, con i dati presenti sia nella gestione GTTT che in quella GTE. La distribuzione delle cause di riforma è stata studiata in un sottogruppo di 676 allevamenti nei quali almeno il 60% del totale delle riforme fosse stato attribuito ad una causa specifica.</p>
<p>Gli allevamenti sono stati suddivisi in tre classi secondo la longevità delle scrofe, espressa come numero medio di figliate alla riforma:<br />
- Classe 1- Bassa longevità: &lt;= 4,5 figliate;<br />
- Classe 2- Media longevità: 4,5-6 figliate;<br />
- Classe 3- Alta longevità: &gt; 6 figliate.</p>
<p>Gli allevamenti sono stati suddivisi anche per la loro collocazione geografica (Bretagna, altre regioni), la loro taglia (&lt;=125 scrofe, 125-200 scrofe, &gt; 200 scrofe), la loro strategia di svezzamento (a 3 o 4 settimane), il tipo di conduzione in bande (4-5-10, 7, 20-21 bande) e il sistema di rimonta delle scrofette (acquisto, auto-rimonta o misto).</p>
<h4>Risultati, discussione e conclusioni</h4>
<p>Con 5,4 ± 0,98 figliate svezzate/scrofa riformata, i nostri risultati confermano la buona longevità delle scrofe allevate in Francia (Boulot e Badouard 2010) ma mostrano un’importante variabilità secondo gli allevamenti (Coeff. Variabilità = 18%). Infatti, se da un lato il 23% delle aziende riformano oltre la 6° figliata, dall’altro nel 18% dei casi questo valore è inferiore a 4,5.<br />
<br />
La taglia dell’allevamento, l’età allo svezzamento e la conduzione in bande sono simili nei tre gruppi di longevità considerati.</p>
<p>D’altra parte, gli allevamenti ad alta longevità sono più spesso localizzati in Bretagna (77% della classe 3, <i>p</i>&lt;0,001) e adottano in misura minore la strategia di autorimonta (5% della classe 3, <i>p</i>&lt;0,01).</p>
<p>Come ci si poteva aspettare, i tassi di riforma e rimonta sono significativamente più elevati negli allevamenti di classe 1, incidendo sulla demografia del branco scrofe. Nonostante ciò, la percentuale di scrofe comprese fra il 3° e il 5° parto [massima produttività numerica della carriera, <i>ndt</i>] è comparabile tra le tre classi (49%).</p>
<p>I problemi riproduttivi e quelli locomotori sono significativamente più frequenti negli allevamenti di classe 1, ma la mortalità delle scrofe è equivalente.</p>
<p>In Bretagna, il numero medio di suinetti svezzati/parto è superiore al resto delle altre regioni francesi e aumenta con il valore di longevità delle scrofe (11,2<sup>a</sup> , 11,3<sup>b</sup> e 11,4<sup>b</sup> rispettivamente nelle tre classi prese in esame, <i>p</i>&lt;0,01) mentre appare stabile sul resto del territorio nazionale.</p>
<p>Gli allevamenti ad alta longevità riescono ad ottenere migliori risultati dalle scrofe nel corso della carriera (10,7<sup>a</sup> , 10,9<sup>a</sup> e 11,0<sup>b</sup> svezzati al quinto parto, rispettivamente nelle tre classi prese in esame, <i>p</i>&lt;0,01), pur partendo con lo stesso numero di svezzati al primo parto.</p>
<p>La produttività delle scrofe (calcolata in numero di figliate svezzate o numero di suini da macello prodotti/scrofa presente/anno) aumenta significativamente con la longevità, consentendo un maggior margine economico negli allevamenti bretoni (979<sup>a</sup> , 1053<sup>b</sup> e 1067<sup>b</sup> €/scrofa rispettivamente nei tre gruppi considerati, <i>p</i>&lt;0,01). Qui occorre però analizzare meglio il dato riassuntivo e metterlo in correlazione con la demografia dell’intero branco. Infatti, in accordo con Morin e Thériault (2005), i risultati economici sono penalizzati in caso di rimonta eccessiva e migliorano con l’aumento delle scrofe nelle classi da 4 a 6 [quarta-sesta figliata, <i>ndt</i>], mentre tendono a peggiorare di nuovo con l’aumento delle scrofe nella classi &gt; 6 a causa del deterioramento delle performances riproduttive.</p>
<p>In conclusione, i nostri risultati mostrano che in circa il 20% degli allevamenti francesi da riproduzione la demografia del branco scrofe è sub-ottimale, penalizzando il risultato economico che potrebbe essere raggiunto da una miglior gestione del proprio capitale zootecnico.</p>
<p><br />
&#160;</p><br /><a href='https://suivet.it/impatto-della-longevità-delle-scrofe-sulle-performances-tecnico-economiche-degli-allevamenti.aspx'>Admin</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fimpatto-della-longevit%c3%a0-delle-scrofe-sulle-performances-tecnico-economiche-degli-allevamenti.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Thu, 05 Jul 2012 05:50:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Fattori che determinano la fidelizzazione della manodopera salariata nell’allevamento suinicolo</title>
      <description><![CDATA[<p>…VISTO ED ELABORATO PER VOI DALLE JRP 2011… (by Mario Gherpelli) <br />
<b>Dalle Journées de la Recherche Porcine (Giornate della Ricerca Suina – JRP), 43a edizione: “FATTORI CHE DETERMINANO LA FIDELIZZAZIONE DELLA MANODOPERA SALARIATA NELL’ALLEVAMENTO SUINICOLO”</b> - Relatori: Depoudent C. e Le Moan L. (Camera dell’Agricoltura della Bretagna)</p>
<h4>&#160;Introduzione</h4>
<p>Nel settore agricolo, l’ultimo decennio è stato caratterizzato dal disimpegno della manodopera familiare a vantaggio di quella salariata. Nel settore suinicolo, il <i>turn-over </i>delle aziende è più elevato di quello osservabile in altre filiere agro-zootecniche e si basa soprattutto su abbandoni volontari del personale salariato.<br />
Il rapporto esistente tra offerta lavoro/personale disponibile, molto favorevole ai lavoratori, favorisce i cambi di azienda. Dal punto di vista dell’azienda suinicola, questa rotazione dei salariati si rivela costosa nel tempo, sia in denaro, sia soprattutto in termini di efficienza gestionale. Per i proprietari/allevatori c’è quindi tutto l’interesse a costituire e mantenere stabile nel tempo una <i>équipe</i> di personale dipendente.</p>
<h4>Materiali e metodi</h4>
<p>L’obiettivo di questo studio era quello di identificare gli elementi che favoriscono la fidelizzazione dei salariati non familiari negli allevamenti suinicoli. A questo scopo, sono state effettuate interviste individuali di circa un’ora e mezza con dieci salariati di dieci allevamenti bretoni (un salariato/azienda). Sono stati selezionati allevamenti con vari dipendenti e personale con almeno tre anni di anzianità nell’allevamento oggetto di inchiesta.<br />
Gli allevamenti selezionati sono cicli chiusi che variano da 300 a 1.100 scrofe, con due-tre proprietari e gruppi di salariati compresi tra le tre e le sette persone/allevamento. In nove casi su dieci, il primo salariato era stato assunto da oltre vent’anni o addirittura prima dell’avvento dell’attuale proprietà. I dipendenti intervistati avevano un’anzianità di lavoro compresa tra 3-28 anni ed erano tutti responsabili di un settore dell’allevamento (sale parto, gestazione, ecc.) o di un intero sito.<br />
L’intervistatore era lo stesso per tutti gli interpellati. Tre tematiche sono state affrontate con i proprietari:</p>
<ul>
    <li>I progetti/prospettive dell’azienda</li>
    <li>L’organizzazione del lavoro</li>
    <li>Le condizioni di lavoro</li>
</ul>
<p>Le interviste con i salariati hanno toccato i seguenti temi:</p>
<ul>
    <li>Il percorso professionale del lavoratore</li>
    <li>L’organizzazione del lavoro</li>
    <li>Le condizioni di lavoro</li>
</ul>
<h4>Risultati e discussione</h4>
<p>Nei dieci allevamenti indagati i ruoli e le responsabilità sono chiaramente definiti. I salariati hanno livelli di responsabilità elevati, corrispondenti ad un profilo che potrebbe essere sintetizzato in questi termini: “<i data-temp="true">autonomi</i><i> su tutti i compiti dei reparti affidati, così come nella gestione interna dei week-ends, dei permessi e delle responsabilità </i><i data-temp="true">lavorative</i>”.<br />
Tutti gli allevamenti interessati disponevano di servizi igienici adeguati e di locali per i pasti in comune.<br />
L’orario di lavoro è fisso, ma con una certa flessibilità legata sia alla necessità dei compiti da svolgere che all’insorgenza di imprevisti, ad esempio di natura familiare.<br />
Quattro salariati su dieci si dicono soddisfatti del loro stipendio. Altri affermano che potrebbero guadagnare di più svolgendo altri lavori, ma che il livello di reddito non è in cima alla lista delle priorità.<br />
L’analisi delle dichiarazioni raccolte dai proprietari mostra una grande attenzione verso gli aspetti relazionali attivati con il personale, come emerge dai seguenti aspetti:</p>
<ul>
    <li>Inserimento di “tempi di scambio” regolari con tutta l<i data-temp="true">’équipe</i>: pause, riunioni (“<i>mi prendo il tempo di prendere il caffè con loro</i>”)</li>
    <li>Riconoscimento del lavoro svolto dai dipendenti, sia all’interno del gruppo sia verso l’esterno, ad es. ponendo i vari responsabili di reparto come interlocutori tecnici di visite/consulenze dall’esterno (“<i>quando ci sono visite, penso che sia indispensabile che ciascuno si faccia carico delle sue responsabilità, che possa mostrare ciò che ha fatto e possa discutere di eventuali modifiche</i>”)</li>
    <li>Volontà di sviluppare uno “spirito di squadra”, risolvendo rapidamente le tensioni e non affidando ruoli di responsabilità a chi non mostra di sapersi integrare (“<i>se non c’è un buono spirito di squadra a causa di una persona, io non la tengo con me</i>”)</li>
    <li>Inserimento di “tempi di convivialità” (compleanni, cene aziendali, ecc.) dedicati alle relazioni non-professionali (“<i>si sta insieme per conoscersi meglio, non per parlare di lavoro</i>”)</li>
    <li>Personalizzazione nell’applicazione del management aziendale (“<i>ho quattro persone differenti che lavorano con me, non parlo a tutte nello stesso modo perché ho cercato di capire prima che tipi sono</i>”)</li>
</ul>
<p>Anche le affermazioni dei salariati confermano che, oltre a garantire buone condizioni materiali di lavoro, è importante che il proprietario sia pronto a dare delle responsabilità precise in base a quanto accade in allevamento (“<i>un buon datore di lavoro è una persona che si mostra riconoscente per il lavoro svolto, che ascolta i propri dipendenti</i>”) e che si impegni per mantenere un buono spirito di squadra (“<i>un buon proprietario è una persona che sa mantenere un buon ambiente all’interno del gruppo, che sa come affrontare i problemi al loro nascere</i>”).</p>
<h4><br />
Conclusioni</h4>
<p>Nei dieci allevamenti oggetto dell’indagine, emerge che i proprietari hanno messo in atto una chiara strategia di fidelizzazione del personale dipendente. Questa si basa sia su condizioni materiali di lavoro soddisfacenti (livelli di salario, locali, organizzazione chiara dei compiti), ma anche su buone relazioni umane, sia dal punto di vista individuale che di “squadra”, nella convinzione che questo impegno a favore dell’équipe rinforzi l’attaccamento dei salariati al proprio ruolo e alle proprie responsabilità.</p>
<p>&#160;</p><br /><a href='https://suivet.it/fattori-che-determinano-la-fidelizzazione-della-manodopera-salariata-nell’allevamento-suinicolo-.aspx'>Admin</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2ffattori-che-determinano-la-fidelizzazione-della-manodopera-salariata-nell%e2%80%99allevamento-suinicolo-.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
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      <pubDate>Fri, 04 Nov 2011 23:01:00 GMT</pubDate>
    </item>
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