 <?xml-stylesheet type="text/css" href="https://suivet.it/Data/style/rss1.css" ?> <?xml-stylesheet type="text/xsl" href="https://suivet.it/Data/style/rss1.xsl" ?>
<rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd">
  <channel>
    <title>Ultimi eventi</title>
    <link>https://suivet.it/pubblicazioni-ed-eventi-esterni.aspx</link>
    <description />
    <docs>http://www.rssboard.org/rss-specification</docs>
    <generator>mojoPortal Blog Module</generator>
    <language>it-IT</language>
    <ttl>120</ttl>
    <atom:link href="https://suivet.it/Blog/RSS.aspx?p=35~63~73" rel="self" type="application/rss+xml" />
    <itunes:owner />
    <itunes:explicit>no</itunes:explicit>
    <item>
      <title>mEAT Quality</title>
      <description><![CDATA[<div style="float: left; padding-right: 10px;"><img src="https://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/varie/meat-quality.png" alt="" width="200" height="356"></div>
<p><em>Luned&igrave; 23 febbraio 2026, ore 10:30, SANA Food, Bologna Fiere<br>Irene Calisti, MDV</em></p>
<p>&nbsp;A seguito della sempre maggiore richiesta da parte del consumatore di un prodotto animale di buona qualit&agrave; e che rispetti il benessere animale, l&rsquo;Europa ha avviato il progetto "<strong>mEAT quality"</strong> che indaga su come l&rsquo;allevamento estensivo influisca sulla qualit&agrave; delle carni di suino e di pollo. Il progetto finanziato dall&rsquo;UE, partito a ottobre 2021 e ormai a suo termine, prevede di sviluppare concetti innovativi nelle aziende agricole, che portino alla realizzazione di un prodotto che consideri le richieste della societ&agrave;, le preoccupazioni legate alle conseguenze sull&rsquo;ambiente e le necessit&agrave; economiche dell&rsquo;azienda e dell&rsquo;intera catena di produzione. Alla base ci sono gli aspetti legati all&rsquo;allevamento estensivo: lo spazio, la genetica degli animali, l&rsquo;integrazione alimentare e l&rsquo;arricchimento ambientale; e gli aspetti di qualit&agrave; della carne: il gusto, gli aspetti nutrizionali, la sicurezza e la tracciabilit&agrave;. Attuando diverse prove su campo nei vari paesi, tra cui l&rsquo;Italia, si denota come la genetica possa giocare un ruolo fondamentale, tramite razze avicole a lento accrescimento e razze suine pi&ugrave; rustiche o incroci con esse, in grado di dare una prole maggiormente resistente ai cambiamenti. Le prove sperimentali attuate sul territorio italiano hanno dimostrato come l&rsquo;utilizzo di due razze autoctone, la Cinta Senese e la Mora Romagnola, possano avere caratteristiche di sgocciolamento e acidi grassi della carne migliori rispetto alle razze consuete, sebbene il peso della carcassa possa essere minore o i tempi di produzione pi&ugrave; lunghi. Interessante &egrave; anche la prova legata al benessere, che dimostra come un arricchimento e un maggiore spazio possano migliorare alcuni aspetti della qualit&agrave; della carne. Considerando questi risvolti, la resilienza economica del mercato estensivo ha le sue caratteristiche di sostenibilit&agrave;, che non possono essere messe a confronto con quelle dell&rsquo;allevamento intensivo, ma non la rendono meno interessante. Perci&ograve;, come punto importante da approfondire con successivi studi ed esami, rimane il poter garantire una tracciabilit&agrave; e autenticit&agrave; del prodotto. In un prossimo futuro, come prova di appartenenza al territorio europeo, potrebbero essere valutati il rapporto isotopico e gli elementi minerali, da indicare sull&rsquo;etichettatura, che diano informazioni sull&rsquo;acqua del luogo di produzione e sulla stagionalit&agrave; dell&rsquo;allevamento, accertando maggiormente la zona di allevamento e la vera origine di ci&ograve; che arriva sulla tavola del consumatore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='https://suivet.it/meat-quality'>wm</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fmeat-quality&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>https://suivet.it/meat-quality</link>
      <comments>https://suivet.it/meat-quality</comments>
      <guid isPermaLink="true">https://suivet.it/meat-quality</guid>
      <pubDate>Mon, 20 Apr 2026 01:14:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Abolizione delle gabbie parto</title>
      <description><![CDATA[<p>Negli ultimi anni, il sistema di gestione delle scrofe in sala parto &egrave; diventato oggetto di un acceso dibattito in ambito zootecnico, etico e politico. In particolare, l'utilizzo delle gabbie parto. Attualmente, la maggior parte degli allevamenti suinicoli intensivi in Italia impiega gabbie di dimensioni variabili, &nbsp;da 3.5 a 4.5m2, come misura di prevenzione della mortalit&agrave; pre-svezzamento. Si stima che la mortalit&agrave; in lattazione avvenga per il 50% nei primi due giorni successivi al parto, attribuendone la causa allo schiacciamento dei suinetti da parte della madre. Tuttavia, la restrizione prolungata della mobilit&agrave; materna e l&rsquo;impossibilit&agrave; di esprimere comportamenti fisiologici, come la costruzione del nido o l&rsquo;interazione libera con la prole, sollevano rilevanti problematiche etologiche ed etiche. Tali criticit&agrave; sono oggetto di crescente attenzione da parte della comunit&agrave; scientifica, degli organi regolatori europei e dei consumatori. In particolare, la campagna europea &ldquo;<em>End the Cage Age</em>&rdquo; e il successivo impegno della Commissione Europea a valutare una progressiva eliminazione delle gabbie in allevamento pongono le basi per una possibile revisione normativa.</p>
<p>Numerosi studi sperimentali hanno indagato l&rsquo;impatto dei sistemi alternativi al parto in gabbia (come i box parto liberi o <em>free farrowing pens</em> -foto1-, i sistemi ibridi con apertura&nbsp;<em>post-partum</em>, sale parto di gruppo), lavorando sugli indici di benessere della scrofa e della nidiata, nonch&eacute; sulle performance produttive e sanitarie. Tuttavia, i risultati disponibili mostrano una certa eterogeneit&agrave;, condizionata da molteplici variabili quali la genetica, la gestione, la progettazione strutturale e la formazione del personale.</p>
<p><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/box-parto-liberi.png" alt="Foto 1: box parto liberi (fonte. internet)" width="526" height="351"></p>
<p style="text-align: center;"><em>Foto 1, box parto liberi o free farrowing pens (da internet)</em></p>
<p>Nel contesto attuale di crescente attenzione al benessere animale e di potenziali modifiche normative in ambito europeo, &egrave; fondamentale individuare strumenti e protocolli operativi che permettano agli allevatori di rispondere efficacemente alle nuove esigenze, senza compromettere la sostenibilit&agrave; economica delle aziende. In particolare, risulta cruciale trovare un equilibrio tra le esigenze etologiche materne, la riduzione del rischio di schiacciamento neonatale e l'efficienza produttiva complessiva.</p>
<p>Sebbene la letteratura scientifica abbia gi&agrave; approfondito le principali cause di mortalit&agrave; sotto-scrofa, incluse quelle per schiacciamento (Vedi figura1), rimane ancora parziale la comprensione delle dinamiche comportamentali e sanitarie associate a tali eventi, soprattutto in contesti caratterizzati dalla presenza di scrofe iper-prolifiche e allevate in sistemi privi di contenzione fissa durante la lattazione.</p>
<p><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/eventi-schiacciamento.png" alt="Figura 1: Schema eventi di schiacciamento" width="672" height="341"></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 1, schema che mostra i numerosi fattori che possono favorire l&rsquo;evento di schiacciamento. Puggioni, A., Menegon, F., Galli, M.C., Di Martino, G., Gan, H., Norton, T., &amp; Scollo, A. (2025). Abolizione della gabbia parto e salute dei suinetti: l&rsquo;aiuto arriva dalla PLF? Atti del 50&deg; Meeting Annuale SIPAS, Lazise (VR), 17&ndash;18 aprile 2025.</em></p>
<p>Considerata la complessit&agrave; multifattoriale degli schiacciamenti neonatali, l'adozione di sistemi di monitoraggio automatici potrebbe rappresentare una strategia efficace per migliorare la capacit&agrave; di intervento tempestivo da parte degli operatori. Nell&rsquo;ambito della zootecnia di precisione (<em>Precision Livestock Farming, PLF</em>), sono gi&agrave; stati sviluppati diversi strumenti con questo scopo. Negli ultimi anni, a queste tecnologie si &egrave; affiancata la<em> computer vision</em>, una metodologia ad alta efficienza e non invasiva, sempre pi&ugrave; impiegata per l&rsquo;analisi automatica del comportamento dei suini. Di tale argomento ne hanno parlato in maniera innovativa ed interessante i colleghi Puggioni, A ed al. al 50&deg; Meeting Annuale SIPAS, Lazise (VR), 17&ndash;18 aprile 2025, con il loro lavoro dal titolo &ldquo;Abolizione della gabbia parto e salute dei suinetti: l&rsquo;aiuto arriva dalla PLF?&rdquo;, con il fine di sviluppare un elenco dettagliato e sistematico dei comportamenti osservabili specifico per scrofa, suinetto schiacciato e intera nidiata, tramite l&rsquo;analisi con software di 77 video documentanti eventi di schiacciamento fatale in box parto liberi; in una fase successiva, attraverso l'utilizzo di un ulteriore software, sono stati estratti e annotati 836 fotogrammi. Tali dati hanno costituito il punto di partenza per &ldquo;addestrare&rdquo; modelli avanzati di <em>computer vision</em>, finalizzati al saper riconoscere in automatico degli eventi di schiacciamento. In questo studio &egrave; stato osservato in assenza di sistemi di contenimento, un cambiamento nelle dinamiche di schiacciamento, con una prevalenza di movimenti di rotolamento da posizione ventrale a laterale e di decubito mediante piegamento degli arti anteriori. Tali risultati suggeriscono che, in condizioni di maggiore libert&agrave; motoria, la scrofa tende ad adottare posture pi&ugrave; naturali e meno vincolate rispetto a quelle osservate in gabbia parto, dove sono pi&ugrave; frequenti transizioni posturali rapide come la discesa tramite il posteriore o lo scivolamento dalla posizione seduta alla posizione di decubito laterale. Per ridurre il rischio di schiacciamento nei sistemi di stabulazione libera, &egrave; necessario quindi identificare strategie strutturali che rallentino i movimenti di decubito, offrendo ai suinetti presenti nella zona di pericolo il tempo sufficiente per allontanarsi, senza per&ograve; compromettere il benessere materno. Inoltre, sono state fatte diverse osservazioni sul comportamento anche dei suinetti; in primo luogo, la maggior parte di quelli schiacciati dormivano in zone differenti dal nido, unica zona &ldquo;sicura&rdquo; lontana dalla madre, aumentando cos le probabilit&agrave; di essere schiacciati. In secondo luogo, l&rsquo;8% dei suinetti schiacciati riportava patologie sottostanti quali problematiche locomotorie o di origine infettiva, che oltre a rendere i suinetti meno rapidi negli spostamenti e pi&ugrave; letargici, influiscono sulle cause di mortalit&agrave; nel periodo di lattazione, motivo per cui non andrebbero trascurate.</p>
<p>I risultati da loro ottenuti evidenziano come diventer&agrave; fondamentale intervenire e progredire in diversi aspetti per ridurre l&rsquo;incidenza degli schiacciamenti neonatali. In particolare, una rivalutazione del ruolo del nido, uno sviluppo di soluzioni strutturali innovative in grado di rallentare i cambiamenti posturali delle scrofe, senza comprometterne il benessere e un'attenzione specifica dovr&agrave; inoltre essere rivolta alla gestione individuale degli animali pi&ugrave; deboli o affetti da patologie, nonch&eacute; alla selezione genetica orientata al miglioramento del comportamento materno. Infine, l&rsquo;impiego di strumenti tecnologici avanzati, rappresentano una prospettiva promettente: grazie alla capacit&agrave; di rilevare automaticamente gli eventi di schiacciamento e con potenziale di evoluzione verso una funzione predittiva, tali sistemi potrebbero consentire un monitoraggio continuo e interventi tempestivi, contribuendo in modo significativo alla prevenzione del rischio.</p><br /><a href='https://suivet.it/abolizione-delle-gabbie-parto'>wm</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fabolizione-delle-gabbie-parto&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>https://suivet.it/abolizione-delle-gabbie-parto</link>
      <comments>https://suivet.it/abolizione-delle-gabbie-parto</comments>
      <guid isPermaLink="true">https://suivet.it/abolizione-delle-gabbie-parto</guid>
      <pubDate>Mon, 07 Jul 2025 00:39:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Panoramica dell'evento High Quality Pork Congress di MSD Animal Health</title>
      <description><![CDATA[<p><span style="color: #1b2779;"><b>&hellip;VISTO ED ELABORATO PER VOI DA BAVENO (VB)&hellip; (by Giusy Romano)</b></span></p>
<p><em><strong>-Articolo pubblicato su Professione Suinicoltore Novembre 2018</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tanti i temi trattati nell&rsquo;High Quality Pork Congress, evento di MSD tenutosi a Baveno il 9 e 10 ottobre scorsi. Tanti i temi trattati e tutti di notevole interesse: ad esempio l&rsquo;implicazione del microbiota intestinale nella prevenzione, o comunque riduzione, di patologie suine importanti; o il rapporto controverso tra consumatore e produttore e la necessit&agrave; di quest&rsquo;ultimo di conformarsi alle esigenze del primo.</p>
<p>Grande interesse infine tra i partecipanti per la presentazione ufficiale del nuovo IDAL 3G TWIN, lo strumento per la vaccinazione intradermica senza ago di MSD, che nella sua ultima versione &ldquo;raddoppia&rdquo;, permettendo la somministrazione contemporanea di due vaccini differenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>Il microbiota intestinale: uno strumento alternativo per prevenire il Complesso delle Malattie Respiratorie del Suino (PRDC)</h5>
<p>Da diversi anni gli occhi della ricerca sono puntati sul microbiota, l&rsquo;insieme dei microrganismi che convivono con l&rsquo;uomo/animale senza danneggiarlo, e il cui patrimonio genetico prende il nome di microbioma. La maggior parte dei microrganismi vive nel tratto gastrointestinali (10 microbi per ogni cellula), tra cui batteri, virus, funghi, protozoi e archei. Nella sua relazione, Giuseppe Penna, scienziato italiano dell&rsquo;Humanitas Research Hospital, ha spiegato che il microbiota umano si sviluppa a partire dalla nascita, quando il tratto digerente &egrave; completamente sterile e, con il parto, viene colonizzato dai microrganismi del tratto riproduttivo e fecale della madre. In un secondo momento si aggiungeranno i batteri provenienti dall&rsquo;allattamento, dall&rsquo;ambiente e dagli alimenti ingeriti. Il relatore ha definito l&rsquo;insieme dell&rsquo;ospite uomo pi&ugrave; il microbiota come un &lsquo;superorganismo&rsquo;, in quanto le due parti cooperano in una sorta di mutualismo che apporta vantaggi ad entrambi. Il microbiota, infatti, partecipa a molte attivit&agrave; all&rsquo;interno dell&rsquo;ospite, quali lo sviluppo cerebrale, la maturazione del sistema immunitario, la difesa contro i patogeni, il metabolismo delle vitamine e la digestione degli alimenti con conseguente ricavo energetico.</p>
<p>Sull&rsquo;importanza del microbiota si &egrave; espressa anche Megan Niederwerder, assistente professore nella Facolt&agrave; di Veterinaria dell&rsquo;universit&agrave; statale del Kansas (U.S.A.), che nella sua relazione ha dichiarato che &egrave; possibile trasferire il microbiota da un soggetto all&rsquo;altro grazie ai trapianti di feci, poich&eacute; composte per la maggior parte da batteri intestinali. Megan afferma che la diversit&agrave; e la composizione del microbiota giocano un ruolo nella comparsa delle malattie, in quanto i prodotti metabolici del microbiota mediano la comunicazione tra il tratto gastrointestinale e altri tessuti, in particolare il cervello (asse intestino-cervello) e i polmoni (asse intestino-polmoni), dando adito alla formazione di patologie neurologiche e respiratorie. Nello specifico, il microbiota sembra essere coinvolto nel Complesso delle Malattie Respiratorie del Suino (PRDC), che comprende il virus della Sindrome Riproduttiva e Respiratoria dei Suini (PRRSV), il Circovirus suino di tipo 2 (PCV2) e Mycoplasma hyopneumoniae, batterio responsabile della polmonite enzootica. Stando agli studi compiuti da Megan, sembra che il trapianto fecale del microbiota prima della co-infezione da parte di PRRSV e PCV2 abbia effetti positivi rispetto ad una co-infezione senza trapianto. In particolare, diminuiscono la mortalit&agrave; e la morbilit&agrave;, ovvero la frequenza percentuale di una malattia in una collettivit&agrave;, migliora l&rsquo;incremento di peso, diminuisce la carica virale e aumenta la produzione di anticorpi. Il microbiota intestinale potrebbe quindi essere usato come una nuova strategia di prevenzione per le malattie respiratorie suine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>Consumatore vs Produttore: il futuro percepito da due diversi punti di vista</h5>
<p>Una parte del congresso &egrave; stata dedicata ad un dibattito sul pensiero del consumatore in opposizione al produttore, mettendo a confronto due realt&agrave; tanto concretamente vicine quanto idealmente lontane. Il moderatore della discussione &egrave; stato il giornalista olandese Vincent ter Beek, editore del Pig Progress, che ha dato la parola a cinque esperti, di diverse nazionalit&agrave;, per potersi confrontare in una vera e propria &lsquo;tavola rotonda&rsquo;. Al centro del dibattito la constatazione del fatto che il consumatore sta sviluppando ogni giorno di pi&ugrave; una consapevolezza alimentare, ovvero desidera essere informato su ci&ograve; che mangia, su come questo sia stato prodotto e su come l&rsquo;animale sia stato trattato prima di essere trasformato. La grande maggioranza dei consumatori tiene molto al benessere degli animali e vorrebbe migliorare significativamente gli standard di allevamento, per poter poi comprare prodotti di sicura provenienza e derivanti da animali che hanno vissuto una buona vita, seppur breve.</p>
<p>A questo punto &egrave; lecito chiedersi come i produttori stanno reagendo a questo progressivo cambiamento di richieste da parte dei consumatori. Come &egrave; ben conosciuto, la maggior parte dei prodotti di origine animale deriva da allevamenti intensivi, che per loro natura utilizzano tecniche industriali per ottenere la massima quantit&agrave; di prodotto al minimo costo, trascurando in parte il benessere animale. Tuttavia, non &egrave; possibile ignorare la voce dei pi&ugrave;, difatti esistono gi&agrave; diverse realt&agrave; che cercano di soddisfare le richieste dei propri clienti, certificando che i propri animali sono stati trattati nel rispetto delle cinque libert&agrave;, che l&rsquo;uso degli antibiotici &egrave; stato ridotto al minimo e che &egrave; garantita la qualit&agrave; della carne. A tal proposito si &egrave; espresso l&rsquo;italiano Umberto Rolla, medico veterinario e manager di produzione della Martini Spa, il quale ha affermato che la sua societ&agrave; punta molto alla trasparenza e alla tracciabilit&agrave; dei prodotti, cercando di fornire etichettature dettagliate per rassicurare i propri clienti e guidarli in un acquisto consapevole.</p>
<p>Gi&agrave; oggi qualche consumatore &egrave; disposto a pagare di pi&ugrave; per un prodotto di cui conosce la &lsquo;storia&rsquo; ed &egrave; molto probabile che questa fetta di popolazione si allarghi sempre di pi&ugrave; con il passare del tempo. A tale crescita dovrebbe, quindi, corrispondere un corrispettivo aumento degli allevamenti che si conformino alle nuove richieste dei clienti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h5>Un futuro senza ago e intradermico, la combinazione vincente</h5>
<p>L&rsquo;utilizzo di siringhe senza ago e con iniezione intradermica rappresenta, oggi, uno dei metodi pi&ugrave; avanzati per vaccinare i suini. Olivia Azlor, Swine Global Marketing Director di MSD Animal Health, ne ha illustrato i benefici. Una vaccinazione senza ago garantisce un&rsquo;elevata sicurezza sia per l&rsquo;operatore, poich&eacute; riduce il rischio di auto-iniezioni, sia per l&rsquo;animale, poich&eacute; quasi azzera la possibilit&agrave; di trasmissione iatrogena dei patogeni, come il virus della PRRS. Inoltre, salvaguardia il benessere dell&rsquo;animale, in quanto l&rsquo;assenza di ago induce meno dolore e stress, e aumenta la qualit&agrave; della carne, non sussistendo il rischio che un pezzo di ago, rotto in corso di vaccinazione, rimanga intrappolato nel muscolo, oppure, evenienza meno grave ma molto pi&ugrave; frequente, che il riutilizzo di un ago inquinato e/o &ldquo;spuntato&rdquo; possa danneggiare e quindi compromettere qualitativamente una porzione di muscolo. In termini di copertura vaccinale, i benefici della vaccinazione intradermica risiedono innanzitutto in una risposta del sistema immunitario pi&ugrave; veloce e, almeno altrettanto efficace, rispetto alla via intramuscolare, grazie alla presenza nel derma di un&rsquo;alta concentrazione di cellule specializzate a ricevere l&rsquo;antigene vaccinale e rispondere ad esso. Oltre a ci&ograve;, si incorre in un minor rischio di danno muscolare da vaccino, poich&eacute; il volume di vaccino iniettato &egrave; solo il 10-20% di quello iniettato intramuscolo (0,2 ml anzich&eacute; 1 ml o pi&ugrave; spesso 2 ml) e la sua distribuzione &egrave; limitata allo strato cutaneo. Questo si traduce anche in una minore incidenza di reazioni sistemiche avverse nel soggetto vaccinato. La relatrice ha anche illustrato tre immagini di uno stesso ago prima che venisse usato, dopo una singola iniezione e dopo 12 iniezioni consecutive, per far in modo che&nbsp; i presenti si rendessero conto di quanto gi&agrave; una singola iniezione alteri la qualit&agrave; dell&rsquo;ago in senso negativo, figuriamoci dopo 12 iniezioni o dopo le molte volte in pi&ugrave; in cui uno stesso ago viene utilizzato.</p>
<p>Nella sua relazione Deborah Temple, ricercatrice spagnola appartenente al Servizio di Nutrizione e Benessere degli Animali (SNIBA), ha evidenziato, utilizzando dei dati obiettivi espressi mediante dei grafici molto esplicativi, quanto la vaccinazione intradermica senza ago sia pi&ugrave; vantaggiosa rispetto a quella intramuscolare con ago. In particolare, si hanno meno vocalizzazioni, tentativi di fuga, reazioni di paura e, in generale, una minore alterazione del normale comportamento dell&rsquo;animale. Al momento della vaccinazione si hanno meno indicatori di paura, dolore e stress, come dimostrato da una minor presenza di Cromogranina A (glicoproteina acida, indice di stress acuto) nella saliva dei soggetti vaccinati senza ago. Il livello di Proteina C Reattiva (proteina di fase acuta, che aumenta durante gli stati infiammatori) risulta essere maggiore nel sangue dei soggetti vaccinati per via intramuscolare con ago. Questo, assieme alla presenza nei soggetti vaccinati per tale via, di evidenti reazioni locali a 28 giorni dall&rsquo;iniezione, conferma che la vaccinazione intradermica senza ago previene sia una risposta infiammatoria di tipo acuto sia il danno muscolare a lungo termine causato dall&rsquo;ago.</p>
<p>Si pu&ograve; quindi evincere da tutto ci&ograve; che la vaccinazione intradermica senza ago previene la sofferenza dell&rsquo;animale causata da paura, dolore e stress, e quindi migliora il benessere dell&rsquo;animale stesso.</p>
<p>Tornando all&rsquo;operatore, non &egrave; da sottovalutare che da oggi esiste la possibilit&agrave; di effettuare due iniezioni intradermiche con un unico dispositivo, quindi con un unico gesto sar&agrave; possibile vaccinare l&rsquo;animale per la polmonite enzootica ed il Circovirus.</p>
<p>Questo &egrave; ora possibile impiegando il nuovo modello di IDAL 3G, nella sua variante &ldquo;TWIN&rdquo;, che &egrave; stato presentato in anteprima a Baveno. Infatti, questo dispositivo innovativo, grazie alla sua doppia &ldquo;testa&rdquo;, permette di somministrare due vaccini intradermici in contemporanea. Per i partecipanti al congresso di Baveno &egrave; stato possibile provarlo sui modelli di suino presenti.</p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='https://suivet.it/panoramica-dellevento-high-quality-pork-congress-di-msd-animal-health.aspx'>Dott.ssa Giusy Romano</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fpanoramica-dellevento-high-quality-pork-congress-di-msd-animal-health.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>https://suivet.it/panoramica-dellevento-high-quality-pork-congress-di-msd-animal-health.aspx</link>
      <author>romano@suivet.it (Dott.ssa Giusy Romano)</author>
      <comments>https://suivet.it/panoramica-dellevento-high-quality-pork-congress-di-msd-animal-health.aspx</comments>
      <guid isPermaLink="true">https://suivet.it/panoramica-dellevento-high-quality-pork-congress-di-msd-animal-health.aspx</guid>
      <pubDate>Thu, 20 Dec 2018 09:41:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Impatto della longevità delle scrofe sulle performances tecnico-economiche degli allevamenti</title>
      <description><![CDATA[<p>…VISTO ED ELABORATO PER VOI DALLE JRP 2012… (by Mario Gherpelli) <br />
<b>Dalle Journées de la Recherche Porcine (Giornate della Ricerca Suina – JRP), 44a edizione: "Qual è l’impatto della longevità delle scrofe sulle performances tecnico-economiche degli allevamenti"</b> -&#160;<i>Boulot S.(1), Badouard B.(1), Schetelat E.(2). <br />
(1) IFIP- Institut du Porc-La Motte au Vicomte; (2) INZO-Union Invivo</i></p>
<h4>Introduzione</h4>
<p>La longevità delle scrofe è una componente essenziale della produttività e del risultato economico degli allevamenti. Si tratta, inoltre, di un buon <i>marker</i> dei problemi riproduttivi, sanitari o di benessere che oggi sono al centro dell’attenzione dei genetisti.<br />
In Francia, questo parametro è stato poco studiato. L’obiettivo di questa ricerca è di analizzare la variabilità della longevità delle scrofe tra allevamenti e di valutare il suo impatto sui risultati tecnico-economici.</p>
<h4>Materiali e metodi</h4>
<p>Lo studio è stato realizzato a partire dal data-base nazionale che raccoglie i risultati tecnici degli allevamenti da riproduzione (GTTT) e quelli tecnico-economici (GTE).<br />
Gli allevamenti all’aperto, quelli di selezione e moltiplicazione nonché i branchi scrofe di ridotte dimensioni (&lt; 30 capi) non sono stati considerati ai fini analitici. Ciò ha portato, nel 2009, ad includere nello studio 1.033 allevamenti, con i dati presenti sia nella gestione GTTT che in quella GTE. La distribuzione delle cause di riforma è stata studiata in un sottogruppo di 676 allevamenti nei quali almeno il 60% del totale delle riforme fosse stato attribuito ad una causa specifica.</p>
<p>Gli allevamenti sono stati suddivisi in tre classi secondo la longevità delle scrofe, espressa come numero medio di figliate alla riforma:<br />
- Classe 1- Bassa longevità: &lt;= 4,5 figliate;<br />
- Classe 2- Media longevità: 4,5-6 figliate;<br />
- Classe 3- Alta longevità: &gt; 6 figliate.</p>
<p>Gli allevamenti sono stati suddivisi anche per la loro collocazione geografica (Bretagna, altre regioni), la loro taglia (&lt;=125 scrofe, 125-200 scrofe, &gt; 200 scrofe), la loro strategia di svezzamento (a 3 o 4 settimane), il tipo di conduzione in bande (4-5-10, 7, 20-21 bande) e il sistema di rimonta delle scrofette (acquisto, auto-rimonta o misto).</p>
<h4>Risultati, discussione e conclusioni</h4>
<p>Con 5,4 ± 0,98 figliate svezzate/scrofa riformata, i nostri risultati confermano la buona longevità delle scrofe allevate in Francia (Boulot e Badouard 2010) ma mostrano un’importante variabilità secondo gli allevamenti (Coeff. Variabilità = 18%). Infatti, se da un lato il 23% delle aziende riformano oltre la 6° figliata, dall’altro nel 18% dei casi questo valore è inferiore a 4,5.<br />
<br />
La taglia dell’allevamento, l’età allo svezzamento e la conduzione in bande sono simili nei tre gruppi di longevità considerati.</p>
<p>D’altra parte, gli allevamenti ad alta longevità sono più spesso localizzati in Bretagna (77% della classe 3, <i>p</i>&lt;0,001) e adottano in misura minore la strategia di autorimonta (5% della classe 3, <i>p</i>&lt;0,01).</p>
<p>Come ci si poteva aspettare, i tassi di riforma e rimonta sono significativamente più elevati negli allevamenti di classe 1, incidendo sulla demografia del branco scrofe. Nonostante ciò, la percentuale di scrofe comprese fra il 3° e il 5° parto [massima produttività numerica della carriera, <i>ndt</i>] è comparabile tra le tre classi (49%).</p>
<p>I problemi riproduttivi e quelli locomotori sono significativamente più frequenti negli allevamenti di classe 1, ma la mortalità delle scrofe è equivalente.</p>
<p>In Bretagna, il numero medio di suinetti svezzati/parto è superiore al resto delle altre regioni francesi e aumenta con il valore di longevità delle scrofe (11,2<sup>a</sup> , 11,3<sup>b</sup> e 11,4<sup>b</sup> rispettivamente nelle tre classi prese in esame, <i>p</i>&lt;0,01) mentre appare stabile sul resto del territorio nazionale.</p>
<p>Gli allevamenti ad alta longevità riescono ad ottenere migliori risultati dalle scrofe nel corso della carriera (10,7<sup>a</sup> , 10,9<sup>a</sup> e 11,0<sup>b</sup> svezzati al quinto parto, rispettivamente nelle tre classi prese in esame, <i>p</i>&lt;0,01), pur partendo con lo stesso numero di svezzati al primo parto.</p>
<p>La produttività delle scrofe (calcolata in numero di figliate svezzate o numero di suini da macello prodotti/scrofa presente/anno) aumenta significativamente con la longevità, consentendo un maggior margine economico negli allevamenti bretoni (979<sup>a</sup> , 1053<sup>b</sup> e 1067<sup>b</sup> €/scrofa rispettivamente nei tre gruppi considerati, <i>p</i>&lt;0,01). Qui occorre però analizzare meglio il dato riassuntivo e metterlo in correlazione con la demografia dell’intero branco. Infatti, in accordo con Morin e Thériault (2005), i risultati economici sono penalizzati in caso di rimonta eccessiva e migliorano con l’aumento delle scrofe nelle classi da 4 a 6 [quarta-sesta figliata, <i>ndt</i>], mentre tendono a peggiorare di nuovo con l’aumento delle scrofe nella classi &gt; 6 a causa del deterioramento delle performances riproduttive.</p>
<p>In conclusione, i nostri risultati mostrano che in circa il 20% degli allevamenti francesi da riproduzione la demografia del branco scrofe è sub-ottimale, penalizzando il risultato economico che potrebbe essere raggiunto da una miglior gestione del proprio capitale zootecnico.</p>
<p><br />
&#160;</p><br /><a href='https://suivet.it/impatto-della-longevità-delle-scrofe-sulle-performances-tecnico-economiche-degli-allevamenti.aspx'>Admin</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fimpatto-della-longevit%c3%a0-delle-scrofe-sulle-performances-tecnico-economiche-degli-allevamenti.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>https://suivet.it/impatto-della-longevità-delle-scrofe-sulle-performances-tecnico-economiche-degli-allevamenti.aspx</link>
      <comments>https://suivet.it/impatto-della-longevità-delle-scrofe-sulle-performances-tecnico-economiche-degli-allevamenti.aspx</comments>
      <guid isPermaLink="true">https://suivet.it/impatto-della-longevità-delle-scrofe-sulle-performances-tecnico-economiche-degli-allevamenti.aspx</guid>
      <pubDate>Thu, 05 Jul 2012 05:50:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Differenti modalità nella messa a disposizione di catene per i suini all’ingrasso. Impatto sul comportamento e sulle lesioni degli animali</title>
      <description><![CDATA[<p>…VISTO ED ELABORATO PER VOI DALLE JRP 2011… (by Mario Gherpelli) <br />
<b>Dalle Journées de la Recherche Porcine (Giornate della Ricerca Suina – JRP), 43a edizione: “DIFFERENTI MODALITÀ NELLA MESSA A DISPOSIZIONE DI CATENE PER I SUINI ALL’INGRASSO: IMPATTO SUL COMPORTAMENTO E SULLE LESIONI DEGLI ANIMALI ”</b> - Relatori: Courboulay V. - IFIP (Istituto Francese del Suino)</p>
<h4>Introduzione</h4>
<p>L’utilizzazione delle catene come materiale d’arricchimento dell’ambiente di vita dei suini è molto controversa. La maggior parte degli studi, in effetti, mettono a confronto questo oggetto con substrati manipolabili tipo paglia e le conclusioni non sono favorevoli ad un suo utilizzo. In realtà, alcune osservazioni preliminari effettuate in reparti di svezzamento mostrano che la manipolazione di catene da parte del suino è strettamente collegata al loro posizionamento all’interno del box.<br />
Questo studio ha l’obiettivo di comparare tre dispositivi basati su catene, mettendoli a confronto con un oggetto prototipo messo a punto dall’IFIP in questi anni.</p>
<h4>Materiali e metodi</h4>
<p>Lo studio è stato realizzato alla stazione di Romillé, su due bande successive di 120 suini ciascuna, suddivisi in 12 boxes di 10 suini ciascuno, con un’età media di 62 giorni all’inizio del ciclo d’ingrasso. Ogni box era su grigliato, dotato di alimentatore mono-posto a volontà e di libero accesso all’acqua (un abbeveratoio).<br />
I 12 boxes di ciascuna banda sono stati così suddivisi in base al tipo di trattamento:</p>
<ul>
    <li>Oggetto 1 (C1): catena metallica appesa posta all’altezza del grugno, adattata progressivamente in altezza durante il ciclo di ingrasso</li>
    <li>Oggetto 2 (C2): catena metallica appesa che terminava rasente al suolo</li>
    <li>Oggetto 3 (T): oggetto composto da tre tubi di gomma di circa 30 cm di lunghezza, all’interno dei quali è posta una catena che veniva fissata al suolo</li>
    <li>Oggetto 4 (3C): oggetto posto al suolo, costituito da tre catene metalliche terminanti ciascuna con una doppia maglia, una delle quali fissata al grigliato e l’altra libera</li>
</ul>
<p>Il comportamento dei suini è stato studiato mediante un etogramma dettagliato, con registrazioni effettuate dopo 1, 4, 7 e 10 settimane (bande 1 e 2) e dopo 13 settimane (banda 2). Il comportamento di ogni suino è stato rilevato ogni 10 minuti su un periodo d’osservazione di 2h30’ nel tardo pomeriggio. Ciascun suino, il giorno dopo le osservazioni, veniva sottoposto a controllo per la presenza di lesioni e lo stato delle code prevedeva tre gradi crescenti di annotazioni (0/1/2). La gravità delle lesioni veniva misurata secondo un coefficiente che teneva conto dell’intensità delle ferite (Welfare Quality ©, 2009). I punteggi delle lesioni sono stati sottoposti ad un’analisi della varianza, considerando principalmente i quattro tipi di trattamento, la settimana d’osservazione ed il numero di box.</p>
<h4>Risultati-Discussione</h4>
<h5>Lesioni</h5>
<p>La natura dell’oggetto manipolabile non ha influenzato l’intensità delle lesioni rilevate sugli animali. Queste sono più importanti all’inizio dell’ingrasso (sett. 1) per il naturale instaurarsi della gerarchia all’interno dei gruppi, così come alla fine se sono necessari raggruppamenti ulteriori.<br />
Durante la prima ripetizione, abbiamo osservato un solo suino con la coda lesionata. Nella seconda, esistevano delle differenze tra i quattro trattamenti, ma non in termini significativi.</p>
<h5>Comportamento</h5>
<p>L’analisi comportamentale non mette in evidenza alcun effetto significativo legato al tipo di oggetto manipolabile presente nei confronti dei comportamenti sociali o alimentari. <br />
Al contrario, per quanto riguarda le attività di esplorazione dirette verso i vari tipi di oggetto, entrambe le ripetizioni hanno mostrato differenze altamente significative (P&lt;0,01). Gli oggetti al suolo (T e 3C) sono molto più manipolati di quelli appesi (C1 e C2) e tra questi ultimi la maggior attenzione è rivolta verso la catena che arriva rasente al suolo (C2). <br />
La frequenza di manipolazione degli oggetti varia poco durante l’intero ciclo di ingrasso (P&gt;0,05).</p>
<h4>Conclusioni</h4>
<p>La messa a disposizione per i suini all’ingrasso di catene all’interno dei boxes permette di soddisfare i loro bisogni di esplorazione e manipolazione. Come per altri materiali testati, il modo di presentazione influisce sull’ampiezza delle manipolazioni, mostrando che il suino predilige le catene che arrivano al suolo o sono fissate ad esso. In quest’ultimo caso, l’oggetto-prototipo messo a punto dall’IFIP non ha mostrato di attrarre maggiormente i suini rispetto alle catene rivestite di gomma fissate al grigliato.</p><br /><a href='https://suivet.it/differenti-modalità-nella-messa-a-disposizione-di-catene-per-i-suini-all’ingrasso-impatto-sul-comportamento-e-sulle-lesioni-degli-animali-.aspx'>Admin</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fdifferenti-modalit%c3%a0-nella-messa-a-disposizione-di-catene-per-i-suini-all%e2%80%99ingrasso-impatto-sul-comportamento-e-sulle-lesioni-degli-animali-.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>https://suivet.it/differenti-modalità-nella-messa-a-disposizione-di-catene-per-i-suini-all’ingrasso-impatto-sul-comportamento-e-sulle-lesioni-degli-animali-.aspx</link>
      <comments>https://suivet.it/differenti-modalità-nella-messa-a-disposizione-di-catene-per-i-suini-all’ingrasso-impatto-sul-comportamento-e-sulle-lesioni-degli-animali-.aspx</comments>
      <guid isPermaLink="true">https://suivet.it/differenti-modalità-nella-messa-a-disposizione-di-catene-per-i-suini-all’ingrasso-impatto-sul-comportamento-e-sulle-lesioni-degli-animali-.aspx</guid>
      <pubDate>Mon, 05 Dec 2011 09:42:00 GMT</pubDate>
    </item>
  </channel>
</rss>