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    <title>Maternità  - Ultimi articoli inseriti</title>
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    <item>
      <title>L'adozione di selezione</title>
      <description><![CDATA[<p>Abbiamo gi&agrave; trattato, in un articolo di un po' di tempo fa, il concetto di <a href="https://suivet.it/fidelizzazione-del-capezzolo.aspx">fidelizzazione del capezzolo</a> e di quanto questo meccanismo fisiologico di formazione della gerarchia all&rsquo;interno della covata, che si instaura nelle prime 48-72 ore di vita, sia importante per lo sviluppo di una buona omogeneit&agrave; fra i suinetti. Tuttavia vale la pena ricordare anche quanto questo meccanismo sia limitante per lo svolgimento di alcune pratiche di baliaggio, ancora molto in uso, ma piuttosto rischiose. Ci riferiamo alla sostituzione del suinetto in ritardo di crescita all&rsquo;interno di una bella covata, con un altro pi&ugrave; in carne, e pertanto pi&ugrave; simile al resto della covata ricevente, pratica frequentemente utilizzata anche a 14-20 giorni di vita, allorquando la gerarchia &egrave; gi&agrave; ben consolidata. La larga diffusione di questa pratica ha le sue basi nel fatto che risulta piuttosto semplice e veloce da eseguire per l&rsquo;operatore, ma non tiene in conto che la gerarchia sia gi&agrave; formata e delle conseguenze che la sua perturbazione sia in grado di arrecare. In effetti il suinetto inserito in un nuovo gruppo, guadagner&agrave; il suo abituale capezzolo, quello a cui si &egrave; fidelizzato nella sua covata di nascita, che sfortunatamente per lui trover&agrave; impegnato dal suinetto della covata ricevente. Infatti su 12/14 suinetti pensate davvero di avere la fortuna che il nuovo arrivato vada proprio a stimolare il capezzolo del suinetto in ritardo che viene rimosso? Lascerei a voi ogni commento sulla cosa...</p>
<p>Questo genera una nuova competizione fra i due suinetti per lo stabilirsi di una nuova gerarchia. Da un punto di vista zootecnico quello che accade &egrave; una riduzione del peso dei due contendenti al capezzolo a fine lattazione rispetto al resto della covata. Inoltre, l&rsquo;aspetto pi&ugrave; negativo deriva da una riduzione complessiva del peso dell&rsquo;intera nidiata rispetto alle altre, come conseguenza della diminuzione della produzione di latte da parte della scrofa che percepisce come un forte stress il tumulto derivante dalla competizione dei due suinetti. Per queste ragioni &egrave; fortemente sconsigliabile l&rsquo;impiego di questa tipologia di adozione oltre le 48/72 ore di vita cio&egrave; da quando la fidelizzazione &egrave; gi&agrave; avvenuta. In queste situazioni, sarebbe meglio preferire o l&rsquo;<a href="https://suivet.it/adozione-completa.aspx">adozione completa</a> o lo svezzamento a balzi.</p>
<p>L&rsquo;adozione di sostituzione rimane una procedura interessante da approcciare nelle prime 48 ore di vita cio&egrave; quando la fidelizzazione del capezzolo da parte dei suinetti non &egrave; ancora avvenuta e quando, nel tentativo di ridurre il numero delle balie, si voglia <a href="https://suivet.it/scarto-o-ritardatario.aspx">anticipare la formazione degli scarti lavorando tempestivamente sui ritardatari</a>. La procedura &egrave; davvero molto semplice: dopo avere selezionato la scrofa ricevente dei ritardatari, preferibilmente una secondipara con bei capezzoli ed una bella covata, posizioniamo la sua covata all&rsquo;interno del nostro carrellino dei baliaggi (figura 1).</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/adozionediselezione.png" alt="" width="500" /><br /><em>Figura 1</em></p>
<p>Quindi andiamo a sostituire i suinetti in ritardo di crescita nelle altre covate della sala, con quelli belli del nostro carrellino non senza per&ograve; averli ben marcati con un tampone colorato. Questa evidenziazione ha il fine di poter seguire i suinetti aggiunti a ciascuna balia per monitorarne il decorso nelle prime 12-48 ore dopo l&rsquo;adozione: dobbiamo infatti assicurarci che anche i nuovi introdotti non rimangano in ritardo al fine di spostarli tempestivamente. Alla fine del baliaggio avremo all&rsquo;interno del nostro carrellino tutti i suinetti in ritardo di crescita raccolti dalle varie scrofe che andremo a posizionare sotto la nostra balia liberata all&rsquo;inizio della procedura.</p>
<p>Risulta abbastanza evidente come l&rsquo;adozione di selezione sia una pratica di contenimento delle perdite senza inoltre coinvolgere scrofe di altre et&agrave; di lattazione (quindi spesso di altre sale) con conseguente riduzione della movimentazione dei suinetti. Tuttavia la manovalanza va adeguatamente istruita sui rischi con particolare riferimento sia all&rsquo;et&agrave; dei suinetti da coinvolgere prima che la fidelizzazione sia avvenuta e sia sul monitoraggio dei suinetti baliati all&rsquo;interno delle nuove covate affinch&eacute; non ritardino nella loro crescita.</p><br /><a href='https://suivet.it/ladozione-di-selezione.aspx'>Dott. Claudio Mazzoni</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fladozione-di-selezione.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>https://suivet.it/ladozione-di-selezione.aspx</link>
      <author>mazzoni@suivet.it (Dott. Claudio Mazzoni)</author>
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      <pubDate>Tue, 14 May 2019 14:17:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Colostro e latte. Qualsiasi suinetto non chiede di più!</title>
      <description><![CDATA[<p>(Dott.ssa Lucia Tagliaferri)</p>
<p>Il peso alla nascita &egrave; un fattore di fondamentale importanza in grado di condizionare molti aspetti della vita presente e futura del suinetto. Sappiamo infatti che le aspettative di sopravvivenza di un suinetto sottopeso non sono certamente paragonabili a quelle di un &ldquo;fiorone&rdquo;. Anche il peso allo svezzamento ne risulta fortemente influenzato, sia perch&eacute; un suinetto pi&ugrave; robusto &egrave; in grado di sopportare meglio gli stress zootecnici e le infezioni che dovr&agrave; fronteggiare, sia perch&eacute; sar&agrave; molto pi&ugrave; probabile per lui raggiungere il peso di macellazione prima del suinetto pi&ugrave; leggero.</p>
<p>Anche il numero dei nati influenza il peso alla nascita, questa situazione deriva sia dal minor peso medio alla nascita per le covate pi&ugrave; numerose, ma anche per una possibile difficolt&agrave; della scrofa a sostenere contemporaneamente i fabbisogni di tanti suinetti.</p>
<p>La produzione di latte da parte della scrofa dovrebbe essere sufficiente, indipendentemente dal numero di suinetti presenti (8-11), a soddisfare tutti i fabbisogni degli stessi fino al 7&deg;-10&deg; giorno dal parto, dato che in questa fase il quantitativo di latte prodotto dalla scrofa continua a crescere e supera il fabbisogno dei suinetti (grafico 1). Con il passare dei giorni, all&rsquo;aumentare del loro peso, il latte prodotto non &egrave; pi&ugrave; sufficiente per tutti.</p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;<img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/svezzamento/lattepeso.png" alt="" width="550" height="358" /><br /><em><strong>Grafico 1: Rapporto fra la produzione totale giornaliera di latte ed accrescimento del singolo suinetto in una covata con 10 suinetti durante la lattazione (in Klopfenstein C. et al., 1999 modificato)</strong></em></p>
<p>Il latte della scrofa incrementa con le dimensioni della covata, mentre la disponibilit&agrave; di latte per ciascun suinetto comincia a ridursi a causa del loro inevitabile accrescimento, questo perch&eacute; quando la scrofa avr&agrave; raggiunto il proprio plateau di produzione giornaliera, non riuscir&agrave; pi&ugrave; a soddisfare tutte le richieste crescenti della covata in accrescimento, specie se numerosa.</p>
<p>Per fronteggiare le insidie della vita, il suinetto non deve solo avere un buon peso alla nascita (minimo 1.2kg), ma deve anche ricevere un giusto apporto di colostro prima e di latte poi. Questi sono fondamentali nutrienti in grado di apportare: proteine necessarie per la crescita, energia per il mantenimento della temperatura corporea e, cosa fondamentale, immunoglobuline (anticorpi) per la protezione dalle patologie in quanto il tipo di placentazione della scrofa (epiteliocoriale) non ne permette il passaggio durante la gravidanza.</p>
<p>Quindi <strong>tutta la trasmissione relativa alla protezione anticorpale madre-suinetto &egrave; affidata esclusivamente al colostro</strong>, prodotto nelle prime 18-24 ore successive al parto; inoltre durante le prime ore di vita l&rsquo;intestino del neonato presenta una elevata permeabilit&agrave; alle proteine ad elevato peso molecolare, come appunto le immunoglobuline e la cui cessazione &egrave; dipendente dalla quantit&agrave; di colostro ingerito.</p>
<p><strong>Si ritiene che 6 poppate di colostro siano sufficienti a fornire un&rsquo;adeguata protezione immunitaria per il suinetto (Klopfenstein C. et al., 1999).</strong></p>
<p>Alcuni autori suggeriscono che l&rsquo;inadeguato assorbimento di immunoglobuline durante la fase colostrale, sia la maggiore causa di mortalit&agrave; per i suinetti in sala parto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Quindi il colostro SUBITO E SEMPRE!</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sempre in relazione alle difese immunitarie, non dobbiamo dimenticare anche che il latte garantisce la trasmissione di un particolare tipo di immunit&agrave; detta di mucosa, in grado di ergersi come una barriera a livello intestinale per impedire l&rsquo;aggressione, od il passaggio, dei pi&ugrave; diversi microbi. &Egrave; presente durante tutta la lattazione e deve essere considerato un fattore limitante per gli svezzamenti precocissimi (a 14 giorni), di cui &egrave; necessario tenere conto in ottica di prevenzione, al fine di evitare spiacevoli conseguenze nel post svezzamento.</p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='https://suivet.it/colostro-e-latte-qualsiasi-suinetto-non-chiede-di-più-1.aspx'>Dott.ssa Lucia Tagliaferri</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fcolostro-e-latte-qualsiasi-suinetto-non-chiede-di-pi%c3%b9-1.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>https://suivet.it/colostro-e-latte-qualsiasi-suinetto-non-chiede-di-più-1.aspx</link>
      <author>tagliaferri@suivet.it (Dott.ssa Lucia Tagliaferri)</author>
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      <pubDate>Fri, 20 Apr 2018 20:02:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Svezzamento frazionato (Split weaning)</title>
      <description><![CDATA[<p>Fra le attivit&agrave; svolte in sala parto, ce n&rsquo;&egrave; una che ha delle importanti, quanto spesso sottovalutate, ripercussioni sullo svezzamento. Mi riferisco all&rsquo;intervallo svezzamento-calore delle scrofe ed in particolare alla venuta in calore delle scrofe pi&ugrave; giovani, primipare soprattutto. Nei mesi estivi, pi&ugrave; frequentemente di quanto non accada nei mesi invernali, capita che numerose primipare allo svezzamento non manifestino il calore entro i 5-7 giorni dallo stesso, cos&igrave; come abitualmente si verifica nelle altre stagioni dell&rsquo;anno. Come ormai risaputo, si tratta di una delle pi&ugrave; importanti conseguenze dell&rsquo;infertilit&agrave; estiva (SIC) e, in alcune realt&agrave;, rappresenta un vero e proprio problema risolvibile, comunque solo in parte, con la somministrazione di gonadotropine iniettabili allo svezzamento in grado di stimolare la venuta in calore dell&rsquo;animale.</p>
<p>Lo svezzamento frazionato consiste nello svezzare i suinetti pi&ugrave; pesanti di una covata alcuni giorni prima dello svezzamento effettivo della totalit&agrave; della covata (immagine sottostante). Questa pratica ha il compito di migliorare le prestazioni delle scrofe nell&rsquo;ambito dell&rsquo;intervallo svezzamento calore, nel senso sia di favorirne la venuta in calore con una conseguente riduzione dei giorni improduttivi, molto importanti per calcolare correttamente il numero di parti per scrofa per anno, ma anche nel migliorare la distribuzione sui giorni di venuta in calore. Infatti &egrave; ben noto che i calori fra il 6&deg; ed il 12&deg; giorno dallo svezzamento siano ad alto rischio di bassa fertilit&agrave;, per cui anche lo spostamento di una parte di questi calori verso il 4&deg;-5&deg; giorno post svezzamento rappresentano un traguardo importante da raggiungere.</p>
<p><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/svezzamento/svezzamento-split-weaning.jpg" alt="Split weaning" width="550" height="412" /></p>
<p>L&rsquo;efficacia di questa pratica &egrave; piuttosto controversa a livello di letteratura internazionale, tuttavia lavori promettenti, peraltro a firma italiana (Tarocco <em>et al.</em> 2000), sembrano dare riscontri positivi purch&eacute; applicati, come sempre, con metodo ed attenzione.</p>
<p>Il presente lavoro ricavato da una grossa raccolta dati proveniente da 181 scrofette e 759 pluripare svezzate nell&rsquo;arco di 18 mesi con una lattazione media di circa 26 giorni, ha dimostrato che svezzando i suinetti pi&ugrave; pesanti fra i 6 ed i 7 giorni prima dei fratelli, lasciando sotto scrofa dai 5 ai 7 suinetti fino al giorno dello svezzamento effettivo, un maggior numero di scrofe veniva fecondato al 5&deg; giorno dallo svezzamento rispetto al gruppo controllo, dove la svezzata era unica e a fine lattazione (vedi tabella 1).</p>
<table>
<thead>
<tr style="text-align: center; font-weight: bold;">
<td>Primipare</td>
<td>ISC (gg)</td>
<td>&lt;4&deg; giorno</td>
<td>4&deg; giorno</td>
<td>5&deg; giorno</td>
<td>Messa in parto</td>
</tr>
</thead>
<tbody>
<tr style="text-align: center;">
<td style="text-align: center; font-weight: bold;">Svezz 7 gg prima</td>
<td>5.0&plusmn;0.3a</td>
<td>6.3%</td>
<td>41.3%</td>
<td>79.4%</td>
<td>90.5%</td>
</tr>
<tr style="text-align: center;">
<td style="text-align: center; font-weight: bold;">Controllo</td>
<td>6.0&plusmn;0.3</td>
<td>6.3%</td>
<td>13.9%</td>
<td>62.5%</td>
<td>77.8%</td>
</tr>
<tr style="text-align: center; font-weight: bold;">
<td style="text-align: center; font-weight: bold;">Pluripare</td>
<td>ISC (gg)</td>
<td>&lt;4&deg; giorno</td>
<td>4&deg; giorno</td>
<td>5&deg; giorno</td>
<td>Messa in parto</td>
</tr>
<tr style="text-align: center;">
<td style="text-align: center; font-weight: bold;">Svezz 6 gg prima</td>
<td>4.6&plusmn;0.2 a</td>
<td>6.8% a</td>
<td>47.5%</td>
<td>89.3%</td>
<td>81.9%</td>
</tr>
<tr style="text-align: center;">
<td style="text-align: center; font-weight: bold;">Svezz 7 gg prima</td>
<td>5.0&plusmn;0.2</td>
<td>3.3%</td>
<td>46.2%</td>
<td>82.8%</td>
<td>87.5%</td>
</tr>
<tr style="text-align: center;">
<td style="text-align: center; font-weight: bold;">Controllo</td>
<td>5.4&plusmn;0.2</td>
<td>2.6%</td>
<td>25.9%</td>
<td>74.6%</td>
<td>81.5%</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em><strong>Tabella 1: confronto relativo allo svezzamento frazionato per primipare e pluripare con i relativi gruppi controllo svezzati a termine. A lettere diverse corrispondono differenze statistiche significative (Tarocco et al., 2000-modificata)</strong></em></p>
<p>Pi&ugrave; nello specifico, da questi risultati si evidenzia che un maggior numero di scrofette, sottoposte a svezzamento frazionato 7 gironi prima dello svezzamento effettivo, veniva in calore al 5&deg; giorno dallo svezzamento, oltre che avere una migliore messa in parto, rispetto alle scrofette del gruppo controllo. Cos&igrave; come analoghi risultati si osservarono sulle pluripare appartenenti al gruppo dello svezzamento frazionato dei 7, ma anche dei 6 giorni, rispetto al proprio gruppo di controllo.</p>
<p>La spiegazione a questi risultati &egrave; da ricercare nel fatto che, riducendo l&rsquo;intensit&agrave; di suzione del latte da parte dei suinetti, attraverso un loro parziale ed anticipato allontanamento, si innalzano pi&ugrave; velocemente le concentrazioni di gonadotropine nel sangue, prodotte dalla stessa scrofa, che permettono a loro volta di incrementare lo sviluppo dei follicoli ovarici.</p>
<p>Un ulteriore vantaggio si dovrebbe evidenziare anche sui suinetti rimasti sottoscrofa, dato che possono recuperare rispetto ai fratelli pi&ugrave; vigorosi gi&agrave; svezzati. Ad ogni buon conto, la produzione di latte da parte della scrofa &egrave; certamente minore, rispetto a quella necessaria qualora tutta la covata fosse presente, ottenendo cos&igrave; il risultato di una minore perdita di condizione corporea da parte della madre, per la quale viceversa si prospetta un pi&ugrave; probabile recupero. Quest&rsquo;ultimo aspetto legato al metabolismo dell&rsquo;animale, in associazione all&rsquo;effetto ormonale precedentemente menzionato, sono i meccanismi ritenuti alla base del miglioramento delle performance zootecniche potenzialmente ottenibili attraverso questa pratica zootecnica.</p>
<p>Per avere successo con lo svezzamento frazionato sembra per&ograve; veramente necessario effettuarlo 7 giorni prima per le scrofette e 6 giorni prima per le pluripare, dello svezzamento totale. Infatti altre prove di campo che hanno accorciato questo tempo fino a 3 giorni, con uno svezzamento totale massimo a 21 giorni, non hanno riscosso lo stesso successo, anzi! (Wellen et al., 2006). Quindi bisogna lavorare sul tempo.</p>
<p>Quest&rsquo;ultima prova lascia il campo ad un&rsquo;importante considerazione, ovvero l&rsquo;et&agrave; allo svezzamento. Lo split weaning, se applicato correttamente in aziende che svezzano attorno ai 21 giorni di vita, costringe a svezzare alcuni suinetti a minimo 14-15 giorni. Certo si tratta dei soggetti pi&ugrave; grossi e quindi con elevate probabilit&agrave; di successo, anche alla luce degli innumerevoli, quanto sempre pi&ugrave; completi, mangimi sottoscrofa oggi presenti sul mercato. Rimane comunque la difficolt&agrave; relativa al loro collocamento in azienda ove non siano presenti reparti adatti allo scopo.</p>
<p>Situazione ben diversa si ha nelle aziende dove lo svezzamento &egrave; effettuato attorno ai 26-28 giorni, che permettono di eseguire lo svezzamento frazionato attorno ai 21 giorni con suinetti decisamente pi&ugrave; grandi e quindi pi&ugrave; facilmente gestibili.</p>
<p>Tuttavia lo svezzamento frazionato, affinato azienda per azienda, sembra dimostrare grandi potenzialit&agrave; per fronteggiare le problematiche relative all&rsquo;ipofertilit&agrave; estiva, soprattutto sulle scrofette, offrendosi come valida alternativa alle, senza dubbio efficaci, ma certamente pi&ugrave; costose, vie farmacologiche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='https://suivet.it/svezzamento-frazionato-split-weaning.aspx'>Dott. Claudio Mazzoni</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fsvezzamento-frazionato-split-weaning.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>https://suivet.it/svezzamento-frazionato-split-weaning.aspx</link>
      <author>mazzoni@suivet.it (Dott. Claudio Mazzoni)</author>
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      <pubDate>Fri, 02 Jun 2017 08:18:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Svezzamento a 21 oppure a 28 giorni?</title>
      <description><![CDATA[<p>L&rsquo;et&agrave; allo svezzamento deve essere sempre considerata con grande attenzione in funzione delle strategie aziendali sia che si parli di cicli chiusi che di venditori di lattoni. Effettivamente il passaggio da una lattazione a 3 ad una a 4 settimane determina un maggior peso dei suinetti allo svezzamento, stimato fra 1,5 e 2,5 kg/capo in pi&ugrave;, che si riflette in migliori performances produttive e sanitarie nella fase di post-svezzamento oltre a consentire l&rsquo;impiego di mangimi meno costosi nella fase di avvio. Tuttavia l&rsquo;allungamento della lattazione determina un allungamento dell&rsquo;interparto con conseguente riduzione del numero dei parti/scrofa/anno e quindi meno svezzati/anno. Oggi per&ograve; vorrei fornirvi alcuni spunti volti ad eliminare quel malsano pessimismo che vuole lo svezzamento a 28 giorni meno &ldquo;efficiente&rdquo; dello svezzamento a 21 da un punto di vista zootecnico.</p>
<p>Per fare questo mi sono avvalso del contributo di alcuni calcoli elaborati in collaborazione con il Dott. Tonon Francesco, che ringrazio sin d&rsquo;ora della sempre disponibile collaborazione.</p>
<p>Per poter meglio sviluppare il ragionamento &egrave; bene confrontare l&rsquo;interparto teorico che le scrofe affrontano a seconda che allattino per 21 o 28 giorni. Partiamo quindi dall&rsquo;intervallo svezzamento calore di 5 giorni, vi aggiungiamo la gestazione di 114 giorni e infine sommiamo la lattazione di 21 o 28 giorni per l'appunto. L&rsquo;interparto teorico finale risulta di 140 giorni nel primo e 147 giorni nel secondo caso. Questi 7 giorni di differenza, che in un primo momento possono sembrare poca cosa, si rivelano pi&ugrave; importanti nel momento in cui si proceda al calcolo dei parti scrofa anno, ovvero 365:140 o 147. Nel primo caso avremo 2.60 mentre nel secondo 2.48. A questo punto la differenza si rende pi&ugrave; palpabile e, moltiplicando tale valore per il numero di svezzati per parto, avremo la reale percezione della distanza esistente fra i due sistemi. Indichiamo in 11 i suinetti svezzati per parto. Allora dai calcoli finora svolti, avremo, che svezzando a 21 giorni, la produzione di suinetti svezzati per scrofa per anno sar&agrave; di 28.6 (2.60X11), mentre nel caso della lattazione a 28 giorni ne produrremo 27.3 (2.48X1). Cos&igrave; facendo la differenza di 1.3 suinetti risulta certamente molto importante e tendere ad aumentare all&rsquo;aumentare degli svezzati per parto.</p>
<p>Questi sono i calcoli teorici su cui si basa la gran parte della teoria di chi sostiene il vantaggio di una lattazione a 21 rispetto ai 28 giorni. Sotto il profilo matematico la teoria non fa una piega, ma &egrave; veramente cos&igrave;? O meglio non &egrave; che per caso da questo calcolo sfuggono delle variabili legate alla fisiologia dell&rsquo;animale e che sarebbe bene considerare? In effetti alcuni autorevoli fisiologi della riproduzione hanno sottolineato che una lattazione di 28 giorni permette una migliore preparazione dell&rsquo;apparato genitale della scrofa alla gestazione successiva, pi&ugrave; di quanto non accada con una lattazione di 21 giorni, tanto da permettere un sensibile aumento della natalit&agrave; al parto successivo. &Egrave; stato addirittura stimato che per ogni giorno di lattazione sotto i 28, ci sia un calo della natalit&agrave; totale di 0.1 suinetti al parto seguente. Quindi chi svezza a 21 produrrebbe circa 0.7 suinetti nati vivi per parto di chi svezza a 28... per&ograve;!</p>
<p>Per valutare la veridicit&agrave; o meno di queste conclusioni, c&rsquo;&egrave; chi si &egrave; preso la briga di indagare sui numeri di alcune realt&agrave; italiane. Precisamente sono state messe a confronto le natalit&agrave; (totali e vivi) di 12 aziende, rappresentative di 10.000 scrofe. I risultati sono riportati nel grafico 1 dove si evince facilmente che in quelle aziende abituate a svezzare a 28 giorni, la natalit&agrave; totale &egrave; di 0,53 suinetti per parto in pi&ugrave; rispetto alle aziende in cui lo svezzamento &egrave; a 21 giorni (12.60 contro 12.05). Chiaramente anche i nati vivi risentono di questo miglioramento, sono infatti 0.53 in pi&ugrave; (11.84 contro 11.31).</p>
<p>A questo punto possiamo aggiornare i nostri calcoli alla luce dei nuovi dati forniti. Per dare pi&ugrave; veridicit&agrave; al nostro esempio, introduciamo per&ograve; la variabilit&agrave; &ldquo;mortalit&agrave; in lattazione&rdquo; da sottrarre, anche se in maniera empirica, ai nati vivi. Stimiamola, per semplicit&agrave;, attorno al 10%, anche se molte sarebbero le variabili da considerare, tuttavia, solo ai fini dell&rsquo;esempio, vediamo cosa succede.</p>
<p>Con una lattazione di 21 giorni abbiamo visto che in teoria potrebbero esserci 2.60 parti per scrofa per anno, moltiplicando tale valore per gli svezzati per parto del nostro esempio, 10.17 (11.31-10%), otteniamo 26.44 svezzati per scrofa per anno. Mentre nel caso della lattazione a 28 giorni, avremo 2.48 parti per scrofa per anno per 10.65 (11.84-10%) avremo 26.41 svezzati per scrofa per anno. Sviluppandosi cos&igrave; le cose, la differenza fra i due sistemi diventa veramente irrisoria e comunque certamente non paragonabile a quella vista senza tenere in conto della fisiologia della scrofa.</p>
<p>Mi preme inoltre far notare che il Decreto Legislativo n. 53 del 20 febbraio 2004, che stabilisce le &ldquo;norme minime per la protezione dei suini", rende obbligatorio lo svezzamento dei suinetti di 28 giorni di vita, ma vorrei anche sottolineare che alla luce di quello che abbiamo sinora detto, la cosa non dovrebbe rappresentare un problema anzi&hellip;&hellip;. ma si sa, tutto quello che &egrave; obbligatorio ci infastidisce per principio.</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/svezzamento/svezzamento-nativivi-natimorti.jpg" alt="" width="550" height="392" /><br />Tonon et al., SIPAS 2005</p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p><br /><a href='https://suivet.it/svezzamento-a-21-oppure-a-28-giorni.aspx'>Dott. Claudio Mazzoni</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fsvezzamento-a-21-oppure-a-28-giorni.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>https://suivet.it/svezzamento-a-21-oppure-a-28-giorni.aspx</link>
      <author>mazzoni@suivet.it (Dott. Claudio Mazzoni)</author>
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      <pubDate>Mon, 09 Jan 2017 16:50:00 GMT</pubDate>
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