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    <title>Maternità  - Ultimi articoli inseriti</title>
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    <item>
      <title>L’altra faccia dell’assistenza: la cura del momento del parto a partire dalla gestazione</title>
      <description><![CDATA[<p>(Dott.ssa Angela Bonetto)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il parto &egrave; un insieme di cambiamenti morfologici, fisici ed ormonali quasi paragonabili ad una rivoluzione all&rsquo;interno di un organismo.</p>
<p>I giorni precedenti sono preparatori all&rsquo;evento, ed i cambiamenti interni determinano modificazioni morfologiche osservabili esternamente gi&agrave; qualche giorno prima.</p>
<p>Soprattutto in queste circostanze, l&rsquo;addetto all&rsquo;assistenza in sala parto dev&rsquo;essere sicuramente un buon osservatore, qualit&agrave; essenziale per capire dove e quando intervenire, se necessario. A tal proposito &egrave; importante conoscere la fisiologia degli eventi per capire le ragioni di ci&ograve; che andiamo ad osservare.</p>
<p>Il segnale che d&agrave; l&rsquo;avvio al processo del parto &egrave; rappresentato dal cortisolo prodotto dalla corticale del surrene dei feti, che nell&rsquo;ultimo terzo di gravidanza si sono sviluppati notevolmente e occupano tutto lo spazio disponibile nella cavit&agrave; uterina, che inizia ad essere appunto un ambiente troppo &ldquo;stretto&rdquo;. Il cortisolo stimola nella placenta la sintesi degli enzimi che convertono il progesterone (l&rsquo;ormone della gravidanza) in estrogeni. Ne consegue un rapido calo del rapporto progesterone/estrogeni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quali effetti provocano dunque gli estrogeni? I principali sono schematizzati in Fig.1.</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/parto/parto01.png" alt="Fig1: effetti provocati dagli estrogeni" width="500" /><em>Fig1: effetti provocati dagli estrogeni</em></p>
<p>I cambiamenti ormonali nel periparto sono illustrati nel grafico della Fig.2 (tratto da<em> Fisiologia degli animali domestici, Oystein Sjaastad,Iav Sand,Knut Hove</em>).</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/parto/parto02.png" alt="Fig.2: cambiamenti ormonali nel periparto" width="500" /><br /><em>Fig.2: cambiamenti ormonali nel periparto (da Fisiologia degli animali domestici, Oystein Sjaastad,Iav Sand,Knut Hove)</em></p>
<p>Grazie a questo breve ripasso di fisiologia sar&agrave; sicuramente pi&ugrave; facile ricordare perch&eacute; le mammelle inizino a svilupparsi qualche giorno prima, o perch&eacute; la vulva risulti pi&ugrave; gonfia dai quattro giorni circa prima del parto.</p>
<p>Un ingrossamento ed un arrossamento vulvare al parto sono quindi normalissimi, tuttavia quando questi evolvono in turgore, tumefazione eccessivi ed edema prominente (Fig. 3), la regione vulvare perde la sua elasticit&agrave; e la sua capacit&agrave; distensiva. Tali propriet&agrave; devono essere invece mantenute per assicurare un&rsquo;agevole espulsione dei feti.</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/parto/parto03.jpg" alt="Fig.3: Edema e turgore eccessivo nella regione vulvare" width="500" /><br /><em>Fig.3: Edema e turgore eccessivo nella regione vulvare</em></p>
<p>Il buon osservatore in grado di notare questa anomalia dovr&agrave; quindi riservare un&rsquo;assistenza pi&ugrave; oculata alla/e scrofa/e interessate.</p>
<p>Numerose conseguenze negative possono infatti derivare da questo aspetto che potrebbe sembrare irrilevante per chi non ha mai assistito ad esperienze analoghe.</p>
<p>In primo luogo, alle prime evidenze del caso bisogna avere la prontezza di verificare che la gabbia parto sia adatta alla scrofa ospitata. Soprattutto se ci troviamo davanti a scrofe di mole notevole, sar&agrave; opportuno assicurarsi che l&rsquo;animale abbia a disposizione spazio sufficiente per distendersi sul fianco senza che la regione vulvare sia compressa sul fondo della struttura. &nbsp;Se la vulva, che in prossimit&agrave; del parto ha un apporto ematico maggiore, viene compressa, il ritorno venoso diminuisce e la stasi venosa pu&ograve; peggiorare e causare edema grave, con conseguente ulteriore ingrossamento anomalo della vulva. La cute e la mucosa risulteranno distese, e quindi pi&ugrave; facilmente suscettibile a lesioni traumatiche. Le possibili conseguenti lacerazioni, oltre ad essere dolorose, costituiscono una facile via d&rsquo;accesso per le infezioni batteriche e, cosa ancora pi&ugrave; grave, provocare emorragie spesso letali per la scrofa.</p>
<p>In tali circostanze, oltre ai trattamenti farmacologici antiemorragici (come la vitamina K), un aiuto sostanziale pu&ograve; derivare da pratici rimedi casalinghi a base di ghiaccio e polveri adsorbenti. L&rsquo;utilizzo del ghiaccio pu&ograve; sembrare banale, ma provocando vasocostrizione aiuta a fermare l&rsquo;emorragia. Manicotti di ghiaccio ottenuti grazie ai guanti da esplorazione (Fig. 4) risultano essere molto efficaci; il consiglio &egrave; di averne sempre qualcuno di pronto a disposizione.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="https://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/parto/parto04.jpg" alt="Fig.4: uso di manicotti di ghiaccio per evitare emorragie nella zona vulvare" width="500" /><br /><em>Fig.4: uso di manicotti di ghiaccio per evitare emorragie nella zona vulvare</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come esito della guarigione per seconda intenzione delle ferite, si formeranno delle cicatrici che condizioneranno negativamente i parti successivi. Il parto rischia di essere compromesso sia per la presenza contemporanea di pi&ugrave; suinetti lungo il canale del parto e la difficolt&agrave; ad uscire, sia per l'inerzia uterina secondaria a causa delle continue contrazioni senza avanzamento dei feti.</p>
<p>La questione potrebbe quindi risultare molto delicata, soprattutto se il problema fosse diffuso e si ripetesse sistematicamente in azienda.</p>
<p>Un primo approccio risolutivo potrebbe riguardare la manutenzione e l&rsquo;adeguamento delle gabbie parto, eliminando qualsiasi parte lesiva di esse, con particolare riferimento alle cos&igrave;ddette bavette, ovvero a quelle asperit&agrave; presenti nei punti di saldatura fra i vari componenti della gabbia, problema spesso evidente nelle realt&agrave; di nuova fattura.</p>
<p>Nel caso di una diffusione massiva della problematica, non si pu&ograve; evitare di svolgere un&rsquo;indagine pi&ugrave; approfondita sul mangime somministrato alle scrofe. In particolare, va esaminato il contenuto di zearalenone, micotossina prodotta nel mais da<em> F. roseum</em> in condizioni particolari di umidit&agrave; elevata (23&ndash;25%), che si lega in modo competitivo ai recettori degli estrogeni. Tuttavia, allo stesso tempo bisognerebbe assistere a segni clinici nella prole di genere femminile, ovvero gonfiore della vulva e dei capezzoli, infiltrazione edematosa della regione perineale per poter affermare senza ombra di dubbio che si tratti di intossicazione da zearalenone. Se questi segni non sono presenti non significa che il problema legato alle micotossine sia inesistente, ma suggerisce al veterinario alimentarista di controllare altri aspetti del mangime, come ad esempio il contenuto di sodio.</p>
<p>Dalla discussione di questa problematica si evince che una buona assistenza alla sala parto inizi ancora prima che la scrofa vi entri, e che l&rsquo;attenzione debba essere rivolta a molteplici aspetti che ad un primo approccio possono sembrare non direttamente collegati alla questione iniziale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Riferimenti:</p>
<p><em>- Diseases of Swine, Eleventh Edition. Editor(s): Jeffrey J. Zimmerman Locke A. Karriker Alejandro Ramirez Kent J. Schwartz Gregory W. Stevenson Jianqiang Zhang</em></p>
<p><em>&copy; 2019 John Wiley &amp; Sons, Inc.</em></p>
<p><em>- Fisiologia degli animali domestici, Oystein Sjaastad,Iav Sand,Knut Hove</em></p>
<p><em>-Pathologic Basis of Veterinary Disease di James F. Zachary (Autore), M. Donald McGavin (Autore), M. Donald McGavin MVSc PhD FACVSc (a cura di)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='https://suivet.it/l’altra-faccia-dell’assistenza-la-cura-del-momento-del-parto-a-partire-dalla-gestazione.aspx'>Dott.ssa Angela Bonetto</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fl%e2%80%99altra-faccia-dell%e2%80%99assistenza-la-cura-del-momento-del-parto-a-partire-dalla-gestazione.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>https://suivet.it/l’altra-faccia-dell’assistenza-la-cura-del-momento-del-parto-a-partire-dalla-gestazione.aspx</link>
      <author>bonetto@suivet.it (Dott.ssa Angela Bonetto)</author>
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      <pubDate>Mon, 15 Jun 2020 06:49:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Scrofetta: fattori che influenzano lo sviluppo dell’apparato genitale (seconda parte)</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Dott.ssa Lucia Tagliaferri - Dott. Mazzoni)</strong></p>
<h3>Nutrienti ed ormoni</h3>
<p>Come abbiamo sottolineato nell&rsquo;articolo scorso, l&rsquo;et&agrave; ed il peso hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo dell&rsquo;apparato riproduttivo. Questo concetto &egrave; valido solo a parit&agrave; di condizioni di salute e di gestione dell&rsquo;allevamento. Esistono tuttavia delle variazioni individuali che possono causare un ritardo nello sviluppo di per s&eacute; in grado di compromettere il futuro riproduttivo dell&rsquo;animale.</p>
<p>&Egrave; proprio nel tentativo di risolvere questo tipo di problematica, che &egrave; importante considerare altri interventi per favorire lo sviluppo del tratto genitale e la sua risposta agli stimoli gestionali della riproduzione.</p>
<p>Questi fattori sono:</p>
<ul>
<li>Nutrizione</li>
<li>Induzione ormonale con gonadotropina sierica</li>
<li>Traccamento con progestinico</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Nutrizione</h3>
<p>In linea di principio &egrave; importante che vengano adeguatamente soddisfatte le esigenze nutrizionali della scrofetta durante la sua crescita. In aggiunta a questo, certamente interessante &egrave; l&rsquo;integrazione con vitamine e minerali, in grado di stimolare lo sviluppo del tratto genitale. &Egrave; il caso ad esempio delle Vitamine A, D3, E e dei minerali come il selenio che, qualora somministrati prima della pubert&agrave;, sono in grado di favorire lo sviluppo del tratto genitale nelle scrofette. Nella tabella due vengono espressi valori che, seppur datati, mettono bene in evidenza che un vero e proprio shock vitaminico, o flushing che dir si voglia, costituito da 900.000 UI di vitamina A+300.000 UI di vitamina D3+300 mg di vitamina E+0,25 mg di Selenio, somministrato nei 10 giorni precedenti la stimolazione al primo estro, sia in grado di favorire lo sviluppo dell&rsquo;ovaio e promuovere la crescita follicolare.</p>
<table style="height: 104px;" width="776">
<tbody>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
<td colspan="2"><strong>Utero</strong><br /><br /></td>
<td colspan="2"><strong>Ovaio sx</strong><br /><br /></td>
<td colspan="2"><strong>Ovaio dx</strong><br /><br /></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Razza</strong></td>
<td>peso utero (g)</td>
<td>Corno sx (cm)</td>
<td>Corno dx (cm)</td>
<td>Peso</td>
<td>Lunghezza (cm)</td>
<td>Peso</td>
<td>Lunghezza (cm)</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Controllo</strong></td>
<td>163.5&plusmn;36.7a</td>
<td>56.6&plusmn;6.5a</td>
<td>55.8&plusmn;5.7c</td>
<td>4.0&plusmn;1.3a</td>
<td>2.7&plusmn;0.4c</td>
<td>3.4&plusmn;0.9a</td>
<td>2.6&plusmn;0.4c</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Flushing vitaminico-minerale</strong></td>
<td>347.4&plusmn;60.65b</td>
<td>78.0&plusmn;12.9b</td>
<td>68.2&plusmn;10.9d</td>
<td>5.9&plusmn;2.1b</td>
<td>3.3&plusmn;0.4d</td>
<td>5.0&plusmn;0.7b</td>
<td>3.1&plusmn;0.3d</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em>Tabella 1: De Alba et al. 1998. Lettere diverse indicano diversa significativit&agrave;</em></p>
<h3>Induzione ormonale con gonadotropina sierica</h3>
<p>La capacit&agrave; di concepimento, ed il relativo mantenimento della gravidanza nella scrofetta, dipendono dall'et&agrave; e dal peso dell&rsquo;animale al momento del trattamento (Zięcik, 1996). La somministrazione di eCG e hCG ha una sua comprovata efficacia, ed &egrave; quindi in grado di indurre l'ovulazione, solo in scrofette prepuberi.</p>
<p>Nella tabella 2 &egrave; stato studiato l&rsquo;effetto dell'induzione ormonale con 600UI di eCG e 200UI di hCG sullo sviluppo dell'apparto genitale della scrofetta prepubere.</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;">&nbsp;</td>
<td style="text-align: center;">&nbsp;</td>
<td style="text-align: center;">&nbsp;</td>
<td style="text-align: center;">&nbsp;</td>
<td style="text-align: center;" colspan="2"><strong>Ovaio sx</strong></td>
<td style="text-align: center;" colspan="2"><strong>Ovaio dx</strong></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Trattamento</strong></td>
<td>Nr.</td>
<td>Et&agrave; (gg)</td>
<td>Vagina (cm)</td>
<td>Peso (g)</td>
<td>Lunghezza (cm)</td>
<td>Peso (g)</td>
<td>Lunghezza (cm)</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Senza eCG</strong></td>
<td>100</td>
<td>150</td>
<td>4.2&plusmn;2.0</td>
<td>2.9&plusmn;0.1</td>
<td>2.2&plusmn;0.1</td>
<td>2.9&plusmn;0.1</td>
<td>2.2&plusmn;0.1</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Con eCG</strong></td>
<td>100</td>
<td>150</td>
<td>6.1&plusmn;2.3</td>
<td>2.3&plusmn;1.3</td>
<td>2.1&plusmn;0.4</td>
<td>2.2&plusmn;0.9</td>
<td>2.0&plusmn;0.4</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em>Tabella 2: Effetto dell'induzione ormonale con 600UI di eCG e 200UI di hCG nello sviluppo dell'apparto genitale della scrofetta prepubere</em></p>
<p>Da quanto si evince nella precedente tabella, l&rsquo;utilizzo di questi farmaci deve essere oculatamente scelto, con il supporto del proprio consulente, al fine di impiegarlo nel migliore dei modi per ridurre i rischi e ottimizzare la produzione. In tal senso vale la pena ricordare il suo indispensabile ruolo nel controllo della gestione dei flussi, a seguito di un loro grave disordine, vedi il caso della sindrome dell&rsquo;ipofertilit&agrave; estiva. Tuttavia, vale la pena ricordare che, quando le scrofette sono indotte al primo estro attraverso l&rsquo;impiego delle gonadotropine esogene, l&rsquo;insorgenza del secondo estro &egrave; molto irregolare rispetto ai 21 giorni che normalmente intercorrono fra il primo ed il secondo (De Alba et al. 1998). Le gonadotropine rimangono comunque un ormone d&rsquo;elezione nel controllo della riproduzione di molte aziende, ma vengono sempre di pi&ugrave; intese come uno strumento volto a supportare il ruolo del management aziendale e non in sostituzione dello stesso, come erroneamente accadeva in passato.</p>
<h3>Ciclo sessuale e il trattamento con i progestinici</h3>
<p>Il trattamento con un progestinico (l&rsquo;Altrenogest), mostra la sua efficacia come induttore, nonch&eacute; sincronizzatore degli estri, nelle scrofette cicliche quindi in quelle che hanno gi&agrave; manifestato il primo estro.</p>
<p>Nella tabella 3, vengono dimostrate le differenze sulle dimensioni dell&rsquo;utero, in rapporto all&rsquo;et&agrave;, nell&rsquo;animale prepubere, al 1&deg;, 2&deg; e 3&deg; estro rispetto alla scrofetta trattata con l&rsquo;altrenogest e al secondo estro.&nbsp; Come si pu&ograve; vedere le dimensioni dell&rsquo;utero del gruppo trattato con il progestinico (ultimo gruppo) sono sensibilmente maggiori rispetto agli altri.</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
<td>Scrofetta prepubere</td>
<td>Scrofetta al 1&deg; estro</td>
<td>Scrofetta al 2&deg; estro</td>
<td>Scrofetta al 3&deg; estro</td>
<td>Scofetta al 2&deg; estro+Altrenogest</td>
</tr>
<tr>
<td>Et&agrave; (gg)</td>
<td style="text-align: center;">150</td>
<td style="text-align: center;">196</td>
<td style="text-align: center;">223</td>
<td style="text-align: center;">249</td>
<td style="text-align: center;">253</td>
</tr>
<tr>
<td>Numero animali</td>
<td style="text-align: center;">20</td>
<td style="text-align: center;">20</td>
<td style="text-align: center;">20</td>
<td style="text-align: center;">20</td>
<td style="text-align: center;">18</td>
</tr>
<tr>
<td>Sviluppo dell'utero (cm)</td>
<td style="text-align: center;">38.1</td>
<td style="text-align: center;">54.1</td>
<td style="text-align: center;">61</td>
<td style="text-align: center;">75</td>
<td style="text-align: center;">79</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em>&nbsp;Tabella 3: effetto del ciclo sessuale e del trattamento con Altrenogest sullo sviluppo dell'apparato genitale della scrofetta</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In generale quindi, l'effetto legato al susseguirsi dei cicli sessuali, sullo sviluppo del tratto genitale, &egrave; il sistema naturale di maggior impatto per aumentare la produttivit&agrave; nella scrofetta.</p>
<p>Fra i fattori in grado di influenzare in modo significativo lo sviluppo dell&rsquo;apparato genitale, l&rsquo;ultimo, non certo per ordine di importanza, che indagheremo &egrave; quello legato al condizionamento del tratto genitale stesso. Ovvero cosa &egrave; possibile fare per preparare al meglio l&rsquo;apparato riproduttivo della scrofetta al primo intervento fecondativo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Articolo precedente: <a href="https://suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell%e2%80%99apparato-genitale.aspx">Scrofetta: fattori che influenzano lo sviluppo dell&rsquo;apparato genitale (prima parte)</a></p>
<p>Articolo successivo: <a href="https://www.suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell%E2%80%99apparato-genitale-terza-parte.aspx">Scrofetta: fattori che influenzano lo sviluppo dell&rsquo;apparato genitale (terza parte)</a></p><br /><a href='https://suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell’apparato-genitale-seconda-parte.aspx'>Dott. Claudio Mazzoni</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fscrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell%e2%80%99apparato-genitale-seconda-parte.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>https://suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell’apparato-genitale-seconda-parte.aspx</link>
      <author>mazzoni@suivet.it (Dott. Claudio Mazzoni)</author>
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      <pubDate>Tue, 07 May 2019 17:17:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Scrofetta: fattori che influenzano lo sviluppo dell’apparato genitale</title>
      <description><![CDATA[<p><em><strong>(Dott.ssa Lucia Tagliaferri - Dott. Mazzoni)</strong></em></p>
<p>L&rsquo;apparato genitale della scrofetta, &egrave; possibile definirlo come quello strumento con cui l&rsquo;animale dovr&agrave; esibirsi all&rsquo;interno dell&rsquo;orchestra, cio&egrave; la mandria. Il compito del direttore, quindi il nostro compito, &egrave; quello di prepararlo in modo adeguato e mantenerlo efficiente nel tempo in modo da garantirci la massima espressione del suo potenziale genetico per almeno 5 o 6 parti.</p>
<p>Possono cos&igrave; essere individuati quattro fattori che influenzano lo sviluppo dell&rsquo;apparato genitale, di seguito elencati:</p>
<ul>
<li>et&agrave; e peso (discussi in questo articolo)</li>
<li>genetica (discussa in questo articolo),</li>
<li>nutrienti ed ormoni (prossimo articolo)</li>
<li>stato alla prima copertura (prossimo articolo).</li>
</ul>
<h3>Et&agrave; e peso</h3>
<p>L&rsquo;et&agrave; ed il peso, sono parametri di facile determinazione nelle aziende da riproduzione, questo anche perch&eacute; dalla maggioranza degli allevatori, vengono ritenuti fondamentali nella scelta del momento migliore per l&rsquo;introduzione delle scrofette nel ciclo produttivo, quindi sono la spia per verificare se l&rsquo;animale &egrave; in possesso o meno, dei requisiti minimi per ricevere il primo intervento fecondativo.</p>
<p>Studi storici, ma pur sempre autorevoli, hanno messo in evidenza che se paragoniamo primipare a pi&ugrave; alta, con quelle a pi&ugrave; bassa prolificit&agrave;, le prime hanno mediamente 40 giorni in pi&ugrave; di vita alla copertura rispetto alle seconde (Tabella 1).</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<th>Suinetti nati al primo parto</th>
<th>Primipare</th>
<th>Suinetti totali per perto dal 1&deg; al 5&deg;</th>
<th>Et&agrave; alla prima inseminazione</th>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;">&gt;=11</td>
<td style="text-align: center;">87</td>
<td style="text-align: center;">11.1</td>
<td style="text-align: center;">258 gg</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;">&lt;=8</td>
<td style="text-align: center;">109</td>
<td style="text-align: center;">9.5</td>
<td style="text-align: center;">218 gg</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em>Tabella1: M. Rillo 1997</em></p>
<p>Da qui l&rsquo;importanza di preparare e scegliere bene la scrofetta al fine di ottimizzarne i risultati al primo parto che, come sappiamo, condizionano significativamente l&rsquo;intera futura carriera riproduttiva. Il primo passo da fare &egrave; preparare correttamente l&rsquo;animale durante l&rsquo;acclimatamento, e quindi organizzare un buon piano di adattamento e profilassi. In questa fase intendiamo sottolineare sia il ruolo dell&rsquo;adattamento ai patogeni della scrofaia, per i quali vi invitiamo a confrontarvi sempre con il vostro consulente veterinario, sia alle strutture, verosimilmente alla gabbia, anche se riteniamo fondamentali l&rsquo;uomo e l&rsquo;alimentazione.</p>
<p>Tutti questi fattori sono in grado di condizionare indirettamente l&rsquo;attivit&agrave; riproduttiva, poich&eacute; riescono ad interferire con l&rsquo;asse ipotalamo-ipofisario e, quindi, con la secrezione degli ormoni sessuali (gonadotropine endogene). Pertanto sia la pubert&agrave; che la crescita dei follicoli ovarici e del tasso di ovulazione, ne sono fortemente influenzati. Inoltre, dobbiamo tener conto della capacit&agrave; di risposta dell&rsquo;ovaio all&rsquo;attivit&agrave; delle gonadotropine che &egrave; condizionata ad uno sviluppo minimo del tratto genitale. Questo significa che ad un apparato riproduttivo pi&ugrave; grande, corrisponde un&rsquo;attivit&agrave; ovarica maggiore rispetto ad uno pi&ugrave; piccolo. Ecco il perch&eacute; con il trascorrere del tempo, quindi con il susseguirsi dei cicli estrali, l&rsquo;apparato riproduttivo risulter&agrave; pi&ugrave; efficiente proprio dal momento in cui sar&agrave; pi&ugrave; sviluppato e quindi pi&ugrave; maturo. Importante sottolineare al riguardo il ruolo del progesterone, vista la presenza di un suo analogo a livello commerciale. Infatti con il susseguirsi dei cicli favorisce lo sviluppo dell&rsquo;utero ed un aumento di peso dell&rsquo;ovaio (Martin Rillo 1997).</p>
<p>Per capire la dimensione dell&rsquo;utero &egrave; necessario valutare la lunghezza della vagina, in effetti all&rsquo;aumentare della lunghezza della vagina, aumenta anche la lunghezza dell'utero e, molto interessante, la cosa &egrave; stata quantificata anche numericamente (Tabella 2).</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<th style="text-align: center;">&nbsp;</th>
<th style="text-align: center;" colspan="2">Utero<br /><br /></th>
</tr>
<tr>
<th style="text-align: center;">Vagina cm</th>
<th style="text-align: center;">Corno sinistro cm</th>
<th style="text-align: center;">Corno destro cm</th>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;">3</td>
<td style="text-align: center;">56.6</td>
<td style="text-align: center;">54.8</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;">4</td>
<td style="text-align: center;">65.7</td>
<td style="text-align: center;">62.3</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;">5</td>
<td style="text-align: center;">73.6</td>
<td style="text-align: center;">71.8</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;">6-7</td>
<td style="text-align: center;">83.5</td>
<td style="text-align: center;">85.8</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em>Tabella 2: Rapporti fra lunghezza della vagina e lunghezza delle corna uterine (razza Duroc 1997)</em></p>
<p>Analizzando la tabella &egrave; possibile evidenziare che per ogni centimetro di vagina in pi&ugrave;, ci sono 8-9 cm di corno uterino in pi&ugrave;. In sintesi, lo sviluppo del tratto genitale della scrofetta, quindi l&rsquo;et&agrave;, &egrave; un aspetto in grado di influenzare favorevolmente sia la pubert&agrave; che la risposta dell&rsquo;ovaio alle gonadotropine. Dobbiamo tenere in grande considerazione questi concetti poich&eacute; un ovaio adeguatamente maturo, genera ovuli pi&ugrave; vitali che a loro volta produrranno embrioni pi&ugrave; vitali, come peraltro avviene in tutte le specie.</p>
<h3>Genetica</h3>
<p>Indubbiamente le linee iperprolifiche, hanno nell&rsquo;aumento del numero di nati vivi, uno dei loro punti di forza anche se non &egrave; certamente l&rsquo;unico. Gli incroci iperprolifici moderni sono stati ottenuti, in buona parte, mediante l&rsquo;impiego di sangue delle razze cinesi che, gi&agrave; a partire dai 120 giorni di vita, manifestano un&rsquo;attivit&agrave; ormonale ed uno sviluppo dell&rsquo;apparato genitale, decisamente superiore rispetto alla razza europea della stessa et&agrave;. Questo &egrave; il motivo per cui le genetiche moderne hanno una pubert&agrave; pi&ugrave; precoce di quanto non accadesse nel passato.</p>
<p>Per le linee europee e americane, la variabilit&agrave; delle dimensioni dell&rsquo;apparato genitale e dell&rsquo;et&agrave; attesa alla pubert&agrave; (entro il 5&deg;-6&deg; mese), dipendono dalla razza e dall&rsquo;individuo, essendo fortemente influenzate dalla selezione fatta. Nella tabella 3 osserviamo alcune differenze anatomiche, relative all&rsquo;apparto genitale, tra scrofe Duroc vs un ibrido molto comune quale Large White x Landrace. In particolare vengono valutate le dimensioni del tratto genitale ed il peso delle ovaie a 150-160 giorni di et&agrave;.</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<th>&nbsp;</th>
<th>&nbsp;</th>
<th>&nbsp;</th>
<th>&nbsp;</th>
<th colspan="2">&nbsp; Utero</th>
<th colspan="2">&nbsp; Ovaio sx</th>
<th colspan="2">&nbsp; Ovaio dx</th>
</tr>
<tr>
<th>Razza</th>
<th>Nr</th>
<th>Et&agrave; (gg)</th>
<th>Vagina (cm)</th>
<th>Corno sx (cm)</th>
<th>Corno dx (cm)</th>
<th>Peso (g)</th>
<th>Lunghezza (cm)</th>
<th>Peso (g)</th>
<th>Lunghezza (cm)</th>
</tr>
<tr>
<td><strong>LWxLD</strong></td>
<td style="text-align: center;">100</td>
<td style="text-align: center;">15'-160</td>
<td style="text-align: center;">8.2&plusmn;0.2</td>
<td style="text-align: center;">57.7&plusmn;1.9</td>
<td style="text-align: center;">58.0&plusmn;3.1</td>
<td style="text-align: center;">2.9&plusmn;0.1</td>
<td style="text-align: center;">2.2&plusmn;0.1&nbsp;</td>
<td style="text-align: center;">&nbsp;2.9&plusmn;0.1</td>
<td style="text-align: center;">2.2&plusmn;0.1&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Duroc</strong></td>
<td style="text-align: center;">128</td>
<td style="text-align: center;">150</td>
<td style="text-align: center;">6.2&plusmn;2.0</td>
<td style="text-align: center;">38.0&plusmn;7.1</td>
<td style="text-align: center;">&nbsp;39.0&plusmn;5.3</td>
<td style="text-align: center;">2.3&plusmn;0.3</td>
<td style="text-align: center;">2.1&plusmn;0.1</td>
<td style="text-align: center;">&nbsp;2.2&plusmn;0.9</td>
<td style="text-align: center;">2.0&plusmn;0.4</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em>Tabella 1: M. Rillo 1998</em></p>
<p>La differenza di dimensioni dell'utero &egrave; di circa 20 cm a favore dell&rsquo;incrocio LW/LD, mentre non si osservano sostanziali variazioni nelle dimensioni delle ovaie. Alla luce di queste osservazioni, viene facile intuire perch&eacute; il profilo genetico sia piuttosto determinante sul parametro della prolificit&agrave;. Nel nostro caso, un ovaio pi&ugrave; grande produrr&agrave; pi&ugrave; ovuli ed un utero pi&ugrave; voluminoso conterr&agrave; pi&ugrave; suinetti.</p>
<p>Continua...</p>
<p>... <a href="https://suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell%e2%80%99apparato-genitale-seconda-parte.aspx">seconda parte qui</a></p>
<p><a href="https://www.suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell%E2%80%99apparato-genitale-terza-parte.aspx">... terza parte qui</a></p><br /><a href='https://suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell’apparato-genitale.aspx'>Dott. Claudio Mazzoni</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fscrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell%e2%80%99apparato-genitale.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>https://suivet.it/scrofetta-fattori-che-influenzano-lo-sviluppo-dell’apparato-genitale.aspx</link>
      <author>mazzoni@suivet.it (Dott. Claudio Mazzoni)</author>
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      <pubDate>Fri, 08 Mar 2019 11:19:00 GMT</pubDate>
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