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    <title>Maternità  - Ultimi articoli inseriti</title>
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    <item>
      <title>Le immunoglobuline</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Giulia Catellani, laureanda MV)</strong></p>
<p>Le immunoglobuline (Ig), dette anche comunemente anticorpi, sono proteine particolari con il compito di riconoscere ed identificare tutto ci&ograve; che vi &egrave; di esterno all&rsquo;organismo al fine di facilitarne l&rsquo;eliminazione. Esistono diversi tipi diversi di Ig, identificate con lettere dell&rsquo;alfabeto, in base alla provenienza, al sito di attivazione e al ruolo a loro conferito nel riconoscimento dei patogeni.</p>
<p>Tali proteine costituiscono l&rsquo;80% di quelle totali del colostro (in particolare 95.6 mg/ml di igG, 21,2 mg/ml di igA e 9,1 mg/ml di igM.<em> Figura 1</em>) realizzando cos&igrave; la capacit&agrave; di trasferire la protezione immunitaria passiva ai suinetti che lo ingeriscono; le immunoglobuline, quindi, attraversando il tratto gastro enterico raggiungono l&rsquo;intestino dei suinetti, nel quale riescono ad essere assorbite immediatamente ed in maniera integra entrando in circolazione senza essere processate dagli enterociti che, ancora immaturi, non oppongono nessuna barriera. &nbsp;</p>
<p>&nbsp;<img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/immunoglobuline/immunoglobuline1.png" alt="Figura 1.  Concentrazione di ogni tipo di immunoglobulina, nel colostro e nel latte" width="464" height="454" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 1. &nbsp;Concentrazione di ogni tipo di immunoglobulina, nel colostro e nel latte</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il trasferimento delle immunoglobuline, dalla scrofa al suinetto, pu&ograve; avvenire esclusivamente per via orale in quanto l&rsquo;immunit&agrave; non pu&ograve; essere trasferita durante la gravidanza essendo la placenta di tipo epitelio-coriale. In questo contesto, infatti, non essendoci contatto diretto fra il sangue della circolazione materna, ricco di anticorpi, con quello della circolazione fetale, di fatto lo scambio &egrave; impossibilitato. &nbsp;</p>
<p>Andando infatti a prelevare il sangue dei suinetti appena nati prima prima che assumano il colostro, si &egrave; visto come essi siano completamente sprovvisti di attivit&agrave; immunitaria, nonostante la specie suina sia l&rsquo;unica tra quelle domestiche in cui il feto &egrave; in grado di produrre igG e igM gi&agrave; in utero a 30-40 giorni (cosa che per&ograve; si verifica solo&nbsp; in presenza di una forte stimolazione antigenica).Se l&rsquo;assunzione del colostro avviene entro le prime tre ore di vita i neonati riescono ad acquisire la massima concentrazione di anticorpi possibile, che invece si abbasserebbe assumendolo esclusivamente durante le ore successive, riducendosi della met&agrave; a 12h e scomparendo incirca dopo le 24h dopo il parto, in corrispondenza con il passaggio alla produzione di latte (<em>Figura 2</em>)</p>
<p>&nbsp;<img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/immunoglobuline/immunoglobuline2.png" alt="Figura 2: composizione del colostro durante lo svezzamento dal primo nato alle 24 ore successive " width="499" height="281" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 2, composizione del colostro durante lo svezzamento dal primo nato alle 24 ore successive</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia, non tutte le scrofe producono la stessa quantit&agrave; di immunoglobuline e non tutte le mammelle la esprimono: esiste infatti una variabilit&agrave; abbastanza elevata dovuta a genotipo, alimentazione, ed ordine di parto. Risulta bene documentata la difficolt&agrave; da parte dei giovani riproduttori, scrofette in particolare, nel trasferire una adeguata quantit&agrave; di immunoglobuline alla propria progenie che, in ogni caso, risulta minore rispetto alla stessa capacit&agrave; delle scrofe pi&ugrave; anziane. Questa particolare condizione deriva dall&rsquo;inevitabile minor tempo di contatto della scrofetta con gli antigeni aziendali durante la loro vita rispetto alle scrofe pluripare, tesi tuttavia che &nbsp;sempre pi&ugrave; ricercatori stanno confutando (<em>Figura 3</em>).</p>
<p>&nbsp;<img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/immunoglobuline/immunoglobuline3.png" alt="Figura 3: differenza di quantit&agrave; di immunoglobuline in base all&rsquo;ordine di parto" width="515" height="500" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 3: differenza di quantit&agrave; di immunoglobuline in base all&rsquo;ordine di parto</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un altro aspetto fondamentale che va a contribuire alla qualit&agrave; del colostro &egrave; lo stato delle mammelle. Fare una valutazione clinica di routine basata su ispezione e palpazione permette di riconoscere una mammella sana: morbida ed elastica al tatto, non eccessivamente calda e non dolente, di colore rosato fatta eccezione per i capezzoli di colore pi&ugrave; scuro; essa produrr&agrave; colostro e latte di qualit&agrave; e quantit&agrave; maggiore, in quanto l&rsquo;apparenza esterna rispecchia il corretto funzionamento degli alveoli all&rsquo;interno della ghiandola mammaria.</p>
<p>Una mammella patologica affetta per esempio da mastite, che quindi avr&agrave; meno quantit&agrave; di latte presente, apparir&agrave; inizialmente molto arrosata, edematosa, dolorante al tatto ed aumentata di volume fino a cronicizzarsi e diventare nodulosa (<em>Figura 4</em>).</p>
<p>&nbsp;<img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/immunoglobuline/immunoglobuline4.png" alt="Figura 4: comparazione mammella sana (a) con mammella edematosa (b) e mammella caudale con presenza di nodulo (c)" width="775" height="407" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 4: comparazione mammella sana (a) con mammella edematosa (b) e mammella caudale con presenza di nodulo (c)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un metodo interessante e innovativo per diagnosticare precocemente una mastite &egrave; quello studiato da Rosengart et al., i quali grazie all&rsquo;utilizzo di una termocamera ad infrarossi hanno assegnato ad ogni livello di severit&agrave; della patologia un determinato grado di temperatura della mammella, rilevando come anche quella locale aumentasse significativamente; grazie a questo metodo in corso di sospetto di mastite o di carenza di colostro possiamo quindi andare a fare una diagnosi precisa e veloce in azienda, associandola ad una misurazione rettale per verificare un possibile coinvolgimento sistemico. La temperatura corporea dell&rsquo;animale viene ritenuta adeguata nel postpartum fino a 39.5&deg; C, valore che se si dovesse alzare andrebbe ad influenzare negativamente la produzione e la quantit&agrave; di secreto in quanto il glucosio necessario per la produzione di latte, verrebbe convertito in energia per sostenere il sistema immunitario e l&rsquo;organismo durante il rialzo febbrile.</p>
<p>Quando un suinetto non riceve abbastanza immunoglobuline da sostenere il suo sistema immunitario (per mancata assunzione o per qualit&agrave; scarsa del colostro) si parla di FPT o <em>failure of passive transfer</em>, condizione che causer&agrave; la morte del suinetto per mano di tutte quelle patologie infettive, principalmente enteriche, in grado di manifestarsi in sala parto, patogeni che con gli adeguati anticorpi avrebbero potuto dare un esito certamente diverso.</p><br /><a href='https://suivet.it/le-immunoglobuline.aspx'>Dott. Giulia Catellani</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fle-immunoglobuline.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>https://suivet.it/le-immunoglobuline.aspx</link>
      <author>catellani@aa.aa (Dott. Giulia Catellani)</author>
      <comments>https://suivet.it/le-immunoglobuline.aspx</comments>
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      <pubDate>Tue, 17 Sep 2024 03:23:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Sviluppo e crescita dei lattonzoli</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Giulia Catellani, laureanda MV)</strong></p>
<p>La sopravvivenza dei suinetti e il loro accrescimento dal momento della nascita allo svezzamento &egrave; un periodo essenziale e molto delicato che influenzer&agrave; tutta la vita dell&rsquo;animale.</p>
<p>Tale sviluppo dipende quasi esclusivamente dalla quantit&agrave; di energia che riescono ad ottenere e a sfruttare, inizialmente prendendola dal colostro ed usando le poche riserve di glicogeno che hanno accumulato durante la gestazione e successivamente (circa dal giorno 2) utilizzando il latte come fonte principale. Il colostro, essendo la prima sostanza ingerita, deve essere utilizzabile interamente ed infatti presenta una digeribilit&agrave; quasi totale grazie alla sua composizione facilmente scomponibile in zuccheri e azoto; il latte, a differenza, a causa dell&rsquo;elevata concentrazione di grassi ha una digeribilit&agrave; leggermente inferiore (98%), che si accompagna per&ograve; bene alla crescita dei suinetti e al loro continuo sviluppo dell&rsquo;apparato gastro-enterico.</p>
<p>La quantit&agrave; ideale di secreto colostrale che un neonato dovrebbe assumere per sopravvivere &egrave; di circa 160 g di colostro per kg di peso vivo, quantit&agrave; che solo il 60-88% delle scrofe riescono a garantire. Tale dato risulta essenziale da conoscere e verificare, in quanto questo passaggio ha effetti permanenti sulla crescita: una sua deficenza pu&ograve; infatti andare ad impattare non solo sul peso allo svezzamento, ma anche all&rsquo;inizio e alla fine dell&rsquo;ingrasso, con un effetto pronunciato nei suinetti nati pi&ugrave; leggeri.</p>
<p>Sempre pi&ugrave; studi fatti nel corso degli anni confermano che i suinetti che provengono da nidiate numerose peseranno meno al termine della lattazione rispetto a quelle meno prolifiche; questo &egrave; dovuto sia al peso alla nascita (solitamente pi&ugrave; una scrofa ha suinetti pi&ugrave; tenderanno ad essere leggeri e meno vitali) ma soprattutto alla quantit&agrave; di latte che ogni mammella sar&agrave; in grado di produrre. Nei parti iperprolifici, sempre pi&ugrave; presenti con le genetiche di oggi, il numero di nati vivi per scrofa arriva spesso a superare il numero di capezzoli presenti, per cui ogni individuo beneficer&agrave; di una frazione minore di latte e meno tempo per alimentarsi rispetto a parti in cui ogni componente pu&ograve; usufruire di uno o due mammelle. Tale differenza risulta impercettibile al 3 giorno di vita, appena visibile al giorno 7 e via via sempre pi&ugrave; evidente andando avanti con la lattazione.</p>
<p>La quantit&agrave; di latte assunta &egrave; essenziale per permettere al suinetto di mantenere le sue funzioni vitali e tutto ci&ograve; che eccede viene convertito in peso vivo. Questo concetto spiega il motivo per cui, in animali alimentati con restrizioni, tale conversione risulta minore in quanto la maggior parte dell&rsquo;energia viene indirizzata al mantenimento; un suinetto appena nato alimentato con colostro somministrato tramite biberon per le prime 24h presenta un&rsquo;assunzione volontaria superiore di circa 450 g/kg, che &egrave; pari al doppio del consumo medio se allattati dalla scrofa. La quantit&agrave; di latte ingerita e di conseguenza l&rsquo;aumento di peso dei suinetti dipendono totalmente dalla madre quindi un quantitativo massimo di produzione lattea inferiore alle necessit&agrave; della nidiata diventa un fattore limitante per la crescita ponderale dei piccoli.</p>
<p>Il valore che prendiamo di riferimento per misure la crescita del suinetto &egrave; l&rsquo;accrescimento medio giornaliero (AMG) , riferito al singolo soggetto dal momento della nascita; tale dato &egrave; stato sicuramente correlato alla quantit&agrave; di latte ingerita, come detto prima, ma soprattutto &egrave; stato sottolineato come cambi radicalmente in base alle differenze tra due mammelle: la forma, la posizione, l&rsquo;attivit&agrave; secretoria e il numero di cellule attive per alveolo. Ognuna, infatti, presenta al suo interno una ghiandola mammaria che pu&ograve; essere completamente diversa rispetto alle altre, modificando cos&igrave; la quantit&agrave; di latte disponibile per il suinetto destinato a tale capezzolo. La forma della mammella, per esempio, si modifica in relazione alla posizione anatomica in cui si trova in quanto quelle anteriori e mediane possono espandersi esclusivamente lateralmente e medialmente mentre quelle posteriori anche longitudinalmente raggiungendo una forma quasi ellittica.</p>
<p>I lattonzoli sembrerebbero preferire la fila superiore di capezzoli, in particolare o le prime mammelle o le ultime della fila; &egrave; stato notato come i suinetti che selezionano le mammelle anteriori al momento dello svezzamento pesino maggiormente, ma da un&rsquo;analisi pi&ugrave; approfondita non sembra esserci correlazione. Gli unici dati certi sono quelli che una scorfa con una fila di mammelle ben sviluppate e ricche di secreto avranno una covata con AMG della nidiata ottimale e certamente migliore rispetto a scrofe con problematiche fisiologiche o ghiandole mammarie sottosviluppate.</p>
<p>Vi &egrave; una crescente preoccupazione riguardo la differenza di peso alla nascita tra suinetti appartenenti alla stessa nidiata, che sta portando a compiere diversi studi per cercare di diminuire tale eterogenicit&agrave;, che poi si rispecchier&agrave; anche nelle fasi successive della crescita. I risultati ottenuti fino ad ora riportano un coefficiente di variabilit&agrave; tra suinetti che va dal 10 al 24%, cio&egrave; dimostrano come sia sempre presente, e anche in percentuale abbastanza elevate, una differenza di peso tra fratelli; &egrave; stato tuttavia riscontrato come l&rsquo;omogeneit&agrave; maggiore la troviamo nella prole di scrofette primipare e secondipare, indipendentemente dal numero di suinetti che compone la covata, nonostante rimanga comunque impossibile prevedere il peso al parto successivo.</p>
<p>Un fattore che pu&ograve; andare ad impattare significativamente sull&rsquo;uguaglianza di peso dei suinetti, e su cui l&rsquo;operatore pu&ograve; influire, &egrave; la condizione fisica della scrofa durante la lattazione precedente, al momento dell&rsquo;inseminazione e del parto; &egrave; importante infatti che l&rsquo;animale mantenga un peso forma ideale, senza andare sottopeso in sala parto ma neanche ingrassando esageratamente nelle fasi successive, perch&eacute; sottoporrebbe il corpo ad uno stress ulteriore impedendo la corretta ridistribuzione delle energie e dei nutrimenti verso la gravidanza, lo sviluppo dei feti in tutte le fasi successive.</p>
<p style="text-align: center;"><em><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/alimentazione/fattori-favorevoli-a-incremento-di-peso.png" alt=" Foto1: riassunto dei fattori influenzanti positivamente l&rsquo;incremento peso giornaliero " width="500" />&nbsp;<br />Foto1: riassunto dei fattori influenzanti positivamente l&rsquo;incremento peso giornaliero&nbsp;</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per avere quindi animali sani e con un buon peso allo svezzamento i fattori da valutare e tenere in considerazione sono tanti, partendo dalla nutrizione corretta della scrofa e dallo sviluppo del suo apparato mammario, ponendo particolare attenzione poi all&rsquo;assunzione di colostro e alla numerosit&agrave; della nidiata. Assicurarsi pertanto che i suinetti, soprattutto i pi&ugrave; leggeri, abbiano sempre l&rsquo;energia sufficiente (tramite la lattazione dalla madre o anche con integrazione dall&rsquo;allevatore) per sopravvivere e per crescere &egrave; il primo passo per ottenere sale parto simili, sane e pronte per lo svezzamento (Foto1).</p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='https://suivet.it/sviluppo-e-crescita-dei-lattonzoli.aspx'>Dott. Giulia Catellani</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fsviluppo-e-crescita-dei-lattonzoli.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>https://suivet.it/sviluppo-e-crescita-dei-lattonzoli.aspx</link>
      <author>catellani@aa.aa (Dott. Giulia Catellani)</author>
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      <pubDate>Wed, 24 Jul 2024 01:51:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Approfondimenti sulla lattazione</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Giulia Catellani, laureanda MV)</strong><br /><br />Il comportamento delle scrofe pu&ograve; essere utile per monitorare il loro benessere ed identificare precocemente i soggetti a rischio per la PDS (<em>postpartum dysgalactia syndrome</em>); i fattori che si possono controllare sono diversi, tutti strettamente correlati tra di loro.</p>
<p>La riduzione di appetito, per esempio, &egrave; fisiologica quando antecedente al parto, ma se la disoressia si presenta successivamente potrebbe essere una risposta dell&rsquo;organismo ad un&rsquo;infiammazione sistemica, soprattutto se correlata anche ad un rialzo della temperatura rettale (considerata non patologica nel postpartum fino ai 39,5&deg; ).</p>
<p>L&rsquo;assunzione di acqua al contrario dovrebbe aumentare a termine gravidanza, passando da 1L/h a 2.6 L/h 12 ore prima, mentre per le 24h successive tende a decrescere (fino anche a 10L/giorno); si stabilizza poi sui 20-35L/giorno in previsione della lattazione. Un buon metodo per aiutare le scrofe che non raggiungono questi valori &egrave; dare un pasto ricco di fibre durante il periodo di transizione, cos&igrave; da aiutarle sia dal punto di vista nutritivo sia invogliandole all&rsquo;abbeverata.</p>
<p>In natura, la scrofa tende ad isolarsi dal branco circa 24h prima di partorire cercando di assicurarsi un luogo sicuro dove fermarsi e costruire un nido, che per la prima settimana di vita dei suinetti lascer&agrave; esclusivamente per cercare cibo quando strettamente necessario; in cattivit&agrave; ci&ograve; che possiamo osservare e monitorare &egrave; la quantit&agrave; di tempo che essa passa sdraiata e in piedi: nelle 24h successive al parto l&rsquo;animale tender&agrave; ad essere inattivo, posta in decubito laterale per mostrare le mammelle o comunque distesa, aumentando poco per volta l&rsquo;attivit&agrave;, fino ad arrivare al terzo giorno nel quale riprender&agrave; a stazionare quadrupedale per pi&ugrave; tempo.</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<th style="text-align: center;">&nbsp;</th>
<th style="text-align: center;">Gestazione</th>
<th style="text-align: center;">Pre parto</th>
<th style="text-align: center;">Durante il parto</th>
<th style="text-align: center;">Post parto</th>
</tr>
<tr style="text-align: center;">
<th>Alimentazione</th>
<td>mantenuta stabile con un buon appetito</td>
<td>disoressia</td>
<td>anoressia</td>
<td>ripresa dell&rsquo;appetito</td>
</tr>
<tr style="text-align: center;">
<th>Idratazione</th>
<td>24 L/giorno</td>
<td>aumentata fino a 62,4 L/giorno</td>
<td>rimane stabile fino ad inizio lattazione</td>
<td>
<p>24h postpartum: 10L/giorno</p>
<p>20-35 L/giorno per tutta la lattazione</p>
</td>
</tr>
<tr style="text-align: center;">
<th>Attivit&agrave;</th>
<td>Alternanza di decubito laterale, sternale, alzato</td>
<td>Possibile fase di agitazione alternata a decubito</td>
<td>decubito laterale o sternale</td>
<td>
<p>24h dopo: inattivit&agrave; completa</p>
<p>3 giorni dopo: ripresa dell&rsquo;alternanza delle fasi</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: center;"><em>Tabella 1. Riassunto dei cambiamenti della scrofa nel periparto</em></p>
<p>Il comportamento che la scrofa tiene durante la lattazione &egrave; inoltre corrispondente alla quantit&agrave; di latte che i suinetti andranno ad assumere, motivo che lo rende essenziale da conoscere e valutare.&nbsp; Il neonato si attaccher&agrave; alla mammella per la prima volta dopo 20-40 minuti dalla nascita, potendo succhiare costantemente in quanto rimane sempre disponibile; in questa fase verr&agrave; stabilito anche il capezzolo corrispondente ad ogni nato, fenomeno definito di &ldquo;fidelizzazione del capezzolo&rdquo;, che dalle 72h postpartum fino allo svezzamento rimarr&agrave; sempre lo stesso. Con il passaggio alla produzione di latte anche la modalit&agrave; di alimentazione cambia, passando ad una ciclicit&agrave; specifica: nei primi giorni di lattazione la scrofa allatta ad intervalli di 36-40 minuti, tempistica che aumenter&agrave; con il passare dei giorni; sar&agrave; lei stessa tramite una certa vocalit&agrave; a chiamare i suinetti per alimentarli. Fino al decimo giorno questi cicli rimangono regolari per tutta la durata delle 24h, mentre dal diciassettesimo la notte diminuiscono fino ad interrompersi.&nbsp;</p>
<p>Nei primi giorni dopo la nascita il latte prodotto dalla scrofa sar&agrave; in eccedenza rispetto a quello necessario per una buona crescita dei suinetti e l&rsquo;85% delle lattazioni saranno iniziate dalla scrofa e terminate dai piccoli raggiunta la saziet&agrave;; avanzando con le settimane invece la quantit&agrave; di latte diminuisce e saranno i suinetti a cercare il nutrimento e sar&agrave; la madre a determinare la fine della poppata spostandosi in posizione sternale. Tali passaggi trovano spiegazione anche pensando alla composizione del latte, che essendo variabile (via via sempre pi&ugrave; ricca di grasso), permetter&agrave; ai suinetti di ricevere molta pi&ugrave; energia in una sola poppata, che li render&agrave; sazi fino al richiamo successivo. Questo aspetto ha una differenza sostanziale con il colostro che, avendo una composizione principalmente proteica lascer&agrave; un minore senso di saziet&agrave; e pertanto andr&agrave; assunto quasi ininterrottamente).</p>
<p>Una corretta suzione dei capezzoli &egrave; ulteriormente necessaria sia per una stimolazione endocrina che per una meccanica, le quali vanno ad agire in maniera sinergica.</p>
<p>Per quanto riguarda la stimolazione fisica i suinetti applicano involontariamente un massaggio alle ghiandole mammarie quando cercano di raggiungere il capezzolo (Foto 1), andando ad aumentare la circolazione in quella zona e quindi favorendo il passaggio degli ormoni nel sangue; il fatto stesso di svuotare la mammella permette una maggior produzione del secreto, che altrimenti rimarrebbe accumulato favorendo l&rsquo;involuzione degli alveoli e riducendo l&rsquo;apporto ematico al tessuto. La manipolazione della mammella va anche ad agire sui recettori neuronali presenti all&rsquo;interno della ghiandola, che cos&igrave; attivati manderanno impulsi a livello di neuroipofisi (parte posteriore di una piccola ghiandola posta alla base del cervello deputata alla produzione e allo scambio di ormoni con il sangue) la quale produrr&agrave; ossitocina e a livello di adenoipofisi (parte anteriore della stessa ghiandola) la quale andr&agrave; a secernere prolattina, GH (somatostatina od ormone della crescita), ACTH (ormone adrenocorticotropo) e TSH (ormone tireostimolante); tale cascata ormonale rimander&agrave; poi il segnale a livello di alveoli permettendo la sintesi del latte (Foto2).</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/mammella/lattazione1.jpg" alt="Foto 1: suzione e contemporanea manipolazione meccanica del capezzolo" width="300" /><br /><em>Foto 1: suzione e contemporanea manipolazione meccanica del capezzolo</em></p>
<p>Il riempimento di una ghiandola mammaria dopo uno svuotamento completo avviene in 35 minuti, tempistica che sottolinea l&rsquo;importanza della ciclicit&agrave; della lattazione per avere una resa massima.</p>
<p><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/mammella/lattazione2.jpg" alt="Foto 2, stimolazione endocrina delle mammelle da parte dei suinetti durante la lattazione" width="300" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Foto 2: stimolazione endocrina delle mammelle da parte dei suinetti durante la lattazione</em></p>
<p>Pu&ograve; essere quindi un buon indicatore di salute della scrofa non solo verificare e sorvegliare il suo comportamento, ma anche l&rsquo;atteggiamento dei suinetti, poich&eacute; una nidiata sempre sotto la madre alla ricerca del capezzolo, affamata e malnutrita &egrave; segno di mancanza di latte della madre e possibile PDS, aumentando notevolmente anche il rischio di schiacciamento.</p><br /><a href='https://suivet.it/approfondimenti-sulla-lattazione.aspx'>Dott. Giulia Catellani</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fapprofondimenti-sulla-lattazione.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>https://suivet.it/approfondimenti-sulla-lattazione.aspx</link>
      <author>catellani@aa.aa (Dott. Giulia Catellani)</author>
      <comments>https://suivet.it/approfondimenti-sulla-lattazione.aspx</comments>
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      <pubDate>Wed, 29 May 2024 00:47:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Colostro: produzione, composizione e rendimento</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Giulia Catellani, laureanda MV)</strong></p>
<p>Il<strong> colostro</strong> &egrave; il primo prodotto delle ghiandole mammarie, che i suinetti devono assumere necessariamente in quanto porta <strong>tre benefici essenziali: fornisce immunit&agrave; passiva, d&agrave; energia necessaria per evitare la sindrome ipoglicemia-ipotermia e stimola i fattori di crescita per lo sviluppo intestinale.</strong></p>
<p>Esso &egrave; composto principalmente da proteine, per la maggior parte immunoglobuline G derivanti dal siero, mentre &egrave; carente di lipidi e lattosio (il quale rimane con maggiori concentrazioni nel sangue fino alla lattogenesi); al cambio di produzione con il latte, che avviene tra le 24 e 36 ore dall&rsquo;inizio del parto, il rapporto tra questi nutrienti presenti in secreto mammario e siero si inverte.</p>
<p>Un&rsquo;altra caratteristica importante che contraddistingue il colostro &egrave; il metodo con cui viene prodotto: infatti esso &egrave; il derivato di pressioni tali all&rsquo;interno dei capillari mammari (per transitorio aumento della permeabilit&agrave; vasale ed elevata pressione sanguigna) che fanno s&igrave; che il siero essudi all&rsquo;interno della ghiandola mammaria, quindi come passaggio passivo e non una secrezione (Foto 1); per poter avere quantit&agrave; di liquido all&rsquo;interno dei vasi da permettere di soddisfare le esigenze di un&rsquo;intera nidiata, l&rsquo;organismo della scrofa, in concomitanza della gravidanza, modifica alcune sue attivit&agrave;, andando a ridurre la produzione urinaria e convogliando a livello di mammelle tutto il sangue che durante la gestazione vascolarizzava l&rsquo;utero (pre-partum arriva il 20% di quantit&agrave; di sangue in pi&ugrave; in tale zona rispetto alla fase di post-partum).</p>
<p style="text-align: center;"><img src="https://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/mammella/colostro.jpg" alt="Foto 1: Diversa presentazione del colostro appena munto e a 30 minuti dalla mungitura" width="883" height="497" /><br /><em>Foto 1: Diversa presentazione del colostro appena munto e a 30 minuti dalla mungitura</em></p>
<p>Tra i vari costituenti di questo &ldquo;succo&rdquo; le proteine colostrali e il lattosio rimangono pressoch&eacute; invariati, mentre la concentrazione di grasso risulta essere visibilmente variabile; i fattori che sembrano intervenire sono la razza, l&rsquo;ordine di parto (scrofe pluripare producono meno rispetto ad una scrofetta), il numero di nati-vivi e i grassi presenti nella dieta delle scrofe. &nbsp;</p>
<p>Tale mutabilit&agrave; sulla qualit&agrave; rende anche la quantit&agrave; prodotta molto variabile, con range tra 2 e 5 kg (una media di 3,5) prodotti entro le 24h dal parto per una nidiata di 8-12 suinetti; ci&ograve; indica che tenendo la produzione nel limite inferiore ogni suinetto circa ingerisce 200g di colostro in queste ore, che &egrave; il livello minimo necessario per andare a diminuire la mortalit&agrave; pre-svezzamento, acquisire un&rsquo;immunit&agrave; passiva sufficiente (alcuni autori ritengono che per questo bastino 6 poppate) e mostrare un leggero aumento di peso. Per avere invece una significativa salute e una crescita ponderale adeguata sia sotto scrofa che in svezzamento servirebbe un consumo di almeno 250 g a suinetto, se non 325 g come dimostrato negli ultimi anni.</p>
<p>Le caratteristiche di un buon colostro in queste 24h risultano inoltre influenzare positivamente il peso medio di un suinetto dalla nascita ed &egrave; negativamente correlata alla variazione di peso di una nidiata. Ci&ograve; significa che alcuni suinetti potrebbero arrivare ad un peso maggiore ma a discapito della cucciolata che risulter&agrave; pi&ugrave; disomogenea.</p>
<p>Un altro aspetto da tenere in considerazione parlando di resa del colostro &egrave; la vitalit&agrave; dei suinetti alla nascita, in quanto essa &egrave; strettamente legata alla produzione: suinetti energici e con una buona capacit&agrave; di estrarre il colostro dalla mammella andranno a stimolare maggiormente quest&rsquo;ultima che aumenter&agrave; la quantit&agrave; sia di colostro che di latte prodotti. Anche la scrofa ha un ruolo in questo meccanismo. Infatti, se &egrave; poco produttiva limiter&agrave; la suzione disincentivando i suinetti e quindi bloccando il circolo positivo appena citato. In caso ci si trovi davanti a questa situazione si pu&ograve; intervenire somministrando azaperone all&rsquo;espulsione della placenta con il fine di aiutare la scrofa ad avere maggiore indole materna.</p>
<p>Variazioni nutrizionali, ormonali e ambientali influenzano quindi notevolmente la colostrogenesi, motivo per cui &egrave; importante andare a conoscerli per capire come poterli sfruttare e migliorare; il fattore endocrino pi&ugrave; importante &egrave; la diminuzione di progesterone che permette la risalita dei livelli di prolattina poco prima del parto (vedi articolo &ldquo;<a href="https://suivet.it/fisiologia-della-produzione-di-latte.aspx" target="_blank">Fisiologia della produzione di latte</a>&rdquo;), e la cui crescita ritardata impatter&agrave; negativamente sulla produzione del latte durante la lattazione..</p>
<p>Per quanto la composizione sia ben studiata, andare a quantificare la resa del colostro &egrave; invece molto pi&ugrave; difficile, in quanto non vi &egrave; un metodo diretto per misurarla. Quello pi&ugrave; comune &egrave; sempre stato pesare i suinetti alla nascita e durante tutto il periodo sotto-scrofa, per poi inserire tali risultati all&rsquo;interno di un&rsquo;equazione per avere dati predittivi sulle lattazioni successive; tuttavia, questo metodo presenta diversi fattori negativi come dover essere sempre presenti in sala parto, la necessit&agrave; di un lavoro meticoloso e non include la variabilit&agrave; individuale che pu&ograve; esserci fra i suinetti da parto a parto. Si stanno quindi cercando nuove metodiche per fare valutazioni, tra cui il pi&ugrave; recente &egrave; il refrattometro Brix, che recenti studi suggeriscono possa essere un perfetto sistema, economico e pratico, anche in azienda per misurare i livelli di igG, (ed esempio quando si sospetta una discrepanza dalla normalit&agrave;) cos&igrave; da andare ad agire tempestivamente per riuscire a sfruttare tutte le potenzialit&agrave; del colostro.</p><br /><a href='https://suivet.it/colostro-produzione-composizione-e-rendimento.aspx'>Dott. Giulia Catellani</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fcolostro-produzione-composizione-e-rendimento.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>https://suivet.it/colostro-produzione-composizione-e-rendimento.aspx</link>
      <author>catellani@aa.aa (Dott. Giulia Catellani)</author>
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      <pubDate>Wed, 24 Apr 2024 00:11:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Fisiologia della produzione di latte</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Giulia Catellani, laureanda MV)</strong></p>
<p>La ghiandola mammaria durante la vita della scrofa subisce diverse modifiche, atte ad assecondare il momento riproduttivo corrente.</p>
<p>Il primo cambiamento che avviene &egrave; durante la <strong>lattogenesi</strong>, cio&egrave; quando la mammella si prepara a secernere in primis <strong>colostro</strong> e successivamente <strong>latte</strong>; tale processo pu&ograve; essere suddiviso in due fasi: la prima in cui le cellule del tessuto mammario si preparano per la sintesi dei diversi componenti del latte (i quali arriveranno agli alveoli tra il 90&deg; e il 105&deg; giorno di gestazione) e la seconda fase che descrive la sintesi del latte e la sua secrezione in prossimit&agrave; del parto.</p>
<p>A livello cellulare il maggiore cambiamento avviene al termine della gravidanza, durante il primo periodo di lattazione (detta &ldquo;<strong>fase colostrale</strong>&rdquo;), nel quale le giunzioni che circondano gli alveoli si allargano permettendo la trasudazione del siero dai capillari agli alveoli (vedi Figura 1); la maggiore permeabilit&agrave; unita all&rsquo;aumento del flusso sanguigno consente un continuo scambio di componenti dal sangue al latte e viceversa. Siccome la secrezione del colostro &egrave; di breve durata il contributo sistemico &egrave; di qualit&agrave; rispetto alla quantit&agrave;, infatti durante la lattazione il contenuto sierico di molti componenti del latte come lattosio, immunoglobuline e proteine sieriche del latte (&alpha;‐lattoalbumina and &beta;‐lattoglobulina) vengono prodotte localmente.</p>
<p>Il segnale di inizio per la lattogenesi &egrave; strettamente correlato al &ldquo;complesso ormonale lattogenico&rdquo;, un insieme di cambiamenti ormonali in previsione del parto che ha come conseguenza anche l&rsquo;innesco dei meccanismi di sintesi del latte. Il calo della concentrazione sanguigna del progesterone rimasto alto durante tutta la gravidanza, per esempio, determina un cambiamento a livello di ghiandole mammarie con il fine di produrre il colostro, che a sua volta, interrompendosi poco dopo il parto, innesca il meccanismo per il passaggio verso la produzione del latte.</p>
<p>In contemporanea a termine gravidanza inizia ad agire anche la relaxina, ormone che si accumula nei corpi lutei gi&agrave; all&rsquo;inizio della gestazione, la quale aumenta esponenzialmente; questi due fattori uniti alla crescita di valori anche di prolattina (ormone essenziale per il proseguimento di tutta la lattazione) completano il complesso ormonale rendendo attive le modificazioni alveolari.</p>
<p>&nbsp;<img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/mammella/ghiandolamammaria.jpg" alt="Foto 1: ghiandola mammaria" width="638" height="474" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>&nbsp;Figura 1: Ghiandola mammaria</em></p>
<p>Terminata la lattazione la ghiandola inizia un altro processo di cambiamento, detto <strong>involuzione mammaria</strong>: questo prevede la perdita di 2/3 del parenchima delle mammelle presenti al momento dello svezzamento, per tenere il tessuto a riposo durante il primo trimestre della gestazione.</p>
<p>L&rsquo;involuzione dura per 7 giorni dopo lo svezzamento, con i maggiori cambiamenti che avvengono entro i primi 2; tale mutamento in realt&agrave; potrebbe incominciare precocemente in una singola mammella dopo sole 24h di inutilizzo, motivo per cui nonostante sia un processo reversibile una ghiandola non sollecitata correttamente durante la lattazione porter&agrave; meno latte per tutta la sua durata. Dopo il terzo giorno che le mammelle non secernono latte il cambiamento diventa invece irreversibile.</p>
<p>Di tutto l&rsquo;apparato mammario di una scrofa non &egrave; detto che le ghiandole vengano stimolate e allattino in modo paritario e si &egrave; visto che quelle che sono state sollecitate maggiormente durante una lattazione avranno un&rsquo;involuzione maggiore con un migliore rinnovamento del tessuto, avente quindi una portata lattea pi&ugrave; abbondante durante la lattazione successiva (anche solo utilizzare un capezzolo per due giorni dopo il parto sembra evitare effetti negativi dello stesso al parto successivo).</p>
<p>L&rsquo;improvvisa interruzione di sintesi di latte porta nella scrofa grossi cambiamenti anche a livello metabolico ed endocrino: la prolattina decresce mentre i livelli sierici di lattosio e glucosio aumentano grazie all&rsquo;incremento delle gonadotropine, che permettono al ciclo ovarico di riprendere.</p>
<p>Tali modificazioni all&rsquo;equilibrio ormonale portano grosse alterazioni anche a livello di alveoli, dove essi vengono rimpiazzati principalmente da tessuto adiposo, chiudendo completamente tutte le giunzioni tra le cellule del tessuto mammario e i capillari; si interrompono cos&igrave; gli scambi con il sistema vascolare (processo che si invertir&agrave; nuovamente durante la consecutiva lattogenesi).</p>
<p>Un ritardato svezzamento pu&ograve; portare ad uno sfiancamento del tessuto mammario con conseguente lassit&agrave; di tali giunzioni, che non riuscendosi mai a saldare in modo totale continueranno lo scambio di sostanze e avverr&agrave; quindi la sintesi di latte; il sintomo principale che si rileva sono perdite dal capezzolo fino anche a 44 giorni post-svezzamento.</p>
<p><strong>Risulta quindi molto importante mettere la scrofa nelle migliori condizioni possibili, sia con apporti nutrizionali appropriati che come tempistiche di svezzamento, in quanto una mancata involuzione del tessuto mammario pu&ograve; compromettere tutta la fase di lattogenesi e lattazione successiva, mentre solo una corretta rigenerazione del tessuto permetter&agrave; all&rsquo;animale di continuare ad allattare correttamente in futuro.</strong></p><br /><a href='https://suivet.it/fisiologia-della-produzione-di-latte.aspx'>Dott. Giulia Catellani</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2ffisiologia-della-produzione-di-latte.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>https://suivet.it/fisiologia-della-produzione-di-latte.aspx</link>
      <author>catellani@aa.aa (Dott. Giulia Catellani)</author>
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      <pubDate>Mon, 11 Mar 2024 05:13:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il sistema mammario nella scrofa</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Giulia Catellani)</strong></p>
<h5>Anatomia della ghiandola mammaria&nbsp;</h5>
<p>La specie suina presenta due file parallele di ghiandole mammarie che si estendono lungo tutto il ventre dell&rsquo;animale, da posizione toracica ad inguinale.&nbsp;</p>
<p>Il numero ideale di mammelle per animale viene considerato di 14, aventi capezzoli ben sviluppati e accessibili per permettere un ottimale allattamento della covata; &egrave; possibile, tuttavia, ritrovare un&rsquo;ampia variabilit&agrave; di capezzoli, dai 12 ai 18, in base alla razza e ai singoli soggetti.</p>
<p>La regione mammaria &egrave; suddivisa in tre siti ciascuno contenente un diverso numero di coppie di ghiandole: due nel sito toracico, quattro in quello addominale e una coppia nel sito inguinale, rimanendo distanziate tra di loro in tale modo: le mammelle pi&ugrave; craniali e caudali sono generalmente pi&ugrave; distaccate le une dalle altre rispetto a quelle centrali, che a loro volta sono pi&ugrave; lontane dalla linea mediana rispetto alle prime due. Il numero delle ghiandole mammarie viene individuato grazie al numero dei capezzoli, all&rsquo;interno dei quali sono sviluppati due sistemi ghiandolari indipendenti, con due dotti galattofori separati e due orifizi terminali; &egrave; possibile per&ograve; che tali aperture non siano sempre visibili o che ci siano capezzoli sovrannumerari in posizioni non comuni, motivi per cui bisogna verificare se siano associati o meno a ghiandole e se siano attivi.&nbsp;</p>
<p>La struttura che compone la ghiandola mammaria varia in funzione del momento produttivo in cui si trova la scrofa: vuota, gestante o in lattazione. La scrofa vuota e la scrofetta prepubere presentano le cosiddette gemme mammarie (ognuna delle quali originer&agrave; una ghiandola mammaria) distribuite tra tessuto adiposo e connettivo, componente che rappresenta la maggior parte del parenchima della mammella in questa fase. Durante la lattazione abbiamo la formazione di tessuto tubulo alveolare, disposto con le unit&agrave; secretorie in lobuli; tali lobuli sono delimitati da cellule epiteliali (lattociti) che sintetizzano il latte, il quale viene trasportato successivamente fino al dotto lattifero che &egrave; collegato all&rsquo;ostio terminale del capezzolo (Figura 1).&nbsp;</p>
<p>Andando ad analizzare la stratigrafia tissutale della mammella &egrave; possibile invece individuare e differenziare diversi livelli quali cute, tessuto adiposo sottocutaneo e parenchima differenziato citato precedentemente.&nbsp; La vascolarizzazione (sanguigna e linfatica) e l&rsquo;innervazione (rappresentata da nervi differenti in base alla topografia delle ghiandole mammarie) si estendono longitudinalmente dalla regione ascellare a quella inguinale, lateralmente alla linea ventrale mediana, presentando anastomosi venose tra le mammelle corrispettive di destra e sinistra.</p>
<p style="text-align: center;"><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/mammella/ghiandola_mammaria_scrofa.png" alt="Figura 1: Mammella con due ghiandole mammarie e i rispettivi dotti" width="500" /><em>Figura 1: Mammella con due ghiandole mammarie e i rispettivi dotti</em></p>
<h5>Mammogenesi</h5>
<p>Lo sviluppo delle ghiandole mammarie incomincia durante lo stadio fetale, completandosi durante tre fasi postnatali: 90 giorni prima della pubert&agrave;, durante l&rsquo;ultimo terzo di gestazione e nel corso della lattazione.&nbsp;</p>
<p>Precedentemente alla prima fase, la mammella si presenta di piccole dimensioni, composta esclusivamente da gemme mammarie e un unico ampio dotto, inseriti in un contesto di parenchima prevalentemente costituito da tessuto connettivo e adiposo. Durante le due fasi successive la mammella subir&agrave; trasformazioni tali per poter essere funzionante durante il periodo di maggior necessit&agrave; ovvero la lattazione; per raggiungere questo scopo si avr&agrave; la maturazione delle ghiandole mammarie e del sistema duttale lattifero, con la trasformazione del parenchima in lattociti e un aumento sostanziale di dimensione di tutto l&rsquo;organo (Tab. 1).&nbsp;</p>
<table style="margin-left: auto; margin-right: auto;">
<tbody>
<tr>
<th style="text-align: center;">&nbsp;</th>
<th style="text-align: center;">Parenchima</th>
<th style="text-align: center;">T.Adiposo</th>
<th style="text-align: center;">T.Connettivo</th>
<th style="text-align: center;">Dotti galattofori</th>
<th style="text-align: center;">Disposizione tessuto</th>
</tr>
<tr>
<td>Scrofa in lattazione</td>
<td>Tubulo alveolare con lattociti</td>
<td>Scarso</td>
<td>Scarso</td>
<td>Suddivisi in dotti non secernenti e dotti terminali</td>
<td>Lobuli</td>
</tr>
<tr>
<td>Scrofa vuota o scrofetta prepubere</td>
<td>Occupato da tessuto non funzionale</td>
<td>Abbondante</td>
<td>Abbondante</td>
<td>Dotto unico collegante gemma e ostio</td>
<td>Diffuso</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: center;"><em>Tab.1. Differenze principali della ghiandola mammaria durante le fasi differenti del ciclo della scrofa</em></p>
<p>La crescita mammaria &egrave; sostenuta dall&rsquo;aumento di specifici ormoni circolanti (che, per la loro funzione, sono denominati ormoni mammogenici), i quali vanno ad influenzare e a promuovere lo sviluppo durante tutti i diversi periodi. Questi ormoni sono: gli estrogeni durante la pubert&agrave;, la prolattina e relaxina al termine della gravidanza. Ulteriori fattori importanti che influenzano la mammogenesi sono la nutrizione (impattante sia in sviluppo che in gravidanza e lattazione), la posizione delle mammelle interessate (quelle che diventeranno le maggiori generalmente sono quelle toraciche e addominali a discapito di quelle caudali inguinali) e il numero di parti sostenuti in precedenza.</p>
<p>Nella primipara, lo sviluppo della mammella risulta particolarmente accentuato durante la prima lattazione tanto da condizionare l&rsquo;efficienza dell&rsquo;organo durante tutto il ciclo zootecnico dell&rsquo;animale. Viene pertanto inevitabile osservare, che sar&agrave; opportuno proprio per questi soggetti, riservare attenzioni dedicate per meglio prepararli ai cicli di lattazione futuri.</p><br /><a href='https://suivet.it/il-sistema-mammario-nella-scrofa.aspx'>Dott. Giulia Catellani</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fil-sistema-mammario-nella-scrofa.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>https://suivet.it/il-sistema-mammario-nella-scrofa.aspx</link>
      <author>catellani@aa.aa (Dott. Giulia Catellani)</author>
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      <pubDate>Sat, 30 Sep 2023 01:09:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Cambio decubito con massaggio</title>
      <description><![CDATA[<p>Fra i vari casi di parto distocico, ne abbiamo uno in particolare che, pur essendo piuttosto raro, viene corretto in modo molto efficiente da una semplice manovra fatta fare alla scrofa, cioè il suo cambio del decubito.<br />
La problematica in questione, è evidenziata dall'operatore preposto all'assistenza, all'atto della esplorazione vaginale. Viene infatti segnalata la sensazione che la mano della palpazione trovi un restringimento dell'utero molto particolare, dovuto quasi ad una torsione dello stesso organo sul proprio asse maggiore. Una sorta di effetto a caramella che riduce notevolmente, ed a volte in maniera piuttosto importante, il lume dell'utero. Inoltre, nonostante il susseguirsi delle esplorazioni e delle estrazioni conseguenti, non sempre la situazione migliora, ed il parto richiede molta assistenza per salvare i suinetti dal soffocamento. Ecco che allora il fare alzare la scrofa, agevolandone il cambio del decubito laterale, si può rivelare una manovra semplice ed alquanto efficace.<br />
Una volta alzata la scrofa, procedere con una manipolazione della mammella dal lato opposto in cui desideriamo che la scrofa si corichi (un esempio è fornito dal video di seguito). Il "massaggio" che ne deriva, deve essere gentile ed interessare tutti i quarti della mammella. Il principio ispiratore di questa manualità è quello su cui si basa in natura il massaggio della mammella operato dai suinetti stessi col muso ed è volto a determinare un aumento della secrezione di prolattina prima e di ossitocina dopo favorendo così la sintesi e l'eiezione del latte. Il conseguente risultato è che la ghiandola mammaria si riempie di latte che lascia alla scrofa quella sensazione di pesantezza dell'organo, tipica di tutti i mammiferi lattanti, che la induce al cercare di liberarsene attraverso la mungitura/suzione da parte dei suinetti. Da qui il rapido raggiungimento del decubito voluto. Praticamente sempre, dopo tale manualità, è possibile notare un netto miglioramento delle dinamiche e del timing del parto che, frequentemente, procede spedito.</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="https://suivet.it//www.youtube.com/embed/cfdre0oEZVY" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p><br /><a href='https://suivet.it/cambio-decubito-con-massaggio.aspx'>Dott. Claudio Mazzoni</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fcambio-decubito-con-massaggio.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>https://suivet.it/cambio-decubito-con-massaggio.aspx</link>
      <author>mazzoni@suivet.it (Dott. Claudio Mazzoni)</author>
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      <guid isPermaLink="true">https://suivet.it/cambio-decubito-con-massaggio.aspx</guid>
      <pubDate>Mon, 28 Oct 2013 10:07:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La giusta mammella per i sottopeso</title>
      <description><![CDATA[<table border="0" cellspacing="1" cellpadding="1">
    <tbody>
        <tr>
            <td colspan="2">
            <p>Giunto il momento per la formazione della balia dei sottopeso, la cosa più delicata e difficile è certamente la scelta della scrofa. Un errore in questa fase può compromettere tutto il lavoro fatto, dalla fase di cross fostering fino alla colostratura forzata dei suinetti. Meglio seguire un metodo, quindi alcune regole fondamentali:</p>
            </td>
        </tr>
        <tr>
            <td>
            <ol>
                <li>scrofa di 2° o 3° parto</li>
                <li>buona attitudine mammaria</li>
                <li>capezzoli sottili e non compromessi</li>
                <li>file di mammelle entrambe ben esposte</li>
                <li>file di mammelle ad una giusta distanza dal suolo</li>
            </ol>
            </td>
            <td><a target="_blank" href="https://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/mammella/mammellaperpiccoli.jpg"><img alt="" width="250" height="187" src="https://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/mammella/mammellaperpiccoli.jpg" /></a></td>
        </tr>
        <tr>
            <td colspan="2">&#160;&#160;&#160;&#160; Solitamente le difficoltà nel trovare rispettati tutti i punti in questione, sono moltissime. Molto raramente è possibile siano contemporaneamente presenti, tuttavia vale sempre la regola di cercare di rispettarne il maggior numero possibile.</td>
        </tr>
    </tbody>
</table>
<p>&#160;</p><br /><a href='https://suivet.it/la-giusta-mammella-per-i-sottopeso.aspx'>Dott. Claudio Mazzoni</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2fla-giusta-mammella-per-i-sottopeso.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>https://suivet.it/la-giusta-mammella-per-i-sottopeso.aspx</link>
      <author>mazzoni@suivet.it (Dott. Claudio Mazzoni)</author>
      <comments>https://suivet.it/la-giusta-mammella-per-i-sottopeso.aspx</comments>
      <guid isPermaLink="true">https://suivet.it/la-giusta-mammella-per-i-sottopeso.aspx</guid>
      <pubDate>Wed, 22 Sep 2010 05:05:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Un capezzolo di cui non bisogna fidarsi........mai!</title>
      <description><![CDATA[<table border="0" cellspacing="1" cellpadding="1">
    <tbody>
        <tr>
            <td colspan="2">Durante la fase di scelta della scrofa di balia, sia nel caso di una semplice adozione parziale (cross fostering), sia nel più complicato svezzamento a balzi, oppure nella scelta della balia dei sottopeso, la valutazione delle condizioni dei capezzoli ha un ruolo fondamentale. Non riteniamo ragionevole assegnare ad una scrofa di balia un numero di suinetti solo in base al numero di mammelle disponibili. Certo questo è il requisito più immediato, ma non è certamente l’unico.</td>
        </tr>
        <tr>
            <td>Non possiamo trascurare, ad esempio, le caratteristiche fisiche del capezzolo da cui dipendono sia la corretta prensione da parte del suinetto che, conseguentemente, la giusta erogazione del latte. Un esempio tipico di questa situazione è riportato nel presente caso che definiremmo abbastanza difficile da evidenziare in campo.</td>
            <td><a target="_blank" href="https://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/mammella/mammellaok.jpg"><img alt="" width="240" height="180" src="https://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/mammella/mammellaok.jpg" /></a></td>
        </tr>
        <tr>
            <td><a target="_blank" href="https://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/mammella/capezzolodifettoso.jpg"><img alt="" width="240" height="180" src="https://suivet.it/Data/Sites/1/media/maternita/mammella/capezzolodifettoso.jpg" /></a></td>
            <td>In effetti ad una prima valutazione della mammella, tutto sembra in ordine, solo ad una attenta palpazione di ciascun quarto è possibile individuarne uno "difettoso".<br />
            Come si vede nell’immagine a lato, eseguendo una spremitura del capezzolo, è possibile notare un fenomeno di retrazione dello stesso verso l’interno della ghiandola, tutt’altro che rassicurante. Il fenomeno, causato probabilmente da una lesione</td>
        </tr>
        <tr>
            <td colspan="2">cicatriziale cronica delle strutture annesse alla ghiandola mammaria, impedisce la corretta&#160;prensione del capezzolo da parte del suinetto. Questo fatto rende inutilizzabile il quarto colpito dalla lesione che, anche se in grado di secernere latte, non viene munto adeguatamente con tutte le conseguenze che questo comporta.</td>
        </tr>
    </tbody>
</table>
<p>&#160;</p><br /><a href='https://suivet.it/1un-capezzolo-di-cui-non-bisogna-fidarsimai.aspx'>Dott. Claudio Mazzoni</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3a%2f%2fsuivet.it%2f1un-capezzolo-di-cui-non-bisogna-fidarsimai.aspx&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>https://suivet.it/1un-capezzolo-di-cui-non-bisogna-fidarsimai.aspx</link>
      <author>mazzoni@suivet.it (Dott. Claudio Mazzoni)</author>
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      <pubDate>Mon, 06 Sep 2010 20:36:00 GMT</pubDate>
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