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    <title>Feed Interventi</title>
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    <description>Feed Interventi</description>
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      <title>La suiatria è a un bivio?</title>
      <description><![CDATA[<div style="float: left; padding-right: 10px;"><img src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/benessere/inbox.jpg" alt="" width="400" height="229"></div>
<p><em>(dott. Annalisa Scollo)</em></p>
<p><em>Quante volte ci siamo sentiti dire che i giovani non hanno pi&ugrave; voglia di lavorare? E quante volte, invece, ci siamo chiesti se siamo noi ad aver costruito una professione che rischia di non essere pi&ugrave; sostenibile?</em></p>
<p>&Egrave; da questa domanda che &egrave; nata la riflessione presentata al<em><strong> 51&deg; Meeting SIPAS</strong></em>.</p>
<p>Per una volta non abbiamo parlato di biosicurezza, di vaccini o di performance produttive. Abbiamo parlato di noi. Del nostro lavoro, di come &egrave; cambiato negli ultimi trent'anni e di come stanno cambiando le persone che lo scelgono.</p>
<p>Perch&eacute; la suiatria sta vivendo un passaggio generazionale importante. E forse il punto non &egrave; capire se una generazione sia migliore dell'altra, ma comprendere come sta cambiando il modo di intendere la professione.</p>
<p><strong>Un mestiere che &egrave; cambiato molto pi&ugrave; di quanto pensiamo</strong></p>
<p>Negli anni Novanta il veterinario suinicolo era, prima di tutto, il veterinario dell'allevamento. La sua giornata era fatta di visite, emergenze, consulenze, presenza costante sul territorio.</p>
<p>Oggi il lavoro &egrave; molto pi&ugrave; complesso.</p>
<p>Alla competenza sanitaria si sono aggiunti adempimenti normativi, gestione del farmaco, biosicurezza, benessere animale, tracciabilit&agrave;, formazione del personale, raccolta e interpretazione dei dati, rapporti con clienti sempre pi&ugrave; strutturati e una pressione sociale crescente nei confronti della produzione animale.&nbsp;</p>
<p>Nel frattempo, &egrave; cambiato anche chi questo lavoro lo svolge.</p>
<p>I cosiddetti "nativi digitali o gen-Z" sono cresciuti con strumenti, aspettative e priorit&agrave; diverse. Cercano autonomia, flessibilit&agrave; e un maggiore equilibrio tra lavoro e vita privata. Non significa essere meno motivati. Significa attribuire un valore diverso al tempo e al benessere personale.</p>
<p>Ed &egrave; proprio qui che nasce il confronto tra generazioni.</p>
<p><strong>Quando ascolti i veterinari, le differenze si riducono</strong></p>
<p>Nel corso del lavoro sono stati raccolti i contributi di 87 veterinari appartenenti a realt&agrave; professionali differenti. Dalle loro testimonianze emergono sfumature diverse, ma anche un elemento sorprendente: quando si parla delle difficolt&agrave; quotidiane, l'et&agrave; conta molto meno di quanto si immagini.&nbsp;</p>
<p>Le criticit&agrave; che emergono sono praticamente le stesse per tutti.</p>
<p>La prima &egrave; la burocrazia.</p>
<p>Molti colleghi raccontano di avere scelto questo lavoro per stare negli allevamenti, osservare gli animali, confrontarsi con gli allevatori. E invece una parte sempre maggiore della giornata viene assorbita da registri, documentazione e procedure amministrative.</p>
<p>Non &egrave; tanto la quantit&agrave; di carta a pesare, quanto la sensazione di allontanarsi da ci&ograve; che d&agrave; significato alla professione.</p>
<p><strong>Il peso invisibile della responsabilit&agrave;</strong></p>
<p>Accanto alla burocrazia emerge un altro tema: la responsabilit&agrave;.</p>
<p>Oggi il veterinario &egrave; chiamato a garantire biosicurezza, uso corretto del farmaco, benessere animale, rispetto delle normative e supporto gestionale all'allevatore. Anche quando la responsabilit&agrave; formale non &egrave; sua, molti raccontano di sentirne comunque il peso.</p>
<p>&Egrave; una responsabilit&agrave; che spesso prosegue oltre l'orario di lavoro.</p>
<p>Il telefono che squilla la sera, il dubbio di non aver detto abbastanza, la sensazione di dover essere sempre disponibili sono aspetti che accomunano professionisti con molti anni di esperienza e colleghi appena entrati nel settore.&nbsp;</p>
<p><strong>Il vero cambiamento riguarda il concetto di sostenibilit&agrave;</strong></p>
<p>Forse la differenza pi&ugrave; evidente tra generazioni riguarda il modo in cui viene interpretato il sacrificio.</p>
<p>Per molti professionisti pi&ugrave; esperti, lavorare dodici ore al giorno &egrave; stato a lungo considerato parte integrante della professione.</p>
<p>I colleghi pi&ugrave; giovani non mettono in discussione l'impegno richiesto dal lavoro. Si chiedono per&ograve; se quel modello possa essere mantenuto per quarant'anni senza compromettere la propria vita personale.</p>
<p>&Egrave; una domanda legittima.</p>
<p>Ed &egrave; una domanda che, probabilmente, dovremmo iniziare a porci tutti.</p>
<p><strong>Anche la societ&agrave; &egrave; cambiata</strong></p>
<p>A rendere ancora pi&ugrave; complesso il quadro c'&egrave; il cambiamento della percezione pubblica della zootecnia.</p>
<p>Il veterinario suinicolo si trova oggi a operare in un contesto nel quale il dibattito sul benessere animale &egrave; sempre pi&ugrave; acceso e il confronto con posizioni animaliste o vegane &egrave; ormai frequente.</p>
<p>Non si tratta semplicemente di spiegare dati scientifici.</p>
<p>Molto spesso significa confrontarsi con sistemi di valori differenti, nei quali la scienza rappresenta soltanto una parte della discussione.&nbsp;</p>
<p><strong>Sappiamo curare gli animali. Ma siamo preparati a tutto il resto?</strong></p>
<p>Uno degli spunti pi&ugrave; interessanti emersi durante il confronto riguarda la formazione.</p>
<p>La maggior parte dei veterinari riconosce di aver ricevuto un'eccellente preparazione clinica e sanitaria. Molto meno, per&ograve;, su aspetti che oggi occupano una parte consistente della professione: gestione del personale, economia aziendale, leadership, organizzazione del lavoro, interpretazione dei dati e comunicazione con il cliente.&nbsp;</p>
<p>&Egrave; un paradosso.</p>
<p>Pi&ugrave; la professione evolve verso un ruolo consulenziale e manageriale, pi&ugrave; ci accorgiamo di essere stati formati quasi esclusivamente come clinici.</p>
<p>Una riflessione che riguarda tutti</p>
<p>Questa riflessione non vuole stabilire chi abbia ragione tra giovani e meno giovani.</p>
<p>Vuole piuttosto porre una domanda.</p>
<p>Se continuiamo a organizzare il lavoro come abbiamo sempre fatto, riusciremo ancora ad attrarre nuovi veterinari verso la suiatria?</p>
<p>Oppure rischiamo di perdere professionalit&agrave; preziose perch&eacute; il modello organizzativo non &egrave; pi&ugrave; compatibile con le aspettative delle nuove generazioni?</p>
<p><strong>Il futuro della suiatria passa anche da qui</strong></p>
<p>Parlare di benessere professionale non significa lavorare meno.</p>
<p>Significa lavorare meglio.</p>
<p>Vuol dire ripensare la formazione, affiancando alle competenze sanitarie quelle gestionali. Significa distribuire meglio responsabilit&agrave; e carichi di lavoro. Significa costruire organizzazioni capaci di valorizzare le persone, evitando che la passione si trasformi in logoramento.</p>
<p>La suiatria italiana ha dimostrato negli anni una straordinaria capacit&agrave; di innovare sul piano tecnico e scientifico.</p>
<p>La sfida dei prossimi anni sar&agrave; probabilmente diversa: innovare il modo in cui viviamo la nostra professione.</p>
<p>Perch&eacute; il futuro della suiatria non dipender&agrave; soltanto dalle nuove tecnologie o dalle nuove conoscenze. Dipender&agrave; anche dalla nostra capacit&agrave; di fare in modo che chi sceglie questo mestiere possa continuare ad amarlo, anche dopo molti anni.</p><br /><a href='http://suivet.it/la-suiatria-è-a-un-bivio'>wm</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fla-suiatria-%c3%a8-a-un-bivio&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/la-suiatria-è-a-un-bivio</link>
      <pubDate>Tue, 30 Jun 2026 00:45:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Parto libero, scrofa, colostro</title>
      <description><![CDATA[<p><strong>(Giulia Catellani, DVM)</strong></p>
<p>Il colostro rappresenta un elemento fondamentale per la sopravvivenza e la salute del suinetto neonato, poich&eacute; fornisce energia e immunoglobuline indispensabili per il trasferimento dell&rsquo;immunit&agrave; passiva nelle prime ore di vita (Le Dividich et al., 2005). Ogni suinetto necessit&agrave; di un&rsquo;ingestione minima di 200 grammi/giorno (Gourleyet al., 2020) per poter sopravvivere nel periodo post-natale. Negli ultimi anni, l&rsquo;aumento della prolificit&agrave; delle scrofe moderne ha reso ancora pi&ugrave; importante comprendere i fattori che influenzano quantit&agrave; e qualit&agrave; del colostro, soprattutto nei sistemi di parto libero, sempre pi&ugrave; diffusi in Europa ma ancora poco studiati dal punto di vista scientifico. Al giorno d&rsquo;oggi, infatti, la dimensione della nidiata si &egrave; spostata dagli 11 nati vivi ai 18 (Oliviero et al., 2019), riflettendosi quindi sulla quantit&agrave; di colostro ingerito da ogni suinetto, se consideriamo che la sua produzione &egrave; rimasta invece costante nel tempo.</p>
<p>Si &egrave; occupato di tale studio<strong> MSc ETH Agr Philipp T. Egli</strong> &nbsp;nel lavoro &ldquo;<em>Influence of different sow and farrowing parameters on colostrum quality in a free farrowing system</em>&rdquo;, presentato al<em> 17th European Symposium of Porcine Health Management</em>. Sono state incluse complessivamente 151 scrofe ibride. Dopo la nascita del primo suinetto, da ogni animale sono stati raccolti 10 ml di colostro, successivamente analizzati tramite rifrattometro Brix ed ELISA per quantificare la concentrazione di immunoglobuline G (IgG).</p>
<p>Tra i parametri considerati nello studio figuravano ordine di parto, peso corporeo, body condition score, spessore del grasso dorsale, score fecale, durata della gestazione, numero di nati vivi e morti, durata del parto, durata di espulsione della placenta, peso della placenta e della nidiata, oltre ad alcuni parametri ambientali come l&rsquo;umidit&agrave; relativa. I dati sono stati elaborati mediante un modello di regressione lineare per individuare i fattori maggiormente associati alla concentrazione di IgG nel colostro.</p>
<p>I risultati hanno mostrato una correlazione statisticamente significativa tra il valore Brix e la concentrazione di IgG, confermando l&rsquo;utilit&agrave; pratica del rifrattometro come strumento rapido e applicabile direttamente in allevamento per la valutazione della qualit&agrave; del colostro. &Egrave; emerso inoltre che l&rsquo;ordine di parto influenzava positivamente la concentrazione di immunoglobuline: le scrofe pluripare presentavano infatti livelli di IgG superiori rispetto alle primipare, probabilmente grazie a una maggiore maturit&agrave; immunitaria e a una produzione colostrale pi&ugrave; stabile. Uno degli aspetti pi&ugrave; interessanti dello studio riguarda l&rsquo;effetto dell&rsquo;induzione del parto. Le scrofe sottoposte a induzione mostravano concentrazioni significativamente inferiori di IgG nel colostro, con un effetto particolarmente evidente nelle scrofette. Secondo gli autori, le scrofe pi&ugrave; anziane sembrano essere meno sensibili agli effetti del trattamento ormonale dell&rsquo;induzione rispetto agli animali giovani pi&ugrave; sensibili.</p>
<p><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/esphm2026/esphm2026-1.png" alt="Figura 1: concentrazioni di IgG in correlazione con l&rsquo;ordine di parto. MSc ETH Agr Philipp T , 17th European Symposium of Porcine Health Management | Philipp T. Egli | Florence" width="700" height="424"></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 1: concentrazioni di IgG in correlazione con l&rsquo;ordine di parto. MSc ETH Agr Philipp T , 17th European Symposium of Porcine Health Management | Philipp T. Egli | Florence</em></p>
<p><img style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="http://suivet.it/Data/Sites/1/media/eventi/esphm2026/esphm2026-2.png" alt="Figura 2: effetto dell&rsquo;induzione sulla concentrazione di immunoglobuline. MSc ETH Agr Philipp T , 17th European Symposium of Porcine Health Management | Philipp T. Egli | Florence" width="700" height="398"></p>
<p style="text-align: center;"><em>Figura 2: effetto dell&rsquo;induzione sulla concentrazione di immunoglobuline. MSc ETH Agr Philipp T , 17th European Symposium of Porcine Health Management | Philipp T. Egli | Florence</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I livelli di IgG risultano associati inoltre anche all&rsquo;umidit&agrave; relativa, registrata nelle 24h precedenti al parto, nonostante il significato biologico di questo dato richieda ulteriori approfondimenti. Gli autori sottolineano infatti altre limitazioni dello studio, come la mancanza di studi sulla produzione di colostro in scrofe in gabbie libere e il campionamento effettuato in un unico momento subito dopo il primo nato. &Egrave; gi&agrave; in corso, infatti, un progetto di follow-up che prevede campionamenti multipli e il prelievo da differenti mammelle per approfondire ulteriormente la dinamica delle immunoglobuline nel colostro.</p>
<p>Nel complesso, questo lavoro conferma l&rsquo;importanza della qualit&agrave; colostrale nella gestione neonatale del suinetto e fornisce nuove informazioni sui fattori che possono influenzarla nei sistemi di parto libero. I risultati suggeriscono inoltre cautela nell&rsquo;utilizzo routinario dell&rsquo;induzione del parto, soprattutto nelle scrofette, evidenziando la necessit&agrave; di ulteriori studi per definire protocolli gestionali ottimali nei moderni allevamenti suinicoli.</p>
<p>&nbsp;</p><br /><a href='http://suivet.it/parto-libero-scrofa-colostro'>wm</a><div class='fblikebutton'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3a%2f%2fsuivet.it%2fparto-libero-scrofa-colostro&amp;layout=standard&amp;show_faces=false&amp;width=450&amp;height=35&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden;width:450px; height:35px;'></iframe></div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/parto-libero-scrofa-colostro</link>
      <pubDate>Mon, 22 Jun 2026 01:55:00 GMT</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Soluzioni nutrizionali per contrastare le micotossine</title>
      <description><![CDATA[(dott. Andrea Codato, DVM - dott.ssa Giulia Buratti, DVM) 
Dopo aver valutato nei precedenti interventi (qui e qui) i diversi effetti nocivi che le micotossine esercitano sugli animali e sull&rsquo;uomo, sorge spontaneo chiedersi: &ldquo;quali armi ... <a href='http://suivet.it/soluzioni-nutrizionali-per-contrastare-le-micotossine'>continua</a><div class='excerptspacer'>&nbsp;</div>]]></description>
      <link>http://suivet.it/soluzioni-nutrizionali-per-contrastare-le-micotossine</link>
      <pubDate>Mon, 04 May 2026 01:58:00 GMT</pubDate>
    </item>
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