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Mortalità delle scrofe: procedura di controllo

Una procedura pratica per individuare precocemente le scrofe a rischio

La mortalità delle scrofe non è quasi mai un evento improvviso. Nella maggior parte dei casi è preceduta da segnali chiari — riduzione dell’ingestione, difficoltà nel movimento, lesioni, alterazioni comportamentali — che, se intercettati in tempo, permettono di intervenire efficacemente.

Il protocollo qui descritto si basa sul lavoro originale di Christopher J. Rademacher (Iowa State University), sviluppato in collaborazione con l’Iowa Pork Industry Center e validato in allevamenti commerciali, dove ha portato a una riduzione della mortalità annua delle scrofe del 4,25%.

Il principio è semplice: guardare meglio, sempre allo stesso modo, ogni giorno.

Obiettivo della procedura

Individuare precocemente le scrofe a rischio sanitario o locomotorio per migliorare l’esito dei trattamenti e ridurre la mortalità complessiva.

Requisiti organizzativi

- L’identificazione delle scrofe a rischio avviene durante l’alimentazione, mentre si cammina in stalla e si controllano i trogoli.
- La procedura richiede due operatori durante la fase di osservazione.
- Il tempo necessario per le valutazioni approfondite e i trattamenti successivi è di circa 1 ora al giorno a persona, variabile in funzione delle dimensioni dell’allevamento.
- Fondamentale: stesso orario, stessa modalità, tutti i giorni.


Procedura per scrofe in gabbia di fecondazione

1) Effettuare l’osservazione al mattino, come prima attività della giornata.
2) Attivare i sistemi di alimentazione in tutta la stalla (da questo momento sono disponibili circa 30 minuti per osservare tutte le scrofe).
3) Gli operatori procedono in coppia: uno frontalmente alla scrofa, uno posteriormente.
4) Percorrere le gabbie in modo ordinato, a serpentina, senza saltare alcun animale.
5) L’operatore frontale osserva:

- la scrofa si alza e mangia? ==> se non si alza, va segnalata;
- presenza di lesioni nella metà anteriore del corpo;
- gonfiore o arrossamento di ginocchia e nodelli;
- difficoltà nel caricare il peso sugli arti anteriori;
- segni respiratori anomali;
- aspetto generale compatibile con ipertermia (febbre)

6) L’operatore posteriore osserva:

-distribuzione del peso sugli arti posteriori;
-presenza di atteggiamenti simili al “camminare sulle uova”;
-gonfiori o arrossamenti di garretti e caviglie;
-lesioni nella metà posteriore del corpo;
-stato della regione vulvare: anatomia normale, assenza di secrezioni, sanguinamenti o lesioni.


7) Qualsiasi scrofa che non mangia o presenta uno dei segni sopra descritti viene segnalata per valutazione approfondita.
8) La segnalazione avviene tramite:

- cartellino colorato con ID della scrofa e motivo della segnalazione;
- eventuale nastro o marcatore visivo (segno colorato sulla schiena);
- ID della scrofa segnato su un taccuino.


9) Terminato il giro, ritornare sulle scrofe segnalate.
10) Eseguire il trattamento secondo la procedura aziendale, definita dal veterinario, in base ai segni clinici osservati:


- Antinfiammatorio;
- Antinfiammatorio + antibiotico
- Prodotto locale spray o pomata


11) Ripetere la procedura ogni giorno. La costanza è l’elemento chiave del successo.
 

Procedura per scrofe in gestazione di gruppo

1) Osservazione al mattino, prima attività della giornata.
2) Attivare l’alimentazione in tutta la stalla (anche in questo caso, circa 30 minuti per l’osservazione).
3) Formare squadre di 2–4 operatori, in funzione della struttura dei box/capannoni (mai meno di due).
4) Percorrere tutti i box in modo sistematico, osservando ogni singola scrofa.
5) Ogni operatore valuta:

- la scrofa sta mangiando?
- presenza di lesioni cutanee;
- gonfiori o arrossamenti di ginocchia, garretti, caviglie e nodelli;
- la scrofa è sdraiata o in piedi: se è sdraiata, stimolarla delicatamente ad alzarsi; se è l’unica sdraiata mentre le altre mangiano, segnalarla;
- difficoltà nel caricare il peso sugli arti;
- presenza di atteggiamenti simili al “camminare sulle uova”;
- segni respiratori anomali;
- sospetto stato febbrile;
- esame della regione vulvare (secrezioni, gonfiori, lesioni);
- presenza di morsi vulvari: se recenti e non cicatrizzati, valutare il trattamento.


6) Le scrofe con segni anomali vengono segnalate per approfondimento.

7) La segnalazione avviene tramite:

- cartellino colorato con ID della scrofa e motivo della segnalazione;
- eventuale nastro o marcatore visivo (segno colorato sulla schiena);
- ID della scrofa segnato su un taccuino.


8) Dopo l’osservazione di tutti i box, ritornare sulle scrofe segnalate.
9)Eseguire il trattamento secondo la procedura aziendale, definita dal veterinario, in base ai segni clinici osservati:

- Antinfiammatorio;
- Antinfiammatorio + antibiotico
- Prodotto locale spray o pomata

10) Se la scrofa fatica ad alzarsi o presenta lesioni gravi con sangue, spostarla nell’infermeria;
11) Ripetere la procedura quotidianamente, senza eccezioni.
 
Procedura per scrofe in gestazione di gruppo con alimentazione individuale tramite chip (ESF)

In presenza di sistemi di alimentazione elettronica, l’osservazione delle scrofe non può basarsi sul comportamento alimentare in tempo reale, poiché l’accesso alla stazione è individuale e distribuito nell’arco della giornata. In questi casi, il dato informatico diventa il primo strumento di selezione delle scrofe a rischio.

1) La procedura va avviata al mattino, come prima attività della giornata.
2) Accedere al PC di alimentazione e consultare i report relativi ai pasti precedenti (ultime 24–48 ore).
3) Identificare e stilare una lista delle scrofe che:

- non hanno effettuato l’accesso alla stazione di alimentazione;
- hanno consumato una quantità di mangime inferiore alla razione prevista;
- presentano accessi irregolari o incompleti.

4) Stampare o trascrivere la lista delle scrofe da verificare, riportando:

- ID animale;
- box o gruppo di appartenenza;
- motivo della segnalazione (mancato pasto, pasto parziale, accessi anomali).


5) Formare squadre di almeno due operatori per l’osservazione in stalla.
6) Raggiungere i box di gestazione e individuare visivamente le scrofe segnalate dal sistema.
7) Per ciascuna scrofa segnalata, valutare:

- se l’animale è in piedi o sdraiato:  se sdraiato, stimolarlo delicatamente ad alzarsi;
- distribuzione del peso su arti anteriori e posteriori;
- presenza di atteggiamento di “camminare sulle uova”;
- gonfiori o arrossamenti di ginocchia, garretti, caviglie e nodelli;
- presenza di lesioni cutanee;
- segni respiratori anomali;
- sospetto stato febbrile;
- stato della regione vulvare (secrezioni, gonfiori, sanguinamenti, lesioni);
- presenza di morsi vulvari, valutando il trattamento se non cicatrizzati.


8) Durante la permanenza nel box, osservare anche le scrofe non segnalate dal sistema, per intercettare eventuali animali con segni clinici evidenti ma che risultano ancora “in regola” dal punto di vista alimentare.
9) Se una scrofa conferma segni clinici o locomotori sospetti, procedere alla segnalazione fisica, tramite:

- cartellino colorato con ID e motivo;
- marcatura visiva (es. piccolo segno colorato sul dorso).


10) Terminata l’osservazione di tutte le scrofe segnalate dal PC, tornare sugli animali marcati per una valutazione più approfondita.
11) Eseguire il trattamento secondo la procedura aziendale, definita dal veterinario, in base ai segni clinici osservati:

- Antinfiammatorio;
- Antinfiammatorio + antibiotico
- Prodotto locale spray o pomata


12) Se la scrofa fatica ad alzarsi o presenta lesioni gravi con sangue, spostarla nell’infermeria;
13) Ripetere la procedura quotidianamente, integrando sistematicamente dato informatico e osservazione diretta.
 

Considerazioni pratiche finali

1) Nella prima settimana è fortemente consigliato il coinvolgimento del veterinario aziendale o del personale più esperto per formare gli operatori.
2) I periodi post-svezzamento ed estro possono rendere più complessa l’interpretazione dell’ingestione, soprattutto nelle scrofette.
3) Le scrofe che faticano ad alzarsi possono presentare zoppie anteriori, spesso poco evidenti ma clinicamente rilevanti.


In sintesi

Questa procedura non richiede investimenti strutturali, ma organizzazione, metodo e disciplina. Applicata correttamente, trasforma un’attività quotidiana spesso frettolosa in uno strumento concreto di prevenzione, capace di migliorare benessere animale, risultati produttivi e sostenibilità economica dell’allevamento.