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Suinicoltura + Suinicultura

Dopo aver fatto il punto sul piano di controllo della malattia d'Aujeszky nel precedente intervento, sento il bisogno irrefrenabile di fare un'analisi "storica" dell'evoluzione normativa relativa al controllo dell'Aujeszky in Italia.
Analizzerò, secondo il mio giudizio, pregi e limiti dei due piani che si sono succeduti a partire dal 1994, per arrivare al 1997, con le ultime modifiche nel 2010 e 2011, sino ai piani regionali messi in piedi da Lombardia e Veneto.

Premetto che la disamina non avrà alcuna pretesa di carattere scientifico, infatti mi limiterò a riprendere solo il pensiero del Prof. M. Pensaert (Laboratorio di virologia facoltà di Medicina Veterinaria Università di Gent), ripescando dagli appunti del sottoscritto presi durante un suo intervento in un corso di patologia suina organizzato dall'IZS di Brescia.

Il settore dell'allevamento suino è sempre stato, fin dall'inizio della mia attività lavorativa da libero professionista prima, da dipendente pubblico poi, uno dei maggiori interessi professionali del sottoscritto.
Ho sempre seguito l'evoluzione dell'allevamento suino nel tempo, mantenendomi aggiornato, scrivendo articoli vari sulla difesa sanitaria degli allevamenti suini.
Ho partecipato per anni al corso di patologia suina organizzato ad ottobre dall'IZS di Brescia. Proprio in uno di questi fu presentato il piano del 1994 (D.M. 01 agosto 1994). Riguardandolo oggi, tale piano aveva, dei limiti evidenti, ma anche alcuni pregi indiscussi.

Cominciamo con l’analizzare i limiti del piano 1994:

  • su base volontaria (vero, ma non unico motivo per cui fallì, infatti un presupposto simile già di per se rappresenta un blocco di partenza anche perché delega all’interesse privato un problema di evidente portata pubblica);
  • impiego del solo vaccino deleto (ricordo ancora una discussione circa la pericolosità della ricombinazione genetica in natura del virus vaccinale sollevata dal prof. Scatozza, detrattore assoluto del vaccino vivo attenuato; infatti vivo o deleto dipende da scuole di pensiero tutte discutibili con pro e contro, bisogna solo intendersi su ciò che si vuole ottenere da un vaccino, valutandone attentamente i rischi e i benefici, i costi e i limiti della applicabilità);
  • nessun incentivo reale, o sistema premiante per gli allevatori partecipanti.

Passiamo ora ai pregi piano 1994:

  • dopo tre anni dall'entrata in vigore, obbligo di introduzione negli allevamenti da riproduzione solo di suini non vaccinati sieronegativi e, nel caso di suini vaccinati, negativi al test sierologico per la glicoproteina E (l'ANAS già allora boicottò tale piano, vista la situazione epidemiologica degli allevamenti fornitori di riproduttori, dimostrando di pensare solo all'interesse esclusivo e immediato, non prospettico, di una categoria che non volle capire l'importanza di un piano che mirasse a “eradicare” una malattia);
  • al gennaio 2001, la misura stabilita prima si applicava a tutti gli allevamenti nazionali, previa verifica dei risultati dell'applicazione del programma.

Il grosso pregio di tale piano era obbligare gli allevatori a delle scadenze da rispettare, la più importante era quella della movimentazione dei riproduttori non virus eliminatori. Il piano fallì miseramente, soprattutto per la mancanza di adesioni da parte degli allevatori, lasciati soli ad accollarsi tutti gli oneri derivanti dall’adesione a tale piano, ma anche per l'assenza di una classe veterinaria, allora non pronta a spiegare gli indubbi vantaggi dell'eradicazione da tale malattia.
Infatti la malattia d'Aujeszky, sostenuta da un Herpes virus ha un importante ruolo (azione di immunosoppressione) nell’aggravamento di altre patologie quali PRRS, PMWS, nella cosiddetta PRDC, sindrome risultato di una complessa interazione tra diversi agenti patogeni e fattori extramicrobici, che ha notevoli influenze negative sulla produttività dell’allevamento.
Ma soprattutto nei paesi a zootecnia forte, stavano partendo piani di eradicazione della malattia d'Aujeszky che li avrebbero portati ad ottenere la qualifica di ufficialmente indenne.
Il ministero, visto il sostanziale fallimento di tale piano, mise in cantiere il “nuovo” piano che vide la luce nel 1997, modificandone radicalmente l’approccio.

La genesi di tale piano sarà trattata nel prossimo lavoro dal titolo” Aujeszky atto secondo: il pensiero di Pensaert”

Posted by Dott. Andrea Setti 04/10/2014 Categories: Aujeszky