Cos’è il POP? Prolasso degli organi pelvici nelle scrofe

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(prof. Annalisa Scollo)

Il prolasso degli organi pelvici (pelvic organ prolapse, POP) rappresenta una problematica rilevante nell’allevamento della scrofa, sia per le conseguenze sul benessere animale sia per l’aumento della mortalità e della riforma involontaria. La sua origine è considerata multifattoriale e non è ancora completamente chiarita. Uno studio condotto in Brasile ha quindi valutato la relazione tra alcune caratteristiche individuali e gestionali e la comparsa di prolasso.

Il punteggio perineale come principale indicatore di rischio

Il fattore maggiormente associato al prolasso è risultato il punteggio perineale su scala a 3 gradi, utilizzato per descrivere le condizioni dell’area perineale prima del parto. Il sistema di punteggio perineale è stato sviluppato dal gruppo della Iowa State University  ed è basato sull’osservazione di tre alterazioni:

- protrusione della regione perineale; 
- tumefazione della vulva; 
- tumefazione della regione perineale. 

La valutazione deve essere effettuata nella fase finale della gestazione, indicativamente tra il 110° e il 116° giorno, esclusivamente mentre la scrofa è coricata. Le valutazioni eseguite con la scrofa in stazione non sono sufficientemente accurate.

Punteggio Reperti osservati Rischio presunto
PS1 Assenza di protrusione, tumefazione vulvare e tumefazione perineale Basso o assente
PS2 Presenza di alcune, ma non di tutte, le alterazioni considerate; può essere presente una moderata tumefazione vulvare Moderato
PS3 Presenza contemporanea di protrusione, tumefazione perineale e tumefazione vulvare da moderata a grave; possono essere visibili segni iniziali di prolasso Elevato

Nello studio brasiliano, l’incidenza di POP aumentava nettamente con il peggioramento del punteggio:

- 0,96% nelle scrofe con punteggio PS1;
- 9,41% nelle scrofe con punteggio PS2;
- 38,46% nelle scrofe con punteggio PS3.

Le differenze erano altamente significative. Questo risultato suggerisce che l’osservazione sistematica dell’area perineale durante la fase pre-parto potrebbe aiutare a individuare precocemente le scrofe maggiormente a rischio. 

Maggiore incidenza nelle scrofe magre

Anche lo stato di ingrassamento è risultato associato al rischio di prolasso. Nelle scrofe classificate come magre, l’incidenza era pari al 5,8%, rispetto all’1,76% osservato complessivamente nelle scrofe con condizioni corporee ideali o eccessive.

Il risultato sottolinea l’importanza di mantenere una condizione corporea adeguata durante la gestazione e di identificare tempestivamente gli animali che presentano un’eccessiva perdita di riserve.

Il possibile ruolo della stipsi

Nelle sole scrofe magre, la presenza di feci asciutte era associata a una maggiore incidenza di POP: 8,09%, rispetto all’1,81% rilevato negli animali con feci di consistenza normale.

La stessa associazione non è stata osservata nelle scrofe con condizioni corporee ideali o eccessive. La combinazione tra ridotte riserve corporee e feci asciutte potrebbe quindi identificare un sottogruppo particolarmente vulnerabile. Dal punto di vista pratico, questo dato richiama l’attenzione sulla gestione alimentare e idrica nella fase finale della gestazione. 

Assistenza al parto: causa o conseguenza?

Le scrofe sottoposte ad assistenza manuale al parto hanno presentato un’incidenza di prolasso del 13,16%, rispetto al 2,41% delle scrofe non assistite.

L’associazione è evidente, ma deve essere interpretata con prudenza. Le scrofe con un parto più difficile o già predisposte al prolasso potrebbero essere anche quelle che richiedono più frequentemente un intervento manuale. Sulla base dei dati disponibili non è quindi possibile stabilire se l’assistenza ostetrica aumenti direttamente il rischio oppure rappresenti un indicatore di difficoltà al parto preesistenti.

Il risultato ribadisce comunque la necessità di effettuare gli interventi ostetrici soltanto quando realmente necessari, utilizzando una tecnica corretta e registrando sia le motivazioni sia le modalità dell’assistenza.

Un’associazione inattesa con la lunghezza della coda

Nelle scrofe con una coda di lunghezza inferiore a 13 cm, l’incidenza di POP è risultata del 5,18%, rispetto al 2,25% osservato negli animali con una coda più lunga.

Anche in questo caso si tratta di un’associazione e non della dimostrazione di un rapporto causale. La lunghezza della coda potrebbe essere collegata ad altri fattori anatomici, genetici o gestionali non completamente considerati nello studio. Il dato richiede pertanto ulteriori approfondimenti prima di poter assumere un significato operativo.

Nessuna associazione con prolificità, peso della nidiata e ossitocina

Lo studio non ha evidenziato associazioni statisticamente significative tra il prolasso e:

- utilizzo di ossitocina;
- numero totale di suinetti nati;
- peso complessivo della nidiata.

Questi risultati indicano che, nella popolazione esaminata, le scrofe con nidiate più numerose o più pesanti non presentavano necessariamente un rischio maggiore. Analogamente, non sono emerse evidenze sufficienti per associare l’impiego dell’ossitocina alla comparsa di POP.

L’assenza di significatività statistica, tuttavia, non dimostra che tali fattori siano irrilevanti in qualsiasi allevamento o condizione produttiva.

Un problema multifattoriale

Lo studio non individua una singola causa del prolasso, ma conferma la natura multifattoriale del problema. Inoltre, essendo stato condotto in due soli allevamenti appartenenti allo stesso sistema produttivo, i risultati non possono essere automaticamente generalizzati ad altre genetiche o realtà aziendali.

Le associazioni osservate dovranno essere confermate attraverso studi più ampi, capaci di considerare contemporaneamente fattori genetici, anatomici, nutrizionali, ambientali e gestionali. Nel frattempo, una valutazione strutturata delle scrofe durante l’ultima fase della gestazione può rappresentare un utile punto di partenza per comprendere il profilo di rischio specifico di ogni allevamento.