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Suinicoltura + Suinicultura

Siamo in attesa delle linee guida 2016/2020 riguardanti le norme minime sulla protezione dei  suini (l’ultima promulgazione del Ministero  risale al  DL 122 /2011), e possiamo già immaginare che all’interno di queste, fra altri argomenti, la parte preponderante sarà riferita alla sospensione del taglio della coda ed  all’adeguamento della castrazione chirurgica eseguita in associazione all’uso di anestetici e\o analgesici; non più tardi di un paio di mesi fa presso la regione Lombardia si è tenuto un incontro informativo tra una commissione tecnica della UE e diverse funzioni e attori della suinicoltura italiana (liberi professionisti, regioni, filiere, istituti zooprofilattici, organizzazioni allevatoriali,  etc. ). Durante questo meeting l’intento   da parte della commissione è stato capire a che punto ci troviamo in Italia con lo stop al  taglio della coda, operazione che dal punto di vista legislativo è stata già normata a livello di comunità e recepita dallo stato italiano a marzo scorso; siamo solo in attesa del decreto applicativo.

 Già, il taglio della coda…
Qualche allevatore sta provando a sospenderlo su qualche banda ed in verità il risultato  di questa azione è stato diverso e spesso  alquanto contrastante: se  in qualche caso non ci sono state conseguenze gravi, in altri casi invece si sono verificati dei veri disastri, imputati alla coda non tagliata come causa scatenante della sua morsicatura; quando in un gruppo inizia a comparire il cannibalismo, diventa difficilissimo contrastarlo e le difficoltà maggiori si ritrovano nella cura e nella gestione degli animali feriti. Se a livello di letteratura possiamo accedere a numerosissime pubblicazioni che prendono in considerazione le cause scatenanti questo atteggiamento aggressivo, nella pratica sappiamo altrettanto bene che sono talmente numerose le variabili implicate nel cannibalismo che, in caso della comparsa del problema in un gruppo, molto spesso risulta quasi impossibile porvi rimedio. Prima di scendere più approfonditamente nella gestione alimentare di questo comportamento (cause e possibili rimedi) volevo brevemente ricordare un elenco di concause: al primo posto metterei il disagio di animali malati o colpiti da patologie. Ad esempio forme subcliniche  di PCV2 o scoperture di PRRS, parassitosi, e nei suinetti in svezzamento enteriti da Rotavirus, anche se a parere di alcuni studiosi in generale le patologie come cause scatenanti hanno una incidenza  debole: a mio parere  tutto ciò che disturba un perfetto stato di salute può incidere sulla morsicatura della coda o del fianco ma attenzione a non confondere la aggressività (i famosi suini che “si picchiano”) con il cannibalismo, perché in questo caso il problema va affrontato in modo diverso. Tornando alle cause, si considerano di grande importanza l’ambiente inteso come affollamento, accessibilità  al truogolo, giro dell’aria, presenza di gas, condizioni climatiche interne ed esterne: ed ancora  la genetica e particolari linee all’interno della stessa genetica,  la presenza o meno di materiale di arricchimento ambientale di buona qualità, e per buona qualità intendo non quello “ad uso controlli ufficiali” ma quello effettivamente funzionale e che permetta al suino attività di grufolamento e  ricerca. So però altrettanto bene che nelle nostre condizioni allevatoriali non è così facile provvedere paglia, truciolo o torba dove siano presenti grigliati per cui l’uso di questi materiali non è di facile   applicazione. Ho lasciato per ultima l'alimentazione perché anch’essa  gioca un ruolo importante per cui vorrei approfondire qualche concetto.

Sicuramente vi sono evidenze che gli squilibri alimentari o le carenze giocano un ruolo fondamentale: prima fra tutte la disponibilità di cibo, tanto che sono segnalate maggiori problematiche dove sia presente una restrizione alimentare rispetto alla gestione ad libitum, mentre sulla forma dell’alimento (pellet vs farina o granulato, bagnato vs secco) non esistono correlazioni validate scientificamente. Riguardo invece  i singoli componenti del mangime ci si focalizza su deficienze o squilibri aminoacidici (triptofano) o di minerali, in particolare Sodio e Magnesio, o carenze vitaminiche. Il sangue contiene più Sodio , Magnesio , Ferro e Selenio delle diete per cui ci si è concentrati primariamente su questi elementi: nei mangimi si utilizza in genere fino ad uno 0,5% di cloruro di sodio, in caso di morsicatura della coda si raggiunge l’1% per ridurre la attrazione del sangue per i suini morsicatori. Il Magnesio invece sembrerebbe avere un effetto calmante (diete supplementate con maggiori quantità di Mg evidenziano meno cortisolo nella saliva dei suini). Nelle diete con 20% in meno di proteina rispetto ai fabbisogni consigliati compaiono più casi di morsicature e spesso l’aumento (sempre rispetto ai fabbisogni) del 20% dei livelli di Lisina, Treonina, Metionina e Triptofano digeribile abbassano il livello di aggressività in gruppi di suini ad elevato livello sanitario, mentre è dimostrato che i soggetti morsicatori denunciano un livello di serotonina ematica più basso (il triptofano  è il precursore della serotonina, una triptamina  che controlla lo stato emozionale). In più gli aminoacidi neutri come leucina, isoleucina, valina tirosina ed istidina competono per gli stessi recettori che consentono al triptofano l’attraversamento della barriera encefalica attraverso il sangue, quindi ne consegue la necessità un ulteriore bilanciamento di tutti quanti questi aminoacidi nella dieta. In genere in un mangime  bilanciato si aumenta il Triptofano del 20% ,sempre su base digeribile, nel rapporto con la Lisina. Anche la aggiunta di un extra dosaggio di Vitamina PP può concorrere ad una riduzione della aggressività. La fibra, soprattuto le polpe secche di bietola, possono aiutare visto che la loro assunzione aumenta il senso di sazietà e quindi una maggiore calma dei soggetti, ma raramente possono concorrere a fermare del tutto uno stato di aggressività di un gruppo. Diamo per scontato anche che siano controllati i livelli di tossine delle materie prime per evitare casi di necrosi della coda, spesso il primo segno che anticipa l’inizio del cannibalismo.

In conclusione  la alimentazione è solo una parte (importante, per carità) di un  problema molto più complesso, e certamente,  all’interno della ricerca di una soluzione ad un caso di morsicatura della coda o del fianco, oppure della sua prevenzione, qualcuno si dovrà occupare anche di una modifica della dieta in uso corrente.

Posted by Dott. Roberto Bardini 05/02/2018