Scrofe in gruppo: contano più stabilità e omogeneità che il tipo di mangiatoia

(Prof. Annalisa Scollo, DVM, PhD)
La gestione delle scrofe in gruppo durante la gestazione richiede di trovare un equilibrio tra esigenze apparentemente contrastanti. Da una parte, occorre favorire il movimento e le interazioni sociali; dall’altra, è necessario limitare le aggressioni, soprattutto al momento della formazione dei gruppi e durante l’accesso all’alimento. A queste valutazioni si aggiunge il timore che lo stress sociale nelle prime settimane dopo l’inseminazione possa interferire con la sopravvivenza embrionale e penalizzare i risultati riproduttivi.

Uno studio pubblicato nel 2026 su Scientia Agricola ha affrontato contemporaneamente due domande di particolare interesse pratico: quando trasferire le scrofe nei box collettivi e quanto sia utile separarle fisicamente durante l’alimentazione.

Oltre mille scrofe e scrofette osservate in condizioni commerciali

La ricerca è stata condotta in un allevamento commerciale brasiliano di 2.500 scrofe e ha coinvolto complessivamente 1.006 animali: 348 scrofette, 344 primipare e 314 scrofe di quinto o sesto parto.

Le femmine sono state trasferite nei box collettivi in due momenti differenti:

- un giorno dopo l’ultima inseminazione, quindi prima dell’impianto embrionale;
- 35 giorni dopo l’ultima inseminazione, quando la prima fase della gravidanza era ormai conclusa.

All’interno di ciascun gruppo sono stati confrontati due sistemi di alimentazione.

Nel sistema Minibox ogni animale disponeva, durante il pasto, di libero accesso al truogolo lungo con una postazione aperta ma delimitata lateralmente da separatori. Nel sistema Drop Y, invece, il mangime veniva distribuito al truogolo senza separazioni individuali tra le scrofe.

Un elemento fondamentale per interpretare i risultati è rappresentato dalla composizione dei gruppi. Ogni box ospitava soltanto nove animali, mantenuti insieme in modo stabile e suddivisi per categoria: scrofette, primipare e scrofe pluripare. Non venivano quindi introdotte nuove femmine nel corso della gestazione e non erano mescolati animali di ordine di parto molto diverso.

L’ingresso precoce nel gruppo non ha penalizzato la riproduzione

Il dato probabilmente più interessante per l’allevatore è che il trasferimento nei box collettivi un giorno dopo l’inseminazione non ha compromesso la gravidanza.

Il momento di formazione del gruppo non ha influenzato significativamente il tasso di gravidanza, il tasso di parto, il numero totale di nati o il numero di nati vivi, né nelle scrofette né nelle scrofe. In questo specifico contesto, quindi, attendere 35 giorni prima di liberare gli animali dalle gabbie individuali non ha prodotto un vantaggio riproduttivo misurabile.

Questo risultato non significa che il momento del raggruppamento sia sempre irrilevante. Lo studio suggerisce piuttosto che il rischio associato all’ingresso precoce nei box possa essere fortemente condizionato da come viene formato e gestito il gruppo.

Nove femmine omogenee per categoria, mantenute stabilmente nello stesso box, costituiscono una situazione molto diversa da quella di grandi gruppi dinamici, nei quali vengono continuamente introdotti nuovi animali. Nei gruppi piccoli e stabili la gerarchia può consolidarsi più rapidamente, riducendo il protrarsi delle competizioni sociali.

Il messaggio pratico, quindi, non è semplicemente “raggruppare prima è sempre sicuro”, ma che un ingresso precoce può essere compatibile con buone prestazioni riproduttive quando i gruppi sono piccoli, stabili e correttamente formati.

Un risultato confermato anche in condizioni italiane

Il risultato è coerente con quanto osservato da Galli et al.  nel 2022 in un allevamento commerciale italiano. Nello studio, il trasferimento delle scrofe in gruppi statici al quarto giorno dopo l’inseminazione è stato confrontato con il raggruppamento al ventottesimo giorno. L’ingresso precoce non ha determinato effetti negativi sul tasso di gravidanza, sul tasso di parto o sulla numerosità della nidiata: il numero medio di nati totali è risultato pressoché identico nei due gruppi, rispettivamente 14,4 e 14,3 suinetti. Nel complesso, questi dati rafforzano l’ipotesi che il raggruppamento prima dell’impianto embrionale non comprometta necessariamente l’efficienza riproduttiva, purché avvenga in condizioni gestionali adeguate. Anche in questo caso, tuttavia, il risultato non deve essere interpretato come indipendente dalle caratteristiche del gruppo, degli spazi e del sistema di alimentazione.

Le separazioni alla mangiatoia non risolvono da sole la competizione

In teoria, le paratie del sistema Minibox dovrebbero consentire a ciascuna scrofa di alimentarsi con minori interferenze da parte delle compagne. I risultati hanno però mostrato un quadro più complesso.

Nei primi giorni dopo l’inseminazione le stereotipie erano più frequenti nel sistema privo di separazioni: tra le scrofette, ad esempio, interessavano il 28,1% degli animali nel sistema Drop Y contro il 18,7% nel Minibox. Una differenza analoga è stata osservata nelle primipare.

Tuttavia, il sistema con postazioni individuali non ha determinato una riduzione costante dei comportamenti aggressivi o delle lesioni corporee durante l’intera gestazione. In alcune valutazioni, soprattutto nelle fasi più avanzate, le lesioni erano addirittura più frequenti in determinati gruppi alimentati con il Minibox.

Anche il momento di ingresso nel box ha modificato soprattutto la collocazione temporale delle lesioni. Le femmine raggruppate subito dopo l’inseminazione presentavano più lesioni nei primi giorni, come prevedibile dopo la formazione della gerarchia. Al contrario, quelle mantenute inizialmente nelle gabbie individuali mostravano un aumento delle lesioni dopo il successivo trasferimento in gruppo, intorno al quarantesimo giorno di gestazione.

In altre parole, posticipare il raggruppamento non elimina il confronto sociale: ne sposta semplicemente il momento.

Per la gestione quotidiana questo significa che la presenza delle separazioni alla mangiatoia non può sostituire il controllo degli altri fattori di rischio. Spazio disponibile, uniformità delle scrofe, stabilità del gruppo, modalità di distribuzione dell’alimento e possibilità di allontanarsi dalle interazioni aggressive rimangono determinanti.

Prestazioni riproduttive e alimentazione: nessun vantaggio per il Minibox

Nelle scrofette, il sistema di alimentazione non ha influenzato significativamente nessuno dei principali parametri riproduttivi.

Nelle scrofe, invece, il sistema senza separazioni ha mostrato risultati numericamente migliori: 13,6 nati vivi per parto rispetto a 12,9 nel Minibox, associati a una percentuale di natimorti inferiore, pari rispettivamente al 4,8% e al 6,9%.

Si tratta di una differenza statisticamente significativa, ma la sua causa non è stata chiarita. Gli stessi autori sottolineano che il risultato non può essere attribuito direttamente alla competizione durante il pasto, poiché la frequenza delle aggressioni non differiva in modo sostanziale tra i sistemi.

Prima del parto, inoltre, nel Minibox era presente una quota più elevata di scrofe classificate come grasse: 81,8% rispetto al 67,1% del sistema Drop Y. Anche questo dato merita attenzione, sebbene nello studio non sia stata dimostrata un’associazione diretta tra condizione corporea e natimortalità.

Non sarebbe quindi corretto concludere che l’alimentazione senza separazioni sia sempre superiore. Il risultato indica però con chiarezza che l’adozione di postazioni individuali non garantisce automaticamente un miglioramento della produttività e che gli effetti sulla condizione corporea e sulla distribuzione dell’alimento devono essere verificati direttamente in allevamento.

Cosa possiamo trasferire nella pratica?

Lo studio mostra innanzitutto che entrambi i sistemi possono funzionare in condizioni commerciali. La scelta della mangiatoia, da sola, sembra meno importante dell’organizzazione complessiva del gruppo.

I risvolti applicativi principali sono quattro.

Formare gruppi omogenei. Scrofette, primipare e scrofe adulte dovrebbero essere gestite separatamente, quando la struttura dell’allevamento lo consente. Differenze marcate di peso, esperienza e ordine di parto possono rendere più difficile l’accesso alle risorse da parte degli animali subordinati.

Limitare i rimescolamenti. Ogni nuova introduzione obbliga le scrofe a ridefinire la gerarchia. Mantenere gruppi stabili riduce la ripetizione delle interazioni aggressive.

Controllare gli animali nei giorni successivi al raggruppamento. Le lesioni devono essere valutate in relazione al momento del trasferimento. Se l’ingresso nel box avviene subito dopo l’inseminazione, il controllo deve concentrarsi sui primi giorni; se viene posticipato, la stessa attenzione dovrà essere riservata alla fase successiva al trasferimento.

Valutare il sistema di alimentazione in base ai risultati reali. Non è sufficiente verificare la presenza di separazioni. Occorre osservare la distribuzione della condizione corporea, l’uniformità del gruppo, le modalità di accesso al mangime, le lesioni e le prestazioni riproduttive. Una soluzione tecnicamente più strutturata non è necessariamente la più efficace in ogni allevamento.

Un risultato promettente, ma da non generalizzare

La forza dello studio è la numerosità degli animali e la sua realizzazione in un allevamento commerciale. Tuttavia, i risultati si riferiscono a gruppi di sole nove femmine, stabili e omogenei, con 2,25 m² disponibili per animale e senza nuove introduzioni durante la gestazione.

Non sappiamo se gli stessi risultati sarebbero confermati in grandi gruppi dinamici, in presenza di una maggiore variabilità per peso e ordine di parto o con sistemi di alimentazione differenti. È quindi necessario evitare di trasferire automaticamente queste conclusioni a qualsiasi struttura.

Lo studio offre però un’indicazione concreta: la qualità della gestione del gruppo può essere più importante del semplice momento in cui le scrofe vengono trasferite nel box o della presenza di paratie durante il pasto.

Per migliorare contemporaneamente benessere e produttività non basta scegliere un’attrezzatura. Occorre progettare gruppi compatibili, mantenerli stabili e verificare con indicatori oggettivi come le scrofe rispondono al sistema adottato.

Articolo di riferimento: Sens Júnior V.L. et al., “Feeding system and grouping time influence behavior, welfare indicators, and reproductive performance in group-housed sows and gilts”, Scientia Agricola, 2026; 83:e20240282. https://doi.org/10.1590/1678-992X-2024-0282