Differenze geografiche e climatiche che influscono sulla produzione di micotossine

(dott. Andrea Codato, DVM - dott.ssa Giulia Buratti, DVM)

Le micotossine sono presenti in tutto il Mondo, ma ci sono differenze geografiche e climatiche che incidono sulla loro produzione. 

Lo sviluppo fungino e la formazione di micotossine sono fortemente influenzati da temperatura e umidità relativa. Per questo motivo, il clima gioca un ruolo fondamentale e il cambiamento climatico sta avendo un forte impatto sulla produzione e diffusione di queste tossine anche in Paesi come l'Italia. Esistono, infatti, segnalazioni riguardanti l'emergere di micotossine, in aree senza precedenti storici di contaminazione.

L'aumento delle precipitazioni, le inondazioni e l'erosione del suolo possono trasferire queste tossine dal suolo ai fiumi e alle acque sotterranee. Eventi meteorologici estremi, come forti piogge o siccità prolungate, aumentano lo stress a cui sono esposte le piante, rendendo i cereali, in particolare il mais, più vulnerabili alle infezioni fungine e alla contaminazione da micotossine. Le conseguenze di queste contaminazioni non interessano solo la salute umana e degli animali, ma possono portare a rese inferiori, con conseguenti perdite economiche e innescare un aumento dell'uso di fungicidi da parte degli agricoltori, con maggiori rischi di sviluppo di resistenza antifungina.

L'Agenzia Europea dell'Ambiente (AEA)  ha appena pubblicato un briefing intitolato  "Mycotoxin exposure in a changing European climate" in cui esamina le preoccupazioni sanitarie in campo umano associate alle micotossine, in particolare in relazione al loro impatto sulle colture. Se ci soffermiamo per un attimo al rischio per la salute umana, ci aspetteremmo un maggiore controllo e un minore rischio; in realtà la situazione è tutt’altro che positiva.

Secondo HBM4EU, il progetto europeo di biomonitoraggio chimico dell'uomo, il 14% della popolazione adulta in Europa è esposta alla micotossina deossinivalenolo (DON) a livelli considerati dannosi per la salute umana; la troviamo naturalmente nel grano, nel mais e nell'orzo nelle regioni temperate (pane e pasta); nell’acqua potabile contaminata da reflui agricoli.

L’incidenza delle micotossine è in aumento in tutto il Mondo ed è un rischio reale. Secondo uno studio condotto nel 2019 sulla presenza di micotossine nei cereali, la prevalenza mondiale della contaminazione si attesta intorno al 60-80%.

L’immagine di seguito mostra con una “tavolozza di colori” la fotografia più precisa e aggiornata (Mycotoxin Survey overview, gennaio-settembre 2025), della situazione mondiale relativa alla contaminazione da micotossine di alcuni cereali usati nelle formulazioni dei mangimi di suini, ruminanti, avicoli e pesci.

Per ciascun Paese il rischio di contaminazione da micotossine è calcolato sulla percentuale di campioni in cui almeno una micotossina superava il livello di soglia (riportato nella tabella in basso al centro). Più il colore è scuro, più il livello di rischio è maggiore. I campioni sono stati raccolti nel periodo gennaio-settembre 2025 per un totale di 19.051 campioni e di 105.079 analisi. Questi dati vengono aggiornati costantemente, grazie ad un lavoro imponente di analisi effettuato su singoli campioni.

Immagine 1: Rischio di contaminazione da micotossine in cereali usati nelle formulazioni dei mangimi di suini

Immagine 1: Rischio di contaminazione da micotossine in cereali usati nelle formulazioni dei mangimi di suini

L’Europa rientra in una fascia di rischio di contaminazione da micotossine alto. Nei Paesi del Nord si registra un maggior rischio di contaminazioni da Tricoteceni di tipo B (90%) e Zearalenone (53%). Spostandoci verso Sud anche la contaminazione da Fumonisine aumenta (49%). Per i Paesi dell’area mediterranea invece il rischio di contaminazione è estremo e si affrontano sfide legate anche alla presenza di Aflatossine (43%).

Considerando i livelli di contaminazione mediamente registrati per tutta Europa, riportati nella tabella sottostante, scrofe, suinetti e suini da ingrasso sono esposti a livelli di contaminazione non indifferenti che possono avere ripercussioni negative sulla loro salute e produttività. Inoltre, l'esposizione subclinica si riferisce a livelli di tossina inferiori alle soglie di riferimento ufficiali, come quelle definite dall'Unione Europea. A queste concentrazioni, i maiali non mostrano sintomi evidenti, ma si verificano alterazioni fisiologiche e metaboliche. Queste spesso passano inosservate, ma possono compromettere significativamente le prestazioni e la competenza immunitaria nel tempo.

Immagine 2: tabella con livelli di contaminazione mediamente registrati per tutta Europa
Immagine 2: tabella con livelli di contaminazione mediamente registrati per tutta Europa

Non è solo la produzione italiana a doverci allarmare. Da dati Assalzoo-ISMEA, nel 2025 l’Italia ha importato cereali principalmente da altri paesi UE, Ucraina, Ungheria, Romania, Slovenia e Canada; importa semi di soia soprattutto da Stati Uniti e Brasile e farine proteiche di soia soprattutto da Argentina e Brasile; Paesi che rientrano in una fascia di rischio alta-estrema.

Nel Nord America il bestiame è ad alto rischio di esposizione a Tricoteceni di tipo B, Fumonisine e Zearalenone, con livelli di contaminazione intorno ai 1.000 ppb per Tricoteceni di Tipo B e Zearalenone, e di 2.300 ppb per le Fumonisine, che rappresentano un rischio elevato per scrofe, verri, suinetti e suini da ingrasso.

In Centro-Sud America il rischio di occorrenza di Tricoteceni, Zearalenone e Fumonisine è ancora più elevato.

La cosa che più ci deve far riflettere è la percentuale (98%) di campioni contaminati da 10 o più micotossine o metaboliti tossici; la co-contaminazione, insieme alla comparsa di micotossine difficilmente rilevabili da sistemi diagnostici normali, sia nel presente che nel futuro, risulterà uno dei problemi maggiori da affrontare per garantire la sicurezza alimentare per noi e per i nostri animali.

Immagine 3: numeri sulla co-contaminazione
Immagine 3: numeri sulla co-contaminazione

Diverse specie animali hanno diverse sensibilità alle differenti micotossine, ma il suino è considerata la specie più sensibile all’effetto delle micotossine.

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Immagini 4 A/B/C: Diffusione delle micotossine nel mondo per tipologia e per grado di rischio sulle diverse speci animali

Dopo aver preso in considerazione tutti questi dati e gli aggiornamenti dei pareri dell’EFSA, che segnalano possibili effetti tossicologici negli animali anche per livelli inferiori rispetto a quelli già ritenuti critici, la Commissione Europea ha recentemente presentato una bozza per una nuova raccomandazione sulle micotossine (proposta di modifica delle raccomandazioni 2006/576/CE e 2013/165/UE relativamente ai valori di riferimento per deossinivalenolo, zearalenone, ocratossina A, tossine T2 e HT2 e fumonisine nei mangimi).

A gennaio 2026 era prevista la pubblicazione del nuovo regolamento, ma i nuovi valori guida potrebbero entrare in vigore dal 1° luglio 2026 per la maggior parte delle materie prime dei mangimi. Per soia, mais, sorgo, girasole e i loro derivati, l’applicazione sarà posticipata al 1° ottobre 2026.

In particolare, la nuova raccomandazione prevederebbe che gli Stati membri e gli operatori del settore dei mangimi debbano garantire:

- monitoraggio sistematico e analisi congiunta delle micotossine,

- applicazione dei nuovi livelli guida come critical limits HACCP,

- maggior attenzione alla sicurezza dei mangimi per specie sensibili,

- valutazione del rischio obbligatoria in caso di superamenti,

- comunicazione adeguata lungo la filiera B2B,

- invio dati annuali ad EFSA.

Questa bozza ha tenuto conto di due documenti dell’EFSA (2018 e 2022) che hanno valutato il rischio per la salute degli animali e rispetto alla raccomandazione vigente, vengono proposti valori limite più stretti con una riduzione compresa tra il 10 e l’83%.

Ad esempio, la riduzione proposta per le fumonisine nella granella di mais (-83%) appare come la più severa e quindi la più impattante. L’eventuale applicazione dei livelli espressi nella bozza di raccomandazione si ripercuoterebbe pertanto soprattutto su questa coltura e sulle filiere derivate.

Dalla bozza finora presentata, si evince che superare i valori guida non implica automaticamente non conformità, ma richiede la messa in atto di una valutazione del rischio e l’implementazione delle misure di mitigazione.