Correlazione tra le prestazioni riproduttive e lo spessore del grasso e del muscolo dorsali nella scrofa iperprolifica

(dott.ssa Francesca Grapelli)

Qui la prima parte dell'intervento.

Come valutare lo stato nutrizionale della scrofa?

La valutazione nutrizionale della scrofa attualmente deve tenere conto del peso vivo (stimabile visivamente come BCS) e dello spessore del grasso corporeo. È noto che il lardo dorsale sia una fonte di energia e di substrati utili alla produzione degli ormoni della pubertà, come la leptina, il fattore di crescita insulino-simile (IGF-I) e il progesterone (P4) (Roongsitthichai A. and Tummaruk P., 2014). Le scrofe, quindi, in base al momento riproduttivo considerato (al 25°giorno di gestazione, prima del parto e allo svezzamento) vengono categorizzate nelle tre categorie corporee (magra, normale, grassa).

Tabella 1- Categorizzazione delle scrofe proposta da Lebret e colleghi all’ESPHM del 2023 (Lebret, 2023)

Classe di categoria corporea 25°gg gestazione Ingresso sala parto Uscita sala parto
Magra ≤ 12 mm ≤ 14 mm  ≤ 12 mm
Normale 13-16 mm 15-20 mm 13-14 mm
Grassa ≥ 17 mm  ≥ 21 mm  ≥ 15 mm

La tabella mostra la categorizzazione proposta da Lebret e colleghi all’ESPHM del 2023. Non tutti gli studi mostrano concordia in questi termini di classificazione, perché si tratta di parametri indicativi, che devono essere contestualizzati alla dinamicità della razza e all’azienda considerata.

 

E con le nuove genetiche moderne?

Numerosi studi hanno dimostrato che esiste una correlazione tra performance riproduttive e valori di spessore del grasso dorsale e del peso vivo, tuttavia, i risultati che ne emergono sono disomogenei e talvolta discordanti. È stato possibile constatare che le scrofette più magre al parto, risultarono anche le più prolifiche e, ancora, che il minor intervallo svezzamento estro non era per niente correlato allo spessore del grasso dorsale (Lebret et a.l, 2023).  Nel 2001 Tummaruk (Tummaruk et al., 2001) aveva concluso invece che le scrofette con un alto BF, a 100 kg di peso corporeo, avevano un intervallo-svezzamento-estro più breve rispetto alle scrofe con basso BF e al secondo parto. Se paragonate alle scrofette con basso BF, quelle con alti valori di BF avevano avuto 0,1 suinetti in più per figliata; Jian Hu e Peishi Yan (2022) hanno evidenziato che uno spessore moderato del grasso dorsale (tra 13 e 20 mm) è associato a maggiori prestazioni riproduttive. Altri studi recenti hanno rivelato invece che il tasso di nati vivi è maggiore nelle scrofe con un basso BF, ma anche che la produzione di latte delle scrofe tra i 3 e i 10 giorni di lattazione è aumentata con l'aumentare dello spessore del lardo al 109° giorno di gestazione (Thongkhuy et al., 2020; Lebret et a.l, 2023). Kim (Kim et al., 2016) e Roongsitthichai (Roongsitthichai et al., 2014) avevano tuttavia dimostrato l’importanza dello spessore del grasso dorsale nell’efficienza riproduttiva, in particolare che uno spessore di grasso dorsale maggiore di 20 mm, a 107 giorni di gestazione, aveva garantito un tasso di crescita dei lattonzoli e del peso allo svezzamento più elevati rispetto a quelli nati da scrofette con un basso livello di grasso dorsale. 

La non uniformità dei risultati e la consapevolezza della diversità delle scrofe moderne, dotate di una componente muscolare predominante, ha portato alcuni ricercatori a valutare anche lo spessore del muscolo dorsale. Approfondire questo aspetto potrebbe rivelarsi molto utile per conoscere al meglio le potenzialità della genetica e, per migliorare in efficienza produttiva. La muscolosità, intesa come l’elevato volume del muscolo Longissimus dorsi in P4, ha influenzato negativamente i parametri delle prestazioni riproduttive al parto, inoltre, gli indici riproduttivi più bassi sono stati riscontrati nelle femmine con livelli di muscolosità troppo elevati. Knecht e colleghi sostengono i risultati del loro studio considerando che le riserve di grasso possono essere mobilitate relativamente facilmente, soprattutto se si considera la fase della lattazione, mentre la mobilizzazione delle riserve muscolari a fini energetici è più complessa e lenta (Knecht et all., 2020). Anche Kawęcka et al. hanno riscontrato correlazioni negative tra la muscolosità elevata delle scrofette e le loro successive prestazioni riproduttive in tre parti consecutivi. 

L’importanza della relazione tra componente proteica e lipidica è stata suggerita già da Whittemore nel 1996, quando aveva scoperto che se il rapporto lipidi/proteine nelle scrofe primipare scendeva sotto l’1:1, la funzione riproduttiva veniva compromessa (Whittemore, 1996). Tale concetto è stato ripreso anche dal dottor Giacomo Bortoletto dell’Università di Padova, che in un articolo del 2023, pubblicato su La Rivista di Suinicoltura, espone i risultati della sua esperienza di campo: una buona valutazione dello stato nutrizionale della scrofa deriva dall’associazione di età, peso, spessore del grasso e del muscolo dorsali, o meglio del rapporto che sussiste tra muscolo e grasso. Quanto più il rapporto tra lo spessore del muscolo e del grasso dorsale si discosta dal valore ottimale di 3,5, tanto più si renderà necessario sistemare qualcosa nella gestione alimentare della scrofa. Con le genetiche attuali, caratterizzate da alto potenziale di accrescimento muscolare ma scarso deposito di grasso dorsale, si consiglia di cambiare la dieta delle scrofette dai 100 kg di peso in poi passando ad un’alimentazione razionata, mantenendo stabile la densità energetica e riducendo il contenuto di proteina e di lisina disponibile, al fine di arrivare all’età di prima fecondazione a 220-240 giorni di vita con 140-150 kg di peso, uno spessore del grasso di 13-15 mm e uno spessore del muscolo di 45-50 mm. La lattazione dovrebbe far perdere 3-4 mm di grasso e 10 mm di muscolo, non di più, pena risultati più scadenti alla gestazione successiva (Bortoletto Giacomo, 2023 Le implicazioni nutrizionali della misurazione del grasso e del muscolo dorsali in scrofe e scrofette). 

 

Cosa ci aspettiamo dal nuovo studio?

Dal punto di vista nutrizionale, la letteratura e i dati raccolti sottolineano che la gestione alimentare ha un ruolo fondamentale in tutte le fasi riproduttive. Una dieta squilibrata può condurre a obesità o denutrizione, con effetti negativi sullo sviluppo fetale, sulla qualità del colostro e sulla sopravvivenza neonatale. 

L’attuale selezione genetica, che ha privilegiato la muscolosità a scapito delle riserve adipose, suggerisce la necessità di considerare anche lo spessore del MD e il rapporto muscolo/grasso; lo studio si propone di indagare il parametro più indicato (spessore del grasso dorsale e/o spessore del muscolo dorsale) per valutare le condizioni nutrizionali delle scrofe e modulare di conseguenza la loro alimentazione, al fine di sostenere adeguatamente il mantenimento dell’animale, la gestazione e la lattazione.

 

 

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