(Giulia Catellani, DVM)
Il colostro rappresenta un elemento fondamentale per la sopravvivenza e la salute del suinetto neonato, poiché fornisce energia e immunoglobuline indispensabili per il trasferimento dell’immunità passiva nelle prime ore di vita (Le Dividich et al., 2005). Ogni suinetto necessità di un’ingestione minima di 200 grammi/giorno (Gourleyet al., 2020) per poter sopravvivere nel periodo post-natale. Negli ultimi anni, l’aumento della prolificità delle scrofe moderne ha reso ancora più importante comprendere i fattori che influenzano quantità e qualità del colostro, soprattutto nei sistemi di parto libero, sempre più diffusi in Europa ma ancora poco studiati dal punto di vista scientifico. Al giorno d’oggi, infatti, la dimensione della nidiata si è spostata dagli 11 nati vivi ai 18 (Oliviero et al., 2019), riflettendosi quindi sulla quantità di colostro ingerito da ogni suinetto, se consideriamo che la sua produzione è rimasta invece costante nel tempo.
Si è occupato di tale studio MSc ETH Agr Philipp T. Egli nel lavoro “Influence of different sow and farrowing parameters on colostrum quality in a free farrowing system”, presentato al 17th European Symposium of Porcine Health Management. Sono state incluse complessivamente 151 scrofe ibride. Dopo la nascita del primo suinetto, da ogni animale sono stati raccolti 10 ml di colostro, successivamente analizzati tramite rifrattometro Brix ed ELISA per quantificare la concentrazione di immunoglobuline G (IgG).
Tra i parametri considerati nello studio figuravano ordine di parto, peso corporeo, body condition score, spessore del grasso dorsale, score fecale, durata della gestazione, numero di nati vivi e morti, durata del parto, durata di espulsione della placenta, peso della placenta e della nidiata, oltre ad alcuni parametri ambientali come l’umidità relativa. I dati sono stati elaborati mediante un modello di regressione lineare per individuare i fattori maggiormente associati alla concentrazione di IgG nel colostro.
I risultati hanno mostrato una correlazione statisticamente significativa tra il valore Brix e la concentrazione di IgG, confermando l’utilità pratica del rifrattometro come strumento rapido e applicabile direttamente in allevamento per la valutazione della qualità del colostro. È emerso inoltre che l’ordine di parto influenzava positivamente la concentrazione di immunoglobuline: le scrofe pluripare presentavano infatti livelli di IgG superiori rispetto alle primipare, probabilmente grazie a una maggiore maturità immunitaria e a una produzione colostrale più stabile. Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda l’effetto dell’induzione del parto. Le scrofe sottoposte a induzione mostravano concentrazioni significativamente inferiori di IgG nel colostro, con un effetto particolarmente evidente nelle scrofette. Secondo gli autori, le scrofe più anziane sembrano essere meno sensibili agli effetti del trattamento ormonale dell’induzione rispetto agli animali giovani più sensibili.

Figura 1: concentrazioni di IgG in correlazione con l’ordine di parto. MSc ETH Agr Philipp T , 17th European Symposium of Porcine Health Management | Philipp T. Egli | Florence

Figura 2: effetto dell’induzione sulla concentrazione di immunoglobuline. MSc ETH Agr Philipp T , 17th European Symposium of Porcine Health Management | Philipp T. Egli | Florence
I livelli di IgG risultano associati inoltre anche all’umidità relativa, registrata nelle 24h precedenti al parto, nonostante il significato biologico di questo dato richieda ulteriori approfondimenti. Gli autori sottolineano infatti altre limitazioni dello studio, come la mancanza di studi sulla produzione di colostro in scrofe in gabbie libere e il campionamento effettuato in un unico momento subito dopo il primo nato. È già in corso, infatti, un progetto di follow-up che prevede campionamenti multipli e il prelievo da differenti mammelle per approfondire ulteriormente la dinamica delle immunoglobuline nel colostro.
Nel complesso, questo lavoro conferma l’importanza della qualità colostrale nella gestione neonatale del suinetto e fornisce nuove informazioni sui fattori che possono influenzarla nei sistemi di parto libero. I risultati suggeriscono inoltre cautela nell’utilizzo routinario dell’induzione del parto, soprattutto nelle scrofette, evidenziando la necessità di ulteriori studi per definire protocolli gestionali ottimali nei moderni allevamenti suinicoli.